{"id":43685,"date":"2018-07-23T00:25:20","date_gmt":"2018-07-22T22:25:20","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43685"},"modified":"2018-07-23T07:44:47","modified_gmt":"2018-07-23T05:44:47","slug":"lidentita-occidentale-e-i-suoi-nemici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43685","title":{"rendered":"L&#8217;identit\u00e0 occidentale e i suoi nemici"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ANDREA ZHOK (FSI Trieste)<\/strong><\/p>\n<p><em>1. La chiamata alle armi<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A commento dell\u2019attentato a\u00a0<em>Charlie Hebdo<\/em>\u00a0sulla prima pagina del Corriere della Sera del 10\/01\/2015 campeggiava un articolo del noto editorialista Piero Ostellino, dal titolo \u201cIl buonismo che ci accieca\u201d. Secondo l\u2019autore l\u2019Occidente (e l\u2019Italia in particolare) soffrirebbe di \u201c<em>un\u2019identit\u00e0 ambigua e compromissoria<\/em>\u201d, e il nostro \u201c<em>buonismo retorico, politicamente corretto<\/em>\u201d sarebbe incapace di guardare la realt\u00e0, portando solo a \u201c<em>patetiche invocazioni al dialogo<\/em>\u201d. I responsabili di questa nostra identit\u00e0 fragile e inetta di fronte all\u2019aggressivit\u00e0 teocratica dell\u2019Islam sarebbero innanzitutto una \u201c<em>sinistra che non sa e non vuole darsi un\u2019identit\u00e0<\/em>\u201d e, in seconda battuta un \u201c<em>Papa pauperista<\/em>\u201d, che, si inferisce, non farebbe quanto in suo potere per difendere la nostra identit\u00e0. Il messaggio di fondo lo si trova riassunto verso la chiusa del pezzo: \u201c<em>Non siamo noi che dobbiamo riscoprire le nostre radici. Sono loro che devono rinunciare alle loro.<\/em>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La posizione di Ostellino, peculiarit\u00e0 stilistiche a parte, non \u00e8 affatto idiosincratica. Pur giocando su toni che vogliono apparire \u2018contro corrente\u2019 si tratta di una posizione per certi versi esemplare di un orientamento culturale da tempo crescente, e non solo in Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una variazione del medesimo tenore argomentativo possiamo trovarla, ad esempio, nelle pagine di Giuliano Ferrara (<em>Il Foglio<\/em>, 05\/09\/2014), per cui la tremula identit\u00e0 occidentale si manifesterebbe nella sua \u201c<em>tenerezza e misericordia<\/em>\u201d, e nelle sue \u201c<em>nevrosi leopardiane e pasoliniane<\/em>\u201d, a cui si contrapporrebbero nell\u2019Oriente islamico \u201c<em>giustizia e violenza purificatrice<\/em>\u201d, \u201c<em>pi\u00f9<\/em> <em>sesso, matrimonio, figli e coltelli seghettati<\/em>\u201d. E per essere all\u2019altezza di questa sfida, che a Ferrara appare senz\u2019altro sotto la specie della\u00a0<em>guerra di religione<\/em>, andrebbero rigettati esangui richiami allo \u201c<em>stato di diritto<\/em>\u201d, alla \u201c<em>polizia internazionale<\/em>\u201d, alla \u201c<em>denuncia della violenza<\/em>\u201d. Al contrario \u201c<em>l\u2019unica risposta<\/em>\u201d starebbe nel reagire con \u201c<em>una violenza incomparabilmente superiore<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al netto della retorica provocatoria, questi autori si iscrivono in una posizione politica di grande successo in Occidente, che possiamo chiamare \u2018liberismo tradizionalista\u2019: essa abbina istanze liberiste sul piano socioeconomico a rivendicazioni identitarie forti, legate ad istanze tradizionali come la nazione, la religione, la famiglia, ecc. Non \u00e8 difficile trovare nei nostri editorialisti la versione in sedicesimo di quell\u2019abbinamento politico vincente tra liberismo economico e tradizionalismo sociale di cui personaggi come Thatcher o Reagan sono stati alfieri. \u00c8 importante