{"id":44255,"date":"2018-09-08T12:50:01","date_gmt":"2018-09-08T10:50:01","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44255"},"modified":"2018-09-08T13:03:15","modified_gmt":"2018-09-08T11:03:15","slug":"le-arti-audiovisive-e-il-tema-della-sovranita-quattro-esempi-da-corea-del-sud-giappone-spagna-e-norvegia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44255","title":{"rendered":"Le arti audiovisive e il tema della sovranit\u00e0: quattro esempi da Corea del Sud, Giappone, Spagna e Norvegia"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Ricccardo Paccosi (*)<\/strong><\/p>\n<p>In Italia, la sempre pi\u00f9 ridotta e tuttavia persistente egemonia ideologica dell\u2019eurofederalismo e del globalismo sui media mainstream, impedisce talvolta di percepire come, a livello internazionale, alcune trasformazioni politiche e geopolitiche della presente fase storica stiano, al contrario, cominciando a consolidarsi nell\u2019immaginario collettivo e, conseguentemente, entro la sfera culturale.<br \/>\nConferendo allo sguardo una gittata oltre confine, dunque, risulta pi\u00f9 nitidamente percepibile la comprensione diffusa del fatto che le relazioni internazionali stiano muovendo verso un configurazione multipolare, alla quale si sta associando altres\u00ec un processo generale di ri-nazionalizzazione del mondo.<br \/>\nChi persegue la prospettiva sovranista, sa che questi fenomeni rappresentano un prerequisito, un contesto pi\u00f9 favorevole, ma non ancora un effettivo recupero di quel principio di potere costituente basato sulla sovranit\u00e0 popolare che la recente fase globalista ha gravemente messo in discussione. Ci\u00f2 malgrado, \u00e8 interessante notare come il tema della sovranit\u00e0, oltre a egemonizzare l\u2019agenda politica di un numero crescente di paesi, cominci ad affiorare nei linguaggi artistici e culturali e finanche entro i canali della cosiddetta industria culturale. Parlando di quest\u2019ultima, data la maggiore potenza di fuoco sul versante economico e della penetrazione nell\u2019immaginario, assume un ruolo strategicamente decisivo l\u2019ambito delle arti audiovisive, vale a dire il cinema e le serie televisive.<br \/>\nSenza alcuna pretesa di esaustivit\u00e0, propongo allora una rapida ricognizione analitica con quattro esempi di arte audiovisiva, relativamente recenti, incentrati sul tema della sovranit\u00e0: quatto esempi provenienti da quattro differenti paesi del mondo.<\/p>\n<p><strong>1) THE FLU (regia di Kim Sung-su, 2013, Sud Corea)<\/strong><br \/>\nQuesto film sudcoreano, rielabora a modo proprio il genere americano denominato <em>disaster movie<\/em>: ovvero una linea narrativa corale e di massa incentrata su una catastrofe coinvolgente la societ\u00e0 intera, contrappuntata dall\u2019intreccio sentimentale e\/o famigliare d\u2019un gruppo delimitato di individui coinvolti nell\u2019evento.<br \/>\nNel film, lo scoppio di un\u2019influenza pandemica e mortale impone al governo sudcoreano di mettere in quarantena un\u2019intera citt\u00e0. Immediatamente, la situazione di crisi porta gli alleati militari della Corea del Sud \u2013 ovvero gli Stati Uniti &#8211; a intervenire con forza ovvero a impartire ordini al governo di Seul. Specificamente, i militari statunitensi insistono sulla necessit\u00e0 \u2013 vista la pericolosit\u00e0 e velocit\u00e0 del virus pandemico \u2013 di bombardare la citt\u00e0 contagiata e in quarantena, sterminandone gli abitanti e impedendo cos\u00ec la proliferazione del contagio. A quel punto, il premier sudcoreano si ribella a quest\u2019imposizione e giunge a minacciare uno scontro diretto tra forze armate sudcoreane e americane. Grazie a questa fermezza, gli abitanti della citt\u00e0 contagiata vengono risparmiati e trovano altres\u00ec il tempo per trovare una cura alla pandemia. In conclusione del film, l\u2019esercito degli Stati Uniti si ritrova, sommessamente e con la coda fra le gambe, a dover accettare il nuovo corso d\u2019una Corea del Sud ormai sovrana nelle proprie decisioni.