{"id":43918,"date":"2018-07-15T08:30:09","date_gmt":"2018-07-15T06:30:09","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43918"},"modified":"2018-07-12T15:43:09","modified_gmt":"2018-07-12T13:43:09","slug":"industria-italiana-qual-e-la-causa-del-declino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43918","title":{"rendered":"Industria italiana: qual \u00e8 la causa del declino?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di ECONOMIA POLITICA (Domenico Moro)<\/strong><\/p>\n<div class=\"td-post-featured-image\"><a class=\"td-modal-image\" href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/industria.jpg\" data-caption=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"entry-thumb\" title=\"industria\" src=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/industria-640x541.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"541\" \/><\/a><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi anni si sono formate due opinioni contrapposte sulle cause della decadenza economica e industriale italiana. Schematizzando drasticamente, una <strong>(a)<\/strong> riconduce tali cause all\u2019integrazione economica e valutaria europea (Uem),<strong> (b)<\/strong> l\u2019altra assolve quest\u2019ultima, escludendo di conseguenza l\u2019utilit\u00e0 di una uscita del nostro Paese dall\u2019euro e dalla Ue. Secondo quest\u2019ultima visione il declino italiano sarebbe imputabile esclusivamente alla mancanza di una politica industriale, collegata alla fragilit\u00e0 della struttura industriale italiana, caratterizzata da imprese nane, poco orientate all\u2019export, scarsamente innovative e concentrate in settori produttivi maturi (agroalimentare, turismo, beni di lusso).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il declino italiano, tempi e cifre<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il primo aspetto da chiarire \u00e8 se e in quale misura il declino italiano, nel Pil e nella manifattura, si sia manifestato nel periodo precedente all\u2019introduzione dell\u2019<a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/euro\/\">euro<\/a> nel 2002.<\/strong> La dinamica del Pil non denota una marcata tendenza al declino, almeno in confronto alla Germania e alla Ue, prima dell\u2019euro (Fig.1). La crescita media annua dell\u2019Italia tra 1995 e 2007 \u00e8 analoga a quella della Germania (1,5% contro 1,6%), mentre \u00e8 inferiore, ma non di molto, rispetto a quella della Ue tra 1995 e 2001 (1,7% contro 2,4%). La divergenza tra l\u2019Italia, da una parte, e la Ue e soprattutto la Germania, dall\u2019altra, inizia dopo l\u2019introduzione dell\u2019euro, accelera con lo scoppio della crisi nel 2007-2008, ma si approfondisce solamente a partire dal 2011. Ad ogni modo, tra 2007 e 2017, l\u2019Italia decresce mediamente per anno dello 0,6%, mentre la Ue cresce dello 0,8% e la Germania dell\u20191,2%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fig. 1 \u2013 Andamento del Pil di Italia, Germania, e Ue (2010=100, dati a prezzi concatenati; 1995-2017)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Fig.1moro.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8675\" src=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Fig.1moro.jpg\" alt=\"Fig.1moro\" width=\"565\" height=\"268\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fonte: database Eurostat<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La divergenza successiva al 2011 fu dovuta all\u2019impossibilit\u00e0, di fronte alla maggiore crisi dal dopo guerra, a manovrare sui tassi di cambio e sui tassi d\u2019interesse<\/strong>, e all\u2019imposizione di <strong>una rigidissima austerit\u00e0<\/strong> da parte del governo di Mario Monti e di quelli successivi, in ottemperanza ai trattati europei ed in particolare al <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/fiscal-compact\/\">Fiscal compact<\/a>. Inoltre, il regime di cambi fissi introdotto con l\u2019euro ha favorito la Germania \u2013 che ha registrato una sottovalutazione del tasso reale di cambio nel 2014 tra il 5% e il 15%<a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/industria-italiana-qual-e-la-causa-della-declino\/#_edn1\" name=\"_ednref1\">[i]<\/a> \u2013\u00a0 spingendone le esportazioni. L\u2019Italia, invece, ne \u00e8 stata svantaggiata, e ha dovuto procedere a una drastica contrazione della sua base produttiva e occupazionale e alla riduzione del costo del lavoro per poter recuperare competitivit\u00e0 nelle esportazioni. Sono state proprio la forte ristrutturazione e l\u2019austerity, combinate insieme, a deprimere pesantemente il mercato interno, che a sua volta ha inciso sul crollo del Pil dopo il 2011.