{"id":43549,"date":"2018-07-01T11:00:01","date_gmt":"2018-07-01T09:00:01","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43549"},"modified":"2018-07-01T08:26:24","modified_gmt":"2018-07-01T06:26:24","slug":"ordoliberalismo-2-0-e-ordopopulismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43549","title":{"rendered":"Ordoliberalismo 2.0 e ordopopulismo"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRAINRETE (Lelio Demichelis)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se volessimo suddividere per fasi[i]\u00a0la storia del liberalismo economico, il 1938 \u00e8 sicuramente un anno che sembra fare da spartiacque tra\u00a0prima\u00a0e\u00a0dopo. Perch\u00e9 \u00e8 in quell\u2019anno che si svolge a Parigi il Convegno (o\u00a0Colloquio) Lippmann, dal nome dell\u2019americano Walter Lippmann, liberale e autore del celebre\u00a0L\u2019opinione\u00a0pubblica\u00a0e di\u00a0La giusta societ\u00e0. Convegno che voleva gettare le basi per la\u00a0nascita\u00a0del neoliberalismo (o per la\u00a0rifondazione del liberalismo), facendo incontrare \u2013 pur nelle loro differenze e conflitti \u2013 il modello\u00a0neoliberista\u00a0austro-statunitense (da von Hayek a von Mises a Milton Friedman e la Scuola di Chicago) e quello\u00a0ordoliberale\u00a0prima tedesco (da R\u00f6pke a von R\u00fcstow, da Erhard a Eucken e altri) e poi europeo (da Einaudi a Monti e Draghi, ai Trattati Ue).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia, ci\u00f2 che chiamiamo neoliberalismo \u00e8 in realt\u00e0 sia un\u2019evoluzione (o meglio: una involuzione) del primo liberalismo, sia (e soprattutto) un suo potenziamento finalizzato alla conquista dell\u2019egemonia\u00a0politica e antropologica (oltre che del\u00a0dominio). Pianificata mediante la costruzione di un\u00a0uomo nuovo neoliberale e capitalista, il neoliberalismo cos\u00ec spingendosi \u2013 secondo Massimo De Carolis \u2013 \u201ca immaginare un meccanismo di civilizzazione davvero alternativo a quello di Hobbes, che non si concepisse pi\u00f9 come una negazione dello\u00a0stato di natura\u00a0[la guerra di tutti contro tutti, superata con il\u00a0contratto sociale] ma, all\u2019opposto come un suo progressivo governo\u00a0dall\u2019interno\u201d[ii], cio\u00e8\u00a0contrattualizzando socialmente\u00a0questo\u00a0stato di natura\u00a0necessario alla competizione economica. Cos\u00ec facendo il neoliberalismo per\u00f2 nega di nuovo la libert\u00e0 dell\u2019individuo e lo assoggetta, ma\u00a0in nome della libert\u00e0\u00a0\u2013 come scrive Byung-Chul Han[iii]\u00a0\u2013 alle\u00a0norme\u00a0e alle\u00a0forme\u00a0di organizzazione e di funzionamento del mercato. Perch\u00e9, come ha evidenziato Michel Foucault in\u00a0Sorvegliare e punire, gi\u00e0\u00a0il XVIII secolo ha inventato la libert\u00e0 ma anche la societ\u00e0 disciplinare\u00a0\u2013 che serviva al capitalismo per organizzare il lavoro e creare l\u2019uomo nuovo\u00a0adatto alla rivoluzione industriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In realt\u00e0, quindi, \u00e8 fin dai suoi inizi che il liberalismo\u00a0produce\u00a0la\u00a0grande narrazione\u00a0capitalistica e l\u2019economia politica\u00a0necessarie a far coincidere l\u2019interesse del capitalista e dell\u2019industria con quello dell\u2019intera societ\u00e0. Si pensi alla critica di Karl Marx[iv]:\u00a0l\u2019economia politica\u00a0non d\u00e0 nulla al lavoro e tutto alla propriet\u00e0 privata; ad Auguste Comte, che nel 1817 scriveva:\u00a0societ\u00e0, societ\u00e0 industriale e industria sono sinonimi; a Max Weber per il quale lo\u00a0spirito del capitalismo\u00a0avrebbe ascendenze calviniste e il lavoro e l\u2019intraprendere\u00a0diventano\u00a0Beruf,vocazione, cio\u00e8\u00a0forma di vita. Premessa necessaria \u2013 questa del primo liberalismo \u2013 per portare poi i