{"id":43978,"date":"2018-07-14T10:00:15","date_gmt":"2018-07-14T08:00:15","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43978"},"modified":"2018-07-14T08:11:29","modified_gmt":"2018-07-14T06:11:29","slug":"la-logistica-nel-capitalismo-globale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=43978","title":{"rendered":"La logistica nel capitalismo globale"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRAINRETE (Niccol\u00f2 Cuppini e Mattia Frapporti)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Un dialogo con Giorgio Grappi, Brett Neilson e Ned Rossiter<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u00c8 ormai da diversi anni che Giorgio Grappi, Brett Neilson e Ned Rossiter si occupano di logistica. Tra i primi a considerarla come un elemento centrale per la comprensione del supply chain capitalism contemporaneo, e autori di diversi articoli e saggi sul tema, Grappi, Neilson e Rossiter hanno collaborato anche alla realizzazione di progetti di ricerca tricontinentali quali Transit Labour. Circuits, Regions, Borders e Logistical Worlds. Infrastructures, Software, Labour. Anche grazie ai loro contributi la logistica \u00e8 fuoriuscita dall\u2019ambito prettamente ingegneristico o manageriale entro cui era racchiusa fino a qualche anno fa, presentando una inedita e produttiva prospettiva utile alla comprensione del presente politico globale. Intesa come la \u00abcostituzione materiale della globalizzazione\u00bb, la logistica oggi contribuisce a ridisegnare la mappa geo-politica globale, dando vita a numerose zone economiche speciali, corridoi di flussi, spazi infrastrutturali e molto altro ancora. Alla sua azione empirica e palese, tuttavia, fa da contraltare una opacit\u00e0 che soltanto un\u2019analisi accurata attorno ad essa e alle sue origini pu\u00f2 permettere di dipanare. Questo dialogo vuole essere un piccolo apporto al dibattito, ed \u00e8 stato realizzato in forma di intervista da Niccol\u00f2 Cuppini e Mattia Frapporti, tra i curatori del nuovo numero di Zapruder dedicato alla logistica. \u00c8 stato realizzato a settembre 2016 all\u2019interno della summer school Investigating Logistics, svoltasi a Berlino presso la Humbolt University. La versione originale dell\u2019intervista, in lingua inglese, \u00e8 in corso di pubblicazione su Zapruder World.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center\">***<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci piacerebbe iniziare con una panoramica generale sul perch\u00e9 per voi la logistica rappresenta oggi un punto di vista attraverso il quale \u00e8 possibile analizzare le dinamiche del capitalismo globale. In altre parole: perch\u00e9 la logistica \u00e8 stata per voi e per le vostre ricerche un tema e una prospettiva importante?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Rossiter: \u00c8 spesso difficile spiegare e catturare il senso delle massicce trasformazioni avvenute nel mondo negli ultimi venti\/quarant\u2019anni, trasformazioni impresse dalla forza della globalizzazione oltre a un livello meramente esperienziale. Come \u00e8 possibile rendere concreta l\u2019intensa astrazione della globalizzazione? \u00c8 un punto sul quale continuano a misurarsi molte discipline, noi inclusi. Non siamo mai stati particolarmente entusiasti di percorrere in solitaria il mondo della produzione teorica, e come soggetto di studio la logistica ci permette di ricercare un modello di produzione del sapere attraverso un modello pi\u00f9 socialmente espansivo. Uno studio critico della logistica ci fornisce un qualcosa di tangibile con cui \u00e8 possibile registrare il cambiamento a differenti scalarit\u00e0. La nostra ricerca collettiva negli ultimi anni ci ha permesso di concretizzare un\u2019idea di come i sistemi tecnici, i software di management e le infrastrutture delle supply chain governino il lavoro e la vita all\u2019interno di economie estrattive. Abbiamo inoltre rilevato come la logistica costituisca un nuovo orizzonte del controllo utilizzando tecniche di governance algoritmica che si manifesta in un variegato spettro di assetti istituzionali, inclusa l\u2019universit\u00e0. Sebbene il lavoro nei porti o nei magazzini possa apparire agli antipodi rispetto alla routine nelle universit\u00e0, i sistemi di software utilizzati nella gestione del lavoro di supply chain rendono chiara un\u2019architettura di relazioni che in realt\u00e0 connette settori industriali e istituzionali distinti. In altre parole la logistica ci racconta qualcosa di non cos\u00ec ovvio anche rispetto alle universit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Neilson: A mio avviso, la logistica offre una peculiare angolatura analitica sul capitalismo contemporaneo e risulta dunque molto importante domandarci se questo consenta un\u2019analisi differente rispetto