{"id":44399,"date":"2018-11-24T00:25:26","date_gmt":"2018-11-23T23:25:26","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44399"},"modified":"2018-11-22T23:02:52","modified_gmt":"2018-11-22T22:02:52","slug":"i-falsi-presupposti-della-didattica-per-competenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44399","title":{"rendered":"I falsi presupposti della didattica per competenze"},"content":{"rendered":"<p>di GIOVANNI CAROSOTTI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema della \u00abdidattica per competenze\u00bb, che da pi\u00f9 di vent\u2019anni indirizza la politica di riforma della scuola in Italia,\u00a0rimane ancora oggi dirimente per stabilire la legittimit\u00e0 dell\u2019intero quadro teorico alla base della Legge 107. Conviene innanzitutto\u00a0non cadere nella trappola di chi ritiene che il rifiuto del concetto di\u00a0<em>competenza<\/em>\u00a0comporti la difesa di un modello didattico fondato sul nozionismo e sulla passivit\u00e0 della ricezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019insegnamento disciplinare possiede una finalit\u00e0 pi\u00f9 ampiamente formativa, ovvero quella di comunicare una conoscenza di ordine generale, tale da rendere coscienti delle diverse componenti che costituiscono la cultura umana, ciascuna delle quali porta un contributo specifico e a suo modo indispensabile al sapere nel suo complesso. Questo orizzonte formativo non ha la finalit\u00e0 banalmente sintetica di offrire una \u201ccultura generale\u201d quanto concretamente realizzare il fine autentico della scuola repubblicana, cos\u00ec come espresso nella Costituzione: favorire la formazione di un cittadino capace di interagire positivamente con la comunit\u00e0 di appartenenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale finalit\u00e0 pu\u00f2 effettivamente realizzarsi solo se, nel corso dell\u2019intero processo formativo, lo studente recepisce la dimensione olistica del sapere, conosce la ricchezza e la specificit\u00e0 dei diversi campi disciplinari,\u00a0ne comprende l\u2019interazione per il costituirsi di una visione di civilt\u00e0. Tale processo formativo si oppone evidentemente a un insegnamento fondato sul semplice nozionismo; ma in ci\u00f2 esso si collega a una lunga tradizione della didattica italiana, che nella sua originalit\u00e0 si \u00e8 sviluppata proprio da una presa di distanza consapevole dal nozionismo di origine positivista. Per cui, gi\u00e0 ai tempi di Antonio Labriola, Pasquale Villari e Gaetano Salvemini (nome impropriamente strumentalizzato dai teorici delle competenze), il dibattito sulla scuola italiana ha sempre riflettuto su come rendere vivo lo studio delle discipline, su come esso dovesse influire sulla formazione di una personalit\u00e0 autonoma e capace di interagire con la comunit\u00e0 civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, con buona pace di chi continua a sostenere che non \u00e8 affatto vero che la\u00a0<em>didattica delle competenze<\/em>\u00a0si fondi su una sottovalutazione del sapere disciplinare, risulta evidente come,\u00a0nella Legge 107 e in tutta la confusa letteratura precedente,\u00a0del concetto di\u00a0<em>competenza<\/em>\u00a0si faccia un uso ideologico non solo per destrutturare il sapere fondato sulle discipline, ma per sferrare un colpo decisivo all\u2019autonomia della professione docente e all\u2019esercizio effettivo della \u201clibert\u00e0 d\u2019insegnamento\u201d sancita dalla costituzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La\u00a0<em>didattica per competenze<\/em>, infatti, intende agire sugli stessi\u00a0<em>processi di soggettivazione<\/em>, per dare origine a individualit\u00e0 portate a scorgere e a valorizzare esclusivamente la risultanza pratica del sapere appreso,\u00a0considerato valido nel momento in cui si dimostra utile alla risoluzione di problemi specifici e settorialmente delimitati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La\u00a0<em>competenza\u00a0<\/em>acquista dunque statuto autonomo e, in quanto tale, essa mantiene con il sapere disciplinare una relazione esclusivamente strumentale; e, proprio per questo, essa avrebbe diritto di essere valutata autonomamente.