{"id":44876,"date":"2018-10-06T11:00:38","date_gmt":"2018-10-06T09:00:38","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44876"},"modified":"2018-10-06T07:55:09","modified_gmt":"2018-10-06T05:55:09","slug":"contro-lausterita-la-lezione-di-un-vecchio-socialista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44876","title":{"rendered":"Contro l\u2019austerit\u00e0 la lezione di Un vecchio Socialista"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>SENSO COMUNE (Riccardo Lombardi e Tommaso Nencioni)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>Nel 1950 la CGIL lanciava la campagna per il piano del lavoro. Il Piano presupponeva una messa in discussione del modello di sviluppo perseguito dalla DC e dai suoi alleati nel primo quinquennio repubblicano. Un modello di sviluppo teso \u00a0privilegiare l\u2019accumulazione privata e la libert\u00e0 del mercato di stabilire le priorit\u00e0 di investimento nel Paese. Il dogma monetarista era posto a giustificazione dell\u2019ideologia liberista che stava guidando la ricostruzione. Contro questa visione si scagli\u00f2 uno dei pi\u00f9 attivi e competenti\u00a0difensori del Piano confederale,\u00a0<a href=\"https:\/\/amsdottorato.unibo.it\/4428\/\">il socialista Riccardo Lombardi<\/a>.\u00a0<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Nell\u2019articolo che segue, pubblicato su \u201cRinascita\u201d nel febbraio del 1950, Lombardi confuta l\u2019impianto liberista delle misure economiche portate avanti dai governi De Gasperi e sottolinea le potenzialit\u00e0 di crescita di un piano di intervento di statale, smascherando gli interessi particolari ed oligarchici che prendevano corpo all\u2019ombra del dogma monetarista. Si tratta di un dibattito che, a distanza di quasi 70 anni, risulta utile a capire la vera natura dello scontro in atto oggi tra i sostenitori dell\u2019austerit\u00e0 e chi, come noi di Senso Comune, propone la necessit\u00e0 dell\u2019intervento statale come via privilegiata verso la ricostruzione di un\u2019economia al servizio del popolo.\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Purtroppo oggi lo Stato si \u00e8 privato di alcune leve necessarie all\u2019attuazione del Piano, prima tra tutte quella creditizia, finita in mano ai privati. Per certi versi, la situazione oggi \u00e8 pi\u00f9 arretrata di quella di 70 anni or sono. Purtroppo, abbiamo oggi molti De Gasperi ma pochi Lombardi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riccardo Lombardi,\u00a0<i>Il problema dei finanziamenti e l\u2019obiettivo del piano confederale,\u00a0<\/i>\u201cRinascita\u201d, 2\/1950.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il problema<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>del finanziamento del piano della Cgil \u00e8 stato degradato ad un livello che chiamerei bertoldesco (se Bertoldo non avesse posseduto buon senso oltre che senso comune)<\/strong>\u00a0dalla frase immeritatamente famosa del presidente del consiglio dei ministri: \u201cnon sono piani che mancano, mancano i soldi\u201d.\u00a0Lo slogan presidenziale va rigorosamente rovesciato: non sono necessari i \u201csoldi\u201d bens\u00ec i piani: piani ben s\u2019intende coerenti, razionali e aderenti alle concrete necessit\u00e0 del Paese e soprattutto sorretti da forze umane interessate alla loro realizzazione, disposte agli sforzi e anche ai sacrifici collettivi che tale realizzazione comporta. Sforzi collettivi\u00a0<i>che non sono esterni al piano ma fanno parte essi stessi del piano<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per una curiosa avventura [\u2026] l\u2019Italia \u00e8 il solo fra i paesi sottosviluppati e uno dei pochissimi anche fra quelli che non sottostanno a tale infelicit\u00e0 di situazione,<\/strong>\u00a0ove i problemi della espansione e dei consumi e della lotta alla disoccupazione, vengano ancora affrontati con slogan siffatti, rivelatori di una mentalit\u00e0 arcaica e frusta, impermeabile alle esperienze e dei paesi capitalistici e dei paesi socialisti o avviati al socialismo [\u2026].\u00a0Quando De Gasperi afferma che per realizzare il piano occorrono i \u201csoldi\u201d ci\u00f2 non pu\u00f2 avere altro significato se non che occorre, prima di dar mano a qualsiasi programma produttivo, avere disponibile la massa di risparmio monetario gi\u00e0 formata e non ancora investita [\u2026]; indipendentemente da questo primo problema rimanendo il secondo, se cio\u00e8 affidare ai privati l\u2019investimento di tale risparmio o se sostituirne la iniziativa con quella dello Stato prelevandone la disponibilit\u00e0 merc\u00e9 l\u2019imposta o il prestito pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E poich\u00e9 la formazione del risparmio nel nostro Paese \u00e8 estremamente lenta rispetto all\u2019aumento della popolazione, gli investimenti non potrebbero venire accelerati se non facendo ricorso ad una drastica limitazione dei consumi, allo scopo di trasferirne il costo in produzione di beni strumentali o di consumo durevole.