{"id":45133,"date":"2018-10-16T00:34:36","date_gmt":"2018-10-15T22:34:36","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45133"},"modified":"2018-10-15T14:38:43","modified_gmt":"2018-10-15T12:38:43","slug":"il-dramma-geopolitico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45133","title":{"rendered":"Il dramma geopolitico"},"content":{"rendered":"<p>di LUCIANO DEL VECCHIO (FSI Bologna)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per non farsi travolgere da una storia che, al contrario di quanto teorizzava il politologo americano Francis Fukuyama, non s\u2019\u00e8 mai fermata e che, in questi anni, ha accelerato drammaticamente il suo corso, dovremmo provare a ragionare di politica non solo con ideologie o categorie sociologiche, ma anche in termini di fattori geografico-storici e fisico-ambientali, che la geopolitica studia e interpreta come elementi che condizionano la storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia, dopo la morte della Patria, sembra avere pressoch\u00e9 dimenticato storia e geografia, e con esse la grande politica, che \u00e8 innanzitutto politica estera, rinunciando ad esercitare un ruolo qualsiasi sulla scena internazionale. Su questo spazio gIi Italiani sembrano essersi rifugiati in una sorta di disturbo dissociativo che li incapacita di percepirsi popolo sulla loro terra, di riconoscersi nella loro storia e identit\u00e0, che la narrazione storiografica anglosassone ha distorto e alterato da circa 70 anni. Regrediti collettivamente a un bisogno infantile di tutela coloniale, giulivi di retrocedere a provincia straniera, come nei periodi politicamente pi\u00f9 infelici della nostra storia, abbiamo rinunciato al diritto-dovere di farci guida di libert\u00e0 e democrazia per i paesi fratelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella fluida incertezza del presente, l\u2019Italia, per ritrovare la capacit\u00e0 di riconoscersi allo specchio e di aver piena coscienza dei suoi destini, necessita di riscoprire l\u2019interesse nazionale, che \u00e8 legato storicamente all\u2019area geografica che occupa, al suo sviluppo economico e progresso sociale, alla libert\u00e0 sua e a quella dei popoli mediterranei, che \u00e8 anche la sua. La riconquista della sovranit\u00e0 popolare e nazionale non pu\u00f2 prescindere dalla consapevolezza della sua missione geopolitica, imposta da un territorio che si proietta nel \u201csuo\u201d mare per migliaia di chilometri di coste tra e verso terre abitate da popoli, la cui pace e sicurezza sono vitali per l\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nazione a sovranit\u00e0 apparente, paese ridotto ad arsenale straniero, popolo storicamente maledetto a scannarsi in continue dispute civili a pro dello straniero di turno, che una o pi\u00f9 fazioni invocano spesso a invaderci territorialmente o a condizionarci politicamente, fin dal secolo scorso ci siamo consegnati all\u2019egemonia di fumose culture antinazionali. Internazionalismo proletario, ecumenismo clericale, cosmopolitismo illuminista, tutti declinati ora come mondialismo, minacciano da sempre la coesione e la concordia nazionali e, nel presente, allungano le loro ingannevoli ombre sotto forma di compiaciuta autodenigrazione di massa e di umanitarismo ipocrita e politicamente garbato verso sopravvenienti afflussi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora sprofondiamo nel baratro della dissoluzione europeista delle multinazionali e dei finanzieri apolidi, ignorando che la nostra sorte non pu\u00f2 essere disgiunta da quella del Mediterraneo, come compresero bene coloro i quali, durante la Prima Repubblica, osarono prendere decisioni autonome in politica estera. A cominciare da Enrico Mattei, il creatore della grande politica energetica nazionale, a cui segu\u00ec la coerente azione di Aldo Moro, ucciso non per le \u201cconvergenze parallele\u201d ma perch\u00e9 filoarabo; per finire a Bettino Craxi, costretto all\u2019esilio dall\u2019ambigua operazione Mani Pulite, non per corruzione ma per Sigonella, assurta a vicenda-simbolo di una sia pur effimera manifestazione di riscoperta indipendenza. La loro sorte conferma che qualunque politico