{"id":45062,"date":"2018-10-11T11:00:06","date_gmt":"2018-10-11T09:00:06","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45062"},"modified":"2018-10-11T06:35:39","modified_gmt":"2018-10-11T04:35:39","slug":"litalia-torna-nel-corno-dafrica-perche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45062","title":{"rendered":"L\u2019Italia torna nel Corno d\u2019Africa: perch\u00e9?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INDRO (Francesco Snoriguzzi)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-main-featured size-main-featured wp-post-image no-display lazyloaded\" title=\"L\u2019Italia torna nel Corno d\u2019Africa: perch\u00e9? Con Mario Cochi (Nodo di Gordio) analizziamo il rinnovato interesse italiano per il Corno d'Africa\" src=\"http:\/\/lindro.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/4520e4af087f6178867fe82ed0277e12-702x459.jpg\" sizes=\"(max-width: 702px) 100vw, 702px\" srcset=\"http:\/\/lindro.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/4520e4af087f6178867fe82ed0277e12-702x459.jpg 702w, http:\/\/lindro.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/4520e4af087f6178867fe82ed0277e12-104x69.jpg 104w, http:\/\/lindro.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/4520e4af087f6178867fe82ed0277e12-214x140.jpg 214w\" alt=\"\" width=\"702\" height=\"459\" data-srcset=\"http:\/\/lindro.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/4520e4af087f6178867fe82ed0277e12-702x459.jpg 702w, http:\/\/lindro.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/4520e4af087f6178867fe82ed0277e12-104x69.jpg 104w, http:\/\/lindro.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/4520e4af087f6178867fe82ed0277e12-214x140.jpg 214w\" data-src=\"http:\/\/lindro.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/4520e4af087f6178867fe82ed0277e12-702x459.jpg\" \/><\/p>\n<h1 class=\"post-title item fn\"><span style=\"font-size: 12pt;\"><strong><span class=\"entry-subtitle\">Con Mario Cochi (Nodo di Gordio) analizziamo il rinnovato interesse italiano per il Corno d&#8217;Africa<\/span><\/strong><\/span><\/h1>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I prossimi 11 e 12 ottobre, il Presidente del Consiglio italiano, <strong>Giuseppe Conte<\/strong>, si recher\u00e0 in visita ufficiale in Etiopia ed Eritrea: si tratter\u00e0 della prima visita ufficiale di un capo di Governo europeo nei due Paesi. Gli incontri con il Primo Ministro etiope, <strong>Abiy Ahmed Ali<\/strong>, e con il Presidente eritreo, <strong>Isaias Afewerki<\/strong>, erano stati preparati dai colloqui avuti tra i rispettivi Ministri degli Esteri durante l\u2019ultima Assemblea Generale dell\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite e seguono lo storico accordo tra Addis Abeba e Asmara, firmato lo scorso 16 settembre. L\u2019accordo, di portata storica, metterebbe fine ad un conflitto durato, a fasi alterne, pi\u00f9 di cinquant\u2019anni, a partire dallo scoppio della Guerra d\u2019Indipendenza Eritrea nel 1961.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle intenzioni di Roma ci sarebbe il sostegno al nuovo corso politico che ha portato alla pace tra i due Paesi, ed una strategia volta ad ottenere appalti per la costruzione di infrastrutture nel Corno d\u2019Africa ed a contrastare, tramite gli investimenti economici, il fenomeno migratorio. I dati del Ministero dell\u2019Interno per il 2018 certificano l\u2019arrivo di 2.233 eritrei sulle coste italiane: dopo i tunisini (2.946), si tratta della comunit\u00e0 pi\u00f9 numerosa arrivata in Italia attraverso la rotta mediterranea (seguono i sudanesi, con 1.202); oltre a coloro che riescono ad arrivare in Italia, inoltre, bisogna contare che ogni mese, dall\u2019Eritrea fuggono circa cinquemila persone. Il problema migratorio, dunque, \u00e8 molto presente nell\u2019area del Corno d\u2019Africa ed \u00e8 chiaro che \u00e8 interesse dell\u2019Italia e dell\u2019intera Unione Europea agire per arginare il flusso di profughi: si tratter\u00e0, in ogni caso, di interventi a lungo termine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019interesse dell\u2019Italia per il Corno d\u2019Africa, per\u00f2, non \u00e8 una novit\u00e0 cos\u00ec assoluta. I rapporti tra Italia e Paesi dell\u2019area nord-orientale