{"id":44873,"date":"2018-10-05T13:47:10","date_gmt":"2018-10-05T11:47:10","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44873"},"modified":"2018-10-05T13:47:10","modified_gmt":"2018-10-05T11:47:10","slug":"chi-vincera-la-guerra-fra-usa-e-cina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44873","title":{"rendered":"Chi vincer\u00e0 la guerra fra Usa e Cina"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>START MAGAZINE (Guido Salerno Aletta)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<header class=\"entry-header\">\n<div class=\"entry-thumbnail margin-bottom-30\">\n<div class=\"post-thumbnail\">\n<div class=\"thumb-w\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.startmag.it\/wp-content\/uploads\/cina-usa.jpg\" sizes=\"(max-width: 588px) 100vw, 588px\" srcset=\"https:\/\/www.startmag.it\/wp-content\/uploads\/cina-usa.jpg 588w, https:\/\/www.startmag.it\/wp-content\/uploads\/cina-usa-300x138.jpg 300w\" alt=\"\" width=\"588\" height=\"271\" \/><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/header>\n<div class=\"entry-content\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L\u2019analisi dell\u2019editorialista Guido Salerno Aletta<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A dirla tutta, non fu proprio una grande strategia quella che Barack Obama ha condotto durante il suo secondo mandato presidenziale, quando cerc\u00f2 di mettere in piedi due trattati commerciali paralleli, il\u00a0<a title=\"Il TPP \u00e8 (quasi) servito. Sar\u00e0 il pi\u00f9 grande accordo commerciale dagli anni '90\" href=\"https:\/\/www.teleborsa.it\/News\/2015\/06\/23\/ref-311.html\">TPP<\/a>\u00a0sul versante pacifico ed il\u00a0<a title=\"Il TTIP finisce nel piatto degli italiani\" href=\"https:\/\/www.teleborsa.it\/Speciali\/2016\/06\/10\/ref-1.html\">TTIP<\/a>\u00a0su quello Atlantico, cercando di coinvolgere tutti i Paesi delle due sponde ed in particolare l\u2019Unione europea, per isolare la Cina da una parte e la Russia dall\u2019altra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando ci si lamenta della frattura del quadro delle relazioni internazionali multilaterali, addebitandolo all\u2019attuale Presidente americano Donald Trump, si trascura che fu quella strategia a spezzare per la prima volta il sistema globale stabilito con il WTO.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 casuale, infatti, che il lancio nel 2013 da parte del Presidente cinese XI Jinping della strategia cinese volta a creare una\u00a0<strong>Nuova Via della Seta<\/strong>, denominata inizialmente\u00a0<strong>OBOR (One Belt, One Road)<\/strong>, poi ribattezzata\u00a0<strong>BRI (Belt &amp; Road Initiative)<\/strong>, rappresent\u00f2 una risposta alla strategia di Barack Obama: il progetto di un nuovo Trattato Transatlantico con l\u2019Unione Europea, che superasse anche le barriere non commerciali, fu infatti lanciato il 12 febbraio 2013 nell\u2019ambito del \u201cDiscorso sullo stato dell\u2019Unione\u201d. Era gi\u00e0 tutto concordato, visto che appena pochi giorni dopo giunse la risposta affermativa dell\u2019allora Presidente dalla Commissione europea, Manuel Barroso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La\u00a0<strong>strategia geopolitica americana<\/strong>, dopo la crisi finanziaria del 2008, era coerente con quella commerciale: occorreva contemporaneamente\u00a0<strong>destabilizzare l\u2019intero Medio Oriente<\/strong>\u00a0dopo la ritirata dall\u2019Afghanistan e dall\u2019Irak. Il rimescolamento delle carte nel Medioriente era necessario, creando fronti contrapposti, per isolare l\u2019Europa ed il Mediterraneo dalla avanzata cinese. Il raddoppio del Canale di Suez, finanziato dalla Cina per consentire alle sue navi pi\u00f9 capienti di evitare il periplo dell\u2019Africa, era stato avvertito come una chiara minaccia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le primavere arabe erano un modo per creare instabilit\u00e0: se l\u2019America non era pi\u00f9 in grado di presidiare quegli scacchieri, il conflitto cos\u00ec generato avrebbe reso impossibile a chiunque di insediarvisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 dunque conclusa, con una ritirata, la strategia americana iniziata nel 1978, quando contrast\u00f2 l\u2019invasione sovietica in Afghanistan finanziando i mujahidin islamici che vi si opponevano, e subito dopo quando non ostacol\u00f2 in Persia l\u2019avvento al potere dell\u2019Ayatollah Khomeini. La scelta, per Washington era drammatica: o lasciava spazio all\u2019estremismo religioso islamico, che si trasform\u00f2 subito in un boomerang per l\u2019intero Occidente considerato un Satana, oppure lasciava campo libero all\u2019URSS.