{"id":43533,"date":"2018-06-30T09:30:10","date_gmt":"2018-06-30T07:30:10","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43533"},"modified":"2018-06-30T09:06:07","modified_gmt":"2018-06-30T07:06:07","slug":"guerra-e-forme-di-conflitto-tra-stati-nellepoca-della-globalizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43533","title":{"rendered":"Guerra e forme di conflitto tra Stati nell\u2019epoca della Globalizzazione"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ALDO GIANNULI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si parla di guerra siamo abituati a pensare a scontri fra eserciti regolari, battaglie in campo aperto, bombardamenti eccetera, mentre consideriamo altre forme di conflitto come di contorno o come metafore. Ad esempio, la guerra economica \u00e8 percepita non come una vera e propria guerra, ma come un conflitto anche molto aspro, ma che non comporta di per s\u00e9 l\u2019uso di violenza armata e, quindi, \u00e8 guerra solo come traslato stilistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span id=\"more-9606\"><\/span><br \/>\nIn effetti, le cose sono state in questo modo sino al Novecento, dopo \u00e8 iniziata una \u201crivoluzione militare\u201d che ha partorito un concetto bel diverso di guerra come interazione strategica fra le pi\u00f9 diverse forme di pressione.<br \/>\nLe prime manifestazioni di questa tendenza si ebbero nella prima guerra mondiale (risolta non tanto da battaglie campali quanto dal collasso interno di contendenti come la Russia prima e la Germania dopo) e si svilupp\u00f2 ulteriormente nella seconda guerra mondiale (guerriglie partigiane, ruolo crescente dell\u2019intelligence, assedio economico ecc.). Ma la svolta vera e propria venne negli anni sessanta con la categoria della \u201cguerra rivoluzionaria\u201d elaborata in particolare dallo stato maggiore francese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il suo pi\u00f9 qualificato esponente teorico, il gen. Beaufre produsse un nuovo concetto di strategia, intesa come convergenza dei pi\u00f9 diversi mezzi di lotta, violenti e non violenti, armati e non armati, coperti e manifesti, tradizionali e non ortodossi. Per la verit\u00e0, questo tipo di guerra era attribuito al blocco orientale che avrebbe scatenato l\u2019attacco contro l\u2019Occidente nelle forme pi\u00f9 diverse (dalle agitazioni sindacali alle campagne scandalistiche, dalla penetrazione dei partiti comunisti all\u2019appoggio alle guerriglie ecc) destinate a sfociare nella spallata militare che sarebbe giunta solo all\u2019ultimo momento, quando le capacit\u00e0 di resistenza dei paesi occidentali fosse stata debitamente logorata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0, questa teorizzazione fondeva elementi veri dell\u2019azione sovietica (ad esempio l\u2019appoggio anche in armi alle guerriglie del terzo mondo) ed in parte immaginari (come l\u2019idea che i Pc fossero solo obbedienti tentacoli del Cremlino, idea poi smentita dall\u2019evoluzione storica dei Pc europei). Comunque questa teorizzazione fin\u00ec per rovesciarsi nella prassi dei servizi occidentali quale risposta all\u2019immaginata offensiva sovietica. Nel tempo, questa concezione della strategia ha avuto ulteriori evoluzioni ed, in particolare il contributo pi\u00f9 importante \u00e8 venuto dalla Cina con il libro \u201cguerra senza limiti\u201d di due ufficiali superiori Liang Qiao, Xiangsui Wang (ma non giureremmo che si tratti di nomi autentici e non di nomi di copertura). Questo libro \u00e8 stato il prodotto della situazione dei primi anni novanta, quando la supremazia militare americana appariva definitiva e non raggiungibile neppure in tempi lunghi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di qui l\u2019idea di una guerra \u201casimmetrica\u201d, che rispondesse su piani diversi da quello strettamente militare facendo abbondante uso di forme diverse di conflitto ed in primo luogo quello economico-sociale, che prevede forme aperte (campagne stampa, manovre finanziarie e sul cambio monetario, controllo delle reti distributive, guerre tariffarie e doganali, misure protezionistiche mirate, dumping, boicottaggio, embargo) e forme coperte (boicottaggio coperto, accordi internazionali discriminatori, disinformazione, dumping dissimulato, contrabbando, spionaggio industriale e finanziario, clonazione e falsificazione di merci, violazione di brevetti, manovre finanziarie e di borsa coperte, etero direzione di flussi migrativi clandestini, sabotaggio, falsificazione di moneta).