{"id":45136,"date":"2018-10-15T09:00:50","date_gmt":"2018-10-15T07:00:50","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45136"},"modified":"2018-10-14T11:02:07","modified_gmt":"2018-10-14T09:02:07","slug":"non-basta-il-cambiamento-devessere-in-meglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45136","title":{"rendered":"Non basta il cambiamento, dev&#8217;essere in meglio"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>CARLO CLERICETTI<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 davvero una mossa cos\u00ec incosciente prevedere un deficit al 2,4 %? E\u2019 del tutto inverosimile affermare che il Pil dell\u2019anno prossimo crescer\u00e0 dell\u20191,5%? A giudicare dalle reazioni che hanno provocato \u2013 pi\u00f9 a livello politico e istituzionale che dei mercati \u2013 si direbbe che questi obiettivi contenuti nella Nota di aggiornamento al Def, il Documento di economia e finanza, siano opera di una banda di pazzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Magari invece ha ragione l\u2019economista Mario Nuti \u00a0a parlare di \u201cisteria\u201d.\u00a0<a href=\"https:\/\/dmarionuti.blogspot.com\/2018\/10\/the-italian-debtgdp-ratio-hysteria.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Nel suo blog fa il conto\u00a0<\/a>su quale livello del deficit non farebbe crescere il rapporto debito\/Pil e, utilizzando le stime del Fondo monetario e ipotizzando prudentemente una crescita nel 2019 dell\u20191% e un\u2019inflazione all\u20191,4, ricava che quel rapporto non aumenterebbe fino a un deficit del 3,04%. Ma Nuti, che \u00e8 un economista serio, fa i conti sui dati reali, mentre la Commissione Ue usa quelli \u201cstrutturali\u201d, cio\u00e8 basati sul calcolo del Pil potenziale: un metodo che persino un gruppo di studio istituito dalla Commissione, nel lontano 2013, aveva giudicato non attendibile e che l\u2019Italia contesta da tempo senza ottenere alcun ascolto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 problematico quell\u20191,5% di crescita.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.rivistailmulino.it\/news\/newsitem\/index\/Item\/News:NEWS_ITEM:4500\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un altro economista, Massimo D\u2019Antoni<\/a>, osserva che \u201cle stime sull\u2019impatto della manovra proposte da questo governo appaiono del tutto in linea con quelle considerate valide dal governo precedente (e generalmente accettate come ragionevoli dagli istituti di ricerca)\u201d. E per\u00f2, prosegue, problemi potrebbero venire dal quadro internazionale, che mostra un rallentamento dell\u2019economia; senza contare che quanto stanziato per gli investimenti (che sono quelli che darebbero la spinta pi\u00f9 forte) ammonta appena a uno 0,2% del Pil. Nella stessa Nota del governo, d\u2019altronde,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.eguaglianzaeliberta.it\/web\/content\/manovra-pil-al-15-e-ritorno\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">come scrive Ruggero Paladini<\/a>, a p. 29 si parla degli effetti che potrebbero avere le variabili esogene: commercio mondiale -0,2; tasso di cambio nominale effettivo -0,2; prezzo del petrolio -0,2; ipotesi di migliori condizioni sul servizio del debito +0,2. Purtroppo, chiosa Paladini, la sola variabile che avrebbe un effetto positivo \u00e8 anche la pi\u00f9 improbabile, mentre le altre potrebbero verificarsi, si spera non tutte insieme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma anche la matematica non \u00e8 favorevole. La crescita del 2018 chiuder\u00e0 molto probabilmente \u2013\u00a0<a href=\"http:\/\/www.upbilancio.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Audizione-NADEF-2018.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">scrive l\u2019Ufficio parlamentare di bilancio\u00a0<\/a>nella sua relazione \u2013 all\u20191,1% (ma con la correzione per gli effetti di calendario si ottiene un ritmo dell1%), dopo gli ultimi due trimestri che dovrebbero far segnare uno 0,1% ciascuno. Questo comporta che il \u201ctrascinamento\u201d (cio\u00e8 la crescita gi\u00e0 acquisita con cui inizier\u00e0 il 2019) sar\u00e0 solo dello 0,2%: per chiudere l\u2019anno all\u20191,5 bisognerebbe che tutti e quattro i trimestri segnassero un +0,5%, cosa accaduta l\u2019ultima volta negli anni \u201990. L\u2019Upb fa anche altri rilievi, per esempio sul tasso di crescita ipotizzato per gli