{"id":44064,"date":"2018-08-23T00:39:49","date_gmt":"2018-08-22T22:39:49","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44064"},"modified":"2018-08-22T00:52:58","modified_gmt":"2018-08-21T22:52:58","slug":"e-pluribus-unum-leuropa-e-leroismo-della-ragione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44064","title":{"rendered":"E pluribus unum: l&#8217;Europa e l&#8217;eroismo della ragione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">di JAVIER CERCAS<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\"><em>Lo scrittore spagnolo Javier Cercas \u00e8 stato invitato ad aprire il Salone del Libro di Torino del 2018 con una conferenza sull&#8217;Europa. La pubblichiamo qui (in versione pressoch\u00e9 integrale) in quanto esemplificativa di molti luoghi comuni tipici dell&#8217;ideologia europeista e del sentimentalismo velleitario che la contraddistingue (La Redazione)<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Per me \u00e8 un onore tenere questa conferenza; dovrei aggiungere che \u00e8 anche un impegno, per non dire un\u2019avven\u00adtatezza, perch\u00e9 mi hanno chiesto di parlare dell\u2019Europa, o della mia idea di Europa. Il problema \u00e8 che, al di l\u00e0 del fatto che \u00e8 il continente in cui vivo, non so bene cosa sia l\u2019Europa; difatti, se mi vedessi costretto a rispondere con una sola frase a questa domanda, probabilmente la cosa pi\u00f9 onesta sarebbe riprendere ci\u00f2 che dice Sant\u2019Agostino, nelle sue\u00a0<em>Confessioni<\/em>, all\u2019inizio di una sensazionale riflessione sulla natura del tempo: \u00abSe nessuno mi domanda cos\u2019\u00e8 l\u2019Europa, lo so; per\u00f2, se voglio spiegarlo a chi me lo domanda, non lo so\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Ma sto mentendo: qualche cosa dell\u2019Europa s\u00ec che la so. Per esempio, so che per molta gente, forse soprattutto per molti giovani, l\u2019Europa si identifica con l\u2019Unione Europea, e che oggi l\u2019Unione Europea si identifica, nel peggiore dei casi, con un\u2019unione sgranata e improbabile di paesi con tanto passato e scarso futuro, e, nel migliore dei casi, con un ente sovranazionale, freddo, astratto e distante la cui capitale si trova in un posto freddo, astratto e distante chiamato Bruxelles, che non si sa con certezza a cosa serva tranne che a dare lavoro a mucchi di grigi burocrati e a far s\u00ec che i politici populisti dell\u2019intero continente gli diano la colpa di tutto ci\u00f2 che di male accade nei loro rispettivi paesi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Non sempre, tuttavia, l\u2019immagine dell\u2019Europa \u00e8 stata cos\u00ec negativa, o almeno non lo \u00e8 stata dovunque. Al contrario. Per secoli l\u2019Europa costitu\u00ec, senza andare troppo lontano, la grande speranza di molti spagnoli; consapevoli di vivere dagli inizi del XVII secolo in un paese sempre pi\u00f9 isolato, sempre pi\u00f9 immerso nella povert\u00e0, nell\u2019incultura, nella mancanza di libert\u00e0, nel dogmatismo oscurantista e nella finzione di un impero che affondava, dalla met\u00e0 del XVIII secolo i migliori fra i miei antenati sentirono che l\u2019Europa era una promessa realistica di modernit\u00e0, di prosperit\u00e0 e di libert\u00e0. Io stesso sono cresciuto con quest\u2019idea nella Spagna che cercava a fatica di uscire dal franchismo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Ma non c\u2019\u00e8 bisogno di risalire tanto indietro, n\u00e9 di limitarsi alla mia angusta esperienza, o a quella dei miei compatrioti. Poco pi\u00f9 di un decennio fa, giusto dopo la nascita dell\u2019euro, mentre si preparavano la Costituzione europea e gli ampliamenti dell\u2019Unione e si svolgevano le prime riunioni per l\u2019avvio di una difesa comune europea, un\u2019Europa unita si profilava come la grande potenza mondiale del XXI secolo, l\u2019unica in grado di minacciare il dominio nordamericano o cinese; al punto che, nel 2004, un giovane politologo britannico come Mark Leonard si azzardava a pubblicare un libro intitolato\u00a0<em>Perch\u00e9 l\u2019Europa guider\u00e0 il XXI secolo<\/em>\u00a0e, in quello stesso anno, Jeremy Rifkin, un veterano sociologo statunitense, poteva scrivere: \u00abMentre il sogno americano languisce, un nuovo sogno europeo vede la