{"id":44653,"date":"2018-09-27T10:30:38","date_gmt":"2018-09-27T08:30:38","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44653"},"modified":"2018-09-27T08:23:45","modified_gmt":"2018-09-27T06:23:45","slug":"sovranita-sovranismo-e-sovranismi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44653","title":{"rendered":"Sovranit\u00e0, sovranismo e sovranismi"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ITALIA E IL MONDO (Giuseppe Germinario)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-featured_image size-featured_image wp-post-image\" src=\"http:\/\/italiaeilmondo.com\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/globo-con-corona-archivio.jpg\" alt=\"\" width=\"180\" height=\"195\" \/><\/p>\n<div class=\"entry clearfix\">\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esito clamoroso delle elezioni politiche dello scorso marzo e l\u2019avvento repentino ed inatteso del Governo Conte hanno contribuito a rinnovare il vocabolario politico ormai stant\u00eco come lo erano del resto i portatori \u00a0della cultura politica corrispondente ad esso. Uno dei termini assurti ad improvvisa notoriet\u00e0 \u00e8 \u201csovranismo\u201d. Un termine che in Italia ha fatto capolino da meno di un decennio, ma che in paesi come gli Stati Uniti e la Francia \u00e8 utilizzato senza scandalo da lungo tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad ascoltare le vecchie trombe, sempre onnipresenti sui giornali e nei rotocalchi, nelle rubriche e nei servizi di cosiddetta informazione televisiva non ostante il netto ridimensionamento e la sonora sconfitta, si tratterebbe di un mero insulto associabile tranquillamente a quelli da sempre in auge di fascismo, di nazionalismo, di populismo e via dicendo. Un repertorio ultradecennale di etichette ormai ritrito e dal significato sempre pi\u00f9 vacuo riproposto da personaggi sempre meno credibili; una rimozione di concetti che impedisce ogni parvenza di confronto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c\u2019\u00e8 da attendersi, per altro, da una vecchia classe dirigente decadente e smarrita, addomesticata da decenni a delegare a terzi le scelte fondamentali, ormai nessuno sforzo di comprensione della nuova fase di competizione e conflitto nell\u2019agone internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure la radice e l\u2019etimologia e il significato del termine originario, sovranit\u00e0, dovrebbe indurre a maggior curiosit\u00e0 e rispetto proprio perch\u00e9 sottende uno dei principi fondanti dell\u2019impegno politico; di qualsiasi impegno politico di qualsivoglia orientamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><u>LA SOVRANITA\u2019<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il concetto di sovranit\u00e0 sottende senz\u2019altro la decisione sulla base di propri orientamenti generali, senza la quale ogni attivit\u00e0 politica sarebbe priva di senso; sottende quindi un discrimine. La decisione, a sua volta, per avere senso deve quantomeno cercare di essere messa all\u2019opera e in qualche maniera essere riconosciuta anche dagli oppositori, se presenti in maniera significativa. La normazione e l\u2019istituzionalizzazione forniscono le modalit\u00e0 e i luoghi operativi del complesso delle decisioni e diventano quindi l\u2019oggetto, i regolatori e i condizionatori del conflitto politico tra centri tra loro cooperanti e\/o conflittuali, almeno sino a quando quelle modalit\u00e0 sono accettate dalla comunit\u00e0 in maniera prevalente. Il presupposto basico di questa abilit\u00e0 operativa \u00e8 la disponibilit\u00e0 di forza e la capacit\u00e0 di potenza. Lo stato nazionale \u00e8 la forma istituzionale che a partire dall\u2019et\u00e0 moderna regola e conduce in maniera sempre pi\u00f9 diffusa e pervasiva le dinamiche politiche all\u2019interno e tra le varie formazioni sociali nel mondo nei vari ambiti dell\u2019attivit\u00e0 umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><u>IL SOVRANISMO<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il termine sovranismo viene coniato e utilizzato, pi\u00f9 nella polemica politica che, purtroppo, nel confronto teorico, per affermare la necessit\u00e0 di salvaguardare e potenziare appunto le prerogative dello stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rispetto, per\u00f2, a chi e cosa?