{"id":44700,"date":"2018-09-29T11:30:17","date_gmt":"2018-09-29T09:30:17","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44700"},"modified":"2018-09-29T11:16:57","modified_gmt":"2018-09-29T09:16:57","slug":"44700","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44700","title":{"rendered":"La Globalizzazione come crisi continua"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2018Crisi\u2019 \u00e8 un sostantivo femminile che viene dal latino crisis, e dal greco \u03ba\u03c1\u1f77\u03c3\u03b9\u03c2, e significa \u2018decisione\u2019, \u2018scelta\u2019, in economia indica una fase (in un ciclo) nella quale uno squilibrio fondamentale determina l\u2019incapacit\u00e0 di utilizzare tutti i fattori idonei alla produzione di beni e di servizi che la societ\u00e0 esprime. Keynes, in \u201c<em>Un\u2019analisi economica della disoccupazione<\/em>\u201d\u00a0<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0ha scritto che \u201cun boom \u00e8 generato da un eccesso di investimento rispetto al risparmio e una crisi da un eccesso di risparmio rispetto all\u2019investimento\u201d. Se \u00e8 cos\u00ec \u00e8 dai primi anni settanta che siamo in crisi; da allora l\u2019insieme dei capitali distolti dall\u2019investimento in beni produttivi, in favore di forme di impiego puramente finanziario \u00e8 infatti sempre cresciuta. La finanziarizzazione \u00e8, del resto, il segno pi\u00f9 palese ed evidente del nostro tempo, e lo \u00e8 da decenni. Per i marxisti ortodossi la crisi \u00e8 una conseguenza della caduta tendenziale del saggio di profitto, che prevale sui diversi fattori ed escamotage che possono essere messi in opera per alleviarla. Per i keynesiani \u00e8 l\u2019effetto di una carenza di domanda globale, a sua volta causata dalla ineguaglianza e dalla concentrazione dei redditi sulla parte alta della scala sociale\u00a0<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 in generale si pu\u00f2 dire che, al di l\u00e0 del meccanismo scatenante particolare, l\u2019instabilit\u00e0 del capitalismo, che determina le crisi, \u00e8 causata dalla presenza di\u00a0<em>due<\/em>\u00a0mercati (merci e moneta)<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0e da una programmazione intrinseca orientata alla mera accumulazione di segni monetari<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2018<em>Globalizzazione<\/em>\u2019, invece, \u00e8 un termine invalso da alcuni anni a significare il fenomeno di riduzione delle regolazioni nazionali, incremento del commercio internazionale su un piano di maggiore parit\u00e0, vorticoso movimento di capitali tra le principali\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/11\/saskia-sassen-citta-globali-new-york.html\">citt\u00e0 globali<\/a>\u00a0mondiali sede di \u2018piazze finanziarie\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tesi che vorremmo sostenere \u00e8 che il\u00a0<em>fenomeno esteriore<\/em>\u00a0della globalizzazione \u00e8 solo l\u2019effetto di una molteplice crisi che non trova soluzione. Questa crisi ha preso direttamente avvio dall\u2019esaurimento della soluzione che alle tensioni scatenate dal capitalismo competitivo primo ottocentesco<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>\u00a0era stata trovata nel dopoguerra, e da allora procede per trasformazioni continue che coinvolgono tutti gli assetti di potenza modificandosi continuamente<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono un gran numero di interpretazioni del termine e di ricostruzioni della meccanica degli eventi che l&#8217;ha scatenata di nuovo<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>, dopo il parziale disciplinamento degli spiriti animali pi\u00f9 distruttivi creato a Bretton Woods<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>. A partire da quel momento l\u2019equilibrio di crescita all\u2019ombra dell\u2019egemone era proseguito, per una larga serie di fattori<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>, per alcuni decenni nel quadro necessario della diarchia USA\/Urss, fino a che, al punto culminante di una crisi egemonica dalle molte