neoliberali novecenteschi e post-novecenteschi a realizzare la completa e condivisa (questo \u00e8 l\u2019egemonia) fusione tra capitalismo e societ\u00e0, tra mercato e vita umana e sociale. Smontando \u2013 prima culturalmente e poi politicamente, dagli anni \u201980 \u2013 ogni diverso tentativo, pure liberale (il New Deal, Keynes, Beveridge, il welfare state) di politica economica e sociale. Detto altrimenti, il neoliberalismo \u00e8 la deliberata costruzione della\u00a0sovrastruttura sociale\/antropologica, oltre che\u00a0politica e giuridica\u00a0per far accettare il mercato e la competizione come modalit\u00e0 di vita\u00a0normale, normante e normalizzata, alla quale\u00a0non ci sono alternative. Per cui non \u00e8 solo (come per Marx)\u00a0il\u00a0modo di produzione\u00a0della vita materiale [che] condiziona il processo generale di\u00a0vita sociale, politica ed intellettuale, ma \u00e8 il processo neoliberale di costruzione della vita individuale, sociale, politica e intellettuale\u00a0in nome del mercato\u00a0a favorire il modo di produzione capitalistico.\u00a0In realt\u00e0 Engels aveva gi\u00e0 poi riconosciuto come fosse mancato \u201cil tempo e l\u2019occasione di mettere nel giusto risalto gli altri momenti partecipi dell\u2019azione reciproca\u201d e in particolare la possibilit\u00e0 che la\u00a0sovrastruttura, comunque determinata dalla\u00a0struttura, potesse essa stessa agire su quest\u2019ultima e produrla\/modificarla. Il liberalismo e poi il neoliberalismo hanno appunto creato \u2013 sempre pi\u00f9 e meglio \u2013 la\u00a0sovrastruttura\u00a0necessaria alla\u00a0socializzazione\u00a0della\u00a0struttura economica, adattando la\u00a0societ\u00e0\u00a0e gli\u00a0individui\u00a0alle sue necessit\u00e0.\u00a0Struttura\u00a0economica e\u00a0sovrastruttura\u00a0antropologica sono oggi una\u00a0superstruttura\u00a0integrata e autoreferenziale[v].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se Marx pensava che il capitalismo (la borghesia) avrebbe alla fine generato la classe antagonista che ne avrebbe determinato la fine, ebbene come ormai sappiamo, si \u00e8 avverato esattamente il contrario; e il neoliberalismo\/capitalismo \u2013 nonostante le ricorrenti previsioni su una sua fine\/declino imminente \u2013\u00a0sta benissimo: continua a\u00a0riprodursi trasformandosi\u00a0(\u00e8 la sua\u00a0dynamis) e a sfruttare non solo il lavoro ma appunto la\u00a0vita intera\u00a0dell\u2019uomo,\u00a0estraendone valore crescente; accumula ricchezza finanziaria per pochi; ed \u00e8 capace di\u00a0ben nascondere l\u2019alienazione che sempre ricrea grazie alle\u00a0maschere di libert\u00e0 e di autonomia\u00a0che fa indossare a ciascuno[vi], alla\u00a0industrializzazione del\u00a0godimento\u00a0e a uno\u00a0spettacolare integrato\u00a0a produttivit\u00e0 crescente (\u00e8 l\u2019industria culturale[vii], oggi 2.0). Il neoliberalismo, come il liberalismo, continua cio\u00e8 a\u00a0valorizzare il mondo delle cose\u00a0e\u00a0degli uomini ridotti a cose\u00a0e oggi a numeri\/dati\/profili\u00a0e a\u00a0svalorizzare il mondo degli uomini\u00a0(Marx). Ma lo fa illudendo l\u2019individuo di poter cos\u00ec valorizzare\u00a0creativamente\u00a0la sua vita e libert\u00e0[viii].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma torniamo al 1938. Per Walter Lippmann il liberalismo \u201c\u00e8 l\u2019unica filosofia che possa condurre all\u2019adeguamento\u00a0della societ\u00e0 umana alla mutazione industriale e commerciale fondata sulla divisione del lavoro\u201d[ix], che a sua volta\u00a0\u00e8 un dato storico che non pu\u00f2 essere modificato. Quindi: \u201cil liberalismo\u00a0\u00e8\u00a0la filosofia della rivoluzione industriale\u201d e suo compito \u00e8\u00a0modificare l\u2019uomo,\u00a0adattandolo alle esigenze della produzione e del capitalismo, divenendo \u201cun nuovo sistema di vita per l\u2019intera umanit\u00e0\u201d, accompagnando \u201cla rivoluzione industriale in tutte le fasi del suo sviluppo; e poich\u00e9 questo sviluppo \u00e8 infinito, il nuovo ordine non sar\u00e0 mai in nessun modo perfettamente realizzato e concluso\u201d.