{"id":43718,"date":"2018-07-07T09:30:52","date_gmt":"2018-07-07T07:30:52","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43718"},"modified":"2018-07-07T00:02:17","modified_gmt":"2018-07-06T22:02:17","slug":"qualita-e-identita-nel-mondo-globalizzato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43718","title":{"rendered":"Qualit\u00e0 e identit\u00e0 nel mondo globalizzato"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ALDO GIANNULI (Andrea Pentimone)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo anno accademico i miei studenti hanno prodotto degli elaborati individuali di cui alcuni di qualit\u00e0 decisamente apprezzabile, per cui mi sembra giusto pubblicare i lavori migliori su questo sito, sia per il loro contenuto informativo che per dimostrare una cosa che dico da tempo: questi ventenni promettono molto bene, a differenza degli attuali Tq (trenta-quarantenni) che si sono rivelati tremendamente deludenti (e vedi che classe politica hanno espresso), per cui possiamo sperare che si stia preparando un buon ricambio.<br \/>\nIniziamo con questo testo di Andrea Pentimone su alcuni aspetti del rapporto fra cibo e globalizzazione.<br \/>\nAldo Giannuli<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualit\u00e0 e identit\u00e0 nel mondo globalizzato<br \/>\ndi Andrea Pentimone<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">BIO-BOOM:<br \/>\n\u201cAziende \u00abbio\u00bb, pi\u00f9 di 150 offerte\u201d, cos\u00ec recita il titolo di un articolo comparso lo scorso gennaio sul Corriere della Sera nella sezione \u201cTrova-Lavoro\u201d, in cui solitamente compaiono le varie inserzioni lavorative che il quotidiano propone. Tale richiesta di manodopera \u00e8 ovviamente il frutto di un grande successo di tali imprese, successo dovuto essenzialmente alla vendita di \u201ccibo biologico\u201d che secondo i dati Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) \u00e8 essenzialmente aumentata del 10,3% nei primi 6 mesi del 2017. L\u2019aspetto pi\u00f9 curioso \u00e8 che tali assunzioni non riguardano unicamente il settore agro-alimentare, ma anche quello della cosmetica. Infatti oltre ad industrie per esempio come \u201cAbafoods\u201d, \u201cspecializzata nella produzione di bevande vegetali bio\u201d, \u201cNaturas\u00ec\u201d, \u201ccon oltre 250 punti vendita in Italia\u201d e \u201cBio c\u2019 Bon\u201d, una \u201ccatena di supermercati bio attiva sul mercato nostrano da 3 anni con 15 negozi\u201d, compare per esempio anche l\u2019impresa francese di cosmetici \u201cCattier\u201d, e altre industrie dello stesso campo come \u201cAurelia\u201d e \u201cL\u00e9a Nature\u201d, \u201ca cui fanno capo vari brand\u201d, evidenziando i molteplici aspetti che questa nuova cultura del cibo abbraccia e sponsorizza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Davanti ad un tale trionfo della cosiddetta \u201ccultura biologica\u201d occorre domandarsi prima di tutto quali sono le spinte alla base di una tale cultura del cibo e come questa \u00e8 stata accolta cos\u00ec efficacemente all\u2019interno delle nostre tavole. La cultura biologica promuove prima di tutto un pi\u00f9 alto valore nutrizionale dei prodotti, puntando sulla qualit\u00e0, ma soprattutto sulla cosiddetta \u201csanit\u00e0\u201d di un prodotto e per tali motivi i cibi bio contengono un pi\u00f9 alto valore nutrizionale, fondandosi su principi prettamente ecologici e legati al benessere fisico. L\u2019agricoltura biologica incentiva infatti sia una maggiore redditivit\u00e0 per gli agricoltori sia una ricca biodiversit\u00e0 locale, contro il crescente timore di un\u2019\u201domologazione della dieta\u201d dovuta alla cosiddetta \u201cglobalizzazione alimentare\u201d. \u201cC\u2019\u00e8 molta omologazione sulla terra\u201d cos\u00ec denuncia, ilfattoalimentare.it, il sito web online fondato da Dario Dongo, avvocato e docente al campus Biomedico dell\u2019Universit\u00e0 di Roma, esperto di diritto alimentare, e docente alla facolt\u00e0 di Agraria all\u2019Universit\u00e0 di Palermo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cL\u2019allarme lanciato da anni da studiosi e ambientalisti assume ora contorni pi\u00f9 definiti, grazie ad un grande studio pubblicato su PNAS , il quale ha preso in esame i dati della FAO relativi a 50 diverse sementi coltivate in 150 paesi dal 1961 al 2009, quantificando l\u2019entit\u00e0 del disastro legato alla standardizzazione della dieta umana\u201d. \u201cIl grano\u201d, continua, \u201c\u00e8 la principale coltura nel 97,4% dei paesi, il riso nel 90,8%, la soia nel 74,3%; accanto ad esse stanno crescendo d\u2019importanza le coltivazioni di piante ad alto contenuto energetico come le palme da olio e i girasoli.\u201d L\u2019articolo prosegue evidenziando poi i danni subiti dai terreni, \u201csempre pi\u00f9 poveri\u201d a causa dello sfruttamento intensivo che ne fanno le industrie, portando le piante ad essere vulnerabili a fattori climatici sfavorevoli, come la siccit\u00e0, e esponendoli maggiormente a malattie e parassiti. La pagina infine denuncia anche i danni legati alla salute stessa delle persone, allarmando su malattie legate \u201cagli eccessi nel consumo di cibi altamente lavorati. Il tutto agevolato e incrementato dalle multinazionali e dal fast food, che fanno di tutto per sostenere il trend, visto che in alcuni paesi occidentali (e soprattutto del Nord Europa) \u00e8 in calo.\u201d \u00c8 infatti proprio in questi paesi europei, e in anni recenti anche nell\u2019area mediterranea, che la nuova cultura del \u201cmangiare sano e biologico\u201d, ma anche \u201csostenere l\u2019ambiente\u201d \u00e8 entrata a far parte dello stile di vita di molti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La paura di una crescente \u201comologazione alimentare\u201d globale, il deterioramento dell\u2019ambiente e l\u2019invasione di cibi grassi e poco salutari ha caratterizzato tutta la storia della seconda met\u00e0 del XX secolo, quando il nuovo sistema di distribuzione alimentare ha cambiato profondamente il rapporto delle persone col cibo, ovvero nel momento in cui sempre pi\u00f9 una tipologia di alimenti curata nel design quando confezionati, commercializzati e pubblicizzati con l\u2019aiuto delle ultimissime tecnologie alimentari, inizi\u00f2 ad essere distribuito attraverso canali commerciali sempre pi\u00f9 complessi e finemente collegati tra loro. Potremmo quindi affermare che tale timore trae le sue profonde radici, pi\u00f9 che su valori post-materialisti (tra cui lo slogan stesso del \u201cmangiare biologico\u201d) che ne sono in parte eredi, dalla relazione stessa che le varie