facce<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>, Nixon riapr\u00ec il vaso di Pandora della finanza, sganciando la generazione di moneta dall&#8217;ancoraggio reale all&#8217;oro. Con questa mossa, anche senza avvedersene, conferm\u00f2 la legittimit\u00e0 di ci\u00f2 che gi\u00e0 accadeva da qualche anno con i cosiddetti \u2018eurodollari\u2019<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>, la generazione di moneta attraverso aperture di credito incrociate dal nulla, la moneta \u2018fiat\u2019<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>\u00a0che era sempre esistita, ma sempre controllata ed inibita dalla moneta legale dello stato. In questo momento l&#8217;enorme massa di denaro in movimento, amplificata dall&#8217;aumento del costo delle materie prime<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>, fa saltare del tutto i fragili equilibri del mondo di prima, gi\u00e0 sotto pressione insopportabile da parte delle pressioni dei lavoratori e delle lotte sociali del ventennio precedente<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>. La spinta a ridisciplinare i desideri di controllo del proprio destino e di partecipazione alla produzione di ricchezza delle classi subalterne, fattasi incompatibile con i profitti, avvia quindi una gigantesca stagione di deregolazione nella quale l&#8217;Europa (Inghilterra, Francia, poi Germania, e infine Italia) \u00e8 in prima fila. Deregolazione della finanza, quindi del lavoro e infine delle merci. La deregolazione procede simmetricamente alla perdita di peso delle organizzazioni del lavoro e insieme al sorgere ed applicarsi di tecnologie che consentono organizzazioni a rete orizzontale, apparentemente meno gerarchiche e standardizzazioni su una scala che, insieme al movimento dei capitali, fa diventare possibile costruire reti logistiche lunghissime ma non per questo inefficienti. E&#8217; la stagione degli investimenti diretti all&#8217;estero che spezzano le reni al potere dei sindacati e costringono il lavoro ad accettare una riduzione della ripartizione di base della ricchezza di oltre dieci punti<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al termine di una lunga agonia interviene a questo punto il fattore cruciale di accelerazione:\u00a0<em>la dissoluzione pacifica dell&#8217;impero sovietico<\/em>. La parte est viene assorbita in pochi convulsi mesi dall&#8217;Europa, ritornata improvvisamente ad egemonia tedesca (mentre i francesi, come loro solito, si illudono di dominarla), e tutti i movimenti socialisti occidentali ripiegano in disordine. Si forma l&#8217;Unione Europea<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>\u00a0sotto questo segno, la \u2018<em>fine della storia<\/em>\u2019<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>\u00a0ed il trionfo del modello anglosassone di capitalismo (anche se nelle stanze di dietro gli abili tedeschi inseriscono copiose dosi di Ordoliberalismo). Viene blindata in questo modo un\u2019area di mercato competitivo nel quale non pu\u00f2 trovare posto la redistribuzione e i meccanismi di compromesso sociale e politico del capitalismo latino<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, sotto il benevolo controllo americano, ed all&#8217;ombra delle numerosissime basi militari, sembra a molti che la storia complessa del novecento sia davvero finita e resti solo la promessa di arricchirsi da raccogliere per\u00f2 individuo per individuo,\u00a0<em>l\u2019uno contro l\u2019altro<\/em>. Una societ\u00e0 dei consumi, felice di competere nella quale il migliore potr\u00e0 sempre trovare la propria strada. Una societ\u00e0 che si incardina su un potentissimo e pervasivo dispositivo nascosto che fa leva su bisogni e desideri dei singoli, chiedendogli di pensarsi come potenza in atto non come produttori, e quindi collettivamente<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>, ma come consumatori e capaci di piacere e desiderio individuale. Questa<em>promessa di vita e di energia individuale<\/em>\u00a0produce un immaginario irresistibile che per\u00f2 ha un rovescio: il dominio e lo sfruttamento di coloro la quale potenza resta in attesa, spesso per sempre, e