{"id":45082,"date":"2018-10-12T11:30:36","date_gmt":"2018-10-12T09:30:36","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45082"},"modified":"2018-10-12T11:22:28","modified_gmt":"2018-10-12T09:22:28","slug":"christopher-lasch-la-ribellione-delle-elite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45082","title":{"rendered":"Christopher Lasch: \u201cLa ribellione delle \u00e9lite\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Di <strong>TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Il\u00a0<a href=\"https:\/\/amzn.to\/2Rpe6ef\">libro<\/a>\u00a0di Christopher Lasch fu pubblicato nel 1995, quando il grande intellettuale americano era gi\u00e0 morto da un anno, e si presenta come un fondamentale atto di accusa di quel \u201c<em>tradimento della democrazia<\/em>\u201d, che reca come sottotitolo. Attacca con il piglio di chi si sta separando dalla vita, e pu\u00f2 dire tutto, quelle \u00e9lite che si sono ridotte a separarsi radicalmente dal resto della societ\u00e0 e ormai \u201channo una visione essenzialmente turistica del mondo\u201d. Pi\u00f9 o meno nello stesso anno Richard Rorty, che gli sopravviver\u00e0 per un decennio abbondante, aveva scritto qualcosa di molto simile, in \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/12\/richard-rorty-una-sinistra-per-il.html\">Una sinistra per il prossimo secolo<\/a><\/em>\u201d, nel quale accusava il \u201c<em>ceto cosmopolita<\/em>\u201d di non avere alcun senso di comunanza con il resto della societ\u00e0. Gente che si sente a suo agio solo nei jet, mentre vanno da un posto all\u2019altro\u00a0<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, e che giudica la middle class come \u201ctecnologicamente arretrata, politicamente reazionaria, repressiva nella morale sessuale, retriva nei gusti culturali\u201d. Un ceto, quindi, la cui cifra distintiva \u00e8 l\u2019arroganza ed il senso di superiorit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">L\u2019attacco, per Lasch come per Rorty, \u00e8 proprio alle\u00a0<em>\u00e9lite culturali<\/em>, pi\u00f9 che a quelle economiche che saranno in particolare attaccate da un altro grande vecchio che ci ha lasciato in quegli anni, Ralf Dahrendorf\u00a0<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Quelle classi intellettuali che si estraniano dagli aspetti materiali della vita e dal mondo della produzione, con la quale sono connessi solo per via del consumo, vivendo alla fine solo in un mondo di \u201castrazioni ed immagini\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Christopher_Lasch\">Christopher Lasch<\/a>\u00a0\u00e8 stato uno storico ed un sociologo di formazione marxista ma poi orientatosi ad una critica sempre pi\u00f9 aspra del \u201cprogressismo\u201d\u00a0<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>, e alla critica del \u2018narcisismo\u2019\u00a0<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>, senza dismettere, ma anzi approfondendo la sua critica al liberalismo, riprendendo temi populisti e un\u2019attenzione alle strutture tradizionali della societ\u00e0 (famiglia inclusa). Per questo motivo \u00e8 diventato con il tempo il bersaglio di feroci critiche da parte di quella cultura del \u2018<em>politicamente corretto<\/em>\u2019 che, a partire dai college e dalle universit\u00e0 negli anni sessanta si era estesa negli ambienti culturali anglosassoni. Negli anni sessanta Lasch era peraltro molto impegnato nel campo socialista, sulla linea di autori come\u00a0<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/C._Wright_Mills\">C. Wright Mills<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Dwight_Macdonald\">Dwight MacDonald<\/a>, e poi si avvicin\u00f2 alla Scuola di Francoforte, dalla quale transit\u00f2 in direzione di una critica sempre pi\u00f9 radicale dell\u2019illuminismo (sulla linea di Benjamin e di Adorno). Influenze intellettuali sono anche riconoscibili in Jacques Ellul, Lewis Mumford, Henry George.