<\/strong>\u00a0Il contenuto di classe di siffatta impostazione appare pienamente dispiegato a chi consideri che le sue inevitabili conseguenze non potrebbero esserne che: 1) una compressione dei salari fino al limite dello sterminio dei lavoratori; 2) il raggiungimento di un equilibrio di piena occupazione [\u2026] ma ad un livello estremamente basso; 3) un forzamento delle esportazioni anche di beni di consumo, conseguenza e premessa nello stesso tempo del mantenimento dell\u2019equilibrio di piena occupazione a basso livello. Tralasciamo per brevit\u00e0 di sviluppare adeguatamente l\u2019ovvio concetto che il solo sistema politico confacente a siffatta configurazione economica sarebbe il fascismo: cos\u00ec che l\u2019impostazione \u201cufficiale\u201d data da De Gasperi al problema economico italiano non presenta altre prospettive se non l\u2019alternativa fra disoccupazione e fascismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Senonch\u00e9 la giusta impostazione del problema<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>\u00e8 tuttaffatto diversa. Senza dubbio alcuno per eseguire un programma di investimenti occorre il risparmio,<\/strong>\u00a0cio\u00e8 una quota di beni prodotti ma non consumati (o perch\u00e9 beni strumentali, o perch\u00e9 beni di consumo esportati in contropartita di beni strumentali, o in contropartita di crediti da utilizzare per beni di consumo dilazionato): ma non \u00e8 necessario che tale risparmio preesista all\u2019investimento; esso pu\u00f2 essere il prodotto dell\u2019investimento, tanto maggiore quanto pi\u00f9 vario e pi\u00f9 produttivo \u00e8 l\u2019investimento stesso. Il fatale errore in cui si \u00e8 avviluppato il nostro governo, almeno fino ad oggi, \u00e8 di avere considerato il risparmio come una costante e non come una variabile; di avere cio\u00e8 nel fatto (e qualche volta anche in teoria) trascurato che il risparmio aumenta con l\u2019aumentare della produzione, e che per conseguenza l\u2019aumento di produzione determinato da un aumento di investimenti produce nuovo risparmio: sotto questo aspetto va intesa la dichiarazione \u201cil piano finanzia se stesso\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Finanzia se stesso a una condizione: che l\u2019investimento sia produttivo. [\u2026]\u00a0Il problema del finanziamento del piano si articola perci\u00f2 correttamente nei seguenti altri problemi:<\/strong>\u00a01) stabilire se il livello attuale degli investimenti (pubblici e privati) \u00e8 sufficiente, o almeno compatibile con un minimo di vita civile del Paese e come tale tollerabile; 2) individuare gli investimenti di massima produttivit\u00e0 intendendosi fin da questo momento come tali quelli produttori di massimo profitto collettivo e non di massimo profitto privato; 3) quali metodi adottare per impedire che il potenziale inflazionistico che qualsiasi programma di larghi investimenti comporta non si sviluppi in una spirale di prezzi-salari suscettibile di annullare rapidamente le condizioni stesse di realizzabilit\u00e0 del piano [\u2026].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un\u2019obiezione seria piuttosto potrebbe esserci posta: se la disoccupazione non sia il sintomo di una crisi ciclica anzich\u00e9 di una crisi di struttura;<\/strong>\u00a0poich\u00e9 nel primo caso essa potrebbe essere riassorbita merc\u00e9 una efficiente politica anticiclica, che \u2013 pur implicando una dilatazione degli investimenti \u2013 non si affida soltanto a questi ultimi ma si rivolge prevalentemente a stimolare la domanda dei beni nei limiti di producibilit\u00e0 dell\u2019esistente apparato produttivo, senza postularne un incremento quantitativo e qualitativo cos\u00ec massiccio da tradursi in radicale variazione di struttura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Orbene: non neghiamo che la crisi abbia anche caratteri ciclici specie nell\u2019economia dell\u2019Alta Italia [\u2026]<\/strong>\u00a0ma essi sono sovrapposti a una fondamentale crisi di struttura rivelata soprattutto dalla povert\u00e0 del mercato interno [\u2026]; dalla immobilit\u00e0 (o meglio non regredibilit\u00e0) del livello di disoccupazione; infine dalla precariet\u00e0 artificiosa del nostro commercio con l\u2019estero [\u2026] fondato sugli \u201caiuti\u201d gratuiti e stornati dai mercati produttori di beni complementari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Qualsiasi politica economica che non tenda a dilatare il nostro mercato interno e a spostare il nostro commercio con l\u2019estero verso aree produttrici di beni complementari a quelli da noi prodotti \u00e8 condannata alla sterilit\u00e0:<\/strong>\u00a0ma, per l\u2019appunto, siffatti obiettivi non sono probabili senza una \u201cpolitica di struttura\u201d di cui sono direttrici indicative il risorgimento economico del mezzogiorno e il rafforzamento e l\u2019espansione dell\u2019industria meccanica.