{"id":43735,"date":"2018-07-07T11:30:14","date_gmt":"2018-07-07T09:30:14","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43735"},"modified":"2018-07-07T08:28:54","modified_gmt":"2018-07-07T06:28:54","slug":"le-macerie-della-sinistra-tra-sovranisti-e-neoliberisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43735","title":{"rendered":"Le macerie della sinistra, tra sovranisti e neoliberisti"},"content":{"rendered":"<p><strong>di MEGACHIP (Bruno Montesano)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il voto delle comunali ci restituisce un Paese che continua nella sua discesa a destra. La sinistra si dibatte tra prosecuzione della linea neoliberale e ripensamenti nazionalisti. Intellettuali e movimenti politici radicali non sono esenti da ci\u00f2. Cos\u00ec, mentre i \u201csovranisti\u201d di sinistra di Senso Comune si perdono in richiami alla patria e in tentativi maldestri di risemantizzare il linguaggio del nuovo tempo populista, il governo giallo-verde porta sempre pi\u00f9 in l\u00e0 la provocazione xenofoba, negando fattualmente ogni possibilit\u00e0 di dare un senso altro a idee e pratiche proprie della destra peggiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nSulla pagina Facebook di questo collettivo alfiere del populismo di sinistra, animato da diversi ricercatori universitari \u2013 spesso anche molto bravi -, recentemente \u00e8 uscito un fotomontaggio caricaturale di una prima pagina di Repubblica, con cui si sostiene che il progetto dei liberal cosmopoliti sarebbe quello di svendere il Paese a potenze straniere \u2013 come se le \u00e9lite nazionali fossero invece una garanzia -, di sostituire diritti sociali con diritti civili \u2013 perch\u00e9 evidentemente si crede che i lavoratori siano tutti maschi eterosessuali bianchi \u2013 e di favorire la perdita e la sostituzione della cittadinanza nazionale con quella europea \u2013 identificata con la sottomissione diretta al potere delle odiate \u00e9lite finanziarie e di Bruxelles.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nNel frattempo, alcuni vecchi esponenti della sinistra e del centrosinistra riemergono dalle macerie con nuovi vessilli. Da ultimi Carlo Freccero, che dal situazionismo \u00e8 passato al nazionalismo di sinistra con grande disinvoltura (sublimemente dileggiato da Alessandro dal Lago sul manifesto) e Elio Lannuti, approdato dalla difesa dei consumatori contro il potere delle banche al cospirazionismo della destra radicale accusando le ong di essere al soldo di George Soros e del progetto di sostituzione di popolo, il cosiddetto \u201cPiano Kalergi\u201d di cui parlano, oltre ai vari neofascisti e al pessimo Fusaro, anche alcuni grillini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nSimilmente, tra gli economisti il tema dell\u2019euro ha creato gravi fratture e riassestamenti: l\u2019economista Alberto Bagnai dal manifesto \u00e8 arrivato alla Lega, che lo ha premiato con la presidenza della commissione Finanza al Senato, e per le critiche rivolte alla moneta unica ha attirato le simpatie e il consenso di molti altri economisti \u201cdi sinistra\u201d- a dire il vero da tempo piuttosto nazionalisti- come Sergio Cesaratto o Stefano Fassina di LeU. Questi ultimi, in nome del contrasto dell\u2019euro, sono disposti a chiudere un occhio sulla Flat tax, arrivando all\u2019assurdo logico per cui l\u2019esito dell\u2019avversione alle politiche antipopolari di Bruxelles \u00e8 quello di politiche ancora pi\u00f9 antipopolari ma determinate in sovrana autonomia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nSul lato debole della coalizione di governo, ovvero sui Cinque Stelle, oltre all\u2019esigenza di notare con preoccupazione il grado di rischio insito in una forza al 30% incapace di avere una linea politica indipendente dalla Lega, che pur dovrebbe essere il socio di minoranza, bisogna ancora una volta criticare i troppi che hanno abboccato al nuovismo grillino \u2013 alcuni, magari, dopo esser transitati per quello renziano, in una consumistica ricerca di novit\u00e0 sul mercato politico. Tanti attivisti e militanti della sinistra radicale e non, dopo aver passato la primavera in compagnia del Movimento Cinque Stelle e della peggior destra nazionale contro il progetto renziano di riforma della Costituzione, oggi tacciono. Allora, la riforma fu salutata come un attentato alla