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fig. 2 \u2013 Performance relativa di industria e manifattura italiana su quella tedesca (valore aggiunto a prezzi costanti italiano in% quello tedesco)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Fig.2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8676\" src=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Fig.2.jpg\" alt=\"Fig.2\" width=\"578\" height=\"280\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fonte: database Unctad<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, se osserviamo la performance relativa della manifattura italiana nei confronti di quella tedesca, <strong>l\u2019impatto negativo dei cambi fissi, sebbene sia stato pi\u00f9 marcato dopo la crisi, appare evidente anche in precedenza<\/strong> (Fig.2). L\u2019incidenza del valore aggiunto italiano su quello tedesco cresce quasi ininterrottamente dal 1970 (31%) fino al 1997 (57,5%), anno in cui il cambio della lira verso il marco viene portato ai livelli che saranno fissati con l\u2019euro. Dopo il 1997 inizia il declino, che porta l\u2019incidenza della manifattura italiana su quella tedesca a livelli non molto superiori a quelli del 1970 (38,3%). Quanto abbiano pesato i cambi fissi sui livelli di produzione della manifattura \u00e8 evidente dal confronto con l\u2019industria, che cresce fino al 2005, subendo un vero e proprio crollo solo a partire dal 2010. Infatti, nell\u2019industria hanno un peso importante le costruzioni, che non hanno risentito dell\u2019introduzione dei cambi fissi, perch\u00e9, a differenza della manifattura, non sono rivolte all\u2019export. Le costruzioni, invece, hanno risentito del crollo del mercato interno, dovuto soprattutto alla brusca riduzione degli investimenti pubblici, imposti dalla Ue. Infatti, si pu\u00f2 osservare come la curva dell\u2019industria declini bruscamente a partire dal 2010-2011.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fig. 3 \u2013 Andamento degli investimenti fissi lordi Italia, Germania e Ue (2010=100; dati a prezzi concatenati; 1995-2017)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/fig.31.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8677\" src=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/fig.31.jpg\" alt=\"fig.3\" width=\"566\" height=\"268\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fonte: database Eurostat<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019impatto combinato sull\u2019Italia della ristrutturazione del sistema produttivo e del venire meno dello stimolo della spesa pubblica risulta evidente anche nel divario, creatosi dopo il 2010, tra gli investimenti fissi di Germania e Ue, da una parte, e dell\u2019Italia, dall\u2019altra parte, che \u00e8 ancora pi\u00f9 marcato di quello osservabile nel Pil (Fig. 3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fig. 4 \u2013 Andamento della spesa pubblica di Italia, Germania e Ue (2010=100, valori nominali, 1995-2016)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/fig.42.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8678\" src=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/fig.42.jpg\" alt=\"fig.4\" width=\"582\" height=\"268\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fonte: database Eurostat<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Del resto, la spesa pubblica italiana risulta congelata durante tutto il periodo successivo allo scoppio della crisi<\/strong> (Fig. 4). La crescita media annua della spesa pubblica italiana passa dal 4,1% del periodo 1995-2007 all\u20191,1% del periodo 2007-2017. Ci\u00f2 significa che, considerando l\u2019inflazione, la spesa rimane in termini reali quantomeno ferma ai livelli pre-crisi. Viceversa la crescita della spesa pubblica tedesca aumenta dal -0,1% al 2,9%, mentre quella francese rallenta ma in modo molto pi\u00f9 ridotto dell\u2019Italia, dal 3,6% al 2,4%<a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/industria-italiana-qual-e-la-causa-della-declino\/#_edn2\" name=\"_ednref2\">[ii]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019euro \u2013 cio\u00e8 i cambi fissi e l\u2019alienazione alla Bce