\u00a0<b><\/b>Se difatti la crisi possedesse preminenti caratteri ciclici e di congiuntura, non soltanto la sua soluzione postulerebbe un ritmo di investimenti meno accentuato di quello proposto dal piano confederale, ma non richiederebbe per essi altra selezione che non sia quella dettata dal regolatore automatico della redditivit\u00e0 in termini di profitto privato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[\u2026] non incentivi rivolti indiscriminatamente a tutte le attivit\u00e0 produttive, senza alcuna selezione qualitativa, il che rappresenterebbe il rovescio \u2013 ma con gli stessi errori \u2013<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>della politica [monetarista n.d.r.] Einaudi del 1947<\/strong>\u00a0rivolta a deprimere gli incentivi all\u2019investimento ma sempre con manovra quantitativa e non selettiva; bens\u00ec investimenti selezionati su direttrici precise corrispondenti al massimo di utilit\u00e0 collettiva, individuata nella massima capacit\u00e0 di occupazione permanente, nella massima produttivit\u00e0 di beni destinati al consumo delle classi povere, nel massimo incremento dato alla utilizzazione delle risorse produttive esistenti e sottoutilizzate, infine nella massima produzione di beni esportabili verso mercati permanenti e complementari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In tale presa di posizione sono contenute ed implicite le seguenti conseguenze:<\/strong>\u00a01) la permanenza data all\u2019investimento pubblico rispetto a quello privato, come il solo suscettibile di determinarsi secondo il regolatore dell\u2019utile collettivo e del profitto differito; 2) la persuasione che il risanamento della nostra arretrata struttura economica non pu\u00f2 pi\u00f9 essere la risultante della convergenza felice delle forze spontanee opportunamente stimolate bens\u00ec il punto di arrivo di una direzione cosciente e responsabile. Profilato sotto quest\u2019ultimo punto di vista non abbiamo difficolt\u00e0 a consentire che il piano confederale \u00e8 il primo passo di una vera e propria rivoluzione il cui sviluppo pacifico non dipende soltanto dalla Cgil. [\u2026]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Abbiamo detto sopra che il vero problema non \u00e8 dove \u201ctrovare i soldi\u201d, bens\u00ec come prevenire e fronteggiare la carica inflazionistica che qualsiasi programma massiccio e accelerato di investimenti comporta.\u00a0<\/strong>Non esiste dubbio che la prima seria contropartita \u00e8 rappresentata dal carattere stesso del piano confederale, dalla scelta cio\u00e8 dei settori di investimento produttivo. Gli investimenti per esempio nella produzione idroelettrica e negli elettrodotti nazionali di collegamento e di compensazione comportano un energico e abbastanza rapido incremento del rendimento del lavoro e perci\u00f2 una riduzione dei costi di produzione e dei prezzi sia per il mercato interno che per l\u2019esportazione. Cos\u00ec gli investimenti nel settore dell\u2019edilizia popolare comportano [\u2026] anche una efficace pressione nel diminuire il costo degli affitti, costo che incide sensibilmente [\u2026] sul bilancio della famiglia lavoratrice; gli investimenti in opere di bonifica, irrigazione, approvvigionamento idraulico implicano tutte le conseguenze di autofinanziamento [\u2026]. Infine tutti e tre i settori di investimento convergono felicemente a provvedere di maggior lavoro e \u2013 quel che pi\u00f9 conta \u2013 di previsioni certe di lavoro per parecchi anni, il settore dell\u2019industria meccanica e quelli collaterali, consentendo una riduzione drastica del costo di produzione unitario, contribuendo efficacemente alla diminuzione dei prezzi dei prodotti all\u2019interno e all\u2019aumento delle esportazioni in contropartita delle materie prime, semilavorati e viveri indispensabili per l\u2019esecuzione del piano e per il sostentamento dei lavoratoti che vi sono occupati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Affermare che \u201cil piano finanzia il piano\u201d altro non vuol dire se non che il valore della produzione da esso determinata sar\u00e0 maggiore del suo costo [\u2026].