{"id":44434,"date":"2018-09-20T11:17:13","date_gmt":"2018-09-20T09:17:13","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44434"},"modified":"2018-09-20T11:17:13","modified_gmt":"2018-09-20T09:17:13","slug":"circa-tommaso-montanari-lidentita-inventata-degli-italiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44434","title":{"rendered":"Circa Tommaso Montanari &#8220;L&#8217;identit\u00e0 inventata degli italiani&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><strong>di ALESSANDRO VISALLI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tomaso Montanari<\/strong> ha scritto e pubblicato sul <em>Fatto Quotidiano<\/em> un lungo e denso <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/premium\/articoli\/lidentita-inventata-degli-italiani\/\">articolo<\/a> che attacca con grande vigore e notevole tensione morale la temuta involuzione identitaria che la destra italiana starebbe suscitando e sfruttando a fini di raggiungere il potere e conservarlo. <em>Il suo punto \u00e8 fondato<\/em>, sono anche io convinto che sia in corso un cinico utilizzo, a fini di distrazione dai pi\u00f9 pressanti problemi economici, di una problematica molto sentita da parte dell\u2019elettorato della Lega, ma, come si vede dai risultati, anche da parte maggioritaria della popolazione italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo, pi\u00f9 precisamente, che la Lega stia facendo un gioco molto pericoloso in qualche modo strettamente connesso con le dinamiche politiche interne. Il 4 marzo il paese, come scrivevo in \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/06\/fase-politica-aquarius-diversioni-e.html\">Fase politica, Aquarius e diversioni<\/a>\u201d si \u00e8 spaccato infatti su una linea che attraversa le sue borghesie, portandosi a traino i ceti popolari, e, insieme, che la attraversa geograficamente. In estrema sintesi si \u00e8 manifestata la defezione della borghesia nazionale rispetto la borghesia coinvolta con il modello economico mercantilista, e rivolto alla competizione per acquisire quote di mercato estero, che \u00e8 contemporaneamente sotto attacco da parte del vecchio acquirente di ultima istanza americano. Si \u00e8 formata una <em>maggioranza politica conforme alla maggioranza sociale<\/em> che ha clamorosamente sconfitto la vecchia coalizione da anni al potere, elitaria quanto a rappresentanza sociale, cosmopolita quanto a cultura e esteroflessa politicamente ed economicamente (con la sua cultura del \u201cvincolo esterno\u201d).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto, la parte della \u2018strana\u2019 coalizione che sviluppa questa retorica ha come constituency, detto in modo sintetico quanto brutale, il mondo delle Piccole e Medie Imprese impegnate soprattutto nel mercato interno e poco interconnesse sui mercati globali, i professionisti che con tale mondo e con quello delle famiglie borghesi intermedie sono legati, operai ed impiegati di questi settori. Queste forze si manifestano con un gradiente che si riduce man mano si scende verso il sofferente sud, dove si radica invece la constituency del M5S (che comunque ha una rappresentanza politica geograficamente pi\u00f9 omogenea) e dove hanno pi\u00f9 peso i precari, i giovani ed i disoccupati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che, per\u00f2, unisce le due parti della coalizione, e questo Montanari non sembra ben valutarlo, \u00e8 il <em>bisogno acuto e pressante di protezione<\/em>, di due generi di protezione diversi: di <em>protezione sociale<\/em>, nel sud governato dal M5S, e di <em>protezione individualista<\/em>, nel nord della Lega. Le bandiere di cui si discute in questi giorni, rispettivamente pensioni al minimo e reddito di inclusione, da una parte, e flat tax per le partite Iva, dall\u2019altra, ne sono esemplare rappresentazione. C&#8217;\u00e8 molto altro nelle forze che si sono coalizzate per prendere il governo del paese, c&#8217;\u00e8 la base di una reazione della societ\u00e0 alla forza dissolvente del capitalismo (non solo della globalizzazione) che si cerca di catturare nominandolo a volte come &#8216;momento Polanyi&#8217;, nel tentativo di metterci un&#8217;etichetta, e che dovremo cercare di imparare a capire. Avevo provato in precedenza a dire che vi si intravede il nucleo confuso di un discorso pubblico ruotante intorno alle parola d&#8217;ordine &#8220;<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/08\/della-parola-dordine-onesta.html\">onest\u00e0<\/a>&#8220;, &#8220;<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/08\/della-parola-dordine-integrita.html\">integrit\u00e0<\/a>&#8220;, &#8220;<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/08\/della-parola-dordine-sicurezza.html\">sicurezza<\/a>&#8220;, ma si tratta di bozze di tentativi ancora senza le parole giuste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta, comunque, di una coalizione profondamente fratturata a partire dalle diverse domande di protezione alle quali rispondono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo quadro ci\u00f2 che rende <em>comprensibile <\/em>la reiterata azione di provocazione del Vicepresidente Salvini su questi temi \u00e8 che \u00e8 difficile, e ci vuole tempo, rispondere a questa domanda di protezione in modo che se ne sentano gli effetti; allora sono necessarie diversioni. Per rispondere a questa esigenza politica, indispensabile per la tenuta del consenso, ognuno sceglie il proprio terreno, e la Lega ne ha uno ottimo, fotogenico e altamente visibile: <em>l\u2019immigrazione<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 quanto concordo con Montanari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Divergo su alcune sue valutazioni chiave: io <em>non credo che l\u2019immigrazione non sia un problema<\/em>, <em>non credo sia senza effetti<\/em> sul mondo del lavoro (anche se non \u00e8 l\u2019unico e neppure il principale fattore), <em>non credo che il destino dell\u2019occidente sia multiculturale<\/em>. Come vedremo alla fine, e nei propri termini del testo pi\u00f9 denso e complesso citato da Montanari, quello di Habermas, io credo ci siano i termini, sia pratico-pragmatici, sia etici per difendere il buon diritto di regolare la propria vita e salvaguardare le proprie istituzioni e \u2018l\u2019integrit\u00e0 delle proprie forme di vita\u2019 (Walzer), lasciando cadere la filosofia della storia cosmopolitica, proiezione di potenza dell\u2019occidente anglosassone, che supporta sia Habermas sia Montanari.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma andiamo con ordine, Montanari sviluppa un ragionamento che parte da una citazione colta di due autori, cui attribuisce il sostegno delle sue tesi: Amartya Sen e Tony Judt, un liberale ed un socialista moderato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Judt (\u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2014\/06\/tony-judt-guasto-e-il-mondo.html\">Guasto \u00e8 il mondo<\/a><\/em>\u201d, 2010) attribuisce la frase:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Identit\u00e0 \u00e8 una parola pericolosa: non ha alcun uso contemporaneo che sia rispettabile<\/em>\u201d,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">senza chiarire il contesto in cui \u00e8 scritta.