luce\u00bb. E concludeva: \u00abGli europei hanno messo davanti ai nostri occhi la visione e il cammino verso una nuova terra promessa per l\u2019umanit\u00e0\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Sembra impossibile, ma \u00e8 questo ci\u00f2 che pochissimo tempo fa dicevano dell\u2019Europa pensatori di tutto il mondo. La domanda, a questo punto, si impone: cosa \u00e8 accaduto perch\u00e9 tutte quelle speranze crollassero quasi da un giorno all\u2019altro e perch\u00e9, gi\u00e0 a maggio del 2010, un giornalista importante come Gideon Rachman potesse scrivere sul\u00a0<em>Financial Times<\/em>\u00a0un articolo intitolato\u00a0<em>Il sogno europeo \u00e8 morto<\/em>? Anche la risposta si impone: ci\u00f2 che \u00e8 accaduto \u00e8 la crisi economica pi\u00f9 profonda che abbia sofferto l\u2019Europa dal 1929, una crisi che non ha scatenato una guerra mondiale, come aveva fatto quella del 1929, bens\u00ec un terremoto politico di prima grandezza e la resurrezione dei peggiori d\u00e8moni europei, a cominciare dal d\u00e8mone del nazionalismo, che \u00e8 il d\u00e8mone della discordia e della disunione. Pu\u00f2 l\u2019Europa tornare a essere, ora che la crisi sembra alle nostre spalle, ci\u00f2 che \u00e8 stata per i miei antenati spagnoli, ci\u00f2 che \u00e8 stata per me in giovent\u00f9, ci\u00f2 che era per tutti o quasi tutti all\u2019inizio di questo secolo?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Ovviamente, non lo so, perci\u00f2 torniamo alla domanda iniziale: cos\u2019\u00e8 l\u2019Europa? L\u2019Europa ha un\u2019identit\u00e0, come quella che a quanto pare hanno l\u2019Italia, la Spagna o la Germania? E, se ce l\u2019ha, in cosa consiste? Hanno qualcosa in comune Dante e Shakespeare, Cervantes e Montaigne, Ibsen e Kafka? C\u2019\u00e8 qualcosa che condividono tutti questi scrittori che non condividono nemmeno una lingua? E a proposito: basta condividere una lingua per avere una stessa identit\u00e0? Hanno una stessa identit\u00e0 Milton e Melville, Quevedo e Borges?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Alcuni anni fa George Steiner sembr\u00f2 tentare di definire l\u2019identit\u00e0 europea in una conferenza intitolata\u00a0<em>L\u2019idea di Europa<\/em>. Vi argoment\u00f2 che il nostro continente pu\u00f2 essere ricondotto a cinque assiomi. Il primo \u00e8 che l\u2019Europa \u00e8 i suoi caff\u00e8, quei luoghi d\u2019incontro in cui la gente cospira e scrive e dibatte, e in cui sono nate le grandi filosofie, i grandi movimenti artistici, le grandi rivoluzioni ideologiche ed estetiche. Il secondo assioma \u00e8 che l\u2019Europa \u00e8 una natura addomesticata e percorribile, un paesaggio a scala umana che contrasta con i paesaggi selvaggi, smisurati e intransitabili dell\u2019Asia, dell\u2019America, dell\u2019Africa o dell\u2019Oceania. Il terzo \u00e8 che l\u2019Europa \u00e8 un luogo impregnato di storia, un vasto\u00a0<em>lieu de la m\u00e9moire<\/em>\u00a0le cui strade e le piazze sono piene di nomi che ricordano un passato sempre presente, allo stesso tempo luminoso e asfissiante. Il quarto \u00e8 che l\u2019Europa \u00e8 il deposito di un\u2019eredit\u00e0 doppia, contraddittoria e inseparabile: l\u2019eredit\u00e0 di Atene e Gerusalemme, di Socrate e Ges\u00f9 Cristo, della ragione e della rivelazione. E il quinto \u00e8 che l\u2019Europa \u00e8 la sua stessa coscienza escatologica, la coscienza della propria caducit\u00e0, della cupa certezza che ha avuto un inizio e avr\u00e0 inevitabilmente una fine, pi\u00f9 o meno tragica.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Questi sono i cinque assiomi che, secondo Steiner definiscono la natura dell\u2019Europa. \u00c8 quasi inutile dire che l\u2019idea \u00e8 brillante e provocatrice, ma insufficiente; non c\u2019\u00e8 dubbio che quelle caratteristiche appartengano all\u2019Europa, ma anche che non bastano a definire la sua identit\u00e0. Di pi\u00f9: sono sicuro che Steiner lo sappia; e sono anche sicuro che sappia che il problema non \u00e8 la risposta che nella sua conferenza fornisce alla domanda sull\u2019identit\u00e0 dell\u2019Europa, ma nella domanda stessa. Nella seconda met\u00e0 del XVI secolo Montaigne scrisse: \u00abC\u2019\u00e8 altrettanta differenza fra noi e noi stessi che fra noi e gli altri\u00bb. Questo