{"id":44608,"date":"2018-09-26T09:30:30","date_gmt":"2018-09-26T07:30:30","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44608"},"modified":"2018-09-25T20:30:35","modified_gmt":"2018-09-25T18:30:35","slug":"eurostop-dai-tre-no-alla-proposta-dellarea-alternativa-euromediterranea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44608","title":{"rendered":"Eurostop: dai tre no alla proposta dell&#8217;area alternativa euromediterranea"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.eurostop.info\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/EUROSTOP-convegno-su-Pigs.jpg\" \/><\/p>\n<p>di <strong>EUROSTOP (Stefano Zai)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un<em>\u00a0commento al libro \u201cPIGS, la vendetta dei maiali. Per un programma di alternativa di sistema: uscire dalla UE e dall\u2019Euro, costruire l\u2019Area Euromediterranea\u201d di Luciano Vasapollo con Joaquin Arriola e Rita Martufi, presentato domenica a Roma al convegno di Eurostop.<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il testo attualizza una precedente pubblicazione, \u201cPigs, il risveglio dei maiali\u201d, che poneva in essere la trattazione dell\u2019unificazione economica e monetaria dei paesi periferici della UE, appunto i \u201cPigs\u201d (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna), proponendo una nuova prospettiva, quella della costruzione dell\u2019Area Euromediterranea. L\u2019elaborazione originaria degli autori \u00e8 stata aggiornata ed integrata con le osservazioni degli attivisti del coordinamento nazionale di Eurostop, venendo cos\u00ec a formare uno scritto che \u00e8 il prodotto del lavoro di un \u201cintellettuale collettivo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Area Euromeditteranea non \u00e8 forse la definizione pi\u00f9 corretta, infatti a ben leggere nel testo si parla di area Euro-Afro-Mediterranea. Una costruzione che non guarda solo al sud dell\u2019Europa e ai paesi \u201cmaiali\u201d, come definiti dalla UE perch\u00e9, \u201cgrassi ed ingordi\u201d, non hanno saputo controllare i conti pubblici sperperando danaro (<em>nda<\/em>: sulla formazione del debito italiano e non solo e la narrazione ipocrita che lo accompagna occorrerebbe una trattazione ad hoc che per motivi evidenti non pu\u00f2 essere affrontata in questo breve articolo, si tenga presente che un cos\u00ec alto debito pubblico \u00e8 il prodotto da un atto politico \u2013 volontaristico e consapevole delle conseguenze \u2013 che preparava l\u2019Italia all\u2019entrata nell\u2019Euro: ossia la divisione del ministero del Tesoro\u00a0 da Banca d\u2019Italia, nel 1981, producendo la sussunzione dello Stato nella finanza e preparando il terreno del ricatto politico delle riforme in nome della stabilit\u00e0 di bilancio), ma anche ai paesi del nord Africa che si affacciano sul Mar Mediterraneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201c<\/em><em>Non da oggi, e non solo tra intellettuali marxisti, \u00e8 in corso un dibattito sull\u2019opportunit\u00e0 per un\u2019area formata da paesi a struttura economico-sociale simile di realizzare l\u2019\u201dabbandono\u201d o il \u201cdistacco\u201d (\u201cdelinking\u201d, secondo Samir Amin) da quella che Hosea Jaffe nel 1994 ha chiamato \u201cl\u2019azienda mondo\u201d, identificando con questa un sistema capitalista internazionale fondato su istituzioni e organismi come Fondo monetario internazionale, Banca mondiale, BCE, WTO ecc.)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>[\u2026] L\u2019attenzione che oggi si registra intorno alla nostra proposta di costruire un\u2019area mediterranea dipende proprio dal fatto che si tratta di una proposta politica che si relaziona con l\u2019autodeterminazione di quei popoli che sono direttamente colpiti dal rafforzamento dell\u2019Unione Europea [\u2026].<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La proposta dell\u2019ALBA o Area Euro-Afro-Mediterranea (AR.E.A Medit) parte anche dalla considerazione che \u00e8 pura retorica fuori contesto storico e socio-economico parlare in unit\u00e0 della classe operaia europea. Oggi il proletario italiano, quello portoghese, lo spagnolo, il greco ed anche il tunisino, l\u2019algerino, l\u2019egiziano e il marocchino, hanno interessi e condizioni di vita completamente differenti da quelle del lavoratore tedesco, svedese olandese, belga, britannico, che guadagnano un minimo salariale al mese relativamente molto pi\u00f9 alto dei lavoratori dei PIIGS,\u00a0e possono vantare condizioni di vita estremamente pi\u00f9 stabili e di benessere completamente differenti dalle nostre. Inoltre, gli europei mediterranei, come pure quelli dell\u2019est europeo, sono considerati \u201cproletari migranti\u201d e cio\u00e8 concorrenti che possono danneggiare o minimizzare il loro standard di vita.