{"id":44421,"date":"2018-09-20T09:45:48","date_gmt":"2018-09-20T07:45:48","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44421"},"modified":"2018-09-20T09:39:47","modified_gmt":"2018-09-20T07:39:47","slug":"la-corte-dei-conti-lancia-lallarme-scuole-la-messa-in-sicurezza-degli-edifici-e-stata-fatta-poco-e-male-soprattutto-per-il-rischio-terremoti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44421","title":{"rendered":"La Corte dei Conti lancia l\u2019allarme scuole: \u2018la messa in sicurezza degli edifici \u00e8 stata fatta poco e male, soprattutto per il rischio terremoti\u2019"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>BUSINESS INSIDER ITALIA (Andrea Sparaciani)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa hanno fatto i governi italiani che si sono susseguiti d<strong>al 2002 ad oggi per mettere in sicurezza le scuole<\/strong> del Paese? <strong>Poco. E anche quel poco, lo hanno fatto male.<\/strong><\/p>\n<div id=\"adv-Middle1-dev\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 il durissimo<strong> responso dei giudici della Corte dei Conti<\/strong> che hanno analizzato i risultati del \u201cPiano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici previsto dalla l. n. 289\/2002\u201d. L\u2019indagine rivela infatti che <strong>gran parte degli istituti scolastici sono rimasti senza lavori di ristrutturazione<\/strong> e, soprattutto, \u00abla gravit\u00e0 della <strong>mancata messa a norma dal punto di vista sismico<\/strong> per molti di essi\u00bb, tanto che \u00aball\u2019esito dell\u2019indagine emerge la forte preoccupazione della Sezione per l\u2019incompleto e lento adeguamento alla normativa vigente in materia\u00bb.<\/p>\n<div id=\"adv-Bottom\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una relazione durissima<\/strong> che punta il dito contro <strong>\u00abl\u2019inadeguatezza delle risorse finanziarie<\/strong> disponibili in relazione al fabbisogno stimato; all\u2019urgenza degli interventi affermata dal legislatore e la parzialit\u00e0 degli interventi di messa a norma, che hanno interessato solo una porzione limitata del patrimonio edilizio scolastico\u00bb.<\/p>\n<div id=\"outplay\" style=\"text-align: justify;\">\n<div>\n<div><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bastano pochi numeri per sintetizzare lo sdegno: <strong>nel 2003 il Mit stimava il fabbisogno per la messa in sicurezza<\/strong> del patrimonio scolastico (allora di 42 mila edifici in totale) in circa <strong>13 miliardi<\/strong>, <strong>poi sceso a 8 e infine a 4 miliardi<\/strong>, in seguito agli interventi attuati dalle amministrazioni locali sull\u2019onda delle emergenze varie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A fronte di tale stima, nei vari piani che si sono susseguiti \u2013 tre in tutto \u2013 sono stati stanziati 193,88 milioni (il 4,84% del fabbisogno) per il Primo programma stralcio; 295,2 milioni per il Secondo (7,38%) e 111,8 milioni per il Terzo (2,8%), per un <strong>totale complessivo di 600,88<\/strong> milioni. Cio\u00e8 <strong>\u00e8 stato finanziato solo il 15 % del fabbisogno<\/strong> originariamente stimato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E proprio di stima si tratta, perch\u00e9 neanche la Corte \u00e8 riuscita a ricostruire con esattezza quanti soldi sono stati erogati e a chi sono andati in questi anni (\u00abVa tuttavia rilevato che il ricordato <strong>sovrapporsi di strumenti normativi non consente di ricostruire l\u2019entit\u00e0 del finanziamento complessivo<\/strong> degli interventi nel settore\u00bb).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con i tre maxi canali di finanziamento, in 15 anni \u00ab<strong>a fronte di 2.645 interventi complessivamente programmati, ne risultano avviati 1.945, mentre 637 non sono mai iniziati (24%<\/strong>). Gli interventi ultimati sono complessivamente pari a 1.617 su 2.651 previsti, pari al 61%\u00bb. Una lista che gli stessi giudici hanno avuto difficolt\u00e0 a compilare, vista<strong> l\u2019approssimazione degli open data messi a disposizione dall\u2019Anagrafe Scolastica<\/strong> (arrivata dopo 20 anni di attesa), una massa di numeri incompleti o duplicati e che \u00abi dati relativi al rispetto delle norme antisismiche disponibili alla data del 28 maggio 2018 risultano aggiornati all\u2019anno scolastico 2015-2016\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019analisi ricostruisce un <strong>intricatissimo dedalo amministrativo<\/strong> che ha portato i giudici a sancire come \u00able risorse avrebbero potuto essere meglio utilizzate ove avessero fatte parte di un unico piano coordinato nelle modalit\u00e0 e nei criteri, in modo da garantire uno stanziamento adeguato di risorse, la regolarit\u00e0 nella loro erogazione ed evitare che su uno stesso immobile fossero effettuati interventi, contemporaneamente o in tempi diversi, finanziati in base a leggi diverse e che i lavori non potessero essere estesi all\u2019intero immobile perch\u00e9 legati a finalit\u00e0 proprie delle specifiche normative\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La relazione (146 pagine) \u00e8 la storia di<strong> 13 anni di sovrapposizioni legislative, di ritardi e disfunzioni, di competenze disperse<\/strong> tra Mit, Miur, regioni, enti locali, Cipe, Commissioni parlamentari; di una inerte giustizia amministrativa; di atti di indirizzo spesso in contrapposizione l\u2019uno con l\u2019altro; di <strong>procedure farraginose per l\u2019ottenimento dei mutui.