che devono essere sfruttati perch\u00e9 quella di pochi passi \u2018in atto\u2019. Dimenticando la linea di ombra<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>, la societ\u00e0 generata dalla competizione senza freni, fatta sistema, della mondializzazione neoliberale finisce quindi per costruire una narrazione avvincente, accompagnata dallo spettacolo multiforme della tecnica, che prevale sulle trascendenze alternative e concorrenti: sulla teologia politico-economica del marxismo, nelle sue diverse forme, e sulla teologia politico-sociale del cristianesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al passaggio di millennio, per\u00f2, viene compiuto quel che la storia si incaricher\u00e0 di indicare come un errore incomprensibile, una hyubris guidata dall&#8217;orientamento a corto termine che la finanza ed il sistema delle imprese giganti che ha preso il centro della scena ha connaturato:\u00a0<em>nell&#8217;Uruguay Round<\/em>\u00a0viene ammessa la Cina, con un trattamento di favore, e sono abbattute quasi tutte le barriere. Da allora tutte le produzioni a basso, e via via maggiore, valore aggiunto si spostano in oriente, i prezzi delle merci precipitano ma insieme e per lo stesso meccanismo, come due lati di una medaglia, lo fa anche il potere di acquisto delle classi basse e via via superiori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Si apre un vuoto nel centro dell&#8217;occidente<\/em>, al quale i paesi tradizionalmente volti all&#8217;esportazione (Germania e Giappone in primis) rispondono allargando ancora i loro squilibri commerciali che comunque erano usciti dall\u2019equilibrio precedente gi\u00e0 dalla caduta di Brandt<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>. In un lungo concatenamento di effetti e cause intrecciati come una catena di acciaio il vuoto si propaga, e rende necessario un sempre pi\u00f9 affannoso inseguimento con nuove espansioni di valore fittizio fatte gocciolare a compensare l&#8217;incapacit\u00e0 di troppi di ottenere ci\u00f2 che il sogno del consumo (che legittima l&#8217;esistente) promette<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>. Si arriva quindi alla parossistica coltivazione di \u2018bolle\u2019 l&#8217;ultima delle quali \u00e8 quella immobiliare, e si arriva, con l&#8217;inesorabile meccanismo descritto da Minsky al crac del 2007<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da allora seguono dieci anni di ristrutturazione e di tentativi continui di far continuare il business che si \u00e8 rotto, scaricandone i costi su chiunque altro. Ma insieme, da allora, si comincia a vedere le forze relative della Cina e la ripresa della Russia promettere ormai che non potr\u00e0 pi\u00f9 riprendere il vecchio gioco di dominio solitario e quindi la globalizzazione \u2018felice\u2019 degli anni novanta\u00a0<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Guardando dal punto di osservazione delle societ\u00e0 occidentali, intorno a questi fenomeni che tendiamo a riassumere nel termine \u2018globalizzazione\u2019 ha in sostanza preso forma\u00a0<em>un nuovo compromesso sociale<\/em>\u00a0a rapporti di forza invertiti, rispetto a quello del \u201cwelfare state\u201d novecentesco. Nel contesto di un\u2019impostazione economica essenzialmente deflattiva, si \u00e8 creata la condizione (di potere normativa e tecnologica) per un enorme allargamento della base produttiva, con il coinvolgimento di centinaia di milioni di nuovi lavoratori, che ha prodotto effetti molteplici sia sulla distribuzione sociale sia sui costi dei beni industriali e quindi sul consumo. A partire dagli anni settanta, e via via pi\u00f9 velocemente, sono calati i prezzi relativi dei beni industriali di massa e questo, malgrado l\u2019erosione del reddito della parte attiva della popolazione, ha creato a lungo sia una sensazione crescente di ricchezza diffusa sia il fenomeno sociale e culturale del \u201cconsumismo\u201d. Dunque le condizioni per la creazione di un consenso su nuove basi:\u00a0<em>sul consumo anzich\u00e9 sul lavoro<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma questo continuo accelerare della