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pare poco contestabile che esso assuma la maggiore nitidezza e potenza di significato nel confronto e nella contrapposizione con il processo di globalizzazione. Una dinamica quest\u2019ultima di uniformizzazione e di progressivo abbattimento di frontiere per certuni innescata e gestita da un ristretto cartello di potentati organizzato in gruppi elitari (Bilderberg, ect) ed espressione diretta dell\u2019alta finanza. In esso lo Stato viene visto come mero strumento a condizione che sia ridotto di dimensione e svuotato di funzioni oppure come una entit\u00e0 destinata a liquefarsi a vantaggio di organismi sovranazionali sempre pi\u00f9 determinanti sotto il ferreo controllo del cartello. Per altri il processo di globalizzazione viene visto come un processo naturale che porterebbe alla costruzione di un governo unico mondiale, fondato per lo pi\u00f9 su principi morali minimi e sul diritto universale. In esso gli attuali stati verrebbero a fondersi in unit\u00e0 continentali e quindi a sciogliersi o subordinarsi sotto una unica entit\u00e0. La conduzione delle societ\u00e0 al di l\u00e0 di quei principi minimi comuni sarebbe affidata a comunit\u00e0 particolari autogovernate o attraverso una regolazione spontanea tra individui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un successo e nitore di significato poggiati su basi fragili e su una rappresentazione inadeguata delle dinamiche politiche. Il nemico \u00e8 tanto rappresentato nitidamente quanto inafferrabile e sfuggente all\u2019atto pratico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La finanza \u00e8 nient\u2019affatto un cartello unico, tantomeno la detentrice del potere assoluto mondiale e il burattinaio delle infinite trame nello scacchiere geopolitico; nemmeno l\u2019artefice unico delle disuguaglianze tra un pugno di satrapi ed una massa di diseredati cos\u00ec come rappresentate con pressapochismo preoccupante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naufragata miseramente l\u2019illusione della contrapposizione tra masse peripatetiche all\u2019inseguimento dei notabili riuniti periodicamente nelle localit\u00e0 pi\u00f9 amene e il POTENTATO le cui prerogative sono realizzate soprattutto attraverso gli organismi sovranazionali (FMI, BM, WTO, ect), rimarrebbe quindi la contrapposizione tra gli stati e il cartello suddetto. Da qui la rivendicazione delle prerogative sovrane dello Stato ai danni di questo e degli organismi sovranazionali usurpatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><u>I LIMITI POLITICI DI CERTO SOVRANISMO<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una chiave di lettura che induce a indirizzi e obbiettivi politici sterili se non controproducenti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I potenti della finanza, in realt\u00e0, non costituiscono un cartello compatto<\/strong>, tantomeno sono i decisori ultimi dei destini del mondo. Sono parte integrante dei vari centri strategici decisionali in cooperazione e conflitto tra loro i quali devono disporre e far parte in via prioritaria delle leve istituzionali, quindi degli apparati statali, per il perseguimento delle loro strategie in conflitto. Non si tratta di un uso meramente strumentale. Sono centri che hanno bisogno di leve e di radicamento, quindi di istituzioni, di un territorio dei quali fanno parte; sono espressione e guida di una comunit\u00e0 e di una formazione sociale originaria. In questa dinamica i decisori della finanza sono quindi condizionabili al pari di altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella rappresentazione infatti induce ad una contrapposizione sterile e meramente declamatoria nei riguardi di figure praticamente inafferrabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La contrapposizione Stati\/cartello della finanza<\/strong> spinge alla proposta e creazione di un cartello degli stati, pressoch\u00e9 tutti indistintamente sminuiti e svuotati dall\u2019avversario ed interessati, in alcuni casi con il necessario ricambio di classe dirigente, quindi alla Santa Alleanza. Nell\u2019attuale e futuro contesto geopolitico verrebbero a formarsi alleanze politiche paradossali ed improbabili del tutto irrealistiche, le quali riproporrebbero sotto mentite spoglie il consueto conflitto tra centri decisionali e tra stati nazionali, con le loro gerarchie, le loro subordinazioni e i loro dualismi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Agli organismi sovranazionali si tende ad attribuire una potest\u00e0 propria che non hanno oppure possiedono di riflesso<\/strong> per conto di questi centri e degli stati nazionali dominanti. Sono il frutto di trattati e il luogo entro i quali e attraverso i quali si esercita l\u2019egemonia e nei momenti transitori la rivalit\u00e0 dei centri e degli stati dominanti. La loro giurisdizione, nei pochi casi di