{"id":43694,"date":"2018-07-06T11:00:37","date_gmt":"2018-07-06T09:00:37","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43694"},"modified":"2018-07-06T08:18:56","modified_gmt":"2018-07-06T06:18:56","slug":"sulle-privatizzazioni-dobbiamo-invertire-la-rotta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43694","title":{"rendered":"Sulle privatizzazioni dobbiamo invertire la rotta"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SCENARIECONOMICI (Luca Pinasco)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Perch\u00e9 le privatizzazioni hanno rovinato la nostra economia? Perch\u00e9 si fanno? Quale funzione hanno? Occorre prima comprendere le ragioni del declino industriale italiano per potervi porre rimedio. Perch\u00e9 le privatizzazioni hanno rovinato la nostra economia? Perch\u00e9 si fanno? Quale funzione hanno?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Occorre prima comprendere le ragioni del declino industriale italiano per potervi porre rimedio.\u00a0 Il processo di \u201cprivatizzazione\u201d \u00e8 un meccanismo attraverso il quale la propriet\u00e0 di un ente o di un azienda viene spostata dallo Stato al privato attraverso la cessione, in tutto o in parte, di quote di propriet\u00e0 dello stesso. Oltretutto la privatizzazione pu\u00f2 essere di tipo \u201cformale\u201d ovvero il mutamento dello status giuridico di un ente o azienda pubblica, in una delle svariate forme che pu\u00f2 assumere un soggetto di diritto privato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa fase del processo di privatizzazione \u00e8 stata avviata dal governo Amato con il decreto del 1992 n\u00b0 333 il quale ha trasformato in S.p.A. le aziende strategiche di Stato tra cui IRI, ENI, INA ed ENEL, stessa sorte toccata successivamente ad altre grandi societ\u00e0 e a taluni istituti bancari. Poi a quello formale segue il processo di privatizzazione \u201csostanziale\u201d ovvero il reale passaggio della titolarit\u00e0 della propriet\u00e0 e di conseguenza del potere di controllo dalla mano pubblica a quella privata. Questa seconda fase di privatizzazione in alcuni casi \u00e8 stata completata in altri \u00e8 ancora in itinere, come ad esempio nel caso dell\u2019ENI. Per mantenere poteri particolari di intervento e di veto a favore dello Stato vista la delicatezza del settore in cui opera l\u2019azienda privatizzata si applicava l\u2019istituto della \u201cgolden share\u201c, notevolmente ridimensionato dal governo Monti il 9 marzo 2012 attraverso la rimozione di tale istituto dallo statuto delle societ\u00e0 e la subordinazione dell\u2019applicazione dei suoi contenuti ad un decreto del Presidente del Consiglio. Il processo di privatizzazione delle grandi aziende di Stato trov\u00f2 enormi ostacoli politici sin dal suo inizio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La svolta si ebbe per\u00f2 con i processi di \u201cMani Pulite\u201d che eliminarono di fatto i maggiori ostacoli politici. In teoria i vantaggi che si traggono dallo strumento della privatizzazione sono:<br \/>\n-Ridurre le spese di mantenimento e sviluppo da parte dello Stato.<br \/>\n-Rimediare all\u2019inefficienza della gestione pubblica affidandola al privato che per sua intrinseca caratteristica si affida alla legge del profitto e della concorrenza, dunque sar\u00e0 necessariamente indotto all\u2019efficienza, alla dinamicit\u00e0 ed al miglioramento dei servizi offerti.<br \/>\n-Ridurre il debito pubblico mediante gli incassi derivanti dalla privatizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Riguardo i primi due punti c\u2019\u00e8 da dire per\u00f2 che l\u2019aumento dell\u2019efficienza del privato corrisponde inevitabilmente a tagli di rami d\u2019azienda, tagli del personale, operazioni che il proprietario pubblico spesso non effettua per motivi legati al mantenimento dei posti di lavoro o meramente al consenso elettorale. Ad esempio nel caso dell\u2019ENI, nonostante sia stata una delle pochissime privatizzazioni riuscite dal punto di vista finanziario (ovvero con titoli azionari che hanno reso in media pi\u00f9 dei titoli di Stato dal momento della privatizzazione), vi \u00e8 stato un innegabile calo occupazionale dal momento in cui \u00e8 iniziata la gestione privata, si \u00e8 infatti passato dai 128.000 dipendenti del 1992 ai 33.000 dipendenti odierni. Per quanto riguarda il terzo punto, la crescita del rapporto debito pubblico\/PIL con le privatizzazioni si \u00e8 arrestata nel