culture hanno adottato nel tempo col cibo. In una grande opera sulla storia del cibo pubblicata nel 1996 e curata da Jean-Louis Flandrin e Massimo Montanari, viene osservato come il morale delle persone deriva spesso e volentieri dal loro rapporto col cibo. In particolare viene citato il caso singolare di Marc Meneau , uno dei pi\u00f9 grandi chef francesi, a cui gli venne commissionato negli anni novanta di sviluppare un \u201crange\u201d di alimenti liofilizzati di alta qualit\u00e0 appositamente per l\u2019uso da parte degli astronauti francesi, durante le loro missioni nello spazio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che a ad uno chef francese venga appositamente chiesto di rimediare al fabbisogno degli astronauti che la Francia spedisce in orbita, evidenzia come il cibo sia strettamente legato s\u00ec ad un principio di \u201csalute\u201d e \u201cbenessere fisico\u201d, ma ancora pi\u00f9 profondamente, e probabilmente da pi\u00f9 tempo del primo, ad un forte senso di \u201cidentit\u00e0\u201d, che a sua volta in parte rivela una stretta connotazione con la predilezione del \u201ccibo di qualit\u00e0\u201d, perch\u00e9 appunto pi\u00f9 \u201ccaratteristico\u201d e \u201crappresentativo\u201d di una determinata appartenenza culturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019Europa degli ideali post-modernisti, originatisi dagli eccessi della cultura neoliberista, ha influito fortemente sui giudizi delle masse la \u201cpaura\u201d di perdere la propria identit\u00e0, cedendo ai cosiddetti \u201cinvasori\u201d. La cultura biologica stessa in parte trae origine da uno scetticismo di fondo verso le ultime innovazioni e tecnologie nell\u2019industria alimentare, da molti associata automaticamente al fenomeno globale dello sfruttamento dei terreni, del land grabbing, della deforestazione delle foreste del Borneo o dell\u2019Amazzonia, fenomeni comunque disastrosi per l\u2019ecosistema del nostro pianeta e da contestare. Tuttavia la reazione biologica potrebbe quasi sembrare un \u201ceccesso\u201d ad alcuni osservatori nel senso opposto, essendo conservatrice e in parte anche scettica dei recenti progressi scientifici in campo alimentare, come per esempio gli OGM (Organismi Geneticamente Modificati), da pi\u00f9 di quindici anni ormai sulla scena del dibattito pubblico e scientifico globale. Repubblica cita in un suo articolo uno studio pubblicato su \u201cScience Advances\u201d redatto dal team di ricercatori della University of British Columbia che ha analizzato i pro e i contro dell\u2019agricoltura biologica per la salute dell\u2019ambiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se i pro gi\u00e0 li conosciamo, esistono tuttavia anche degli svantaggi riguardo ad una tale dieta. Il cibo bio comporta infatti prima di tutto \u201cprezzi pi\u00f9 alti\u201d (quindi non proprio adatti per esempio a paesi \u201cin via di sviluppo\u201d) e \u201cbassi rendimenti rispetto all\u2019agricoltura tradizionale\u201d (il rendimento di una coltivazione biologica \u00e8 tra il 19% e il 25% inferiore a quello di una coltivazione convenzionale). \u201cSecondo la ricerca\u201d, afferma l\u2019articolo, \u201cl\u2019agricoltura biologica dovrebbe quindi essere valutata su base contestuale. Prendiamo, per esempio, due concetti oggi cari a molti consumatori: l\u2019utilizzo di pesticidi sintetici e i benefici nutrizionali del biologico.<br \/>\nCome spiegano i due autori [Verena Seufert e Navin Ramankutty], in paesi sviluppati come il Canada, dove sono presenti leggi sui pesticidi molto rigorose e il regime alimentare \u00e8 gi\u00e0 ricco di micronutrienti, i benefici per la salute di scegliere prodotti organici potrebbero essere del tutto marginali\u201d. La morale \u00e8 che \u201cil bio non \u00e8 sempre meglio, e un\u2019adozione indiscriminata di queste tecniche di coltivazione avrebbe gravi ripercussioni sull\u2019ambiente, soprattutto in termini di consumo del suolo\u201d; la coltivazione biologica necessita di pi\u00f9 terra per ottenere la stessa quantit\u00e0 di cibo di una coltura tradizionale ed \u201c\u00e8 bene ricordare che la conversione del suolo per l\u2019agricoltura \u00e8 la causa rincipale della perdita degli habitat e del cambiamento climatico\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In fondo anche la cosiddetta \u201ccultura-bio\u201d sembra in parte rivelarsi tanto sfruttatrice dell\u2019ambiente, quanto lo sono le industrie accusate di star distruggendo l\u2019ecosistema con l\u2019espansione dei loro stabilimenti e nuovi giacimenti di risorse. Il criterio della qualit\u00e0 e del mantenimento di un\u2019identit\u00e0 nutrizionale rimangono costanti nella ricerca di nuove soluzioni alimentari, tuttavia il dibattito pubblico ultimamente sembra abbastanza restio a fidarsi delle nuove innovazioni scientifiche, a causa spesso del limitato dialogo tra la scienza stessa e il grande pubblico di massa, ma anche a causa di quella credenza profondamente radicata, e in parte veritiera, di una costante invasione di merci straniere. L\u2019\u201didentit\u00e0\u201d di una tradizione culinaria specifica sta veramente scomparendo di fronte alla cosiddetta \u201comogeneizzazione dell\u2019alimentazione\u201d o ci sono dei caratteri che sono comunque in qualche modo immutabili al cambiamento e che vanno oltre il semplice alimento, come la convivialit\u00e0, il gusto e le tradizioni? \u00c8 possibile che anche nella civilt\u00e0 industriale vengano in qualche modo poste le premesse per la nascita di nuove tradizioni\/identit\u00e0 e quindi qual \u00e8 il ruolo della scienza per aiutare a vincere la sfida della sostenibilit\u00e0 dell\u2019alimentazione, e mettere fine a fenomeni come quello del land grabbing?