{"id":43900,"date":"2018-08-01T00:29:58","date_gmt":"2018-07-31T22:29:58","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43900"},"modified":"2018-07-12T00:07:43","modified_gmt":"2018-07-11T22:07:43","slug":"lettera-ad-albertine-thevenon-sulla-condizione-operaia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43900","title":{"rendered":"Ad Albertine Th\u00e9venon sulla condizione operaia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">di SIMONE WEIL<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Cara Albertine,<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">mi ha fatto bene ricevere un rigo da te. Ci sono cose, mi pare, che comprendiamo solo tu e io. Tu vivi ancora; ecco, non puoi sapere come ne sia felice \u2026\u00a0La vita li vende cari i progressi che fa compiere. Quasi sempre a prezzo di dolori intollerabili\u2026\u00a0Quel che mi scrivi della fabbrica m\u2019\u00e8 andato dritto al cuore. E\u2019 quel che sentivo io fin da quando ero piccola. Per questo ho dovuto finire con l\u2019andarci e mi addolorava, prima, che tu non capissi. Ma quando si \u00e8 dentro,\u00a0come \u00e8 diverso!\u00a0Ora, \u00e8 cos\u00ec che sento il problema sociale: una fabbrica, dev\u2019essere quel che \u2026 ho sentito tanto spesso, un luogo dove ci si urta dolorosamente, duramente, ma tuttavia gioiosamente, con la vita vera. Non quel luogo tetro dove non si sa fare altro che ubbidire, spezzare sotto la costrizione tutto quel che c\u2019\u00e8 di umano in noi, piegarsi, lasciarsi abbassare al di sotto delle macchine.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Una volta ho avvertito intensamente, in fabbrica, quel che avevo presentito con te, dal di fuori. Era la mia prima fabbrica. Immaginami davanti a un gran forno, che sputa fiamme e soffi brucianti che mi arroventano il viso. Il fuoco esce da cinque o sei fori situati nella parte inferiore del forno. Io mi metto proprio davanti, per infornare una trentina di grosse bobine di rame che un\u2019operaia italiana, una faccia coraggiosa e aperta, fabbrica accanto a me; quelle bobine sono per il tram e per il metr\u00f2. Devo fare ben attenzione che nessuna delle bobine cada in uno dei buchi, perch\u00e9 vi si fonderebbe; e, per questo, bisogna che mi metta proprio di fronte al fuoco senza che il dolore dei soffi roventi sul viso e del fuoco sulle braccia (ne porto ancora i segni) mi facciano mai fare un movimento sbagliato. Abbasso lo sportello del forno, aspetto qualche minuto, rialzo lo sportello a mezzo di tenaglie, tolgo le bobine ormai rosse, tirandole verso di me con grande sveltezza (altrimenti le ultime comincerebbero a fondere) e facendo anche pi\u00f9 attenzione di prima perch\u00e9 un movimento errato non ne faccia cadere mai una dentro uno dei fori. E poi si ricomincia. Di fronte a me un saldatore, seduto, con gli occhiali blu e la faccia severa, lavora minuziosamente; ogni volta che il dolore mi contrae il viso, mi rivolge un sorriso triste, pieno di simpatia fraterna, che mi fa un bene indicibile.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Dall\u2019altra parte, lavora una squadra di battilastra, intorno a grandi tavoli; lavoro di squadra, compiuto fraternamente, con cura e senza fretta. Lavoro molto qualificato, dove bisogna saper calcolare, leggere disegni complicatissimi, applicare nozioni di geometria descrittiva. Pi\u00f9 lontano, un robusto giovanotto picchia con un maglio su certe\u00a0 sbarre di ferro, facendo un fracasso da fendere il cranio. Tutto ci\u00f2 avviene in un cantuccio in fondo all\u2019officina, dove ci si sente a casa propria, dove il caposquadra e il capo officine, si pu\u00f2 dire, non vengono mai. Ho passato l\u00e0 2 o 3 ore a quattro riprese (ci rimediavo da 7 a 8 franchi all\u2019ora; e questo conta, sai!)<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">La prima volta, dopo un\u2019ora e mezzo, il caldo, la stanchezza, il dolore, m\u2019han fatto perdere il controllo dei movimenti: non riuscivo pi\u00f9 ad abbassare lo sportello del forno. Uno dei battilastra (tutti tipi in gamba) appena se n\u2019\u00e8 accorto si \u00e8 precipitato a farlo in vece mia. Ci ritornerei subito in quell&#8217;angolo d\u2019officina se potessi (o almeno appena avessi riacquistato un po\u2019 di forze).\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Ma questo \u00e8 stato unico, nella mia esperienza di vita di fabbrica. Per me, personalmente, lavorare in fabbrica ha voluto dire, che tutte le ragioni esterne sulle quali si fondavano la coscienza della mia dignit\u00e0 e il rispetto di me stessa, sono state radicalmente spezzate, in due o tre settimane, sotto i colpi di una costrizione brutale e quotidiana. E non credere che ne sia conseguito in me qualche moto di rivolta. No; anzi, al contrario, quel che meno mi aspettavo da me stessa: la docilit\u00e0. Una docilit\u00e0 di rassegnata bestia da soma. mi pareva d\u2019essere nata per aspettare, per ricevere, per eseguire ordini \u2013 di non aver mai fatto altro che questo \u2013 di non dover mai far altro che questo. Non sono fiera di confessarlo.