\u00a0<\/strong>Per il finanziamento iniziale [\u2026] si pu\u00f2 e si deve ricorrere\u00a0<em>al triplo strumento dell\u2019imposta, del prestito pubblico, del credito;<\/em>\u00a0mentre le prime due leve hanno un significato (e nello stesso tempo un limite) nella misura in cui determinano una contrazione dei consumi voluttuari (o pi\u00f9 esattamente dei consumi delle classi ricche: non importa che tale contrazione determini una disoccupazione nelle industrie produttrici di tali beni, larghissimamente compensata dalla maggior occupazione negli altri settori), la terza leva (il credito) per non essere dilapidata e stornata dai fini produttivi (perch\u00e9 si producano \u201ccentrali elettriche e non cinema di lusso\u201d) ha bisogno di una energica, rapida, elastica e responsabile direzione; lo Stato ha i mezzi per realizzarla, proprietario com\u2019\u00e8 del pi\u00f9 importante settore bancario: si serva \u2013 finalmente \u2013 degli strumenti di cui dispone, altrimenti sar\u00f2 inevitabile la dispersione e l\u2019inflazione. [\u2026]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il successo del Piano \u00e8 affidato come abbiamo notato espressamente alla stabilit\u00e0 dei prezzi nel corso della sua realizzazione [\u2026].<\/strong>\u00a0La realizzazione del Piano trova un ostacolo nelle strozzature monopolistiche [\u2026]. Nello stesso modo in cui del piano costituisce una parte essenziale un sistema di controllo e di manovra del credito, cos\u00ec fa parte altrettanto necessaria un sistema di controllo e di manovra dei prezzi indirizzato a garantire la stabilit\u00e0 [\u2026].\u00a0Pu\u00f2 un tale piano essere raccolto e realizzato dall\u2019attuale classe dirigente? La sola cosa che possiamo rispondere \u00e8 che non \u00e8 possibile realizzare il piano senza rompere alcuni legami di classe, la cui natura \u00e8 apparsa nel corso di questa nota, e senza incidere nel sistema dei monopoli. Sotto questo profilo il piano confederale [\u2026] non si rivolge, ora, contro i monopoli in quanto detentori dell\u2019apparato produttivo bens\u00ec in quanto limitatori obiettivi della produzione e determinanti di strozzature inibitrici degli investimenti produttivi.\u00a0La sola cosa che possiamo sicuramente affermare \u00e8 che esso costituisce la grande prova della raggiunta coscienza della classe operaia di essere capace di dirigere l\u2019economia produttiva nel senso dell\u2019interesse collettivo. Obiettivamente poi \u00e8 la prova che la classe operaia \u00e8 la sola vitalmente interessata alla risoluzione dei problemi della produzione e che a tale soluzione affidi non<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>un maggiore o minor livello di benessere ma il proprio avvenire e la sua stessa esistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A cura di Tommaso Nencioni. Per renderne pi\u00f9 agile la lettura dal testo sono stati tagliati i riferimenti pi\u00f9 contingenti alla polemica politica dell\u2019epoca.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/in-teoria\/contro-lausterita-la-lezione-di-un-vecchio-socialista\/\">https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/in-teoria\/contro-lausterita-la-lezione-di-un-vecchio-socialista\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE (Riccardo Lombardi e Tommaso Nencioni) &nbsp; Nel 1950 la CGIL lanciava la campagna per il piano del lavoro. Il Piano presupponeva una messa in discussione del modello di sviluppo perseguito dalla DC e dai suoi alleati nel primo quinquennio repubblicano. Un modello di sviluppo teso \u00a0privilegiare l\u2019accumulazione privata e la libert\u00e0 del mercato di stabilire le priorit\u00e0 di investimento nel Paese. Il dogma monetarista era posto a giustificazione dell\u2019ideologia liberista che stava&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":92,"featured_media":33207,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Senso-Comune.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-bFO","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44876"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/92"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=44876"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44876\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":44888,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44876\/revisions\/44888"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/33207"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=44876"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=44876"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=44876"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}