significa che, molto prima di Freud, il grande scrittore francese cap\u00ec che in un certo senso l\u2019identit\u00e0 individuale \u00e8 una finzione, che dentro di noi si svolge un \u00ab<em>drama em gente<\/em>\u00bb, per usare le parole con cui Fernando Pessoa spiegava l\u2019eterogeneit\u00e0 della sua opera, o che al nostro interno abita una confederazione di anime, come sosteneva, ispirandosi a Pessoa, un personaggio di Antonio Tabucchi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Ora, se le identit\u00e0 individuali sono illusorie, come possono non esserlo le identit\u00e0 collettive? In realt\u00e0, quelle identit\u00e0 collettive, a cominciare da quelle dell\u2019Italia, della Spagna o della Germania, non sono altro che invenzioni collettive indotte o direttamente imposte da poteri statali che sanno molto bene, come sa qualunque potere, che la prima cosa da fare per governare il presente e il futuro \u00e8 governare il passato, vale a dire costruire una narrazione del passato in grado di legittimare un presente comune e preparare un futuro egualmente comune.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">In realt\u00e0, l\u2019unica identit\u00e0 europea verosimile \u00e8 proprio la sua diversit\u00e0 \u2013 un\u2019identit\u00e0 contraddittoria o impossibile, un ossimoro \u2013 e l\u2019unica narrazione in grado di legittimarla sarebbe la narrazione, del resto veritiera, di un gruppo di vecchi paesi dotati di lingue, culture, tradizioni e storie dissimili che, a un certo punto, dopo aver trascorso secoli a combattersi in maniera spietata, decidono di unirsi per costruire un paese nuovo e unito dai valori della concordia, del benessere e della libert\u00e0 dei suoi cittadini. Da questo punto di vista, il lemma dell\u2019Europa unita potrebbe essere uno dei primi lemmi degli Stati Uniti, che \u00e8 stato la grande utopia politica che ha partorito l\u2019Illuminismo, e storicamente quello che ha avuto pi\u00f9 successo; il lemma era:\u00a0<em>E pluribus unum<\/em>; cio\u00e8: da molti paesi, lingue, culture, tradizioni e storie, un solo stato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">A questo punto devo fare una confessione: per me l\u2019Europa non ha mai smesso di essere ci\u00f2 che \u00e8 stata nella mia giovinezza di ragazzo appena uscito da una dittatura interminabile, la stessa che per secoli \u00e8 stata per i migliori dei miei antenati spagnoli; in altre parole: come il mio amico Erri De Luca, sono un europeista estremista. Questo significa che, per me, l\u2019Europa unita \u00e8 l\u2019unica utopia politica ragionevole che noi europei abbiamo coniato. Di utopie politiche atroci \u2013 paradisi teorici trasformati in inferni pratici \u2013 ne abbiamo inventate a mansalva; di utopie politiche ragionevoli, che io sappia, soltanto questa: l\u2019utopia di un\u2019Europa unita.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Se non mi sbaglio, c\u2019\u00e8 un\u2019infinit\u00e0 di fatti evidenti che avallano questa idea; talmente evidenti che temo che tendiamo a dimenticarli, tutti insediati come siamo in una dittatura del presente per la quale ci\u00f2 che \u00e8 accaduto ieri \u00e8 gi\u00e0 il passato, e ci\u00f2 che \u00e8 accaduto una settimana fa \u00e8 praticamente la preistoria. Citer\u00f2 soltanto tre di questi fatti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Il primo \u00e8 che lo sport europeo per eccellenza non \u00e8 il calcio, come tanta gente crede, bens\u00ec la guerra. Durante l\u2019ultimo millennio noi europei ci siamo ammazzati gli uni con gli altri senza concederci un solo mese di tregua e in tutti i modi possibili: in guerre di cent\u2019anni, in guerre di trent\u2019anni, in guerre civili o di religione o etniche o in guerre mondiali che in realt\u00e0 erano fondamentalmente guerre europee. Queste ultime sono state terribili, delirantemente atroci: come ricorda lo stesso Steiner, fra l\u2019agosto del 1914 e il maggio del 1945, da Madrid al Volga, dall\u2019Artico alla Sicilia, si calcola che un centinaio di milioni di uomini, donne e bambini siano morti a causa della violenza, della fame, delle deportazioni e delle pulizie etniche, e l\u2019Europa occidentale e l\u2019occidente della Russia si sono trasformati nella dimora della morte, nello scenario di una brutalit\u00e0 senza precedenti, che fosse quella di Auschwitz o quella del Gulag.