democrazia, non senza alcune buone ragioni, ma con troppa disinvoltura nella lettura della fase e nella compagnia scelta, in nome della condivisione del nemico. Oggi, ci si divide tra il terrore per il mostro che si \u00e8 contribuito ad evocare e il silenzio per le sciocchezze in cui si \u00e8 creduto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nAll\u2019interno dell\u2019insofferenza per un orizzonte politico depoliticizzato, schiacciato sulla tecnica neoliberale, unica politica possibile per la destra come per la sinistra, da tanti il Movimento Cinque Stelle \u00e8 stato visto come un\u2019enorme forza potenzialmente emancipatrice, vagamente ambigua, ma positiva in quanto portatrice di alcune battaglie storiche della sinistra di movimento, dall\u2019acqua pubblica al no alla Tav. Certo, erano molto giustizialisti e sovente spuntavano toni xenofobi e nazionalisti (da \u201cl\u2019antifascismo non mi compete\u201d di Grillo, all\u2019accostamento tra topi e migranti nel descrivere Roma, dalle critiche alla gestione del Baobab, fino alla famigerata espressione \u201ctaxi del mare\u201d, usata da Di Maio). Ma questi elementi passavano in secondo piano rispetto al sogno di tirare gi\u00f9 dal governo il centrosinistra neoliberale, da troppo tempo al potere. Passavano in secondo piano anche gli elementi di democrazia interna, di controllo privatistico, di demagogia tecnologica. E cos\u00ec, anche sotto questo benevolo sguardo della sinistra pi\u00f9 attiva, il voto di protesta contro Renzi, da sinistra, non \u00e8 andato n\u00e9 a LeU n\u00e9 a Potere al popolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nDal 4 marzo LeU si dibatte come un animale morente in attesa di capire se nel Pd cambier\u00e0 qualcosa o meno, cos\u00ec da potersi finalmente tornare a dividere. Mdp da un lato, Sinistra Italiana dall\u2019altro (Possibile ha gi\u00e0 abbandonato). Il Pd timidamente inizia ad attaccare su Flat tax e xenofobia, ma sorge spontaneo chiedersi con quale coerenza ci\u00f2 avvenga. Mirabile esempio della miseria della sinistra istituzionale veniva offerto da Repubblica il 5 giugno di quest\u2019anno. La tesi del quotidiano era che i giallo-bruni vogliano quanto il Pd ha gi\u00e0 fatto: Ape social come temperamento della Fornero, anticipatore della riforma del governo Conte, abbattimento delle tasse sulle imprese come predecessore della Flat tax, Minniti come apristrada per Salvini. Quindi, qualche giorno dopo, si sono rialzati i toni e, con il caso Aquarius e l\u2019uscita sul censimento etnico, da Calabresi a Mauro \u00e8 aumentato il livello dell\u2019attacco al governo. In questo contesto, Martina in un\u2019intervista recente, tra alcune affermazioni condivisibili, non \u00e8 riuscito a risparmiarsi di rivendicare il fatto che il Pd abbia ridotto del 80% gli sbarchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nDal centrosinistra, non giungono autocritiche sulle aperture al nuovo corso xenofobo avviate da vent\u2019anni. Addirittura, Livia Turco, sul manifesto non fa nessun passo indietro sulle politiche adottate precedentemente e indica nel sindacalista ivoriano dell\u2019USB Aboubakar Soumahoro, compagno di Soumayla Sacko nella lotta per l\u2019emancipazione delle campagne calabre dal caporalato, il modello di lotta politica e democratica da avviare. Nonostante questi avesse criticato aspramente la Bossi-Fini, tanto quanto la Turco-Napolitano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nSovranit\u00e0, neoliberismo e i luoghi comuni della sinistra<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nLa china del nazionalismo a sinistra non \u00e8 iniziata oggi, con Minniti. Ma c\u2019\u00e8 una accentuazione, come se l\u2019incapacit\u00e0 di rappresentare gli interessi popolari non potesse che passare per posizioni pi\u00f9 muscolari sulla sicurezza e sulla gestione dei confini, sul recupero della sovranit\u00e0, oggi al centro del dibattito politico mediatico. Ma se non si volesse vedere, ai tempi della finanziarizzazione dell\u2019economia-mondo capitalista, oltre alla dimensione spazialmente incompatibile di una simile categoria, la mistificazione che sottende, si potrebbe guardare alle politiche economiche reali dei nazionalisti. Come sappiamo tutti, l\u2019Europa \u00e8 scossa da forze che dichiarano di voler difendere il popolo \u2013 anche al costo di istituire