per\u00f2 comprendere bene il senso e la portata di questa posizione politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>2. Nobili antecedenti<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leggendo quegli editoriali, vista anche la ricorrenza del centenario, \u00e8 difficile non richiamare alla mente le celebri invettive di molti intellettuali alle soglie dell\u2019ingresso nella Prima Guerra Mondiale. Penso al Papini che ineggiava alla guerra come a un \u201ccaldo bagno di sangue nero dopo tanti umidicci e tiepidumi di latte materno e di lacrime fraterne\u201d, guerra che saremmo chiamati ad \u201camare con tutto il nostro cuore di maschi\u201d. O magari a Filippo Corridoni, per cui il tema dell\u2019intervento o meno in guerra, veniva risolto dal lapidario: \u201cLa neutralit\u00e0 \u00e8 da castrati\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al netto delle numerose differenze tra il contesto odierno e quello di cent\u2019anni fa vi \u00e8 un nucleo comune, che va compreso: si tratta dell\u2019idea che un\u2019identit\u00e0 solida ed ideali degni possano propriamente esistere solo quando difesi aggressivamente, con virile durezza, refrattaria ad ogni molle mediazione. Il dispregio del \u2018buonismo\u2019 non \u00e8 una prerogativa dei giorni nostri. Si tratta di una costante che riemerge puntualmente nelle generazioni che nel corso della loro vita hanno conosciuto solo la pace. Oggi, come sulle \u201cRiviste fiorentine\u201d prima del 1915, il buonismo \u00e8 tedioso e stucchevole, mentre il \u2018cattivismo\u2019 \u00e8 ardito e \u2018<em>cool<\/em>\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle posizioni di Ostellino, Ferrara &amp; Co. echeggia inoltre un tema che fu centrale alle soglie della Prima Guerra Mondiale, il tema\u00a0dell\u2019<em>identit\u00e0<\/em>. Allora esso fu giocato in termini nazionalisti e sciovinisti.Nella versione odierna invece si gioca sul contrasto tra un\u2019identit\u00e0 islamica, che sarebbe vigorosa e fiorente, ed un Occidente dall\u2019identit\u00e0 infiacchita. \u00c8 a causa di quest\u2019identit\u00e0 illanguidita che non saremmo in grado di rispondere all\u2019Islam con un virile ricorso alla legge del taglione, perdendoci invece in patetici tentativi di \u2018dialogo\u2019. Diversamente da cent\u2019anni fa l\u2019identit\u00e0 invocata non sarebbe un\u2019identit\u00e0 nazionalista, quanto piuttosto \u2018cristiana\u2019 e \u2018liberale\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, chiediamoci allora: siamo davvero di fronte ad un logoramento dell\u2019identit\u00e0 occidentale? Se s\u00ec, in che senso? E come identificare i nemici di tale identit\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>4. I nemici dell\u2019identit\u00e0 occidentale<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiediamoci ora, ripensando ai nostri valenti editorialisti: cosa rappresenta davvero una minaccia identitaria?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In prima battuta ci sentiamo naturalmente minacciati in senso diretto da aggressioni e intrusioni che supponiamo plausibili. A seconda di come gira il vento mediatico ci possiamo fare l\u2019immagine minacciosa dell\u2019attentato islamico, ma anche di una guerra atomica in Ucraina, di un\u2019effrazione in appartamento, di una sparatoria mafiosa, ecc. Ma tutto ci\u00f2, pur essendo forse davvero temibile, non mette di per s\u00e9 in campo questioni di identit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia alcuni di quegli eventi minacciosi possono essere interpretati secondo chiavi di tipo identitario. Possiamo cos\u00ec leggere un attentato come un\u2019istanza di \u201cteocrazia che sfida la democrazia\u201d o di \u201c<em>shar\u012b\u02bfah<\/em>\u00a0che