{"id":44467,"date":"2018-09-21T11:00:47","date_gmt":"2018-09-21T09:00:47","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44467"},"modified":"2018-09-21T08:08:49","modified_gmt":"2018-09-21T06:08:49","slug":"lo-shopping-senza-limiti-non-aumenta-ne-consumi-ne-produttivita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44467","title":{"rendered":"Lo shopping senza limiti non aumenta n\u00e9 consumi n\u00e9 produttivit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong>di MEGACHIP (Guglielmo Forges Davanzati)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il dibattito sulla regolamentazione degli orari e dei giorni di apertura degli esercizi commerciali appare viziato \u2013 su entrambi i fronti (favorevoli e contrari) \u2013 dal non tener conto di quanto si \u00e8 fin qui fatto e dei risultati conseguiti. In altri termini, sembra che questo Governo abbia lanciato una proposta radicale e radicalmente nuova: cos\u00ec non \u00e9 e gli argomenti a favore della maggiore regolamentazione degli orari e dei giorni di apertura erano noti da tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I sostenitori della deregolamentazione fanno propria la tesi secondo la quale le c.d. riforme strutturali attivano crescita: la liberalizzazione del mercato dei beni e dei servizi \u2013 si sostiene &#8211; \u00e8 un motore di crescita. Questa tesi \u2013 dominante in Italia qualche anno fa e niente affatto scomparsa \u2013 regge sull\u2019ipotesi per la quale \u00e8 la pressione concorrenziale a spingere le imprese a competere accrescendo la produttivit\u00e0. Si assume, cio\u00e8, che \u00e8 solo creando le condizioni perch\u00e9 la concorrenza fra imprese sia completamente deregolamentata che le imprese abbiano incentivo a innovare. A ci\u00f2 si aggiunge la tesi per la quale, con esercizi commerciali aperti ogni ora del giorno e ogni giorno dell\u2019anno, i consumi aumentano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019evidenza empirica mostra che ci\u00f2 non \u00e8 accaduto; solidi argomenti teorici mostrano che molto verosimilmente non potr\u00e0 accadere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019evidenza empirica. L\u2019Italia, anche in questo caso, \u00e8 un unicum in Europa. In alcuni settori, gli esercenti italiani, possono essere aperti 365 giorni l\u2019anno, senza alcun limite. Ci\u00f2 in virt\u00f9 delle norme contenute nel c.d. Decreto Salva Italia promulgato dal Governo Monti. La proposta del governo \u2013 regolamentare gli orari e i giorni di apertura &#8211; non \u00e8 una novit\u00e0: ci aveva provato il Movimento 5 stelle nella scorsa legislatura e anche il PD.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dal 2012 a oggi, il sentiero di riduzione del tasso di crescita della produttivit\u00e0 del lavoro \u2013 che si avvia almeno dagli inizi degli anni novanta \u2013 non si \u00e8 mai interrotto. Ci\u00f2 che semmai \u00e8 accaduto \u00e8 un ulteriore riduzione dei salari e un aumento delle ore lavoro. Va segnalato, a riguardo, che l\u2019Italia, nel confronto con la media dell\u2019eurozona, \u00e8 il Paese nel quale gli occupati lavorano pi\u00f9 ore. Cosa che evidenzia come le liberalizzazioni \u2013 e la conseguente accresciuta concorrenza fra esercizi commerciali &#8211; non si associano a innovazioni, ma a misure che incidono sui costi di produzione. La pressione concorrenziale pu\u00f2 semmai generare eccedenze di produzione. La singola impresa \u00e8 indotta a produrre quanto pi\u00f9 possibile nei tempi pi\u00f9 rapidi (la c.d. concorrenza basata sul tempo). Nell\u2019aggregato, poich\u00e9 i salari non aumentano e dunque non aumentano i consumi, il risultato \u00e8 l\u2019esistenza di merce invenduta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il nesso fra liberalizzazioni e riduzione (o non aumento) della produttivit\u00e0 passa per due canali:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1. Il settore dei servizi \u2013 si pensi ai supermercati &#8211; \u00e8 un settore \u201cstagnante\u201d, ovvero un settore nel quale le innovazioni di processo e di prodotto sono sostanzialmente assenti. L\u2019unica possibile reazione delle imprese collocate in questo settore a misure di liberalizzazione \u00e8 provare a essere competitive riducendo i costi di produzione \u2013 salari in primo luogo \u2013 e accrescere la velocit\u00e0 di produzione e vendita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2. Se, come accade, le imprese reagiscono a maggiori dosi di liberalizzazione riducendo i