democrazie illiberali, come afferma lo stesso Viktor Orb\u00e1n \u2013 contro migranti ed \u00e9lite, a volte solo politiche, altre anche economiche ma straniere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nCi\u00f2 che per\u00f2 non si tiene nel discorso e nella realt\u00e0 \u00e8 che queste forze praticano politiche fortemente neoliberali, in particolare in tema di fisco e welfare, assolutamente contrarie alla redistribuzione. Da Kurtz in Austria, a Putin, a Trump e Salvini, il regime fiscale che si vuole introdurre, o che si \u00e8 gi\u00e0 stabilito, \u00e8 strutturato in maniera tale da redistribuire ricchezza dal basso verso l\u2019alto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nLa difesa del popolo \u00e8 articolata quindi come attacco retorico a un nemico esterno, che da triplice \u2013 banchiere, politico e migrante \u2013 viene ridotto a migrante, in quanto pi\u00f9 vulnerabile e facilmente attaccabile. La dinamica ha sicuramente a che fare con la perdita della capacit\u00e0 di incidere sull\u2019economia da parte della politica e sulla necessit\u00e0 di forme di intervento spettacolari, che le diano un contenuto, altrimenti apparentemente inutile. Ma al netto di quanto gi\u00e0 Marx diceva sul rapporto tra le due sfere, in tempi pi\u00f9 recenti torna utile leggere Saskia Sassen sulle trasformazioni e le riconfigurazioni del potere ai tempi della globalizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nI mercati sono diventati globali non per un assalto portato dai mercati alla sovranit\u00e0 statuale, spazio dove si dava il compromesso fordista-keynesiano tra capitale e lavoro, ma per un\u2019autonoma scelta della politica \u2013 dei governi, dei parlamenti \u2013 di modificare la geometria del potere nello spazio globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nTra l\u2019altro non \u00e8 neanche vero che globalizzazione coincida con le mere delocalizzazioni produttive. Il vero nodo riguarda cosa si delocalizza e cosa si rilocalizza e come si sovrappongono i piani spaziali e temporali nella complessificazione dei rapporti di potere politico ed economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nLe citt\u00e0 globali ci parlano di questo \u2013 di una potente rilocalizzazione di competenza ad alta intensit\u00e0 tecnologica, innovativa, decisionale -, mostrando ancora una volta l\u2019insufficienza dello spazio nazionale nel contrastare le dinamiche dell\u2019attuale fase capitalista. Anche su questo a sinistra si potrebbe fare autocritica. Negli anni dell\u2019austerity, molto si \u00e8 insistito sulla possibilit\u00e0 di decidere, sulla volont\u00e0 popolare mortificata. Ma forse gi\u00e0 allora bisognava articolare meglio il legame che corre tra popolo, sovranit\u00e0 e decisione democratica. Si immaginava un popolo omogeneamente vessato, una sovranit\u00e0 unilateralmente espropriata e una decisione democratica, da ristabilire dal basso, e\/o con la mediazione della societ\u00e0 civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nRispetto al popolo, \u00e8 utile ripetere che esso \u00e8 inteso come gruppo culturalmente o etnicamente omogeneo, fratello dell\u2019idea di nazione, concepito al di l\u00e0 delle differenze di classe. Da questa idea \u00e8 partita la politica razziale e coloniale europea. Un popolo inteso come classi subalterne \u00e8 quanto si cerca di evocare nei diversi discorsi populisti, ma in Europa, essendo al di qua della linea coloniale, il senso non pu\u00f2 che essere ambiguo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sulla sovranit\u00e0 vale quanto detto rispetto al rapporto tra politica e globalizzazione. Sul piano delle forme politiche, nella critica ai partiti, si idealizzava la societ\u00e0 civile, a volte usata strumentalmente per intendere i movimenti sociali, non si sa perch\u00e9 considerati immuni dalla putrescenza che infetta il campo della sinistra, altre per volgere il momento tecnocratico in una variante progressista e illuminata: intellettuali e professori neoliberali i primi, socialdemocratici e liberali di sinistra i secondi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nInsomma, dalla crisi della democrazia si \u00e8 tentato di uscire prima con la tecnocrazia, ora con il cosiddetto \u201cpopulismo\u201d che della deformata societ\u00e0 civile fa un discreto uso, oltre che dei tecnici