{"id":44991,"date":"2018-10-10T10:00:48","date_gmt":"2018-10-10T08:00:48","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44991"},"modified":"2018-10-09T08:36:31","modified_gmt":"2018-10-09T06:36:31","slug":"lafrica-contesa-da-cina-e-francia-ipotesi-e-scenari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=44991","title":{"rendered":"L\u2019Africa contesa da Cina e Francia. Ipotesi e scenari"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>FORMICHE (Giancarlo Elia Valori)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/formiche.net\/timthumb.php?src=https%3A%2F%2Fformiche.net%2Ffiles%2F2016%2F04%2FImagoeconomica_29823.jpg&amp;h=580&amp;w=950&amp;a=c&amp;bid=10051&amp;zc=1\" alt=\"L\u2019Africa contesa da Cina e Francia. Ipotesi e scenari\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<header class=\"entry-header aa\">\n<div id=\"ec-excerpt\" style=\"text-align: justify;\">Parigi non moller\u00e0 mai l\u2019Africa, ma lo stesso vale anche per Pechino. E quest&#8217;ultimo inoltre non interverr\u00e0 mai militarmente se non colpito direttamente, pur mettendo dentro il Continente Nero, capitali in grande quantit\u00e0. L&#8217;analisi di Giancarlo Elia Valori<\/div>\n<\/header>\n<div class=\"entry-content\">\n<div id=\"entry-content-wrapper\">\n<div id=\"ec-content\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Si delinea, oggi, uno scontro geo-economico e strategico tra Cina e Francia, in tutto il quadrante africano, con Parigi che sostiene gli Usa, in una nuova relazione bilaterale; e la Cina che modifica la sua penetrazione economica nel Continente Nero. In una nuova relazione con la Federazione Russa. Vediamo ora i dati principali: per quest\u2019anno la Banca Africana per lo Sviluppo ha previsto una crescita dell\u20191,9% in Africa Australe, del 2,2% in Africa Centrale e addirittura del 3,4% nell\u2019Africa dell\u2019Est e del Nord. Si sta andando, comunque, verso un rallentamento della crescita economica in tutto il globo, un rallentamento che sar\u00e0 siglato dall\u2019arrivo e dal superamento della soglia a 100 Usd del prezzo del barile di petrolio. Se, infatti, si vanno a vedere i dati e le serie statistiche, le grandi crisi economiche e finanziarie recenti sono state innescate da un aumento significativo del prezzo del petrolio. A cui l\u2019Occidente regge con sempre maggiore difficolt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019Africa dell\u2019Est, continuando il nostro discorso, la crescita sar\u00e0 addirittura del 5,7%, il tasso maggiore del mondo, oggi, a parte alcuni Paesi dell\u2019Asia. Ma lo sviluppo africano ha due facce, quella della crescita del Pil e l\u2019altra, non meno importante, dell\u2019aumento dell\u2019indebitamento esterno di molte nazioni del Continente Nero. Un indebitamento dell\u2019Africa che riguarda soprattutto la Cina. Possiamo osservare qui dei casi gi\u00e0 molto gravi: nel gennaio del 2017, il Mozambico ha infatti dichiarato la sua impossibilit\u00e0 a ripagare alla scadenza le quote del suo debito estero, a causa di un debito occulto, acceso dalle sue imprese, per ben 1,8 miliardi di Euro. Nell\u2019agosto dell\u2019anno scorso, il 2017, il Congo ha poi dovuto rivalutare il suo debito al 120% del suo Pil (prima era il 77%) per simili motivi. L\u2019indebitamento occulto \u00e8 una delle piaghe dell\u2019Africa attuale. Vale il 34% del Pil totale africano di oggi. Indebitamento soprattutto in valute estere, spesso acceso con banchieri poco raccomandabili, tra cui elementi della criminalit\u00e0 organizzata italiana e di altre aree; il che, ovviamente, favorisce