{"id":44697,"date":"2018-09-29T11:30:19","date_gmt":"2018-09-29T09:30:19","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44697"},"modified":"2018-09-29T11:17:35","modified_gmt":"2018-09-29T09:17:35","slug":"marchionne-ha-sacrificato-la-fiat-per-salvarne-i-padroni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44697","title":{"rendered":"Marchionne? Ha sacrificato la Fiat per salvarne i padroni"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRA IN RETE (Gabriele Polo)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Intervista a Gianni Rinaldini<br \/>\n* * *<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Marchionne arriva in Fiat nel 2003 e diventa amministratore delegato nel giugno 2004, dopo la morte di Umberto Agnelli e lo scontro della famiglia con Morchio che voleva diventare presidente oltre che a.d. del gruppo. Da allora \u00e8 stato anche la tua controparte. Che impressione ne hai tratto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stabiliva rapporto diretti, senza alcuna formalit\u00e0, andava al sodo \u2013 anche brutalmente \u2013 con un&#8217;idea molto precisa ed esplicita di \u201ccomando aziendale\u201d; con i suoi collaboratori come con le sue controparti. Per questo ci fu chiaro fin da subito quale fosse il suo mandato: salvare la propriet\u00e0 \u2013 chi l&#8217;aveva ingaggiato \u2013 dal disastro del gruppo Fiat riducendo il peso dell&#8217;auto fino a liberarsene, arrivando al pareggio di bilancio e permettere alla famiglia di muoversi pi\u00f9 liberamente sul terreno della finanza, dell&#8217;immobiliare, delle assicurazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Fiat era gi\u00e0 da qualche anno \u201ctecnicamente fallita\u201d, a un certo punto si era persino valutata l&#8217;ipotesi di nazionalizzare il settore dell&#8217;auto che era quello maggiormente indebitato. Non se ne fece nulla, ma la situazione era talmente disastrosa che Paolo Fresco &#8211; che ne fu presidente dal 1998 al 2003 &#8211; ricorda come Gianni Agnelli gli chiese di vendere, dopo la sua scomparsa, Fiat-auto a General Motors.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece Umberto Agnelli porta Marchionne al Lingotto e gli affida il timone del gruppo. Qual \u00e8 il primo messaggio che manda al sindacato?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Erano le settimane della trattativa con General Motors sull&#8217;esercizio dell&#8217;accordo del 2000 con cui Gm aveva acquisito il 20% di Fiat con la possibilit\u00e0 di prendersela tutta a partire dal 2005 ed entro il 2010. Marchionne ci disse che \u201ccon gli americani \u00e8 bianco o nero, il grigio per loro non esiste, \u00e8 una cosa europea\u201d&#8230; era anche un&#8217;auto-presentazione, un modo per dire \u201cio sono cos\u00ec, questa \u00e8 la mia formazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma era pure un annuncio dell&#8217;azzardo con cui avrebbe indotto Gm a pagare una penale pur di non prendersi Fiat&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 dire che la storia di Marchionne alla Fiat inizia con Gm e con Gm si chiude, dal put del 2004 alla mancata fusione del 2015. Con in mezzo il \u201cmiracolo\u201d finanziario del convertendo del 2005, la grande crisi globale, l&#8217;alleanza con Chrysler, la marginalizzazione degli stabilimenti italiani e lo scontro con la Fiom. Sempre con grande spregiudicatezza, libero da principi cui attenersi, adeguando le proprie azioni all&#8217;opportunit\u00e0 del momento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andiamo con ordine. Nell&#8217;autunno 2004 si apre un duro confronto con Gm sull&#8217;esercizio del put. Marchionne annuncia che per la Fiat il patto di vendita \u00e8 valido e chiede a Gm di esercitarlo. Bleffa?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A noi dice che tutto si sarebbe deciso in poche settimane e che la nostra interlocuzione sarebbe continuata solo se lui avesse trovato le risorse per non fallire, mentre sarebbe finita presto se Gm si fosse presa tutta la Fiat&#8230;. un annuncio, delle sue mosse successive. E, in qualche modo, anche del futuro pi\u00f9 lontano. Comunque, bluff o no l&#8217;azzardo funziona, Gm non vuole prendersi una Fiat messa male e piena di debiti \u2013 forse non ne ha nemmeno le risorse \u2013, si sfiora una lunga battaglia legale sull&#8217;interpretazione dell&#8217;accordo del 2000, ma alla fine il gruppo americano preferisce sborsare pi\u00f9 di 1 miliardo e mezzo di dollari per non comprare niente. Per Marchionne \u00e8 il primo successo, un&#8217;abile manovra finanziaria che rimette un po&#8217; in sesto il gruppo, anche se va detto che venne facilitato dal tipo di contratto stilato nel 2000 da Fresco, evidentemente vantaggioso per la Fiat.