{"id":44757,"date":"2018-10-02T09:30:26","date_gmt":"2018-10-02T07:30:26","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44757"},"modified":"2018-10-01T14:01:01","modified_gmt":"2018-10-01T12:01:01","slug":"germania-le-nuove-sfide","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44757","title":{"rendered":"Germania, le nuove sfide"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.marx21.it\/images\/personaggi\/merkel_primopiano_500px.jpg\" \/><\/p>\n<p><strong>di MARX XXI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>Pubblichiamo l&#8217;editoriale di Guido Salerno Aletta apparso su Milano-Finanza del 29 settembre 2018<\/p>\n<p><\/strong><\/em>Nell\u2019approssimarsi del trentesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, la Germania \u00e8 attonita di fronte all\u2019improvviso voltafaccia del destino.<\/p>\n<p>Per la prima volta, si trova accerchiata sul piano geopolitico: dalla presidenza di Donald Trump alle ambizioni internazionali di Emmanuel Macron, dalla prospettiva di una Brexit senza accordo alcuno alla risorgente Polonia. Teme per la tenuta del modello mercantilista, che riteneva invulnerabile, e chiude gli occhi di fronte all\u2019affanno delle sue due pi\u00f9 grandi banche. Non \u00e8 solo il futuro della Unione europea e dell\u2019euro ad essere minacciato dai sovranismi: covano anche al suo interno, mentre si riacutizzano le mai sopite pulsioni xenofobe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nTroppi fronti aperti, tutti fuori controllo, la costringono ad un ripiegamento improvvisato, ad erigere una cortina fatta di incertezze, rabbia, e silenzio. La gravit\u00e0 delle prospettive viene taciuta agli stessi cittadini tedeschi, che si mostrano stanchi della narrazione di questi anni, fondata sulla competitiva vincente e sulla retorica dei Paesi del Meridione europeo da mettere in riga. Del lungo Cancellierato di Angela Merkel, e della politica di sacrifici salariali e sociali che risale al suo predecessore socialdemocratico Gerhard Schr\u00f6der, rimane un immenso accumulo di ricchezza di cui per\u00f2 i cittadini hanno visto ben poco.<\/p>\n<p>Neppure l\u2019\u00e9mpito della moralit\u00e0 assoluta l\u2019ha premiata. La politica dell\u2019accoglienza incondizionata ai profughi provenienti dalle aree di guerra in Medioriente, decisa inaspettatamente dalla Cancelliera Angela Merkel senza consultare nessuno nel 2015, e subito dopo da lei stessa rinnegata, ha creato contraccolpi colpevolmente sottovalutati, vista la eccezionale dimensione del fenomeno e la sua concentrazione temporale. Se, come ha ricordato di recente l\u2019ex-ministro degli esteri Sigmar Gabriel, era impossibile fermare con la forza ai confini tedeschi questa marea umana che aveva attraversato con mezzi di fortuna tutti i Balcani, ancor di pi\u00f9 questo evento dimostra la sorpresa con cui la Germania ha sub\u00ecto i cambiamenti repentini del contesto geopolitico mondiale.<\/p>\n<p>Gli equilibri politici interni si sono fatti sempre pi\u00f9 precari. Gli incidenti del 27 agosto scorso nelle strade di Chemnitz, in Sassonia, dove si \u00e8 scatenato un pogrom per vendicare l\u2019uccisione di un giovane tedesco da parte di un iracheno e di un siriano, hanno portato ad un corto circuito istituzionale. A Berlino, Il clima \u00e8 convulso: il capo dei servizi segreti Hans-Georg Maassen, rimosso dal suo incarico per aver negato che ci fosse stata \u201cuna caccia allo straniero\u201d arrivando a mettere in dubbio l\u2019integrit\u00e0 dei video che erano stati diffusi, era stato contestualmente promosso all\u2019incarico di \u201cSegretario di Stato per la Sicurezza\u201d presso il Ministero degli Interni diretto da Horst Seehofer, sacrificando il ruolo assegnato ai socialdemocratici. Questi si sono giustamente adirati, minacciando la crisi di governo.<\/p>\n<p>La coalizione di governo \u00e8 sfilacciata anche nell\u2019ambito della stessa componente maggioritaria, rappresentata dalla storica aggregazione tra Cdu e Csu. Il ministro dell\u2019Interno Horst Seehofer, leader bavarese della Csu, ha pi\u00f9 volte minacciato di dimettersi sulla questione dell\u2019espulsione dei migranti provenienti da altri Paesi di primo ingresso nell\u2019Unione.