{"id":44658,"date":"2018-09-27T11:30:41","date_gmt":"2018-09-27T09:30:41","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44658"},"modified":"2018-09-27T09:12:15","modified_gmt":"2018-09-27T07:12:15","slug":"debito-e-globalizzazione-una-lunga-storia-con-un-finale-da-scrivere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44658","title":{"rendered":"Debito e globalizzazione. Una lunga storia con un finale da scrivere"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>SENSO COMUNE (Tommaso Nencioni)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-larus_justify_feature size-larus_justify_feature wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/grecia-850x561.jpg\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" srcset=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/grecia-850x561.jpg 850w, https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/grecia-300x198.jpg 300w, https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/grecia-768x507.jpg 768w, https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/grecia-380x251.jpg 380w, https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/grecia-788x520.jpg 788w, https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/grecia.jpg 1000w\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"561\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"post_content\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il capolavoro delle classi dominanti occidentali degli ultimi 10 anni \u00e8 consistito nel trasformare \u2013 spesso nell\u2019arco di poche notti \u2013 una crisi finanziaria provocata dalla rapacit\u00e0 dell\u2019oligarchia in una crisi del debito sovrano degli Stati.<\/strong> Questo ha permesso di scaricare il conto dell\u2019avventatezza e della rapacit\u00e0 delle suddette oligarchie sulle fasce pi\u00f9 deboli delle popolazioni. Ma non solo. Ha permesso anche di gettare le basi per nuove espropriazioni ai danni dei popoli. Lo schema \u00e8 sempre lo stesso. I grandi gruppi industriali e finanziari degli Stati pi\u00f9 potenti (le metropoli) traggono enormi profitti grazie al credito concesso agli Stati pi\u00f9 deboli (le periferie). Quando l\u2019esposizione creditizia diviene insostenibile, i suoi costi vengono riversati sui bilanci degli Stati periferici. Intervengono a questo punto istituzioni presunte neutrali (il Fondo Monetario Internazionale, La Banca Mondiale, l\u2019Unione europea) a dettare le loro ricette per rientrare dal debito, che immancabilmente prevedono: privatizzazioni nei settori strategici, tagli alle assicurazioni sociali, tagli ai salari e agli stipendi. Cos\u00ec da favorire i grandi gruppi metropolitani interessati a mettere le mani sugli asset strategici; i grandi gruppi assicurativi privati; le elites locali e internazionali che possono contare su una manodopera disoccupata o sottopagata e quindi disposta a vendersi a un prezzo pi\u00f9 basso. Oltre a questo, alla fine del processo si produce un inevitabile aumentato divario tra le metropoli e le periferie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quanto sopra descritto pu\u00f2 essere facilmente riscontrato nella vicenda greca (e dell\u2019Europa mediterranea in generale) degli ultimi 20 anni.<\/strong> Ma attenzione. Si tratta in realt\u00e0 di una modalit\u00e0 fissa di valorizzazione del capitale, di gerarchizzazione della divisione internazionale del lavoro e di esproprio ai danni delle popolazioni che si ripete \u00a0da pi\u00f9 di un secolo. L\u2019uso politico del debito \u00e8 da sempre uno degli agenti fondamentali della globalizzazione capitalistica. In questo articolo vedremo gli stessi meccanismi all\u2019opera in tre periodi e in tre contesti diversi: nel decadente Impero ottomano a cavallo tra Ottocento e Novecento; nei paesi del Terzo Mondo negli anni \u201980 del secolo scorso; nei paesi dell\u2019Europa mediterranea e specialmente in Grecia negli ultimi 10 anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Premessa. La globalizzazione innaturale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8 necessaria una premessa. Nella globalizzazione dei mercati, nell\u2019imposizione di una societ\u00e0 di mercato in cui il profitto \u00e8 il metro del successo di ogni iniziativa economica e in fin dei conti umana, non c\u2019\u00e8 niente di naturale.