salari e aumentando gli orari di lavoro, il rendimento dei lavoratori inevitabilmente si riduce. Come scriveva Francesco Saverio Nitti, agli inizi del Novecento, quando l\u2019orario di lavoro \u00e8 eccessivo, \u201cgli operai hanno il cuore in sciopero\u201d. Il semplice aumento della stanchezza psico-fisica ne riduce la possibilit\u00e0 di erogare un impegno lavorativo soddisfacente per l\u2019impresa. \u00c8 dunque semmai la disponibilit\u00e0 di una quantit\u00e0 sufficiente di tempo libero ad accrescere il rendimento del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019argomento per il quale la regolamentazione produce disoccupazione \u00e8 estremamente discutibile. \u00c8 un argomento che si basa sulla fallace ipotesi per la quale i consumatori vogliono e possono consumare sempre: in ogni ora del giorno, in ogni giorno dell\u2019anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ed \u00e8 un argomento che presuppone la discutibile ipotesi per la quale la propensione al consumo dipende dagli orari di accesso ai servizi. Dovrebbe essere, per contro, evidente che \u2013 dati i redditi \u2013 il volume complessivo di consumi sar\u00e0 indipendente dall\u2019orario di apertura dei negozi. Ci\u00f2 che unicamente si modifica a seguito delle liberalizzazioni \u00e8 semmai la distribuzione temporale degli acquisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le liberalizzazioni accrescono il potere di mercato della grande distribuzione \u2013 come di fatto \u00e8 accaduto \u2013 generando l\u2019esito esattamente opposto rispetto a quello dichiaratamente perseguito: ridurre, cio\u00e8, la concorrenza. Una ricerca di Confesercenti stima che fra il 2012 e il 2013, gli anni immediatamente successivi al decreto 201\/11 sulla c.d. Distribuzione moderna organizzata, nel settore dei servizi si sono persi circa 100mila posti di lavoro, con una flessione di quasi 30 miliardi di minor consumi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Al di l\u00e0 del fatto che \u00e8 del tutto inverosimile attendersi che liberalizzando gli orari di apertura, poniamo, dei supermercati o delle farmacie si abbiano effetti positivi e significativi sulla crescita economica, si rileva poi nei fatti che le liberalizzazioni si associano alla creazione di oligopoli; di forme di mercato, cio\u00e8, nelle quali operano poche grandi imprese, quelle della grande distribuzione. Che, in virt\u00f9 delle maggiori dimensioni (e dunque della possibilit\u00e0 di sfruttare economie di scala \u2013 ovvero costi che decrescono al crescere dei volumi di produzione) possono agevolmente sottrarre quote di mercato ai piccoli esercenti. L\u2019effetto aggregato non \u00e8 n\u00e9 un aumento di produttivit\u00e0 n\u00e9 un aumento dei consumi n\u00e9 un aumento dell\u2019occupazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Vi \u00e8 poi un ulteriore effetto perverso della totale deregolamentazione dei servizi. Poich\u00e9 le imprese della grande distribuzione si localizzano laddove la domanda \u00e8 alta e vi sono effetti di agglomerazione, le misure di deregolamentazione non generano effetti uniformi sul territorio e spesso privano le aree deboli (il Mezzogiorno in primo luogo) di centri di vendita di beni e servizi difficilmente reperibili in piccoli esercizi commerciali: il caso IKEA \u00e8 emblematico in tal senso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I difensori delle liberalizzazioni possono avere tanti motivi per essere tali: spesso motivano la loro posizione come \u2018modernizzatrice\u2019, contro la posizione di chi difende privilegi e rendite. Sia chiaro, per\u00f2, che ci\u00f2 non ha nulla a che fare con occupazione e crescita, dal momento che \u2013 come ormai tutti ammettono \u2013 maggiore occupazione non si produce con un tratto di penna.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/megachip.globalist.it\/fondata-sul-lavoro\/2018\/09\/15\/lo-shopping-senza-limiti-non-aumenta-ne-consumi-ne-produttivita-2030810.html\">https:\/\/megachip.globalist.it\/fondata-sul-lavoro\/2018\/09\/15\/lo-shopping-senza-limiti-non-aumenta-ne-consumi-ne-produttivita-2030810.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MEGACHIP (Guglielmo Forges Davanzati) &nbsp; Il dibattito sulla regolamentazione degli orari e dei giorni di apertura degli esercizi commerciali appare viziato \u2013 su entrambi i fronti (favorevoli e contrari) \u2013 dal non tener conto di quanto si \u00e8 fin qui fatto e dei risultati conseguiti. 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