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Sen (\u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/10\/amartya-sen-identita-e-violenza.html\">Identit\u00e0 e Violenza<\/a><\/em>\u201d, 2007) attribuisce in modo diagonale (citando solo la prefazione) la <em>disumanit\u00e0 che deriverebbe dalla ricerca della identit\u00e0 nazionale<\/em> e religiosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 precisamente riprende il testo di Sen citando solo la lettura che ne fa, nella prefazione Mario Vargas Llosa, uno scrittore peruviano neoliberale candidato alla presidenza con il centro destra nel suo paese. Ma Amartya Sen (a sua volta un liberale, ma pi\u00f9 moderato), non scrive esattamente questo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Detto in modo molto sintetico la tesi di Sen \u00e8 pi\u00f9 che per gli uomini contemporanei nessuna tra le molte identit\u00e0 parziali disponibili (l&#8217;elenco nel libro, non a caso, \u00e8 \u201c<em>americano, di origine caraibica, con ascendenze africane, cristana, progressista, donna, vegetariana, maratoneta, storica, insegnante, romanziera, femminista, eterosessuale, sostenitrice dei diritti dei gay e delle lesbiche, amante del teatro, militante ambientalista, appassionata di tennis, musicista jazz<\/em> \u2026\u201d) \u00e8 da considerarsi l\u2019unica identit\u00e0 o categoria di appartenenza. Dunque l\u2019inaggirabile (nelle condizioni contemporanee) natura plurale delle nostre identit\u00e0 ci costringe, di volta in volta, a prendere delle decisioni sulla loro importanza relativa, <em>nelle circostanze concrete in cui diventano rilevanti<\/em>. Naturalmente Sen riconosce che il senso di identit\u00e0 \u201cpu\u00f2 dare un\u2019importante contributo alla forza ed intensit\u00e0 delle nostre relazioni con il prossimo, che pu\u00f2 essere rappresentato dai vicini, o dai membri della stessa comunit\u00e0, o dai concittadini, o dai seguaci della stessa religione\u201d (S.p 4), tuttavia, c\u2019\u00e8 un rovescio della medaglia, se un senso di identit\u00e0 pu\u00f2 accogliere ed unire alcune persone allo stesso tempo pu\u00f2 \u201cescluderne altre senza appello\u201d. Ovviamente ci\u00f2 <em>non<\/em> significa che per Sen l\u2019identit\u00e0 sia una fonte di male \u201ca tutti gli effetti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando ci si trova di fronte ad essa, bisogna fare altro; occorre coltivare l\u2019idea che \u201cla forza di un\u2019identit\u00e0 bellicosa pu\u00f2 essere contrastata dal potere delle identit\u00e0 concorrenti\u201d, ad esempio quella legata alla <em>comune appartenenza alla razza umana<\/em>. Affidarsi, cio\u00e8, al processo dialogico di scoperta reciproca e di apertura alla comune esperienza umana. L\u2019argomentazione di Sen si rivolge quindi contemporaneamente contro due forme di riduzionismo simmetriche: quella della teoria economica contemporanea che procede come se, nello scegliere i propri scopi non fossero implicate identit\u00e0, come se ognuno, cio\u00e8, fosse un\u2019isola \u201ccompleto in s\u00e9\u201d. Simmetricamente si rivolge contro il riduzionismo \u2018dell\u2019affiliazione unica\u2019, che parte dal presupposto che, a tutti i fini pratici, ognuno appartenga ad una sola collettivit\u00e0. Cerca di tenere la linea tra lo Scilla dell\u2019individualismo neoliberale ed il Cariddi del comunitarismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta, cio\u00e8, di un libro complesso, che prende una posizione liberale temperata ed attacca tutte quelle applicazioni identitarie che tendono a creare delle separazioni \u2018principali\u2019. Il suo migliore esempio di separazione principale da non promuovere \u00e8 la\u00a0\u201clotta di classe\u201d come \u201caffiliazione unica\u201d. Mentre non oppone obiezioni allo scegliere, tra le diverse identit\u00e0 plurali che ci attraversano (alcune delle quali abbiamo scelto ed altre no), quella che di volta in volta \u00e8 pi\u00f9 pertinente alla situazione.\u00a0In questa accezione, ad esempio, scegliere che in questa situazione (in cui \u00e8 in corso uno scontro che ha tra le sue polarit\u00e0 il progetto neoliberale europeo e la sua tendenza a dissolvere e\/o incapsulare e neutralizzare la sovranit\u00e0 democratica e costituzionale instituita da norme e prassi nella forma dello Stato nazione e nella solidariet\u00e0 che in esso pu\u00f2 essere rintracciata, al suo meglio) sia l&#8217;identit\u00e0 nazionale ad essere quella pi\u00f9 specifica e pertinente, mentre le altre retrocedono sullo sfondo, \u00e8 esattamente coerente e compatibile con il punto filosofico di Sen.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo libro, Judt 2010, \u00e8 \u201c<em>Guasto \u00e8 il mondo<\/em>\u201d, il suo libro finale. Nel quale il grande storico attacca il \u201cmondo freddo e spietato della razionalit\u00e0 economica illuminista\u201d (p.22) e rimpiange il mondo regolato keynesiano, si spende in un rischioso ragionamento sulla omogeneit\u00e0 (p. 52-3), connettendolo con il welfare state socialdemocratico e le \u201cvirt\u00f9 costose\u201d della solidit\u00e0 e resistenza. Riporto un brano che forse Montanari non ha letto bene: \u201cinfine tutto spinge a ritenere che, se l&#8217;omogeneit\u00e0 e le dimensioni sono state importanti per generare fiducia e cooperazione, l&#8217;eterogeneit\u00e0 culturale o economica pu\u00f2 produrre l&#8217;effetto opposto. <em>Il costante incremento del numero di immigrati<\/em>(specialmente se provenienti dal \u2018terzo mondo\u2019) nei Paesi Bassi e in Danimarca, per non parlare del Regno Unito \u00e8 strettamente correlato a un declino significativo della coesione sociale\u201d. (p.53). Ed anche (era distratto), nelle conclusioni, dopo un vigoroso attacco alla globalizzazione: \u201cdopo decenni di relativo oscuramento, <em>gli Stati-nazione sono destinati a riaffermare il loro ruolo<\/em> predominante negli affari internazionali. Le popolazioni che sperimentano una maggiore insicurezza, fisica e economica, ripiegheranno sui simboli politici, le risorse legale e le barriere fisiche che solo uno Stato territoriale pu\u00f2 garantire. [&#8230;] Lo Stato territoriale, unica istituzione che si frapponga fra gli individui e le entit\u00e0 non statali come le banche e le multinazionali, unica unit\u00e0 normativa che occupi lo spazio tra gli organismi transnazionali e gli interessi locali, probabilmente vedr\u00e0 crescere la sua importanza politica\u201d (p.140).