<\/strong> Storicamente, per prendere campo, l\u2019apertura dei mercati e della societ\u00e0 capitalistica ha sempre comportato un altissimo grado di coercizione e ha sempre suscitato grandi resistenze popolari. Dall\u2019America latina coloniale all\u2019Inghilterra del Settecento, dall\u2019Egitto \u00a0della fine dell\u2019Ottocento fino alla Grecia dei nostri giorni. Per raggiungere il risultato, si \u00e8 sempre dovuto ricorrere o alla guerra e alla rapina, o alla sospensione della democrazia o comunque, laddove la democrazia non era ancora stata conquistata dai popoli, all\u2019inasprimento della repressione, spesso con l\u2019ausilio di truppe o \u201cesperti\u201d stranieri (nel Cile di Pinochet i\u00a0<em>Chicago Boys<\/em> affluirono pi\u00f9 copiosi degli sgherri della CIA).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La globalizzazione \u2013 o, per meglio dire, le varie ondate di globalizzazione che hanno accompagnato la costruzione del sistema mondo capitalista \u2013 non hanno solo carattere estensivo, ma anche intensivo.<\/strong> Con questo si vuole dire che, nel corso delle ondate di globalizzazione, la legge del capitale viene imposta non solo a nuovi territori, ma viene applicata anche a nuove\u00a0<em>cose<\/em>. Vengono cio\u00e8 trasformate in merci foriere di profitti\u00a0<em>cose<\/em> che o sono frutto della natura (la terra, l\u2019acqua, le materie prime), o sono state sottratte all\u2019arbitrio della legge del mercato in una stagione precedente di lotte e conquiste sociali (i mezzi di comunicazione, i servizi sanitari o postali). Le terre della Turchia asiatica valgono, per il nostro ragionamento, le aziende telefoniche italiane o il Porto del Pireo o il bacino acquifero di Cochabamba.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Debito e globalizzazione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>1. Gli antenati della Troika<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La globalizzazione \u00e8 dunque il frutto di una precisa opzione politica, e l\u2019apertura dei mercati \u00e8 un processo coercitivo.<\/strong> \u00c8 ora il momento di passare ad analizzare il ruolo giocato dal debito in questo processo, nella catena prestito estero \u2013 aumento del debito pubblico \u2013 apertura dei mercati. Analizzeremo tre casi: quello dell\u2019Egitto e della Turchia asiatica tra Ottocento e Novecento; quello dei paesi del Terzo Mondo negli anni \u201980 del Novecento; quello della Grecia (e per estensione dell\u2019Europa mediterranea) all\u2019inizio del XXI secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tra la fine del XIX secolo e l\u2019inizio del XX secolo l\u2019indebitamento del regno Egiziano nei confronti dei grandi gruppi finanziari occidentali aument\u00f2 in maniera vertiginosa nel corso di tre successive ondate.<\/strong> La prima fu quella dovuta alla costruzione delle dighe sul Nilo e soprattutto del canale di Suez. La seconda volta che i capitali esteri si riversarono nel regno fu per via della febbre cotonifera esplosa nel momento in cui il cotone americano era reso inaccessibile allo scoppio della guerra civile americana. La terza ondata di indebitamento si verific\u00f2, alla fine del conflitto tra l\u2019Unione ed i confederati, nel tentativo di riconvertire l\u2019agricoltura locale alla canna da zucchero. I contadini locali pagarono due volte il prezzo dell\u2019irruzione dell\u2019Egitto nel mercato mondiale: sotto forma di ipersfruttamento nella costruzione delle grandi opere pubbliche e nella raccolta del cotone e della canna, poi sotto forma di tassazione esorbitante affinch\u00e9 il regno potesse rientrare dal debito contratto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Non era ovviamente possibile che i contadini si assumessero esclusivamente sulle proprie spalle il peso del debito in continuo aumento e dei suoi esorbitanti interessi.