{"id":44642,"date":"2018-09-27T11:00:40","date_gmt":"2018-09-27T09:00:40","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44642"},"modified":"2018-09-27T09:18:31","modified_gmt":"2018-09-27T07:18:31","slug":"sul-sovranismo-democratico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44642","title":{"rendered":"Sul sovranismo democratico"},"content":{"rendered":"<p>di\u00a0<strong>LE PAROLE E LE COSE (Paolo Costa)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Bansky-Europa.jpg?fit=1450%2C500\" sizes=\"100vw\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Bansky-Europa.jpg?w=1450 1450w, https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Bansky-Europa.jpg?resize=300%2C103 300w, https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Bansky-Europa.jpg?resize=768%2C265 768w, https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Bansky-Europa.jpg?resize=1024%2C353 1024w\" alt=\"\" width=\"1450\" height=\"500\" data-attachment-id=\"33815\" data-permalink=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=33815\" data-orig-file=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Bansky-Europa.jpg?fit=1450%2C500\" data-orig-size=\"1450,500\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"Bansky Europa\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Bansky-Europa.jpg?fit=300%2C103\" data-large-file=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Bansky-Europa.jpg?fit=525%2C181\" \/><\/p>\n<p><strong>Sovranisti e Macroniani<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Osservato dal punto di vista di un filosofo della politica formatosi a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta del Novecento \u2013 anni dominati dal dibattito tra liberali e comunitari \u2013 il repentino cambio di tenore della discussione nella sinistra italiana causato dall\u2019esito delle ultime elezioni politiche \u00e8 un fenomeno allo stesso tempo sorprendente (per la sua velocit\u00e0) e prevedibile (negli esiti). Per andare direttamente al punto, descriverei il nuovo scenario come dominato dalla polarizzazione tra sovranisti e macroniani (o macrosovranisti e micromacroniani, come mi piacerebbe chiamarli, se l\u2019ironia non avesse effetti nefasti sulla qualit\u00e0 del ragionamento, soprattutto oggi, nell\u2019epoca del sadismo blas\u00e9 incentivato dai social network). Parlando in generale, i sovranisti sono accomunati da un\u2019insofferenza spiccata verso la rappresentazione liberale della relazione tra i diritti come fonte di\u00a0<em>empowerment<\/em>\u00a0individuale e l\u2019anonimo potere coercitivo dello Stato e del Mercato \u2013 una rappresentazione che considerano allo stesso tempo sbagliata, moralista e ipocrita \u2013 mentre i macroniani vivono tale ostilit\u00e0 verso la teoria e la pratica di un ordinamento sociale imperniato su procedure rigorose e innovazione dall\u2019alto come il prodotto di una critica unilaterale, preconcetta e ingenerosa e, nelle sue punte estreme, come un rigurgito di barbarie che ha reso inopinatamente verosimile la prospettiva di una catastrofe politica ed economica anche in Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per molti aspetti, il nuovo dualismo ideologico rispecchia quello tra il costruttivismo liberale e il realismo comunitario, ma l\u2019umore che domina la conversazione attuale \u00e8 molto diverso da quello passato. In che senso? La prima differenza \u2013 la pi\u00f9 macroscopica \u2013 \u00e8 l\u2019inversione dell\u2019onere della prova. Mentre trent\u2019anni fa gli esponenti della\u00a0<em>koin\u00e9<\/em>\u00a0liberale godevano di un vantaggio di posizione che faceva apparire tutti i loro avversari, a dispetto delle differenze, come dei neotradizionalisti, oggi il senso comune liberale \u00e8 sulla difensiva. Che cosa ha minato alle radici un\u2019egemonia che a un certo punto era apparsa inattaccabile? Per quel che vale, quella che seguir\u00e0 \u00e8 la mia interpretazione, pennellata a tinte grosse, del significato storico di questa inversione del campo di influenza intellettuale a cui aggiunger\u00f2 alla fine qualche riflessione sui buoni motivi per resistere alla svolta sovranista nel nome di una visione della democrazia non meno critica nei confronti dell\u2019eredit\u00e0 (im)politica del liberalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La parabola storica del liberalismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fin dalle origini il liberalismo \u00e8 stato non solo una teoria del governo