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Il progetto dell\u2019Unione Europea sorse evidentemente dall\u2019orrore nei confronti di quella carneficina indescrivibile e dalla convinzione, piena di sensatezza, di stanchezza e di coraggio, che nulla di simile dovesse ripetersi in Europa; il risultato di quella convinzione non \u00e8 meno evidente, ma neanche meno stupefacente: mio padre ha conosciuto la guerra, il mio bisnonno e il mio trisavolo e probabilmente tutti i miei antenati hanno conosciuto la guerra, ma io non la conosco; vale a dire: il risultato \u00e8 che appartengo alla prima generazione di europei che non conosce una guerra, almeno \u2013 non dimentichiamo le lotte feroci che hanno smembrato la Jugoslavia \u2013 una guerra tra le grandi potenze europee. Naturalmente, so che c\u2019\u00e8 chi pensa che \u00e8 ormai inconcepibile un\u2019altra guerra in Europa. Mi sembra un\u2019ingenuit\u00e0. Nella storia d\u2019Europa, la cosa rara non \u00e8 la guerra, ma la pace; inoltre, basta che spuntino di nuovo problemi seri, come abbiamo visto con la crisi del 2008, perch\u00e9 risorga in tutta la sua forza il nazionalismo, che \u00e8 stato la causa finale, l\u2019ornamento e il carburante di tutte le guerre europee degli ultimi due secoli. L\u2019unione dell\u2019Europa \u00e8 nata per combatterlo, ma si tratta di un compito difficile.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Il nazionalismo non \u00e8 un\u2019ideologia politica: \u00e8 una fede; dopo tutto, la nazione fu il sostituto di Dio come fondamento politico dello Stato, e liberarsene in Europa sar\u00e0 tanto difficile quanto lo \u00e8 stato liberarsi di Dio. Come osserv\u00f2 George Orwell, il nazionalista \u00e8 indifferente alla realt\u00e0, perci\u00f2 non \u00e8 importante che gli venga dimostrato con dati, per esempio, che uscire dall\u2019Europa \u00e8 un cattivo affare per la Gran Bretagna o che tutta la verbosit\u00e0 anti-immigrazione di Nigel Farage non \u00e8 altro che questo, verbosit\u00e0 \u2013 il delirio xenofobo di un chiacchierone \u2013, perch\u00e9 lui continuer\u00e0 a credere che i britannici debbano uscire dall\u2019Europa e che gli immigrati minaccino il suo lavoro e la sua sicurezza, e di conseguenza voter\u00e0 a favore della Brexit. Condorcet scrisse che \u00abla paura \u00e8 all\u2019origine di quasi tutte le stupidaggini umane e, soprattutto, delle stupidaggini politiche\u00bb. E Walter Benjamin sosteneva che la felicit\u00e0 consiste nel vivere senza timori; i nazionalisti sono infelici con molta paura: per loro, per molti di loro, l\u2019Unione Europea \u00e8 solo una cianfrusaglia distante, inservibile e senz\u2019anima che li costringe a vivere all\u2019intemperie, con gente strana che parla lingue strane e ha abitudini strane; preferiscono vivere con i propri simili, o meglio con quelli che immaginano o hanno fatto credere loro che siano i propri simili, protetti dalle false sicurezze di sempre, rifugiati in illusorie identit\u00e0 collettive, respirando, come direbbe Nietzsche, il vecchio odore della stalla. L\u2019unico modo di fare qualcosa di utile con il futuro \u00e8 avere il passato sempre presente, e perci\u00f2 \u00e8 un errore enorme dimenticare la cupa storia di violenza che ha spianato l\u2019Europa, far finta che non sia mai esistita; dimenticare che l\u2019Unione Europea \u00e8 stata essenziale per cancellare quel passato sinistro \u00e8 un errore ancora peggiore.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">C\u2019\u00e8 un secondo motivo per cui l\u2019unione dell\u2019Europa mi sembra il progetto politico pi\u00f9 attraente e ambizioso dei nostri tempi. Sappiamo che l\u2019Europa \u00e8 stata per secoli il centro del mondo, ma sappiamo anche che non lo \u00e8 pi\u00f9, e da un po\u2019 di tempo a questa parte non passa giorno senza sentire o leggere che quasi l\u2019unica cosa che resta da fare a noi europei, sotto la spinta delle grandi potenze emergenti, \u00e8 languire come nobili in disgrazia tra le rovine del nostro passato splendore, per parafrasare il pi\u00f9 grande poeta spagnolo del dopoguerra: Jaime Gil de Biedma. Non credo che questo pessimismo sia giustificato. \u00c8 vero che il peso dei nostri paesi