<\/strong> Nel 1879 la finanze egiziane passarono direttamente sotto il controllo di una\u00a0<i>Commission de la Dette\u00a0Pubblique Egyptienne,\u00a0<\/i>l\u2019antenato diretto della odierna\u00a0<i>Troika.<\/i> Le misure fiscali vennero ancor pi\u00f9 inasprite, le terre vennero lasciate incolte ed incamerate dai grandi latifondisti occidentali. Le insurrezioni dell\u2019esercito prima, a causa delle paghe sospese, e dei contadini fornirono la scusa per l\u2019invasione inglese del 1882. L\u2019Egitto e la sua riottosa societ\u00e0 erano finalmente aperti al mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In maniera ancor pi\u00f9 lineare, vediamo lo stesso meccanismo all\u2019opera nell\u2019Impero ottomano di inizio Novecento.<\/strong> L\u00ec fu il capitale tedesco, ed in particolar modo la Deutsche Bank, a tirare le fila dell\u2019intero meccanismo. Il sultano affid\u00f2 direttamente al capitale europeo la costruzione delle ferrovie e l\u2019intero complesso dei lavori pubblici necessari a rendere possibile il trasporto su rotaia di uomini e merci (bonifiche, ponti ecc.). A garanzia della redditivit\u00e0 delle varie tratte costruite, furono offerti lauti sussidi governativi (<a href=\"https:\/\/www.agi.it\/economia\/concessione_autostrade_testo-4318626\/news\/2018-08-28\/\">lo Stato italiano e la famiglia Benetton non si sono inventati niente quando si sono accordati per svendere il nostro patrimonio autostradale<\/a>), e soprattutto la diretta riscossione delle decime sul raccolto ad un altro illustre predecessore della\u00a0<em>Troika,\u00a0<\/em>la\u00a0<i>Commission de la Dette\u00a0Pubblique Ottomane.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ancora una volta, lo schema si ripete: ipersfruttamento della manodopera contadina locale; tasse esose imposte a quest\u2019ultima;<\/strong> trasformazione coatta in merce, per poter far fronte alla tassazione, del grano della mesopotamia, prodotto naturale che non nasceva per essere immesso sul mercato ma per essere consumato da chi lo produceva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>2. La nuova subordinazione del Terzo Mondo<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nella parte centrale del XX secolo, a seguito della rivoluzione russa e cinese, delle guerre mondiali e dell\u2019avvio del processo di decolonizzazione, si \u00e8 avuta l\u2019illusione che i rapporti tra Nord e Sud del mondo potessero essere, se non democratizzati, quanto meno equilibrati.<\/strong> Almeno il rapporto di dipendenza politico diretto era venuto meno un po\u2019 ovunque. Il ruolo giocato all\u2019URSS emergeva non solo o non tanto nell\u2019aiuto militare concesso ai movimenti di liberazione coloniale, ma soprattutto nel modello di economia pianificata che pareva permettere ai paesi in via di sviluppo di poter superare in un arco di tempo relativamente breve il gap sociale ed economico con le antiche potenze egemoni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fu il colpo di Stato contro il Cile democratico di Allende a suonare la diana dell\u2019inversione di tendenza.