\u00a0Mi sembra che ci\u00f2 corrisponda a quanto scritto dal presidente della Fondazione Agnelli, Andrea Gavosto\u00a0(<em>La Stampa<\/em>, 19 dicembre 2017): \u00abparadossalmente, un gruppo di insegnanti potrebbe affrontare in tutto l\u2019anno un solo argomento, ma farlo cos\u00ec approfonditamente da trasmettere agli studenti un metodo di studio utile per sempre\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un\u2019unit\u00e0 didattica siffatta si configurerebbe sia un impoverimento sia una gerarchizzazione \u2013 dal patente significato ideologico &#8211; tra le discipline. Quelle scientifiche verrebbero valorizzate esclusivamente sul piano di un loro riferimento pratico a un problema\u00a0concreto,\u00a0mentre il contributo di ordine storico-filosofico-letterario assumerebbe solo una dimensione contestuale, di contorno (non potrebbe essere altrimenti, mancando un\u2019impostazione cronologicamente coerente del loro dispiegarsi), in grado di creare innocui contesti culturaleggianti. Nel corso di pi\u00f9 di vent\u2019anni, in merito alle competenze sono state proposte tra le definizioni pi\u00f9 varie e fra loro contraddittorie, tanto che Edoardo Greblo (rivista\u00a0<em>aut-aut<\/em>, n\u00b0358, 2013) aveva affermato che\u00a0\u00abdel concetto di competenza esistono tante definizioni quanti sono gli autori che hanno scritto sull\u2019argomento\u00bb.\u00a0Sarebbe facile, a questo punto, scegliere le pi\u00f9 imbarazzanti a supporto della propria posizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"margin: 0px; color: black; line-height: 107%; font-family: 'Calibri',sans-serif; font-size: 12pt; font-weight: normal;\">\u00c8<\/span> per\u00f2 uscito un\u00a0volumetto presso la casa editrice Il Mulino, curato dalla Fondazione Agnelli, intitolato proprio\u00a0<em>Le Competenze<\/em>,\u00a0che, consapevole \u2013 in un raro moto di autocritica &#8211; della confusione e anche della provvisoriet\u00e0 di molte analisi del passato, si propone di fare il punto del concetto, per ricondurlo entro i parametri scientifici che gli spetterebbero e rilanciarlo nella sua urgenza formativa. Ebbene: se prendiamo a riferimento tale studio, riteniamo che le nostre valutazioni critiche ne escano rafforzate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre nel saggio di Greblo del 2013\u00a0compariva un\u2019altra impegnativa affermazione: ovvero che le famose otto competenze di cittadinanza stabilite dall\u2019Unione Europea, oltre a essere diverse e, per certi versi, tra loro alternative (dal momento \u2013 aggiungiamo noi &#8211; che non se ne proponeva un legame di qualsiasi tipo, magari gerarchico e, quindi, progressivo), non facevano alcun riferimento a una definizione condivisa che potesse rappresentare per le stesse un comune denominatore.\u00a0 In un passo contenuto nel volume appena citato edito dalla Fondazione Agnelli (pag. 38), a proposito di queste famose competenze europee, leggiamo:\u00a0\u00abAll\u2019assenza di un robusto impianto teorico sopperisce\u00a0<em>evidentemente\u00a0<\/em>l\u2019autorevolezza dell\u2019istituzione\u00bb\u00a0[corsivo mio]. Insomma, che la competenza sia un concetto infondato, non in grado di vantare alcuna base scientifica che possa sottrarlo ai contraddittori, mi sembra ribadito anche in questo caso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante ci\u00f2 i teorici delle competenze continuano imperterriti affermando l\u2019assoluta necessit\u00e0 e urgenza di piegare la scuola in modo totale a questa \u201cinnovativa\u201d pratica didattica. Il ragionamento possiamo riassumerlo nel seguente modo: poich\u00e9 solo le competenze assicurano un\u2019immediata trasformazione del sapere appreso in \u00abpratica sociale\u00bb, quindi in una pronta utilit\u00e0,\u00a0esse risultano assolutamente indispensabili in una fase storica di crisi occupazionale, per far uscire dal ciclo d\u2019istruzione individui capaci di essere immediatamente operativi rispetto alle esigenze del mondo dell\u2019impresa; alla quale dunque si concede il diritto di entrare da protagonista nella stessa organizzazione scolastica, contribuendo alla precisazione degli obiettivi, dei metodi e dei criteri di valutazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si scopre dunque che le \u00abcompetenze di cittadinanza\u00bb non coincidono con quei valori civili precisati nel testo costituzionale ma nella capacit\u00e0 del futuro lavoratore di adeguarsi e di comprendere le logiche e le esigenze del sistema economico che mira ad integrarlo. L\u2019ignoranza, ovvero la mancanza di quella comprensione apparentemente gratuita dell\u2019orizzonte sistemico in cui ci si colloca, diventa un valore da perseguire; di conseguenza, la gestione dei curricola assume quella finalit\u00e0 tecnico-pratica che il concetto di\u00a0<em>competenza<\/em>\u00a0incarna alla perfezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte, basta leggere con attenzione il recente