nel mondo, presi uno per uno, \u00e8 sempre minore, specie se lo paragoniamo al peso della Cina o dell\u2019India o del Brasile, ma \u00e8 anche vero che, insieme, godiamo ancora di un potere enorme: senza spingerci troppo lontano, siamo la pi\u00f9 grande economia del mondo, con un PIL di 14mila miliardi di euro. \u00c8 anche vero che il peso politico dell\u2019Europa \u00e8 scarso, e anche il suo peso culturale e scientifico; ma questo non \u00e8 dovuto al fatto che sia unita, bens\u00ec a quello che non lo \u00e8 abbastanza, che i vecchi stati resistono con le unghie e con i denti a cedere sovranit\u00e0 e a dissolversi politicamente in un unico stato federale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">L\u2019utopia \u00e8 ancora molto lontana dal realizzarsi, e perci\u00f2 nessuno pu\u00f2 essere soddisfatto del funzionamento attuale dell\u2019Unione Europea: per cominciare, il deficit democratico delle sue istituzioni \u00e8 sanguinoso, il che costituisce forse il problema principale dell\u2019Unione perch\u00e9 impedisce che quello che inizialmente \u00e8 stato, per forza di cose, un progetto elitario, ideato e diretto da un\u2019avanguardia illuminata, si trasformi in ci\u00f2 che deve essere: un progetto popolare, direttamente sostenuto e protagonizzato dalla cittadinanza; ma qui i problemi cominciano soltanto: siamo privi di una politica economica e fiscale comune (anche se non di una moneta e di una banca comuni), non abbiamo una politica interna ed estera comune, n\u00e9 una politica di difesa comune, n\u00e9 ovviamente una politica culturale comune. Da quest\u2019ultimo punto di vista, che \u00e8 quello del nostro piccolo cantuccio di lettori e scrittori, la disunione \u00e8 totale, al di l\u00e0 dei contatti e delle fecondazioni che si sono sempre prodotti e che, \u00e8 vero, forse in questo momento sono pi\u00f9 fluidi che mai; ma sono del tutto insufficienti: ciascuno dei nostri paesi opera mediante sistemi letterari, educativi e intellettuali completamente diversi, non abbiamo giornali o riviste o radio o televisioni comuni \u2013 con la qual cosa siamo privi di un\u2019opinione pubblica comune \u2013, non abbiamo case editrici europee, e neanche un dibattito di portata europea, non sono nemmeno sicuro che abbiamo molti scrittori davvero europei \u2013 scrittori davvero importanti in tutta la geografia europea \u2013 e so che esiste un premio letterario europeo, che concede ogni anno il Parlamento Europeo, soltanto perch\u00e9 un paio di anni fa \u00e8 stato concesso a uno dei miei romanzi, il che significa che la ripercussione europea di quel premio \u00e8 molto scarsa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Tutto ci\u00f2 che ho appena detto pu\u00f2 sembrare banale o secondario, specie se lo si paragona alle grandi questioni economiche e politiche, ma non credo che lo sia. Forse la grande sfida dell\u2019Europa, o dell\u2019Europa in cui mi piacerebbe vivere e sulla quale scommetto, consiste proprio nel conciliare due cose che in linea di principio sembrano inconciliabili: la diversit\u00e0 culturale e l\u2019unit\u00e0 politica. Senza la diversit\u00e0 culturale, l\u2019Europa s\u2019impo\u00adverir\u00e0 in maniera irreversibile, perch\u00e9 la variet\u00e0 di lingue, di culture, di tradizioni locali e di autonomie sociali \u00e8 fra di noi una fonte quasi inesauribile di ricchezza, e perci\u00f2 dev\u2019essere accudita e potenziata; non c\u2019\u00e8 contraddizione fra questa urgenza e quella di creare una cultura europea comune, dotata di un sistema intellettuale comune e di una comunit\u00e0 di interessi, perch\u00e9 questa cultura europea di tutti dev\u2019essere ci\u00f2 che in fondo \u00e8 sempre stata, fin dalla disintegrazione dell\u2019Impero Romano: il risultato della fecondazione di lingue e culture diverse. Per\u00f2, allo stesso tempo, senza l\u2019unit\u00e0 politica l\u2019Europa sembra condannata alla distruzione, perch\u00e9 quella diversit\u00e0 culturalmente tanto feconda \u00e8 stata politicamente il germe degli odii etnici, delle rivendicazioni regionalistiche e dei nazionalismi sciovinisti che hanno fatto scontrare senza tregua il continente e minacciato di annientarlo. \u00ab<em>E pluribus unam<\/em>\u00bb; torniamo alla diversit\u00e0, all\u2019identit\u00e0 multipla