\u00a0Conseguentemente, per i neoliberali i problemi delle societ\u00e0 moderne sorgono solo \u201cquando l\u2019ordinamento sociale\u00a0si sfasa\u00a0e\u00a0si disarmonizza rispetto alle esigenze della divisione del lavoro\u201d, per cui\u00a0l\u2019ambiente sociale e il sistema capitalistico devono tendere a formare un tutto armonico. Da qui la sua azione biopolitica \u2013 ancora Foucault[x]\u00a0\u2013 affinch\u00e9 la\u00a0vita\u00a0sia sempre pi\u00f9\u00a0funzionale\u00a0(e\u00a0non sfasata) rispetto alle esigenze del sistema. L\u2019individuo liberale diviene cio\u00e8\u00a0oggetto\u00a0di una continua\u00a0costruzione eteronoma di s\u00e9\u00a0(altrimenti definibile come\u00a0human engineering): dal fordismo alla rete, dall\u2019organizzazione scientifica del lavoro\u00a0alle retoriche sull\u2019auto-imprenditorialit\u00e0 di oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E dunque, il neoliberalismo nelle sue due declinazioni:\u00a0neoliberista\u00a0e\u00a0ordoliberale. Due ideologie per la costruzione di un\u00a0uomo\u00a0che deve\u00a0sapersi adattare\u00a0flessibilmente\u00a0(piegandosi, senza mai spezzarsi e a produttivit\u00e0 crescente), a un mondo dominato dalla schumpeteriana\u00a0distruzione creatrice, dallo\u00a0squilibrio[xi], dalla\u00a0dinamizzazione incessante dell\u2019ordine sociale[xii]\u00a0e oggi dalla\u00a0disruption[xiii]. Vediamone la versione ordoliberale, meno conosciuta del neoliberismo e che, diversamente da quest\u2019ultimo (che chiede allo stato di farsi\u00a0minimo), chiede allo stato di essere\u00a0soggetto attivo\u00a0dell\u2019economia. Ma non\u00a0governando il mercato\u00a0in vista di una utilit\u00e0 sociale, bens\u00ec trasformando la societ\u00e0 in mercato, ciascuno in imprenditore\/competitore, lo stato in impresa \u2013 perch\u00e9 il mercato sarebbe gi\u00e0 in s\u00e9 socialmente utile ed efficiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ordoliberalismo nasce negli anni \u201930 del \u2018900 (per dilagare in Europa dopo il 1945), attorno al\u00a0concetto di ordine: inteso sia come\u00a0ordine\u00a0di mercato, sia come\u00a0regola del gioco\u00a0capitalista. Lo stato deve cio\u00e8 garantire la concorrenza e ristabilirla se compromessa, ma deve soprattutto\u00a0creare\u00a0\u2013 cio\u00e8\u00a0promuovere\u00a0\u2013 un ambiente\/contesto favorevole al funzionamento del mercato, a sua volta diffondendolo pedagogicamente. E sapendo che il capitalismo de-socializza per sua\u00a0essenza, ecco che occorre\u00a0anche\u00a0\u2013 per mascherarne gli effetti negativi \u2013 rafforzare il ruolo della famiglia e dei piccoli paesi\/comunit\u00e0, favorire l\u2019integrazione del singolo in quartieri con vincoli di vicinato, consolidare il senso di appartenenza e di responsabilit\u00e0 verso gli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una frase di Ludwig Erhard riassume ci\u00f2 che per gli ordoliberali doveva essere lo stato:\u00a0Cos\u00ec come l\u2019arbitro non partecipa al gioco, lo stato \u00e8 fuori dall\u2019arena. In ogni buona partita di calcio c\u2019\u00e8 una costante: sono le regole precise che hanno presieduto a questo gioco. La mia politica liberale mira proprio a creare le regole del gioco\u00a0\u2013 dimenticando che se l\u2019arbitro (lo stato) produce o comunque promuove regole favorevoli solo a uno dei giocatori (il mercato), le regole non sono imparziali, ma\u00a0di parte. Come l\u2019arbitro. Scriveva a sua volta Wilhelm R\u00f6pke:\u00a0Questo ordine economico deve integrarsi negli altri, pi\u00f9 ampi e pi\u00f9 