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">La domanda che Lasch si pone in questa sua ultima opera, scritta con l\u2019aiuto della figlia mentre la malattia terminava il suo corso, \u00e8 se \u201cla democrazia ha un futuro\u201d. Se i problemi strettamente connessi del declino dell\u2019industria manifatturiera, della contrazione della classe media, della crescita della povert\u00e0, dell\u2019impennata della criminalit\u00e0, del traffico di droga e del degrado delle citt\u00e0, gli lasceranno ancora spazio. Come Dahrendorf, Lasch accusa le \u201cclassi privilegiate\u201d di essersi separate e di essere andate a costituire una nuova \u00e9lite formata \u201cnon soltanto dai manager delle grandi aziende, ma da tutte quelle professioni che producono e manipolano l\u2019informazione \u2013 la linfa vitale del mercato globale\u201d e che nel tempo sono diventate sempre pi\u00f9 cosmopolite e mobili. La necessit\u00e0 di spostarsi, come requisito per fare carriera, \u00e8 infatti il fattore che determina l\u2019insorgente \u201cmentalit\u00e0 turistica\u201d e che allontana dalla democrazia. Precisamente da quella unit\u00e0 di base della democrazia che sono le comunit\u00e0 capaci di autogoverno (e non gli individui).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Per Lasch, alla fine, \u00e8 proprio il declino di queste comunit\u00e0 a mettere in discussione il futuro della democrazia.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Le \u00e9lite culturali\u00a0<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>\u00a0hanno alla fine perso fiducia nei valori dell\u2019occidente, rifugiandosi in nuovi movimenti (come il femminismo, i movimenti LGBT, etc\u2026) che \u201cnon hanno nulla in comune tra di loro\u201d e in effetti hanno una sola \u201crivendicazione coerente\u201d, che \u00e8 \u201cl\u2019annessione nelle strutture dominanti\u201d. In altre parole, per Lasch, hanno perso la prospettiva della trasformazione rivoluzionaria delle relazioni sociali, in favore di una liberale richiesta di integrazione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Si tratta di una trasformazione singolare, il baricentro della critica si \u00e8 spostato verso quelli che chiama \u201ci liberali delle classi medio-alte\u201d che proprio non riescono a capire come mai i loro valori cos\u00ec giusti e corretti non siano condivisi dalle masse (probabilmente distratte da necessit\u00e0 triviali). Ne segue che \u201cal tempo stesso arroganti e insicure, le nuove \u00e9lite, in particolare le classi professionali, guardano alle masse con una mescolanza di disprezzo ed apprensione\u201d (p.30). E con questo atteggiamento di disprezzo ed apprensione guardano anche tutto ci\u00f2 che si oppone al progresso: ai valori familiari, al patriottismo, alla religione, ma anche al razzismo, alla omofobia, \u2026<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Dal punto di vista sociologico quel che avviene, anzi quel che \u00e8 avvenuto, \u00e8 una separazione tra le \u201cclassi creative\u201d, gli analisti simbolici, celebrati da tutta una letteratura degli anni ottanta e novanta<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>, che \u00e8 in una relazione molto forte sia con il declino dello Stato Nazionale, sia con quello della classe media e delle democrazia. C\u2019\u00e8 tutta una letteratura<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>, negli anni in cui esce questo libro, che infatti valorizza, in perfetta continuit\u00e0 con la letteratura del management<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>, la creativit\u00e0 e l\u2019antiautoritarismo implicato in questa rivoluzione nel mondo del lavoro. Scrive, ad esempio, Castells: \u201cNonostante i formidabili ostacoli posti da management autoritario e capitalismo di sfruttamento, le tecnologie dell\u2019informazione richiedono maggiore libert\u00e0 per i lavoratori meglio informati affinch\u00e9 possano mantenere appieno la promessa del loro potenziale di produttivit\u00e0. Il networker, il lavoratore in rete, \u00e8 l\u2019agente necessario dell\u2019impresa a rete resa possibile dalle nuove tecnologie dell\u2019informazione\u201d<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. Si arriva per questa via al tecnoentusiasmo sui generis espresso nel fortunato libro di Negri e Hardt, \u201c<em>Impero<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>\u00a0nel quale la stessa lotta di classe, sostanzialmente abbandonata, diventa qualche cosa di fantasmatico, condotta molecolarmente nei singoli rapporti individuali (pi\u00f9 in senso di \u2018lotta per diritti\u2019 che in quello di emancipazione del \u2018noi sociale\u2019 collettivo<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>), forse \u2018fabbrica\u2019 per \u2018fabbrica\u2019<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>\u00a0e