affermazione, non \u00e8 equiparabile a quella esercitata dagli stati nazionali al proprio interno ed \u00e8 nel migliore dei casi di tipo riflesso; devono appoggiarsi, quindi, alla forza degli stati. Quelli che sono dei semplici strumenti e servitori assumono, secondo la chiave offerta dal dualismo sovranismo\/globalismo, il ruolo di attori dominanti con tutte le incongruenze del caso. In alcuni casi tendono a conquistarsi alcuni margini di autonomia operativa come succede ad esempio in alcune fasi alla Commissione Europea. Tali margini sono per\u00f2 il frutto della prevalenza dello spirito comunitaristico che tende ad attribuire pari peso a tutti i numerosi paesi della Unione Europea, un filo conduttore tipico, ad esempio, della diplomazia comunitaria italiana notoriamente pesantemente subordinata ad indirizzi esterni; soprattutto, tali margini sono possibili grazie alla subordinazione diretta, in una fase di frammentazione politica, e non mediata al deus ex machina dell\u2019Unione Europea, gli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dualismo sucitato nasconde inoltre un altro grande dilemma irrisovibile secondo lo schema proposto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il dualismo sovranismo\/cartello finanziario vorrebbe rappresentare efficacemente una dinamica universale alla quale vengono sussunti i vari eventi politici. Il duro confronto con la realt\u00e0 geopolitica spinge per\u00f2 a ridurre surrettiziamente il dominio del cartello in realt\u00e0 al solo mondo occidentale<\/strong>. Diventa difficile, allora, spiegare e collocare correttamente il ruolo degli agenti finanziari operanti nei paesi emergenti e rivali del polo statunitense ancora prevalente. Un dominio universale diventerebbe, quindi, relativo e soprattutto localizzato. Gli avversari di questo presunto dominio tendono ad assumere l\u2019aura dei paladini dell\u2019emancipazione e dei fautori di un nuovo ordine sociale pi\u00f9 giusto ed egualitario perch\u00e9 capaci di riaffermare \u201cla priorit\u00e0 del politico sull\u2019economico\u201d e di regolare meglio il potere degli agenti finanziari. Si tende quindi a nascondere il fatto che anche gli avversari del polo occidentale, per altro tutto da ricostruire, sono altrettanti agenti di influenza tesi a creare proprie aree geopolitiche di controllo e di dominio di dimensione regionale o globale a seconda delle capacit\u00e0 delle rispettive classi dirigenti. Fautori di nuove formazioni sociali dove comunque si esercita il dominio di \u00e9lites e centri decisionali con le proprie gerarchie di comando, i propri conflitti, le proprie modalit\u00e0 di sopraffazione e di costruzione delle gerarchie sociali, pur rappresentando alternative positive rispetto ad una prospettiva di dominio unipolare, vengono esibiti come paladini di un modello e di un riscatto sociale a dir poco mitizzato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In realt\u00e0 quella rappresentazione attribuisce all\u2019economico, addirittura ad un particolare aspetto di esso, la finanza, una funzione malposta e sopravvalutata<\/strong>. Non \u00e8 l\u2019economico che predomina; prevale in alcuni contesti e in alcune fasi l\u2019esercizio delle strategie politiche nell\u2019economico rispetto agli altri ambiti. Strategie che hanno comunque bisogno del supporto della forza e normativo proprio degli Stati. Prevale in particolare nei momenti di predominio unipolare quando l\u2019uso della forza e dell\u2019influenza politica diretta pu\u00f2 essere pi\u00f9 discreto e velato. Assume una appariscenza abbagliante per il carattere ancora particolarmente sofisticato del sistema di dominio ed influenza dell\u2019area occidentale rispetto a quello dei poli emergenti alternativi e sempre pi\u00f9 contrapposti, siano essi regionali che globali. L\u2019apparenza del dominio della finanza, cos\u00ec come la rappresentazione liberista dei legami economici, del tutto misitficante rispetto alla realt\u00e0 delle barriere e dei vincoli che la stessa potenza prevalente, analogamente ai competitori tende a frapporre, tende a nascondere l\u2019ambizione di dominio unipolare di una potenza, dei suoi centri decisionali dominanti, del suo Stato rispetto ai concorrenti. La stessa finanza, i suoi agenti, sono compartecipi di queste dinamiche ed oltre ad assumere la veste scontata di predatori sono i coartefici di un traghettamento di risorse economiche teso a garantire la coesione minima delle formazioni sociali e le risorse che consentano l\u2019esercizio e la realizzazione delle strategie politiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><u>I SOVRANISMI<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La dura realt\u00e0 delle dinamiche geopolitiche e delle trasformazioni sociali sempre pi\u00f9 convulse sta facendo scivolare di fatto la rappresentazione sempre pi\u00f9 inadeguata del dualismo sovranismo(Stato)\/cartello della finanza verso un confronto tra \u201csovranismi\u201d.