<\/strong> Il Golpe del 1973 rappresenta a livello internazionale (e anticipa) ci\u00f2 che all\u2019interno della societ\u00e0 occidentale \u00e8 stata realizzato a partire dai governi di Ronald Reagan e di Margaret Tatcher \u2013 entrambi manifestarono affetto imperituro nei confronti del generale Pinochet (<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=4d9-Pq_C-OA\">un affetto secondo solo a quello riservato al dittatore da papa Giovanni Paolo II<\/a>). Ma, ancora una volta, fu l\u2019indebitamento estero ed il suo uso da parte delle potenze occidentali a giocare un ruolo fondamentale nel ristabilimento dell\u2019ordine gerarchico tra i popoli. Nel corso di quella vicenda, inoltre, si affinarono i meccanismi delle istituzioni preposte al pieno dispiegamento del mercato mondiale, rispetto a quelli un po\u2019 grezzi appannaggio delle varie Commissions de la Dette operanti in medio oriente nel secolo precedente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fu infatti questo contesto che furono smantellate le istituzioni politiche sorte a difesa della societ\u00e0 in risposta alla devastante crisi degli anni Trenta, sostituite da organismi tecnocratici di cui era sbandierata l\u2019imparzialit\u00e0.<\/strong> Ogni paese o gruppo di paesi ha seguito una via particolare a questo processo di \u201csostituzione della politica per l\u2019amministrazione\u201d. Le prove generali risalgono alla met\u00e0 degli anni Settanta, con la bancarotta della citt\u00e0 di New York. Fu l\u00ec che le istituzioni tecnocratiche presero il potere per la prima volta. Su scala sempre maggiore, e con sempre maggiore frequenza, l\u2019esperimento \u00e8 stato ripetuto a partire dai primi anni Ottanta nei paesi del Terzo Mondo caduti sotto l\u2019amministrazione controllata del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, in seguito alla sopravvenuta insolvenza del debito da essi contratto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In questo panorama, la questione dell\u2019uso politico del debito acquista ancora una volta particolare rilevanza.<\/strong> Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale nacquero, nell\u2019ambito degli accordi di Bretton Woods del 1944, come organismi al servizio della stabilit\u00e0 della finanza e del commercio internazionale in et\u00e0 di <i>embedded liberalism<\/i>, di controllo nazionale sui flussi finanziari e di crescita coordinata di salari e profitti. L\u2019egemonia keynesiana nelle due organizzazioni fu salda fin dalle origini, e la loro funzione stabilizzatrice nel corso dei \u201ctrenta gloriosi\u201d \u00e8 universalmente riconosciuta. Ma a seguito della crisi del \u201973 e della svolta neoliberale il loro ruolo comincia ad essere percepito, specialmente negli Stati Uniti, come superfluo, se non fastidioso. Tant\u2019\u00e8 che tra i punti del programma elettorale che port\u00f2 Reagan alla Casa Bianca figurava anche l\u2019uscita degli USA dal FMI. Ma improvvisamente, una volta insediatosi, lo stesso Reagan oper\u00f2 un completo voltafaccia. Cosa era successo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Con l\u2019embargo petrolifero imposto dai Paesi arabi nel \u201973, ed i prezzi del greggio alle stelle, le finanze degli Stati del Golfo persico erano state invase da una massa enorme di liquidit\u00e0.<\/strong> I \u201cpetrodollari\u201d cos\u00ec accumulati iniziarono ad affluire \u2013 non \u00e8 ancor chiaro se spontaneamente o a seguito di pressioni non solo politiche \u2013 nelle casse delle grandi banche statunitensi. Tutto questo avveniva, come abbiamo visto, in un periodo di raffreddamento degli investimenti industriali in tutto l\u2019Occidente, dovuto alle grandi conquiste ottenute dalle lotte del movimento operaio ed agli alti prezzi dell\u2019energia. Allo stesso tempo, tuttavia, i governi dei Paesi da poco usciti dai processi di decolonizzazione avevano un disperato bisogno di liquidit\u00e0, per rimettere in moto la produzione dopo anni di guerre devastatrici e di rapina delle risorse: le \u00e9lites post-coloniali dovevano mantenere fede agli impegni presi con i propri popoli, che avevano sostenuto lo sforzo immenso delle lotte di liberazione. I grandi gruppi bancari trovarono quindi nei nuovi Stati una vasta platea di \u201cclienti\u201d per la massa monetaria che avevano accumulato. Anche perch\u00e9, come sostenne Walter Wriston, allora alla testa di Citibank, \u201ci governi non possono trasferirsi o scomparire\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A questo punte sopraggiunse la giravolta da parte della presidenza Reagan. <a href=\"https:\/\/www.jacobinmag.com\/2016\/08\/paul-volcker-ronald-reagan-fed-shock-inflation-unions\">Lo shock monetarista imposto dal governatore della FED Paul Volcker<\/a>, con un improvviso e massiccio aumento dei tassi di interesse, port\u00f2 all\u2019insolvibilit\u00e0 dei paesi del Terzo Mondo che avevano contratto i prestiti in dollari con le grandi banche.