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">SCIENZA, INDUSTRIA DEL CIBO E SVILUPPO DELLA PERCEZIONE PUBBLICA:<br \/>\nNel XIX secolo un\u2019infinita Rivoluzione Industriale, un esodo dalle campagne verso le citt\u00e0, il trionfo dell\u2019economia di mercato sull\u2019economia di sussistenza, un formidabile sviluppo del trasporto e del commercio internazionale e un\u2019iniziale contrazione del \u201cgap\u201d tra la ricchezza dei ricchi e la miseria dei poveri portarono anche alla necessit\u00e0 di un\u2019\u201dindustria di trasformazione alimentare\u201d con vasti impianti di lavorazione di prodotti di base come la farina, l\u2019aceto, l\u2019olio e lo zucchero, una volta fabbricati con metodi artigianali. \u201cL\u2019esodo dalla campagna ha lasciato i contadini di oggi il possedimento di propriet\u00e0 agricole pi\u00f9 ampie del passato. Inoltre essi ricavano maggiori guadagni dal loro terreno con meno sforzo, grazie alla meccanizzazione, i fertilizzanti artificiali e nuove specie di colture\u201d . Dalla Rivoluzione Industriale in poi, nella cosiddetta \u201cet\u00e0 della modernizzazione\u201d e tutt\u2019oggi nel mondo della \u201cglobalizzazione\u201d, la scienza sembra un meccanismo ormai irrefrenabile, costantemente alla ricerca di nuove soluzioni e possibilit\u00e0, aprendo ogni tanto nuovi spiragli che, se alimentati nel modo giusto, conducono inevitabilmente a nuovi rami e campi di ricerca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia la scienza non \u00e8 l\u2019unico attore in gioco e l\u2019et\u00e0 moderna in qualche modo \u00e8 costantemente puntellata di discontinuit\u00e0, paradossi e incomprensioni tra gli studi scientifici del momento, gli interessi del mercato industriale e la percezione da parte del pubblico di massa, un meccanismo fondamentale da comprendere per arrivare a spiegare come mai per esempio attuali soluzioni che la scienza propone riguardo alla questione alimentare (per esempio gli OGM) si trovino a fronteggiare tutt\u2019ora una fortissima e risoluta opposizione da numerose posizioni saldamente avverse, curiosamente rappresentate soprattutto da \u201cnon scienziati\u201d.<br \/>\nLa scienza negli ultimi due secoli \u00e8 stata spesso e volentieri (pi\u00f9 o meno servizievolmente a seconda delle casistiche) sottomessa alle politiche industriali, mentre in situazioni e momenti differenti si opporr\u00e0 fermamente ad esse, malgrado non otterr\u00e0 sempre quell\u2019appoggio del terzo \u201cgiocatore\u201d in campo (le masse) indispensabile ago della bilancia nel confronto con lo strapotere del mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel XX secolo, come osservato da Flandrin, ci fu una sostanziale regressione a situazioni di carestia e siccit\u00e0 in molte zone del Terzo Mondo perch\u00e9 \u201cla produzione agricola in molti luoghi non \u00e8 riuscita a tenere il passo con la costante crescita demografica, il suolo \u00e8 stato eroso, e le guerre civili, cos\u00ec comuni al giorno d\u2019oggi, hanno ostacolato la fornitura di soccorsi alimentari\u201d . Anche i contadini occidentali dai possedimenti pi\u00f9 ampi e forniti di nuove tecnologie, nonostante i miglioramenti tecnologici, si ritrovarono col tempo alla merc\u00e9 di un\u2019economia di mercato e di una concorrenza estera pressante, cosa che port\u00f2 in alcuni momenti ad una sostanziale sovrapproduzione agricola con conseguenti enormi debiti a gravare sulle loro spalle. Se la scienza forniva nuove soluzioni per favorire il benessere industriale, la politica economica delle potenze industriali dominanti dettava le regole di mercato, sfruttando le risorse a cui aveva accesso con metodologie pi\u00f9 o meno imperialiste. Sar\u00e0 proprio questa fiducia\/sfiducia del pubblico nel \u201cnuovo\u201d scientifico che si ripresenter\u00e0 a fasi alterne, spesso dettata dall\u2019ignoranza, altre volte invece da motivazioni pi\u00f9 o meno valide, a portare ad una cultura alimentare non senza paradossi, in cui il concetto di \u201cqualit\u00e0\u201d difficilmente potr\u00e0 essere scisso da quello di \u201cidentit\u00e0\u201d o con quello di \u201ctradizione\u201d, mentre il concetto di \u201cindustriale\u201d va spesso ad assumere, almeno al giorno d\u2019oggi, una connotazione fortemente negativa e da denunciare, nonostante in passato \u00e8 stato pi\u00f9 volte il simbolo dello sviluppo qualitativo dei prodotti alimentari stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un primo paradosso venutosi a creare secondo i due autori \u00e8 infatti la curiosit\u00e0 che le persone iniziarono a riversare sulle abitudini alimentari delle campagne e dei contadini, nonostante tra il XIX e il XX secolo la popolazione contadina diminu\u00ec notevolmente. Le persone cominciarono di fatto a sviluppare un profondo interesse per le cucine locali, promuovendo la diffusione di guide gastronomiche regionali e provinciali per turisti. Ci\u00f2 avvenne, secondo la parte curata da Julia Csergo all\u2019interno dell\u2019opera, sul risveglio delle tradizioni culinarie provinciali francesi, perch\u00e9 \u201cil nazionalismo era l\u2019ordine del giorno, un terreno fertile per i promotori dello sfruttamento delle cucine regionali\u201d , e una conseguenza sar\u00e0 il ruolo chiave del nascente \u201cturismo\u201d di fine Ottocento nel trasformare ci\u00f2 che una volta era una risorsa prettamente locale in una primaria fonte di guadagno per il benessere economico (di ristoratori e albergatori) e industriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo paradosso del rapporto dell\u2019uomo con il cibo nell\u2019et\u00e0 moderna \u00e8 invece il risveglio dell\u2019elemento religioso nelle abitudini alimentari occidentali durante il Novecento, periodo in cui il rispetto per le osservanze religiose tradizionali era decisamente in declino. Questo elemento sar\u00e0 molto influente nel dettare le diete alimentari da seguire (tra i cristiani soprattutto i protestanti avranno un ruolo cardine in questo). Un caso emblematico di un tale rapporto identitario e \u201cmoralizzatore\u201d col cibo \u00e8 forse quello americano, ben rappresentato nel libro dei due autori da una sezione curata da Harvey A. Levenstein. La dieta americana \u00e8 sempre stata caratterizzata fin quasi dalle origini dal mito dell\u2019\u201dabbondanza\u201d di risorse alimentari che l\u2019immenso territorio americano aveva da offrire, mito che si trasformer\u00e0 in seguito in propaganda politica dell\u2019industrialismo americano, ma anche in un\u2019ossessione durante i periodi di crisi, come avverr\u00e0 con la Seconda Guerra Mondiale. Tale caso \u00e8 curioso perch\u00e9 fin dai primi decenni dell\u2019Ottocento \u201cci furono i primi tentativi per regolare e restringere la dieta nazionale; collegando il cibo che la scienza aveva ritenuto deleterio [per il corpo umano] con gli sforzi dati dalla ricerca della purezza morale. [\u2026] Le idee del predicatore protestante William Sylvester Graham contro l\u2019alcol si basavano sull\u2019idea \u2018vitalista\u2019 che il sistema nervoso contenesse una forza da cui dipende tutta la vita. Presto egli allarg\u00f2 l\u2019accusa fino ad includere ogni forma di stimolazione nervosa (dall\u2019attivit\u00e0 sessuale al consumo di carne e spezie). [\u2026] La \u201cdenaturazione\u201d del grano (usato per le pagnotte bianche realizzate con farina setacciata) divent\u00f2 uno dei pi\u00f9 importanti bersagli [delle denuncie] di Graham\u201d .