{"id":45160,"date":"2018-10-16T08:40:53","date_gmt":"2018-10-16T06:40:53","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45160"},"modified":"2018-10-15T08:45:21","modified_gmt":"2018-10-15T06:45:21","slug":"lavoro-patria-e-costituzione-lo-scontro-con-i-trattati-ue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45160","title":{"rendered":"Lavoro, patria e Costituzione. Lo scontro con i trattati Ue"},"content":{"rendered":"<p><strong>di HYPERPOLIS<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pubblichiamo l\u2019intervento di Vladimiro Giacch\u00e9 all\u2019assemblea di presentazione dell\u2019associazione \u201cPatria e Costituzione\u201d tenutasi a Roma l\u20198 settembre 2018<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019incontro di oggi ruota attorno a 3 parole: lavoro, patria e Costituzione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019idea di fondo \u00e8 che oggi il lavoro (gli interessi dei lavoratori) possa essere difeso soltanto attraverso un patriottismo costituzionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La patria di cui parliamo oggi ha una specifica genesi e una specifica configurazione storico\/istituzionale: \u00e8 la Repubblica nata dalla Resistenza antifascista e contro l\u2019invasore nazista, una Repubblica che ha per l\u2019appunto la Costituzione (i valori cui si ispira, i diritti che rende esigibili) quale architrave istituzionale e stella polare delle sue leggi e dell\u2019operato dei suoi organi statuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dire questo oggi, e soprattutto praticare una politica conseguente, non \u00e8 pi\u00f9 scontato. Non lo \u00e8 da anni, in verit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il primo motivo di questo \u00e8 lo svuotamento\/negazione della Costituzione da parte dei Trattati europei e della legislazione che a essi si ispira.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un esempio tra i molti possibili: il recepimento nella nostra legislazione della sola Unione bancaria europea pone in discussione (nega) ben 3 articoli della Costituzione:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 l\u2019art. 43, che in coerenza con l\u2019importanza attribuita al settore pubblico dell\u2019economia dalla Costituzione, prevede la possibilit\u00e0 di espropriare \u201ca fini di utilit\u00e0 generale\u201d (con indennizzo) \u201cimprese o categorie di imprese\u2026che abbiano carattere di preminente interesse generale\u201d;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 l\u2019art. 47, secondo il quale la Repubblica tutela il risparmio \u201cin tutte le sue forme\u201d, e quindi senz\u2019altro nella forma di deposito di conto corrente;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 e, se passer\u00e0 la cosiddetta riforma delle banche di credito cooperativo prevista dalla L. 49\/2016, anche l\u2019art. 45, il quale prevede che \u201cLa Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualit\u00e0 e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l\u2019incremento con i mezzi pi\u00f9 idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalit\u00e0\u201d. Queste banche, infatti, saranno in riunite in gruppi con a capo una S.p.A. quale capogruppo, e quindi saranno assoggettate alle regole delle societ\u00e0 per azioni, che hanno ovviamente finalit\u00e0 di lucro. (A quest\u2019ultimo riguardo va precisato che il nostro Paese \u00e8 andato anche ultrapetita, operando una trasformazione del credito cooperativo in societ\u00e0 per azioni che altri Paesi europei si sono ben guardati dall\u2019effettuare. Ma anche questa \u00e8 una ricorrente caratteristica del nostro \u201cstare in Europa\u201d\u2026).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo non \u00e8 casuale, ma l\u2019espressione di una contraddizione di fondo tra la Costituzione italiana e i Trattati europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ogni Costituzione rappresenta un punto di equilibrio tra interessi e valori in conflitto e al tempo stesso esprime un modello di societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel caso della Costituzione italiana questo modello \u00e8 rappresentato, come vide bene Hyman Minsky in un suo intervento del 1993, da \u201cun capitalismo interventista nel quale lo Stato ha un posto rilevante e che \u00e8 reso flessibile grazie all\u2019azione della banca centrale\u201d. [1]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma questo modello (comune ad altre Costituzioni del dopoguerra) nella Costituzione italiana \u00e8 stato arricchito dal concetto dinamico di \u201cdemocrazia progressiva\u201d, per il quale la democrazia ha il compito di promuovere l\u2019eguaglianza e la libert\u00e0 dei cittadini, visti come termini indissolubili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pertanto nella Costituzione italiana non soltanto il lavoro (la Repubblica \u00e8 \u201cfondata sul lavoro\u201d, art. 1) e il diritto al lavoro sono menzionati nei primi articoli: \u201cla repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto\u201d (art. 4), ma esso (e il diritto \u201ca una retribuzione proporzionata alla quantit\u00e0 e qualit\u00e0 del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a