neoliberali, come possiamo vedere dalla composizione del governo Conte. E sulla decisionalit\u00e0 democratica dal basso, bisogna ripetere che senza un certo tipo di politicizzazione, nei rapporti di forza dati, l\u2019esito del \u201cripristino\u201d della volont\u00e0 popolare potrebbe non essere dei migliori. Infatti, in questa fase, la volont\u00e0 popolare che ne emergerebbe non coincide con il giusto odio di classe. Le barricate a Gorino o gli attacchi a Tor Sapienza contro un centro di accoglienza non sono forme di attivismo, di partecipazione, per quanto mobilitata dalle destre, finalizzate all\u2019esclusione? E le campagne per il decoro e contro i marginali, a Roma pompate da un sito come Roma fa schifo? Mentre questi fenomeni si manifestavano, parallelamente, si affermava il mito della partecipazione, del tutto dequalificata, elevata a valore in s\u00e9 e per s\u00e9, come se i temi della coscienza e degli strumenti con cui la si manipola fossero temi del passato (e invece con il fiorire delle teorie del complotto abbiamo visto quanto sia allegra l\u2019alternativa all\u2019eterno presente dell\u2019assenza di alternative del neoliberismo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In quest\u2019ottica, rispetto alla ripresa di posizioni precedentemente emarginate nel dibattito pubblico, magari in quanto affiancate ad argomenti complottisti, \u00e8 utile ripensare anche ad alcuni riferimenti intellettuali \u2013 come Noam Chomsky \u2013 che ci hanno abituato a pensare i rapporti internazionali in termini bipolari, come se ci fosse ancora l\u2019Unione Sovietica a fronteggiare gli Stati Uniti. Per questi, nessun\u2019altra potenza globale \u00e8 in azione. Si tratta solo di Stati che difendono legittimamente i propri interessi. Anche se il multipolarismo delle politiche di potenza non pu\u00f2 essere racchiuso in quella griglia, gli \u201cantimperialisti\u201d concepiscono un solo imperialismo, quello Usa e cos\u00ec si schierano con dittatori come Bashar Assad in Siria, minimizzando l\u2019autoritarismo putiniano in quanto, almeno, esterno all\u2019asse atlantico. Il nazionalismo di sinistra oggi passa anche per questi riferimenti internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nAboubakar Soumahoro, il ritorno della politica oltre lo spettacolo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nIn controtendenza rispetto a ci\u00f2, \u00e8 interessante notare come l\u2019Espresso abbia lanciato \u2013 dopo una notevole intervista di \u201cPropaganda live\u201d su La7 \u2013 il sindacalista Aboubakar Soumahoro come l\u2019anti-Salvini con una bella copertina e un inserto su razzismo istituzionale e nazionalismo, a cui \u00e8 seguito un secondo numero, in cui si sono accentuate le critiche al centrosinistra. La sinistra socialdemocratica infatti continua a battere la strada del neoliberalismo e del nazionalismo a tinte chiare, e si potrebbe dire che a quest\u2019ultimi almeno si possa contestare l\u2019ipocrisia, mentre a Salvini o Orb\u00e1n no, essendo l\u2019identit\u00e0 tra discorsi e fatti, completa. L\u2019effetto prodotto nella societ\u00e0 di parole cos\u00ec violente segna un radicale approfondimento delle dinamiche razziste rispetto al periodo Minniti, che pure ha arato il terreno (si pensi agli attacchi razzisti a Caserta al grido di \u201cSalvini, Salvini!\u201d). Certo, c\u2019\u00e8 da diffidare quando i media lanciano un leader. Da tempo viviamo nella societ\u00e0 dello spettacolo, che \u00e8 \u201cil capitale a un tal grado di accumulazione da divenire immagine\u201d (Guy Debord), i fenomeni politici sono determinati in laboratorio, la televisione plasma il consenso e i discorsi diventano sempre pi\u00f9 schematici e brutali. I social amplificano le falsit\u00e0 dando a chi le condivide l\u2019aura dello scopritore di nuovi mondi celati dalle oligarchie del denaro globale. Ma le parole di Soumahoro, oltre a brillare nell\u2019assordante silenzio della sinistra di cui sopra, sono vivificate dalla radicalit\u00e0 di un percorso di lotta reale portato avanti con altri compagni sfruttati nelle campagne d\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nRadicalit\u00e0 utile anche contro i discorsi utilitaristi di certa \u201csinistra\u201d (\u201cse non ci fossero gli immigrati, nessuno andrebbe a prendere i pomodori e le olive\u201d, disse Emma Bonino questo