dell\u2019Europa, al suo ossimoro originario: l\u2019Europa dev\u2019essere politicamente una e culturalmente plurale. Solo cos\u00ec, mi sembra, potr\u00e0 dare il meglio di s\u00e9 e non rassegnarsi all\u2019irrilevanza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Il terzo e ultimo motivo per cui un\u2019Europa unita mi sembra il progetto politico pi\u00f9 prezioso dei nostri tempi non \u00e8 meno importante dei due precedenti, ma si pu\u00f2 spiegare con meno parole. I trattatisti politici classici ritenevano abitualmente che l\u2019ideale per lo sviluppo della democrazia fosse, per dirla come Rousseau nel\u00a0<em>Contratto sociale<\/em>\u00a0(libro III, capitolo IV), \u00abuno Stato molto piccolo, in cui sia facile per il\u00a0popolo radunarsi, e in cui ogni cittadino\u00a0possa\u00a0facilmente conoscere tutti gli altri\u00bb. Salta agli occhi che questa raccomandazione non \u00e8 pi\u00f9 valida ai giorni nostri. Il motivo risiede nel fatto che uno dei nostri principali problemi politici \u00e8 che, nelle attuali economie globalizzate, le grandi aziende multinazionali possiedono un potere cos\u00ec enorme che finiscono per imporre le loro norme ai governi dei paesi, e soprattutto a quelli dei paesi piccoli, privi del potere sufficiente a scontrarsi con loro, e che quindi devono sottomettersi ai loro dettami. Questo significa che un\u2019Europa davvero unita, che riunisca il potere di pi\u00f9 stati, rappresenta forse l\u2019unica possibilit\u00e0 che, nelle nostre societ\u00e0, la politica possa arginare il potere cieco e onnicomprensivo dell\u2019economia e che pertanto costituisca forse l\u2019unico strumento che potrebbe permetterci una democrazia degna di questo nome. Jurgen Habermas, tra gli altri, ha insistito a ragione su questo aspetto: \u00abLa democrazia in un paese solo\u00bb scrive il pensatore tedesco \u00abnon pu\u00f2 nemmeno difendersi dagli ultimatum di un capitalismo furioso che oltrepassa le frontiere nazionali\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Concordia, prosperit\u00e0 e democrazia: sono questi i tre pilastri che l\u2019Unione Europea ha contribuito a mantenere in Europa in quest\u2019ultimo mezzo secolo, e sono questi i valori che dovrebbero guidare la nostra ragionevole utopia futura; dopo tutto, nulla di essenziale li distingue dai valori fondativi della Rivoluzione francese: libert\u00e0, uguaglianza e fraternit\u00e0. \u00c8 vero che, come dicevo prima, l\u2019utopia \u00e8 ancora molto lontana dal diventare realt\u00e0, come verifichiamo ogni volta che si produce una crisi importante in Europa, che sia la crisi economica o la crisi dei rifugiati, quando l\u2019Unione Europea \u00e8 incapace di agire come un tutto e ciascun paese torna a ripiegarsi su s\u00e9 stesso, a vegliare sui propri interessi e a trascurare gli interessi comuni, senza comprendere che, almeno nell\u2019Europa attuale, non possiamo vegliare sui nostri interessi senza vegliare su quelli degli altri, perch\u00e9 anche gli interessi degli altri sono i nostri interessi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">No: \u00e8 impossibile non essere d\u2019accordo sul fatto che l\u2019utopia europea non si \u00e8 ancora del tutto realizzata; per\u00f2, a ben guardare, forse \u00e8 meglio cos\u00ec, perch\u00e9 le utopie sono in certo qual modo come le democrazie. La democrazia perfetta non esiste: una democrazia perfetta \u00e8 una dittatura; vale a dire che \u00e8 una democrazia finta: ci\u00f2 che definisce la vera democrazia non \u00e8 il fatto che sia perfetta, ma che sia infinitamente perfettibile, che si possa sempre migliorare. Con le utopie avviene la stessa cosa. Un\u2019utopia portata nella realt\u00e0 \u00e8 un\u2019utopia finta, perch\u00e9 noi esseri umani siamo differenti, alberghiamo necessit\u00e0, aspirazioni e desideri diversi, e ci\u00f2 che per alcuni \u00e8 un paradiso per altri pu\u00f2 essere un inferno; un\u2019utopia vera, quindi, non \u00e8 quella che fornisce una stessa felicit\u00e0 a coloro che la abitano, ma quella che permette a ciascuno di cercare la propria felicit\u00e0 a proprio modo. In futuro potr\u00e0 essere questo l\u2019Europa unita? Potr\u00e0 essere ci\u00f2 che solo pochi anni fa pensatori e politologi di tutto il mondo pensavano che sarebbe stata, la leader del XXI secolo, come pronosticava Mark Leonard, la nuova terra promessa dell\u2019umanit\u00e0, come vaticinava Jeremy Rifkin?