{"id":43541,"date":"2018-07-08T00:18:59","date_gmt":"2018-07-07T22:18:59","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43541"},"modified":"2018-07-09T11:35:37","modified_gmt":"2018-07-09T09:35:37","slug":"sulla-sinistra-rossobruna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43541","title":{"rendered":"Sulla sinistra &#8220;rossobruna&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Per la sua acutezza, la brillantezza espositiva e il coraggio di muoversi controcorrente l&#8217;analisi del prof. Galli va molto apprezzata, bench\u00e9 da un lato appaia utopistica, dunque impraticabile, &#8220;l&#8217;idea di un&#8217;Europa non gerarchica&#8221;, dall&#8217;altro riesca oggi difficile associare il termine &#8220;sinistra&#8221; a un progetto politico democratico e socialista. (La Redazione)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>CARLO GALLI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante la sua critica dello Stato come organo politico dei ceti dominanti, nonostante il suo internazionalismo, la sinistra in Occidente ha sviluppato la sua azione all\u2019interno dello Stato: ha cercato di prendere il potere e di esercitarlo al livello dello Stato, ha investito nella legislazione statale innovativa, e nella difesa e promozione della cittadinanza statale per i ceti che ne erano tradizionalmente esclusi. Nella sinistra agiva l\u2019impulso a considerare lo Stato come una struttura politica democratizzabile, sia pure a fatica; mentre le strutture sovranazionali erano per lei deficitarie di legittimazione popolare. La sinistra italiana, per esempio, fu ostile alla Nato (comprensibilmente) ma anche alla Comunit\u00e0 Europea. E in generale le sinistre difesero gelosamente le sovranit\u00e0 nazionali e si opposero a quelle che definivano le ingerenze dei Paesi occidentali nelle faccende interne degli Stati sovrani dell\u2019Est, quando qualcuno protestava perch\u00e9 vi venivano calpestati i diritti umani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019internazionalismo della sinistra rimase al livello di generica approvazione dell\u2019esistenza dell\u2019Onu, di pi\u00f9 o meno platonica solidariet\u00e0 per le lotte dei popoli oppressi, e di sempre pi\u00f9 cauta collaborazione con i partiti comunisti fratelli. L\u2019internazionalismo inteso come spostamento del potere fuori dai confini dello Stato, avversato dalle sinistre, fu invece praticato vittoriosamente dai capitalisti e dai finanzieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Caduta l\u2019Urss, la sinistra ader\u00ec entusiasticamente al nuovo credo globale neoliberista e individualistico, e alla critica dello Stato (soprattutto dello Stato sociale) e della sovranit\u00e0 \u2013 oltre che dei sindacati e dei corpi intermedi \u2013 che esso comportava. L\u2019idea dominante era che la sinistra di classe non era pi\u00f9 ipotizzabile perch\u00e9 le classi non esistevano pi\u00f9, e perch\u00e9 vi era ormai una stretta comunanza d\u2019interessi fra imprenditori e lavoratori. La giustizia sociale era un obiettivo raggiungibile solo se si lasciava che il mercato svolgesse la propria funzione di generare la crescita complessiva della societ\u00e0: la politica era solo un accompagnamento di processi di sviluppo in realt\u00e0 autonomi. Gli inconvenienti del mercato si dovevano correggere nel mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono state le sinistre a introdurre il neoliberismo in Europa: Blair, Delors, Mitterand, Schroeder, Andreatta, D\u2019Alema, Bersani. La sinistra storica divenne cos\u00ec un partito radicale di massa, schiacciato sulle logiche dell\u2019<em>establishment<\/em>\u00a0e sulla sua gestione, impegnato \u2013 senza esagerare \u2013 sui diritti umani e civili visti come sostitutivi dei diritti sociali. Una sinistra dei ceti abbienti e cosmopoliti, incapace di interrogare radicalmente i modelli economici vigenti, le strutture produttive e le loro contraddizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La critica alle storture, alle disuguaglianze, alla subalternit\u00e0 del lavoro, che invece si manifestarono nelle societ\u00e0 occidentali soprattutto a partire dalla Grande crisi del 2008, e alla logica deflattiva dell\u2019euro ordoliberista \u2013 con cui l\u2019Europa volle giocare la propria partita nel mondo globale \u2013, fu lasciata alle sinistre radicali (Tsipras, Corbin, M\u00e9lenchon, e negli Usa Sanders), generose ma anche confusionarie, e per ora minoritarie, e ai movimenti populisti e sovranisti spesso di destra, che oggi intercettano il bisogno di protezione e di sicurezza di gran parte dei cittadini. Che sono preoccupati per la propria precariet\u00e0 economica, per il declassamento sociale e per i migranti, visti come problema di ordine pubblico ma anche come competitori per le scarsissime risorse che lo Stato destina all\u2019assistenza e al\u00a0<em>welfare<\/em>. Le destre politiche approfittano, come sempre, dei disastri provocati dalle destre economiche (e dalle sinistre che hanno dimenticato se stesse).