<br \/>\nFin qui, si potrebbe pensare al punto di vista d\u2019uno specifico regista. Ma vari elementi concorrono, invece, a supportare l\u2019ipotesi che si tratti di un film finalizzato al dettare una precisa linea della classe politica sudcoreana.<br \/>\nInnanzitutto, questo film ad alto budget \u00e8 stato realizzato coi fondi del Ministero della Cultura sudcoreano.<br \/>\nInoltre, durante la crisi fra Stati Uniti e Corea del Nord della primavera 2017, sono stati divulgati online aspetti della situazione politica a Seul fino a quel momento sconosciuti alla maggioranza di noi occidentali. Abbiamo cio\u00e8 appreso che, in maniera trasversale ai singoli partiti, da alcuni anni l\u2019agenda politica sudcoreana era incentrata sul tema d\u2019una emancipazione dalla storica sudditanza militare agli Stati Uniti. Con l\u2019elezione a presidente, un anno fa, del leader di centrosinistra Moon Jae-in, questa istanza si \u00e8 quindi rafforzata. Una dinamica sovranista talmente marcata, che l\u2019analista geopolitico Pierlugi Fagan si chiedeva, in un intervento scritto nel corso della succitata crisi tra USA e Nord Corea, se non si stesse \u201cguardando alla Corea sbagliata\u201d: se le ragioni dell\u2019aggressivit\u00e0 americana verso il governo di Pyongyang , cio\u00e8, non avessero come scopo ultimo il far tornare nei ranghi il riottoso alleato sudcoreano.<br \/>\nSia come sia, per un paese come l\u2019Italia ch\u2019\u00e8 costretto a ospitare sul proprio territorio 40 basi militari e 90 testate nucleari appartenenti al medesimo \u201calleato\u201d, l\u2019evolversi dell\u2019istanza sovranista sudcoreana \u00e8 certamente un fatto da osservare con interesse.<br \/>\n<strong>Trailer:<\/strong><br \/>\n<div class=\"video-container\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/1BvKZMg2LjU?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/div><\/p>\n<p><strong>2) SHIN GODZILLA (regia di Hideaki Anno, 2016, Giappone)<\/strong><br \/>\nI film con protagonista il celebre dinosauro post-nucleare Godzilla, sono suddivisi in due filoni produttivi: da una parte i recenti adattamenti americani del personaggio curati dalla Legendary Pictures, dall\u2019altra la linea cinematografica originale della casa di produzione giapponese Toho Company, che sforna pellicole sul personaggio, senza soluzione di continuit\u00e0, fin dal lontano 1954.<br \/>\n<em>Shin<\/em> <em>Godzilla <\/em>\u00e8, per l\u2019appunto, l\u2019ultima pellicola della Toho Company in ordine di tempo.<br \/>\nChiunque abbia intravisto anche solo qualche sequenza di questo ciclo cinematografico, ne conosce i t\u00f3poi narrativi e i clich\u00e9 ricorrenti: anche in questo film, dunque, abbiamo l\u2019assalto del <em>kaiju <\/em>(mostro) Godzilla alla citt\u00e0 di Tokyo e il suo conseguente scontro con l\u2019esercito giapponese.<br \/>\nCome il sudcoreano <em>The<\/em> <em>Flu<\/em>, anche questo film mette in rilievo la problematicit\u00e0 dell\u2019avere gli Stati Uniti come paese alleato: nel film gli americani, infatti, spingono sull\u2019ipotesi di bombardare \u2013 per la seconda volta \u2013 il suolo giapponese con armi termonucleari al fine di uccidere Godzilla. Desisteranno alla fine dal proposito, solo grazie alla messa in atto d\u2019un piano alternativo da parte degli scienziati nipponici.