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Non lo so: continuo a non avere una risposta a questa domanda. Ma mentirei se non dicessi che alcune cose le so. Per esempio, so che, come stanno notando con stupore alcuni esperti di politica internazionale, come Moises Naim, assistiamo da tempo a un fenomeno straordinario, cio\u00e8 che la prima potenza mondiale, gli Stati Uniti, sta rinunciando al proprio potere e alla propria influenza per sua stessa decisione e senza che le vengano sottratti dai suoi rivali. Questo fenomeno si \u00e8 acutizzato con l\u2019arrivo al potere di Donald Trump, al punto che John Kerry, ex segretario di stato nordamericano, ha definito questa ritirata generale come una \u00abgrottesca abdicazione dalla leadership\u00bb, e non manca chi, come il sociologo norvegese Johan Galtung, noto per aver predetto la caduta dell\u2019Unione sovietica, va annunciando da tempo, con argomentazioni per nulla trascurabili, il prossimo crollo del potere nordamericano.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Non so se tutto avverr\u00e0 cos\u00ec rapidemente come ipotizza Galtung, per\u00f2 \u00e8 vero che, dopo quasi un secolo di egemonia mondiale, gli Stati Uniti si stanno richiudendo in s\u00e9 stessi a tappe forzate, cosa che si avverte in molti campi: non hanno firmato il Trattato commerciale transpacifico (il cosiddetto TPP), si disinteressano di quanto accade in Europa e riducono ogni giorno la loro influenza in questioni chiave, come la lotta contro il riscaldamento globale, la proliferazione nucleare, gli aiuti allo sviluppo, il controllo di pandemie globali, la regolazione di Internet o gli interventi per contenere la crisi finanziaria. Sappiamo che, cos\u00ec come gli imperi, le egemonie non sono eterne, e spero soltanto che, quando si concluder\u00e0 quella degli Stati Uniti, non arrivi, come in tanti pronosticano, il turno dell\u2019egemonia cinese. Ci\u00f2 che spero \u00e8 che a quel punto l\u2019unione dell\u2019Europa sia un fatto molto pi\u00f9 solido di quanto \u00e8 adesso e che, grazie a esso \u2013 grazie alla trasformazione dell\u2019Europa in uno stato federale \u2013 potremo, se non rilevare il testimone dagli Stati Uniti, almeno occupare un posto rilevante nel mondo post-egemonico che alcuni prevedono. In caso contrario, se la nostra posizione in questo nuovo mondo senza una egemonia chiara sar\u00e0 una posizione secondaria o subordinata, temo fortemente che staremo mettendo in serio pericolo un modo di vita privilegiato di cui godiamo da decenni e che molti sembrano dare temerariamente per scontato. Temerariamente perch\u00e9 quel modo di vita non si \u00e8 solidificato in maniera spontanea; tutto il contrario: \u00e8 il risultato del sudore e del sangue di generazioni di europei e, pi\u00f9 immediatamente, di un esperimento politico inedito, di un\u2019audacia straordinaria, che \u00e8 sorto dalla cognizione degli orrori che abbiamo perpetrato nell\u2019Europa del XX secolo e di ci\u00f2 che riesco soltanto a chiamare l\u2019eroismo della ragione, il quale ha eretto in quest\u2019ultimo mezzo secolo la societ\u00e0 pi\u00f9 pacifica, pi\u00f9 prospera e pi\u00f9 libera della nostra storia: un esperimento che, come ricordava non molto tempo fa Michel Serres, ha permesso agli europei di vivere \u00abil periodo di pace e prosperit\u00e0 pi\u00f9 lungo dai tempi della guerra di Troia\u00bb. Non si tratta di trionfalismo: si tratta di riconoscere un\u2019evidenza storica; ignorarla \u00e8 un errore, perch\u00e9 chi non \u00e8 in grado di identificare ci\u00f2 che possiede di buono difficilmente identificher\u00e0 il buono che gli manca e ci\u00f2 che di brutto deve correggere.