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, con la prima citazione Tomaso Montanari si schiera nel campo liberale e pro-globalizzazione, ma senza avvedersene intacca la sua tesi, in quanto Sen ammette la liceit\u00e0 di far valere un elemento della propria multiforme identit\u00e0 sugli altri quando la scelta si imponga; con la seconda torna nel campo socialista (sia pure molto moderato), ma fornisce anche la ragione per sceglierlo: battere la globalizzazione liberale tornando allo Stato-nazione. Con la seconda depotenzia la posizione, di quasi venti anni precedente, di Habermas con la quale terminer\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma nel seguito delimita lo spazio della sua critica ad alcuni toni di intonazione xenofoba verso i quali avanza una obiezione sintetica di sapore universalista ed umanista: <em>l\u2019uomo dov\u2019\u00e8<\/em>? Spendendo in questa sintetica obiezione uno dei poeti da me pi\u00f9 amati (un <a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/11\/nella-fertilita-cresce-il-tempo.html\">verso<\/a> del \u2018<em>Canto Generale<\/em>\u2019 fa da nome al blog) ed uno dei pi\u00f9 identitari e connessi sentimentalmente alla propria patria: Pablo Neruda. Torcendo gravemente il riferimento (non sono in grado, per mancanza di riferimento, di rintracciarlo, ma probabilmente si tratta di una poesia contro il fascismo di Franco o un verso del <em>Canto Generale<\/em> contro i conquistadores, ovvero contro le tante violenze che a sua terra, il Cile, ha subito nei secoli, ma ricordo solo che Neruda era comunista) Montanari interpreta questo verso in senso dell\u2019universalismo liberale: \u201c<em>che ne \u00e8 della comune identit\u00e0 umana, unica fonte dei diritti fondamentali dell\u2019individuo?<\/em>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe questa la<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>domanda cruciale, in questa orrenda stagione del discorso pubblico sfigurato dal veleno della retorica identitaria<\/em>\u201d.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spiace questo uso del tutto retorico e svuotato di senso dei riferimenti, presi come collezione di gadget sullo scaffale \u2018dell\u2019uomo colto\u2019 e quindi ritorti contro gli autori. Ma davvero Neruda non pu\u00f2 essere usato per promuovere una visione tutta presa dentro l\u2019individualismo borghese e liberale, una visione che fa dei diritti individuali, eguali per tutti sulla base di un\u2019ipotesi metafisica di eguaglianza naturale, la \u2018domanda cruciale\u2019. Per Neruda, ma anche per Judt (e in misura minore persino per Sen) la \u2018domanda cruciale\u2019 non sarebbe l\u2019astratta eguaglianza naturale, distillata in diritti naturali e fondamentali, ma l\u2019effettiva capacitazione delle concrete persone attraverso politiche collettive e\/o le lotte. Casomai la domanda cruciale \u00e8 il superamento dello stato delle cose presenti attraverso la lotta e mobilitazione concreta delle soggettivit\u00e0 individuali e collettive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">So bene che Montanari \u00e8 persona sensibile a questi temi, ma dovrebbe sorvegliare meglio i rigurgiti della cultura di base neoliberale (o almeno liberale-radicale) che ri-emerge nelle pieghe poco sorvegliate del suo discorso. Inoltre forse una minore collezione di gadget aiuterebbe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, lui ha ragione, quando stigmatizza affermazioni, attribuite al <em>Corriere della Sera<\/em> circa una valutazione errata sull\u2019incidenza dell\u2019immigrazione (una tipica generalizzazione basata su esperienze parziali, se pur reali) da parte di una consistente parte degli italiani, e ancora pi\u00f9 quando si parla dei consistenti flussi di immigrati clandestini (in parte aventi diritto di asilo) come qualcosa che \u201cci sta seppellendo\u201d. <em>Questo linguaggio \u00e8 inaccettabile<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma da questo linguaggio (e dall\u2019ovvia costruzione pronomiale \u201cnoi\/loro\u201d, che \u00e8 costantemente all\u2019opera nel nostro linguaggio, ogni qual volta si voglia far riferimento ad una differenza) \u00e8 occasione in Montanari per una potente generalizzazione, per la quale <em>ogni<\/em> distinzione \u00e8 fonte di una \u201cdottrina del respingimento\u201d. Una \u201cdottrina\u201d (come abbiamo visto fatta propria da Jundt) sarebbe semplicemente alla radice di un \u201cterrore\u201d. Sulla base di questo uso letterario e retorico delle parole, Montanari sembra sostenere, insomma, che <em>nessuna differenza ha diritto di esistere<\/em>, sotto l\u2019unit\u00e0 universale e naturale della \u2018comune umanit\u00e0\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Provare a scegliere, sulla base di priorit\u00e0, una identit\u00e0 come localmente pi\u00f9 rilevante di altre, come ammette Sen, diventa direttamente cedere al \u201cterrore identitario\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, Montanari ha ragione a stigmatizzare le provocazioni di Salvini, che intenzionalmente trae in trappola la sinistra radicale, sollecitando le sue risposte istintive e spingendola a metterle sul piano moralistico, frasi come \u201c<em>l\u2019immigrazione \u00e8 invasione, \u00e8 pulizia etnica al contrario<\/em>\u201d, sono sciocche e sconsiderate. Sono piena espressione della volont\u00e0 di distrarre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma esprime, al contempo, la propria cattura in questa manovra del furbo leader politico la ricorrente tentazione di rispondere sul piano solo morale, di cedere alla \u201cappellite\u201d (si veda, ad esempio <a href=\"http:\/\/www.fondazionehume.it\/politica\/dilaga-l-appellite\/#more-11599\">questo<\/a> articolo). A me pare che in questo modo una buona parte della sinistra stia ripetendo, amplificato, l&#8217;effetto \u2018<em>falena con la luce<\/em>\u2019 che l&#8217;ha neutralizzata a lungo ai tempi di Berlusconi. Con l&#8217;aggravante che la ristrutturazione profonda avviata dal 2008 ha letteralmente falcidiato una parte rilevante della sua base sociale di riferimento, rendendola tanto pi\u00f9 debole ed esponendola all\u2019irrilevanza. Sotto questo profilo il discorso di Salvini appare sempre pi\u00f9 una vera e propria trappola, appositamente costruita per la sinistra. Il suo scopo \u00e8, in altre parole, di spingere la sinistra a rifugiarsi entro le proprie cittadelle discorsive, di inibire qualsiasi possibile tentativo di riconfigurare il discorso e rendere il \u201cpoliticamente corretto\u201d unica strategia individuale possibile di sopravvivenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Toccando delle corde identitarie potenti, attraverso provocazioni intenzionali quanto brutali, il discorso pubblico di Salvini costringe chi lo prende in parola a restare nel suo ordine e, attratto da una luce irresistibile, finire entro la trappola. Chi volesse sottrarsi resterebbe immediatamente isolato ed espulso dal novero della comunit\u00e0 che si \u00e8 intanto ridefinita come i \u2018sensibili alla luce\u2019. La sinistra finisce in questo modo per\u00f2 a restare dentro delle riserve sempre pi\u00f9 strette e insieme di alzare muri al loro confine. Lo spazio tra la sinistra nel suo insediamento sociale ormai ristretto ai ceti medi riflessivi, quando va bene, e il resto del mondo diventa cos\u00ec sempre maggiore. Insomma, Salvini prepara un dominio di lunga durata, lui pescher\u00e0 nell&#8217;80% della stratificazione sociale, la sinistra in qualcosa meno del 20.