{"id":43733,"date":"2018-07-07T10:00:34","date_gmt":"2018-07-07T08:00:34","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43733"},"modified":"2018-07-07T08:13:28","modified_gmt":"2018-07-07T06:13:28","slug":"decreto-dignita-e-lotta-alla-precarizzazione-la-sfida-del-governo-gialloverde","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43733","title":{"rendered":"Decreto Dignit\u00e0 e lotta alla precarizzazione: la sfida del governo gialloverde"},"content":{"rendered":"<p><strong>di OLTRELALINEA (Alessio Mannino)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non facciamo gli schifiltosi: il Decreto Dignit\u00e0 del grillino Di Maio \u00e8 gi\u00e0 qualcosa, rispetto al grigio su grigio del politicume liberal-liberista di tutti i governi conosciuti a nostra memoria fino ad ora. Ha il merito, che \u00e8 un po\u2019 il segno distintivo della temporanea alleanza \u201cpopulista\u201d Lega-M5S, di cambiare per l\u2019appunto rotta rispetto al passato, rovesciando sul fronte del lavoro il corso obbligato sotto dettatura, nello specifico, dei padroni e padroncini del vapore: basta col rassegnarsi alla precarizzazione occupazionale e alla delocalizzazione industriale, due colonne del sistema anti-etico, apolide, senz\u2019anima e disumanizzante che \u00e8 l\u2019odierno \u201ccapitalismo assoluto\u201d (Preve).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia nel merito tecnico, \u00e8 poca roba: i contratti iperprecari di \u201csomministrazione\u201d non avranno pi\u00f9 di 4 proroghe per non pi\u00f9 di 36 mesi, quelli a termine potranno durare un anno, e per essere rinnovati per un\u2019altra annualit\u00e0 ci vorranno causali credibili e con un piccolo costo in pi\u00f9 per le aziende, gli imprenditori che spostano le fabbriche all\u2019estero saranno multati se prima avranno usufruito di benefici pubblici, e infine, un pallino pentastellato, pene severe e salate per chi pubblicizza il gioco d\u2019azzardo. Un provvedimento un po\u2019 omnibus e un po\u2019 no, che non tocca alla radice la logica del Job\u2019s Act (la contrattazione \u201ca tutele crescenti\u201d, cio\u00e8 che porta in progressione alla fatidica assunzione a tempo indeterminato), ma che si limita a dare una stretta sui paletti e disincentivare la desertificazione produttiva. Tutto qui, in fondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tanto \u00e8 bastato, naturalmente, perch\u00e9 quella lobby ormai sfigata \u2013 ma ancora ossequiata, pfff \u2013 di Confindustria e categorie affini gridasse alla catastrofe, alla fine del mondo, al pauperismo. Chiss\u00e0 quali irrefrenabili urla di dolore e orrore usciranno da quelle boccucce indignate quando verr\u00e0 il momento del cosiddetto reddito di cittadinanza, il redde rationem per il Movimento 5 Stelle (e per la tenuta del \u201ccontratto\u201d gialloverde). Sar\u00e0 quella, la svolta. Ammesso, e non concesso, che svolta sia.<br \/>\nQuel che si sa a tutt\u2019oggi \u00e8 che consister\u00e0 in un assegno di mensile di 780 euro a tutti i cittadini privi di lavoro che nel frattempo seguano corsi di formazione per ricevere proposte di lavoro per un massimo di tre, non accettando nessuna delle quali si perde il diritto all\u2019assistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di fatto un sussidio di disoccupazione (ancor pi\u00f9 precisamente, un \u00abreddito minimo condizionato\u00bb, copyright l\u2019economista Pasquale Tridico, vicino ai 5 Stelle), da abbinare al salario minimo, del costo stimato di 17 miliardi di euro, compresi 2,1 miliardi di spesa per la riorganizzazione, o sarebbe meglio dire costruzione quasi da zero della colabrodosa e inadeguata macchina dei centri pubblici per l\u2019impiego. Una misura assistenziale, come si vede, che fra l\u2019altro si prevede come integrazione alle miserande pensioni minime, ma in nessun modo universale come invece prevede il modello teorico del reddito di base (basic income), che equivarrebbe a elargire tot denaro a ciascun individuo a prescindere da patrimonio e status lavorativo, a ricchi e a poveri, a occupati e disoccupati. Una prospettiva politicamente impossibile, in un\u2019Italia in cui persino un intervento tutto sommato banale di sostanziale flexicurity alla danese, com\u2019\u00e8 il reddito di cittadinanza \u00e0 la Di Maio, scatena accuse demenziali di alimentare il fannullonismo nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il giusto e il sacrosanto, almeno a parere di chi scrive, sta nel cuore ideale di un reddito connesso al solo fatto in s\u00e9 di essere cittadino di uno