<\/em>\u00a0(<em>nda<\/em>: chi stesse gi\u00e0 partendo con accuse di nazionalismo, si fermi un attimo e continui a leggere l\u2019articolo fino alla fine)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si evince dall\u2019estratto, una proposta contestualizzata a pieno nel quadro storico attuale, che guarda e affonda le mani nelle contraddizioni che ci troviamo di fronte, non rincuorandosi nella retorica politica ormai stantia e non reale legata alla costruzione dell\u2019Unione Europea come luogo dei popoli o teorici recuperi democratici di una struttura di \u201cgovernance\u201d, quella della UE, che invece sta funzionando per come \u00e8 stata concepita. Le tesi sostenute non sono campate per aria, ma affondano a pieno nella materialit\u00e0 storica in cui ci troviamo a vivere. Prima fra tutte la necessit\u00e0 della rottura con la \u201cgabbia della UE\u201d, una struttura fondata sui trattati che ne rappresentano l\u2019architrave e l\u2019essenza stessa, a partire da quelli di Roma del \u201957 fino ad arrivare al famigerato \u201cFiscal Compact\u201d. Un architrave, quello dei trattati, che ha prodotto un sistema di governo post-democratico negli stati membri con la relativa espulsione della sovranit\u00e0 democratica e popolare, la distruzione dello stato sociale, la privatizzazione dei servizi pubblici, la precarizzazione e flessibilizzazione del lavoro, distruggendo quel diritto al lavoro che crea una \u201cvita degna per s\u00e9 e per la propria famiglia\u201d, come recitato dalla nostra stessa Costituzione. I trattati, infatti, sono completamente incompatibili con essa, soprattutto con i principi fondamentali che garantiscono stato sociale, salute, tutela dell\u2019ambiente e diritto al lavoro. Da qui si percepisce la grande volont\u00e0 posta in campo negli ultimi anni per cambiarla, per fondarla sulla libera concorrenza di mercato, anche se in realt\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 stata minata alla radice con la famosa introduzione del pareggio di bilancio, articolo 81. L\u2019attuale formulazione dell\u2019articolo, difatti, impedisce di realizzare politiche economiche espansive, rivolte al bene pubblico, al sociale, fuori dall\u2019egida del profitto e del pareggio di bilancio; cosa di cui incominciamo a vedere le conseguenze con la caduta del ponte Morandi a Genova. Il testo affronta la problematica dell\u2019\u201dEuropa a due velocit\u00e0\u201d, \u201ccentro- periferia\u201d che sta ridefinendo i rapporti tra i paesi del centro a guida franco-tedesca e quelli del sud, relegando quest\u2019ultimi ad essere in ultima istanza fornitori di manodopera e servizi perlopi\u00f9 turistici e di ristorazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ruolo definito dall\u2019ortodossia neoliberale del centro nei confronti dei PIGS \u2013 attraverso la logica del credito-debito che rafforza la sudditanza dei secondi nei confronti dei primi \u2013 che dalle tesi del libro incomincia ad essere scalzata con una proposta che guarda al \u201cqui ed ora\u201d dello spazio nazionale (unico spazio nel quale le classi lavoratrici, gli sfruttati, ecc., possono influire nei rapporti di forza in essere, come hanno dimostrato il referendum del 4 dicembre 2016 e le ultime elezioni politiche) e che non si tira indietro di fronte alla non veridicit\u00e0 della sincronicit\u00e0 storica che determinati eventi alternativi possano accadere simultaneamente e con le stesse caratteristiche in differenti paesi, determinando per tutti le medesime condizioni. Ma immediatamente e contestualmente rivolto ad una proposta internazionalista, sia nelle relazioni tra le classi di sfruttati degli altri paesi, sia in relazione alle \u201cbordate\u201d finanziarie e monetarie internazionali di cui come singolo paese si sarebbe bersaglio e da cui difficilmente se ne potrebbe uscirebbe vincitori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201c\u00c8 utile ribadire che la questione dell\u2019uscita dall\u2019euro e dall\u2019Unione Europea non \u00e8 da noi concepita in chiave nazionalista, cio\u00e8 di generica, impropria, inadeguata e dannosa sovranit\u00e0 nazionale ma ha una dimensione immediatamente di classe perch\u00e9 \u00e8 un passaggio, se storicamente affrontato da una soggettivit\u00e0 politica consapevole e capace di svolgervi una funzione, in grado di porre le basi per una inversione dei rapporti di forza lavoro-capitale nel polo imperialista europeo [\u2026]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La creazione dell\u2019euro \u00e8 stata accompagnata dall\u2019intensificazione del mercato unico e dalla divisione europea del lavoro, andando verso una formazione sociale su scala europea \u2013 attualmente, un quarto del PIL dei paesi dell\u2019Europolo viene valutata per mezzo del mercato comune e la specializzazione