dell\u2019emissione di liquidit\u00e0 e della determinazione dei tassi di interesse \u2013 nonch\u00e9 i vincoli imposti al bilancio pubblico dai trattati europei rendono rigida una economia e incapace della necessaria flessibilit\u00e0 in caso di shock esterni, come \u00e8 avvenuto proprio dopo il 2007-2011 nell\u2019area euro in occasione di una crisi globale. Tale rigidit\u00e0 strutturale si manifesta inevitabilmente proprio in concomitanza con lo scoppio di crisi strutturali, portando alla deflazione salariale e alla drastica contrazione della base produttiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mancanza di politica industriale, c\u2019entra qualcosa la Uem?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quanto detto sopra non significa che l\u2019Italia non sconti la mancanza di una <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/politica-industriale\/\">politica industriale<\/a> da prima che l\u2019euro venisse introdotto<\/strong>. Dobbiamo, per\u00f2, considerare che l\u2019indirizzo di politica economica dei governi italiani \u00e8 stato condizionato dal \u201cvincolo esterno\u201d europeo (privatizzazioni comprese) sin dagli anni \u201980 e \u201990, prima mediante lo Sme e poi con l\u2019obiettivo di realizzare le condizioni per poter entrare nella moneta unica. <em>Ma la domanda giusta da farsi \u00e8 un\u2019altra: \u00e8 possibile, all\u2019interno dell\u2019euro, mettere in pratica una politica industriale, soprattutto se questa \u00e8 basata sul ruolo centrale del pubblico e sulle specificit\u00e0 di un singolo Stato? La risposta non pu\u00f2 che essere negativa<\/em>. Senza la possibilit\u00e0 di utilizzare gli strumenti di politica monetaria, alienati alla Bce, non \u00e8 possibile sviluppare una politica economica, tantomeno una politica di massiccio intervento pubblico, che, fra l\u2019altro entrerebbero in contrasto anche con l\u2019articolo 107 sugli aiuti di stato del Trattato sul funzionamento dell\u2019Ue (TFUE). Del resto, la politica economica dei singoli stati \u00e8 di competenza dell\u2019Unione, come stabilito all\u2019articolo 119 del TFUE:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L\u2019azione degli Stati membri e dell\u2019Unione comprende, alle condizioni dei trattati,\u00a0 l\u2019adozione di una politica economica che \u00e8 fondata sullo stretto coordinamento delle politiche economiche degli stati membri (\u2026). Parallelamente, alle condizioni e secondo le procedure previste dai trattati, questa azione [quella di definire una politica economica] <\/em>comprende una moneta unica, l\u2019euro, nonch\u00e9 la definizione di una politica monetaria e di cambio uniche che abbiano l\u2019obiettivo principale di mantenere stabili i prezzi <em>(\u2026). Queste azioni dell\u2019Unione e degli stati membri implicano il rispetto dei seguenti principi direttivi: prezzi stabili, finanze pubbliche e condizioni monetarie sane affinch\u00e9 la bilancia dei pagamenti sia sostenibile.\u201d<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La fragilit\u00e0 industriale italiana\u00a0 e l\u2019euro <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019economia e le imprese italiane certamente presentano delle fragilit\u00e0, soprattutto nei confronti della<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/germania\/\">Germania<\/a>, che nella manifattura ha oltre 4mila imprese sopra i 250 addetti, contro le 1200 italiane, le cui dimensioni medie per valore aggiunto sono appena il 70% delle tedesche<a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/industria-italiana-qual-e-la-causa-della-declino\/#_edn3\" name=\"_ednref3\">[iii]<\/a>. Ma l\u2019economia e la manifattura italiane sono davvero cos\u00ec fragili? \u00c8 vero che le imprese italiane non esportano? La verit\u00e0 \u00e8 che la bilancia commerciale italiana realizza surplus crescenti dal 2012, mentre quelle di Francia, Spagna e Regno Unito sono sempre in deficit. Il surplus commerciale italiano nel 2017 \u00e8 in valore assoluto il terzo della Ue (dopo quello tedesco e quello dei Paesi Bassi, che per\u00f2 \u00e8 gonfiato dalle riesportazioni, soprattutto tedesche, dal porto di Rotterdam). Il valore dell\u2019export italiano sul Pil \u00e8 passato dal 27,4% del 2007 al 30% del 2016; il suo incremento medio annuo tra 2002 e 2017 \u00e8 del 3,2%, cio\u00e8 oltre il doppio di quello francese, in particolare la sua crescita tra 2009 e 2017 raggiunge il 4,9% annuo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Altra questione: l\u2019Italia ha bisogno della Uem e della Ue mentre la Germania ne ha molto meno bisogno, avendo sostituito l\u2019export intra-Ue con quello extra-Ue, specialmente verso la Cina?