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche con il cambio di secolo predomin\u00f2 essenzialmente l\u2019idea delle innovazioni scientifiche come un avanzamento sia della salute che della moralit\u00e0 della nazione con un forte impatto soprattutto sulla classe media, sensibile alle richieste di cambiamento dietetico con riguardo al benessere fisico, soprattutto nei riguardi delle classi inferiori meno curanti della propria dieta; tuttavia solo dal 1917 con la scoperta dei benefici dati dalle vitamine, inizia ad essere largamente accettata la supremazia del criterio della salute fisica sulle scelte gastronomiche. \u00c8 proprio a questo punto che possiamo forse fare una piccola osservazione, ovvero come gli interessi industriali e le credenze delle masse vadano in fondo a collidere pi\u00f9 nettamente che in passato con determinati ideali scientifici. Infatti con questa particolare vitalit\u00e0 della politica della \u201csalute alimentare\u201d, portata avanti dal governo americano fino agli anni Settanta, rinominata pi\u00f9 volte \u201cvitamania\u201d, \u201cla produzione del cibo negli Stati Uniti si stava mano a mano trasformando in una serie di industrie altamente organizzate dipendenti in gran parte da investimenti di capitali, dalla produzione meccanizzata, da reti sofisticate di distribuzione e enormi spese per la promozione e la publicizzazione. Le industrie casearie risultavano tra quelle che ebbero maggior successo nel diffondere la \u2018vitamin consciousness\u2019. [\u2026]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019immagine del latte si trasform\u00f2 da \u2018cibo per bambini\u2019 nel \u2018cibo perfetto per gli adulti\u2019, contenendo praticamente ogni nutriente necessario per una buona salute\u201d. Comportandosi in tale maniera, tali politiche industriali ottennero ben poche simpatie da parte per esempio delle organizzazioni dei medici che non erano esattamente entusiasti di ci\u00f2 che stava avvenendo, dato che vedevano nella \u201cvitamania\u201d una \u201cricorrenza della secolare minaccia secondo cui le persone cercano aiuto non medico quando vengono colpiti da una malattia. [Infatti] il pubblico veniva ripetutamente rassicurato che gli integratori vitaminici non erano necessari perch\u00e9 potevano ricavare nutrienti pi\u00f9 che sufficienti per assicurare una buona salute, semplicemente tramite una \u2018dieta bilanciata\u2019\u201d .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con gli anni Cinquanta e l\u2019epoca del \u201cbaby-boom\u201d, in seguito al famoso razionamento, operato durante la guerra, della non pi\u00f9 esageratamente \u201cabbondante\u201d offerta alimentare americana (anche se stoltamente e cecamente molti americani continueranno ad avere l\u2019ossessione di stare continuando a vivere tale abbondanza di prodotti agricoli) venne necessariamente intrapresa una politica basata sulla \u201cconvenienza\u201d, incentivando produttori e processori a sviluppare una serie di nuove metodologie per aumentare, preservare, riscaldare e impacchettare il cibo. \u201cTra il 1949 al 1959, la sola industria chimica realizz\u00f2 pi\u00f9 di quattrocento nuovi additivi per aiutare il cibo a durare nei nuovi processi di lavorazione. Ogni tipo di preoccupazione riguardo agli effetti di questi metodi sulla qualit\u00e0 nutrizionale fu largamente spazzata via dall\u2019orgoglio nella capacit\u00e0 inventiva americana. Le esibizioni sponsorizzate dal governo erano strutturare per impressionare i visitatori stranieri con i traguardi tecnologici che il capitalismo americano impiegava nel cibo, negli elettrodomestici per la cucina, negli allestimenti dei supermercati dei centri commerciali\u201d .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo atteggiamento di \u201csoddisfazione nazionale\u201d non sopravvisse alla fine anni Sessanta quando si arriver\u00e0 ad un intensa critica della societ\u00e0 americana, facendo riaffiorare quegli ideali di preoccupazione e benessere che gi\u00e0 si erano verificati in passato. \u201cC\u2019era costante allarme sugli effetti dei pesticidi, dei fertilizzanti chimici che venivano utilizzati ormai in modo estensivo nel processo di coltivazione, degli antibiotici e degli altri prodotti chimici utilizzati nella produzione della carne. [\u2026] Il risultato pi\u00f9 noto del nuovo spirito critico fu la moda per i cibi \u2018organici\u2019, \u2018naturali\u2019 e [quindi] \u2018non processati\u2019, una tipologia di ripristino di un misto di salute, moralit\u00e0, e romanticismo che prevalsero negli anni Trenta e Quaranta del XIX secolo. I giovani veterani della \u2018Nuova Sinistra\u2019, le cui campagne contro l\u2019imperialismo e il razzismo si esaurirono nei primi anni Settanta, rivolsero la loro critica morale del capitalismo verso i suoi effetti sul cibo e l\u2019ambiente.\u201d Curiosamente in modo simile al modo di agire delle campagne \u2018pro-bio\u2019 di oggi, \u201cessi accusavano le multinazionali di utilizzare le loro immense risorse pubblicitarie per fare il lavaggio del cervello agli americani perch\u00e9 mangiassero prodotti troppo elaborati, non salutari e pericolosi per l\u2019ambiente\u201d .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di sicuro tutt\u2019oggi ad avere un ruolo determinate nel giudizio del pubblico sono in fondo i \u201cbenefici\u201d che esso riceve dal mercato, benefici che possono essere sia pratici che prettamente culturali e identitari, che i consumatori ricavano, o comunque osservano in una determinata politica industriale, tuttavia ignorandone spesso i meccanismi fondamentali, come l\u2019impatto che certe condotte hanno sui prodotti stessi, l\u2019ambiente e addirittura le politiche nazionali e internazionali tra i paesi. Di sicuro non \u00e8 pi\u00f9 un segreto per molti che molti alimenti di oggi nell\u2019universo occidentalizzato, passati appunto per l\u2019industria (a parte i prodotti \u201cbio\u201d), presentano una qualit\u00e0 notevolmente inferiore rispetto ai prodotti artigianali del secolo scorso, ma magari le stesse persone non avrebbero niente da ridire contro l\u2019aumento delle offerte che un supermercato o un \u201cdiscount\u201d offre normalmente e anzi magari si lamenterebbero quando i prezzi tornano nuovamente a salire. Il rischio spesso \u00e8 infatti di legare in modo indissolubile la questione della qualit\u00e0 al solo processo produttivo e lavorativo di un determinato prodotto, senza per\u00f2 interrogarsi sulle politiche di diffusione e concorrenziali attorno allo stesso sul mondo del mercato. Con ci\u00f2 mi riferisco a quel fenomeno molto attuale anche in Italia che due giornalisti di Internazionale in un loro articolo hanno definito \u201cil grande inganno del sottocosto\u201d .