non attraverso il faticoso lavoro di organizzazione, mediazione, confronto e attraversamento delle istituzioni, contrapposizione, scontro. Pi\u00f9 volte Negri scrive, che in attesa della nuova \u2018orda nomade\u2019, di barbari che dovranno evacuare,\u00a0<em>l\u2019Impero non ha una applicazione concreta<\/em>, e del resto all\u2019avvio chiarisce l\u2019obiettivo di unire liberalismo e socialismo<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>. Hardt e Negri sostengono che quindi si sta materializzando \u201c<em>l\u2019Impero<\/em>\u201d, che questo \u00e8 determinato dalla \u201cirresistibile e irreversibile globalizzazione\u201d la quale genera \u2018una nuova forma di sovranit\u00e0\u2019. Questa nuova forma, che \u00e8 l\u2019impero, comporta l\u2019insorgere di organismi sovranazionali e nazionali tutti uniti da \u201cun\u2019unica logica di potere\u201d. Ma questa logica \u201cnon ha nulla a che vedere con l\u2019imperialismo\u201d e non ha alcun centro; si tratta invece di un apparato decentralizzato e deterritorializzante. Un apparato che nasce anche grazie alla buona costituzione degli Stati Uniti, che sono nativamente post-statuali, per cos\u00ec dire, e che determina \u201c<em>un ordine che sospendendo la storia, cristallizza l\u2019ordine attuale per l\u2019eternit\u00e0<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>, cio\u00e8 si trova \u201cal di fuori della storia o al suo fine\u201d<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Tutto ci\u00f2 ha un\u2019aria familiare, a ben vedere,\u00a0<em>si tratta di un travestimento di un mito<\/em>. Come sostiene Lloyd Warner gi\u00e0 nel 1954, \u00e8 infatti questa mobilit\u00e0, questa promessa, ad essere il carattere distintivo del sogno americano e la \u2018grazia salvifica\u2019 di un mondo altrimenti ordinato gerarchicamente. Un mito sfidato dalla realt\u00e0 di una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 duale e sempre pi\u00f9 bloccata, nella quale alti livelli di istruzione, di connessione e di capacit\u00e0 sono riservati a coloro che possono trovarseli in eredit\u00e0. Tutto ci\u00f2 deriva dal semplice fatto che, come dice causticamente Lasch, \u201cai nostri giorni, si sa, l\u2019unica misura dell\u2019eguaglianza \u00e8 il denaro\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Ora, poich\u00e9 la democrazia, invece, \u201cmerita di sopravvivere\u201d, per il nostro bisogna prestare attenzione alle sue radici, che si trovano nel \u201cmovimento populista\u201d (americano), cui anche la forza dell\u2019originario movimento per i diritti civili si ancorava. Martin Luter King \u00e8 riletto a questo proposito nel suo rifiuto di fare delle vittime dell\u2019oppressione una posizione morale privilegiata. I neri dovevano assumere la responsabilit\u00e0 del proprio destino e dell\u2019accesso ad uno \u201csviluppo stabile ed equilibrato del carattere\u201d (Dewey), in una tradizione che viene fatta risalire a Emerson, Whitman, Brownson, Hawthorne, Royce, Cooley. La democrazia \u00e8 quindi molto pi\u00f9, ed esige molto pi\u00f9, del solo egoismo illuminato e della apertura mentale e tolleranza, ha bisogno di un\u2019etica spiritualmente pi\u00f9 stimolante.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Come scrive, \u201cdal punto di vista di quanti sono ossessivamente concentrati sul problema del razzismo e del fanatismo ideologico, la democrazia pu\u00f2 significare una cosa soltanto, la difesa di quella che definiscono \u2018diversit\u00e0 culturale\u2019. Ma ci sono dei problemi ben pi\u00f9 importanti che i sostenitori della democrazia dovrebbero risolvere: la crisi della competenza, la diffusione di un\u2019apatia e di un cinismo soffocanti, la paralisi morale di chi mette sopra qualsiasi valore quello dell\u2019apertura\u201d<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Questo atteggiamento di cinismo e di paralisi morale \u00e8 proprio figlio del liberalismo, precisamente di due suoi caratteri centrali:\u00a0<em>la fede nel progresso<\/em>\u00a0e il credo che\u00a0<em>uno stato liberale pu\u00f2 esimere dall\u2019obbligo della virt\u00f9 civica<\/em>. Questi due assunti sono peraltro in stretta connessione logica con il capitalismo. Uno dei punti di riferimento intellettuale di questa tendenza dominante (oltre agli ovvi Milton Friedman e Robert Nozick) \u00e8 John Rawls, che \u00e8 \u201cil primo