<\/strong> In realt\u00e0, tutti i paesi della Uem hanno diminuito la loro quota di export di beni intra-Ue, a causa del crollo dei mercati domestici, determinata dalla austerity. La quota dell\u2019export intra-Ue sul totale dell\u2019Italia \u00e8 diminuita tra 2002 e 2017 (55,6%) di circa 6 punti percentuali analogamente alla Germania, la cui quota di export intra-Ue per\u00f2 rimane superiore a quella dell\u2019Italia (58,5%). \u00c8 vero che le imprese italiane concentrano la produzione in settori arretrati o comunque tradizionali come l\u2019alimentare e i beni di lusso? Tra 2007 e 2016 il maggiore incremento della produzione di valore aggiunto nel manifatturiero si \u00e8 realizzato nel settore alimentare, in effetti maturo e a bassa tecnologia, ma un forte incremento si \u00e8 registrato anche nei macchinari, a medio-alta tecnologia, e nei settori ad alta tecnologia della chimica, del farmaceutico e della produzione di Pc, strumenti ottici e elettronici. Nell\u2019export la crescita maggiore, tra 2015 e 2016, si registra nel farmaceutico (con una quota sul totale del 5,1%) e nei mezzi di trasporto (11,4%). Il settore pi\u00f9 importante dell\u2019export \u00e8 quello dei macchinari e apparecchi, sia come quota (18,2%), sia come contributo al surplus commerciale (48 miliardi di euro su circa 51 totali nel 2016), non certo l\u2019alimentare, che raggiunge una quota del 7,6%<a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/industria-italiana-qual-e-la-causa-della-declino\/#_edn4\" name=\"_ednref4\">[iv]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soprattutto, bisognerebbe chiedersi se e come l\u2019introduzione dell\u2019euro ha aiutato a affrontare le fragilit\u00e0, vere o presunte, della struttura delle imprese italiane. La manifattura (non i servizi) ha raggiunto una maggiore competitivit\u00e0, ma non certo perch\u00e9 l\u2019euro ha permesso di far ricorso, attraverso l\u2019eliminazione delle svalutazioni competitive, a strumenti competitivi pi\u00f9 \u201csani\u201d. La competitivit\u00e0 \u00e8 stata incrementata pi\u00f9 che mediante l\u2019innovazione e la tecnologia, soprattutto mediante una feroce ristrutturazione del tessuto imprenditoriale che ha distrutto, insieme al mercato interno, moltissime imprese e posti di lavoro. Tra 2008 e 2015, nella manifattura il 15,3% delle imprese (il 22,3% delle piccole imprese) e il 18% dei loro addetti \u00e8 stato eliminato dal mercato, mentre il valore aggiunto \u00e8 rimasto quasi stabile (+0,6%), sebbene solo in termini nominali. In questo modo, cio\u00e8 a causa della espulsione di massa di lavoratori dalla produzione, la produttivit\u00e0 apparente per addetto tra 2007 e 2016 \u00e8 aumentata del 20,6% (pi\u00f9 che in Francia, Spagna e Germania)<a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/industria-italiana-qual-e-la-causa-della-declino\/#_edn5\" name=\"_ednref5\">[v]<\/a>; le dimensioni aziendali \u2013 che vanno viste in termini di valore aggiunto pi\u00f9 che in termini di addetti (dato il peso delle espulsioni dal lavoro e l\u2019aumento dei settori ad alta intensit\u00e0 di capitale) \u2013 delle sopravvissute sono aumentate tra 2008 e 2015 del 18,8%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le esportazioni italiane dipendono solo dalla qualit\u00e0 e non dai costi e quindi dal prezzo? In effetti, alcuni settori hanno persino potuto aumentare i prezzi relativi dell\u2019export, come l\u2019abbigliamento e soprattutto la pelletteria, riducendo la loro quota mondiale. Per\u00f2, i crescenti saldi della bilancia commerciale italiana derivano, oltre che dalla diminuzione della crescita dell\u2019import, a causa della contrazione della capacit\u00e0 di acquisto di famiglie e imprese, dall\u2019incremento della crescita dell\u2019export, a causa dell\u2019aumento della produttivit\u00e0 e della riduzione del costo del lavoro, dovuto alle controriforme del mercato del lavoro e alla realizzazione di un esercito di riserva industriale<a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/industria-italiana-qual-e-la-causa-della-declino\/#_edn6\" name=\"_ednref6\">[vi]<\/a>. Ci\u00f2 ha permesso un