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pezzo incomincia a delineare sinteticamente la complessit\u00e0 della rete che collega tra loro i vari attori principali dell\u2019universo della distribuzione alimentare: \u201cPer ognuno di questi prodotti esiste chi ha coltivato la materia (l\u2019agricoltore), chi l\u2019ha trasformata (l\u2019industriale), chi la vende (gdo ) e chi la consuma (il cittadino). I fornitori cercano di vendere al prezzo migliore, I responsabili delle catene di supermercati spesso determinano i costi al ribasso. Ognuno di loro gioca una partita non sempre ad armi pari in cui ci rimette sempre chi ha meno potere contrattuale. [\u2026] Oggi attraverso la gdo passa circa il 70% degli acquisti alimentari. Dal punto di vista di chi produce (gli agricoltori e gli industriali) \u00e8 di conseguenza il canale di distribuzione pi\u00f9 importante, spesso l\u2019unico, per stare sul mercato.\u201d Per attuare le cosiddette politiche di \u201cofferta\u201d e concorrere sul mercato all\u2019insegna del rilancio al prezzo pi\u00f9 basso, le gdo richiedono a fornitori diversi impegni economici e contributi alle stesse, riepilogati sotto la voce di \u201cfuori fattura\u201d, come le cosiddette \u201clisting fee\u201d, \u201cuna somma da versare per ogni prodotto [\u2026] se vuoi stare sullo scaffale del supermercato ed essere visibile al consumatore\u201d; oppure come una serie di sconti applicati retroattivamente dalle gdo ai loro fornitori e i contributi che spesso vengono richiesti per inaugurare un punto vendita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cAttraverso un questionario inviato a 471 imprese agroalimentari, l\u2019autorit\u00e0 per la concorrenza [antitrust] [\u2026] sancisce che sconti e contributi costano alle singole aziende fornitrici il 24,2% del fatturato con la catena cliente. In pratica, un quarto del prezzo effettivo del listino\u201d. Nonostante i controlli dell\u2019antitrust, tra i fornitori aleggia l\u2019incubo del \u201cbenservito\u201d, ovvero l\u2019esclusione dalla catena di distribuzione per diffondere i propri prodotti, per questo in molte occasioni \u201cil fornitore cerca solo di salvare la pelle. Tira in avanti i negoziati. Accetta gli sconti e i contributi e nel frattempo aumenta i prezzi di listino per recuperare. Cos\u00ec alla fine, si perde in qualit\u00e0 o in funzionalit\u00e0\u201d, visto che \u201cquesti sacrificano la qualit\u00e0 e tagliano i costi del lavoro, per non rimetterci. [\u2026] Nei campi di pomodori o arance, la raccolta \u00e8 pagata a quattro soldi e gestita spesso da caporali, intermediari illeciti tra i lavoratori e gli imprenditori agricoli\u201d. In un tal caso oggi si sta generando spesso un meccanismo per cui il consumatore in fondo rischia di perdere di vista il vero valore dei prodotti che acquista, separando il cibo e la qualit\u00e0 dello stesso dalla modalit\u00e0 in cui viene prodotto, rischiando di perdere di vista l\u2019importanza del mantenimento di un criterio di qualit\u00e0 al fine di evitare fenomeni immanenti ad una produzione stremata (generando fenomeni come lo stesso caporalato), sacrificando inoltre il proprio benessere in nome della \u201cconvenienza\u201d oltre che di un rapporto col cibo non pi\u00f9 come parte dell\u2019\u201didentit\u00e0\u201d stessa delle nostre tavole. Ovviamente la logica delle gdo si inserisce in un contesto pi\u00f9 ampi di \u201clibero scambio\u201d, che come abbiamo gi\u00e0 accennato, dagli anni Cinquanta ha iniziato ad imporsi sui mercati globali. Infatti un \u201cbasso costo dei trasporti marittimi, delle tecniche di refrigerazione\u201d e un \u201cgigantismo delle reti distributive\u201d, come osserva il professore Aldo Giannuli in un suo articolo sulle nuove forme che ha assunto il cosiddetto \u201cproblema alimentare\u201d, si \u00e8 arrivati \u201cin primo luogo ha accentuato la spinta alla concentrazione delle culture in un numero ristretto di centri\u201d, ma \u00e8 soprattutto \u201caumentato il grado di interdipendenza dei vari paesi. [\u2026] Nell\u2019epoca che registra una produzione di generi alimentari come mai nel passato, quegli stessi beni diventano una delle principali cause di crisi geopolitiche [\u2026] ed \u00e8 per la per la ragione di controllare le fonti di approvvigionamento alimentare che ha preso avvio la pratica del \u2018land grabbing\u2019, per cui i paesi finanziari pi\u00f9 forti (fra gli altri Usa, Cina, Russia, Francia, Giappone) acquistano spazi di terra sempre pi\u00f9 vasti in Africa per appropriarsi delle rispettive produzioni agricole cos\u00ec sottraendole alle popolazioni locali\u201d . \u201cLe terre coltivate e predate del pianeta sono come una superficie di campi coltivato grande otto volte il Portogallo\u201d spiega Paolo Lambruschi in un suo articolo pubblicato su Avvenire: \u201cdal 2000 fino allo scorso marzo, i contratti di acquisto o affitto di terra nel mondo sono 2.231 per un estensione di oltre 68 milioni di ettari: A questi vanno sommati altri 209 in corso di negoziazione, per oltre 20 milioni di ettari\u201d .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il \u201cbenessere alimentare\u201d \u00e8 tutt\u2019oggi divenuto una specie slogan contro il baluardo odierno della biotecnologia legata alla produzione agricola e industriale, erroneamente associata ad un inevitabile ulteriore sfruttamento di terreni o di un ulteriore deterioramento della qualit\u00e0 dei prodotti, che diverrebbero in qualche modo \u201cartificiali\u201d: gli OGM. \u201cMentre alcuni argomentano che l\u2019ingegneria genetica \u00e8 differente dalla moderna tecnologia alimentare convenzionale e pertanto richiede una maggiore supervisione, altri contestano l\u2019opposto, evidenziando come gli uomini abbiamo modificato geneticamente le piante per millenni.\u201d Una delle principali teorie di chi sostiene gli OGM e i loro benefici per il benessere della persona \u00e8 che in fondo, nonostante lo sviluppo recente dell\u2019industria genetica, l\u2019incrocio di piante e qualit\u00e0 differenti in fin dei conti avviene dall\u2019inizio dei tempi. Il grano coltivato dalla civilt\u00e0 Maya era notevolmente differente da quello odierno, esattamente come i primi antenati di frutti mediorientali come pesche e albicocche o sudamericani come pomodori e banane. L\u2019incrocio delle specie, certamente pi\u00f9 lento della modificazione genetica ma comunque efficace nel complesso, ha contribuito alla sopravvivenza di determinati \u201cgeni\u201d e allo sistematico \u201cscarto\u201d di altri, un\u2019intuizione che precede molto la genetica stessa e gli esperimenti sui fiori dei piselli condotti da Gregor Mendel.