esponente di un liberalismo socialdemocratico che concepisce gli esseri umani come pure astrazioni, come totalmente assorbiti dalla massimizzazione dei propri guadagni\u201d<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Invece \u00e8 assolutamente necessario un sottofondo di moralit\u00e0 civica condivisa, che Lasch trova anche nella socializzazione primaria data dalla famiglia e da costumi, consuetudini e abitudini invalse (termini di riferimento del comunitarismo, con il quale pure polemizza). Ma non trova nella \u2018compassione\u2019, e nel riconoscimento di una posizione morale privilegiata alle varie minoranze. Ci\u00f2 che bisogna capire al riguardo \u00e8 che \u201cuna compassione malintesa degrada tanto le vittime, ridotte ad oggetto di piet\u00e0, quanto i loro aspiranti benefattori, che trovano pi\u00f9 facile compatire i propri concittadini che proporre loro degli standard impersonali, il raggiungimento dei quali darebbe loro pieno titolo al rispetto. Noi abbiamo piet\u00e0 di chi soffre, ma riserviamo il rispetto a chi rifiuta di sfruttare le proprie sofferenze per suscitare piet\u00e0. Rispettiamo coloro che sono disposti ad assumere la responsabilit\u00e0 delle proprie azioni.\u201d<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>\u00a0Oggi, sostiene Lasch, \u201cla compassione \u00e8 diventata il volto umano del disprezzo\u201d, \u00e8 espressione di una \u201cdoppia morale\u201d e di una posizione autoassunta di superiorit\u00e0 da parte di chi si arroga l\u2019incarico di occuparsi degli altri.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">L\u2019accusa \u00e8 diretta verso il degrado dello stile di vita comunitario, che implicava un certo grado di controllo sociale, ma anche la capacit\u00e0 di assumere la responsabilit\u00e0 e adattarsi alle norme del vivere civile. Associazioni volontarie e di vicinato, vita di quartiere, un settore pubblico vigoroso, sono sfidati da una economia urbana che continua a deteriorarsi a causa di molti fattori, tra i quali la fuga all\u2019estero dell\u2019industria produttiva che apre un vuoto non colpato completamente da finanzia, comunicazioni, turismo e industria dell\u2019intrattenimento. La terziarizzazione, in altre parole, incoraggia uno stile di vita edonistico e concentrato su di s\u00e9, e la speculazione immobiliare pu\u00f2 solo aggravare la cosa.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Sono posti anche sotto critica il degrado della pubblica istruzione, orientata ad abilit\u00e0 specifiche, invece che alla formazione intellettuale e quindi come cittadini consapevoli<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>, il crollo della capacit\u00e0 di discutere e della politica<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>, lo \u201cpseudoradicalismo\u201d accademico, dove una educazione adeguata \u00e8 diventata un privilegio da ricchi, mentre una verbosit\u00e0 sovraccarica nasconde il carrierismo dietro uno spesso schermo distraente<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>, finendo per costituire una \u201cclasse colta\u201d, che in effetti non minaccia alcun ordine costituito, mentre d\u00e0 l\u2019impressione di rifiutarlo in blocco (ma limitandosi ad un ben gesto estetico, senza alcuna prassi possibile).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Da tutto ci\u00f2 deriva un liberalismo ossessionato dai diritti delle donne, delle minoranze, dei gay, \u2026 e dove la \u201cgiustizia sociale\u201d \u00e8 divenuta solo, proprio non per caso, un riferimento per terapie \u201cvolte a distruggere gli effetti malsani degli atteggiamenti \u2018patriarcali\u2019 e \u2018autoritari\u2019 e a impedire a chiunque di \u2018dare la colpa alla vittima\u2019\u201d<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>. Una critica sulla quale \u00e8 tornato di recente Mark Lilla, in \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/08\/mark-lilla-lidentita-non-e-di-sinistra.html\">L\u2019identit\u00e0 non \u00e8 di sinistra<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Oggi, l\u2019atteggiamento delle classi che si sono separate, e che sentono la propria superiorit\u00e0 insieme alla vocazione a soccorrere compassionevolmente le vittime (purch\u00e9 non siano in maggioranza, purch\u00e9 sia deboli e siano rigorosamente minoranze) \u00e8, insomma, quello di chi \u201c<em>fissa impavidamente lo sguardo nella luce, senza distogliere gli occhi<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a>. Una classe che si sente \u201c<em>disillusa ma impavida<\/em>\u201d, orgogliosa della propria emancipazione intellettuale a tal punto da percepirsi al vertice di un processo di apprendimento morale fatto di continua perdita di \u201cillusioni\u201d e di incremento di autocoscienza critica. Ma un\u2019autocoscienza che in sostanza si nutre della disillusione (come dice Lasch \u201c<em>la disillusione \u00e8 il prezzo del progresso<\/em>\u201d).