settoriale intraeuropea si trova in una fase di deindustrializzazione accelerata della periferia dell\u2019area. Nonostante questo processo non sia ancora stato completato, la frammentazione monetaria dell\u2019Euro-zona \u00e8 una possibilit\u00e0 reale, ci\u00f2 che non lo \u00e8, \u00e8 tornare a monete nazionali che lungi dal rappresentare una sovranit\u00e0 (monetaria) recuperata, non potrebbero non essere che simboli monetari di territori politicamente ed economicamente frammentati e dipendenti dall\u2019area di influenza del capitale europeo. Se i paesi della periferia europea vogliono riprendere il controllo sull\u2019attivit\u00e0 produttiva, lo potranno fare solo in modo congiunto e mediante un processo di rottura con il modello delle finanze private e con lo spazio monetario asimmetrico di adesso. L\u2019uscita dall\u2019euro \u00e8 una opzione politica pi\u00f9 che economica e pu\u00f2 essere un passo verso la soluzione dei gravi squilibri strutturali delle economie periferiche, che non sono squilibri finanziari, ma produttivi: una base industriale in declino, uno spreco enorme di forza lavoro, una concentrazione scandalosa della ricchezza e del patrimonio. Per\u00f2 come sfida politica generale, supera il grado di autonomia decisionale di qualsiasi paese danneggiato dalla politica che soggiace al patto originario dell\u2019euro [\u2026]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Uscire dall\u2019euro proponendo una nuova moneta per Paesi con strutture produttive pi\u00f9 o meno simili sarebbe l\u2019unica alternativa realizzabile, che permetterebbe sia di mantenere un margine di negoziazione con le istituzioni comunitarie e con la Banca Centrale Europea sia di creare un nuovo blocco politico istituzionale capace di realizzare un modello di accumulazione favorevole ai lavoratori\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La globalizzazione \u00e8 ormai finita e ci troviamo in un contesto geopolitico internazionale che ritorna alla \u201cpolarizzazione\u201d, nella quale si acuisce lo scontro fra i differenti imperialismi. Ognuno sta giocando la sua partita per accaparrarsi una fetta dell\u2019attuale mondo, posto in cui \u201cil vecchio muore ma il nuovo ancora non pu\u00f2 nascere\u201d, ed in tale scontro si va affermando quello tra Stati Uniti e Cina. Scontro imperialistico che non trova pi\u00f9 un centro geografico come quello otto-novecentesco, ma che come riportano gli autori si da con le seguenti caratteristiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201cIl cambiamento pi\u00f9 grande nel XXI secolo \u00e8 proprio la globalizzazione neoliberista. Che \u00e8 anche un sottoprodotto del dominio anglosassone, in un contesto in cui la mondializzazione \u00e8 proprio la globalizzazione del neoliberismo\u00a0 della cultura anglosassone, inalterata dai limiti che strette frontiere nazionali impongono alla circolazione di beni e persone e in cui la cultura e la lingua globale, l\u2019inglese, funzionano come un procedimento per estrarre ricchezza immateriale \u2013 conoscenza \u2013 dal resto del Pianeta; e la finanziarizzazione e il dominio del dollaro nelle transazioni e nelle riserve internazionali attirano rendite finanziarie a beneficio del centro del dominio globale.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>[\u2026] a differenza delle rivalit\u00e0 intercapitalistiche precedenti, ora la disputa non \u00e8 gestita dalle strette frontiere nazionali dei principali competitori; la disputa ora non \u00e8 per imporre l\u2019uno o l\u2019altro progetto imperiale con un centro geografico delimitato da confini dentro dei quali si accede alla cittadinanza dell\u2019impero e al di fuori no. Il nuovo scenario ci porta indietro, in un certo qual modo, al concetto di cittadinanza dell\u2019antica Roma: ovunque ci sia un cittadino romano, sia presente l\u2019impero\u201d. Per tale ragione, ora, l\u2019area di influenza della Cina \u00e8, prima di tutto ed al di fuori del territorio cinese, la comunit\u00e0 cinese sparsa nel mondo. Questo nuovo scenario, di rivalit\u00e0 comunitarie pi\u00f9 che nazionali, \u00e8 stata ben intesa da una parte della classe politica dei paesi anglosassoni\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da qui, ulteriormente, la necessit\u00e0 di creare un\u2019area \u201cEuro-Afro-Mediterranea\u201d, che sia ben riconoscibile e che punti a contrastare ed invertire le tendenze imperialistiche, nonch\u00e9 scalzare le presenti e nuove mire neo-coloniali che producono migliaia e migliaia di immigrati ed emigrati, affermando un progetto nel quale l\u2019autodeterminazione dei popoli \u00e8 la base per un\u2019alleanza internazionalista che non ricada o scambi l\u2019internazionalismo nel \u201cglobalismo borghese\u201d, fatto di genti apolidi che se la prendono sistematicamente