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cNonostante il fatto che numerosi panels scientifici nazionali e internazionali hanno concluso che il cibo prodotto attraverso la procedura transgenica \u00e8 sano esattamente quanto il cibo prodotto con altre metodologie e che quegli agenti patogeni di origine alimentare mettono molto pi\u00f9 a rischio la salute umana, storie volte ad incutere timore continuano a dilagare nei media e interrogativi continuano a venire posti riguardo all\u2019adeguatezza dei sistemi correnti di regolazione per determinare la salute dei nostri cibi, transgenici o no.\u201d Secondo un altro articolo riguardo l\u2019accettazione pubblica della biotecnologia applicata alle piante e delle colture OGM si legge sostanzialmente come lo scetticismo sia generalmente dovuto ad un elevato livello di ignoranza riguardo gli OGM, cosa che a sua volta tra origine da una sostanziale mancanza di dialogo tra il mondo scientifico e il pubblico di massa. Le motivazioni principali che evidenzia sono infatti : una mancanza di informazione riguardo il processo di modificazione genetica in s\u00e9 stessa (che prevede in estrema sintesi l\u2019individuazione di un gene utile in un alimento e il suo inserimento nel corredo genetico di un altro), cosa che automaticamente \u201cinduce ad un incertezza riguardo i rischi e i benefici dei cibi OGM, e quindi ad un rigetto della tecnologia\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo giudizi negativi formulati a priori, prima di ricevere informazioni aggiuntive sull\u2019argomento modifica la volont\u00e0 di accettarle veramente o meno, soprattutto perch\u00e9 sembra essere un fattore determinante l\u2019importanza personale che si da alla \u201cnaturalezza\u201d di un prodotto. L\u2019influenza dei media inoltre pu\u00f2 produrre inoltre i maggiori cambiamenti nell\u2019opinione pubblica, sempre pi\u00f9 terrorizzata dall\u2019invasione di prodotti e culture straniere. Alcuni consumatori si preoccupano per il destino dei piccoli imprenditori agricoli, di un effetto di \u201cinegualit\u00e0\u201d a livello globale e problemi di tipo \u201cbioetico\u201d sull\u2019utilizzo di animali geneticamente modificati per gli esperimenti, o sul tipo di controllo esercitato. La stessa Nature Biotechnology in parte ammette che \u201cnon \u00e8 stato fatto alcuno sforzo per scoprire se i cibi transgenici hanno effetti di lungo termine sulla salute animale, in parte perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 consenso su come condurre tali esperimenti. Di 100 studi nutrizionali \u201cpeer-reviewed\u201d fatti per verificare tali rischi, la maggioranza di essi sono studi a breve termine [90 giorni circa] condotti su un limitato numero di tratti [genetici], che non avrebbero rilevato alcun effetto sulla consumazione a lungo termine degli alimenti GM. Inoltre, in assenza di etichettatura alimentare o di un monitoraggio degli alimenti transgenici, l\u2019impatto dei cibi transgenici su coloro che li consumano non pu\u00f2 essere conosciuto\u201d, tuttavia sia \u201ci critici [che] i promotori degli OGM sono concordi sul fatto che gli alimenti geneticamente modificati finora non hanno prodotto alcun effetto negativo, e che il rischio per la salute umana da cibo contaminato da elementi patogeni \u00e8 molto maggiore di quello degli OGM\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La percezione dei rischi degli OGM varia inoltre a seconda dell\u2019area regionale, del criterio di \u2019\u201daffetto\u201d verso le differenze tradizionali locali, ma soprattutto a seconda di un criterio di \u201cmancanza di percezione\u201d diretta e tangibile dei benefici degli organismi geneticamente modificati. Paradossalmente i benefici sarebbero inoltre molti, e forse aiuterebbero ad risolvere molti dei problemi che ci troviamo ad affrontare oggi. Secondo Jan M. Lucht i pi\u00f9 rilevanti di essi sarebbero: una rete di benefici economici stimati attorno ai $18,8 trilioni nel 2012; prezzi di vendita inferiori; la non necessit\u00e0 di superfici agricole elevate e una notevole diminuzione notevolmente le emissioni di CO2 nell\u2019aria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da tutti questi grandi paradossi che hanno caratterizzato l\u2019industria, la distribuzione e la scienza del cibo degli ultimi settant\u2019anni, che qua si \u00e8 tentato di descrivere con un breve profilo riassuntivo citando diversi spunti di riflessione ed esempi, possiamo ricavare brevemente alcune osservazioni di percorso. Sebbene la coscienza, o almeno l\u2019idea, da parte di un pubblico di massa della necessit\u00e0 di una dieta equilibrata e del benessere del \u201cmangiare sano\u201d sia ormai (almeno nei paesi considerati \u201cmoderni\u201d) in qualche modo consolidata, decisamente meno lo \u00e8 ancora la \u201cvia\u201d per giungere ad un tale risultato, o meglio i meccanismi di produzione e distribuzione che permettono ad una enorme abbondanza di nuovi prodotti di arrivare nelle nostre cucine. La reazione ad una politica industriale \u201csfruttatrice\u201d \u00e8 iniziata a germogliare a pi\u00f9 riprese nella coscienza pubblica, tuttavia in anni recenti le politiche industriali, come ha rivelato l\u2019articolo redatto da Ciconte e Liberti, hanno dimostrato di essere in parte sottomesse a pi\u00f9 ampi meccanismi di distribuzione, meno conosciuti cos\u00ec approfonditamente. Inoltre, come abbiamo visto all\u2019inizio, l\u2019alternativa di un cibo completamente \u201cbiologico\u201d necessiterebbe uno sfruttamento maggiore dei terreni, cosa che porterebbe automaticamente a riconsiderare il processo industriale (senza arrivare a tipologie di cibi estremamente elaborate e omologate) come in qualche modo necessario per preservare quella costante della \u201cqualit\u00e0\u201d che sembra ormai inseparabile da quel \u201cbenessere morale\u201d che aiuta a mantenere una forma di identit\u00e0 pubblica, comunque in continua trasformazione e forse non per forza, come vedremo tra poco, destinata ad una \u201comogeneizzazione\u201d su scala globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2 la scienza agroalimentare e l\u2019industria sono fondamentali, sotto adeguata regolamentazione, per trovare le soluzioni che oggi pi\u00f9 che mai necessitiamo per risolvere il \u201cproblema alimentare\u201d, ma per far ci\u00f2 occorre forse un maggior grado di comunicazione con quel pubblico immenso, costantemente stimolato da ideali pi\u00f9 o meno romantici del \u201cbenessere\u201d