<\/strong> Tra centri decisionali i quali, attraverso l\u2019affermazione delle prerogative dello Stato, riescono a prevalere e predominare ed altri che tendono prevalentemente a subire da alcuni e influenzare in maniera subordinata altri di rango inferiore. In questo contesto il termine \u201csovranismo\u201d \u00e8 destinato ad affermarsi, ma a sfumare di significato e valenza simbolica, giacch\u00e9 tende a rappresentare sia gli aspetti di emancipazione che quelli di predominio dell\u2019esercizio delle prerogative statuali. In ogni caso l\u2019azione politica e la strategia politica, nei suoi vari ambiti di azione, \u00e8 destinata a riprendersi il suo ruolo nel dibattito teorico e nella rappresentazione degli eventi. Con essa torner\u00e0 ad assumere una pi\u00f9 corretta collocazione il ruolo della forza, della potenza, dell\u2019egemonia e pi\u00f9 prosaicamente il ruolo e la funzione dello Stato e delle sue istituzioni sia nel sistema di relazioni internazionali, sia nelle dinamiche interne proprie di funzionamento attraverso il confronto tra centri decisionali, sia nella funzione di plasmare le formazioni sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni studiosi pi\u00f9 avveduti hanno stigmatizzano l\u2019uso del termine da parte di forze politiche approssimative le quali ipotizzano la necessit\u00e0 di un\u2019azione solitaria, solipsistica, atomistica degli stati nazionali, in particolare dell\u2019Italia, nel contesto geopolitico. Una condizione irrealistica anche rispetto a quelle di alleanze instabili e mutevoli tipiche di paesi in grado di esercitare una significativa sovranit\u00e0 e propria di fasi politiche di transizione. Non si tratta solo di primitivismo; spesso si tratta di una particolare forma di sovranismo che tende ad attribuire ancora una volta alle relazioni economiche la prevalenza se non l\u2019esclusivit\u00e0. Una posizione, ad esempio, espressa sino a poco tempo fa da un personaggio politico lucido come Claudio Borghi nella Lega. Una espressione tipica, ad esempio, di ceti imprenditoriali medi e piccoli i quali vedono in uno stato nazionale del tutto sganciato da alleanze e vincoli la possibilit\u00e0 di costruire relazioni economiche ed affari con qualsivoglia soggetto. Ancora una volta un modo di riproporre l\u2019irrealistica superiorit\u00e0 e l\u2019universalismo mitizzato dell\u2019economico rispetto alla limitatezza dell\u2019azione politica. Certamente la dura realt\u00e0 sta costringendo Borghi a modificare nei fatti tali convinzioni. La mancata razionalizzazione di tali cambiamenti pu\u00f2 per\u00f2 spingere a situazioni nefaste ed imprevedibili, almeno rispetto alle intenzioni dell\u2019attuale nuova classe dirigente in via di formazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><u>IL FUTURO DEL SOVRANISMO<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tutto ci\u00f2 sembra spingere i pi\u00f9 accorti ad accantonare il termine, piuttosto che salvaguardarlo e potenziarlo di significato rispetto a queste rappresentazioni riduttive<\/strong>. Una rinuncia che somiglia ad un rinvio e ad una resa in una fase di battaglia politica aperta da risolvere sul campo del confronto teorico e dell\u2019analisi politica. Cos\u00ec come appare pericoloso il tentativo di attribuire un attributo, sia esso popolare, costituzionale o altro, al termine sovranit\u00e0 in modo tale da contrapporre in termini antagonistici, nel classico schema destra-sinistra, i vari sovranismi, patriottismi e nazionalismi che dir si voglia in una fase in cui gli antagonisti da sconfiggere sarebbero altri. Una tentazione ricorrente che sente il bisogno di associare il termine sovranit\u00e0 ad entit\u00e0 astratte o reali, come quella di popolo, le quali non esercitano per costituzione o fattualmente il loro potere decisionale se non attraverso l\u2019influenza e la azione di \u00e9lites e centri decisionali. Un discorso che meriterebbe e meriter\u00e0 attente considerazioni a parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono limiti ed incomprensioni che non riguardano fortunatamente solo questo campo politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><u>LE FAGLIE<\/u><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">George Soros, presentato come