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se sar\u00e0 cos\u00ec la partita \u00e8 chiusa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Montanari, armato dei suoi buoni sentimenti, sposta abilmente il discorso simmetricamente a Salvini sulla hitlerizzazione dell\u2019avversario, <em>chiamandolo fuori dell\u2019umano<\/em>. A fronte di una separazione posta all\u2019avvio del suo discorso tra \u201cumano e non\u201d, richiama infatti l\u2019alta lezione di Primo Levi davanti all\u2019orrore nazista e lo slitta nei centri di detenzione libici (un paese privo di forma statuale solida, l\u2019esatto opposto del nazismo) riclassificandoli come \u2018lager\u2019 e attribuendone la responsabilit\u00e0 morale ed operativa al governo italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cito:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ha scritto Primo Levi: \u201cA molti, individui o popoli, pu\u00f2 accadere di ritenere, pi\u00f9 o meno inconsapevolmente, che \u2018ogni straniero \u00e8 nemico\u2019. Per lo pi\u00f9 questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all\u2019origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora al temine della catena, sta il Lager. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo\u201d. Ora, dovrebbe apparire con drammatica chiarezza che i campi di concentramento in Libia sono <em>conseguenza diretta<\/em> del fatto che il dogma dello straniero come nemico \u00e8 tornato ad essere, in Europa, la premessa del sillogismo su cui poggia il consenso dei partiti \u2018sovranisti\u2019. E se il leader xenofobo e razzista di uno di questi partiti e il primo giornale italiano si trovano a usare lo stesso vocabolario, abbiamo un serio problema culturale.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi riporta tutta la problematica (che ha rilevanti lati pratico-funzionali) a \u201cproblema culturale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rimesso su questo piano, in una opposizione binaria umano\/inumano non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 scelta, gli \u201cintellettuali italiani\u201d (con ci\u00f2 chiarendo in modo inequivoco, a chi non lo avesse gi\u00e0 compreso, quale \u00e8 l\u2019interlocutore designato) dovrebbero concentrarsi sul \u201cconflitto tra identit\u00e0 nazionali e diritti umani\u201d. Ovvero, in termini pi\u00f9 chiari, <em>tra liberalismo e non<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soccorre il dire di Donatella Di Cesare, additata come eroina, che, restando dentro il frame, sostiene che l\u2019Europa, \u201cpatria dei diritti umani\u201d (ovvero terra liberale), \u201cha negato l\u2019ospitalit\u00e0 a coloro che fuggivano da guerre, persecuzioni, soprusi, desolazione, fame\u201d, e lo ha fatto al \u201criparo delle frontiere statali\u201d. Un minestrone di categorie che nulla fa pi\u00f9 capire, o meglio, che intenzionalmente elimina tutte le differenze per polarizzare tra <em>un dentro (egoista perch\u00e9 ricco) \/ ed un fuori (puro, perch\u00e9 debole e reietto)<\/em>. Un modo di rafforzare il discorso distraente, restando dentro il suo incantesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei numi tutelari citati all\u2019avvio, Pablo Neruda, forse avrebbe detto che la questione \u00e8 un\u2019altra: che dentro e fuori ci sono altre partizioni rilevanti, quella tra sfruttati e sfruttatori, dei conflitti senza sbocco che nascono dalla competizione selvaggia dei lavoratori tra di loro (italiani e non) e delle frazioni del capitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Restando invece <em>dentro<\/em> il quadro scelto dall\u2019avversario Montanari, finisce sia per evocare imprudentemente il \u201cnazionalismo nazifascista\u201d (davanti all\u2019evocazione del quale nessuna distinzione pu\u00f2 pi\u00f9 essere compiuta), sia ad allinearsi necessariamente con la difesa del libero mercato (libero dalla regolazione dello Stato e dalla forza organizzata dei lavoratori) e della mondializzazione che ne deriva necessariamente (a partire dalla mobilit\u00e0 dei capitali, pietra angolare) negando qualsiasi spazio di realt\u00e0 ad affermazioni generiche come \u201ci migranti sono un costo\u201d, \u201cportano via il lavoro agli italiani\u201d, \u201cdelinquono pi\u00f9 degli italiani\u201d, \u201caiutarli impedisce di aiutare gli italiani poveri\u201d. Non \u00e8 che siano affermazioni vere, <em>ma neppure false<\/em>. Sono affermazioni sulle quali bisognerebbe intendersi, e non sono necessariamente parte della \u201cretorica dell\u2019invasione\u201d, possono essere impiegate per ricostruire una prospettiva di classe se si situano e soprattutto se ci si chiede, \u201cperch\u00e9\u201d?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema, con le \u201cvaste bibliografie scientifiche e divulgative\u201d \u00e8 che bisogna sempre fare mente ai presupposti impliciti, in particolare bisogna farlo con la letteratura economica che finge costantemente di essere terza, empirica e \u2018scientifica\u2019, mentre \u00e8 intrisa di valutazioni ex ante e di ipotesi irrealistiche (come l&#8217;equilibrio generale e l&#8217;assenza nei modelli della finanza e del sottoimpiego dei fattori). Il punto \u00e8 che partendo da presupposti neoclassici e rifiutando in radice la stessa nozione di \u2018sfruttamento\u2019, poi si arriva alle conclusioni sulla base di una serie ben nascosta di ipotesi ad hoc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aprire alle \u201c<em>quattro libert\u00e0<\/em>\u201d (capitali, merci, servizi, persone) l\u2019intero mondo non \u00e8 socialista, non \u00e8 progressista, ma \u00e8 l\u2019essenza del mondo iperfinanziarizzato, altamente ineguale, violento e prevaricatore, altamente precarizzante, che abbiamo costruito dagli anni ottanta ad oggi. Probabilmente l\u2019unico mondo che Tomaso Montanari conosce (essendo nato quando il precedente tramontava ed essendo entrato nell\u2019et\u00e0 della ragione alla met\u00e0 degli anni ottanta, quando la retorica liberista era dominante). Se si vuole uno Stato sociale, che offra protezione, \u00e8 necessario tenere in piedi un impegnativo patto di solidariet\u00e0 tra i cittadini (sincronico e diacronico) che preveda doveri e privilegi. Come <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/andrea.zhok.5\/posts\/1051942858320446?__tn__=K-R\">scrive<\/a>Andrea\u00a0 Zhok, \u201cin uno Stato di welfare i servizi vengono pagati elevando tasse pi\u00f9 alte che negli Stati liberisti. Tali tasse servono a fornire quei servizi che eccedono la semplice \u2018tutela dei confini e dei contratti\u2019 (Stato minimo: esercito, polizia, giudici). Tuttavia in uno stato sociale \u00e8 necessario che vi sia elevato controllo sul rapporto tra quanto investito sul territorio in servizi e quanto generato dal territorio in termini di cespiti fiscali. L\u2019idea \u00e8 che io pago ora, ad esempio, per la formazione e le cure mediche della nuova generazione in crescita, e anche, in parte, per la cura della generazione anziana che non produce pi\u00f9 reddito, e cos\u00ec per ogni generazione in et\u00e0 produttiva rispetto ai gruppi non produttivi. Questo patto sociale non vincola persone, magari stimabilissime, in altri paesi. I nostri bambini, o anziani, o disoccupati, non possono attingere ai conti correnti dei benestanti di altri paesi, cos\u00ec come i bambini, o anziani o disoccupati altrui non possono attingere alle nostre risorse\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 