aumento della competitivit\u00e0 di prezzo, mediante una riduzione del valore unitario dell\u2019export, il cui indice generale \u00e8 sceso da 201 nel 2008 a 176,5 nel 2016<a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/industria-italiana-qual-e-la-causa-della-declino\/#_edn7\" name=\"_ednref7\">[vii]<\/a>. Il calo \u00e8 pi\u00f9 evidente nel tessile, nell\u2019elettronica (componenti e di consumo), nel chimico-farmaceutico e nei macchinari<a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/industria-italiana-qual-e-la-causa-della-declino\/#_edn8\" name=\"_ednref8\">[viii]<\/a>. Proprio questi ultimi due settori hanno non solo ridotto il loro valore unitario relativo ma lo hanno fatto pi\u00f9 della media Ue, migliorando le loro quote di mercato mondiale e fornendo il maggiore contributo alla formazione e all\u2019ampliamento dei surplus commerciale italiano (Fig. 5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fig. 5 \u2013 Variazione del valore unitario relativo dell\u2019export di Italia e Ue (mondo=1)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/fig.51.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8679\" src=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/fig.51.jpg\" alt=\"fig.5\" width=\"553\" height=\"277\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fonte: ITC, Trade competitiveness map<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, il calo del costo del lavoro ha permesso il miglioramento della redditivit\u00e0 delle imprese sopravvissute. Tra le imprese della manifattura al di sopra dei 250 addetti il margine operativo lordo sul fatturato \u00e8 passato dal 5,8% del 2008 al 7,5% del 2015, rimanendo superiore a quello delle omologhe tedesche<a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/industria-italiana-qual-e-la-causa-della-declino\/#_edn9\" name=\"_ednref9\">[ix]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Euro e crisi dell\u2019accumulazione capitalistica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019euro rappresenta, in questa fase storica e nelle condizioni dell\u2019Europa occidentale, uno strumento decisivo nella riorganizzazione della produzione di profitto. Sergio Marchionne ha individuato le cause della sovraccapacit\u00e0 produttiva dell\u2019industria europea nella resistenza alla eliminazione, durante le crisi precedenti, di imprese e impianti ridondanti<a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/industria-italiana-qual-e-la-causa-della-declino\/#_edn10\" name=\"_ednref10\">[x]<\/a>. Tali resistenze furono favorite dai meccanismi di riequilibrio monetari (ad esempio le svalutazioni) e dall\u2019intervento statale, incluso il welfare, che attut\u00ec l\u2019effetto depressivo dei licenziamenti sul costo del lavoro. Questo discorso vale in particolar modo per l\u2019Italia, in cui l\u2019incidenza di piccole e medie imprese \u00e8 maggiore. In occasione dell\u2019ultima crisi, invece, questi fattori di resistenza alla distruzione di mezzi di produzione e forza lavoro sono stati neutralizzati dall\u2019euro e dall\u2019austerity. L\u2019euro \u00e8 certamente servito a affrontare alcuni limiti competitivi del capitale italiano, ma nel modo sbagliato o, pi\u00f9 precisamente, nel modo che ha favorito lo la ripresa dei profitti dello strato di vertice del capitale, quello di grandi dimensioni e multinazionale, scaricandone i costi sul lavoro salariato e sulle imprese pi\u00f9 piccole o che lavorano sul mercato domestico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019euro ha favorito l\u2019applicazione di tutte quelle misure che storicamente il capitale impiega per contrastare il calo di redditivit\u00e0 degli investimenti<\/strong>:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">la creazione di un <strong>ampio esercito di riserva<\/strong> (disoccupati, precari e sottoccupati);<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>il taglio del salario<\/strong> \u2013 diretto, indiretto (welfare) e differito (pensioni) -;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> l\u2018aumento del saggio di sfruttamento della forza lavoro<\/strong>;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>la centralizzazione dei capitali<\/strong>,\u00a0l\u2019export di merci e investimenti produttivi.