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>LA RISPOSTA DEI BRICS<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguirono immediatamente gli accordi tra i Paesi aderenti al Gruppo dei\u00a0<strong>BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa)<\/strong>, Paesi capaci di rappresentare dal punto di vista della popolazione e delle integrazioni delle rispettive capacit\u00e0 produttive un polo alternativo a quello della globalizzazione guidata dall\u2019Occidente, ed in cui la Cina aveva trovato uno spazio eccezionalmente favorevole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei\u00a0<strong>Brics vivono 2,8 miliardi di persone, pari al 40% della popolazione mondiale<\/strong>: ma se ora producono gi\u00e0 il 25% del prodotto globale, rappresentano in prospettiva una quota assai pi\u00f9 grande per le potenzialit\u00e0 di crescita economica. Sono il mercato del futuro. La complementariet\u00e0 \u00e8 chiara: la\u00a0<strong>Russia<\/strong>\u00a0ha materie prime e prodotti energetici; la\u00a0<strong>Cina<\/strong>\u00a0ha terre poco fertili ma rappresenta la pi\u00f9 grande fabbrica del mondo con circa 1,4 miliardi di persone disponibili a lavorare e pronte a consumare; il\u00a0<strong>Brasile<\/strong>\u00a0\u00e8 un altro gigante continentale, che ha una terra fertilissima in grado di produrre derrate alimentari in quantit\u00e0 eccezionali; l\u2019<strong>India<\/strong>, a sua volta, \u00e8 gi\u00e0 l\u2019ufficio del mondo avendo una amplissima fascia di popolazione assai ben istruita nella gran parte delle discipline tecniche, con milioni di ingegneri che parlano correntemente l\u2019inglese; il\u00a0<strong>Sud Africa<\/strong>, infine, ha risorse minerarie non secondarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>DONALD TRUMP E LA GUERRA COMMERCIALE ALLA CINA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiunque abbia seguito la campagna elettorale americana ricorder\u00e0 nettamente la\u00a0<strong>idiosincrasia assoluta dimostrata gi\u00e0 allora dal candidato Trump nei confronti della Cina<\/strong>. Seguiva a menadito l\u2019impostazione di Peter Navarro, un economista americano conosciuto soprattutto per i libri in cui prevedeva un conflitto mortale tra Pechino a Washington.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">America First \u00e8 slogan di Trump: riguarda per un verso il riequilibrio commerciale e per l\u2019altro la necessit\u00e0 di evitare che si realizzi l\u2019obiettivo del programma \u201cMade in China 2025\u201d, che ha l\u2019ambizione di far diventare Pechino il Paese pi\u00f9 avanzato al mondo nelle nuove tecnologie, ivi compresa l\u2019intelligenza artificiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>GUERRA DEI DAZI: AD OGNI BOTTA, DUE RISPOSTE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019aumento dei\u00a0<strong>dazi americani<\/strong>, volto a rendere pi\u00f9 care le importazioni di merci cinesi, \u00e8 stato lanciato in fasi successive, secondo una logica di escalation che avrebbe dovuto portare Pechino ad accogliere una serie di richieste di Washington, quali la apertura completa del mercato interno con la eliminazione della clausola di condivisione del know-how come condizione posta agli stranieri che vogliono produrre in Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad ogni botta americana, in termini di nuovi dazi, la risposta cinese \u00e8 stata duplice, ed asimmetrica: mentre da una parte ha cercato di colpire l\u2019import americano gravandolo a sua volta di pesanti dazi, come nel caso della soia e del GNL (gas naturale liquefatto), dall\u2019altro ha contemporaneamente diminuito i dazi sull\u2019import proveniente da altri Paesi concorrenti degli Usa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa maniera, Pechino conta di spostare il baricentro dei suoi mercati, sia di approvvigionamento che di sbocco: i Paesi produttori di generi alimentari o di prodotti energetici, come Argentina ed Australia, vengono ampiamente favoriti rispetto agli Usa; i Paesi manifatturieri in cerca di sbocco per le proprie merci, come quelli europei, riempiono lo spazio lasciato vuoto in Cina dall\u2019aumento dei dazi sull\u2019import dagli Usa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I NUOVI BLOCCHI E LE LEZIONI DEL PASSATO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019estensione del gruppo dei Paesi Brics ad altre realt\u00e0, come potrebbero essere la Argentina e la Turchia che sono stati Ospiti d\u2019onore all\u2019ultima conferenza, crea fratture e tensioni ulteriori nell\u2019area che \u00e8 sempre stata \u201callineata\u201d agli Usa. Cuba, Brasile e Venezuela, altri esempi, sono stati sempre considerati da Washington come Paesi che si