instabilit\u00e0, disperatamente tamponata, nello sforzo di sacrificare altri e conservare la propria potenza, con ricette opposte nei principali centri del capitale occidentale<a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\">[25]<\/a>\u00a0si \u00e8 presento sulla scena\u00a0<em>approfondendo ininterrottamente per dieci anni il vuoto<\/em>\u00a0nel quale l\u2019occidente tra precipitando. Insieme alla spirale di perdita di capacit\u00e0 di acquisto, sovrapproduzione, tensione deflattiva, erosione dei margini di profittabilit\u00e0, ricerca di soluzioni a breve termine comprimendo i costi, caduta della produttivit\u00e0, rinvio degli investimenti, e via dicendo, inizia per\u00f2 alla fine a venire meno il consenso sul quale il neoliberismo aveva vinto la sua battaglia contro le promesse di salvezza alternative:\u00a0<em>la crescita della felicit\u00e0 attraverso il consumo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La globalizzazione \u00e8 stata, insomma, un continuo inseguire la crisi per stare un passo avanti, ma ormai questa ci ha raggiunti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sar\u00e0 necessario che la storia, che sembrava finita, riprenda il suo cammino e la soluzione tampone trovata per strada per rimediare all\u2019esaurimento dell\u2019equilibrio sociale keynesiano venga superata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ormai ha scavato tutta la terra che era accumulata sotto i propri piedi<\/em><a href=\"#_ftn26\" name=\"_ftnref26\">[26]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211; John Maynard Keynes, \u201c<em>Un\u2019analisi economica della disoccupazione\u201d,<\/em>\u00a0intervento alla Harris Foundation, 1931, in\u00a0<em>Come uscire dalla Crisi<\/em>, Laterza,1983, p.44.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; Il meccanismo di trascinamento \u00e8 che le classi alte hanno una propensione al consumo inferiore. Dunque se la stessa somma \u00e8 distribuita in alto, la quota risparmiata \u00e8 maggiore e le somme tesaurizzate tendono a non circolare abbastanza. A sua volta, la riduzione dei consumi inibisce gli investimenti produttivi, per assenza di domanda dei beni da produrre, e quindi tende ad aumentare gli impieghi meramente speculativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda Amato e Fantacci, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/07\/massimo-amato-luca-fantacci-fine-della.html\">Fine della finanza<\/a>\u201d, Donzelli, 2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211; Anzich\u00e9 di ricchezza reale, qualunque cosa la societ\u00e0 possa intendere con questo termine. In altre parole, il capitalismo \u00e8 autoprogrammato per generare valore solo per chi \u00e8 incluso nel suo circuito autoreferente. Il meccanismo di trasformazione della natura in \u2018merce\u2019, e del suo consumo attraverso il realizzo del suo \u2018valore\u2019, attraverso il quale si determina il \u2018capitale\u2019 \u00e8 orientato non al consumo, ovvero alla creazione di \u2018ricchezza\u2019, ma all\u2019accumulazione di altro \u2018capitale\u2019. Il \u2018capitale\u2019 \u00e8 quella forma del valore che per esistere deve accrescersi costantemente senza altro scopo che la propria esistenza. Ci\u00f2 genera un \u2018sistema automatico\u2019 che non \u00e8 affatto dotato di volont\u00e0, e non \u00e8 un macrosoggetto (essendo, anzi, il luogo della concorrenza), ma \u00e8 portatore di una logica immanente. Bisogna prestare attenzione ad un elemento importante: non \u00e8 affatto la finanza ad essere la parte \u2018cattiva\u2019 e l\u2019industria quella \u2018buona\u2019, la crescita di questa, anche se ha andamento \u2018tumorale\u2019, \u00e8 causata dalla carenza di sbocchi della prima. \u00a0La congestione dei capitali da valorizzare nell\u2019economia reale \u00e8 il motore iniziale. E quindi la necessit\u00e0 intrinseca, direi definitoria, del capitale di valorizzarsi a qualsiasi costo, necessit\u00e0 che cammina sulle gambe di tutti gli operatori, in qualunque posizione siano nel sistema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0&#8211; E\u00a0che furono oggetto delle analisi di Marx e di Engels, mentre la soluzione lo fu delle analisi di Polanyi sul piano sociale\u00a0Cfr. Karl Polanyi, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/08\/karl-polanyi-la-grande-trasformazione.html\">La grande trasformazione<\/a><\/em>\u201d, 1944.