alti ordini, da cui dipende il successo dell\u2019economia di mercato e che a loro volta lo presuppongono\u00a0\u2013 trascurando a sua volta il fatto che se l\u2019ordine del mercato deve\u00a0integrarsi\u00a0negli altri ordini (che a loro volta lo presuppongono) \u2013 \u00e8 inevitabile che si produca la sovrapposizione e l\u2019integrazione del primo\u00a0sugli\u00a0e\u00a0negli\u00a0altri ordini. Ovvero, ci\u00f2 che propone R\u00f6pke \u00e8 analogo a chi chiede che un\u00a0ordine\u00a0religioso o un\u00a0ordine\u00a0ideologico-politico (come nei totalitarismi del \u2018900) si\u00a0integri\u00a0nella legge civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Hanno scritto ancora Dardot e Laval: \u201cIl\u00a0programma\u00a0di R\u00f6pke comprende diversi percorsi: de-centralizzazione, de-proletarizzazione, de-urbanizzazione. (\u2026) Ogni individuo deve essere inserito professionalmente in un quadro lavorativo che garantisca indipendenza e dignit\u00e0. E\u00a0ciascuno deve funzionare come una piccola impresa. La\u00a0politica della societ\u00e0\u00a0ordoliberale deve colmare il fossato tra il proletariato e la societ\u00e0 borghese (\u2026), trasformando i proletari in proprietari, risparmiatori, imprenditori indipendenti. Un modello non universale, ma\u00a0universalmente accessibile\u201d. Oggi pienamente realizzato. Ma\u00a0quale impresa? Nell\u2019impresa, scriveva R\u00f6pke nel 1963,\u00a0la democrazia \u00e8 fuori luogo, come in una sala operatoria[xiv]: principio palesemente falso (un\u2019impresa\u00a0non \u00e8\u00a0una sala operatoria), ma ben funzionale al capitalismo \u2013 e\u00a0tenere fuori\u00a0dall\u2019impresa la democrazia e il sindacato \u00e8 una vecchia strategia liberale e imprenditoriale, da Ford a Taylor al modello Toyota e oggi alla rete e al capitalismo delle piattaforme e alla\u00a0Rete come Fabbrica. L\u2019obiettivo degli ordoliberali non era infatti quello di\u00a0democratizzare il capitalismo, bens\u00ec di farlo appunto diventare un\u00a0modo di vivere e di essere\u00a0\u2013 e non solo\u00a0di fare. Scriveva Erhard:\u00a0la libert\u00e0 di consumo e la libert\u00e0 dell\u2019attivit\u00e0 economica devono essere \u2018sentite\u2019, nella coscienza dei cittadini, come diritti fondamentali intangibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma se l\u2019ordoliberalismo \u2013 nei suoi effetti sociali e antropologici \u2013 \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 stato qui sinteticamente descritto, allora anche la rete (la tecnica) \u00e8 appunto e pienamente ordoliberale (e comunque neoliberale). Perch\u00e9\u00a0ordoliberalismo 2.0[xv]\u00a0sono le retoriche sull\u2019auto-imprenditorialit\u00e0 via rete; \u00e8 il\u00a0capitalismo di piattaforma che illude ciascuno di essere lavoratore autonomo\/piccola impresa; \u00e8 la trasformazione di ognuno in\u00a0micro-capitalista\u00a0in ogni atto che compie (di lavoro, di consumo, di\u00a0gamification); \u00e8 nel\u00a0principio della concorrenza-competizione\u00a0che pervade la rete; \u00e8 nei\u00a0social, nelle\u00a0community\u00a0e nelle retoriche del\u00a0condividere\u00a0che riproducono le\u00a0comunit\u00e0 organiche\u00a0ordoliberali. Ed \u00e8\u00a0ordoliberalismo 2.0perch\u00e9 la tecnologia capitalistica di rete \u00e8 l\u2019ordine\u00a0che si \u00e8 ormai anch\u2019esso integrato nella vita individuale, sociale e politica nonch\u00e9 in tutti gli ordini dello stato (che lo presuppongono),divenendo forma di vita\u00a0e\u00a0immaginario collettivo\u00a0(ancora:\u00a0struttura\u00a0e\u00a0sovrastruttura\u00a0insieme),\u00a0regola del gioco e arbitro\u00a0(di parte).