trovano nel suo \u201ccortile di casa\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Europa va per conto suo, come sempre divisa al suo interno. Prima della caduta del Muro di Berlino, \u00e8 utile ricordarlo, la Germania occidentale cercava terreni di confronto con la DDR, la Germania Orientale, attraverso la politica della Ostpolitik. L\u2019Italia era altrettanto divisa, con il PCI che vot\u00f2 contro la adesione alla Nato, e che negli anni mantenne un rapporto diretto con Mosca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso accade oggi. Ma mentre durante la Guerra fredda\u00a0<strong>l\u2019URSS era un interlocutore sostanzialmente ideologico<\/strong>, stavolta la Cina lo \u00e8 dal punto di vista squisitamente economico. Tanti Paesi, ancora una volta, hanno al loro interno interessi contrastanti, politici ed economici, che li attraversano e li dividono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli\u00a0<strong>Usa sono il Paese pi\u00f9 tecnologicamente avanzato<\/strong>, ma la sua tenuta socio-economica dipende in gran parte dal voto dei farmers e dalle loro esportazioni di prodotti agricoli, in competizione con economie enormemente pi\u00f9 povere. Gli Usa hanno un buco produttivo nella manifattura, la Old Economy, che \u00e8 stata abbandonata progressivamente a partire dagli anni Ottanta, e che \u00e8 diventata il punto di forza di tutti i Paesi emergenti, principalmente la Cina. Washinghton ha un disavanzo commerciale enorme, ma mantiene soprattutto all\u2019estero un altrettanto enorme softpower.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La\u00a0<strong>Cina<\/strong>\u00a0ha superato il ruolo di produttore a basso costo di prodotti tecnologicamente maturi, ma sconta la necessit\u00e0 di una crescita elevata per poter mantenere la coesione interna, basata su questa aspettativa. L\u2019<strong>avanzo commerciale cinese si \u00e8 andato assottigliando<\/strong>, in quanto le sue importazioni sono cresciute pi\u00f9 velocemente delle esportazioni: il mercato interno \u00e8 cresciuto. La BRI rappresenta per la Cina una strategia di lungo respiro, volta a creare una rete di rapporti diretti, cos\u00ec come lo sono gi\u00e0 quelli con i BRICS: \u00e8 qui che si gioca la partita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vincer\u00e0 chi sapr\u00e0 mantenere (gli Usa), ovvero creare (la Cina), la rete pi\u00f9 coesa di relazioni con l\u2019estero, considerando ogni profilo. Senza svenarsi economicamente, perch\u00e9 questa fu la rovina dell\u2019URSS, e soprattutto cercando di rappresentare un modello da imitare. Nessuno dei due contendenti sembra in grado di farlo: per questo sar\u00e0 stallo, ancora per lungo tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nuova Guerra fredda, a 30 anni dalla caduta del Muro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nuovi Blocchi. Chi collasser\u00e0 per primo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Articolo pubblicato su <a href=\"https:\/\/www.teleborsa.it\/Editoriali\/2018\/09\/25\/nuovi-blocchi-chi-collassera-per-primo-1.html\">teleborsa.it<\/a><\/em><\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.startmag.it\/mondo\/chi-vincera-la-guerra-fra-usa-e-cina\/\">https:\/\/www.startmag.it\/mondo\/chi-vincera-la-guerra-fra-usa-e-cina\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di START MAGAZINE (Guido Salerno Aletta) &nbsp; L\u2019analisi dell\u2019editorialista Guido Salerno Aletta A dirla tutta, non fu proprio una grande strategia quella che Barack Obama ha condotto durante il suo secondo mandato presidenziale, quando cerc\u00f2 di mettere in piedi due trattati commerciali paralleli, il\u00a0TPP\u00a0sul versante pacifico ed il\u00a0TTIP\u00a0su quello Atlantico, cercando di coinvolgere tutti i Paesi delle due sponde ed in particolare l\u2019Unione europea, per isolare la Cina da una parte e la Russia dall\u2019altra.&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":44874,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/1521876_439005332896607_658296631_n.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-bFL","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44873"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=44873"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44873\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":44875,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44873\/revisions\/44875"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/44874"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=44873"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=44873"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=44873"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}