<\/p>\n<p>La crescita della formazione di destra AfD, che raccoglie le istanze sovraniste e le tendenze xenofobe e che \u00e8 entrata per la prima volta nel Bundestag dopo le elezioni dello scorso settembre, ha messo sotto pressione l\u2019intero sistema politico tedesco: secondo gli ultimi sondaggi circa le intenzioni di voto, nei L\u00e4nder dell&#8217;ex Germania Est diventerebbe il primo partito con il 27% dei consensi, superando di 4 punti la Cdu-Csu che scenderebbe al 23%. Staccati di molto, la sinistra social-comunista (Die Linke) al 18% ed i socialdemocratici al 15%.<\/p>\n<p>La ragione dello scontento nelle aree orientali \u00e8 fornita dalla ultima Relazione annuale sullo stato della Unificazione: nel 2017, il tasso di disoccupazione \u00e8 stato del 7,6% rispetto al 5,3% del resto della Germania. E sono gli uomini a passarsela peggio, con una disoccupazione all\u20198,1% rispetto al 5,5% del resto della Germania. Le rilevazioni sugli standard di vita effettuate nel 2016 indicavano come i L\u00e4nder dell&#8217;ex Germania Est riportassero il punteggio migliore nei settori della istruzione, delle condizioni abitative e dell\u2019ambiente, ma le peggiori in assoluto per quanto riguarda il lavoro e la salute.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un altro dato che fa masticare ancor pi\u00f9 amaro, e che riguarda l\u2019intera Germania: nel 2017, ben 32 milioni e 165 mila lavoratori (in crescita rispetto ai 31 milioni e 441mila dell\u2019anno precedente) hanno ricevuto un contributo a carico della assistenza sociale. Di costoro, ben 6 milioni risultavano residenti nelle regioni orientali, suddivisi tra 4,2 milioni di lavoratori a tempo pieno ed 1,8 milioni a tempo parziale. Il salario non basta, e la immigrazione crea ulteriore concorrenza al ribasso. E\u2019 questa la realt\u00e0 con cui la politica tedesca deve fare i conti.<\/p>\n<p>Prima ancora delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, che si terranno nel prossimo maggio, ci sono le scadenze interne. La prima \u00e8 il 14 ottobre, per il rinnovo del Landtag bavarese: in questo caso, le previsioni convergono nell\u2019accreditare la Csu al 35%, rispetto al 47,7 % del 2013. La prevedibile perdita della maggioranza assoluta dei seggi da parte della Csu, che le ha consentito di governare da sola la Baviera sin dal 1962, non aprirebbe tanto la strada ad una imitazione della Grande coalizione che regge il governo federale, quanto ad uno smottamento dell\u2019intero quadro politico tedesco. Un accordo in Baviera tra Csu e AfD, per evitare nuove perdite di consensi a destra alle europee, aprirebbe un vaso di Pandora.<\/p>\n<p>La leadership della Cancelliera Merkel \u00e8 logora, ed i contrasti non si limitano a quelli con la Csu di Seehofer. anche il suo gruppo parlamentare al Bundestag ha dato un segno di malessere profondo, non rieleggendo come Presidente, incarico che ricopriva ininterrottamente da 13 anni, Volker Kauder, fedele e stretto collaboratore.<\/p>\n<p>Il contesto internazionale \u00e8 radicalmente cambiato. Ancora nell\u2019inverno del 2016, l\u2019Unione europea non discuteva altro che di nuovi Accordi di liberalizzazione del commercio e dei servizi, ivi compresi quelli bancari ed assicurativi, attraverso il Tisa a livello globale ed il Ttip con gli Usa. Oggi siamo al riequilibrio dei rapporti commerciali su base bilaterale, sostenuto da Donald Trump, ed alle proposte di limitare il pi\u00f9 possibile l\u2019accesso della Gran Bretagna al mercato finanziario europeo dopo la Brexit. Trump, per pareggiare i conti, vuole vendere il GNL americano all\u2019Europa, sostituendo queste forniture a quelle che deriverebbero dalla costruzione fra Russia e Germania del North Stream 2. La richiesta americana \u00e8 divenuta ancora pi\u00f9 urgente dopo che la Cina, per ritorsione, ha alzato i dazi nei confronti del gas americano. Come \u00e8 accaduto per la soia, l\u2019Europa fa da mercato di recupero rispetto al conflitto sino-americano.