l\u2019acquisto, da parte della Cina, di imprese africane che costano ormai un pugno di riso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Nigeria, il 60% delle entrate dello Stato va oggi a pagare il servizio del debito pubblico, con evidenti e prevedibili sommosse interne nel prossimo futuro, dato che il governo di Abuja non ha riserve per la spesa pubblica produttiva e il necessario sostegno alla povert\u00e0. Nel Ghana, il governo di <strong>Nana Akufo-Addo<\/strong>, al potere dal gennaio 2017, ha assunto su di s\u00e9 il debito accumulato dai suoi predecessori, che vale oggi l\u201980% del Pil. L\u2019Angola, la seconda potenza petrolifera subsahariana, \u00e8 anch\u2019esso pieno di debiti e in fase di diminuzione delle estrazioni. Dovremmo essere, in Angola, al 90% del Pil, con un trend debitorio in forte ascesa. La Cina, lo abbiamo gi\u00e0 accennato, ha gi\u00e0 in mano gran parte del debito africano. Possiede, Pechino, il 70% del debito pubblico camerunense. Un dato similare lo possiamo verificare in Kenya. Poi, le banche internazionali ci informano che l\u2019appetito per il credito cinese \u00e8 aumentato, in tutta l\u2019Africa, dal 2010 al 2014, del 54%. Una cifra mai raggiunta da nessun Paese sviluppato, nei rapporti bancari e di sviluppo economico con l\u2019Africa. Fino al 2017, per\u00f2, la media del debito pubblico africano era al 45% del Pil.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma oggi, secondo la Banca Africana per lo Sviluppo, almeno 11 dei 35 Paesi a basso reddito medio dell\u2019Africa sono ritenuti ad altissimo rischio di super-indebitamento. Il basso costo delle materie prime, ormai da anni, \u00e8 stato l\u2019innesco della crisi, che diventer\u00e0 certamente gravissima nella fase del \u201cpicco del debito\u201d che, per l\u2019Africa, dovrebbe arrivare nel 2021. Nello stesso momento, alcuni Stati africani hanno per\u00f2 cominciato a prestare ad alcuni Paesi emergenti, sempre africani, ovviamente ad un tasso superiore a quello a loro concesso. Paesi che non avevano alcun accesso al credito internazionale. E con materie prime in calo da molto tempo; e inoltre un costo della manodopera crescente e l\u2019aumento dell\u2019instabilit\u00e0 politica interna, generato dalla crisi della spesa pubblica per un pur minimo Welfare State. Una spirale del debito che ha gi\u00e0 permesso a ben 32 Paesi africani di accettare le condizioni capestro dei Fondi privati di riciclo del debito, che acquisiscono i titoli a prezzi stracciati, per poi rivenderli a un prezzo maggiorato ai buoni clienti europei e americani. Nel lontano 1996, peraltro, Costa d\u2019Avorio, Ghana, Camerun, Gabon, Rwanda e Kenya hanno accettato il programma Ppte (Pays Pauvres Tr\u00e9s End\u00e8ttees) della Banca Mondiale e del Fondo Monetario, un programma che ha imposto loro una rigida manutenzione della spesa, per permettere successivamente un rientro nel meccanismo del credito internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le ricette sono ben note: privatizzazioni, nella credenza che il privato sia metafisicamente meglio dello Stato, riduzioni pesanti della spesa corrente, riduzione della spesa per la sicurezza e per gli investimenti, anche per quelli produttivi. Ci\u00f2, come \u00e8 facile immaginare, ha creato una crisi profondissima nei redditi delle classi pi\u00f9 povere e un vero e proprio annichilimento delle prospettive per le giovani generazioni. Che, infatti, fuggono irragionevolmente verso l\u2019Ue. O nel fortissimo interscambio di forza-lavoro tra i vari paesi africani. I Paesi pi\u00f9 indebitati dell\u2019Africa