<br \/>\nOltre a questo tema del rapporto con l\u2019America, le scene di azione e distruzione vengono altres\u00ec alternate a lunghe (ed esteticamente stranianti) dissertazioni politico-strategiche sulla necessit\u00e0 che il Giappone superi la Costituzione pacifista imposta dagli Stati Uniti nel 1946 e possa, quindi, dotarsi di esercito e armamenti appropriati.<br \/>\nLa valenza sovranista di quest\u2019ultimo tema \u00e8, certamente, non priva di contraddizioni. Infatti, se negli ultimi due anni il tema del riarmo si \u00e8 collocato al centro del dibattito pubblico nel Sol Levante, in misura rilevante ci\u00f2 \u00e8 dovuto al supporto fornito a tale istanza dall\u2019ascesa alla Presidenza USA di Donald Trump: questi, recando una concezione geo-strategica incentrata sul contenimento anche militare dell\u2019affluente super-potenza cinese, ha in pi\u00f9 di un\u2019occasione espresso parere favorevole all\u2019ipotesi che il Giappone potenzi il suo esercito, sino alla possibilit\u00e0 che Tokyo possa disporre d\u2019un vero e proprio arsenale nucleare.<br \/>\nDunque, siamo in questo caso dinanzi a una prospettiva \u201csovranista\u201d recante, ambiguamente, il timbro d\u2019approvazione da parte d\u2019una nazione occupante.<br \/>\n<strong>Trailer:<\/strong><br \/>\n<div class=\"video-container\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/8kHwpUu-m8E?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/div><\/p>\n<p><strong>3) LA CASA DI CARTA (ideato da Alex Pina, Spagna, 2017)<\/strong><br \/>\nFra tutte le opere citate nel presente articolo, questa serie tv spagnola prodotta e distribuita da Netflix costituisce, sicuramente, il pi\u00f9 esteso successo commerciale e internazionale.<br \/>\nLa trama \u00e8 incentrata su un assedio della polizia alla Zecca di Stato spagnola, dove sono asserragliati con ostaggi alcuni rapinatori. Questi non intendono semplicemente rubare: utilizzano i macchinari della Zecca per fabbricare banconote dai cinquanta euro in su, arrivando infine a stampare mille milioni.<br \/>\nFin da subito, sceneggiatura e regia si strutturano in modo tale da creare immedesimazione coi rapinatori da parte dello spettatore. Se il cuore della trama fosse solo questo, si tratterebbe d\u2019un elemento narrativo certamente non degno di nota, anche perch\u00e9 ampiamente utilizzato in un numero incalcolabile di opere. Le ultime due puntate della seconda stagione della serie, per\u00f2, rivelano che la scelta di protagonisti criminali \u00e8 simbolicamente funzionale a un discorso pi\u00f9 ampio di apologia della sovversione sociale. Specificamente, l\u2019oggetto di suddetta sovversione si scopre essere la rete di potere bancario-finanziario su cui si regge l\u2019Unione Europea.<br \/>\nPrima di quel momento, vi \u00e8 in effetti un altro acenno \u201ceuroscettico\u201d: durante uno scambio di battute, due dei protagonisti convengono sul fatto che l\u2019euro sia destinato a scomparire nel prossimo futuro. Ma fin qui si tratta, appunto, solo di un breve accenno.<br \/>\nBen diverso \u00e8 lo scenario che si presenta nella succitata penultima puntata. I due amanti-antagonisti della serie \u2013 il capo della banda dei rapinatori e l\u2019ispettrice di polizia che li contrasta \u2013 giungono a un confronto politico. Il capobanda soprannominato \u201cil Professore\u201d, spiega alla poliziotta che l\u2019idea d\u2019impadronirsi dei macchinari della Zecca sia speculare a quanto fatto di recente dalla Banca Centrale Europea. Quest\u2019ultima, infatti, ha creato dal nulla montagne di moneta circolante che, a fronte della crisi finanziaria internazionale, sono finite quasi esclusivamente nelle casse delle banche e delle classi ricche. In breve, il rapinatore enuncia il principio \u2013 molto in voga nella sinistra extraparlamentare dei decenni passati \u2013 di riapproprazione proletaria.