documento intitolato\u00a0<em>Orientamenti per l\u2019insegnamento della filosofia nella societ\u00e0 della conoscenza<\/em>\u00a0per toccare con mano come tale disciplina debba diventare, nelle intenzione dei riformatori, un apparato ideologico che espelle da s\u00e9 qualsiasi contraddittorio storiografico per ridursi a legittimazione del processo conoscitivo incarnato dal\u00a0<em>problem solving<\/em>\u00a0(l\u2019esatto contrario della centralit\u00e0 dell\u2019interpretazione e della critica), e quindi sostanzialmente produrre teorie d\u2019appoggio alla nuova ideologia scolastica (come dimostrano le parti del documento in cui si pretenderebbe di individuare identiche finalit\u00e0 tra la filosofia come disciplina e pratiche quali il CLIL e l\u2019Alternanza Scuola Lavoro).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato di questo approccio ha evidentemente pesanti effetti \u2013 sicuramente voluti &#8211; sui docenti e sulla gestione autoritaria dell\u2019organico. Poich\u00e9 la disoccupazione \u00e8 un problema urgente, l\u2019applicazione della\u00a0<em>didattica per competenze,<\/em>\u00a0che aiuterebbe a sconfiggerla, diventa priorit\u00e0 assoluta della scuola e finisce per coincidere con la stessa deontologia professionale del docente, il quale non pu\u00f2 pi\u00f9 decidere se liberamente avvalersene o meno (si veda a proposito il recente documento intitolato\u00a0<em>Sviluppo professionale e qualit\u00e0 della formazione in servizio<\/em>, dove \u00e8 prevista addirittura la sottoscrizione di un patto formativo che vincoli giuridicamente l\u2019insegnante a tali procedure).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E poich\u00e9 la preparazione dei docenti risulta inadeguata in vista di tali obiettivi, li si intende obbligare, attraverso corsi d\u2019aggiornamento di pressoch\u00e9 totale contenuto pedagogistico, a recepire queste nuove pratiche, a dimostrare di metterle in pratica costantemente, lasciandosi eventualmente eterodirigere, e utilizzando anche materiali e prescrizioni provenienti da esperti esterni (in qualche documento ritenuti pomposamente \u2013ma la definizione suona anche un po\u2019 inquietante &#8211; degli \u00abscienziati dell\u2019educazione\u00bb). Un evidente azzeramento della libert\u00e0 d\u2019insegnamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questo punto di vista, se si intende respingere questo progetto lesivo della dignit\u00e0 degli insegnanti, questi devono coniugare la lotta sindacale e quella didattico-culturale. In sostanza: rifiutare questo immotivato ed interessato attacco alla loro professionalit\u00e0; respingere nei contesti collegiali\u00a0l\u2019obbligatoriet\u00e0\u00a0di certe pratiche intese a introdurre in modo irreversibile questa didattica ostile al sapere disciplinare; battersi per la difesa della scuola come istituzione che conserva, rinnova e diffonde il patrimonio culturale, nella consapevolezza che solo una conoscenza complessiva dello stesso \u00e8 in grado di emancipare la soggettivit\u00e0 dell\u2019alunno, farne una figura libera e non invece servile (come ha recentemente argomentato in merito anche Salvatore Settis).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un obiettivo immediato dovrebbe essere quello di respingere la riforma del nuovo esame di Stato; l\u2019intenzione sottesa a questa innovazione\u00a0\u2013 non a caso invece fortemente incoraggiata nel volume della Fondazione Agnelli (pag.164) &#8211; \u00a0\u00e8 quella di finalizzare il percorso liceale a una verifica per competenze, rendendo quindi superfluo il lavoro di studio concentrato sulle discipline. A quel punto, una pressione sui docenti perch\u00e9 modifichino radicalmente il loro modo di lavorare nel senso che abbiamo indicato risulter\u00e0 sicuramente pi\u00f9 semplice.<\/p>\n<p><em>fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.gildaprofessionedocente.it\">gildaprofessionedocente.it<\/a> del 24.8.2018<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIOVANNI CAROSOTTI Il tema della \u00abdidattica per competenze\u00bb, che da pi\u00f9 di vent\u2019anni indirizza la politica di riforma della scuola in Italia,\u00a0rimane ancora oggi dirimente per stabilire la legittimit\u00e0 dell\u2019intero quadro teorico alla base della Legge 107. Conviene innanzitutto\u00a0non cadere nella trappola di chi ritiene che il rifiuto del concetto di\u00a0competenza\u00a0comporti la difesa di un modello didattico fondato sul nozionismo e sulla passivit\u00e0 della ricezione. 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