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nemmeno il tempo di esultare che gi\u00e0 si presenta l&#8217;incubo del \u201cconvertendo\u201d: nel 2002 un pool di banche italiane aveva prestato tre miliardi di euro alla Fiat, da restituire in tre anni, altrimenti il prestito sarebbe stato convertito in azioni Fiat e le banche sarebbero diventate il principale azionista di Fiat sottraendone il controllo all&#8217;Ifil degli Agnelli. Nell&#8217;estate del 2005 la scadenza si avvicina e l&#8217;Ifil non ha i soldi per saldare. Che succede?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Marchionne ha sempre sostenuto che se la Fiat fosse passata sotto il controllo delle banche lui se ne sarebbe andato, ribadendo cos\u00ec che il suo mandato era legato alla sorte della famiglia Agnelli e finalizzato alla salvaguardia degli eredi. Poi ha affermato di non aver saputo nulla dell&#8217;operazione che, attraverso Merril Lynch e la finanziaria Exor (quella che ha poi sostituito Ifil come cassaforte di casa Agnelli), ha rastrellato segretamente azioni Fiat per evitare che con il convertendo del debito in azioni le banche arrivassero a controllare il 30% del gruppo facendo scendere la famiglia sotto il 24%. Un \u201crastrellamento\u201d illegale che ha portato alla condanna per aggiotaggio \u2013 ma solo otto anni dopo,, con annessa prescrizione &#8211; di Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti, visto che nei giorni del gran trambusto borsistico attorno alle azioni Fiat, i dirigenti dell&#8217;Ifil affermavano di non essere a conoscenza di nulla di strano, cio\u00e8 di ci\u00f2 che loro stessi stavano facendo. Questo miracoloso \u2013 o truffaldino \u2013 salvataggio permise alla famiglia Agnelli di mantenere il controllo del gruppo e a Marchionne di rimanere al suo posto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In qualche modo ricorda il vero atto costitutivo del gruppo torinese, la truffa con cui, pi\u00f9 di cent&#8217;anni fa, il senatore Giovanni Agnelli, il \u201cfondatore\u201d, si impossess\u00f2 della Fiat: entrato in Cda con una posizione secondaria, nel 1906 riusc\u00ec a far fuori il conte di Bricherasio e Ludovico Scarfiotti facendo fallire l&#8217;azienda per rifondarla subito dopo, assumendone il pieno controllo, grazie a una serie d&#8217;imbrogli e manovre in borsa. Qualche anno dopo venne processato per aggiotaggio e alterazione di bilanci; poi assolto, anche grazie alla perizia di un ancora sconosciuto ragioniere che poi si far\u00e0 molta strada in Fiat, Vittorio Valletta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Curiosi ricorsi storici, con la differenza che l&#8217;operazione a noi contemporanea ha dimensioni ben pi\u00f9 ampie e pesanti. Dalle quale emerge un gruppo saldamente in mano a Ifil-Exor e sotto la guida di Marchionne che a questo punto inizia le sue operazioni \u201cindustriali\u201d, diventando amministratore delegato anche di Fiat-auto e avviando quella che sar\u00e0 una vera e propria trasformazione aziendale. In realt\u00e0 sono tutte operazioni finanziarie, d&#8217;industriale c&#8217;\u00e8 ben poco, come dimostra l&#8217;esito del piano \u201cFabbrica Italia\u201d, un annuncio-spot senza seguito reale. Ed \u00e8 lo stesso Marchionne ad ammetterlo quando \u2013 alla vigilia della grande crisi globale del 2008 &#8211; ci dice esplicitamente che \u201cin momenti di crisi di mercato come questi \u00e8 meglio non fare investimenti industriali, tanto meno varare nuovi modelli d&#8217;auto, rinviando tutto a quando si manifesteranno i primi segnali di ripresa\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 la crisi finanziaria e la recessione mondiale si rivelano per Marchionne una grande occasione: s&#8217;impossessa di Chrysler e ci prova con Opel. E&#8217; questa la definitiva chiave di volta per liberare la famiglia Agnelli dal peso di Fiat-auto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Indubbiamente Marchionne ha saputo trasformare la crisi in un&#8217;opportunit\u00e0, almeno per gli