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre la sinistra deride e insulta gli avversari politici, grida al fascismo fuori tempo e fuori luogo (banalizzando una tragedia storica), e di fatto nega i problemi reali rispondendo alle ansie dei cittadini con prediche moralistiche e con la proposta di dare a Balotelli la maglia di capitano della nazionale, come segno anti-razzista, la destra politica e i populisti quei problemi li riconoscono e ne approfittano. Naturalmente, la interpretazione che ne danno \u00e8 pi\u00f9 che discutibile: i migranti e la casta (bersagli dei populisti e delle destre) non sono i principali responsabili della crisi e della disgregazione che ha colpito il Paese. Ma almeno queste forze anti-<em>establishment<\/em>\u00a0porgono ascolto ai cittadini, che infatti li votano, mentre non votano le sinistre, che fanno sterile e superficiale pedagogia\u00a0<em>mainstream<\/em>, e che ora scoprono con stupore di essere confinate nei quartieri alti, mentre nelle periferie degradate il proletariato e i ceti medi impoveriti \u2013 che ancora esistono, nonostante le analisi di sociologi non troppo perspicaci \u2013 votano destre e populisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo contesto, i sovranisti di sinistra (che non si possono definire \u201crosso-bruni\u201d, che vuol dire \u201cnazi-comunisti\u201d \u2013 ed \u00e8 un po\u2019 troppo \u2013) cercano di recuperare il tempo e lo spazio perduti dalle sinistre\u00a0liberal\u00a0e globaliste. Cercano insomma di sottrarre la protesta sociale alle destre, e tornano cos\u00ec allo Stato, nella consapevolezza che senza rimettere le mani su questo e sulla sovranit\u00e0 \u2013 che \u00e8 un concetto democratico, presente nella nostra Costituzione, e che di per s\u00e9 non implica per nulla xenofobia e autoritarismo \u2013 non ci si pu\u00f2 aspettare alcuna soluzione dei nostri problemi, che non verr\u00e0 certo da quelle potenze sovranazionali che li hanno creati (naturalmente, esistono forti responsabilit\u00e0 anche interne del nostro Paese, che andranno affrontate). Ovviamente \u00e8 una strategia rischiosa, non garantita, forse anti-storica (ma lo Stato, in ogni caso, \u00e8 ancora il protagonista della politica mondiale); e, altrettanto ovviamente, facendo ci\u00f2 le sinistre sovraniste sposano, entro certi limiti, gli argomenti della destra, e ne condividono i nemici (la sinistra moderata \u2013 mondialista e europeista \u2013, e il capitale globale). Ma se la sinistra sovranista sa fare il proprio mestiere riesce a distaccarsi chiaramente dalla destra politica perch\u00e9 \u00e8 in grado di dimostrare che questa d\u00e0 a problemi veri risposte parziali, illusorie e superficiali: la destra va sfidata non sui migranti, ma sulle politiche del lavoro; non sui vitalizi, ma sulla critica della forma attuale del capitalismo; non sull\u2019euro, ma sulla capacit\u00e0 del Paese di non essere l\u2019ultima ruota del traballante carro europeo; non sul nazionalismo, ma su un\u2019idea non gerarchica di Europa. La sinistra sovranista \u2013 che \u00e8 meglio definire radicale \u2013 ha il compito di dimostrare che destre e populismi sono l\u2019altra faccia del neoliberismo e della globalizzazione che dicono di combattere; che sono apparentemente alternativi ma che in realt\u00e0 ne sono subalterni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo alla fine del ciclo democratico e progressivo apertosi con la vittoria sul fascismo: una fine sopraggiunta dapprima nelle strutture economiche, e ora nel pensiero e nella pratica politica. In campo, duramente contrapposte ma complementari, ci sono\u00a0<em>establishment<\/em>\u00a0e anti-<em>establishment<\/em>: due destre, una economica (a cui \u00e8 di fatto alleata la ex-sinistra\u00a0<em>liberal<\/em>) e l\u2019altra politica, l\u2019una moderata e l\u2019altra estrema. Lo spazio della sinistra non \u00e8 accostarsi ai moderati, n\u00e9 mimare gli estremisti di destra, ma praticare la profondit\u00e0, la radicalit\u00e0 dell\u2019analisi; il suo compito \u00e8 dimostrare che il\u00a0<em>cleavage\u00a0<\/em>destra\/sinistra esiste ancora, ma \u00e8 nascosto, e complesso. E che per il bene di tutti lo si deve fare riaffiorare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fonte: <a href=\"https:\/\/ragionipolitiche.wordpress.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ragionipolitiche.wordpress.com<\/a>, 29.6.2018<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per la sua acutezza, la brillantezza espositiva e il coraggio di muoversi controcorrente l&#8217;analisi del prof. 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