o imprenditore che osi opporsi al ruolo marginale imposto al Paese, viene eliminato politicamente o fisicamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, amarezze e disillusioni accumulate nel recente passato non debbono paralizzare l\u2019azione e dissuaderci dai doveri che il presente ci impone sul decisivo scenario nordafricano, dove sono evidenti i contraccolpi della tragedia libica sulle correnti immigratorie e sulla politica energetica. L\u2019Italia, forte della vicinanza storica e geografica con quella sponda, deve realisticamente prendere atto che l\u2019Unione Europea, il cui nucleo \u00e8 la diarchia franco-tedesca, non pu\u00f2 ricomporre n\u00e9 vorr\u00e0 mai armonizzare gli interessi contrapposti di Francia e Italia in questa area. Le due nazioni, che \u201cfigurano\u201d alleate dentro UE e NATO, sono platealmente avversarie in uno spazio geopolitico dove gli americani hanno lasciato alla Francia mano libera di imporre le sue mire neocoloniali, anche con le armi. L\u2019Italia \u00e8 stata sacrificata agli interessi strategici degli uni e a quelli economici e finanziari degli altri, Germania e Francia, delegate entrambe al controllo geopolitico dell\u2019area europea e nordafricana. Pertanto, il vincolo esterno non \u00e8 solo un problema di adesione ai trattati, ma anche il frutto di politiche ostili che potenze europee attuano contro l\u2019Italia, complice un ceto sub-dominante interno ormai screditato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, in questo quadro di supremazie stratificate e di sottomissioni programmate, solo il ceto politico italiano ha ritagliato per il suo Paese il miserabile ruolo di prima colonia in terra, di portaerei ammiraglia in mare, e di prima esaltata tifosa dell\u2019Unione Europea, contro i suoi concreti interessi nazionali. Fin dal secondo dopoguerra, la narrazione ufficiale ha esaltato questi umilianti ruoli dell\u2019Italia e, per converso, occultato la lotta sorda che Francia e Germania conducono contro lo sviluppo italiano: una durevole ostilit\u00e0 camuffata dalle istituzioni oligarchiche europee, controllata dal predominio dell\u2019economia finanziaria sulla politica, sorvegliata dall\u2019immensa capacit\u00e0 di manipolazione di massa delle nuove tecnologie di comunicazione; un conflitto condotto ora con l\u2019arma geopolitica dell\u2019immigrazione massiva convogliata, epifenomeno del capitalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La riconquista e l\u2019esercizio della sovranit\u00e0 nazionale, dunque, esigono l\u2019adozione di provvedimenti interni che non solo sanciscano di fatto e unilateralmente lo strappo dei trattati sottoscritti, ma anche che esprimano una politica estera non rinunciataria dell\u2019interesse nazionale: la difesa intransigente dei confini geofisici, il controllo rigoroso di quelli finanziari, commerciali, doganali; la riscoperta del concetto e del valore della cittadinanza; una politica energetica autonoma e libera nella ricerca a tutto globo dei paesi fornitori; la nazionalizzazione delle produzioni e dei servizi strategici vitali per l\u2019esistenza dello Stato e, all\u2019interno di questi settori, il controllo pubblico delle reti di comunicazione. Il progetto e il programma sovranisti sono realizzabili se guidati da un unico postulato: la riapplicazione totale della Costituzione, quella del 1 Gennaio del 1948, quando in un clima di riscoperta coscienza della dignit\u00e0 nazionale ci si proponeva di riconquistarla con tenace impegno politico e diplomatico, e ci si illudeva di non doverla mai pi\u00f9 perdere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LUCIANO DEL VECCHIO (FSI Bologna) Per non farsi travolgere da una storia che, al contrario di quanto teorizzava il politologo americano Francis Fukuyama, non s\u2019\u00e8 mai fermata e che, in questi anni, ha accelerato drammaticamente il suo corso, dovremmo provare a ragionare di politica non solo con ideologie o categorie sociologiche, ma anche in termini di fattori geografico-storici e fisico-ambientali, che la geopolitica studia e interpreta come elementi che condizionano la storia. 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