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0&#8211; Dunque la globalizzazione va vista anche come effetto e fenomeno connesso con la \u201c<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/05\/la-grande-partita.html\">grande partita<\/a>\u201d in corso per l\u2019egemonia nel mondo, nella transizione tra logiche \u201cterritorialiste\u201d e \u201ccapitaliste\u201d (Arrighi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0&#8211; La globalizzazione non \u00e8 un fenomeno esclusivo del tardo ventesimo secolo, e non \u00e8 neppure una irresistibile e tendenza della storia, che apprende la strada dell\u2019armonia universale, \u00e8 molto pi\u00f9 un movimento ciclico determinato dal gioco del potere. Si tratta, come \u00e8 avvenuto a scale diverse con i grandi imperi del passato proto-capitalista e in epoca moderna con la fase imperiale del dominio inglese (dopo la sconfitta di Napoleone via via consolidatosi nella sostanza entro il XIX secolo) dell\u2019effetto e della forma che prende la capacit\u00e0 di un modo di produzione egemone, sostenuto dalla forza anche militare e comunque economica, di costringere ogni altro alla compatibilit\u00e0. Momenti di predominio che, per loro natura, non possono durare in eterno, le condizioni che lo rendono possibile tramontano, e i sistemi alternativi, resi subalterni e costretti ad aprirsi, per questo, apprendono, alzando il livello del confronto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0&#8211; Cfr, per una descrizione parziale dei problemi che dovettero essere affrontati nella Conferenza di Bretton Woods, condotta sotto stretto controllo americano e con l\u2019agenda seminascosta di consolidarne il dominio morbido sul mondo che la guerra rendeva evidente, davanti alla necessit\u00e0 di ridisegnare gli assetti del mondo e garantire la rimozione delle cause della tragica doppia guerra civile europea (identificati negli squilibri di capitale e nelle guerre commerciali derivanti) si veda \u2026 Keynes<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0&#8211; Il relativo dominio industriale e quindi commerciale degli USA, nel campo occidentale, e quello dell\u2019Urss, nel relativo campo, determina le condizioni per un capitalismo a competizione temperata e sufficientemente minacciato dall\u2019esempio sovietico da non poter forzare la mano alle forze sociali organizzate del lavoro. In un quadro di aspra conflittualit\u00e0 il capitale si trova inibito dalla sua principale fonte di forza, la mobilit\u00e0 (arrestata dagli accordi presi), e d\u2019altra parte a partire dagli anni cinquanta si trova ad essere ancorato al dollaro, un dinamico squilibrio si istituisce tra la tendenza della competizione intercapitalistica, sia entro sia tra sistemi di regolazione intrecciati, ad erodere il saggio di profitto e le controforze determinate dal capitale pubblico, che fornisce beni sottratti alla logica di mercato, sia dalla intensificazione della produttivit\u00e0 per via tecnologica e sociale, sia, infine, dalla espansione dei consumi e quindi dei mercati. Fino a che questo meccanismo resta in ascesa se ne giovano sia i lavoratori, che vedono crescere il proprio reddito disponibile e i beni pubblici disponibili (reddito indiretto) sia il capitale, che guadagna in estensione quel che perde in intensit\u00e0 dello sfruttamento. Si tratta, sotto molti profili di quel che Minsky (1975) chiama \u201ckeynesismo privatizzato\u201d che coltiva gli elementi destabilizzanti nascosti in particolare nell\u2019intrinseca instabilit\u00e0 della moneta finanziaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0&#8211; Con la necessaria sintesi, una crisi competitiva, dato che l\u2019industria americana non aveva pi\u00f9 lo schiacciante predominio che aveva determinato l\u2019esito della crisi delle due guerre, ed era sfidata da potenze industriali emergenti di vario