<\/strong> Fu a quel punto che si stipul\u00f2 l\u2019alleanza di ferro tra il tesoro USA, la BM e il FMI: furono promossi prestiti da parte delle istituzioni finanziarie di Bretton Woods, a patto che i Paesi indebitati varassero pacchetti di \u201criforme\u201d in senso neo-liberista. Lo schema si \u00e8 ripetuto da allora per il Messico ed il Cile (1982), per l\u2019Argentina alla fine degli anni Ottanta, per la Russia e le \u201ctigri asiatiche\u201d ed ancora il Messico a met\u00e0 anni Novanta, e di nuovo per l\u2019Argentina sulla fine di quel decennio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le eccedenze di capitale prodotte dalle varie crisi susseguitesi nell\u2019ultimo trentennio hanno cos\u00ec trovato impieghi remunerativi a mano a mano che le ricette alla base delle \u201criforme\u201d venivano varate<\/strong>, ricette al centro delle quali stanno immancabilmente programmi di privatizzazione degli asset strategici nazionali e delle assicurazioni sociali (su tutti, sanit\u00e0 e pensioni).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>3 . Il salto di qualit\u00e0. La Troika sbarca ad Atene.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La novit\u00e0 dell\u2019uso politico del debito con la crisi del 2008 \u00e8 che stavolta, con l\u2019Unione Europea al posto del Tesoro USA a completare la Trojka con FMI e BM, la ricetta \u00e8 applicata in seno all\u2019occidente.\u00a0<\/strong>Mantenendo il focus della nostra attenzione sulla Grecia, bisogna partire dalla struttura dell\u2019ingente debito accumulato dal Paese nel corso degli anno \u201980 e \u201990 (<a href=\"https:\/\/www.cadtm.org\/IMG\/pdf\/Report.pdf\">per un\u2019analisi esaustiva, clicca qui<\/a>). Gran parte di esso si deve a 1) una tassazione scandalosamente bassa dei profitti dei gruppi oligarchici (in particolar modo gli armatori) accompagnata comunque da un altissimo tasso di elusione fiscale da parte degli stessi gruppi e 2) i tassi di interesse corrisposti per il debito contratto. La spesa pubblica \u00e8 rimasta per tutto il periodo al di sotto della media europea, se si escludono due settori (attorno ai quali, \u00e8 giusto notare, \u00e8 fiorita la corruzione politica): le spese militari e quelle per le telecomunicazioni. Si ripete l\u2019apparente paradosso gi\u00e0 registrato per il capitale inglese riversatosi negli Stati Uniti all\u2019epoca della costruzione della rete ferroviaria locale o del capitale inglese riversatosi in Egitto all\u2019epoca del boom del cotone all\u2019ombra delle piramidi: capitale tedesco \u00e8 affluito in Grecia sotto forma di prestiti da parte dei grandi gruppi finanziari e si \u00e8 rivolto all\u2019acquisto di merci tedesche: carri armati Leopard e tecnologia Siemens per le TLC. Del tutto normale, in un periodo in cui nella Germania post-unificazione si attuava una rigida deflazione salariale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Con l\u2019introduzione dell\u2019euro i capitali del nord affluivano in massa verso il sud (non c\u2019era rischio di svalutazione) per finanziare l\u2019acquisto dei prodotti del nord (i cui paesi non vedevano rivalutare la loro moneta perch\u00e9 erano anch\u2019essi nella moneta unica).<\/strong>\u00a0 Lo stesso accadeva in Spagna, dove i capitali del nord servivano ad alimentare la bolla immobiliare che a tenuto a galla il bipartitismo PP\/PSOE.