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Ho appena utilizzato l\u2019espressone \u00aberoismo della ragione\u00bb e dovrei chiarire che non \u00e8 mia, ma di Edmund Husserl. Il filosofo tedesco la utilizz\u00f2 nel 1935, al termine di alcune celebri conferenze sulla crisi dell\u2019umanit\u00e0 europea che tenne a Vienna e a Praga. Vi afferm\u00f2 che ci\u00f2 che definiva l\u2019Europa era la passione per la conoscenza razionale, e che a quel punto, quando il continente si stava riprendendo da una carneficina indescrivibile e alcuni cominciavano a respirare nell\u2019aria l\u2019inizio di un\u2019altra, all\u2019Europa rimanevano soltanto due vie d\u2019uscita: la decadenza, dice Husserl, \u00abin un distanziamento dal proprio senso razionale della vita, lo sprofondare nell\u2019ostilit\u00e0 dello spirito e nella barbarie, o il rinascimento grazie allo spirito della filosofia mediante l\u2019eroismo della ragione\u00bb. Io sento che quell\u2019eroismo della ragione costituisce l\u2019impulso originario all\u2019unione dell\u2019Europa ed \u00e8 alla base della narrazione veritiera che, come dicevo prima, la legittima: la storia di alcuni vecchi paesi provvisti di lingue, culture, tradizioni e storie differenti che, dopo secoli in cui si sono combattuti senza piet\u00e0 in guerre eterne, decidono di unirsi per costruire un paese nuovo e coeso dai valori della concordia, del benessere e della libert\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Alcuni di voi staranno pensando che sono un ottimista, o forse un illuso. Ci sar\u00e0 perfino chi pensa che, dal 1935 in avanti, ci siamo allontanati ancora di pi\u00f9 dal senso razionale della vita di cui parlava Husserl, che siamo sprofondati ancora di pi\u00f9 nell\u2019ostilit\u00e0 dello spirito e nella barbarie. Io non lo credo, e penso che non lo crederebbe neanche un grande scrittore italiano, Alberto Savinio, le cui parole voglio riportare qui per terminare questa chiacchierata. Le parole di Savinio furono pubblicate il 27 dicembre 1944, poco prima della fine della guerra in Italia e nel resto dell\u2019Europa, e palpitano al ricordo dell\u2019orrore appena concluso e all\u2019euforia della liberazione dal fascismo. Voglio leggerle perch\u00e9 sono spossate da un\u2019emozione genuina, che \u00e8 a suo modo all\u2019origine immediata dell\u2019utopia ragionevole dell\u2019Europa, e perch\u00e9 in quell\u2019emozione risuona, per me, l\u2019eroismo della ragione di cui parlava Husserl:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">\u00abSono sempre pi\u00f9 profondamente convinto\u00bb scrive Savinio \u00abche i popoli dell\u2019Europa non guariranno dalle loro gravissime ferite se non formeranno una sola nazione unita da comuni pensieri, da comuni interessi, da un comune destino (\u2026). L\u2019Europa, in fondo e magari a sua insaputa, vuole formarsi e presto o tardi si former\u00e0. Chiss\u00e0? Tale \u00e8 la follia degli uomini e tale la loro stupidit\u00e0 \u2013 tale \u00e8 soprattutto la loro insistenza a non risolversi a quello che il destino prescrive se non incalzati (\u2026) \u2013 che forse ci vorr\u00e0 una terza guerra anche pi\u00f9 disastrosa delle due che l\u2019avranno preceduta per chiarire nel cervello degli europei la necessit\u00e0 dell\u2019unione; nel qual caso non pi\u00f9 gli europei vivi si uniranno, ma le ombre degli europei, come Omero chiama i fantasma di coloro che hanno vissuto. Ma forse no (\u2026). Nessun Uomo, nessuna Potenza, nessuna Forza potranno unire gli europei e fare l\u2019Europa. Solo una idea li potr\u00e0 unire. Solo una idea potr\u00e0\u00a0<em>fare<\/em>\u00a0l\u2019Europa. Idea: questa cosa umana per eccellenza. E questa idea \u00e8 l\u2019idea della comunit\u00e0 sociale (\u2026). E questa unione \u201cnaturale\u201d dell\u2019Europa avverr\u00e0. Avverr\u00e0 prima o poi. Avverr\u00e0 presto o tardi. Avverr\u00e0 nonostante tutto. Avverr\u00e0 a dispetto di tutto (\u2026).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">L\u2019appello che chiude il manifesto del comunismo, va aggiornato cos\u00ec: \u201cPartigiani di tutta l\u2019Europa, unitevi!\u201d, intendendo per partigiani e partigianismo l\u2019elemento genuino dell\u2019Europa che opera per impulso proprio, e non per ordine o ispirazione altrui\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Grazie mille.<\/span><\/p>\n<p><em><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">fonte: <a href=\"http:\/\/www.minimaetmoralia.it\/\">minimaetmoralia.it<\/a>, 11.6.2018<\/span><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di JAVIER CERCAS Lo scrittore spagnolo Javier Cercas \u00e8 stato invitato ad aprire il Salone del Libro di Torino del 2018 con una conferenza sull&#8217;Europa. 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