rango, tra le quali il Giappone, la Germania, la stessa Italia, e le prime \u201ctigri asiatiche\u201d. Ma anche una crisi militare (con i costi di protezione che esplodono ed i costi delle due guerre semiperse di Corea e Vietnam ad erodere anche il prestigio). Ci\u00f2 che accade in quegli anni \u00e8 che il progetto del dopoguerra, creare mercati per l\u2019industria USA, facendo ripartire i consumi del mondo al contempo creando delle aree forti, ma subalterne, anche in prospettiva antisovietica, dei guardiani del faro, nella Germania e nel Giappone, incontra i suoi limiti. Il piano egemonico statunitense prevedeva, per restare in equilibrio, che l\u2019eccedenza commerciale venisse reinvestita nelle aree captive (Europa e Giappone), facendo leva sui paesi d\u2019ordine (Germania e Francia nel caso europeo). Mentre l\u2019industria centroeuropea doveva trovare sbocco in particolare nell\u2019aurea comunitaria, l\u2019industria giapponese vede il sostegno direttamente del mercato americano e delle guerre d\u2019area, come stimolo aggiuntivo. Ma la guerra del Vietnam finisce per costare quasi 300 miliardi di dollari complessivi, e crearono condizioni di inflazione che in cinque anni erosero di due punti il potere di acquisto degli americani e di diciassette i profitti medi delle imprese. Contemporaneamente la \u201cgrande societ\u00e0\u201d di Lyndon Johnson present\u00f2 il suo conto e il governo federale dovette far lievitare enormemente il debito pubblico. Al 1971 le passivit\u00e0 americane erano di 70 miliardi di dollari, a fronte di riserve d\u2019oro di 12. Una enorme quantit\u00e0 di dollari inonda i mercati mondiali e genera pressioni inflazionistiche secondarie in Francia, Inghilterra e via dicendo. Ci\u00f2 perch\u00e9 le regole del cambio fisso costringono i paesi europei, a loro volta, a fare espansione monetaria. In sostanza gli europei accusano gli Stati Uniti di esportare inflazione per finanziare il loro welfare (ai fini di garantirsi stabilit\u00e0 interna) e la guerra. L\u2019 \u201cesorbitante privilegio\u201d di poter stampare dollari senza apparenti vincoli, mostrava il suo rovescio. Quando gli Stati Uniti passano da paese che esporta eccedenze, a paese che accumula deficit, quel vincolo comincia ad esportare instabilit\u00e0. Allora, nel 1967 l\u2019Inghilterra viola le regole e deflaziona la sterlina del 14%, costringendo gli USA ad impegnare il 20% delle riserve per mantenere il prezzo del dollaro rispetto all\u2019oro (35 dollari per oncia), nel 1970 Paul Volcker, nominato sottosegretario al Tesoro, propone la soluzione di sospendere la convertibilit\u00e0. Nel agosto 1970 la Francia e l\u2019Inghilterra chiedono la conversione delle loro riserve in moneta ed il piano di Volcker, in risposta, scatta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0&#8211; Vedi:\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/07\/massimo-amato-luca-fantacci-fine-della.html\">https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/07\/massimo-amato-luca-fantacci-fine-della.html<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0&#8211; Vedi:\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2014\/03\/banca-di-inghilterra-la-creazione-della.html\">https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2014\/03\/banca-di-inghilterra-la-creazione-della.html<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0&#8211; L\u2019enorme aumento del costo delle materia prime, che provoca una serie devastante di effetti a catena, facendo aumentare i costi di produzione, l\u2019inflazione, \u00e8 un effetto della rottura di Bretton Woods nelle condizioni di grave squilibrio nella quale avviene. L\u2019oro passa da 35 a 455 dollari l\u2019oncia nel 1979, il dollaro perde il 35% del valore rispetto al marco ed il 20% sullo Yen ed il franco, il petrolio, influenzato da un cartello difensivo dei produttori, passa da 3 $ al barile a 30, dopo la guerra del Kippur, e via dicendo (tutte le materie aumentano, bauxite, rame, ferro, argento, \u2026). L\u2019effetto complessivo \u00e8 che il resto del mondo finisce per finanziare il deficit americano, redistribuendo per via finanziaria le eccedenze nel mercato americano. I flussi di capitale invertono la loro direzione. Ma \u00e8 necessario, dal punto di vista americano anche contenere la competizione che l\u2019industria estera fa a quella americana, e a tale fine l\u2019incremento dei fattori produttivi (dato che gli USA hanno ingenti risorse di materie prime) sono una buona strada.