sono, nell\u2019ordine, oggi, l\u2019Africa del Sud, il Sudan, l\u2019Egitto, il Marocco, la Tunisia, l\u2019Angola, la Repubblica Democratica del Congo, la Costa d\u2019Avorio, la Nigeria, il Kenya. Un continente gi\u00e0 distrutto, quindi, prima di essere reso sufficientemente produttivo. Ironia della sorte, molti di questi Paesi sono anche nell\u2019elenco delle Nazioni pi\u00f9 ricche dell\u2019Africa: Egitto, Africa del Sud, Nigeria. Sempre in ordine decrescente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Francia, per\u00f2, ha perso il suo ruolo tradizionale di primo investitore in Africa. Tra il 2015 e il 2016, per esempio, la Cina ha investito nel Continente Nero ben 38,4 miliardi di Usd, Gli Emirati Arabi Uniti, gi\u00e0 il secondo investitore nel Continente, \u00e8 arrivato, nello stesso periodo, a 15 miliardi di Usd. Ma \u00e8 l\u2019Italia il primo investitore tra i Paesi europei, soprattutto attraverso l\u2019Eni. Non la Francia, quindi, che \u00e8 solo sesta con 7,7 miliardi di Usd investiti. La Federazione Russa, intanto, rafforza i suoi storici legami con l\u2019Algeria, predispone una zona di libero scambio nel Maghreb, con al centro il regno alawita del Marocco, costruisce centrali nucleari in Egitto e nell\u2019Africa del Sud, con ulteriori esportazioni di granaglie russe verso i Paesi africani pi\u00f9 poveri. Poi, la Russia sta organizzando progetti di collaborazione paritaria in Guinea Equatoriale, Burundi, Zambia, Uganda, Zimbabwe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le aree che meno interessano alla Cina o dove vi pu\u00f2 essere collaborazione tra Pechino e Mosca, con i russi che si interessano di agricoltura e petroli; e i cinesi che fanno infrastrutture e operano nel mercato delle altre materie prime. La Cina \u00e8 gi\u00e0 proprietaria al 98% del coltan mondiale, la columbite-tantalite che serve per tutti i circuiti elettronici commerciali. E che si trova nella Repubblica Centroafricana. Le esportazioni della Francia in Africa, per\u00f2, sono quasi dimezzate nel 2018 rispetto ai dati del 2000, dall\u201911% al 5,5%. In Senegal, poi, la caduta delle esportazioni francesi \u00e8 stata del 25% nel 2017, una perdita che ha favorito localmente la Turchia, la Spagna e, soprattutto, la Cina. Certo, l\u2019Africa francofona, quella legata al Franco Cfa, per intenderci, di cui peraltro abbiamo gi\u00e0 parlato, \u00e8 una fonte colossale di materie prime, con il 14% delle riserve energetiche al mondo e il 22% globale delle terre abitabili. Tramite l\u2019Africa del Franco Cfa, la francofonia, che da sola \u00e8 il 4% della popolazione mondiale, rappresenta ancora il 16% del Pil mondiale e il 20% degli scambi globali di merci. La Francia di Macron, ma anche quella del pi\u00f9 amorfo predecessore Hollande, vogliono creare allora un mercato comune autonomo, da giocare anche contro una UE avversa, tra economia dell\u2019Esagono e quella della francofonia africana. Ed \u00e8 proprio questo il punto di contrasto geopolitico con la Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma Pechino ha ancora molte frecce al proprio arco. Nel giugno scorso, per esempio, il Burkina Faso ha annunciato di aver interrotto le proprie relazioni con Taiwan, per riconoscere solo la Repubblica Popolare Cinese. Il primo passo che Pechino chiede a tutti i propri partenaires. La Cina ha inoltre raddoppiato il commercio bilaterale degli Usa con l\u2019Africa gi\u00e0 nel 2013. L\u2019inizio del nuovo rapporto tra la Cina e l\u2019Africa, dopo la teoria maoista \u201cdei Tre Mondi\u201d, in cui per\u00f2 la Cina popolare