con il loro vicino pi\u00f9 povero come causa di tutti mali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci troviamo di fronte ad un progetto politico che propone un percorso di costruzione reale, ben piantato nel XXI secolo e soprattutto \u201caffermativo\u201d, perch\u00e9 finalmente ci troviamo di fronte ad una proposta. Sicuramente non esauribile in un solo testo, conscia dei problemi che pone nel progetto, che ha di fronte a s\u00e9 delle sfide enormi, ma che finalmente propone e che non si fa perimetrare nello spazio politico del campo avversario, limitandosi a dire \u201cNo\u201d, ad essere solo \u201cContro\u201d o \u201cAnti\u201d qualcosa. Questa \u00e8 l\u2019intuizione fondamentale del libro, ovviamente pariteticamente intrecciata dal rigore scientifico della proposta stessa, analisi e dati.\u00a0 Lo smarcamento, nell\u2019affermazione del progetto, per la definizione di un campo differente da quello del nemico. Il blocco sociale, se lo vogliamo definire cos\u00ec, a cui dobbiamo guardare e che fino ad ora solo elettoralmente ha espresso la propria rabbia per le condizioni di vita in cui si trova a dover galleggiare, ha scaricato definitivamente nel passato le \u00e9lite neoliberali di centro-destra ma anche ed egualmente quelle euro-riformiste ed eurocentriche della sinistra neoliberale, ma indirettamente ha dato un segnale che non pu\u00f2 non essere colto da tutti quei movimenti politici e sociali antagonisti che si adoperano per un cambiamento: \u201cnon ci bastano i no, perch\u00e9 con quelli non si mangia, occorrono progetti e proposte\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Star\u00e0 a quelli che si vogliono adoperare per un reale cambiamento mostrargli che ci\u00f2 che si propone \u00e8 valevole della loro attenzione perch\u00e9 prende realmente in considerazioni le reali condizioni di vita in cui si trovano e al contempo smontare l\u2019ideologia della paura in cui annegano per dirgli che un percorso alternativo si pu\u00f2 fare, non \u00e8 indolore, certo, ma non \u00e8 la fine della Storia come ci vogliono raccontare e che fuori dalla gabbia della Ue non c\u2019\u00e8 il nulla dello spazio siderale. La proposta Euro-Afro-Mediterranea va in questa direzione e lo fa considerando l\u2019aspetto economico-produttivo, quello monetario e quello geopolitico, appunto decostruendo lo spauracchio del salto nel buio che quotidianamente ci viene propinato. Tra le sfide e le innumerevoli difficolt\u00e0 che si trovano di fronte ad un progetto di questo tipo vi \u00e8 anche quella ideologico-culturale e non solo economico-strutturale. Occorre anche da questo punto di vista trovare quel denominatore comune che unisca popolazioni che hanno storia e cultura profondamente ed innegabilmente differenti. Sottopelle al testo si percepisce che la risposta sta nel \u201cmare nostrum\u201d e nel prodotto del lavoro di un \u201cintellettuale collettivo\u201d, quindi chi scrive \u00e8 convinto che questo non sia un testo con un \u201cThe End\u201d ma che termini con un \u201cContinua\u2026\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.eurostop.info\/eurostop-dai-tre-no-alla-proposta-dellarea-alternativa-euromediterranea\/\">www.eurostop.info\/eurostop-dai-tre-no-alla-proposta-dellarea-alternativa-euromediterranea<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di EUROSTOP (Stefano Zai) Un\u00a0commento al libro \u201cPIGS, la vendetta dei maiali. Per un programma di alternativa di sistema: uscire dalla UE e dall\u2019Euro, costruire l\u2019Area Euromediterranea\u201d di Luciano Vasapollo con Joaquin Arriola e Rita Martufi, presentato domenica a Roma al convegno di Eurostop. Il testo attualizza una precedente pubblicazione, \u201cPigs, il risveglio dei maiali\u201d, che poneva in essere la trattazione dell\u2019unificazione economica e monetaria dei paesi periferici della UE, appunto i \u201cPigs\u201d (Portogallo, Italia,&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":93,"featured_media":44614,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/26992432_1997028513896413_3093949446222727073_n.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-bBu","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44608"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/93"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=44608"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44608\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":44616,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44608\/revisions\/44616"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/44614"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=44608"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=44608"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=44608"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}