del Continente africano, d\u2019altronde, cominciano gi\u00e0 dalla seconda met\u00e0 del XIX secolo: nel 1869 gli italiani firmarono un accordo per una base commerciale nel porto di Assab; nel 1890, dopo una guerra d\u2019aggressione coloniale, nacque la Colonia Eritrea; nel 1908, dopo diciannove anni di protettorato, anche la Somalia divenne una colonia; nel 1936, dopo un\u2019altra guerra di aggressione da parte del Governo fascista del Regno d\u2019Italia, nacque l\u2019Africa Orientale Italiana che riuniva sotto l\u2019autorit\u00e0 di Roma quasi tutto il Corno d\u2019Africa. Fu solo nel 1941, in seguito alle sconfitte italiane nella Seconda Guerra Mondiale, che i Paesi dell\u2019area ritrovarono l\u2019indipendenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A causa del suo passato coloniale nell\u2019area, dunque, per molto tempo la neonata Repubblica Italiana mantenne un atteggiamento defilato nelle questioni dell\u2019area (eccezion fatta per l\u2019Amministrazione Fiduciaria dell\u2019ONU per la Somalia, tra il 1950 e il 1960). L\u2019Italia, in ogni caso, non fu la sola a disinteressarsi delle vicende del Corno d\u2019Africa: nella seconda met\u00e0 del XX secolo, la gran parte dei Paesi sviluppati si \u00e8 fondamentalmente disinteressata alla regione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi anni, per\u00f2, le cose hanno cominciato a prendere una piega differente. Tanto per cominciare c\u2019\u00e8 la crescita economica dell\u2019Etiopia, Paese pi\u00f9 stabile di tutto il Corno d\u2019Africa: da circa tredici anni, infatti, l\u2019economia di Asmara \u00e8 cresciuta con un tasso oscillante tra il +8% e il +11%: si tratta di un dato che, per varie ragioni, risulta molto interessante per il Governo italiano. Con la relativa stabilit\u00e0, infatti, il Paese potrebbe essere luogo ideale per gli investimenti nel campo delle infrastrutture, investimenti che fornirebbero un aiuto notevole a molte aziende italiane che operano nel settore. Tramite la costruzione di infrastrutture in Eritrea, inoltre, si verrebbe a dare un impulso ulteriore all\u2019economia del Paese contribuendo a modificare quelle situazioni economiche (e di conseguenza politiche) che sono alla base del fenomeno migratorio. L\u2019accordo di pace con l\u2019Etiopia potrebbe contribuire ad estendere questa dinamica a tutta la regione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 un caso, infatti, che gi\u00e0 a partire dal 2013 il Governo di Gianni Letta abbia rilanciato l\u2019interesse diplomatico dell\u2019Italia per il Corno d\u2019Africa; il nuovo atteggiamento \u00e8 stato portato avanti anche dai successivi Governi di <strong>Matteo Renzi<\/strong> e <strong>Paolo Gentiloni<\/strong>, oltre che dalla visita del Presidente della Repubblica, <strong>Sergio Mattarella<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019attuale Governo, seppur molto solerte nel distinguersi dall\u2019operato dei predecessori, non pu\u00f2 che proseguire sulla linea tracciata nel 2013 da Letta (non \u00e8 un caso che l\u2019attuale Ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, abbia ricoperto lo stesso ruolo proprio nel Governo Letta), tanto pi\u00f9 che, con la stabilizzazione della situazione politica, i giacimenti di petrolio e gas presenti in Eritrea cominciano a fare gola a molti Paesi: sul territorio, infatti, sono gi\u00e0 presenti compagnie petrolifere di Stati Uniti (Exxon e Mobil), Gran Bretagna e paesi Bassi (Shell) e Francia (Total). Allo stato attuale manca ancora l\u2019ENI ed \u00e8 naturale che l\u2019Italia abbia tutto l\u2019interesse a partecipare allo sfruttamento del petrolio e del gas eritrei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Agli interessi petroliferi sono legate anche ragioni di competizione politica, in particolare con la Francia. \u00c8 noto come Parigi mantenga uno stretto rapporto politico ed economico con le proprie ex-colonie in Africa; in quest\u2019ottica, la politica italiana potrebbe essere diretta ad impedire che i francesi estendano la propria influenza anche sulle ex-colonie italiane. Con il deteriorarsi dei rapporti tra Roma e Parigi la competizione in Africa, oltre ad essere legata allo sfruttamento delle risorse petrolifere (ENI contro