e dell\u2019\u201dappartenenza\u201d ad una cultura, completamente incurante di una forma di crescita che ciascuna cultura richiede ai propri membri, in qualche modo per non fossilizzarsi e rimanere sostanzialmente incapace di fronteggiare con coscienza le nuove sfide della modernit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">OMOGENEIZZAZIONE E DELOCALIZZAZIONE:<br \/>\n\u201cPrendiamo ad esempio Disneyland Paris. Analisi di mercato degli Stati Uniti stimano che tra il 50% e il 60% dei visitatori nel parco a tema vicino a Parigi avrebbero mangiato in un fast food durante la loro visita. Qualunque sia la validit\u00e0 di questi studi, una caratteristica prettamente europea \u00e8 stata esclusa dall\u2019equazione: risulterebbe che i francesi, gli italiani e altri turisti europei non sono disposti a mangiare hamburgers alle dieci della mattina o alle cinque del pomeriggio, come solitamente fanno molti americani. Precisamente alle 12.30, questi europei tendono a mettersi in fila fuori dai posteggi dei ristoranti, abbandonando tutte le altre attrazioni. Negli altri orari, i ristoranti rimangono sostanzialmente vuoti. [\u2026] I progettisti del parco avevano sovrastimato la flessibilit\u00e0 degli europei e il grado in cui le loro abitudini alimentari erano state \u2018destrutturate\u2019.\u201d Pertanto fino a che punto possiamo oggi parlare di una \u201comogeneizzazione\u201d alimentare e del nostro rapporto stesso con il cibo, come aveva denunciato l\u2019articolo di Agnese Codignola del fatto alimentare.it? Secondo i due autori della \u201cStoria del cibo\u201d, infatti, anche se l\u2019industria alimentare di fatto in parte elimina le differenze e le peculiarit\u00e0 locali, adattando anche le specialit\u00e0 regionali esotiche al mercato globale delle merci standardizzate e omogeneizzate, sarebbe tuttavia un errore pensare che l\u2019industrializzazione della lavorazione del cibo, i miglioramenti nei trasporti, e l\u2019avvento di una distribuzione di massa debbano automaticamente e inevitabilmente condurre all\u2019eliminazione di abitudini e piatti locali e regionali distintivi, tanto che gli europei che vanno nei fast food lo fanno solitamente mantenendo le proprie abitudini e ritmi alimentari, non per forza rinunciando ai propri ideali di convivialit\u00e0 e distacco dal mondo del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso McDonalds, baluardo e primo unificatore di concetti come \u201csapori di base, trame gratificanti, libert\u00e0 trasgressive, consenso familiare, convenienza, prezzo, igiene e standardizzazione\u201d nel mondo della ristorazione ha dovuto ultimamente in qualche modo \u201cadeguarsi\u201d, aggiustando i propri men\u00f9 a seconda delle differenti culture (famoso \u00e8 l\u2019esempio del \u201cMcDonalds kosher\u201d a Tel Aviv o per quanto ci riguarda pi\u00f9 da vicino i recenti vari men\u00f9 di panini ispirati alle differenti cucine regionali italiane che i fast food propongono nel nostro paese). \u201cIn Europa storicamente un piatto non \u00e8 considerato autenticamente tradizionale a meno che le sue radici possano essere tracciate indietro fino alle antiche civilt\u00e0 agrarie. Pertanto l\u2019industrializzazione \u00e8 vista come distruttrice delle tradizioni culinarie.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia anche la modernit\u00e0 in alcune situazioni sembra incoraggiare la formazione di specialit\u00e0 locali: \u00e8 per esempio il caso del \u201cchili di Cincinnati\u201d, considerato tutt\u2019oggi un caso esemplare da laboratorio, e citato sempre da Flandrin e Montanari nella loro opera. Uno infatti potrebbe utilizzare il processo attraverso cui si crea e si diffonde il folklore culinario, in qualche modo permettendo di \u201cimbastire nuove tradizioni\u201d anche all\u2019interno dell\u2019era dell\u2019industria agroalimentare. Il libro redatto da Flandrin e Montanari termina affrontando proprio questo tema: \u201cSe la Coca-Cola \u00e8 praticamente la stessa ovunque, la sua percezione (o \u201cstatus\u201d) pu\u00f2 cambiare. In Francia la Coca raramente viene bevuta durante la cena, soprattutto dalle generazioni pi\u00f9 anziane, mentre la pratica \u00e8 comune negli Stati Uniti indifferentemente dall\u2019et\u00e0 o dal sesso. E se McDonalds \u00e8 un posto economico e popolare per mangiare negli Stati Uniti, diventa un ristorante di lusso a Mosca e Pechino. [\u2026] Risulta chiaramente per cui come la \u201cstandardizzazione\u201d degli atteggiamenti verso il cibo non abbiano ancora passato il punto di non ritorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se le modalit\u00e0 di consumo sono diventate sempre pi\u00f9 simili, persistono tuttavia delle differenze sostanziali. [\u2026] Le tradizioni locali, risultato di un lungo e complesso processo storico, tutt\u2019ora esercitano una forte influenza. Questa diversit\u00e0 \u00e8 destinata a sopravvivere? Noi pensiamo di s\u00ec, anche perch\u00e9 il trend verso un atteggiamento pi\u00f9 omogeneizzato tende a portare molte persone a reagire, sviluppando un forte attaccamento alla propria identit\u00e0. [\u2026] Un ulteriore punto ha bisogno di essere tuttavia fissato, ed \u00e8 bene esplicitarlo anche se pu\u00f2 sembrare ovvio: le tradizioni non sono veramente fissate una volta per tutte al momento della loro nascita. Esse vengono create, delineate e definite nel tempo quando le culture interagiscono, si scontrano, si influenzano e assorbono qualcosa l\u2019una dall\u2019altra. [\u2026] Ogni cultura \u00e8 \u2018contaminata\u2019 da altre culture; ogni \u2018tradizione\u2019 \u00e8 figlia della storia, e la storia non \u00e8 mai statica. [\u2026] La nostra generazione, come quelle che sono venute prima deve imparare come gestire la relazione tra il passato e il presente, la tradizione e il cambiamento. Farlo in una modalit\u00e0 ragionevole e equilibrata \u00e8 un segno d\u2019intelligenza.