all\u2019adozione di altre prospettive. Se guardiamo alla finanza, ad esempio, notiamo che il coordinamento e il controllo dei canali del capitale avviene attraverso processi di calcolo estremamente astratti ma che hanno potenti effetti materiali sui territori. Se invece guardiamo ai processi estrattivi possiamo osservare come le operazioni del capitale si sviluppano nelle relazioni di scambio e impoverimento che riguardano il pianeta Terra, l\u2019intera biosfera e differenti tipologie di collettivit\u00e0 umane. Io penso che la logistica fornisca un\u2019angolatura privilegiata sulla circolazione del capitalismo contemporaneo, garantendoci dunque di tracciare le variazioni nei modelli produttivi attraverso e oltre la vecchia questione della globalizzazione sollevata da Ned. Possiamo approcciare la questione attraverso la prospettiva tecnica o con quella dei software, ma un altro sguardo possibile che dobbiamo considerare \u00e8 quello della soggettivit\u00e0 rispetto alla logistica. Dobbiamo porci una questione irrisolta, domandandoci: \u00abla logistica tenta di aggirare la soggettivit\u00e0, o piuttosto produce una sua specifica forma di soggettivit\u00e0?\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Grappi: Ci\u00f2 che per me \u00e8 stato interessante nel lavorare sulla logistica \u00e8 prima di tutto che in qualche modo essa impone di riportare l\u2019elaborazione teorica sulla globalizzazione e sul capitalismo alla sua dimensione concreta e materiale. Se a livello basilare la logistica attiene al campo della circolazione, essa tuttavia ha un rilievo anche rispetto a come la produzione viene continuamente organizzata e riorganizzata, inclusa la linea di produzione. Per me che sono in qualche modo arrivato \u00abtardi\u00bb sul tema, dopo aver studiato le prospettive postcoloniali sulla globalizzazione, la logistica rappresenta un metodo per confrontarsi con ci\u00f2 che potremmo chiamare una sorta di dimensione costituzionale della globalizzazione e una via per osservare e connettere assieme differenti tipologie di processi, dai pi\u00f9 semplici e materiali livelli della produzione al ruolo delle tecnologie informazionali. In secondo luogo la logistica \u00e8 anche una logica politica di frammentazione e comando che si espande ben oltre questi terreni, permeando le societ\u00e0 contemporanee. Per me confrontarsi con questo doppio volto della logistica \u00e8 anche un modo per ripensare cosa possa essere una critica dell\u2019economia politica del globale nel presente. Ci\u00f2 impone di andare oltre le risposte pre-confezionate per comprendere gli attuali processi in atto, e ci forza a pensare congiuntamente la dimensione economica e quella politica del capitalismo contemporaneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Proviamo a concentrarci un attimo su un punto di vista storico. Tutti voi affermate che la logistica ha una lunga storia. Tuttavia molti libri e molti autori affermano che, nonostante ci\u00f2, la logistica continua ad essere una sorta di \u00abscatola nera\u00bb. Per voi per quale motivo ci\u00f2 avviene? E ritenete che strutturare un approccio genealogico alla logistica possa permettere di illuminare questa \u00abscatola nera\u00bb?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Neilson: Solitamente si afferma che la logistica ha una storia militare e che si \u00e8 riversata anche in ambito civile solo nel periodo successivo alla Seconda guerra mondiale. In prima battuta la metafora della \u00abscatola nera\u00bb forse riflette dei sentimenti di paranoia rispetto al militare, alla segretezza che circonda i codici militari ecc\u2026 Penso che una delle ragioni per cui la metafora della \u00abscatola nera\u00bb risulta cos\u00ec diffusa sia legata con il training di persone come noi, che siamo interessati alla logistica per i motivi cui abbiamo accennato nelle precedenti risposte. Noi chiaramente non puntiamo a comprendere i dettagli tecnici di come operano gli algoritmi logistici o i complessi metodi di coordinamento degli impiegati della logistica. La metafora della scatola nera \u00e8 spesso un modo per descrivere le nostre scarse conoscenze su questi processi. Al contrario, la metafora dell\u2019\u00abaprire la scatola nera\u00bb \u00e8 molto retorica perch\u00e9 non significa che possiamo e finanche vogliamo comprendere le tecniche, le tecnologie e i codici che fanno funzionare la logistica. Indica semplicemente che tutti questi fattori sono importanti. Non sono molto d\u2019accordo con il ricorso a questa metafora perch\u00e9 consente di proiettare fantasie e paranoie all\u2019interno della nostra analisi. Credo che come ricercatori critici interessati alla logistica abbiamo il compito di iniziare a comprendere questi processi non a partire dalle ragioni tecniche, ma da quelle politiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Rossiter: Per tutte le lacune conoscitive che possiamo avere rispetto alle operazioni tecniche relative ai sistemi di software e all\u2019ingegneristica che sottendono la formazione delle infrastrutture per lo sviluppo dei terminal intermodali, dei porti ecc\u2026, \u00e8 possibile comunque affermare una cosa rispetto alla \u00abscatola nera\u00bb: che tutte quelle cose sono costitutive e producono in maniera concreta. E producono cose che non possono essere contenute all\u2019interno della \u00abscatola nera\u00bb. In questo senso la scatola nera rende possibile un mondo che pu\u00f2 essere indagato, che \u00e8 disponibile a una esternalit\u00e0, e la vita quotidiana delle persone viene trasformata in modi che non sono riducibili alla logica parametrica della \u00abscatola nera\u00bb. In questo senso possiamo anche parlare di una politica parametrica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Grappi: Vorrei solo aggiungere che l\u2019idea di aprire la \u00abscatola nera\u00bb suggerisce che sia necessario per la teoria politica comprendere la dimensione politica di cose che vengono supposte come tecniche. Possiamo pensare al ruolo della burocrazia o dell\u2019amministrazione di uno Stato e formulare una sorta di parallelismo per sostenere che nel funzionamento del capitale le procedure tecniche, le infrastrutture, i metodi di misura hanno una dimensione costitutivamente politica che dobbiamo riconoscere e comprendere. Sono d\u2019accordo con Brett, l\u2019idea che ci sia un qualcosa che sta impattando sulle nostre vite e che avviene al di l\u00e0 del nostro sguardo \u00e8 una trappola teorica e dobbiamo dunque superare l\u2019idea della \u00abscatola nera\u00bb per aggiornare la nostra capacit\u00e0 di pensare \u00abi segreti laboratori della produzione\u00bb, per riprendere l\u2019espressione marxiana: piuttosto che evocare una sorta di forza oscura, abbiamo bisogno di giusti strumenti critici per sviluppare una comprensione politica di come funzionano gli oggetti tecnici e le procedure di cui stiamo parlando. Questo vale anche rispetto al riconoscere che ci\u00f2 che viene usualmente nominato come dimensione immateriale, rispetto al software e alle tecnologie informazionali, \u00e8 in effetti intimamente integrato in processi estremamente concreti che determinano le nostre vite e i modi in cui si scontrano capitale e lavoro oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ultima domanda \u00e8 legata a quello cui accennava ora Giorgio rispetto a quella che potremmo definire come la \u00abpolitica della logistica\u00bb e al fatto che di solito la logistica propone un\u2019immagine di s\u00e9 che tende a depoliticizzare tutti i suoi aspetti in quanto ambiti tecnici. Sappiamo tuttavia che negli ultimi anni sono emerse in tutto il mondo nuove forme di \u00absoggettivazione\u00bb all\u2019interno del settore logistico. Pi\u00f9 in generale crediamo che oggi la logistica delinei un campo di tensione. I suoi processi sono continuamente contestati, e facciamo riferimento anche al tema delle infrastrutture nonch\u00e9 ai loro possibili usi differenti. Vorremmo dunque chiedervi qualche considerazione sul tema logistica e contrologistica, sulla politica della logistica\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Rossiter: \u00c8 una domanda difficile perch\u00e9 la contrologistica pu\u00f2 anche rafforzare la logistica, il sistema dominante del controllo e della governance oggi. Se la logistica opera come sistema cibernetico che incorpora la contingenza, non \u00e8 allora la contrologistica solo un\u2019altra esternalit\u00e0 che pu\u00f2 essere incorporata e quindi svuotata del proprio potenziale politico? Come operare logisticamente all\u2019interno della logistica \u00e8 ci\u00f2 che stanno ponendo in molti come tema. Come poter intervenire concretamente \u00e8 davvero una domanda difficile, che non pu\u00f2 che essere sempre circostanziata e situata anche perch\u00e9 l\u2019immagine o la fantasia della logistica \u00e8 quella di una interoperabilit\u00e0 universale, mentre sappiamo che ci sono molti modi e istanze nei quali l\u2019interoperabilit\u00e0 pu\u00f2 essere rotta. Quindi come intervenire nella logistica diviene anche una questione di come produrre forme di anonimato che turbano, se non proprio rifiutano, l\u2019incorporazione o l\u2019espropriazione all\u2019interno dei sistemi di valorizzazione. Una delle cose che vediamo \u00e8 inoltre che il capitalismo logistico ha ovviamente dei limiti. In questo senso le infrastrutture divengono continuamente ridondanti, superate dagli sviluppi tecnologici, dalle diverse innovazioni e dalla logica dell\u2019obsolescenza delle merci. Il pianeta e anche lo spazio che lo circonda sono popolati da infrastrutture obsolete: spazzatura. Una contrologistica