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">\u00c8\u00a0quel genere di sofferenza\u00a0 di cui nessun operaio parla; fa troppo male solo a pensarci. Quando la malattia mi ha costretto a smettere, ho assunto piena coscienza dell\u2019abbassamento nel quale stavo cadendo e mi sono giurata di subire questa esistenza fino al giorno in cui fossi giunta, mio malgrado, a riprendermi. Ho mantenuto la promessa. Lentamente, soffrendo, ho riconquistato, attraverso la schiavit\u00f9, il senso della mia dignit\u00e0 di essere umano, un senso che questa volta non si fondava su nulla di esterno, sempre accompagnato dalla coscienza di non aver diritto a nulla e che in ogni istante libero dalle sofferenze e dalle umiliazioni doveva essere ricevuto come una grazia, come unico risultato di favorevoli circostanze casuali.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Due fattori essenziali entrano in questa schiavit\u00f9: la rapidit\u00e0 e gli ordini.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">La rapidit\u00e0: per \u201cfarcela\u201d bisogna ripetere un movimento dopo l\u2019altro a una cadenza che \u00e8 pi\u00f9 rapida del pensiero e quindi vieta non solo la riflessione, ma persino la fantasticheria. Mettendosi dinnanzi alla macchina, bisogna uccidere la propria anima, i propri pensieri, i sentimenti, tutto per otto ore al giorno. Irritati, tristi o disgustati che si sia, bisogna inghiottire, respingere in fondo a se stessi irritazione, tristezza o disgusto: rallenterebbero la cadenza. Per la gioia, \u00e8 lo stesso.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Gli ordini: dal momento in cui si timbra per l\u2019uscita, si pu\u00f2 ricevere qualsiasi ordine in qualunque momento. E bisogna sempre tacere e obbedire. L\u2019ordine pu\u00f2 essere penoso o pericolosa da eseguire, o anche ineseguibile; oppure due capi possono dare ordini contraddittori; non fa nulla: tacere e piegarsi. Rivolgere la parola a un capo, anche per una cosa indispensabile, anche se \u00e8 una brava persona (le brave persone hanno pure i loro momenti di cattivo umore), vuol dire rischiare di farsi strapazzare. E quando capita, bisogna ancora tacere. Per quanto riguarda i propri impulsi di nervi o di malumore, bisogna tenerseli; non possono tradursi n\u00e9 in parole n\u00e9 in gesti, perch\u00e9 i gesti sono, in ogni momento, determinati dal lavoro. Questa situazione fa s\u00ec che il pensiero si accartocci, si ritragga, come la carne si contrae dinnanzi al bisturi.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Non si pu\u00f2 essere \u201ccoscienti\u201d. Tutto questo, beninteso, riguarda il lavoro non qualificato, soprattutto quello delle donne. E attraverso tutto ci\u00f2, un sorriso, una parola di bont\u00e0, un istante di contatto umano hanno pi\u00f9 valore delle pi\u00f9 devote amicizie fra i privilegiati grandi e piccoli. Solo l\u00e0 si conosce che cos\u2019\u00e8 la fraternit\u00e0 umana. Ma ce n\u2019\u00e8 poca, pochissima.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Quasi sempre le relazioni, anche fra i compagni, riflettono la durezza che, l\u00e0 dentro, domina su tutto&#8230; Volevo dirti anche questo: il passaggio da quella vita cos\u00ec dura alla mia vita attuale, sento mi corrompe. Capisco ora cosa succeda ad un operaio che diventa funzionario sindacale. Reagisco quanto posso. Se mi lasciassi andare, dimenticherei tutto, m\u2019installerei nei miei privilegi senza voler pensare che sono privilegi. Sta tranquilla, non mi lascio andare. A parte questo, in quella esistenza ci ho lasciato la mia allegria, ne serbo in cuore un\u2019amarezza incancellabile. E tuttavia, sono felice di averla vissuta\u2026<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\"><em>[da<\/em>\u00a0La condizione operaia<em>, 1951]<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SIMONE WEIL Cara Albertine, mi ha fatto bene ricevere un rigo da te. Ci sono cose, mi pare, che comprendiamo solo tu e io. Tu vivi ancora; ecco, non puoi sapere come ne sia felice \u2026\u00a0La vita li vende cari i progressi che fa compiere. Quasi sempre a prezzo di dolori intollerabili\u2026\u00a0Quel che mi scrivi della fabbrica m\u2019\u00e8 andato dritto al cuore. E\u2019 quel che sentivo io fin da quando ero piccola. Per questo&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":43910,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[176,6],"tags":[6165,6164,6166,4810],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Simone_Weil_05.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-bq4","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43900"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=43900"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43900\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":43912,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43900\/revisions\/43912"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/43910"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=43900"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=43900"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=43900"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}