breve termine, ma nel medio termine ha ricominciato a crescere a causa di altri fattori macroeconomici quali: la scarsa crescita del PIL, la crisi economica, le politiche di austerit\u00e0 e la scarsa consistenza dell\u2019entrata derivante dalla privatizzazione rispetto allo stock del debito pubblico. Riguardo quest\u2019ultimo punto bisogna aggiungere che dalla privatizzazione risulta un stock in entrata (una quantit\u00e0 in ingresso statica, immediata ed unitaria) ma si rinuncia ai considerevoli dividendi, derivanti dalla propriet\u00e0 di azioni delle societ\u00e0 privatizzate, i quali avrebbero permesso di recuperare il ricavato della vendita delle\u00a0 stesse quote azionarie nel giro di qualche anno. Di contro, rispetto a quest\u2019ultima affermazione si potrebbe osservare che senza la privatizzazione, le grandi societ\u00e0 pubbliche non avrebbero distribuito livelli cos\u00ec elevati di dividendi, avendo una gestione non orientata al beneficio degli investitori prima del 1995. Ma ci\u00f2 porta a due considerazioni. La prima \u00e8 che tali lauti dividendi sono stati distribuiti non allo Stato, bens\u00ec ai nuovi proprietari, spesso societ\u00e0 finanziarie o fondi d\u2019investimento esteri. La seconda \u00e8 quella di capire da dove siano derivati tali utili e se a tale beneficio degli investitori \u00e8 corrisposto un beneficio ai consumatori e alla collettivit\u00e0. A tal proposito, chiusa la stagione delle privatizzazioni, il 10 febbraio 2010 la Corte dei Conti ha pubblicato uno studio all\u2019interno della quale elabora la propria analisi sull\u2019efficacia di tale strumento. Il giudizio presenta evidenti note negative. Viene riscontrato che si \u00e8 verificato un aumento della redditivit\u00e0 delle aziende privatizzate e dei dividendi distribuiti, dovuto per\u00f2, in specie nel secondo decennio \u201cnon alla maggiore efficienza quanto piuttosto all\u2019incremento delle tariffe al quale non ha fatto seguito alcun progetto di investimento volto a migliorare i servizi offerti\u201d. Ma al di l\u00e0 delle ragioni economiche, vi sono ragioni strategiche ben pi\u00f9 gravi. Con le privatizzazioni delle grandi aziende pubbliche viene meno una ulteriore sovranit\u00e0 in capo allo Stato, ovvero la possibilit\u00e0 di gestire la propria politica industriale. Oltretutto queste sono spesso aziende ad alto contenuto tecnologico, proprietarie di infrastrutture fondamentali alla vita del paese e la loro cessione a soggetti stranieri crea inevitabilmente delle falle tanto nella difesa nazionale quanto nel nostro patrimonio di conoscenze con conseguenti cali occupazionali nei settori altamente specializzati. L\u2019utilizzo spropositato dello strumento della privatizzazione rientra in un disegno ben preciso, mirato a ridurre drasticamente la potenza economica italiana, manifestatasi dal dopoguerra alla fine degli anni \u201980 proprio attraverso la partecipazione dello Stato all\u2019economia. Tale disegno risulta evidente se si osserva come le privatizzazioni sono state messe in atto. Non appena rimosso l\u2019ostacolo politico con \u201cmani pulite\u201d, furono decise il 2 giugno del 1992 a bordo del panfilo Britannia ed attuate con la consulenza di banche d\u2019affari quali J.P. Morgan e Goldman Sachs a prezzi scontati grazie alla speculazione e alla conseguente svalutazione della lira nel settembre del 1992. Occorre prima comprendere le ragioni del declino industriale italiano per potervi porre rimedio. L\u2019attuale Governo dovrebbe valutare l\u2019idea di fare passi indietro nel processo di privatizzazione, dapprima smettendo di cedere quote azionarie delle aziende strategiche, per poi invertire la rotta iniziando a riacquistarle.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/scenarieconomici.it\/sulle-privatizzazioni-dobbiamo-invertire-la-rotta-perche-le-privatizzazioni-hanno-rovinato-la-nostra-economia-perche-si-fanno-quale-funzione-hanno-occorre-prima-comprendere-le-ragioni-del-declino-i\/\">https:\/\/scenarieconomici.it\/sulle-privatizzazioni-dobbiamo-invertire-la-rotta-perche-le-privatizzazioni-hanno-rovinato-la-nostra-economia-perche-si-fanno-quale-funzione-hanno-occorre-prima-comprendere-le-ragioni-del-declino-i\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SCENARIECONOMICI (Luca Pinasco) &nbsp; Perch\u00e9 le privatizzazioni hanno rovinato la nostra economia? Perch\u00e9 si fanno? Quale funzione hanno? 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