<\/p>\n<p>Il mercantilismo arricchisce, ma tutto dipende dalla perviet\u00e0 dei mercati. Nel 2017, l\u2019export tedesco di merci fob negli Usa \u00e8 arrivato a 127 miliardi di dollari, mentre quello verso la Gran Bretagna a 95 miliardi: l\u2019attivo nei confronti di questi due Paesi, rispettivamente pari a 75 e 49 miliardi, ha rappresentato il 43% del totale. Sono dunque mercati di sbocco assolutamente determinanti.<\/p>\n<p>Oltre alla evidente ruvidit\u00e0 delle relazioni tra Trump e Merkel, c\u2019\u00e8 da considerare che le trattative sulla Brexit sembrano essere state gestite a livello europeo con l\u2019obiettivo di danneggiare quanto pi\u00f9 possibile l\u2019economia britannica. Le difficolt\u00e0 cui Londra andrebbe incontro nel caso di una uscita dal Mercato interno sono continuamente enfatizzate e la stessa stampa tedesca, anche di recente, ha illustrato i disagi che ci sarebbero, nel caso di un no-deal, nei porti di imbarco delle merci in partenza dall\u2019Olanda e le file interminabili di autotreni alla dogana britannica. Mai, per\u00f2, un accenno alle ricadute sulla Germania: la congiura del silenzio si deve al timore che la sterlina si svaluti di un buon 20%, rendendo automaticamente invendibili nel Regno Unito la gran parte delle merci tedesche ed aumentando automaticamente la competitivit\u00e0 di quelle britanniche. Si tace anche della insostenibile contraddizione tra l\u2019impegno ad abbattere completamente le tariffe sul commercio di auto tra Unione europea ed Usa e la tentazione di alzarle nei confronti di quelle fabbricate in Gran Bretagna. Come se non bastassero i guai per il dieselgate negli Usa, \u00e8 il posizionamento premium delle auto tedesche che comincia a vacillare: sono auto ormai troppo care.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi la Francia con cui fare i conti: cerca di farsi sotto, con la scusa di costituire un Esercito europeo, per bilanciare sul piano militare e dell\u2019impegno all\u2019estero la supremazia economica tedesca. Per Berlino \u00e8 un onere crescente, sin da quando nel 1992 la Bundesbank sostenne solo il franco francese dall\u2019agguato portato dalla speculazione valutaria allo Sme: la mancata svalutazione rispetto al marco, a differenza della lira italiana e della sterlina, cost\u00f2 non poco all\u2019economia francese in termini di competitivit\u00e0. Il disavanzo strutturale nelle relazioni commerciali franco-tedesche, cifrato in 40 miliardi di euro annui, comporta un aumento continuo del finanziamento di portafoglio da parte tedesca: a dicembre scorso, gli impegni a favore di Parigi erano arrivati a 427 miliardi di dollari. E\u2019 una cifra davvero assai ingente, soprattutto se paragonata ai 418 miliardi in titoli emessi negli Usa, ed ai 218 miliardi in titoli emessi in Gran Bretagna. L\u2019attivismo del Presidente Emmanuel Macron, che ora si intesterebbe la linea europeista di fronte ai partiti sovranismi, rischia di spaccare anche il Partito popolare europeo che invece cerca una mediazione. E\u2019 questo un altro fronte scoperto per Berlino, che subisce l\u2019iniziativa altrui.<\/p>\n<p>Anche da Est si muovono minacce inattese: la Polonia \u00e8 ormai pronta, per dimensioni territoriali, dinamica economica e competitivit\u00e0, a sostituire la Germania nel suo ruolo di antemurale rispetto alla Russia. La sintonia con Trump, dimostrata dalla disponibilit\u00e0 di pagare 2 miliardi di dollari per ospitare una base militare americana, la dice lunga sulla eclisse tedesca.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 della prevedibile razionalit\u00e0 tedesca \u00e8 l\u2019incertezza radicale che torna, ancora una volta, a dominare i processi storici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/internazionale\/europa\/29305-germania-le-nuove-sfide\">http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/internazionale\/europa\/29305-germania-le-nuove-sfide<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARX XXI Pubblichiamo l&#8217;editoriale di Guido Salerno Aletta apparso su Milano-Finanza del 29 settembre 2018 Nell\u2019approssimarsi del trentesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, la Germania \u00e8 attonita di fronte all\u2019improvviso voltafaccia del destino. 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