chiaro che l\u2019immigrazione, se non regolata, altera questi equilibri, poi l\u2019effetto ottenuto dipende dalla qualit\u00e0 delle persone immigrate (se \u00e8 alta impoverisce lo Stato di partenza ed arricchisce quello di arrivo, come fa la nostra emigrazione verso la Germania, se \u00e8 bassa il contrario ed inoltre favorisce la crescita del paese di arrivo di cattiva occupazione, conflitto tra poveri, incremento della disoccupazione, sacche di economia illegale o criminale) e, notevolmente, dal contesto nel quale avviene la scena, se in contesto di crescita o di decrescita, se politiche di welfare, istruzione, sanit\u00e0 e offerta di infrastrutture ed alloggi non operano in regime di severa scarsit\u00e0. Con ci\u00f2 non dico che sia il principale fattore di questi fenomeni (dirlo significherebbe essere catturati dal frame retorico dell\u2019avversario), ma neppure che non ci sono. Dire che non questi effetti esistono lavora <em>da una parte<\/em>, dato che molta parte della popolazione italiana ha evidenza prossemica di una incidenza, per rafforzare il discorso della Lega nei confronti di questi, <em>dall\u2019altra <\/em>si mette nell\u2019alveo del discorso classico delle \u00e9lite neoliberali sconfitte a marzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E c\u2019\u00e8 una buona ragione (la ricorda Judt) perch\u00e9 perdere una accettabile, ed accettata, omogenit\u00e0 pu\u00f2 essere un fattore di aggravamento della difficolt\u00e0 a sostenere uno stato provvidenziale: che alla percezione di un indebolimento delle prestazioni, per eccesso di uso, segue la riduzione della disponibilit\u00e0 a pagare per esse con le proprie tasse. In assenza di una tassazione mondiale universale questo \u00e8 un problema. La soluzione madre sarebbe non far indebolire le prestazioni, aumentare le risorse ad esse dedicate e assicurare parit\u00e0 di trattamento, in particolare sul lavoro, a tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un problema che, naturalmente, non \u00e8 tale per un liberista, che vuole esattamente una societ\u00e0 multiculturale, fortemente individualista, dove ognuno pensa a s\u00e9 e quindi la tassazione \u00e8 molto bassa e lo Stato non si impiccia con le redistribuzioni. Ovvero vuole uno stato dove il welfare e le altre protezioni siano le pi\u00f9 basse possibile e la competizione la pi\u00f9 alta possibile. Un simile stato \u00e8 prigioniero del conflitto tra lavoratori ed a vantaggio del capitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La soluzione di Montanari, come spesso capita alle posizioni moraliste in debito di un\u2019analisi dei rapporti di forza e delle condizioni sul campo, mette, come si dice \u201c<em>il carro davanti ai buoi<\/em>\u201d. Funzionerebbe solo se ci fosse il socialismo, ed anche in quel caso nei limiti delle risorse.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente anche se ci fosse il regno dei cieli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 chiaro che tutto va visto sempre dinamicamente e nella relazione tra crescita della domanda ed offerta dei diversi fattori nel ciclo produttivo (merci, investimenti, forza lavoro). Ad esempio, in assenza di importazione di\u00a0forza lavoro, nelle condizioni di una forte crescita della domanda e occupazione autoctona tutta impiegata ci sarebbero solo due alternative: aumentare gli investimenti (ricreando quello che Marx chiamava \u201cl&#8217;esercito di riserva\u201d per la via classica, ovvero investendo in macchine e altre forme di capitale labor-saving) o aumentare la forza lavoro (ricreando l&#8217;esercito di riserva per la via della sua importazione). Altrimenti c&#8217;\u00e8 solo l\u2019alternativa quella che il capitale cerca sempre di evitare: <em>aumentare i salari a causa della competizione tra i diversi impieghi<\/em>. Come <a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/07\/fredrich-engels-la-situazione-della.html\">scrive<\/a>Engels, insomma, se c&#8217;\u00e8 l&#8217;esercito di riserva la competizione \u00e8 tra lavoratori (occupati e disoccupati), se non c&#8217;\u00e8 \u00e8 tra capitalisti (per attrarre gli occupati e rubarseli l&#8217;un verso l&#8217;altro). Chiaramente la seconda ostacola la redditivit\u00e0 del capitale investito. In altre parole, se non ci fosse immigrazione ci sarebbe meno disoccupazione e anche un lieve innalzamento dei salari con effetti a onda. Ma chiaramente nelle condizioni della finanziarizzazione e mobilit\u00e0 di capitali questo comporterebbe effetti su tutto il sistema con possibili ridislocazioni in altri settori e\/o paesi. Si tratta di un problema sistemico difficile da sezionare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 chiaro che se, per ipotesi, un insieme di politiche coordinate di sostegno della forza contrattuale dei lavoratori, pi\u00f9 opportune politiche di repressione del dumping salariale da chiunque praticato, nella direzione del \u201c<em>Decreto dignit\u00e0<\/em>\u201d (ma enormemente rafforzate) comportassero un aumento dei salari medi, ci\u00f2 avrebbe ripercussioni e conseguenze complesse: i salari, crescendo, modificherebbero il mix produttivo perch\u00e9 modificherebbero la dinamica dei fattori produttivi, come effetto tenderebbero a ridislocare qualche segmento produttivo (in funzione della mobilit\u00e0 di capitale e merci e delle relative infrastrutture fisiche, normative e culturali), alterando la dinamica degli investimenti e modificando la domanda aggregata interna. Tutto ci\u00f2 retroagirebbe sulla domanda di forza lavoro (in quantit\u00e0 e qualit\u00e0), tendendo ad un diverso equilibrio. Se migliore o peggiore dipende dagli obiettivi che ci si d\u00e0 ed in parte \u00e8 anche una questione empirica, anche perch\u00e9 non avviene nel vuoto ma nel quadro di competitori esterni che reagirebbero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi ha presente la logica di sistema contemporanea si rende conto, insomma, che questo mette in questione l\u2019apertura non solo nei confronti dei lavoratori, ma soprattutto di merci, servizi e capitali. Mette in questione la mondializzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se Montanari avesse letto davvero il libro di Toni Judt, che di queste cose parla a lungo, sarebbe pi\u00f9 attento a distinguere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dato che non lo fa, sposta il focus del discorso, in linea con il richiamo agli \u201cintellettuali\u201d, sul discorso identitario sul piano culturale. E per colpire meglio si sposta agli estremi, citando una inchiesta di Casa Pound sulla \u201cItalia arcana, alle radici della nostra identit\u00e0 nazionale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questa posizione oppone due argomenti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 il primo \u201cetico\u201d (sarebbe a dire morale nella terminologia di Habermas che in seguito citer\u00e0), \u201cper quale ragione l\u2019essere italiano \u2013 \u2018perch\u00e9 qui ti ha partorito una fica\u2019, come canta l\u2019eloquente Caparezza descrivendo una condizione puramente casuale, priva di ogni merito \u2013 dovrebbe dare una precedenza nel diritto alla sopravvivenza?