Stato: poter vivere dignitosamente. E\u2019 questa, e soltanto questa, la stabilit\u00e0 a cui un membro della comunit\u00e0 in quanto tale deve avere accesso come diritto. Non \u00e8 il lavoro, inteso come impiego, il bene supremo. Ma la dignit\u00e0. Che \u00e8 data dalla cittadinanza, ipso facto. Altrimenti che senso avrebbe il dovere di solidariet\u00e0 fra concittadini? Andrebbe a farsi benedire alla fonte battesimale del cosmopolitismo marcio, quello per cui siamo tutti \u201cuguali\u201d nel mondo: uguali perch\u00e9 uomini-merci, bestiame da produzione, pezzi interscambiabili sul mercato globale dell\u2019umanit\u00e0 ridotta a statistica e indice di crescita economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E allora che il singolo occupato sia \u201cflessibile\u201d, importa relativamente. Quel che va stroncata \u00e8 la precariet\u00e0 esistenziale, cio\u00e8 la condizione di disagio, stress, infelicit\u00e0 e a volte disperazione che la mancanza di certezze sulla propria serenit\u00e0 materiale si porta dietro, causa la corrispondente assenza di sicurezza sociale. Di qui la necessit\u00e0 \u2013 doverosa, in un concetto di Stato come comunit\u00e0 \u2013 di sussistenza in caso di cadute nel vuoto. Non a pioggia: fanno bene i grillini a circoscriverlo ad un attivo reinserimento individuale nel mondo lavorativo. Ma che ci voglia, che sia una conseguenza di un ritrovato sentimento di Giustizia (scusate la maiuscola, ma qua ci sta), per chi sia schierato dalla parte di un umanesimo tutto da riconquistare, a mio avviso non ci piove.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A meno di non continuare a considerare il Lavoro un totem e un tab\u00f9 (\u00abLa Repubblica fondata sul lavoro\u00bb: ma va l\u00e0), anzich\u00e9 tornare a prenderlo per il verso che merita: come un mezzo per l\u2019autodeterminazione, una delle varie funzioni con cui un uomo o una donna bennati realizzano s\u00e9 stessi e si fanno posto nel fugace passaggio su questa Terra. E non ci si venga a parlare di coperture finanziarie, per piacere: siamo forse nella prima era storica in cui sono disponibili abbastanza risorse per provvedere ai bisogni di tutti, e questi spettrali Stati appecoronati agli speculatori della finanza, i soldini li escono (700 miliardi di dollari nel 2008 dagli Usa, diventati poi, fra le nostre bestemmie, 5 mila miliardi nel 2015) se e quando si tratta di salvare le banche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Senza tema di esagerazione, la sfida che possiamo definire epocale \u00e8 di rimettere in cima alle priorit\u00e0 la Vita sull\u2019Economia. E, ci perdonino i testoni fondamentalisti di sinistra, ce ne frega zero se \u00e8 un\u2019impostazione condivisa dai neo-liberali di von Hayek, dai riformisti pentastellati o dai socialdemocratici finlandesi: quel che conta, il centro del problema, \u00e8 il Tempo liberato, come lo chiama con felice espressione Beppe Grillo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Perci\u00f2 un \u201creddito di dignit\u00e0\u201d andrebbe divinamente di pari passo con una riduzione dell\u2019orario di lavoro (lavorare tutti per lavorare meno, girando al contrario uno delle poche idee intelligenti del peraltro truffaldino Sessantotto) e con un tetto ragionevole ai guadagni irragionevoli (a che serve portarsi nella tomba montagne di quattrini, o farli ereditare senza virt\u00f9 a figli senza merito, o sfondarsi di lussi, mentre tanti, troppi talenti e capacit\u00e0 strisciano nella semi-indigenza e nella frustrazione proletarizzata?).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Socialismo o barbarie, si sloganizzava una volta. Concepito come redistribuzione equa e mirata per la liberazione dal ricatto del lavoro, sottoscriviamo anche oggi. Ancora e sempre. Certo: imbranataggine grillina, eventuali veti leghisti e soprattutto Eurocrazia permettendo, si capisce.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/www.oltrelalinea.news\/2018\/07\/06\/decreto-dignita-e-lotta-alla-precarizzazione-la-sfida-del-governo-gialloverde\/\">http:\/\/www.oltrelalinea.news\/2018\/07\/06\/decreto-dignita-e-lotta-alla-precarizzazione-la-sfida-del-governo-gialloverde\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OLTRELALINEA (Alessio Mannino) &nbsp; &nbsp; Non facciamo gli schifiltosi: il Decreto Dignit\u00e0 del grillino Di Maio \u00e8 gi\u00e0 qualcosa, rispetto al grigio su grigio del politicume liberal-liberista di tutti i governi conosciuti a nostra memoria fino ad ora. 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