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0&#8211; Vedi, ad esempio,\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/05\/le-lotte-operaie-alla-fiat-negli-anni.html\">https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/05\/le-lotte-operaie-alla-fiat-negli-anni.html<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0&#8211; vedi,\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/09\/conflitti-distributivi-e-lavoro-passato.html\">https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/09\/conflitti-distributivi-e-lavoro-passato.html<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0&#8211; Per una lettura del dibattito di ratifica del Trattato di Maastricht, si veda.<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2014\/04\/dicembre-1991-novembre-1993-il-trattato.html\">https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2014\/04\/dicembre-1991-novembre-1993-il-trattato.html<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0&#8211; Il riferimento \u00e8 al famoso libro di Fukuyama, \u201c<em>La fine della storia<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0&#8211; Per un confronto con spessore storico tra il capitalismo latino e quello anglosassone, a volte definito, protestante, si veda Luigino Bruni \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/09\/luigino-bruni-il-mercato-e-il-dono-gli.html\">Il mercato e il dono<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a>\u00a0&#8211; Quello lo pensava il marxismo,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a>\u00a0&#8211; Nella distorsione prospettica per la quale ognuno, equivocando la natura sociale di ogni possibile potere e di ogni possibile piacere e consumo, si pensa vincitore, quando \u00e8 tanto pi\u00f9 probabile non esserlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a>\u00a0&#8211; Cfr. D\u2019Angelillo, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/02\/massimo-dangelillo-la-germania-e-la.html\">La Germania e la crisi europea<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a>\u00a0&#8211; E\u2019 quel che Wolfgang Streeck, in \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/07\/wolfgang-streeck-tempo-guadagnato.html\">Tempo guadagnato<\/a><\/em>\u201d chiama, con felice formula, \u2018comprare tempo\u2019. Cfr.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a>\u00a0&#8211; Vedi Hyman Minsky, su \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/09\/hyman-p-minsky-keynes-e-linstabilita.html\">Keynes e l\u2019instabilit\u00e0 del capitalismo<\/a><\/em>\u201d, 1975. Sulla crisi del 2008 si pu\u00f2 vedere Raghuran Rajan, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/08\/raghuram-g-rajan-terremoti-finanziari.html\">Terremoti finanziari<\/a><\/em>\u201d, da una prospettiva liberale, Joseph Stiglitz, \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/06\/joseph-stiglitz-il-prezzo-della.html\">Il prezzo della disuguaglianza<\/a><\/em>\u201d (o il successivo \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/08\/joseph-e-stiglitz-bancarotta-leconomia.html\">Bancarotta<\/a><\/em>\u201d), ma anche Paul Krugman \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2013\/08\/paul-krugman-il-ritorno-delleconomia.html\">Il ritorno dell\u2019economia della depressione<\/a><\/em>\u201d, da una prospettiva keynesiana, e autori come Lohoff, (ad esempio in \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/08\/ernst-lohoff-norbert-trenkle-crisi.html\">Crisi<\/a><\/em>\u201d, o \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/06\/norbert-trenkle-ernst-lohoff-terremoto.html\">Terremoto<\/a><\/em>\u201d) da un punto di vista marxista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a>\u00a0&#8211; Che, naturalmente, \u2018felice\u2019 \u00e8 stata