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">La disillusione, \u201c<em>si potrebbe dire, \u00e8 la forma caratteristica dell\u2019orgoglio moderno<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211; Lo stesso esempio \u00e8 in entrambi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, in particolare, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/09\/ralf-dahrendorf-dopo-la-democrazia.html\">Dopo la democrazia<\/a>\u201d, del 1999, in cui il sociologo anglo-tedesco prende atto della preminenza di quel \u201cmisterioso network che chiamiamo mercato\u201d, al di fuori del processo democratico. Anche lui mette sotto il fuoco dell\u2019analisi l\u2019emergere di una \u201cnuova classe globale\u201d, legata da interessi che oltrepassano i confini nazionali e che sono estranei a qualsiasi patriottismo. Queste nuove classi, determinate dalla connessione e dalle tecnologie dell\u2019informazione, percepiscono confusamente le istituzioni tradizionali come ostacolo allo sviluppo a loro favorevole, e dunque operano per aggirarle o distruggerle. Un\u00a0gruppo, sostiene Dahrendorf, che \u00e8 \u201c<em>un pericolo per la democrazia<\/em>\u201d, in quanto naturalmente la elude, non ne capisce il motivo, ne sente le regole come limiti, non la inquadra nei suoi valori, il merito, la velocit\u00e0, la connessione, il successo. Questa classe globale \u00e8, cio\u00e8, strutturalmente ineguale. E soprattutto non ha bisogno di nessuno, per loro gli sconnessi non servono, i poveri (delle tre \u201cC\u201d,<em>Concetti, Competenze, Connessioni<\/em>) non sono necessari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211; Fondamentale il suo \u201c<a href=\"https:\/\/amzn.to\/2O6SyFa\">Il paradiso in terra. Il progresso e la sua critica<\/a>\u201d, del 1991.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, \u201c<a href=\"https:\/\/amzn.to\/2PafAaA\">La cultura del narcisismo<\/a>\u201d, 1979, e \u201c<a href=\"https:\/\/amzn.to\/2QsdDqk\">L\u2019io minimo<\/a>\u201d, 1984.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0&#8211; Proprio in quanto si sono allontanate dalle comunit\u00e0 e si sono isolate in una torre fatta di astrazione e quindi \u201csi sono ribellate\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0&#8211; L\u2019autore cita l\u2019influente tentativo di razionalizzazione di Robert Reich attraverso la categoria di \u201canalisti simbolici\u201d, contrapposti ai \u201croutine production worker\u201d ed i \u201cin-person servers\u201d (addetti alle persone). I primi sono circa il 20% della forza lavoro, e sono in crescita di ricchezza e privilegi, mentre i secondi e terzi rappresentano l\u201980% e stanno perdendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0&#8211; Potrebbe essere citato il lavoro di Manuel Castells e la sua \u201csociet\u00e0 della rete\u201d, con il suo passaggio dall\u2019industrialismo all\u2019informazionalismo. Prendiamo, ad esempio, questo brano: \u201cla maturazione della rivoluzione della tecnologia dell\u2019informazione negli anni novanta ha trasformato il processo lavorativo, introducendo nuove forme di divisione sociale e tecnica del lavoro. Ci sono voluti tutti gli anni ottanta per la completa penetrazione nel manifatturiero dei macchinari basati sulla microelettronica, ed \u00e8 stato solo negli anni novanta che i computer in rete si sono diffusi a tutte le attivit\u00e0 di elaborazione informazioni al centro del cosiddetto settore dei servizi. A met\u00e0 degli anni novanta, il nuovo paradigma informazionale, associato all\u2019emergere dell\u2019impresa a rete, era ben insediato e pronto allo sviluppo\u201d (\u201c<em>La nascita della societ\u00e0 in rete<\/em>\u201d, 1996, p.278)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0&#8211; Ad esempio, Daniel Goleman, \u201c<em>Lo spirito creativo<\/em>\u201d, 1992 (ed it. Rizzoli, 1999); Daniel Goleman \u201c<em>Lavorare con intelligenza creativa<\/em>\u201d, 1995, (ed. or. BUR, 1998); Thomas Stewart, \u201c<em>Il capitale intellettuale<\/em>\u201d, 1997 (ed.or. Ponte alle Grazie, 1997).