gennaio). E forse sta qui l\u2019antidoto al populismo e al culto del capo: nel riconoscimento di un percorso collettivo di cui Soumahoro rappresenta solo l\u2019emersione mediatica. Cos\u00ec l\u2019emersione di un sindacalista nero, con la galassia di istanze politiche di cui riesce ad essere portavoce, articolando in un solo discorso giustizia sociale, genere e razza appare estremamente avanzata, utile e positiva rispetto al quadro attuale. Ed \u00e8 proprio ci\u00f2 che serve per attaccare \u2013 all\u2019altezza dei tempi \u2013 la nuova egemonia politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nDa quando i cicli di accumulazione si sono basati sul saccheggio di risorse esterne all\u2019Europa, la legittimazione di tale violenza \u00e8 stata fornita dall\u2019idea di \u201crazza\u201d. La nozione di sovranit\u00e0, in Europa e Stati Uniti, agitata anche da certa sinistra nei termini pi\u00f9 deleteri, cerca di disarticolare il rapporto tra razza e capitalismo, agitando un popolo nazionale contro i mercati globali, ma sia i popoli che i mercati non sarebbero tali senza le violenze coloniali con cui si sono formati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nRivolgendosi contro gli usurpatori della capacit\u00e0 decisionale esercitata su scala nazionale \u2013 i mercati, Bruxelles \u2013 per porre fine ad un\u2019ingiustizia, al riparo delle consolatorie classi dirigenti nazionali, ne vorrebbero accentuare altre, quelle che corrono lungo la linea del colore o della redistribuzione al contrario con la Flat tax e l\u2019aumento dell\u2019Iva che tanto piace al \u201cmoderato\u201d, e molto liberista, nuovo ministro dell\u2019Economia Giovanni Tria (si faccia un giro nell\u2019archivio online del Foglio per farsi un\u2019idea).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nSoumahoro in tutte le interviste e gli interventi fatti riesce a tenere insieme questo piano con molta pi\u00f9 efficacia e coerenza di tanti esponenti della sinistra politica. Le leggi dello Stato italiano producono la razza, l\u2019inferiorizzazione del migrante \u00e8 finalizzata alla produzione di vulnerabilit\u00e0 e ricattabilit\u00e0. L\u2019economia italiana, per colmare la carenza di offerta di lavoro in alcuni settori e stabilire condizioni di profitto migliori, strutturalmente richiede forza lavoro debole, senza diritti, fatta filtrare attraverso le frontiere in condizioni di illegalit\u00e0. Pi\u00f9 che di business dell\u2019accoglienza bisognerebbe parlare di business del respingimento, tra esigenze del mercato del lavoro italiano e imprese belliche e del controllo. Quest\u2019ultime fanno miliardi sui droni e le tagliole costruite contro chi attenta al benessere del Nord del mondo, cercando di tenere lontana la cattiva notizia portata da chi fugge dal deserto che l\u2019Europa stessa ha edificato fuori da s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nViviamo il tempo del riassesto del neoliberismo \u201cprogressista\u201d, se \u00e8 accettabile la definizione di Nancy Fraser, in una forma autoritaria globale \u2013 da Trump a Modi, da Duterte all\u2019Europa. La sinistra globale riesce a esprimere qualche forma di risposta con differente intensit\u00e0 in diversi Paesi e continenti. L\u2019Italia \u00e8 tra le eccezioni negative. Nella miseria attuale, mentre il Pd continua imperterrito a sbagliare lungo il tracciato della Terza Via che ha prodotto l\u2019emorragia di voti tra le classi popolari, e la sinistra \u201csocialdemocratica\u201d e radicale \u00e8 ridotta al lumicino dimenandosi nell\u2019inconsistenza, forse la figura e l\u2019impegno di Soumahoro e delle soggettivit\u00e0 migranti possono far riaffiorare utili discorsi offuscati dal dominante rumore di fondo, oltre il quale si pu\u00f2 tornare ad attaccare il cupissimo tempo in cui viviamo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/megachip.globalist.it\/politica-e-beni-comuni\/2018\/07\/05\/le-macerie-della-sinistra-tra-sovranisti-e-neoliberisti-2027426.html\">https:\/\/megachip.globalist.it\/politica-e-beni-comuni\/2018\/07\/05\/le-macerie-della-sinistra-tra-sovranisti-e-neoliberisti-2027426.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MEGACHIP (Bruno Montesano) &nbsp; Il voto delle comunali ci restituisce un Paese che continua nella sua discesa a destra. 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