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente coperte sono forme di lotta pi\u00f9 cruente come attentati ad impianti industriali a reti di trasporti e telecomunicazioni, guerra batteriologica con finalit\u00e0 economiche (ad. es. contro il patrimonio zootecnico), rapimenti ed attentati mirati contro finanzieri, imprenditori, tecnici di particolari competenze, pirateria marittima, aerea o informatica, bombardamento informatico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parallele sono le forme di conflitto politico coperto (manipolazione di campagne elettorali e risultati per via web, campagne scandalistiche alimentare campagne stampa in paesi terzi, finanziamento a movimenti di opposizione anche terroristici, corruzione, disinformazione sia verso l\u2019avversario che verso terzi) che possono evolvere anche verso forme pi\u00f9 violente (appoggio alla criminalit\u00e0 organizzata dell\u2019avversario, attentati indiscriminati, rapimenti, guerra batteriologica, rapimenti di esponenti politici, magistrati e giornalisti, pirateria aerea, bombardamento informatico, procurati disastri ferroviari, aeronautici, inondazioni sino ad, ispirare un colpo di stato militare).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cyber war, in questo senso, ha dischiuso orizzonti sin qui insperati tanto in direzione economico-finanziaria, quanto in quella politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accanto a queste due principali forme di conflitto occorre considerarne altre parzialmente intrecciate come il conflitto cognitivo, o quello del cosiddetto soft power. Per quanto riguarda il piano militare assistiamo ad una forte graduazione delle forme di lotta che in parte riprendono e sviluppano forme classiche come l\u2019uso di forme di guerra non ortodossa (appoggio a guerriglie e terrorismi), in parte sviluppano nuove forme come la \u201cguerra catalitica\u201d cio\u00e8 tesa a sviluppare uno scontro fra u determinato paese ed un terzo, simulando attacchii come provenienti da esso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si vede, in ciascuna delle dimensioni considerate (economica, politica, cognitiva e militare) si manifestano tanto forme aperte quanto coperte, che sono quelle pi\u00f9 proprie dell\u2019attuale fase storica e se ne comprende facilmente il motivo: l\u2019uso di forme di aggressione cruenta si configura di per s\u00e8 come un atto di guerra al quale l\u2019aggredito potr\u00e0 rispondere in modo pi\u00f9 o meno flessibile ma sar\u00e0 difficilmente evitabile il confronto militare, ma anche una aggressione economica o un attacco cyber potrebbero indurre l\u2019avversario ad una risposta di eguale intensit\u00e0, anche al limite dello scontro militare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, ci sono forme di lotta aperte ed incruente, che collochiamo senza problemi nello stato di pace e quelle cruente che iscriviamo altrettanto tranquillamente nello stato di guerra. I problemi sorgono con le due fasi intermedie di conflitto coperto. La fase incruenta mostra delle forti tensioni che, se venissero allo scoperto, spingerebbero verso un confronto di tipo militare che, per\u00f2, l\u2019azione diplomatica potrebbe evitare. In ogni caso, ci sembra che questa fase si ponga a cavallo fra stato di pace e stato di guerra, in particolare nelle sue forme pi\u00f9 radicali (falsificazione di moneta, sabotaggio di reti e stabilimenti di interesse economico, o, addirittura, di insediamenti militari) che rientrano nello stato di guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente le forme coperte cruente non possono essere considerate ancora stato di pace. Poniamoci qualche domanda: l\u2019attentato dell\u201911 settembre va considerato come un atto di guerra? E\u2019 evidente che una strage indiscriminata, procurare disastri o inondazioni, ecc. sono atti