aggredisce lo stato di diritto\u201d, o senz\u2019altro come attacco dell\u2019Islam al Cristianesimo, ecc. Si tratta, si noti, in\u00a0<em>tutti\u00a0<\/em>questi casi di interpretazioni collocate sul piano dell\u2019<em>identit\u00e0 formale<\/em>, inclusa la presunta sfida dell\u2019Islam al Cristianesimo. Infatti, per quanto a molti piaccia agitare lo spettro della guerra di religione, nessuno dei\u00a0<em>contenuti\u00a0<\/em>caratterizzanti del messaggio cristiano o coranico, nessun contrasto dottrinale, \u00e8 o \u00e8 stato mai, a tutt\u2019oggi, oggetto di rivendicazione. Di fatto Islam e Cristianesimo sono usati da entrambe le parti come\u00a0<em>stendardi<\/em>, funzionali a definire un\u2019identit\u00e0 formale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma sono queste realmente minacce alla nostra identit\u00e0 formale? Agli ordinamenti dello stato di diritto, o delle costituzioni democratiche, o della libert\u00e0 di culto, ecc.? Un momento di riflessione a mente fredda basta a palesare queste minacce come risibili. Nessuno davvero crede neanche per un momento che l\u2019Occidente verr\u00e0 convertito a colpi di attentati ad adottare la\u00a0<em>shar\u012b\u02bfah<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E tuttavia, forse una seria minaccia alla nostra identit\u00e0, e pi\u00f9 precisamente alla nostra identit\u00e0\u00a0<em>materiale<\/em>,\u00a0sussiste per davvero. In effetti, quando veniamo a sapere che pi\u00f9 di 3000 cittadini europei si sono arruolati nelle fila dell\u2019Isis, qui sembra che il tema di una fragilit\u00e0 dell\u2019identit\u00e0 occidentale sia effettivamente in campo. A maggior ragione se supponiamo, fondatamente, che l\u2019area dei simpatizzanti sia ben pi\u00f9 ampia di quella dei combattenti. Ma a quale livello si troverebbe qui il problema identitario? Di primo acchito, sembrerebbe che in questo caso il problema identitario stia a monte piuttosto che a valle: non gli atti bellicosi dei\u00a0<em>foreign fighters<\/em>\u00a0minacciano la nostra identit\u00e0, quanto piuttosto un problema della nostra identit\u00e0 motiva i\u00a0<em>foreign fighters<\/em>. Sia come sia, per i rappresentanti del liberismo tradizionalista, come gli editorialisti di cui sopra, si tratterebbe di rispondere ergendo orgogliosamente le bandiere del tradizionalismo sociale e della \u2018libert\u00e0 economica\u2019: da un lato levare alti gli stendardi della \u2018famiglia tradizionale\u2019, della \u2018religione tradizionale\u2019, dei \u2018costumi tradizionali\u2019, e dall\u2019altro rivendicare la libert\u00e0 occidentale come libert\u00e0 di transazione e contratto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, per\u00f2, qui sorge una domanda che non possiamo ulteriormente rinviare. In che senso i 3.000\u00a0<em>foreign<\/em> <em>fighters\u00a0<\/em>rappresenterebbero precisamente una criticit\u00e0 dell\u2019identit\u00e0 occidentale, mentre, per dire, un numero decine di volte superiore di\u00a0<em>hooligans\u00a0<\/em>europei (come i 5.000 recentemente radunatisi a K\u00f6ln, nel nome della lotta all\u2019Islamismo)\u00a0non\u00a0segnalerebbero una crisi dell\u2019identit\u00e0 occidentale? O, similmente, in che senso nelle periferie delle citt\u00e0 europee gli immigrati rappresenterebbero una minaccia identitaria, mentre gli altrettanto numerosi gruppi neonazisti o neofascisti, che quegli immigrati vogliono cacciare,\u00a0non\u00a0andrebbero conteggiati tra i segni di crisi dell\u2019identit\u00e0 occidentale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In verit\u00e0 ci\u00f2 che\u00a0<em>differenzia hooligans\u00a0e\u00a0foreign fighters<\/em>, neonazisti e stranieri emarginati \u00e8 molto meno di ci\u00f2 che