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0&#8211; Manuel Castells, op.cit. p.279<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0&#8211; Antonio Negri, Michael Hardt, \u201c<em>Impero<\/em>\u201d, 2000.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0&#8211; Il cui concetto \u00e8 riletto come forma di oppressione patriarcale e logocentrica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0_ Che in questo caso potrebbe significare anche \u2018tastiera\u2019 per \u2018tastiera\u2019, dato che l\u2019operaio diventa \u2018sociale\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0&#8211; Cercando di porsi, non si sa come, \u201callo stesso livello della sua totalit\u00e0\u201d, dell\u2019impero che \u00e8 molto significativamente dichiarato come \u201cfine della storia\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0&#8211; ivi, p.16<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0&#8211; Allora che si fa se si \u00e8 alla fine della storia, e per definizione nulla pu\u00f2 accadere dopo? Che \u201call\u2019interno e contro\u201d si deve riorganizzare e riordinare un \u201ccontroimpero\u201d. Ma un \u201ccontro impero\u201d per il quale \u201cnon abbiamo nessun modello\u201d (ivi .p.380) e in cui \u201ci conflitti sociali che costituiscono il politico si fronteggiano direttamente senza alcuna mediazione di sorta\u201d. E\u2019 infatti la \u201cmoltitudine\u201d ad essere caratterizzata da essere direttamente e senza alcuna mediazione contro l\u2019Impero. Un non-soggetto che incorpora una teleologia \u201cteurgica\u201d, che usa tecnologia e produzione per la sua gioia. Nozioni che sarebbero riprese \u201cdalla costituzione degli Stati Uniti, \u2026 cio\u00e8 le sue nozioni di una sconfinata frontiera della libert\u00e0 e le sue definizioni di una spazialit\u00e0 e temporalit\u00e0 aperte, esaltate dal potere costituente\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0&#8211; Lasch, cit, p.79<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0&#8211; Ivi. P. 88, una critica che riecheggia quella di Michael Sandel in \u201c<em>Il liberalismo e i limiti della giustizia<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0&#8211; p.90<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a>\u00a0&#8211; p.119<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a>\u00a0&#8211; p.133<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a>\u00a0&#8211; p.149<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a>\u00a0&#8211; p.170<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a>\u00a0&#8211; p. 193<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/10\/christopher-lasch-la-ribellione-delle.html\">https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/10\/christopher-lasch-la-ribellione-delle.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli) &nbsp; &nbsp; Il\u00a0libro\u00a0di Christopher Lasch fu pubblicato nel 1995, quando il grande intellettuale americano era gi\u00e0 morto da un anno, e si presenta come un fondamentale atto di accusa di quel \u201ctradimento della democrazia\u201d, che reca come sottotitolo. Attacca con il piglio di chi si sta separando dalla vita, e pu\u00f2 dire tutto, quelle \u00e9lite che si sono ridotte a separarsi radicalmente dal resto della societ\u00e0 e ormai \u201channo una&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":92,"featured_media":38863,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/A.Visalli.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-bJ8","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45082"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/92"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=45082"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45082\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":45111,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45082\/revisions\/45111"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/38863"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=45082"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=45082"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=45082"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}