azionisti. Con Chrysler \u00e8 stato abilissimo: i soldi ce li ha messi Obama, la fatica i lavoratori americani che hanno dovuto accettare condizioni salariali e normative durissime e ancor oggi hanno retribuzioni ben pi\u00f9 basse dei loro colleghi di Ford e Gm, in particolare i giovani che guadagnano poco pi\u00f9 della met\u00e0 dei lavoratori pi\u00f9 anziani. Un quadro che \u00e8 stato usato dallo stesso Marchionne per costituire una sorta di \u201cstato di natura\u201d da imporre anche in Italia, spiegando che \u201cnon poteva fare altrimenti, perch\u00e9 il perimetro era stato fissato negli Stati uniti\u201d e con la nascita di Fca tutti gli stabilimenti dovevano essere sottoposti alla stessa legge: chi non collaborava era fuori. Cos\u00ec \u00e8 arrivato al plebiscito imposto a Pomigliano \u2013 dove non si aspettava per\u00f2 un 40% di contrari \u2013 e poi a Mirafiori. Parlo di plebiscito perch\u00e9 va ricordato che i lavoratori Fiat non hanno mai potuto votare liberamente sugli accordi che li riguardavano e sul Contratto specifico aziendale con cui uscire dal contratto nazionale dei metalmeccanici e da Confindustria, arrivando a espellere la Fiom dagli stabilimenti. Sempre predicando \u201cuna guerra per la sopravvivenza\u201d in cui tutti in azienda dovevano battersi contro la concorrenza, lavoratori contro lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma tra la Chrysler e Pomigliano c&#8217;\u00e8 stato anche il tentativo di prendersi l&#8217;Opel. Perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 riuscito?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo scoppiare della crisi Marchionne prevedeva \u2013 ce lo disse \u2013 il crollo industriale di Stati uniti e Germania: una previsione che si riveler\u00e0 errata ma che portava con s\u00e9 una buona dose di audacia. Cos\u00ec va alla conquista dei pezzi automobilistici pi\u00f9 deboli di questi paesi. Con la Chrysler ci riesce grazie all&#8217;appoggio del governo americano, con l&#8217;Opel no per l&#8217;opposizione della Merkel e dei sindacati tedeschi. Il suo piano consisteva nella creazione di un mega-gruppo euro-americano, dentro il quale la parte italiana sarebbe stata ancor pi\u00f9 sacrificata di quanto poi lo \u00e8 comunque stata. Infatti \u2013 come ci dissero i sindacalisti dell&#8217;IgMetall \u2013 per il nostro paese prevedeva la chiusura non solo di Termini Imerese in Sicilia ma pure di Pomigliano, proprio lo stabilimento in cui ha poi dato via alla sua \u201crivoluzione\u201d dei rapporti di lavoro e delle relazioni sindacali. I tedeschi respinsero le sue avances, perch\u00e9 lo ritennero inaffidabile sul piano degli equilibri tra i diversi marchi dell&#8217;ipotetica alleanza e, soprattutto, sul terreno delle relazioni sociali e sindacali. C&#8217;\u00e8 infatti da chiedersi come avrebbe fatto a gestire \u201calla sua maniera\u201d delle fabbriche in cui \u00e8 prevista la cogestione e le relazioni con i sindacati sono regolate dalla legge, non dai rapporti di forza unilaterali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fallisce l&#8217;operazione Opel, la Fiat muore e nasce una Fca sbilanciata sugli Stati uniti, gli stabilimenti italiani diventano molto marginali nel gruppo \u2013 con l&#8217;eccezione del lusso Ferrari, in cui Marchionne immagina il proprio futuro -, Cnhi resta nella cassaforte Exor, i conti migliorano e gli eredi Agnelli si sono liberati degli stabilimenti dell&#8217;auto, mentre si va verso il pareggio di bilancio. Per Marchionne missione compiuta, quindi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ancora completamente, l&#8217;ultimo suo obiettivo, prima di lasciare Fiat-Fca e dedicarsi completamente alla Ferrari, voleva essere la fusione con General Motors. Siamo nel 2015. Se l&#8217;operazione fosse riuscita allora davvero Exor sarebbe diventata del tutto marginale nell&#8217;auto. Invece la cosa non va in porto, Mary Barra, l&#8217;a.d. di Gm, non hai mai nemmeno voluto incontrare Marchionne, nonostante il palese interesse che questi ed Exor avevano dimostrato&#8230; forse una vendetta sul put del 2004, o pi\u00f9 semplicemente Gm non aveva alcun interesse a una simile alleanza. Sta di fatto che Marchionne a un certo punto organizza un opa ostile per scalare Gm cercando di coinvolgere tre fondi speculativi e altri soggetti, tra i quali l&#8217;Uaw, il sindacato dell&#8217;auto americano, che