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di pi\u00f9: dopo l\u2019ordoliberalismo\u00a0classico\u00a0e accanto all\u2019ordoliberalismo 2.0, ecco nascere un\u00a0ordopopulismo o un neoliberalismo populista[xvi]\u00a0\u2013 dove l\u2019ordine\u00a0del mercato si integra al populismo politico, oggi soprattutto digitale[xvii]. Espresso ieri nella\u00a0Padania\u00a0di Bossi e oggi nel\u00a0sovranismo\u00a0e nel\u00a0protezionismocomunitaristico\u00a0(le nuove\u00a0comunit\u00e0 organiche) offerti da Marine Le Pen, da Orban, dalla Lega e dall\u2019Americafirst\u00a0di Trump; nei\u00a0falsifree lance\u00a0e nei\u00a0falsi imprenditori di se stessi\u00a0che si identificano nel M5S; nel richiamo conservatore alla\u00a0famiglia tradizionale. Ma che si esprime soprattutto nell\u2019adeguamento\u00a0(ancora) della societ\u00e0 alle esigenze del capitalismo, coniugando (magari contraddittoriamente e confusamente, come in tutti i populismi, ma comunque\u00a0funzionalmente alla socializzazione del mercato) l\u2019ordoliberalismo delle piccole imprese e l\u2019anarcocapitalismo dei micro-capitalisti di rete, con l\u2019opposizione all\u2019ordoliberalismo dell\u2019Unione europea. Per cui, ecco che ad esempio nel\u00a0Contratto\u00a0Lega-M5S si parla di una \u201cformazione (\u2026) che investa sui settori del futuro al fine di\u00a0adeguare\u00a0il lavoro ai cambiamenti tecnologici\u201d; creando \u201cle figure\u00a0idonee\u00a0alle competenze\u00a0richieste\u00a0dalla quarta rivoluzione industriale\u201d; sviluppando il meccanismo della\u00a0competizione diffusa; con \u201ci centri del sapere che dovranno contribuire a rendere il sistema produttivo maggiormente\u00a0competitivo\u00a0e propenso alla\u00a0valorizzazione\u00a0delle attivit\u00e0 ad alto\u00a0valoretecnologico; nonch\u00e9 del\u00a0capitale umano\u201d\u00a0(un concetto squisitamente neoliberale). E poi, la\u00a0flat-tax neoliberista\/neoliberale. Ovvero, anche l\u2019ordopopulismo\u00a0(come l\u2019ordoliberalismo2.0) \u00e8\u00a0funzionale\u00a0alla trasformazione della societ\u00e0 in mercato. Confermando la tesi per cui il populismo non \u00e8 mai\u00a0contro, ma \u00e8 un\u2019altra\u00a0via\u00a0per ottenere \u2013\u00a0adattandovialtrimenti\u00a0l\u2019uomo \u2013 la modernizzazione tecnica e capitalistica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/neoliberismo\/12687-lelio-demichelis-ordoliberalismo-2-0-e-ordopopulismo.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/neoliberismo\/12687-lelio-demichelis-ordoliberalismo-2-0-e-ordopopulismo.html<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">Note<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">[i]\u00a0P. Dardot \u2013 Ch. Laval (2013),\u00a0La nuova ragione del mondo, DeriveApprodi, Roma, pag. 167.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">[ii]\u00a0M. De Carolis (2017),\u00a0Il rovescio della libert\u00e0, Quodlibet, Macerata, pag. 22.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">[iii]\u00a0B-C. Han (2016),\u00a0Psicopolitica, Nottetempo, Roma, pag. 11: \u201cIl neoliberalismo \u00e8 un sistema molto efficace nello sfruttare la libert\u00e0, intelligente perfino: viene sfruttato tutto ci\u00f2 che rientra nelle pratiche e nelle forme espressive della libert\u00e0, come l\u2019emozione, il gioco e la comunicazione. Sfruttare qualcuno contro la sua volont\u00e0 non \u00e8 efficace (\u2026). Soltanto lo sfruttamento della libert\u00e0 raggiunge il massimo rendimento\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">[iv]\u00a0K. Marx (2018),\u00a0Manoscritti economico-filosofici del 1844, Feltrinelli, Milano, Quaderno 1.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">[v]\u00a0L. Demichelis (2015),\u00a0La religione tecno-capitalista, Mimesis, Milano, pag. 80.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">[vi]\u00a0Cfr, la Scuola di Francoforte e in particolare: H. Marcuse (2004),\u00a0L\u2019uomo a una dimensione, Einaudi, Torino; e il primo volume de\u00a0L\u2019uomo \u00e8 antiquato\u00a0(2005), di G. Anders, Bollati Boringhieri, Torino. Inoltre: L. Demichelis (uscita settembre 2018),\u00a0La grande alienazione, Jaca Book, Milano.