imperniata sulla salvaguardia delle libert\u00e0 individuali, ma soprattutto una filosofia della\u00a0<em>civilit\u00e9<\/em>. Parlando di \u00abfilosofia della civilt\u00e0\u00bb mi riferisco essenzialmente all\u2019invenzione e diffusione di un ideale di soggettivit\u00e0 potenziata a cui corrispondono, dal lato della teoria, il primato sistematico dell\u2019individuo sulla comunit\u00e0 di appartenenza, una visione procedurale della ragione e una concezione non paternalistica (e, in ultima istanza, non dialettica) del rapporto tra desideri e conoscenza. In un\u2019ottica liberale, detto altrimenti, una concezione esile e volontarista dell\u2019identit\u00e0 personale \u00e8 la condizione per l\u2019insediamento dell\u2019idea di autoaffermazione come principio di legittimazione dell\u2019ordine sociale e, tacitamente, anche come segnaposto dell\u2019unica destinazione immaginabile del genere umano: la libert\u00e0 dalle interferenze esterne in un piano di vita scelto dall\u2019individuo in piena autonomia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel liberalismo delle origini, fatte le debite eccezioni (Hobbes e Mandeville, su tutti) il potenziamento della soggettivit\u00e0 mantiene una patina di nobilt\u00e0 perch\u00e9 la libert\u00e0 autentica dell\u2019individuo si realizza non come capriccio, ma come progetto ragionevole. Si manifesta cio\u00e8 nella forma seducente di un\u2019autodisciplina spontanea, quasi che esistesse un\u2019armonia prestabilita tra il desiderio umano e la razionalit\u00e0 strumentale, tra il soggetto desiderante e l\u2019individuo deliberante, tra gli impulsi e i mezzi pi\u00f9 idonei per il loro soddisfacimento. Le nuove discipline del corpo (per esempio le buone maniere studiate da Norbert Elias) costituiscono infatti una forma di soggettivazione il cui orizzonte ideale \u00e8 il riconoscimento istintivo del proprio interesse pi\u00f9 autentico e una forma di cooperazione basata non sull\u2019altruismo, ma su una forma di egoismo socialmente non distruttivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 questa armonia prestabilita che \u00e8 andata via via erodendosi a mano a mano che la societ\u00e0 cooperante dei produttori e lavoratori si \u00e8 trasformata per gradi in una comunit\u00e0 di consumatori e imprenditori del s\u00e9 sempre pi\u00f9 in balia di forze impersonali deresponsabilizzate sia dal lato del soggetto (vittima di un dedalo di desideri sempre pi\u00f9 compulsivi) sia dal lato del mondo (la gabbia di acciaio di cui parlava Max Weber). In un caso da manuale di eterogenesi dei fini, l\u2019effetto generale \u00e8 stato un indebolimento crescente della soggettivit\u00e0, anzich\u00e9 un suo potenziamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 importante notare\u00a0<em>en passant<\/em>\u00a0come questa diminuzione del senso di padronanza del proprio destino \u00e8 proceduta parallelamente a due processi all\u2019apparenza indipendenti: (1) la progressiva spoliticizzazione delle societ\u00e0 affluenti e (2) il declino del potere di attrazione dei moventi ideali, di cui la crisi delle utopie politiche \u00e8 soltanto il sintomo pi\u00f9 eclatante. Osservati dal punto di vista degli individui, questi processi storici complessi ed enigmatici sembrano avere cause sia esogene sia endogene. Tra le cause esterne un ruolo di primo piano spetta evidentemente alle trasformazioni economiche che hanno condotto alla globalizzazione del capitalismo e del suo modello di stabilizzazione dinamica basata su una forma apparentemente inarrestabile di distruzione creatrice. Tra le seconde spiccano, da un lato, la diffusione di una concezione strumentale della politica e di una visione aggregativa dei beni comuni e, dall\u2019altro, la perdita di radicamento nell\u2019esperienza dell\u2019idea che il destino personale dipenda in modo significativo anche dalla capacit\u00e0 di trascendere se stessi mediante l\u2019accesso a un dominio immateriale di contenuti ideali (verit\u00e0 oggettive, norme intersoggettive, beni architettonici, valori intrinseci, ecc.). Con l\u2019assottigliamento di questi contrappesi la soggettivit\u00e0 moderna si \u00e8 come dissolta nell\u2019aria lasciando dietro di s\u00e9 il suo simulacro nella forma di un bizzarro edonismo stoico che, memore della lezione del barone di M\u00fcnchausen, spinge i suoi adepti a scommettere sulla propria autorealizzazione anche in un universo saturo di contingenza e caratterizzato da una moltiplicazione esponenziale