che vanno al di l\u00e0 dello stato di pace. Ma neppure possiamo, per questo stesso, parlare di stato di guerra vero e proprio perch\u00e9 si pone un problema: atto di guerra da parte di chi? La guerra vera e propria sottintende lo scontro fra due soggetti che esercitino la sovranit\u00e0 su un territorio, ma, se l\u2019attacco viene da una organizzazione terroristica che, per definizione, non ha un territorio su cui esercitare sovranit\u00e0, si pu\u00f2 parlare di guerra? Nel caso dell\u201911 settembre la reazione \u00e8 stata quella di una guerra aperta, perch\u00e9 si \u00e8 identificato l\u2019Afghanistan come territorio di uno stato sovrano responsabile dell\u2019attentato, e questo per il rifiuto di consegnare Osama Bin Ladin agli americani. Ma, in altri casi, questo rapporto \u00e8 meno evidente e spesso assai ambiguo (si pensi ai rapporti fra Sauditi, Quatarioti e la galassia jhiadista). Peggio ancora quando si parla di forme di criminalit\u00e0 organizzata (ad esempio la pirateria) o di attacchi cyber riconducibili ad anonimi hacker di cui si pu\u00f2 subdorare l\u2019appartenenza ad un qualche servizio segreto statale, ma si cui nomn c\u2019\u00e8 prova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 possibile che la parte colpita, una volta identificato l\u2019aggressore, possa reagire con una dichiarazione di guerra, come anche \u00e8 possibile che scelga d portare la questione all\u2019attenzione della comunit\u00e0 internazionale. Ma, nel complesso, l\u2019ipotesi pi\u00f9 probabile \u00e8 che risponda con altre forme di guerra coperta. In questo caso saremmo di fronte a qualcosa che va al di l\u00e0 della pace, ma non comporta ancora lo stato di guerra, quantomeno sotto un profilo giuridico. Ma anche sotto il profilo sostanziale si tratterebbe di una sorta di \u201cguerra imperfetta\u201d. Lo stato di guerra coperta, peraltro, obbligherebbe alla dissimulazione i due contendenti e non solo per i colpi inferti, ma anche per quelli ricevuti. Infatti, se uno dei due rendesse pubblica la responsabilit\u00e0 dell\u2019altro, ad esempio, in un disastro ferroviario, una strage o una inondazione, da un lato potrebbe difficilmente evitare di giungere alle estreme conseguenze (anche per le pressioni della propria opinione pubblica), dall\u2019altro si esporrebbe ad analoghe accuse da parte dell\u2019avversario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo di che la gestione del conflitto diventerebbe assai problematica ed i margini di azione della stessa comunit\u00e0 internazionale sarebbero assai angusti. Dunque, tutto fa pensare che una simile denuncia verrebbe solo quando uno dei due contendenti avesse deciso di andare allo scontro aperto. Ma prima di questo stadio finale, saremmo in una classica situazione da \u201cguerra fredda\u201d, nella quale il conflitto procede consensualmente in forme coperte. E questo implica la dissimulazione .almeno parziale- delle responsabilit\u00e0 avversarie. D\u2019altro canto, in una situazione del genere occorrerebbe anche valutare attentamente l\u2019ipotesi di una \u201cguerra catalitica\u201d per l\u2019inserirsi coperto di un terzo contendente. Se questa ipotesi, negli anni sessanta, venne ritenuta residuale, oggi, in considerazione della forte pluralit\u00e0 di attori sulla scena internazionale e della pi\u00f9 ampia gamma di forme di guerra coperta, non appare pi\u00f9 cos\u00ec facilmente accantonabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo ci porta ad identificare uno stadio intermedio fra stato di pace e stato di guerra da definire meglio. In questa sede non ci poniamo il problema da un punto di vista giuridico, quanto da un punto di vista sostanziale e di analisi politico-militare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni cinquanta-ottanta (durante la prima \u201cGuerra Fredda) questa situazione sarebbe stata definita \u201cguerra a bassa intensit\u00e0\u201d, in quanto in essa non sarebbero entrati in ballo n\u00e8 gli armamenti convenzionali n\u00e8, tanto meno, quelli nucleari. Ed in una certa misura, questa gradazione corrispondeva alla realt\u00e0: il grado di distruttivit\u00e0 di simili interventi non era lontanamente paragonabile