li\u00a0<em>accomuna<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che li differenzia sono le bandiere di identit\u00e0 formale sotto cui accidentalmente prediligono riunirsi: che si ritrovino sotto lo stemma della croce uncinata o della bandiera nera dell\u2019Isis, con addosso i tatuaggi del fascio littorio o quelli della simbologia esoterica delle\u00a0<em>gang\u00a0<\/em>di \u2018latinos\u2019, si tratta sempre comunque di gusci vuoti. Chi si prenda la briga di chiederne le motivazioni ai diretti interessati trova una verniciatura di istinto aggregativo con sotto il nulla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che li accomuna, tuttavia, insegna davvero qualcosa a tutti noi. Essi sono accomunati dall\u2019essere da sempre e, plausibilmente, per sempre,\u00a0<em>estranei\u00a0<\/em>ai contenuti che definiscono l\u2019identit\u00e0 materiale dell\u2019Occidente. Essi ne vedono da lontano le manifestazioni, Musei e Teatri, Biblioteche e Scuole, Palestre e Club, Chiese ed Universit\u00e0, come potrebbe fare una trib\u00f9 esotica: con timore, sospetto e disprezzo. Sono fortemente sensibili ed esposti alle sollecitazioni delle loro identit\u00e0 formali (gesti, simboli, tatuaggi, rituali) proprio perch\u00e9 le loro identit\u00e0 materiali sono sottili fino all\u2019annullamento. Sono estraniati e si sanno estranei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma in effetti\u00a0<em>hooligans<\/em>, <em>foreign fighters<\/em>, <em>gangs<\/em>, cos\u00ec come la varia umanit\u00e0 degli emarginati delle periferie sono solo la manifestazione pi\u00f9 palese di qualcosa che riguarda, a livelli variabili, tutti i cittadini occidentali, non solo quelli economicamente deprivati. C\u2019\u00e8 davvero un senso in cui l\u2019identit\u00e0 occidentale si va svuotando. Solo che non si tratta di qualcosa cui si possa rispondere con chiamate alle armi e richiami tradizionalisti. L\u2019estraniazione degli esclusi \u00e8 solo l\u2019aspetto pi\u00f9 manifesto di una tendenza ben nota e pi\u00f9 generale. Societ\u00e0 basate eminentemente sulle relazioni astratte del libero mercato, in assenza di compensazioni, generano sempre pressioni verso la\u00a0<em>strumentalizzazione\u00a0<\/em>di ogni valore culturale, verso la\u00a0<em>subordinazione\u00a0<\/em>dei contenuti alla loro capacit\u00e0 di muovere denaro, o, nel migliore dei casi, verso\u00a0<em>fruizioni culturali effimere<\/em>, che non richiedono alcun dispendio di risorse per prepararne la fruizione. L\u2019estraniazione culturale degli esclusi \u00e8 solo il caso limite di un processo ordinario, un processo che richiede costantemente che sempre pi\u00f9\u00a0<em>risorse<\/em> <em>umane\u00a0<\/em>vengano impegnate nella riproduzione di sempre pi\u00f9\u00a0<em>risorse economiche<\/em>. I \u2018perdenti\u2019 in questo processo non hanno le risorse economiche per sviluppare le proprie risorse umane. I \u2018vincenti\u2019 nello stesso processo invece erodono le proprie risorse umane (tempo e capacit\u00e0) nel tentativo di conservare l\u2019accesso alle risorse economiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019idea che scuola ed istruzione debbano essenzialmente produrre produttori, e non cittadini, \u00e8 una manifestazione esemplare di questo processo. Che poi i cittadini non si sentano pi\u00f9 affatto membri di alcunch\u00e9 e, nel migliore dei casi non vadano a votare, nel peggiore sparino sui vignettisti, sta nel prevedibile ordine delle cose. Ma ci\u00f2 naturalmente non riguarda solo l\u2019istruzione in senso stretto. In una societ\u00e0 che privilegia le relazioni di mercato, ogni valore sociale condiviso, ogni contenuto bello, buono, vero o giusto ha sopra un cartellino del prezzo (come costo reale e come costo-opportunit\u00e0), e chi non pu\u00f2 pagare quel