\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 il secondo ontologico (ovvero di esistenza), \u201cDavvero esiste una \u2018Italia arcana\u2019 con una identit\u00e0 pura, definita una volta per tutte?\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con questo modo di argomentare, che estremizza la posizione dell\u2019avversario estraendolo dall\u2019umano e chiamandolo fuori del consesso civile, Montanari definisce \u201c<em>identit\u00e0<\/em>\u201d (certo perdendo del tutto il riferimento al pi\u00f9 sobrio Amartya Sen) come \u201c<em>uguaglianza assoluta, corrispondenza esatta, perfetta<\/em>\u201d. Questa definizione del tutto estranea alla tradizione filosofica e politica (cfr Rousseau, Kant, Herder, Hegel, per dire dei principali) \u00e8 tratta \u201cetimologicamente\u201d dalla matematica, o dalla logica matematica, a tutta evidenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie a questa forzatura argomentativa (che Galli della Loggia ha facilit\u00e0 ad <a href=\"https:\/\/roma.corriere.it\/notizie\/arte_e_cultura\/18_settembre_15\/identita-esiste-ma-sinistra-c-chi-dice-no-ce22c538-b922-11e8-a7f1-982db425565b.shtml\">attaccare<\/a>), ed alla rituale citazione del bestseller di Hosbawm \u201c<em>L\u2019invenzione della tradizione<\/em>\u201d, secondo il nostro \u201cle identit\u00e0 nazionali sono definite a posteriori, spesso inventate di sana pianta\u201d. Peccato che, ancora una volta, lo storico marxista Eric Hosbawm non intendesse nel suo libro del 1983 sostenere una tesi cos\u00ec stravagante, ma solo che alcune \u2018tradizioni\u2019 (come il Kilt) sono ricostruite a posteriori, talvolta per gli scopi dell\u2019industria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie a questo uso cos\u00ec disinvolto dei riferimenti (che non manca di coinvolgere in questa lettura fuori contesto e rapsodica anche il nostro Alessandro Manzoni, riportato a cantore del sangue, e quindi immagino per estensione l\u2019intero risorgimento) pu\u00f2 sottolineare che l\u2019Italia \u00e8 il frutto storico di tante commistioni di sangue e cultura. Un popolo meticcio, \u201cpi\u00f9 di ogni altro\u201d (tesi discutibile, che anche la Spagna, la Francia, la Germania hanno i loro flussi storici, ma ricordarlo avrebbe esteso l\u2019argomento oltre i limiti desiderati), seguito da corretti quanto parziali esempi. \u00c8 coinvolta la lingua, la cucina, le stesse cosiddette \u201cradici cristiane\u201d, per progressivi allargamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse accorgendosi di aver esagerato, riporta allora il concetto di \u2018identit\u00e0\u2019 entro pi\u00f9 ragionevoli limiti affermando che: \u201c<em>tutto questo serve a dire non che \u2018gli italiani non esistono\u2019, ma invece che \u2018gli italiani sono multiculturali per storia e cultura\u2019<\/em>\u201d. Certo sotto questo profilo, guardando da questa altezza ed in relazione alla stratificazione storica (dunque forzando il termine ad un uso non consueto) tutti, nessuno escluso (USA, Cina e Urss inclusi) sono \u201cmulticulturali\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne derivano per\u00f2 conseguenze radicali: che \u201c<em>non ha senso opporre \u2018noi\u2019 a \u2018loro\u2019 perch\u00e9 il \u2018noi\u2019 si \u00e8 formato grazie ad una somma di \u2018loro\u2019 accolti e fusi in questa terra<\/em>\u201d. Una frase la cui logica \u00e8 sfuggente: se anche il \u2018noi\u2019 (di tutti) si fosse formato storicamente nei secoli e millenni, gli altri \u2018noi\u2019 che vengono in contatto, egualmente formati, non sarebbero per questo meno <em>differenti<\/em>. Uno stato di fatto transita nel modo moralistico di ragionare di Montanari in giudizio valutativo, e questo retroagisce in una filosofia della storia che vedrebbe, riscrivendola, la somma di una sequenza di accoglienze di profughi. Subito dopo afferma, infatti, che la mitica fondazione di Roma verrebbe da \u201c<em>la discendenza di Enea, rifugiato, richiedente asilo e migrante troiano<\/em>\u201d. Dopo i poveri Sen, Judt, Neruda, Hosbawm, Manzoni, anche Virgilio \u00e8 quindi arruolato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Peccato che il mito fondativo di Roma, scritto per finalit\u00e0 geopolitiche e propagandistiche ma capolavoro della letteratura mondiale, parli di un esercito, con navi proprie, armamento pesante, organizzazione militare e guerrieri esperti, comandati da un famoso eroe, che arriva sulle coste laziali, negozia inizialmente un insediamento coloniale e poi si scontra in una sanguinosa guerra con le autoctone popolazioni a causa di uno scontro su cultura e risorse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mito di Virgilio, se non evirato, parla molto meglio della realt\u00e0 della formazione del \u2018noi\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel seguito Montanari ha di nuovo ragione, la \u2018nazione\u2019 ha a che fare con la conoscenza, la cultura, con il ruolo fondativo della tradizione culturale nel suo nesso sistematico con il territorio, ma il suo argomento \u00e8 fallace. Nella Costituzione italiana la parola \u201cNazione\u201d ricorre tre volte, l\u2019art.9 non \u00e8 l\u2019unico e questa imprecisione non \u00e8 innocente, l\u2019articolo citato recita:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica [33, 34]. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra abbastanza evidente che qui, come negli articoli 67 (\u201cOgni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato\u201d) e 98 (I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione\u201d) si tratta di una pura denominazione tecnica. Non \u00e8 chiaro come avrebbe altrimenti potuto chiudere la frase, \u201ctutela il paesaggio e il patrimonio storico\u2026 (del mondo? dell\u2019universo? Della Germania?)\u201d ed anche \u201cOgni membro del parlamento rappresenta\u2026 ?\u201d (qui l\u2019alternativa \u00e8 \u201ci cittadini che lo hanno votato\u201d), o \u201ci pubblici impiegati sono al servizio esclusivo \u2026?\u201d (di chi li assume?).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto la parola \u201cPatria\u201d \u00e8 citata all\u2019art 52 (\u201cLa difesa della Patria \u00e8 sacro dovere del cittadino\u201d) e 59, quella \u201cItalia\u201d, all\u2019art 1 (\u201c<em>L\u2019Italia \u00e8 una repubblica democratica fondata sul lavoro<\/em>\u201d), 11; molto pi\u00f9 spesso ricorre \u201cpopolo\u201d, art. 1 (quando recita \u201c<em>la sovranit\u00e0 appartiene al popolo<\/em>\u201d), 71, 101, 102, mentre quello \u201cStato\u201d, soprattutto nel fondamentale articolo 42.