{"id":44862,"date":"2018-10-05T10:00:21","date_gmt":"2018-10-05T08:00:21","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44862"},"modified":"2018-10-05T09:19:45","modified_gmt":"2018-10-05T07:19:45","slug":"la-nuova-eldorado-del-fondo-monetario-internazionale-lamerica-latina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44862","title":{"rendered":"La nuova Eldorado del Fondo Monetario Internazionale: l\u2019America Latina"},"content":{"rendered":"<p><strong>di OLTREFRONTIERA (William Bavone)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il XXI secolo ha rappresentato nella sua apertura per il Fondo Monetario Internazionale una sorta di bassa marea ovvero una progressiva estromissione dell\u2019organismo finanziario dalle dinamiche economiche della sub regione latinoamericana. Ci\u00f2 che ha segnato un tale ridimensionamento dell\u2019influenza del FMI sulle sovranit\u00e0 latinoamericane \u00e8 dovuto soprattutto ad un palese fallimento delle condizionalit\u00e0 dallo stesso applicate in cambio dell\u2019elargizione di fondi creditizi utili a risanare il debito pubblico di paesi spesso protagonisti di artificiose crescite miracolose molto spesso tradottesi in drammatiche recessioni. A supporto di questi fallimenti il FMI \u00e8 sempre intervenuto generosamente segnando soprattutto il ventennio \u201980-\u201990 del XX secolo. L\u2019intervento del FMI prevede l\u2019assegnazione di un credito dietro l\u2019impegno del Paese interessato ad applicare delle revisioni strutturali della propria economia e dietro ovviamente una restituzione programmata e rateizzata maggiorata di lauti interessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto concerne le revisioni strutturali a cui abbiamo accennato queste sono definite condizionalit\u00e0 e rappresentano una serie di \u201craccomandazioni\u201d utili alla ristrutturazione di un\u2019economia in deficit. Nello specifico parliamo di rimodulazione del sistema fiscale, deregolamentazione del mercato interno e del sistema lavoro, liberalizzazione del mercato con conseguente ridimensionamento della partecipazione pubblica alla vita economica attiva del paese. Suggerimenti ovviamente accolti dai governi di turno per poter accedere alle risorse finanziarie da restituire secondo un piano di rientro preciso e impreziosito da alti interessi. Questo meccanismo in America Latina ha segnato la deflagrazione di diverse economie spesso risucchiate in vortici senza soluzione fatti di interessi su interessi impossibili da pagare per via di un sistema statale ormai privato di ogni ingresso utile a tale scopo (la privatizzazione dei settori pubblici on faceva che ridurre le entrate statali alle sole tasse che a loro volta venivano mutilate dalla detassazione degli investimenti esteri nel paese).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019apice forse della non sostenibilit\u00e0 di tale sistema fu dato dal Default dell\u2019Argentina nel 2001. Un collasso finanziario che vede in vero le sue origini nella mala gestione della dittatura di Videla (gi\u00e0 in relazione con il FMI) e poi perpetrata fino alla presidenza di Carlos Sa\u00fal Menem. Anni di finta crescita terminati con una disarmante insolvenza e bancarotta del paese del Cono Sud. Da quel momento in poi tuttavia in Sud America vi fu una sorta di ridefinizione politica con un forte slittamento a sinistra. Nella gran parte dei paesi infatti si insediarono governi socialisti che come punto imprescindibile della propria progettualit\u00e0 ponevano l\u2019allontanamento dei funzionari del FMI dalle proprie gestioni economiche e il ripristino di una partecipazione pubblica attiva e determinate alla vita economica del paese. \u00c8 sempre l\u2019Argentina a fare scuola in tal senso con un saldo esemplare del proprio debito nel 2006 con il FMI e completa chiusura allo stesso organismo identificato quale causa del default del 2001.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Argentina che nuovamente, oggi, pu\u00f2 essere visto come il simbolo del ritorno dell\u2019organismo finanziario nella regione latinoamericana. La ventata socialista nel continente vive una flessione e gli approcci politici neoliberali sembrano avere ripristinato una pseudo fiducia con il proprio elettorato. Buenos Aires in chiusura del 2015 si \u00e8 messa alle spalle 12 anni di kirchnerismo (Nestor Kirchner fu l\u2019artefice dell\u2019espulsione del FMI dal paese e tale approccio fu perpetrato dalla moglie Cristina durante il proprio mandato fino per l\u2019appunto al 2015) e con Macri ha sin da subito riaperto al sistema creditizio internazionale. Un\u2019apertura che non poteva che generare un\u2019ulteriore impennata del debito del paese che oggi (2018) dimostra ogni sua pericolosit\u00e0. L\u2019Argentina appare sull\u2019orlo di un nuovo default e finisci proprio con il chiedere aiuto al Fondo Monetario Internazionale che di tutta risposta, prodigo di consigli, apre in favore di Buenos Aires un credito di 50 miliardi di dollari da restituire in tre anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le prospettive del FMI sono di una mancata crescita dell\u2019economia argentina per il 2018 e la necessit\u00e0 di attuare un piano di aggiustamenti strutturali per il buon esito del piano di sanazione dei conti (condizionalit\u00e0). Ma nel mese di luglio anche l\u2019Ecuador di Lenin Moreno, desideroso di voltare pagina e riscrivere la propria Rivoluzione Cittadina in contrapposizione al suo predecessore Correa, ha inteso richiedere la consulenza tecnica del FMI. Una decisione volta ad avviare un piano di riforme strutturali (condizionalit\u00e0) capaci nel rendere attrattivo il paese per gli investimenti esteri privati. Una mossa, quella di Moreno, che sin da subito ha avuto effetti positivi sulle risorse finanziarie di breve periodo. Infatti la Banca Mondiale ha reagito all\u2019apertura di Quito con l\u2019ampliamento del credito verso il paese andino da 1 miliardo di dollari a quasi un miliardo e mezzo. Relazioni finanziarie che durante il mandato di Rafael Correa non erano affatto possibili a causa del veto presidenziale ad ogni pacchetto di condizionalit\u00e0 proposto dagli enti finanziari internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se vogliamo tuttavia avere una percezione maggiore delle spire di un organo internazionale sull\u2019economia e la stabilit\u00e0 politica di un paese occorre andare l\u00e0 dove la condizione \u00e8 cronicamente in disavanza per il susseguirsi di catastrofi naturali: Haiti. L\u2019isola caraibica da anni ormai messa in ginocchio da disastri ambientali (terremoto del 2010 e tsunami del 2004) e continue invasioni e ingerenze (ultima invasione militare \u00e8 avvenuta nel 1994 ad opera degli USA mentre ora l\u2019isola \u00e8 praticamente occupata dalle forze internazionali dell\u2019ONU a seguito del disastro provocato dal terremoto del 2010). L\u2019isola ha ovviamente accettato alcune condizionalit\u00e0 del FMI per riuscire a sanare il proprio debito estero, ma lo scorso 14 luglio l\u2019eccesso di tale subordinazione alle volont\u00e0 del FMI \u00e8 costata la carica di primo ministro a Jack Lafontant. Le sue dimissioni sono infatti arrivate a seguito di violente proteste popolari contro l\u2019aumento del carburante (fino a + 51% sul prezzo) pattuito con il FMI. Dietrofront d\u2019obbligo da parte del governo e dimissioni del Primo Ministro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 quanto accade quando le condizionalit\u00e0 tradotte in riforme vanno ad esasperare oltre ogni modo una popolazione gi\u00e0 in condizione di povert\u00e0. L\u2019interazione tra Haiti e il FMI \u00e8 stata rinnovata proprio lo scorso febbraio con un programma operativo di aggiustamenti tecnico-finanziari intitolato Staff Monited Program (SMP). In realt\u00e0 tale programma risale al 2015 e nel 2018 siamo semplicemente all\u2019ennesimo adeguamento dello stesso alle necessit\u00e0 strutturali riconosciute dal FMI. L\u2019accettazione dell\u2019SMP ha consentito ad Haiti di accedere nel 2015 ad un credito di 49 milioni di dollari e nel 2016, a seguito dell\u2019Uragano Matthew, ad un\u2019ulteriore credito di 30,7 milioni di dollari con la formula del credito rapido.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti fondi che ovviamente andranno restituiti maggiorati degli interessi maturati che per un\u2019economia in ginocchio e cronicamente non autosufficiente appare pi\u00f9 come un\u2019utopia che una prospettiva realizzabile in un mondo in cui appare ben chiaro che chi torna a fare ottimi affari non \u00e8 altro che il FMI o gli altri organismi finanziari internazionali che con le loro condizionalit\u00e0 non fanno altro che accrescere la propria Eldorado.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/la-nuova-eldorado-delle-condizionalita-del-fondo-monetario-internazionale-lamerica-latina\/\">https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/la-nuova-eldorado-delle-condizionalita-del-fondo-monetario-internazionale-lamerica-latina\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OLTREFRONTIERA (William Bavone) &nbsp; Il XXI secolo ha rappresentato nella sua apertura per il Fondo Monetario Internazionale una sorta di bassa marea ovvero una progressiva estromissione dell\u2019organismo finanziario dalle dinamiche economiche della sub regione latinoamericana. 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