e disordinata delle opzioni di scelta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Democrazia e sovranit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 da questa crisi del liberalismo in quanto senso comune della civilt\u00e0 occidentale moderna che trae gran parte della sua forza persuasiva il realismo politico sovranista ed \u00e8 sempre essa, di converso, a spingere i macroniani a insistere ancora di pi\u00f9 sulla forza civilizzatrice della forma di vita liberale, vissuta ora ansiosamente come ultimo baluardo contro la barbarie. Questa polarizzazione, a sua volta, accentua l\u2019impressione di trovarsi di fronte a un conflitto tra l\u2019\u00e9lite (composta da coloro che non hanno grosse difficolt\u00e0 a superare lo scoglio della socializzazione alla\u00a0<em>civilit\u00e9<\/em>) e il popolo (identificato con quanti invece faticano ad adeguarsi con successo al nuovo modello di personalit\u00e0 e sociabilit\u00e0). \u00c8 da tale tensione che scaturisce, infine, quel fenomeno politico registrato dalla maggioranza degli osservatori contemporanei e descritto in genere come la disponibilit\u00e0 di una porzione crescente dei cittadini delle democrazie occidentali a rinunciare a una quota significativa di una libert\u00e0 che viene percepita come disabilitante \u2013 \u00abnegativa\u00bb in senso assiologico \u2013 in cambio di una condizione che viene immaginata invece come pi\u00f9 sicura o, se vogliamo, di maggiore sovranit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cambiamento appena analizzato concerne quindi il senso generale di una perdita di controllo sul proprio destino che i sovranisti hanno oggi buon gioco a sfruttare proponendo una radicale ripoliticizzazione delle questioni fondamentali dell\u2019esistenza. Nel loro orizzonte, in effetti, il concetto di sovranit\u00e0 funziona retoricamente come un surrogato del senso di\u00a0<em>empowerment<\/em>\u00a0che deriva dalla certezza tacita di poter influire sul proprio destino. A quella che le persone percepiscono come una perdita di sovranit\u00e0 personale i sovranisti rispondono astutamente proponendo un recupero di sovranit\u00e0 politica che, significativamente, situano al livello intermedio dello stato-nazione: la pi\u00f9 tipica delle invenzioni politiche moderne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 questo dovrebbe per\u00f2 far suonare un campanello d\u2019allarme nelle teste di coloro che non sono insensibili al fascino di un appello alla politicizzazione del disagio esistenziale contemporaneo (e chi scrive appartiene a questo gruppo di persone). La scelta dello stato nazionale come comunit\u00e0 di destino, infatti, non solo non \u00e8 teoricamente innocente, ma \u00e8 anche il sintomo di un punto cieco nel discorso sovranista, che ha una rilevanza speciale soprattutto per chi si pone l\u2019obiettivo di declinare tale discorso in un\u2019ottica socialista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Provo a spiegarmi meglio. Il primo nodo riguarda, per cos\u00ec dire, la diagnosi del tempo. Se il sovranista \u00e8 infatti uno che sostiene che la soluzione alla crisi del liberalismo risiede in un sostanziale recupero di sovranit\u00e0 da parte degli stati nazionali, la sua preferenza per una comunit\u00e0 che \u00e8 non meno immaginata delle comunit\u00e0 cosmopolitiche a cui orienta idealmente le proprie scelte il cittadino liberale, \u00e8 tutt\u2019altro che ovvia. Anzi, proprio questo deficit di giustificazione porta alla luce un dato di realt\u00e0 troppo spesso trascurato dai critici della globalizzazione: il fatto, cio\u00e8, che, retorica della globalizzazione a parte, gli stati non hanno mai smesso di essere i principali attori sulla scena politica internazionale. Sono solo gli stati deboli che hanno perso la capacit\u00e0 di esercitare un controllo reale sul proprio destino. Ma questa non \u00e8 una novit\u00e0 nella storia umana. Forse una volta la causa principale della perdita di sovranit\u00e0 era la debolezza militare e oggi \u00e8 la fragilit\u00e0 economica, ma il risultato finale non cambia. Da questo punto di vista, non \u00e8 un caso che, preso atto della tendenza geopolitica a premiare entit\u00e0 statuali di dimensioni \u00abimperiali\u00bb dopo la fine della Seconda guerra mondiale, il fallimento del progetto di unit\u00e0 europea si spieghi meglio con l\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019UE di trasformarsi in uno stato sovrano a tutti gli effetti e di entrare