{"id":44134,"date":"2018-08-16T23:43:01","date_gmt":"2018-08-16T21:43:01","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44134"},"modified":"2018-08-16T23:43:01","modified_gmt":"2018-08-16T21:43:01","slug":"sicurezza-liberta-autonomia-cognitiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44134","title":{"rendered":"Sicurezza, libert\u00e0, autonomia cognitiva"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\"><em>\u00c8 scomparso ieri Danilo Zolo, filosofo e fondatore di &#8220;Jura gentium&#8221;, centro di filosofia del diritto internazionale e della politica globale. Ci lascia una delle poche voci critiche e non omologate al pensiero unico degli ultimi decenni.\u00a0\u00a0<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">di DANILO ZOLO<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Il trionfo dell&#8217;economia di mercato non ha soltanto messo in crisi lo Stato democratico nella sua forma di\u00a0<em>Welfare state<\/em>: ha coinvolto l&#8217;intera esperienza delle istituzioni liberaldemocratiche occidentali. Il termine &#8220;sicurezza&#8221; \u00e8 sempre meno associato ai legami di appartenenza sociale, alla solidariet\u00e0, alla prevenzione, all&#8217;assistenza, in una parola alla sicurezza intesa come garanzia democratica per tutti di trascorrere la vita al riparo dall&#8217;indigenza, dalle malattie, dallo spettro di una vecchiaia invalidante e miserabile, da una morte precoce. Si tratta di un drastico passaggio da una concezione della sicurezza come riconoscimento dell&#8217;identit\u00e0 delle persone e della loro partecipazione alla vita sociale ad una concezione della sicurezza intesa come difesa poliziesca degli individui da possibili atti di aggressione e come repressione e punizione della devianza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Zygmunt Bauman, nel suo\u00a0<em>Liquid Fear<\/em>, ha sostenuto che in tempi di globalizzazione la sicurezza all&#8217;interno degli Stati \u00e8 sempre pi\u00f9 concepita come &#8220;incolumit\u00e0 individuale&#8221; sulla base dell&#8217;assunzione &#8211; in larga parte fondata su interpretazioni distorsive dei dati statistici &#8211; che ci troviamo di fronte ad un costante aumento della criminalit\u00e0. La &#8220;cultura del controllo&#8221; si concentra sulla difesa del territorio, sulla militarizzazione delle citt\u00e0 e delle singole residenze abitative, sulla messa sotto tutela di alcune categorie sociali considerate &#8220;pericolose&#8221;, sull&#8217;uso di guardie private e sul rigore penale. Ai processi di globalizzazione corrisponde nella maggioranza dei paesi occidentali (e in alcuni altri paesi latinoamericani, come il Brasile, la Giamaica e il Messico, che ne hanno seguito l&#8217;esempio), una profonda trasformazione delle politiche penali e repressive: una trasformazione per la quale Lo\u00efc Wacquant ha coniato l&#8217;espressione &#8220;dallo Stato sociale allo Stato penale&#8221;.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">In una larga parte dei paesi occidentali l&#8217;amministrazione penitenziaria tende a occupare gli spazi lasciati liberi dalla smobilitazione istituzionale di ampi settori della vita politica, sociale ed economica del\u00a0<em>Welfare state<\/em>. Gli Stati occidentali accordano un&#8217;importanza crescente al controllo poliziesco delle persone e alla lotta armata contro la criminalit\u00e0. Lo fanno all&#8217;insegna dell&#8217;ideologia penale della\u00a0<em>Zero tolerance<\/em>, che si \u00e8 affermata negli Stati Uniti e che la deriva della globalizzazione ha poi rapidamente diffuso in molti paesi occidentali. Oggetto di un minuzioso controllo del territorio e di una repressione inflessibile sono i comportamenti devianti, anche di lievissima entit\u00e0, dei soggetti marginali che non si adeguano ai modelli del conformismo sociale e che sono pertanto considerati i massimi responsabili del disordine e dell&#8217;insicurezza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Un caso esemplare \u00e8 rappresentato dalle politiche penali e penitenziarie praticate negli Stati Uniti nell&#8217;ultimo trentennio. La superpotenza americana occupa il primo posto sia nella lotta contro la criminalit\u00e0, sia nell&#8217;incarcerazione di un numero crescente di detenuti (solo la Federazione russa si avvicina alle quote statunitensi). A questo primato si aggiunge, come \u00e8 noto, l&#8217;ostinata applicazione della pena di morte. Dal 1980 ad oggi negli Stati Uniti la popolazione penitenziaria si \u00e8 pi\u00f9 che triplicata, raggiungendo nel 2007 la cifra di oltre 2.300.000 detenuti. Il tasso di detenzione \u00e8 il pi\u00f9 alto del mondo: 753 cittadini incarcerati ogni 100.000, sette volte pi\u00f9 che in Italia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Questi dati appaiono ancora pi\u00f9 rilevanti se si considera che negli Stati Uniti i detenuti sono soltanto un terzo della popolazione soggetta a controllo penale. Ci sono infatti oltre quattro milioni di cittadini sottoposti alle misure alternative della\u00a0<em>probation<\/em>\u00a0e della\u00a0<em>parole<\/em>, e questo porta complessivamente a oltre sei milioni le persone che sono sottoposte a una qualche forma di misura penale per &#8220;ridurre la paura&#8221; nel paese della libert\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">A tutto questo occorre aggiungere che negli Stati Uniti \u00e8 in corso la tendenza alla privatizzazione del carcere. \u00c8 il cosiddetto\u00a0<em>correctional business<\/em>, il cui volume di affari ha segnato una crescita esponenziale e la cui struttura ha assunto le caratteristiche