l\u2019essenza del protagonismo e l\u2019onnipotenza del predominio globalista, lo ha implicitamente disvelato nella insolita sequela di interventi ed interviste di questo, in particolare nel suo intervento, ben coadiuvato dai suoi adepti e serventi ossequiosi, al festival dell\u2019economia di Trento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ha semplicitamente incluso in un \u201cannus horribilis\u201d, giustificato da imprecisati errori la sequela di sconfitte politiche iniziate con l\u2019elezione di Trump e proseguite con l\u2019affermazione di Orban in Ungheria, Kurtz in Austria, la triade Conte-Salvini-Di Maio in Italia e la mancata elezione di procuratori legali di fiducia (avete letto bene) negli Stati Uniti; ha risolto il dilemma politico, confortato dalla sola elezione di Macron in Francia, rivelatasi progressivamente effimera, suggerendo semplicemente pragmatismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soros, non ostante la vulgata, non \u00e8 il deus ex machina della globalizzazione. \u00c8 una pedina importante ed influente di un centro strategico e finanziario colossale, i Rotschild, a loro volta parti di centri decisionali ben pi\u00f9 importanti e dal raggio di azione ben pi\u00f9 ampio dell\u2019ambito finanziario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dispongono di un armamentario ideologico, di apparati e di forza ancora impressionanti, superiori ma non pi\u00f9 esclusivi; non dispongono di una strategia vincente e soprattutto ancora in grado di prendere atto della incipiente formazione di nuovi poli di potenza autonomi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un logoramento evidente, reso con ogni evidenza trasparente negli Stati Uniti, laddove nuove \u00e9lites stanno riuscendo a cristallizzare in centri di potere e negli apparati le loro azioni politiche e le loro strategie sia pure al prezzo di pesanti compromessi. Meno determinante in Europa laddove la loro crisi si manifesta in una condizione di stasi nei paesi egemoni (Francia e Germania) e nella prevalenza di forze \u201csovraniste\u201d in Europa Orientale imbrigliate dalla russofobia e suscettibili quindi di prestarsi a nuove e pi\u00f9 stringenti subordinazioni di stampo atlantista. Nel mezzo la situazione italiana ormai oscillante verso questa seconda opzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come chiarito da Piero Visani nella recente intervista su questo blog, si tratta di una di quelle rare faglie che periodicamente si aprono nel contesto geopolitico e nella coesione delle formazioni sociali le quali, per\u00f2, non durano indefinitamente. Il miracolo raro nelle contingenze politiche deve essere la concomitanza tra contingenza politica favorevole e la formazione di un ceto politico adeguato a coglierla. I tempi di formazione dell\u2019una il pi\u00f9 delle volte non coincidono con quelli dell\u2019altra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esiste una prima traccia della formazione di due internazionali. Quella globalista, consolidata e strutturata, forte della sapienza maturata negli ultimi quaranta anni, prosegue pervicacemente anche se annaspa nella visione generale. Quella cosiddetta \u201csovranista\u201d, rappresentata dall\u2019avvento in Europa di Bannon, un personaggio politico come minimo ormai ai margini della battaglia politica negli USA, portatore della ipotesi sovranista criticata da questo articolo. Potrebbe essere, purtroppo, il prodromo di una deriva di questi movimenti ancora nascenti. Il fatto che le redini siano in mano a due esponenti politici militanti americani dovrebbe indurre a qualche cautela maggiore nelle scelte. Altra cosa \u00e8 il dibattito politico e teorico sul quale gli studiosi e strateghi americani sono pi\u00f9 avanti di parecchie spanne, su questo il confronto dovrebbe essere molto pi\u00f9 serrato.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/italiaeilmondo.com\/2018\/09\/23\/sovranita-sovranismo-e-sovranismi-di-giuseppe-germinario\/\">http:\/\/italiaeilmondo.com\/2018\/09\/23\/sovranita-sovranismo-e-sovranismi-di-giuseppe-germinario\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ITALIA E IL MONDO (Giuseppe Germinario) &nbsp; L\u2019esito clamoroso delle elezioni politiche dello scorso marzo e l\u2019avvento repentino ed inatteso del Governo Conte hanno contribuito a rinnovare il vocabolario politico ormai stant\u00eco come lo erano del resto i portatori \u00a0della cultura politica corrispondente ad esso. Uno dei termini assurti ad improvvisa notoriet\u00e0 \u00e8 \u201csovranismo\u201d. 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