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tirare le somme di questo ampio ragionamento, che ha cercato di coinvolgere i pi\u00f9 fronti che tutt\u2019oggi caratterizzano, nel mondo globalizzato, la percezione del cibo a seconda se se ne da una lettura di qualit\u00e0, economica, politica, ambientale, identitaria, storica o simbolica, abbiamo visto come lo \u201cspauracchio\u201d dell\u2019omogeneizzazione globale, stia in realt\u00e0 innescando nuovi meccanismi, pi\u00f9 o meno protezionistici, che tuttavia, se da un lato non fanno altro che riportare in auge tradizioni nazionali rivisitate e fortemente arricchite da altre, dall\u2019altro si rischia in qualche modo di cristallizzare un processo di trasformazione che tuttavia ha bisogno di essere costantemente supportato e alimentato. Le recenti manovre economiche eccessivamente sfruttatrici e neo-liberiste hanno spesso condotto ad un abbassamento della percezione pubblica dell\u2019utilit\u00e0 delle nuove scoperte scientifiche per porre rimedio ai sempre maggiori disastri ambientali, al crescente fabbisogno del Terzo Mondo, e alle incessanti manovre di \u201cland grabbing\u201d attuate dagli stati per la costante ricerca di nuove risorse e terreni da sfruttare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sicuramente \u00e8 necessaria in primo luogo una maggiore informazione pubblica riguardo i reali benefici delle nuove mode \u201cbiologiche\u201d (anche se abbiamo visto che un cibo difficilmente sar\u00e0 realmente \u2018biologico\u2019, dato che molte colture hanno subito notevoli trasformazioni nel corso dei secoli), denominazione che altro non sembra riproporre idillicamente, con un tocco di romanticismo, quel \u201critorno alla terra\u201d squisitamente arcadico, che pi\u00f9 volte nella storia era tornato a denunciare gli eccessi dell\u2019industria capitalistica, ma di fatto inattuabile. Al contrario \u00e8 impossibile al giorno d\u2019oggi non avvalersi delle nuove scoperte della biologia per far fronte con ragionevolezza, come suggeriscono Flandrin e Montanari, ai proponi che il fenomeno globale ci porta a fronteggiare quotidianamente. Un esempio di esperienza, forse considerabile un suggerimento per risolvere alcuni problemi legati proprio alla crisi qualit\u00e0 e dell\u2019identit\u00e0 che abbiamo visto essere orami inscindibile, che mi ha fatto inoltre molto piacere scoprire sfogliando il web, \u00e8 ricavata da \u201cil Foglio\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La propongo in conclusione di questo elaborato e per cercare di dare una qualche \u201cconcretezza\u201d alle precedenti riflessioni. Questo articolo tratta dell\u2019esperienza lavorativa di Roberto Brazzale, imprenditore vicentino alla guida dell\u2019azienda che produce il \u201cGran Moravia\u201d. Come afferma l\u2019articolo: \u201cuno dei suoi dati di partenza \u00e8 che, sul piano alimentare, l\u2019Italia \u00e8 strutturalmente deficitaria: costretta per forza di cose a importare in ragione di un rapporto tra popolazione e terreni agricoli che \u00e8 assai pi\u00f9 basso, per esempio, di quello della Spagna o della Francia. Se non si ricorresse al cibo prodotto altrove, non si potrebbe nutrire tutti. L\u2019invito a \u2018mangiare solo italiano\u2019 \u00e8 quindi un semplice slogan: e come ogni slogan vale quel che vale.\u201d. Brazzale intervenendo nell\u2019intervista propone per cui di \u201cintercettare la gestione dei flussi di import di cui abbiamo vitale necessit\u00e0, gestendoli in proprio anzich\u00e9 lasciandoli gestire da altri, in Italia e fuori, risalendo nella catena del prodotto fino a governare i processi produttivi delle materie prime fuori confine.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma Brazzale sembra tradire il \u201cprotezionismo all\u2019italiana\u201d e piuttosto che competere sui mercati globali, richiede l\u2019aiuto dell\u2019Europa stessa per tutelare i propri marchi nazionali e massimizzare le vendite che \u201criescono ad estrarre dai loro \u2018prodotti di qualit\u00e0\u2019. [\u2026] Realizzare in Repubblica Ceca il Gran Moravia conduce a cogliere in positivo due sfide: \u2018Significa produrre con le nostre aziende e poi importare in Italia quello che altrimenti farebbero altri; e significa mettere a frutto il prestigio della nostra tradizione alimentare e reagire dinanzi all\u2019Italian sounding non in termini difensivi, ma come leva di notoriet\u00e0 e viatico per le produzioni degli italiani.\u201d Brazzale adotta inoltre un particolare punto di vista di produzione industriale molto affine al nostro ragionamento: \u201cL\u2019idea \u00e8 che una vera conoscenza, un po\u2019 alla volta, possa prendere il posto delle semplificazioni fumose di quanti parlano costantemente di \u2018bio\u2019 o \u2018dop\u2019 e poi non sanno specificare davvero cosa vi sia dietro queste formule alla moda. La battaglia culturale condotta da Brazzale per un\u2019\u2019economia agroindustriale\u2019 pi\u00f9 dinamica \u00e8 stata spesso occasione di conflitto con i sindacati\u201d, infatti Brazzale rimprovera l\u2019Italia di non essere oggi un paese adatto per gli imprenditori, cos\u00ec come accusa inoltre anche l\u2019Europa di continuare anch\u2019essa a muoversi nella posizione opposta: \u201cL\u2019invenzione dell\u2019euro poggiava su un progetto politico irragionevole, che implicava la costruzione di un uomo europeo omogeneo che, per fortuna, non esister\u00e0 mai. Invece che lasciare competere le realt\u00e0 locali e anzi responsabilizzarle maggiormente attraverso la variabilit\u00e0 del cambio, lasciando a ognuna di esse il compito di far quadrare i propri conti, ci si dirige verso una sorta di Europa-stato che tutti tassa, tutti finanzia, tutto controlla. L\u2019ennesimo errore fatale dell\u2019ennesima ideologia partorita dagli europei.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/qualita-e-identita-nel-mondo-globalizzato\/\">http:\/\/www.aldogiannuli.it\/qualita-e-identita-nel-mondo-globalizzato\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALDO GIANNULI (Andrea Pentimone) &nbsp; In questo anno accademico i miei studenti hanno prodotto degli elaborati individuali di cui alcuni di qualit\u00e0 decisamente apprezzabile, per cui mi sembra giusto pubblicare i lavori migliori su questo sito, sia per il loro contenuto informativo che per dimostrare una cosa che dico da tempo: questi ventenni promettono molto bene, a differenza degli attuali Tq (trenta-quarantenni) che si sono rivelati tremendamente deludenti (e vedi che classe politica hanno&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":17425,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/giannuli.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-bn8","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43718"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=43718"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43718\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":43722,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43718\/revisions\/43722"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17425"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=43718"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=43718"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=43718"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}