prezzo non accede a quei valori. In tutte le citt\u00e0 occidentali per ogni cittadino che pu\u00f2 (e sa) apprezzare, ad esempio, l\u2019Opera o il Teatro di Prosa ve ne sono 50 che non ne hanno mai avuti i mezzi (formativi, economici o entrambi); e tutti questi, chi pi\u00f9 chi meno, finiscono per guardare a quella sfera culturale con sospetto, se non con disprezzo. Quanto minori le risorse (umane ed economiche) disponibili, tanto pi\u00f9 queste disposizioni si esacerbano, ampliano ed estremizzano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo quadro possiamo apprezzare la collocazione storica del liberismo tradizionalista, in tutte le sue declinazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esso da un lato promuove la sistematica mercificazione di valori sociali, relazioni, tempo, risorse umane, e cos\u00ec facendo alimenta la costante erosione dell\u2019<em>identit\u00e0 materiale<\/em>\u00a0dell\u2019Occidente. Dall\u2019altro si spaccia come\u00a0<em>terapia\u00a0<\/em>della distruzione identitaria che ha indotto, inneggiando ai simboli dell\u2019identit\u00e0 formale, del tradizionalismo pi\u00f9 vuoto e ottuso, nel nome dei \u2018valori occidentali\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I rappresentanti del liberismo tradizionalista, tra gli intellettuali come tra i politici, si trovano cos\u00ec nell\u2019invidiabile e virtualmente invincibile posizione di chi si propone, alla luce del sole, come baluardo contro i danni che egli stesso, nell\u2019ombra, provoca. Essi continuamente rivendicano quelle ricette socio-economiche disgreganti che conferiscono plausibilit\u00e0 alle proprie ricette culturali reazionarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, siamo ora in grado di rispondere alla domanda di cui sopra, circa dove si possano trovare i nemici dell\u2019identit\u00e0 occidentale: essi sono nascosti in piena luce, dissimulati dall\u2019apparire come i pi\u00f9 rabbiosi avvocati di quell\u2019identit\u00e0 stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/mimesis-scenari.it\/\">mimesis-scenari.it<\/a>, 20.3.2015<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ANDREA ZHOK (FSI Trieste) 1. La chiamata alle armi A commento dell\u2019attentato a\u00a0Charlie Hebdo\u00a0sulla prima pagina del Corriere della Sera del 10\/01\/2015 campeggiava un articolo del noto editorialista Piero Ostellino, dal titolo \u201cIl buonismo che ci accieca\u201d. Secondo l\u2019autore l\u2019Occidente (e l\u2019Italia in particolare) soffrirebbe di \u201cun\u2019identit\u00e0 ambigua e compromissoria\u201d, e il nostro \u201cbuonismo retorico, politicamente corretto\u201d sarebbe incapace di guardare la realt\u00e0, portando solo a \u201cpatetiche invocazioni al dialogo\u201d. I responsabili di questa&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":90,"featured_media":43686,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[14,6],"tags":[3949,307,4640,6149,678,3615,548,6148],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Clash_of_Civilizations.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-bmB","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43685"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/90"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=43685"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43685\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":44033,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43685\/revisions\/44033"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/43686"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=43685"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=43685"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=43685"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}