{"id":44385,"date":"2018-09-25T01:30:52","date_gmt":"2018-09-24T23:30:52","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44385"},"modified":"2018-09-23T16:32:05","modified_gmt":"2018-09-23T14:32:05","slug":"la-provincia-dellimpero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44385","title":{"rendered":"La provincia dell&#8217;impero"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni del &#8220;miracolo economico&#8221; l&#8217;Italia supera lo storico ritardo che la divideva dai maggiori paesi industrializzati. Arriva a questo appuntamento con un&#8217;identit\u00e0 nazionale e culturale assai meno forte di quella delle maggiori nazioni europee (Francia, Inghilterra, Germania), e quindi pi\u00f9 sensibile all&#8217;influenza del paese-guida dell&#8217;Occidente, gli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Beninteso, il fenomeno dell'&#8221;americanismo&#8221; (come lo chiamava Gramsci) era diffuso gi\u00e0 a partire dagli anni Trenta e riguarda tutto il mondo. Tuttavia \u00e8 dal dopoguerra che l&#8217;influenza degli Stati Uniti diviene sempre pi\u00f9 pressante e onnipervasiva, dapprima attraverso il Piano Marshall, poi attraverso la presenza diretta delle multinazionali, della pubblicit\u00e0, della televisione e dei suoi spettacoli che dilagano nel nostro paese senza quelle pur caute resistenze che altri paesi europei hanno sempre frapposto (la TV, il cinema, la musica leggera dipendono sempre pi\u00f9 strettamente dalla produzione americana).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Italia \u00e8 divenuta cos\u00ec, sul piano dell&#8217;<em>Entertainment<\/em>,\u00a0 una provincia dell&#8217;impero americano. D&#8217;altronde, anche sul piano della cultura &#8220;alta&#8221; la dipendenza dagli Stati Uniti appare crescente. Se fino agli anni Sessanta e all&#8217;inizio dei Settanta la cultura francese si presentava ai giovani come un polo indubbio di attrazione, non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec nell&#8217;ultimo quarto del Novecento. La frequenza di contatti con gli ambienti della ricerca nordamericana \u00e8 diventata pressoch\u00e9 obbligatoria quasi per tutte le categorie degli uomini di cultura (non solo per gli scienziati, ma anche per i filosofi o i teorici della letteratura). Dagli Stati Uniti giungono la maggior parte delle proposte culturali e artistiche e delle teorie della letteratura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Italia \u00e8 dunque una delle province dell&#8217;impero pi\u00f9 &#8220;americanizzate&#8221;; anzi per certi versi ha accentuato &#8211; e perlopi\u00f9 involgarito &#8211; tendenze di costume e di spettacolo provenienti da oltre Oceano. Nello stesso tempo, per\u00f2, \u00e8 anche una delle nazioni del mondo in cui si traduce di pi\u00f9, e non solo, ovviamente, libri di lingua inglese. Anche attraverso tale strumento le &#8220;novit\u00e0&#8221; culturali provenienti dall&#8217;estero (da teorici della letteratura come Lotman e Bachtin, ai minimalisti americani, ai narratori latinoamericani ma anche portoghesi e giapponesi) entrano rapidamente in circolo. La &#8220;globalizzazione&#8221; insomma funziona anche sul piano culturale. Ci\u00f2 produce effetti non solo positivi ma anche negativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dato che l&#8217;industria della cultura \u00e8 dominata da gruppi e da logiche multinazionali, tutte le culture nazionali stanno subendo un processo di erosione e di logoramento, e l&#8217;Italia, per le ragioni sopra accennate, \u00e8 uno dei paesi pi\u00f9 esposti a tale perdita d&#8217;identit\u00e0 culturale. In questa situazione il nostro paese, come accade dalla fine del Cinquecento, ha un ruolo assai pi\u00f9 passivo che attivo: assimila idee dall&#8217;estero piuttosto che esportarne. In alcuni campi &#8211; come la musica colta, l&#8217;architettura, in parte la pittura &#8211; mantiene un&#8217;autorit\u00e0 internazionale. In altri l&#8217;influenza italiana \u00e8 nettamente diminuita negli ultimi decenni: basti pensare al cinema, che dopo il successo internazionale del Neorealismo e l&#8217;affermazione di grandi artisti molto noti anche all&#8217;estero (Visconti, Antonioni, Fellini, in parte Pasolini) ha conosciuto un momento di grave crisi. Per quanto riguarda il teatro, l&#8217;unico autore italiano conosciuto nel mondo nell&#8217;ultimo quarto di secolo \u00e8 Dario Fo, che \u00e8 stato infatti insignito del premio Nobel.