<br \/>\nCos\u00ec, l\u2019ispettrice di polizia si convince e si schiera alfine dalla parte della banda di rapinatori. Questi ultimi, al prezzo di due morti tra le loro fila e senza uccidere alcun ostaggio, vincono e portano il colpo a segno.<br \/>\nOra, qualcuno potrebbe storcere il naso di fronte all\u2019idea di attaccare l\u2019Unione Europea utilizzando un meccanismo narrativo volto a un\u2019apologia della sovversione. Qualcuno potrebbe infatti obiettare che, essendo le direttive eurofederali quasi sempre illegali rispetto alle Costituzioni dei singoli paesi, porre uno scontro con le medesime entro un\u2019ottica illegalista sia controproducente.<br \/>\nEbbene, forse occorre invece chiedersi se, in uno scontro ideologico frontale come quello in cui siamo immersi, non occorra essere un po\u2019 spregiudicati e saper assestare anche colpi bassi. In altre parole, se la figura del rapinatore presenta una maggiore forza mitopoietica e se il risultato finale consta dell\u2019avere un prodotto culturale di largo consumo generante ostilit\u00e0 verso le anti-democratiche istituzioni eurofederali, ben venga la narrazione incentrata sulla banda criminale.<br \/>\nE ben vengano, pertanto, espedienti retorici come quello in cui uno dei rapinatori protagonisti si butta in uno scontro a fuoco con la polizia per coprire la fuga dei propri compagni. Nel mentre che questo accade, la regia manda in sottofondo \u201cBella Ciao\u201d, cantata con accento spagnolo. Il rapinatore \u00e8 alla fine inquadrato a terra, morto, mentre la voce cantata fuori campo intona: \u201ce questo \u00e8 il fiore del partigiano, morto per la libert\u00e0\u201d.<br \/>\n<strong>Trailer:<\/strong><br \/>\n<div class=\"video-container\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/FCe3GY7rSOM?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/div><\/p>\n<p><strong>4) OKKUPERT (ideata da Jo Nesb\u00f8, Norvegia, 2015)<\/strong><br \/>\nQuesta serie norvegese \u00e8 anch\u2019essa distribuita da Netflix ed \u00e8 altres\u00ec, fra le opere citate, l\u2019unica a tema esplicitamente e direttamente geopolitico.<br \/>\nIn un tempo presente alternativo al nostro e contraddistinto da una grave crisi energetica mondiale, in Norvegia sale al potere un premier ecologista che sospende la produzione di combustibili fossili per lanciare un piano energetico alternativo.<br \/>\nRitrovandosi senza disponibilit\u00e0 di petrolio norvegese, l\u2019Unione Europea preme sulla Russia affinch\u00e9 quest\u2019ultima svolga un\u2019invasione \u201cmorbida\u201d della Norvegia e faccia ripristinare la produzione di greggio.<br \/>\nQuando questo accade con il dispiegamento di navi da guerra russe sul Mare del Nord e con l\u2019ingresso di diplomatici russi ai tavoli del governo norvegese, gli Stati Uniti dichiarano solidariet\u00e0 al paese scandinavo, ma dimostrano altres\u00ec disinteresse a generare una crisi militare con la Russia intorno a questo tema. La Norvegia, cos\u00ec, si ritrova completamente sola a fronteggiare una lenta ma inesorabile invasione da parte d\u2019un paese immensamente pi\u00f9 potente. In breve tempo, una parte dell\u2019esercito norvegese entra in clandestinit\u00e0 e comincia ad avviare una resistenza armata contro gli invasori.