a quello di una guerra anche solo convenzionale. Oggi questa classificazione lascia meno convinti, soprattutto per l\u2019accresciuta gravit\u00e0 delle forme di guerra coperta (si pensi all\u201911 settembre, ma anche alle conseguenze delegittimanti di un brutale intervento cyber che stravolga i risultati elettorali o provochi una grande crisi finanziaria). Certamente dal punto di vista economico i danni di forme di guerra coperta come quelle satellitare, informatica, batteriologica ecc. non sembrano molto lontani da quelli di una guerra convenzionale. Ma anche dal punto di vista del prezzo di sangue la comparazione non sembra pi\u00f9 cos\u00ec impari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad esempio, l\u2019ipotesi di guerre batteriologiche quasi subito venne accantonata dalle due superpotenze per l\u2019incontrollabilit\u00e0 di attacchi di questo genere che potrebbero facilmente rivoltarsi contro lo stesso aggressore. Ma oggi la ricerca ha permesso di ottenere virus dall\u2019azione molto pi\u00f9 selettiva e, chi fosse preventivamente in grado di disporre dell\u2019antidoto, potrebbe anche sperare di ripararsi da una eventuale pandemia. Peraltro, se difficilmente una grande potenza potrebbe indursi a far ricorso ad una simile arma, assai meno sicuro \u00e8 che non vi ricorra qualche potenza minore (in fondo, a proposito delle armi batteriologiche, si \u00e8 parlato di \u201catomica dei poveri\u201d). D\u2019altra parte, la anche le armi chimiche oggi presentano una pericolosit\u00e0 maggiore del passato e l\u2019attacco con il sarin alla metropolitana di Tokio ne \u00e8 stata una avvisaglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte, il grado di distruttivit\u00e0 di una guerra coperta \u00e8 proporzionale anche al numero di attacchi che esso comporta: un attacco con gas nervino o un attentato ferroviario di per s\u00e8 comportano molte meno vittime di una battaglia campale di carri o di un bombardamento aereo strategico, ma una fitta serie di attentati del genere potrebbe anche superare questi numeri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Guerra Fredda implic\u00f2 molte forme di guerra coperta, ma essa non ebbe un carattere massiccio e sistematico, nulla esclude oggi la possibilit\u00e0 di un uso molto pi\u00f9 esteso e coordinato di azioni del genere.<br \/>\nPeraltro, un attacco sistematico alle reti informatiche di un paese potrebbe sortire effetti difficilmente calcolabili sia sul piano delle distruzioni materiali che delle vittime. E si pensi agli effetti di un attacco che blocchi una o pi\u00f9 centrali elettriche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soprattutto, esiste ormai la possibilit\u00e0 (anche se non una particolare probabilit\u00e0) di un attacco nucleare coperto con minibombe. Si potrebbe parlare ancora, in questo caso, di \u201cbassa intensit\u00e0\u201d?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, non \u00e8 da accantonare del tutto l\u2019ipotesi di un massiccio ricorso a forme di guerra coperta come preparazione di un attacco convenzionale che costituirebbe solo la \u201cspallata finale\u201d del conflitto. In questo caso, non avrebbe senso parlare di guerra solo per la fase finale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, la definizione di \u201cguerra a bassa intensit\u00e0\u201d non appare pi\u00f9 calzante rispetto alla situazione attuale: nell\u2019era della globalizzazione non esiste pi\u00f9 una distinzione netta fra pace e guerra e dobbiamo pensare in termini di uno stadio intermedio che pu\u00f2 rapidamente progredire o regredire in una direzione o nell\u2019altra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/guerra-e-forme-di-conflitto-tra-stati-nellepoca-della-globalizzazione\/\">http:\/\/www.aldogiannuli.it\/guerra-e-forme-di-conflitto-tra-stati-nellepoca-della-globalizzazione\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALDO GIANNULI &nbsp; Quando si parla di guerra siamo abituati a pensare a scontri fra eserciti regolari, battaglie in campo aperto, bombardamenti eccetera, mentre consideriamo altre forme di conflitto come di contorno o come metafore. 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