\u00a0Il gioco dell\u2019indebitamento estero funzion\u00f2 fino al 2008. Era rischioso per le banche tedesche, che prestavano troppo. Per farle rientrare senza default parziale dei debiti, si \u00e8 scelto di distruggere la Grecia ed i paesi mediterranei \u00a0a colpi di austerit\u00e0. I tedeschi non vogliono pi\u00f9 i nostri soldi. Vogliono vendere fuori dall\u2019UE e non correre il rischio di mutualizzare i debiti nell\u2019UE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma nel frattempo il mercato greco \u00e8 stato \u201caperto\u201d nei settori di interesse per l\u2019investimento dei grandi gruppi internazionali,<\/strong> mentre veniva piegato il movimento dei lavoratori a colpi di attacco al salario e creazione di disoccupazione secondo una modalit\u00e0 fissa che si ripete da oltre un secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dovrebbe ormai essere emerso chiaramente il ruolo del debito nella globalizzazione capitalistica.<\/strong> Gli Stati periferici si indebitano con i grandi gruppi finanziari delle metropoli per l\u2019acquisto di beni e servizi col\u00e0 prodotti. Per rientrare dal debito si obbliga ad aprire al mercato i settori dei servizi e delle assicurazioni sociali e si peggiorano le condizioni in cui la manodopera si colloca sul mercato del lavoro. Cos\u00ec creando nuove opportunit\u00e0 di investimento per i gruppi finanziari delle metropoli e distruggendo apparati produttivi potenzialmente concorrenti (da questo punto di vista il caso della liquidazione della aziende IRI italiane per rientrare dal debito e poter cos\u00ec entrare nell\u2019euro \u00e8 paradigmatico).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Rovesciare questo schema dovrebbe essere il compito delle forze democratiche dei vari paesi.<\/strong> Investimenti pubblici nei settori strategici devono condurre a rafforzare gli apparati produttivi delle zone pi\u00f9 colpite dalla crisi; fermare l\u2019emorragia di forza lavoro altamente qualificata e poi costretta ad emigrare, favorendo ulteriori lucri da parte delle aree metropolitane; creare lavoro buono e ben pagato; rilanciare la ricerca scientifica e tecnologica, e quindi l\u2019universit\u00e0 e la scuola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel corso delle successive ondate di globalizzazione, tuttavia, le istituzioni preposte alla salvaguardia di una piena societ\u00e0 di mercato sono state sempre pi\u00f9 poste al riparo dalla democrazia,<\/strong> <a href=\"https:\/\/archive.org\/stream\/TheCrisisOfDemocracy-TrilateralCommission-1975\/crisis_of_democracy_djvu.txt\">come gi\u00e0 richiesto dagli intellettuali conservatori riuniti attorno alla Commissione Trilaterale<\/a>. All\u2019interno degli attuali assetti dell\u2019Unione europea, per rimanere al vecchio continente, le misure politiche sopra accennate non solo non paiono possibili a causa dei rapporti di forza vigenti tra i paesi, ma sono rese impossibili dai trattati. Se considerate sotto questo punto di vista, le varie polemiche sul patriottismo, sul sovranismo ecc. escono dalle secche di uno sterile dibattito ideologico tra opposte sette e assumono immediata concretezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza un pieno recupero della sovranit\u00e0 da parte dei popoli l\u2019uscita dalla crisi non \u00e8 all\u2019ordine del giorno.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/in-teoria\/debito-e-globalizzazione-una-lunga-storia-con-un-finale-da-scrivere\/\">https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/in-teoria\/debito-e-globalizzazione-una-lunga-storia-con-un-finale-da-scrivere\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE (Tommaso Nencioni) &nbsp; &nbsp; Il capolavoro delle classi dominanti occidentali degli ultimi 10 anni \u00e8 consistito nel trasformare \u2013 spesso nell\u2019arco di poche notti \u2013 una crisi finanziaria provocata dalla rapacit\u00e0 dell\u2019oligarchia in una crisi del debito sovrano degli Stati. 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