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza parlare poi del tempo perso a causa della querelle sui soldi dati indebitamente alle scuole paritarie, una questione risolta dopo tre anni solo dal <strong>Consiglio di Stato, il quale ha sancito che \u00abil finanziamento di interventi a favore di soggetti privati \u00e8 stato disposto nonostante l\u2019evidente insufficienza delle risorse previste per l\u2019adeguamento dello stesso patrimonio scolastico di propriet\u00e0 pubblica<\/strong> e in assenza di criteri prestabiliti\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altro dato sconvolgente \u00e8 che nelle more dei vari piani di attuazione, negli atti di indirizzo approvati negli anni dalle Commissioni parlamentari, <strong>a perdere la maggior parte dei finanziamenti sono sempre state le scuole del Sud e delle isole a favore delle scuole del Nord<\/strong>: l\u2019<strong>Abruzzo<\/strong> per esempio<strong> a fronte di 10 milioni stanziati dalla commissione nel 2010, si vede attribuire dalla stessa commissione nel 2011 solo 55 mila euro<\/strong>; la Calabria passa da 2,7 milioni a 500 mila; la Campania da 11,3 milioni a 1,1; la Sardegna dagli 1,1 milioni attribuitele nel 2010, si ritrova solo 340 mila euro complessivi l\u2019anno dopo. Contemporaneamente, <strong>la Lombardia passa da 17,6 milioni a 35,3<\/strong>; il Piemonte vede crescere i fondi da 5,5 milioni a 11,6; mentre il Veneto passa da 7,1 a 10,6 milioni. Fondi ulteriormente tagliati dal successivo definanziamento operato a seguito della legge 107\/2015<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Le scuole a rischio sismico<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma dove i giudici fanno di tutto per <strong>non nascondere la propria indignazione \u00e8 nella parte della relazione dedicata all\u2019edilizia scolastica nelle zone sismiche<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dove <strong>si \u00e8 fatto poco o nulla<\/strong>: dei 39.847 edifici scolastici italiani censiti al 4 giugno 2018, 17.160 (il 43%) si trovano in zona sismica 1 e 2 (cio\u00e8 dove possono verificarsi terremoti, rispettivamente fortissimi e forti). Oltre il 50% di questi edifici risale a prima dell\u2019entrata in vigore della normativa antisismica e solo il 21% delle scuole presenti in queste aree risulta progettato o adeguato alla normativa tecnica di costruzione antisismica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In generale, dice la Corte, \u00abcomplessivamente, il patrimonio edilizio scolastico risulta di bassa qualit\u00e0, con carenze significative di vario tipo, dalla messa in sicurezza antisismica, all\u2019acquisizione del certificato di idoneit\u00e0 statica, di agibilit\u00e0 e di prevenzione incendi come previsto dalla normativa\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A essere <strong>pi\u00f9 esposte, le scuole di Calabria, Campania, Abruzzo e Sicilia, Toscana, Lazio e Marche.<\/strong> Si tratta in maggioranza di edifici con \u00abun livello di sicurezza non allineato alla specifica normativa perch\u00e9 costruito prima del 1974\u00bb, anno in cui entrarono in vigore i provvedimenti per le costruzioni localizzate in particolari aree sismiche (l. 2 febbraio 1974, n. 64). Inoltre, quelli costruiti dopo tale data, pur se in regola rispetto alle norme antisismiche vigenti al momento della loro realizzazione, si sono trovati ad essere, comunque, non conformi alla normativa sismica pi\u00f9 recente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In totale, <strong>le scuole situate in zone a forte rischio terremoti e prive di progettazione antisismica sono 1.983<\/strong>, mentre quelle in zone a <strong>rischio medio ben 10.201<\/strong>. Naturalmente la situazione varia da regione a regione: in Abruzzo, per esempio, si contano 115 scuole situate in zone a forte rischio prive di progettazione antisimica, mentre per altre 426 non si sa, perch\u00e9 non ci sono documenti disponibili. In Calabria le scuole fuori norma in zone a elevato rischio sono ben 1.113 sulle 1912 della regione! Ma si potrebbe continuare con l\u2019Umbria, dove su 781 istituti, quelli privi di certificazione e situati in zone ad alto rischio sono 98, mentre quelle in zone a rischio medio fuori norma sono ben 416.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione i giudici hanno ricordato la pronuncia 190\/2018 della Cassazione, la quale ha sancito come \u00abil patrimonio scolastico che, a seguito delle ricognizioni effettuate, fosse riscontrato non perfettamente in regola con le norme antisismiche, non dovrebbe essere destinato all\u2019istruzione scolastica\u00bb. Un precetto che se rispettato, <strong>bloccherebbe l\u2019attivit\u00e0 scolastica in mezza Italia.<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/it.businessinsider.com\/la-corte-dei-conti-lancia-lallarme-scuole-la-messa-in-sicurezza-degli-edifici-e-stata-fatta-poco-e-male-soprattutto-per-il-rischio-terremoti\/\">https:\/\/it.businessinsider.com\/la-corte-dei-conti-lancia-lallarme-scuole-la-messa-in-sicurezza-degli-edifici-e-stata-fatta-poco-e-male-soprattutto-per-il-rischio-terremoti\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di BUSINESS INSIDER ITALIA (Andrea Sparaciani) Cosa hanno fatto i governi italiani che si sono susseguiti dal 2002 ad oggi per mettere in sicurezza le scuole del Paese? Poco. 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