Total), sembra assumere colori neo-coloniali, il tutto a scapito di un reale ed efficiente intervento di lungo periodo per migliorare le condizioni di vita nel Continente ed arginare il flusso migratorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intera questione, complessa e composta da aspetti economici, storici e politici, dipende in primo luogo dalla buona riuscita del trattato di pace tra Etiopia ed Eritrea. Inoltre, in un futuro pi\u00f9 o meno lontano, sia la Francia che l\u2019Italia (che l\u2019intera UE) dovranno fare i conti con gli interessi dei grandi attori internazionali: i classici USA e Russia, da un lato, e i nuovi India e Cina, dall\u2019altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tentare di approfondire la natura degli interessi italiani nel Corno d\u2019Africa e le ragioni che negli ultimi anni hanno portato Roma ad interessarsi nuovamente all\u2019area, abbiamo parlato con <strong>Mario Cochi<\/strong>, analista del <i>Think Tank<\/i> \u201cNodo di Gordio\u201d e docente presso la Link Campus University.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Il recente riavvicinamento tra Etiopia ed Eritrea rappresenta veramente una svolta nei rapporti tra i due Paesi o si tratta semplicemente di un momentaneo calo della tensione?<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nuovo corso delle relazioni tra Etiopia ed Eritrea introdotto dal Primo Ministro etiope Abiy Ahmed sembra essere duraturo. A riguardo, va sottolineato che nel giro di soli tre mesi i due Paesi hanno firmato due accordi di pace, l\u2019ultimo dei quali \u00e8 stato siglato lo scorso 16 settembre a Gedda per rafforzare quello precedente del 9 luglio, che ha posto ufficialmente fine a venti anni di stato di belligeranza tra i due Paesi. Del resto, quando Abiy, in carica dallo scorso aprile, all\u2019inizio di giugno aveva annunciato l\u2019intenzione di rispettare l\u2019accordo di pace di Algeri, che ha posto fine alla guerra del 1998-2000, si era intuito che era in arrivo una svolta nelle travagliate relazioni tra Asmara e Addis Abeba. E quanto accaduto negli ultimi quattro mesi, lascia chiaramente intendere che l\u2019orientamento di entrambe le nazioni \u00e8 quello di rafforzare la distensione e lasciarsi alle spalle due decenni di accesa animosit\u00e0 e aspre tensioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Se come sembra, siamo ad un punto di svolta verso la pacificazione, quali opportunit\u00e0 si aprirebbero per l\u2019Italia, dal punto di vista economico? Quali dal punto di vista politico?<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da qualche anno il Corno d\u2019Africa si \u00e8 trasformato in una delle regioni pi\u00f9 strategiche al mondo per ampliare le rispettive aree di influenza delle potenze esterne, come Stati Uniti, Cina, India, Russia e i paesi mediorientali e anche diverse realt\u00e0 europee. Tra queste ultime, l\u2019Italia ha l\u2019opportunit\u00e0 di occupare un ruolo da protagonista, soprattutto nel fornire supporto e <i>know-how<\/i> nella formazione e nel rilancio della produzione agricola, energie alternative, tecnologia, turismo; ma soprattutto nella tutela dei diritti umani e gestione della questione migratoria. La visita del Primo Ministro italiano Giuseppe Conte, che ha l\u2019obiettivo primario di sostenere il processo di riforme politiche e la stabilizzazione economica dei due Paesi, pu\u00f2 essere utile a suggellare questo percorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>In Eritrea sono stati rinvenuti importanti giacimenti di gas e di petrolio: \u00e8 possibile che il rinnovato interesse italiano per l\u2019area sia legato alle possibilit\u00e0 che aziende come l\u2019ENI potrebbero avere nella regione?<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel suo \u201c<i>National Progress Report 2016<\/i>\u201d, il Governo eritreo conferm\u00f2 che la quantit\u00e0 commerciale di riserve di petrolio e gas fosse valutabile in un potenziale di produzione di duecentomila barili di petrolio al giorno, anche se tale dato era stato calcolato per difetto, poich\u00e9 il pieno potenziale del Paese non \u00e8 stato completamente sfruttato. \u00c8 quindi normale che le multinazionali dell\u2019energia e diversi Governi lavorino da tempo nella speranza di mettere le mani sul petrolio e gas eritreo, in primis Arabia Saudita, Cina e Stati Uniti. \u00c8 evidente che l\u2019Italia e l\u2019ENI, quinto gruppo petrolifero per giro d\u2019affari a livello mondiale, non possono rimanere estranei a questa nuova corsa all\u2019oro nero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Quanto l\u2019interesse italiano \u00e8 legato alle possibilit\u00e0 offerte dalla pacificazione ad aziende che operano nel campo della costruzione di infrastrutture?