<br \/>\nDa parte di chi scrive, va chiarito che sussiste da quattro anni \u2013 ovvero dall\u2019avvio della nuova guerra fredda Nato-Russia conseguente alla crisi ucraina del 2014 \u2013 una pratica di contrasto nei confronti della propaganda anti-russa espressa dai media mainstream italiani. Questo, per\u00f2, non in ragione d\u2019una qualche visione del mondo \u201cfilo-russa\u201d, bens\u00ec per un evidente problema politico di sovranit\u00e0: l\u2019Italia \u2013 cos\u00ec come altri paesi europei \u2013 si ritrova oggi costretta a prender parte a una contrapposizione economica e militare impostale dagli Stati Uniti, che \u00e8 totalmente estranea a quelli che sono i propri interessi commerciali e strategici.<br \/>\nLa concezione anti-russa dei norvegesi che vediamo rappresentata in questa serie tv, invece, non \u00e8 un innesto forzoso da parte dell\u2019apparato di propaganda bellica d&#8217;un paese straniero, bens\u00ec ha radici che \u2013 giuste o sbagliate che possano apparire \u2013 sono pienamente endogene e, di conseguenza, degne di un\u2019attenzione scevra da pregiudizi.<br \/>\nCome nel caso delle pellicole sudcoreana e giapponese sopra citate, la geopolitica della fiction gioca d\u2019anticipo su quella reale: un anno dopo l\u2019inizio di questa serie tv, infatti, la Norvegia ha dato avvio al pi\u00f9 esteso piano di riarmo della propria storia e per ragioni dichiaratamente legate all\u2019acuirsi della tensione fra Russia e occidente, nonch\u00e9 in seguito a numerosi episodi di sconfinamento e tensione con le forze armate russe nel Mare del Nord.<br \/>\nQuello che per\u00f2 traspare maggiormente \u2013 soprattutto nella seconda stagione della serie \u2013 \u00e8 quanto la Norvegia in queste circostanze drammatiche mantenga la propria dignit\u00e0 lottando per la propria sovranit\u00e0. L\u2019Unione Europea, invece, viene tratteggiata come un antro di vilt\u00e0 e corruzione in cui, non a caso, i cittadini si stanno rivoltando contro i propri governi-fantoccio.<br \/>\nInsomma, quantunque la tesi politica della serie focalizzata sulla pericolosit\u00e0 della Russia possa risultare discutibile, il tema della sovranit\u00e0 \u00e8 in <em>Okkupert<\/em> approfondito e problematizzato senza banalizzazioni, senza semplificazioni retoriche.<br \/>\n<strong>Trailer:<\/strong><br \/>\n<div class=\"video-container\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/yfqRRHaFyJg?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/div><\/p>\n<p>In conclusione, qualcuno sin dalla lettura del titolo del presente articolo, potrebbe legittimamente domandare: e l\u2019Italia?<br \/>\nIl nostro paese, ebbene, \u00e8 molto lontano dal poter produrre e distribuire opere recanti tali contenuti, meno che meno opere dal budget elevato. \u00c8 bene per\u00f2 tener presente che questo non \u00e8 dovuto soltanto alla gi\u00e0 citata presa dell\u2019ideologia eurofederalista presso i media e presso il sistema culturale: vi \u00e8, anche, un problema di riduzione nelle dimensioni di tutto il comparto produttivo audiovisivo. Un paese che, nell\u2019ultimo trentennio, dalla produzione di 800 film annui \u00e8 precipitato a quella di 200, ha un problema di ridimensionamento che reca una maggiore difficolt\u00e0 a diversificare i prodotti e, di conseguenza, finisce con l&#8217;avere una carenza di pluralit\u00e0 per quanto riguarda le visioni del mondo veicolate dai linguaggi audiovisivi.<\/p>\n<p><strong>(*) attore e regista teatrale<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Ricccardo Paccosi (*) In Italia, la sempre pi\u00f9 ridotta e tuttavia persistente egemonia ideologica dell\u2019eurofederalismo e del globalismo sui media mainstream, impedisce talvolta di percepire come, a livello internazionale, alcune trasformazioni politiche e geopolitiche della presente fase storica stiano, al contrario, cominciando a consolidarsi nell\u2019immaginario collettivo e, conseguentemente, entro la sfera culturale. 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