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo, per\u00f2, non sarebbe stato realizzabile senza la <strong>modifica dei rapporti di forza fra le classi<\/strong> all\u2019interno dello Stato e quindi senza la rimodulazione del funzionamento dello Stato nazionale mediante la delega di alcune sue funzioni strategiche al livello sovranazionale europeo. In questo modo, l\u2019integrazione europea ha consegnato al capitale una capacit\u00e0 di riorganizzazione dei rapporti sociali complessivi inedita nel periodo successivo alla Seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato \u00e8 la <strong>ripresa dell\u2019accumulazione<\/strong>, almeno per il momento, guidata dallo strato superiore del capitale, quello maggiormente integrato a livello sovrannazionale, al costo, per\u00f2, della maggiore distruzione di capacit\u00e0 produttiva manifatturiera dal \u201929, di una economia nazionale in stagnazione strutturale e in presenza di livelli occupazionali e salariali permanentemente depressi.<\/p>\n<p><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/industria-italiana-qual-e-la-causa-della-declino\/#_ednref1\" name=\"_edn1\">[i]<\/a> Imf, <em>Germany. Country Report<\/em> n. 14\/216, July 2014.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/industria-italiana-qual-e-la-causa-della-declino\/#_ednref2\" name=\"_edn2\">[ii]<\/a> Elaborazioni su dati Eurostat, General government expenditure by function (COFOG).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/industria-italiana-qual-e-la-causa-della-declino\/#_ednref3\" name=\"_edn3\">[iii]<\/a> Elaborazioni su dati Eurostat, Annual enterprise statistics for special aggregates of activities (NACE Rev. 2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/industria-italiana-qual-e-la-causa-della-declino\/#_ednref4\" name=\"_edn4\">[iv]<\/a> Istat, <em>Annuario 2017<\/em>, cap. 15, Tav. 15.2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/industria-italiana-qual-e-la-causa-della-declino\/#_ednref5\" name=\"_edn5\">[v]<\/a> Istat, <em>Rapporto annuale 2018<\/em>, Cap. 1, Fig. 1.31.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/industria-italiana-qual-e-la-causa-della-declino\/#_ednref6\" name=\"_edn6\">[vi]<\/a> Istat, <em>Rapporto sulla competitivit\u00e0 dei settori<\/em>, 2017, p. 6. \u201cA partire dal 2014 si osserva un sostanziale recupero della competitivit\u00e0 di prezzo attraverso il costo del lavoro, favorito anche dai provvedimenti di decontribuzione attuati nel 2015. Ci\u00f2 ha portato a una parziale riduzione del cospicuo differenziale con la Germania accumulato negli anni precedenti. Nell\u2019ultimo biennio, la crescita del valore aggiunto manifatturiero (quasi +5 per cento) \u00e8 stata la pi\u00f9 sostenuta tra le economie Eur4.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/industria-italiana-qual-e-la-causa-della-declino\/#_ednref7\" name=\"_edn7\">[vii]<\/a> Indice 2000=100. Unctad, Merchandise: Trade value, volume, unit value, terms of trade indices and purchasing power index of exports, annual, 1980-2016.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/industria-italiana-qual-e-la-causa-della-declino\/#_ednref8\" name=\"_edn8\">[viii]<\/a> ITC, Trade competitiveness map, Trade performance index, Relative unit value of export.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/industria-italiana-qual-e-la-causa-della-declino\/#_ednref9\" name=\"_edn9\">[ix]<\/a> Eurostat, Industry by employment size class, (Nace Rev.2, B-E).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/industria-italiana-qual-e-la-causa-della-declino\/#_ednref10\" name=\"_edn10\">[x]<\/a> J. Ewing and B. Vlasic, <em>Europe\u2019s auto industry has reached day of reckoning<\/em>, \u201cThe New York Times\u201d, July 25 2012.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fonte:<a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/industria-italiana-qual-e-la-causa-della-declino\/\">http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/industria-italiana-qual-e-la-causa-della-declino\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ECONOMIA POLITICA (Domenico Moro) Negli ultimi anni si sono formate due opinioni contrapposte sulle cause della decadenza economica e industriale italiana. Schematizzando drasticamente, una (a) riconduce tali cause all\u2019integrazione economica e valutaria europea (Uem), (b) l\u2019altra assolve quest\u2019ultima, escludendo di conseguenza l\u2019utilit\u00e0 di una uscita del nostro Paese dall\u2019euro e dalla Ue. 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