<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel rispondere a questa domanda, comincerei con il ricordare che dal 1889 agli anni del dominio fascista, gli italiani costruirono importanti \u00a0infrastrutture in Eritrea, come la strada Asmara-Addis Abeba ed una rete ferroviaria che univa Asmara a Biscia ed a Massaua, Massaua a Saati, e Mogadiscio al Villaggio Duca degli Abruzzi. Il nostro Paese vanta quindi anche degli importanti precedenti nell\u2019edificazione di grandi opere nei Paesi del Corno d\u2019Africa, una ragione in pi\u00f9 per cui, quando venerd\u00ec prossimo arriver\u00e0 ad Asmara, il <i>Premier<\/i> Conte ribadir\u00e0 la volont\u00e0 italiana di stabilire forme concrete di collaborazione nel settore delle infrastrutture. E questo richieder\u00e0 il coinvolgimento di aziende italiane operative nello strategico comparto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>\u00c8 possibile che l\u2019interesse italiano per Etiopia ed Eritrea sia volto a contrastare gli interessi francesi nell\u2019area (Gibuti) e nel resto del Continente, in un\u2019ottica che potremmo definire in qualche modo \u2018neo-coloniale\u2019?<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino dai tempi di Charles De Gaulle, la Francia ha sempre perseguito una politica specifica per l\u2019Africa, basata su una relazione speciale tra Parigi e le sue ex-colonie. Tuttavia, l\u2019attuale Presidente francese Emmanuel Macron, fin dal suo insediamento ha dato segnali di voler abbandonare definitivamente le antiche chimere neo-coloniali e sviluppare una politica volta a realizzare una collaborazione sostenibile e reciprocamente vantaggiosa tra il suo Paese e l\u2019Africa. Una politica non priva di ostacoli, ma necessaria a rimodulare l\u2019approccio di Parigi verso le economie africane in crescita, che rimangono fondamentali per il futuro della Francia. Ma sebbene Macron abbia intrapreso questo nuovo corso di relazioni con l\u2019Africa, l\u2019approccio francese verso il Continente ad oggi rimane ancora post-coloniale. E in questo contesto si sta consumando una contesa diplomatica fra Francia e Italia, tra le quali, negli ultimi tempi i rapporti si sono fatti sempre pi\u00f9 tesi. Come confermano le accuse di irresponsabile e cinica rivolte da Macron all\u2019Italia, che chiude i porti alle navi dei migranti. Accuse rispedite al mittente dal Ministro dell\u2019Interno Matteo Salvini, che non ha esitato ad apostrofare come arrogante e ipocrita la politica della Francia. Ma dietro alle schermaglie diplomatiche, ci sono importanti interessi economici, che comprendono il petrolio della Libia, il gas del Fezzan, l\u2019uranio del Niger e i preziosi minerali del Sahel. Oltre a interessi politici che superano il confine della Libia spingendosi ben pi\u00f9 a sud, in Niger, dove si concentrano il fenomeno migratorio e gli interessi europei nel Sahel e dove da molti mesi Roma ha deciso di far partire una missione militare. E dopo la pacificazione tra Etiopia ed Eritrea, gli stessi interessi hanno acquistato elevato valore anche nel Corno d\u2019Africa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/lindro.it\/litalia-torna-nel-corno-dafrica-perche\/\">http:\/\/lindro.it\/litalia-torna-nel-corno-dafrica-perche\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INDRO (Francesco Snoriguzzi) &nbsp; Con Mario Cochi (Nodo di Gordio) analizziamo il rinnovato interesse italiano per il Corno d&#8217;Africa &nbsp; I prossimi 11 e 12 ottobre, il Presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, si recher\u00e0 in visita ufficiale in Etiopia ed Eritrea: si tratter\u00e0 della prima visita ufficiale di un capo di Governo europeo nei due Paesi. 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