investimenti. Si osserva che da anni non si riescono a realizzare gli investimenti programmati, e anzi dal 2010 al 2107 per questa variabile c\u2019\u00e8 stata una crescita negativa, e per il 2018 la stessa Nota corregge il +2,5 previsto dal Def in un -2,2. Cos\u00ec, sembra piuttosto azzardato che si punti a una crescita del 16% nel 2019 e del 10,7 e 7,1% nei due anni successivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E poi c\u2019\u00e8 la questione dei tempi. I 5S hanno detto che il salario minimo partir\u00e0 ad aprile: ammesso anche che ce la facciano (cosa tutt\u2019altro che scontata, visto che l\u2019organizzazione sar\u00e0 complessa) sar\u00e0 gi\u00e0 partito il primo trimestre. Anche gli altri provvedimenti \u00e8 assai difficile che scattino il primo gennaio, senza dire dei (pochi) investimenti, che notoriamente vanno per le lunghe e non provocano nemmeno un effetto immediato. Insomma, con tutta la buona volont\u00e0 bisogna dire che se il governo centrasse i suoi obiettivi si potrebbe ben parlare di un miracolo. Specialmente quel Pil all\u20191,5 appare davvero una chimera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E allora? Allineati e coperti, e obbedire alle regole europee? Obbedire al Fondo monetario, un cui rappresentante ha dichiarato stizzito che \u201cla manovra in discussione va in direzione opposta rispetto ai suggerimenti del Fmi\u201d? Te li raccomando, i suggerimenti del Fondo: chiedere ai greci per referenze. L\u2019ex capo economista Olivier Blanchard ha poi fatto autocritica, ammettendo che erano stati fatti grossi errori, ma evidentemente se ne sono gi\u00e0 dimenticati. In realt\u00e0 la manovra va nella direzione giusta: quando la congiuntura rallenta, lo Stato deve spendere di pi\u00f9, non di meno. Poi, certo, bisogna vedere come spende. E questa manovra non \u00e8 una meraviglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto \u00e8 che la crescita non si fa mettendo dei numeri in un documento. E\u2019 importante che siano i numeri \u201cgiusti\u201d, ma quella \u00e8 solo la premessa. Fondamentali sono le riforme vere, quelle che i governi precedenti non hanno mai fatto perch\u00e9 troppo occupati a tagliare il welfare, ridurre i diritti dei lavoratori, inventare improbabili riforme costituzionali e occasionalmente distribuire mance alle imprese (parecchie) e ai potenziali elettori, che hanno ringraziato col gesto dell\u2019ombrello. Le riforme vere sono far funzionare la pubblica amministrazione (\u201cE\u2019 stata distrutta\u201d, si \u00e8 lasciato scappare Tria), imparare a fare i progetti, senza i quali gli investimenti non partono e si perdono i fondi europei (cio\u00e8 i fondi che noi abbiamo versato all\u2019Europa), riformare la giustizia civile, smetterla di radere al suolo universit\u00e0 e ricerca. Tutte cose complicate e soprattutto con pochissimo appeal da spendere in propaganda: vuoi mettere quanto rende di pi\u00f9 far la guerra ai migranti?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se il governo gialloverde avesse straparlato di meno, litigato di meno con tutti, messo un po\u2019 pi\u00f9 di investimenti nella manovra e soprattutto mostrato di volersi concentrare su quelle riforme, i mercati non si sarebbero certo fatti un problema di qualche decimale di differenza e avrebbero ignorato i fulmini dei\u00a0<i>dead men walking<\/i>\u00a0di Bruxelles, funzionari in scadenza che, al loro ritorno nei rispettivi paesi, troveranno in molti casi i loro vecchi partiti ridotti ai minimi storici. I decimali contano solo quando i governi sono poco credibili.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/?fbclid=IwAR1Z69HO6NRpgnhvaW8OMPqz8x3jl06RBKqc3lxTTyBBI5AUdOXDL07Mi-k\">http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/?fbclid=IwAR1Z69HO6NRpgnhvaW8OMPqz8x3jl06RBKqc3lxTTyBBI5AUdOXDL07Mi-k<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CARLO CLERICETTI E\u2019 davvero una mossa cos\u00ec incosciente prevedere un deficit al 2,4 %? E\u2019 del tutto inverosimile affermare che il Pil dell\u2019anno prossimo crescer\u00e0 dell\u20191,5%? A giudicare dalle reazioni che hanno provocato \u2013 pi\u00f9 a livello politico e istituzionale che dei mercati \u2013 si direbbe che questi obiettivi contenuti nella Nota di aggiornamento al Def, il Documento di economia e finanza, siano opera di una banda di pazzi. 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