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel secondo Novecento l&#8217;altro premio Nobel italiano in campo letterario \u00e8 stato Eugenio Montale, a conferma dell&#8217;alto livello della produzione poetica del nostro paese. Mentre infatti, in questo periodo, la narrativa italiana non conosce, a livello internazionale, valori di grande spicco, cos\u00ec non \u00e8 per la poesia. Ma per questa, forse ancora pi\u00f9 che per i pochi narratori di valore,\u00a0 vale un\u00a0<em>handicap<\/em> formidabile, quello della lingua. L&#8217;italiano \u00e8 una lingua poco nota all&#8217;estero, e sempre di meno lo sar\u00e0 giacch\u00e9 l&#8217;emigrazione di massa \u00e8 ormai un ricordo del passato e i figli degli emigranti si allontanano dalla lingua dei genitori e assimilano quella del paese dove sono nati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche Eugenio Montale continua perci\u00f2 a essere tradotto e noto all&#8217;estero meno di quanto sarebbe lecito attendersi. Non meno difficile, se non talora quasi impossibile, \u00e8 la traduzione di prosatori che fanno ricorso a una lingua sperimentale come Gadda o Volponi. Non \u00e8 certo un caso che nel libro di Bloom,\u00a0<em>Il canone occidentale<\/em>, i nomi degli italiani inseriti nell&#8217;elenco costituente il canone siano quelli pi\u00f9 facilmente traducibili e infatti largamente tradotti in inglese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa situazione gli unici autori italiani del secondo Novecento che abbiano una qualche autorit\u00e0, notoriet\u00e0 e influenza internazionale si contano sulle dita di una sola mano: sono Pasolini, Calvino, Sciascia (ma pi\u00f9 Calvino di Sciascia), Fo, Eco (noto come romanziere e come semiologo). E se allarghiamo l&#8217;orizzonte a tutto il secolo solo il nome di Pirandello appare universalmente riconosciuto, mentre, nel campo della scrittura saggistica, si assiste a una notevole fortuna, soprattutto negli Stati Uniti, ma anche in America Latina e in diversi paesi del Terzo Mondo, del pensiero di Antonio Gramsci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Paradossalmente per\u00f2 ci\u00f2 accade proprio mentre questo autore appare in Italia dimenticato: \u00e8 una delle conseguenze pi\u00f9 curiose dell'&#8221;americanizzazione&#8221;. Spesso infatti l&#8217;Italia appare pi\u00f9 &#8220;americana&#8221; degli stessi americani e anche per questo incapace di difendere i prodotti stessi della propria cultura nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>[testo tratto dal manuale scolastico<\/em>\u00a0Il nuovo &#8216;La scrittura e l&#8217;interpretazione&#8217;<em>, a cura di R. Luperini, P. Cataldi, L. Marchiani, F. Marchese, vol. 6, G. B. Palumbo editore, 2011]<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli anni del &#8220;miracolo economico&#8221; l&#8217;Italia supera lo storico ritardo che la divideva dai maggiori paesi industrializzati. Arriva a questo appuntamento con un&#8217;identit\u00e0 nazionale e culturale assai meno forte di quella delle maggiori nazioni europee (Francia, Inghilterra, Germania), e quindi pi\u00f9 sensibile all&#8217;influenza del paese-guida dell&#8217;Occidente, gli Stati Uniti. Beninteso, il fenomeno dell&#8217;&#8221;americanismo&#8221; (come lo chiamava Gramsci) era diffuso gi\u00e0 a partire dagli anni Trenta e riguarda tutto il mondo. 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