possiede l&#8217;8% di General motors. L&#8217;operazione dura lo spazio di pochi giorni, perch\u00e9 Gm viene a conoscenza dell&#8217;opa ostile e rompe le relazioni con il Lingotto. Anche Elkan e la famiglia Agnelli \u2013 che per alleggerirsi nel settore industriale volevano un&#8217;alleanza, non uno scontro \u2013 non apprezzano l&#8217;ennesimo azzardo di Marchionne e anche al Lingotto si vive una certa tensione. E cos\u00ec Sergio Marchionne \u00e8 costretto a dedicarsi completamente al pareggio di bilancio: annuncia che se ne sarebbe andato da Fca nel 2019 e finisce di mette a posto i conti pochi mesi prima della sua morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E alla fine della storia cosa lascia?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la scomparsa di Marchionne riemergono tutte le incertezze che il suo protagonismo finanziario ha nascosto. Nessuno pu\u00f2 dire oggi quale sar\u00e0 il futuro di Fca. Le voci insistenti sulla vendita di Magneti Marelli confermano il progressivo disinteresse di Exor per il settore industriale; Fca non \u00e8 presente sui mercati emergenti di Cina e India; \u00e8 in ritardo tecnologico sui modelli a propulsione ibrida o elettrica, che costituiscono il futuro dell&#8217;auto; \u00e8 fortemente sbilanciata \u2013 come marchi e come vendite \u2013 sul mercato americano, mentre in Europa \u00e8 molto indietro. In conclusione direi che Marchionne, oltre al futuro degli eredi Agnelli ha garantito quello di Chrysler, non certo quello dei lavoratori e degli ex stabilimenti Fiat, per cui, ad oggi, investimenti e nuovi modelli restano una promessa; Ferrari a parte, cui avrebbe voluto dedicare tutte le sue future attenzioni, ma quella \u00e8 un&#8217;azienda che vive di luce propria, \u00e8 persino oltre il \u201cpolo del lusso\u201d di cui Marchionne tanto parlava per l&#8217;Italia. Alla fine della storia va aggiunto che la sostanziale scomparsa dal nostro paese del suo pi\u00f9 importante gruppo industriale \u00e8 stata accompagnata, se non favorita, dalla politica che non ha mosso un dito, al contrario di ci\u00f2 che hanno fatto e continuano a fare i governi dei grandi paesi europei, dalla Francia alla Germania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E sul piano personale, per te, cosa rimane di Sergio Marchionne?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insieme alla distanza c&#8217;\u00e8 sempre stata reciproca stima. Non era il prototipo dell&#8217;uomo Fiat del &#8216;900: detestava servilismo, clientele e formalit\u00e0, perseguiva con determinazione assoluta i suoi obiettivi, adeguando le tattiche con rapidit\u00e0 e spregiudicatezza. Era uno scaltro uomo di finanza, lavorava tantissimo e in fabbrica ci andava spesso: a suo modo era anche simpatico, la prima volta che and\u00f2 a Pomigliano s&#8217;imbatt\u00e9 in qualche cane e ne usc\u00ec dicendo \u201cadesso apro un canile\u201d. Con la politica aveva un rapporto di pura convenienza e &#8211; mia impressione \u2013 non di grande stima. Al fondo era un anglosassone, quello del \u201cbianco o nero, niente grigio, che \u00e8 roba da europei\u201d e per questo ostile al riconoscere che le distanze tra il punto di vista aziendale e quello dei lavoratori possano aver bisogno di una mediazione. Pi\u00f9 che per l&#8217;industria dell&#8217;auto aveva passione per le automobili, della Ferrari era innamorato; il calcio gli interessava pochissimo, preferiva sponsorizzare il Super Bowl piuttosto che la Champions Cup, anche se qualche soldo alla Juve lo diede comunque; ma quello \u00e8 il giocattolo di famiglia degli Agnelli, la \u201cpropriet\u00e0\u201d cui garantire il futuro&#8230; e con questo torniamo al punto di partenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/lavoro-e-sindacato\/13330-gianni-rinaldini-marchionne-ha-sacrificato-la-fiat-per-salvarne-i-padroni.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/lavoro-e-sindacato\/13330-gianni-rinaldini-marchionne-ha-sacrificato-la-fiat-per-salvarne-i-padroni.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Gabriele Polo) &nbsp; Intervista a Gianni Rinaldini * * * Marchionne arriva in Fiat nel 2003 e diventa amministratore delegato nel giugno 2004, dopo la morte di Umberto Agnelli e lo scontro della famiglia con Morchio che voleva diventare presidente oltre che a.d. del gruppo. 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