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">[vii]\u00a0Cfr., M. Horkheimer \u2013 T.W. Adorno (1997),\u00a0Dialettica dell\u2019illuminismo, Einaudi, Torino, pag. 126 e segg.; G. Debord (2004),\u00a0La societ\u00e0 dello spettacolo, Baldini Castoldi Dalai, Milano.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">[viii]\u00a0Cfr., L. Demichelis (2017),\u00a0Sociologia della tecnica e del capitalismo, FrancoAngeli, Milano; Id, La grande alienazione,\u00a0cit.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">[ix]\u00a0In P. Dardot \u2013 Ch. Laval,\u00a0La nuova ragione del mondo,\u00a0cit., pag. 186.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">[x]\u00a0M. Foucault (2005),\u00a0Sicurezza, territorio, popolazione, Feltrinelli, Milano; Id, Nascita della biopolitica\u00a0(2005), Feltrinelli, Milano.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">[xi]\u00a0R. Romano \u2013 S. Lucarelli (2017),\u00a0Squilibrio, Ediesse, Roma.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">[xii]\u00a0M. De Carolis (2017),\u00a0Il rovescio della libert\u00e0,\u00a0cit., pag. 18.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">[xiii]\u00a0Disruption: \u201cquando una tecnologia di rottura si impone sul mercato, sconvolgendolo totalmente, causando un cortocircuito delle regole che lo reggevano tradizionalmente, anzi ristrutturandolo brutalmente\u201d, in Ippolita (2017),\u00a0Tecnologie del dominio, Meltemi, Milano, pag. 91.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">[xiv]\u00a0W. R\u00f6pke (1974),\u00a0Scritti liberali, Sansoni, Firenze, pag. 160.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">[xv]\u00a0L. Demichelis (2017),\u00a0Sociologia della tecnica e del capitalismo,\u00a0cit., pag. 209 e segg.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">[xvi]\u00a0Cfr., M. Pianta,\u00a0Lib-pop: il piano gialloverde, in www.sbilanciamoci.info<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">[xvii]\u00a0M. Revelli (2017),\u00a0Populismo 2.0, Einaudi, Torino; A. Dal Lago (2017),\u00a0Populismo digitale, Cortina, Milano.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRAINRETE (Lelio Demichelis) &nbsp; Se volessimo suddividere per fasi[i]\u00a0la storia del liberalismo economico, il 1938 \u00e8 sicuramente un anno che sembra fare da spartiacque tra\u00a0prima\u00a0e\u00a0dopo. Perch\u00e9 \u00e8 in quell\u2019anno che si svolge a Parigi il Convegno (o\u00a0Colloquio) Lippmann, dal nome dell\u2019americano Walter Lippmann, liberale e autore del celebre\u00a0L\u2019opinione\u00a0pubblica\u00a0e di\u00a0La giusta societ\u00e0. Convegno che voleva gettare le basi per la\u00a0nascita\u00a0del neoliberalismo (o per la\u00a0rifondazione del liberalismo), facendo incontrare \u2013 pur nelle loro differenze e conflitti&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":89,"featured_media":26572,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Schermata-2016-12-13-alle-15.57.26.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-bkp","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43549"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/89"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=43549"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43549\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":43551,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43549\/revisions\/43551"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/26572"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=43549"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=43549"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=43549"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}