{"id":43877,"date":"2018-08-05T00:27:08","date_gmt":"2018-08-04T22:27:08","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43877"},"modified":"2018-07-11T19:38:04","modified_gmt":"2018-07-11T17:38:04","slug":"il-carattere-degli-italiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43877","title":{"rendered":"Il carattere degli Italiani"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">di WALTER BARBERIS<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Cosa sia la nazione italiana, chi sia l\u2019italiano, se vi sia un carattere italiano sono interrogativi che forse \u00e8 bene lasciare alla molta letteratura che si \u00e8 esercitata sul tema. Tutt\u2019al pi\u00f9, vale la pena ricordare che quando si tratt\u00f2 di disegnarne un profilo unitario, quando tra la fine del Settecento e il corso dell\u2019Ottocento si avvi\u00f2 il gran movimento che doveva portare gli italiani all\u2019unit\u00e0 politica e istituzionale, molti uomini di pensiero e d\u2019azione dissero la loro. Ovviamente, ciascuno a suo modo, per gettare le fondamenta di un uomo nuovo su quel tanto di antico che ciascuno degli italiani chiamati in causa portava con s\u00e9. Chi li voleva &#8220;arditi&#8221;, chi &#8220;virili&#8221;, o &#8220;frementi&#8221;, senza dubbio di pi\u00f9 alto sentire, meno inoperosi, pusillanimi, ambigui.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Carlo Cattaneo, con grande realismo, li sapeva differenti fra loro, gli italiani, e diversi da altri popoli; e non si faceva scrupolo di dire che non sarebbe stato facile modellare una nazione nuova come se fosse stata di cera. Non a caso si devono proprio a lui le uniche riflessioni non peregrine sul tema di un eventuale federalismo italiano.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Con altri accenti Vincenzo Gioberti dichiarava l&#8217;inesistenza dell&#8217;italiano e segnalava la pluralit\u00e0 come un tornante assai duro da superare per imbastire il discorso unitario: un contro era il &#8220;presupposto&#8221;, il &#8220;desiderio&#8221;, il &#8220;nome&#8221;: altro erano la &#8220;cosa&#8221;, la &#8220;realt\u00e0&#8221;. Come fare a ricomporre l&#8217;Italia che fin l\u00ec era stata s\u00ec &#8220;congiunta di sangue, di religione, di lingua scritta ed illustra; ma divisa di governi, di leggi, d&#8217;istituti, di favella popolare, di costumi, di affetti, di consuetudini&#8221;?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">In effetti, sembrava meno facile che altrove costruire per gli italiani un edificio unitario che oltre ad una cornice giuridica sapesse dare una comune coscienza di s\u00e9 e una condivisa volont\u00e0 di azione. Non era come per gli inglesi che per primi si erano dati un inno nazionale nel 1742, tenuti insieme dall&#8217;insularit\u00e0 e da consuetudini millenarie; n\u00e9 come per i francesi, che la Marsigliese e il tricolore se li erano conquistati rovesciando per s\u00e9 e per gli altri un&#8217;intera epoca; e neppure come per quei popoli sui bordi della grande storia che si contentavano di un modesto profilo autonomo, fatto magari di piccole cose inventate, come il kilt e la cornamusa per gli scozzesi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">La situazione degli italiani era assai pi\u00f9 complicata. Erano diversi, lo dicevano pressoch\u00e9 tutti. La qual cosa era preoccupante, naturalmente, perch\u00e9 dichiarava difficolt\u00e0, impotenza persino: comunque qualcosa di storto, o sfortunato, difficile da rimettere in sesto. Manzoni si lamentava moltissimo di questa opinione diffusa: scriveva al Lamartine che all&#8217;Italia &#8220;non c&#8217;era una parola pi\u00f9 dura da lanciare contro di <em>diversit\u00e0&#8221;<\/em>, poich\u00e9 era chiaro che con quel termine si voleva richiamare &#8220;un lungo passato di disgrazia e umiliazione&#8221;.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Le voci erano molte e di tonalit\u00e0 differente in quel giro d&#8217;anni; sembravano tuttavia accordarsi quando dicevano delle prime soluzioni da adottare per educare gli italiani. Mazzini sopra tutti parlava di rinuncia all&#8217;egoismo individuale. Gioberti di superamento della &#8220;patria municipale&#8221;, dove da sempre &#8220;casa, famiglia, parenti, amici, poderi, traffico, industria, clientele, cariche, reputazione&#8221; erano un tutt&#8217;uno in cui si confondeva ampiamente il bene comune con la pi\u00f9 viscerale difesa del bene proprio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">E a cose fatte, dopo l&#8217;Unit\u00e0, l&#8217;indice puntato di Massimo d&#8217;Azeglio non cambiava direzione: erano lo spirito settario, la ricerca di un tornaconto personale &#8211; le &#8220;dappocapggini e miserie morali&#8221; che erano state <em>ab antico <\/em>la rovina degli italiani &#8211; il vero nemico del &#8220;dovere&#8221;, cio\u00e8 la risposta necessaria a un bisogno generale. Riflettendo sul carattere degli italiani, Benedetto Croce avrebbe detto mezzo secolo dopo: &#8220;Qual \u00e8 il carattere di un popolo? La sua storia, tutta la sua storia, nient&#8217;altro che la sua storia&#8221;.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>[da<\/em> Il bisogno di patria<em>, Einaudi 2004]<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di WALTER BARBERIS Cosa sia la nazione italiana, chi sia l\u2019italiano, se vi sia un carattere italiano sono interrogativi che forse \u00e8 bene lasciare alla molta letteratura che si \u00e8 esercitata sul tema. 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