solo per chi riusciva a posizionarsi nei pressi dei flussi di capitali caldi che attraversavano il mondo e sembravano non avere limiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\">[25]<\/a>\u00a0&#8211; In Usa con un\u2019espansione monetaria imponente e tempestiva, accompagnata da estensioni di protezione e garanzie esclusivamente estese alla parte finanziaria dell\u2019economia (di cui \u00e8 riconosciuta la centralit\u00e0 sistemica e il potere reale), insieme ad una costante intensificazione dello sfruttamento, in Europa con l\u2019insorgere di una economia duale, con un \u2018core\u2019 dedito all\u2019esportazione ed all\u2019accumulo di attivi finanziari, riciclati nei mercati in espansione, ed una periferia costretta ad una brutale austerit\u00e0 per dare priorit\u00e0 al servizio del debito nei confronti del centro. Cfr. Streeck \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/11\/wolfgang-streeck-lascesa-dello-stato-di.html\">l\u2019ascesa dello Stato di consolidamento europeo<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref26\" name=\"_ftn26\">[26]<\/a>\u00a0&#8211; L\u2019intero equilibrio, e tutte le politiche postkeynesiane, sul piano del consenso sono inconsapevolmente appoggiate sulla pacificazione sociale creata dalle politiche welfariste. L\u2019attuale \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/07\/andrew-spannaus-la-rivolta-degli.html\">Rivolta degli elettori<\/a><\/em>\u201d, come efficacemente scrive Spannaus, e quindi l\u2019intera perdita di stabilit\u00e0 politica dell\u2019occidente, in modo singolarmente simile alla crisi descritta da Polanyi, \u00e8 invece causata dall\u2019erosione insopportabile per le biografie concrete di troppi della sicurezza esistenziale che era stata prodotta (e delle classi medie che la incarnavano). Le politiche liberiste, concentrate sulla riduzione della \u2018minaccia\u2019 della burocratizzazione e dei sistemi di regolazione, sentiti come oppressivi, e quindi operanti per via di deregolazione e disgregazione dei corpi intermedi protettivi della societ\u00e0 (inclusa la stessa democrazia rappresentativa, a ben vedere, cfr, ad esempio Peter Mair, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/06\/peter-mair-governare-il-vuoto-la-fine.html\">Governare il vuoto<\/a><\/em>\u201d) hanno insomma distrutto la base sociale del loro consenso. Promettendo felicit\u00e0 hanno portato incertezza ed angoscia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/09\/la-globalizzazione-come-crisi-continua.html\">https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/09\/la-globalizzazione-come-crisi-continua.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli) &nbsp; \u2018Crisi\u2019 \u00e8 un sostantivo femminile che viene dal latino crisis, e dal greco \u03ba\u03c1\u1f77\u03c3\u03b9\u03c2, e significa \u2018decisione\u2019, \u2018scelta\u2019, in economia indica una fase (in un ciclo) nella quale uno squilibrio fondamentale determina l\u2019incapacit\u00e0 di utilizzare tutti i fattori idonei alla produzione di beni e di servizi che la societ\u00e0 esprime. Keynes, in \u201cUn\u2019analisi economica della disoccupazione\u201d\u00a0[1]\u00a0ha scritto che \u201cun boom \u00e8 generato da un eccesso di investimento rispetto al&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":92,"featured_media":35687,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/A.Visalli.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/s7ZaJ4-44700","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44700"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/92"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=44700"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44700\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":44710,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44700\/revisions\/44710"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/35687"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=44700"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=44700"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=44700"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}