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riporto il brano:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019unico dei principi fondamentali della Costituzione che usi la parola \u2018nazione\u2019 \u00e8 l\u2019articolo 9, che mette in strettissima connessione \u201clo sviluppo della cultura e la ricerca\u201d e la tutela del \u201cpaesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione\u201d: in altri termini, il riconoscimento costituzionale della nazione avviene in relazione alla conoscenza, e non al sangue o alla stirpe, alla fede religiosa o alla lingua. La Repubblica, cio\u00e8, prende atto del ruolo fondativo che la tradizione culturale, il suo sistematico nesso col territorio e il suo incessante rinnovamento attraverso la ricerca hanno nella definizione e nel continuo rinnovamento della nazione italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019interpretazione di Montanari non discende dal testo, forzandolo. In particolare non discende dal testo l\u2019esclusione dal novero del concetto di \u2018nazione\u2019 della lingua. E ancora non ne deriva, almeno non da qui, il rapporto che abbiamo con la nazione:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un rapporto non proprietario: di tutela, e non di consumo insostenibile. <em>Un rapporto in cui tutti siamo provvisori, migranti e stranieri:<\/em> perch\u00e9 nessuno \u00e8 padrone assoluto della terra. Chiunque abbia oggi un figlio che frequenti una scuola pubblica (quella scuola che Concetto Marchesi definisce in Costituente il \u201csolo presidio della Nazione\u201d) vede come bambini di ogni provenienza divengano, giorno per giorno, italiani: accettando di prendere parte a un patto, ma anche rinnovandolo con la loro diversit\u00e0. La nostra \u00e8 un\u2019identit\u00e0 non solo aperta a tutti coloro che vengono in pace, ma anche aperta ai cambiamenti anche sostanziali che i nuovi italiani porteranno: una nazione per via di cultura \u00e8 per definizione multiculturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un rapporto con la \u201cnazione\u201d che ci farebbe tutti \u201cstranieri\u201d, sarebbe ben strano. E strano metterlo nelle menti dei costituenti del 1947. La ragione addotta esula dall\u2019ermeneutica del testo, ma si sposta in un vertiginoso non sequitur: \u201cperch\u00e9 nessuno \u00e8 padrone assoluto della terra\u201d. Vero, infatti nella Costituzione c\u2019\u00e8 l\u2019art 42. Ma qui il senso sarebbe che nessuno \u00e8 padrone assoluto del pianeta, ovvero che il pianeta \u00e8 propriet\u00e0 comune indivisa dell\u2019insieme indiviso dell\u2019umanit\u00e0. Una tesi, se fosse questa, di enorme portata e certamente non definita in questi termini nella Costituzione repubblicana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 aiutano frasi apodittiche, che passano sopra un complesso e pluridecennale dibattito (cfr, ad esempio \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/01\/jurgen-habermas-charles-taylor.html\">Jurgen Habermas, Charles Taylor, \u2018Multiculturalismo\u2019<\/a>\u201d e \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/03\/charles-taylor-la-topografia-morale-del.html\">Charles Taylor, \u2018La topografia morale del s\u00e9\u2019<\/a>\u201d), come \u201cuna nazione per via di cultura \u00e8 per definizione multiculturale\u201d. A parte che la definizione della Nazione solo per via di cultura l\u2019ha tratta da una ermeneutica del testo altamente arbitraria e mal argomentata, non si comprende perch\u00e9 una cultura debba essere \u2018multiculturale\u2019 per definizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel seguito viene richiamato l\u2019Habermas della seconda parte di \u201c<em>Morale, diritto, politica<\/em>\u201d (di cui abbiamo letto \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2014\/12\/pagine-jurgen-habermas-sovranita.html\">Sovranit\u00e0 popolare come procedura<\/a>\u201d) nel saggio \u201c<em>Cittadinanza politica e identit\u00e0 nazionale<\/em>\u201d, del 1992.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo senso, la storia d\u2019Italia risponde in modo profetico alle aspettative di chi \u2013 come per esempio Habermas nel saggio su \u2018<em>Cittadinanza politica e identit\u00e0 nazionale<\/em>\u2019 (1992) \u2013 indica la necessit\u00e0 di una democrazia che sappia separare il popolo dall\u2019etnia, suggerendo che il nazionalismo possa essere rimpiazzato da un patriottismo costituzionale ispirato da una costituzione cosmopolitica: come quella che avrebbe potuto darsi l\u2019Unione europea, in una delle grandi occasioni mancate di cui ora paghiamo il conto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogner\u00e0 tornarci, perch\u00e9 il punto \u00e8 delicato, la nozione di \u201c<em>Patriottismo Costituzionale<\/em>\u201d viene introdotta da Habermas non in questo saggio del 1992, ma sei anni prima nell\u2019ambito di un dibattito con Nolte in un articolo su <em>Die Zeit<\/em> nello sforzo di conciliare diritto ed identit\u00e0 culturale di un popolo. Una proposta fortemente procedurale che vedeva appunto la procedura democratica (giuridica) come fondamento identitario della nazione. Questa tesi, presente anche in lingua italiana in \u201c<em>La rivoluzione in corso<\/em>\u201d, 1990, che ripubblica l\u2019intervista con Jean Ferry del 1988 si \u00e8 scontrata, da una parte con le obiezioni di John Rawls, tese a dimostrare che alcuni diritti non sono a diposizione delle procedure democratiche, e dal lato opposto, di comunitaristi e neoaristotelici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il concetto, detto in grande sintesi \u00e8 che \u201cla sovranit\u00e0 popolare della cittadinanza politica si ritira nelle procedure giuridicamente istituzionalizzate e nei processi informali (dischiusi dal quadro costituzionale) di una pi\u00f9 o meno discorsiva formazione dell\u2019opinione e della volont\u00e0\u201d (H. 1992, p.123).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Continua Montanari:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ogni caso, la Costituzione italiana del 1948 ha un\u2019idea di nazione radicalmente diversa da quella, chiusa e guerresca, nutrita dai grandi nazionalismi: tanto che all\u2019articolo 10 progetta un\u2019Italia che accolga \u201clo straniero al quale sia impedito l\u2019effettivo esercizio dei diritti derivanti da libert\u00e0 democratiche garantite dalla Costituzione italiana\u201d. Per questo ogni dottrina del respingimento \u00e8 incompatibile, da noi, con un vero patriottismo costituzionale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche Habermas, in effetti, nel testo citato da Montanari discute dell\u2019immigrazione (erano gli anni dell\u2019allargamento ad est dell\u2019Unione Europea) e lascia cadere l\u2019approccio \u201cutilitaristico\u201d secondo il quale \u201cun etnocentrismo strumentalmente fondato sull\u2019aspettativa di vantaggi reciproci, suggerirebbe di concedere agli stranieri il visto d\u2019ingresso, solo quando esista una fondata speranza che essi non sovraccarichino la bilancia corrente delle prestazioni e delle rivendicazioni\u201d (ivi, p.131). Con ci\u00f2, gi\u00e0 nel 1992, in condizione di espansione e non al termine di dieci anni di stagnazione, Habermas ammette implicitamente ci\u00f2 che Montanari nega recisamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma continua, cercando di affrontare la cosa \u2018dal punto di vista morale\u2019, ovvero facendo uso di una morale imparziale di tipo kantiano. In questa prospettiva (allargando l\u2019esperimento mentale rawlsiano \u201csu scala planetaria\u201d) sarebbe da riconoscere un diritto di immigrazione universale. Ma, continua, \u201clegittime restrizioni al diritto di immigrazione potrebbero essere giustificate da concorrenti e