diventava il leader del Terzo Mondo, dopo i due \u201cimperialismi\u201d americano e sovietico, avviene dopo la crisi di Piazza Tien An Men, nel 1989, per sfuggire all\u2019isolamento dettato dall\u2019Occidente (e dalla Russia, che aveva all\u2019epoca i suoi bei problemi da risolvere). \u00c8 poi da notare che molti dirigenti attuali africani sono stati educati proprio in Cina. Pensiamo a <strong>Joseph Kabila<\/strong>, leader della Repubblica Democratica del Congo, che ha studiato alla Universit\u00e0 Nazionale della Difesa, a Pechino. O a <strong>Mulatu Teshoma<\/strong>, presidente dell\u2019Etiopia, che ha studiato filosofia e economia politica, con un dottorato in diritto internazionale, all\u2019Universit\u00e0 di Pechino, oltre a successivi studi negli Usa, alla Tufts University. Oppure ancora a <strong>Emmerson Mnangagwa<\/strong>, presidente dello Zimbabwe, gi\u00e0 allievo della \u201cScuola di Marxismo\u201d dell\u2019Universit\u00e0 di Pechino, con un periodo successivo di addestramento al combattimento a Nanchino. E, ancora, ricordiamo che il leader attuale dello Zimbabwe ha studiato ingegneria militare, sempre in Cina, per poi ritornare in Tanzania nel 1964.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come risponde allora la Francia? Nel luglio 2018 Macron ha visitato la Nigeria, prima era stato in Ghana, ma \u00e8 evidente la sua intenzione di conquistare non la vecchia francofonia africana, ma un largo consenso anche nella parte anglofona del Continente Nero. Per il presidente francese l\u2019Africa si \u00e8 anch\u2019essa \u201cmondializzata\u201d e occorre quindi uscire dal vecchio perimetro tradizionale della fran\u00e7afrique. Il concetto che informa Macron non \u00e8 pi\u00f9 quello classico, della Fran\u00e7afrique, appunto, ma quello dell\u2019AfricaFrance. \u00c8 questo il senso con cui il presidente francese ha offerto il ruolo di presidente della Organizzazione Internazionale della Francofonia proprio a <strong>Paul Kagame<\/strong>, il presidente del Rwanda. Dalla cultura autonoma africana, da rivitalizzare, secondo Macron, alla ripresa dell\u2019economia e delle imprese francesi in Africa: il mercato francese nel Continente Nero \u00e8 caduto dall\u201911% nel 2003 al 5% nel 2017. Nel contempo, la Cina \u00e8 passata dal 3% del 2001 al 18% panafricano del 2017. La Germania, perfino la Germania, ha oggi superato la Francia per il commercio estero con l\u2019Africa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, il presidente della Francia vuole anche che l\u2019Esagono rimanga il gendarme dell\u2019Africa, come ai tempi della guerra fredda, ma intende restringere la sua lotta \u201cal terrorismo\u201d, ovvero pi\u00f9 esattamente al jihad della spada, nell\u2019area del Sahel, che \u00e8 e sar\u00e0 il centro futuro della presenza militare francese in Africa. Per il resto, Macron intende occuparsi di business, limitando al massimo il ruolo securitario della Francia nella Africafrance. Ecco quindi anche il senso del ruolo, sempre pi\u00f9 importante, che sar\u00e0 attribuito al G5 Sahel, ovvero alla Force de Securit\u00e9 Conjointe de la Mauritanie, du Mali, du Burkina Faso, du Niger et du Tchad. Insomma, la Francia, secondo i suoi migliori analisti strategici, vuole prevenire le battaglie geoconomiche future, mantenendo il suo ruolo strategico globale; e quindi vuole proteggere le sue antiche colonie africane contro gli effetti predatori e nefasti della globalizzazione. Ovvero, Parigi tende a produrre un nuovo \u201cmercato comune\u201d africano tra la sua economia e quella in via di sviluppo della sua antica Fran\u00e7afrique.