di una &#8220;multinazionale delle sbarre&#8221;, diffondendosi in paesi come la Gran Bretagna, l&#8217;Australia, Israele e il Cile. Negli Stati Uniti, in un numero crescente di istituti penitenziari privati, molti dei quali quotati in borsa, sono oggi rinchiusi oltre trecentomila detenuti, pari a circa un quinto della popolazione carceraria complessiva. La logica di questa impresa economica \u00e8 ovviamente il profitto e questo incide in misura rilevante sulla qualit\u00e0 del trattamento carcerario: \u00e8 ormai del tutto abbandonato il modello del carcere come luogo di &#8220;rieducazione&#8221; e di &#8220;risocializzazione&#8221;. I penitenziari sono delle discariche umane che, non diversamente dal patibolo, hanno il compito di incapacitare e annientare i soggetti devianti, come vuole il diffuso fervore giustizialista e vendicativo &#8211; si pensi all&#8217;imponente fenomeno del\u00a0<em>Victim&#8217;s Rights Mouvement<\/em>\u00a0&#8211; che oggi esalta le virt\u00f9 terapeutiche del carcere e della pena di morte.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\"><strong><br \/>\n<\/strong>Di fronte a questo panorama allarmante sorge spontanea la domanda: che cosa fare? che cosa fare in Italia, in Europa, nel mondo? Che cosa fare nella Federazione russa? Che cosa possono fare le forze progressiste in presenza di una deriva &#8220;post-democratica&#8221; che investe l&#8217;Occidente intero, diffonde la povert\u00e0, l&#8217;insicurezza e la paura, ricorre a crudeli strategie repressive inclusa la pena capitale? La risposta \u00e8 drammaticamente difficile e non sono certo in grado di tentare qui una risposta adeguata. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">L&#8217;idea classica di &#8220;eguaglianza sociale&#8221; \u00e8 difficilmente proponibile entro le moderne societ\u00e0 postindustriali. Stretti fra il bisogno di identit\u00e0 e una crescente pressione omologatrice, prodotta dai mezzi di comunicazione e dal mercato, gli individui sembrano attratti da una sorta di &#8220;bisogno di diseguaglianza&#8221;, dall&#8217;aspirazione a realizzare e proclamare la propria differenza. E lo fanno non necessariamente per raggiungere posizioni di privilegio, ma per realizzare in qualche modo la propria libert\u00e0 di fronte alla muraglia del conformismo. Soprattutto fra i pi\u00f9 giovani la paura fondamentale \u00e8 di non essere se stessi, di non essere nessuno, di fallire come esseri umani. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Ci\u00f2 di cui le nuove generazioni sentono bisogno non \u00e8 per\u00f2 semplicemente la libert\u00e0 &#8220;negativa&#8221;, la libert\u00e0 di non essere impediti da costrizioni esterne, secondo la formula teorizzata da Isaiah Berlin. Si aspira a qualcosa di pi\u00f9 e di diverso: ciascuno vorrebbe disegnare il profilo della propria vita. Ciascuno vorrebbe che il suo destino fosse il risultato di un suo progetto su se stesso, non di un disegno altrui. Vorrebbe controllare i suoi processi cognitivi, i suoi sentimenti e le sue emozioni: in poche parole, aspira alla sua &#8220;autonomia cognitiva&#8221;.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Per autonomia cognitiva, come essenza stessa della libert\u00e0 individuale, si pu\u00f2 intendere la capacit\u00e0 del soggetto di controllare, filtrare e interpretare razionalmente le comunicazioni che riceve. Entro societ\u00e0 informatizzate la garanzia giuridica dei diritti di libert\u00e0 e dei diritti politici rischia di essere un guscio vuoto se non include l'&#8221;autonomia cognitiva&#8221;: se questa manca, \u00e8 impensabile che si formi un&#8217;opinione pubblica indipendente rispetto ai processi di autolegittimazione promossi dalle\u00a0<em>\u00e9lites\u00a0<\/em>politiche al potere. In presenza di una crescente efficacia persuasiva dei mezzi di comunicazione di massa il destino delle istituzioni politiche occidentali sembra dipendere dall&#8217;esito della battaglia a favore di questo fondamentale &#8220;diritto umano&#8221;, l'&#8221;autonomia cognitiva&#8221;, che potrebbe essere anche chiamato\u00a0<em>habeas mentem<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">Vorrei concludere aggiungendo, contro l&#8217;utopia cosmopolita\u00a0<em>\u00e0 la Bauman<\/em>\u00a0o\u00a0<em>\u00e0 la Habermas<\/em>, che l&#8217;autonomia individuale non esclude ma anzi implica il senso di appartenenza a un particolare gruppo sociale e culturale. Non c&#8217;\u00e8 autonomia e libert\u00e0 senza radici nella particolarit\u00e0 di un territorio, senza identificazione intellettuale, sentimentale ed emotiva con una storia, una cultura, una lingua, un destino comune. E non c&#8217;\u00e8 sicurezza ma dispersione e solitudine senza solidariet\u00e0, condivisione, un senso di omogeneit\u00e0, una qualche spontanea intimit\u00e0 nei rapporti sociali. Solo chi dispone di solide radici identitarie riconosce l&#8217;identit\u00e0 altrui, rispetta la differenza, cerca il dialogo con gli altri, rifugge da ogni fondamentalismo e dogmatismo, \u00e8 sicuro che l&#8217;incontro fra le diverse culture e civilt\u00e0 del pianeta non \u00e8 soltanto la condizione della pace ma \u00e8 anche un patrimonio evolutivo irrinunciabile per la specie umana.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\"><em>fonte: <a href=\"http:\/\/www.juragentium.org\">juragentium.org<\/a><\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 scomparso ieri Danilo Zolo, filosofo e fondatore di &#8220;Jura gentium&#8221;, centro di filosofia del diritto internazionale e della politica globale. 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