dovrebbe dunque domandarsi se sia possibile riusare queste machine per produrre differenti soggettivit\u00e0, differenti immaginari estetici, differenti tipi di possibilit\u00e0 che non siano regolate dall\u2019accumulazione del capitale. In proposito vedo anche una politica dell\u2019obsolescenza e dell\u2019esaurimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Neilson: Il modo classico per porre la questione \u00e8 relativa a ci\u00f2 che i sindacalisti a volte chiamano \u00abposizione strategica\u00bb. I lavoratori della logistica hanno una posizione strategica all\u2019interno delle supply chain perch\u00e9 le loro azioni possono avere effetti di rallentamento o blocco a cascata che si diffondono lungo tutta la catena. Ma la logistica dispone anche di mezzi estremamente sofisticati per bypassare tali azioni o interruzioni, indipendentemente che si tratti di scioperi dei lavoratori o di tempeste (solo per fare due esempi). Si potrebbe anche riformulare la domanda se si pensa al cosiddetto capitalismo logistico e alla maniera in cui esso posiziona i soggetti. Penso al modo in cui Stefano Harney e Fred Moten hanno descritto la jaywalking (il crimine di attraversamento illegale della strada) che ha fatto da scintilla per i riot di Ferguson. Per loro il jaywalking \u00e8 un modo di ribellione attiva contro il capitalismo logistico. In questa istanza, non c\u2019\u00e8 la forma politica dello sciopero ma quella del riot. Ci sono molti dibattiti su come queste due modalit\u00e0 di azione politica possono interrompersi a vicenda. Il tema della logistica e della contrologistica deve assolutamente considerare la questione della soggettivit\u00e0, ma penso che limiteremmo l\u2019analisi se collocassimo queste soggettivit\u00e0 unicamente all\u2019interno della forza-lavoro logistica, perch\u00e9 la logistica ha anche molte implicazioni nel come pensiamo al capitalismo oltre alla sfera della produzione in senso stretto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Grappi: Credo sia importante comprendere e pensare la logistica \u00aboltre\u00bb la logistica nel senso ristretto dell\u2019industria logistica, che \u00e8 solo una parte di ci\u00f2 che significa la logistica. Allo stesso tempo bisogna pensare alla circolazione assieme alle altre dimensioni che sono impattate dalla logistica. Ho l\u2019impressione che i discorsi sulla contrologistica producano ci\u00f2 cui ha appena accennato Brett, conducendo all\u2019idea che un piccolo gruppo di persone capace di bloccare un flusso di merci o una linea di trasporto abbia un potere gigante, e che dunque non sia necessario pensare a fondo cosa significa organizzarsi politicamente in queste circostanze, ma che appunto basti effettuare dei blocchi in qualche punto. Io penso invece che sia necessaria una miglior comprensione della logistica anche per pensare seriamente cosa possa significare una contrologistica o, per dirla meglio, cosa possa significare agire politicamente nei \u00abmondi logistici\u00bb, per richiamare il nome di un progetto nel quale abbiamo lavorato tutti e tre. Per fare solo un esempio, se pensiamo a come lavora una supply chain abbiamo differenti opzioni. Possiamo focalizzarci su specifiche supply chain, e ci\u00f2 produce modelli di organizzazione e azione sindacale che provano a comprendere e ad agire in quella specifica catena industriale. Ma possiamo anche pensare a come una supply chain e pi\u00f9 in generale la logistica sia capace di avvantaggiarsi delle differenze e degli squilibri tra differenti condizioni locali, e perfino a livello locale come condizioni che sono molto differenti e frammentate (dalle quelle formalizzate e standardizzate fino ai livelli pi\u00f9 informali dell\u2019economia) sono incluse negli stessi processi. Questo apre a un intero spettro di differenti questioni politiche che andrebbero esplorate pi\u00f9 in profondit\u00e0. Per me pensare alla politica in relazione alla logistica \u00e8 una sfida, e pensare a cosa possa significare un\u2019infrastruttura politica di fronte alla logistica \u00e8 una questione cruciale, che in qualche modo riporta in auge il tema del partito: cosa significa oggi organizzarsi per poter effettivamente incidere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/analisi-di-classe\/12772-niccolo-cuppini-e-mattia-frapporti-la-logistica-nel-capitalismo-globale.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/analisi-di-classe\/12772-niccolo-cuppini-e-mattia-frapporti-la-logistica-nel-capitalismo-globale.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRAINRETE (Niccol\u00f2 Cuppini e Mattia Frapporti) &nbsp; Un dialogo con Giorgio Grappi, Brett Neilson e Ned Rossiter \u00c8 ormai da diversi anni che Giorgio Grappi, Brett Neilson e Ned Rossiter si occupano di logistica. 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