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco quindi il senso delle recenti operazioni militari Francia-G5Sahel: la Barkhane, iniziata il 2014 con 3000 militari francesi, oltre ovviemante a quelli del G5-Sahel, con base a \u2018Ndjamena, la capitale del Ciad, poi l\u2019operazione Serval, per eliminare il jihad della spada in Mali, poi ancora l\u2019Operazione Epervier, una azione francese antiterrorismo tra Camerun e Ciad. Le altre due Operazioni militari a comando francese, la Sangaris e la Licorne, la prima nella Repubblica Centrafricana, cessata nel 2016; e la seconda una azione di peacekeeping in Costa d\u2019Avorio, sostituita nel 2015 dalle \u201cForze Francesi in Costa d\u2019Avorio\u201d, sono state peraltro un relativo successo, ma con un progressivo sostegno da parte dell\u2019Africa Command statunitense. Ma come la mettiamo con il Franco Cfa, che \u00e8 ormai un argomento polemico dentro e fuori l\u2019AfricaFrance? Per alcuni capi di Stato africani, che non vogliono evidentemente cedere alla Cina o ad altri nuovi giocatori nel campo africano, il Cfa \u201cva bene\u201d e \u201cfa il bene del popolo africano\u201d, per usare le parole esplicite del presidente ivoriano <strong>Alassane Ouattara<\/strong>. Per Macron, poi, il franco Cfa \u00e8 \u201cuna moneta che funziona e che va modernizzata insieme\u201d. Ricordiamoci per\u00f2 che la Francia \u00e8 intervenuta militarmente in Africa, dal 1968 al 2013, ben 42 volte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parigi non moller\u00e0 mai l\u2019Africa, ma non ha la liquidit\u00e0 per farlo davvero, ma anche la Cina non moller\u00e0 certo l\u2019Africa, e non interverr\u00e0 mai militarmente, se non colpita direttamente, pur mettendo dentro il Continente Nero capitali in grande quantit\u00e0. Come si riformer\u00e0 quindi il Franco Cfa? \u00c8 facile prevederlo: con un aumento del suo valore rispetto all\u2019Euro e una nuova regolamentazione interna nei rapporti tra la Francia e gli altri partenaires africani. Il gioco francese in Africa funzioner\u00e0, fino a quando l\u2019economia cinese rallenter\u00e0 e quindi ci saranno meno capitali da Pechino per investirli in Africa. Ma la Cina \u00e8 gi\u00e0 una importatrice netta di semilavorati, abiti e prodotti di base da Paesi come, per esempio, l\u2019Etiopia, mentre molti Paesi africani continuano a importare dalla Cina beni ad alto valore aggiunto e capitali per la industrializzazione di base. In Africa, la Cina tende a ripetere il suo sviluppo, quello dei primi tempi della fase delle \u201cQuattro Modernizzazioni\u201d. La soluzione pi\u00f9 probabile, quindi, sar\u00e0, a breve, una concentrazione di potere francese nel G5 Sahel, con una parallela perdita di ruolo di Parigi nel quadrante orientale del Continente Nero. Mentre la Cina continuer\u00e0 ad espandere la sua influenza in Africa, dal Sud fino all\u2019Africa Centrale subsahariana, arrivando poi all\u2019Egitto e alla Costa atlantica settentrionale del Continente.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/formiche.net\/2018\/10\/africa-contesa-da-cina-e-francia\/\">https:\/\/formiche.net\/2018\/10\/africa-contesa-da-cina-e-francia\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FORMICHE (Giancarlo Elia Valori) &nbsp; &nbsp; Parigi non moller\u00e0 mai l\u2019Africa, ma lo stesso vale anche per Pechino. E quest&#8217;ultimo inoltre non interverr\u00e0 mai militarmente se non colpito direttamente, pur mettendo dentro il Continente Nero, capitali in grande quantit\u00e0. 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