alternativi punti di vista: per esempio dall\u2019esigenza di evitare conflitti e problemi che, per la loro entit\u00e0, sarebbero in grado di rappresentare una seria minaccia all\u2019ordine pubblico o alla riproduzione economica della societ\u00e0\u201d (ivi. P.133). Ci\u00f2 che Habermas, dalla sua costruzione liberale del moral point of view, non ammette sono i \u201cpunti di vista relativi a discendenze genetiche, linguaggio ed educazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa impostazione, in altre parole, fornisce qualche supporto al punto di Montanari, anche se non supera gli argomenti pragmatici di impatto sopra ricordati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma c\u2019\u00e8 anche una diversa prospettiva, quella comunitaria, che riconduce a \u2018forme di vita\u2019 politiche, ascrittive e non scelte, nelle quali di costituisce l\u2019identit\u00e0 dei cittadini. Charles Taylor \u00e8 un esempio. Secondo Habermas questa posizione \u00e8 inadeguata sul piano funzionale (dato il fatto dell\u2019interconnessione e della mondializzazione), ma \u201cha il pregio di sottolineare una componente <em>etica<\/em> che non \u00e8 opportuno lasciare cadere\u201d. Richiama quindi l\u2019opinione di Walzer, secondo il quale, cito, \u201cil diritto all\u2019immigrazione trova il suo limite nel diritto di una collettivit\u00e0 politica a tutelare l\u2019integrit\u00e0 della propria forma di vita\u201d (vedi anche Michael Walzer, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/02\/michael-walzer-che-cosa-significa.html\">Che cosa significa essere americani<\/a><\/em>\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle conclusioni Habermas, reputando che \u201c\u00e8 cominciata l\u2019obsolescenza dello \u2018stato di natura\u2019 ancora perdurante tra gli Stati che hanno perso la loro sovranit\u00e0\u201d, giudica la tensione verso la \u201csituazione cosmopolitica\u201d non pi\u00f9 chimerica, bens\u00ec che \u201ccittadinanza politica e cittadinanza cosmopolitica costituiscono un continuum, che, nonostante tutto, sta gi\u00e0 prendendo forma\u201d (ivi. p.137).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Obiettare alle posizioni di Habermas \u00e8 sempre un compito impegnativo e per certo esula dal presente testo, mi limito a sottolineare le date: 1983-92. Questa prospettiva risente cio\u00e8 della fase ascendente neoliberale e si consolida nei dibattiti interni alla nazione tedesca (in particolare nel \u201cdibattito degli storici\u201d a fronte della questione del revisionismo) e a ridosso della caduta dell\u2019Urss nella fase di espansione imperiale americana. Ci\u00f2 che chiama fase cosmopolita \u00e8 solo una fase di espansione imperiale indiretta e camuffata (leggeremo tra breve il testo pi\u00f9 rilevante di quegli anni, Francis Fukuyama \u201c<em>La fine della Storia<\/em>\u201d, di cui queste atmosfere sono sofisticatissime versioni).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finisce Montanari:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La spaventosa diseguaglianza, le dimensioni della povert\u00e0, il tradimento della sinistra e la rimozione della necessit\u00e0 di un conflitto sociale tra italiani (cio\u00e8 tra ricchi e poveri) hanno messo in ombra tutto questo, e rendono molti nostri concittadini sensibili alle sirene del neo-nazionalismo di Salvini. Ma \u00e8 anche vero che la retorica per gli \u2018italiani\u2019 appare sempre pi\u00f9 strumentale, perch\u00e9 \u00e8 sempre pi\u00f9 chiaro che \u201cc\u2019\u00e8 differenza tra il senso della propria identit\u00e0 e quello che ne ha il potere che ci domina, il quale \u2026 sostituisce la conoscenza effettiva delle differenze, storiche, culturali, ambientali per degenerare in un duplice abuso: quello di concepire la distinzione come barriera da alzare tra un gruppo umano e un altro, e quello di ignorare la dimensione del mutamento, che appartiene alla storia\u201d (Adriano Prosperi, \u201c<em>Identit\u00e0. L\u2019altra faccia della storia<\/em>\u201d, Laterza, 2016).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Richiamando e riportandosi all\u2019operazione di distrazione, e solo in questi termini, <em>incontra di nuovo il nostro assenso<\/em>. Le questioni centrali sono la spaventosa disuguaglianza, strutturalmente incorporata nei modi di funzionamento e produzione della societ\u00e0 liberale, le dimensioni della povert\u00e0 che ne conseguono, dal punto di Salvini la necessit\u00e0, non volendo affrontare i nodi con la necessaria radicalit\u00e0 di spostare il conflitto dalla classe (che, dispiace, ma <em>non \u00e8<\/em> tra \u2018ricchi e poveri\u2019, rileggere Marx sta tornando di moda, se ne gioverebbe) in altre direzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non lo siamo con la conclusione:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In fondo sappiamo tutti benissimo che l\u2019Italia del 2100 sar\u00e0 multietnica e dunque multiculturale, o non sar\u00e0: si tratta di capire che, in realt\u00e0, lo \u00e8 sempre stata. Chi oggi lo nega sta solo cercando di mettere a reddito la paura dello straniero sventolando le false bandiere di una identit\u00e0 inventata: senza passato, e senza futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse lui (e l\u2019Habermas del 1992) sanno che l\u2019Italia del 2100 sar\u00e0 multiculturale, ma io non sono in grado di vedere di qui a ottanta anni e non penso che allo stato attuale del mondo (con un solo dominus e la finanza che abbatte ogni differenza, rendendo tutti soli e deboli al suo cospetto) non ci siano alternative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine si arriva sempre al TINA.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/09\/circa-tomaso-montanari-lidentita.html\">https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/09\/circa-tomaso-montanari-lidentita.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALESSANDRO VISALLI &nbsp; Tomaso Montanari ha scritto e pubblicato sul Fatto Quotidiano un lungo e denso articolo che attacca con grande vigore e notevole tensione morale la temuta involuzione identitaria che la destra italiana starebbe suscitando e sfruttando a fini di raggiungere il potere e conservarlo. Il suo punto \u00e8 fondato, sono anche io convinto che sia in corso un cinico utilizzo, a fini di distrazione dai pi\u00f9 pressanti problemi economici, di una problematica&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":38863,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/A.Visalli.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-byG","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44434"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=44434"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44434\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":44435,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44434\/revisions\/44435"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/38863"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=44434"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=44434"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=44434"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}