in una competizione paritaria con le altre grandi potenze mondiali, che non incolpando un fantomatico progetto globalista. Riletta in quest\u2019ottica, l\u2019insistenza sulla perdita di sovranit\u00e0 finisce cos\u00ec per rivelarsi per quello che \u00e8: una petizione di principio. Si riduce, cio\u00e8, a un appello accorato a completare o emendare il processo di costruzione di una forma moderna di statualit\u00e0 \u2013 compito storico per il quale, notoriamente, non esistono ricette funzionanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il deficit argomentativo del discorso sovranista non si limita, per\u00f2, alla diagnosi del tempo. Un secondo punto debole \u00e8 la sottovalutazione della questione politica per eccellenza in et\u00e0 moderna: il problema, cio\u00e8, dell\u2019autogoverno democratico. Identificare democrazia e sovranit\u00e0 popolare non \u00e8 sufficiente infatti per rendere conto del primato della forma di governo democratica in materia di affermazione dei principi di libert\u00e0 e giustizia. Per certi aspetti, lo si potrebbe persino descrivere come un errore concettuale. Si pu\u00f2 infatti ragionevolmente sostenere che, da un punto di vista ideale, il fine della forma di governo democratica non \u00e8 tanto implementare un\u2019entit\u00e0 misteriosa come la rousseauiana\u00a0<em>volont\u00e9 g\u00e9n\u00e9rale<\/em>, quanto piuttosto svuotare dall\u2019interno l\u2019idea moderna di sovranit\u00e0, con cui l\u2019ideale dell\u2019autogoverno ha soltanto un legame contingente. L\u2019esercizio dell\u2019autogoverno presuppone infatti l\u2019esistenza di uno stato sovrano robusto solo perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 altro modo di salvaguardare la propria integrit\u00e0 territoriale di fronte ad altri stati che privilegiano la sovranit\u00e0 all\u2019autogoverno (cio\u00e8 all\u2019ideale repubblicano del non-dominio). Su questa intuizione, d\u2019altro canto, poggiava la singolare miscela kantiana di repubblicanesimo, cosmopolitismo e federalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Compresi in quest\u2019ottica, gli appelli al rafforzamento identitario del\u00a0<em>demos<\/em>\u00a0non si giustificano da s\u00e9, quasi che fossero un requisito funzionale dell\u2019autogoverno democratico. Lo sarebbero, se la democrazia coincidesse con l\u2019espressione della volont\u00e0 popolare. Ma non \u00e8 cos\u00ec. La vera sfida delle democrazie contemporanee sta piuttosto nell\u2019escogitare contesti di azione comune e spazi di identit\u00e0 collettiva sufficientemente inclusivi da rendere il pluralismo una risorsa politica anzich\u00e9 un fattore di destabilizzazione nella prospettiva dell\u2019estensione degli ambiti di autogoverno. Idealmente, dal punto di vista democratico, una comunit\u00e0 politica funzionante non \u00e8 esemplificata da uno stato che esercita pienamente la propria sovranit\u00e0, ma da un popolo che prende forma intorno a una sfera pubblica che opera come teatro della pluralit\u00e0 dei punti di vista dei cittadini in condizioni di sicurezza, stabilit\u00e0 e solidariet\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta superato il dualismo, e il conseguente stallo, tra sovranisti e macroniani, sar\u00e0 forse possibile ragionare insieme sulla vera grande questione a cui ci pone di fronte la crisi attuale del liberalismo e che, detto lapidariamente, consiste nella colossale spoliticizzazione della forma di vita occidentale e negli effetti imprevisti che questo fenomeno storico di lunga durata ha avuto sulla struttura della personalit\u00e0 degli attuali cittadini\/consumatori\/risparmiatori e, conseguentemente, sulla loro possibilit\u00e0 di riacquistare un senso affidabile di controllo sul proprio destino.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=33808\">http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=33808<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0LE PAROLE E LE COSE (Paolo Costa) Sovranisti e Macroniani &nbsp; Osservato dal punto di vista di un filosofo della politica formatosi a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta del Novecento \u2013 anni dominati dal dibattito tra liberali e comunitari \u2013 il repentino cambio di tenore della discussione nella sinistra italiana causato dall\u2019esito delle ultime elezioni politiche \u00e8 un fenomeno allo stesso tempo sorprendente (per la sua velocit\u00e0) e prevedibile (negli esiti). 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