s\u00e9 e alla famiglia un\u2019esistenza libera e dignitosa\u201d: art. 36) \u00e8 centrale per garantire la realizzazione stessa della democrazia. Infatti, come recita il comma 2 dell\u2019art. 3 della Costituzione, \u201c\u00e8 compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libert\u00e0 e l\u2019eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l\u2019effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all\u2019organizzazione politica, economica e sociale del paese\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli articoli 3 e 4 della Costituzione rientrano tra i \u201cPrincipi fondamentali\u201d (artt. 1-12) della Costituzione. Essi non sono abrogabili e rappresentano le finalit\u00e0 che devono essere assolutamente perseguite dalla Repubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli articoli successivi, e in particolare i \u201cRapporti economici\u201d enunciati agli articoli 35-47, costituiscono gli strumenti considerati dal Costituente necessari per perseguire quelle finalit\u00e0. Essi disegnano un\u2019economia mista, in cui non vi \u00e8 una preferenza per una forma di propriet\u00e0 o l\u2019altra (privata, pubblica, cooperativa),ma \u00e8 comunque attribuita notevole importanza al settore pubblico dell\u2019economia (si veda l\u2019art. 43 gi\u00e0 citato).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 difficile immaginare un mondo pi\u00f9 lontano da questo di quello disegnato nei Trattati europei, almeno a partire dall\u2019Atto Unico Europeo e con estrema chiarezza a partire da Maastricht.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u2019 sufficiente leggere i Trattati per intendere che nell\u2019Unione Europea, e in particolare nell\u2019eurozona, per restare alla tassonomia stabilita da Minsky, \u201cda un capitalismo interventista nel quale lo Stato ha un ruolo rilevante e che \u00e8 reso flessibile grazie all\u2019azione della banca centrale\u201d, siamo tornati al sistema precedente: \u201cun sistema che possiamo caratterizzare come un capitalismo nel quale lo Stato ha un ruolo marginale, che \u00e8 vincolato dal sistema aureo ed \u00e8 ispirato alla filosofia del laissez-faire\u201d. Il sistema aureo oggi si chiama \u201ceuro\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cForte concorrenza\u201d, \u201cstabilit\u00e0 dei prezzi\u201d e \u201cindipendenza della Banca centrale\u201d dai governi: gi\u00e0 a una prima lettura dei Trattati europei emerge come siano questi i principi sovraordinati agli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma ce n\u2019\u00e8 uno pi\u00f9 sovraordinato degli altri. Esso compare nel Trattato sul funzionamento dell\u2019Unione Europea (TFUE), nella parte che riguarda la \u201cpolitica economica e monetaria\u201d, all\u2019art. 119: \u201c\u2026l\u2019azione degli Stati membri e dell\u2019Unione \u2026 comprende una moneta unica, l\u2019euro, nonch\u00e9 la definizione e la conduzione di una politica monetaria e di una politica del cambio uniche, che abbiano l\u2019obiettivo principale di mantenere la stabilit\u00e0 dei prezzi e, fatto salvo questo obiettivo, di sostenere le politiche economiche generali nell\u2019Unione conformemente al principio di un\u2019economia di mercato aperta e in libera concorrenza\u201d. La stessa formulazione viene ripetuta all\u2019art. 127, a beneficio dei lettori disattenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da Maastricht in poi, il valore supremo dei trattati europei \u00e8 la stabilit\u00e0 dei prezzi. Non \u00e8 presente, invece, alcun riferimento all\u2019occupazione (a differenza di quanto accade negli USA in cui essa \u00e8 contemplata nello statuto della Fed).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo concetto-guida (si fa fatica a parlare di \u201cvalore\u201d) non soltanto non \u00e8 presente nella Costituzione italiana, ma \u00e8 contraddittorio rispetto al diritto al lavoro da essa previsto. Per un motivo molto semplice: perch\u00e9 in questo contesto anche solo politiche economico-fiscali di stampo keynesiano a sostegno della domanda aggregata finalizzate alla piena occupazione sono proibite in quanto genererebbero inflazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Chi avesse pensato che si trattava di una contraddizione puramente teorica ed eventuale \u00e8 stato smentito durante la crisi, grazie alla centralit\u00e0 del tasso naturale di disoccupazione (o tasso di disoccupazione non inflazionistico) nella determinazione, da parte della CE, dell\u2019indebitamento strutturale e quindi delle politiche di espansione massime consentite. Non entro nel merito dell\u2019utilizzo come \u201ctavole della legge\u201d di uno strumentario legato all\u2019approccio teorico dell\u2019economia neoclassica, di valore scientifico quantomeno opinabile, e vado al punto essenziale. Quel tasso di disoccupazione, determinato dalla Commissione Europea, per l\u2019Italia da anni si colloca tra il 10% e il 12%. Il tasso di disoccupazione effettivo calcolato dall\u2019Istat era del 10,4% a luglio 2018. Ne consegue che praticamente nessuna politica economica espansiva \u00e8 consentita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma, soprattutto, \u00e8 considerato \u201cnaturale\u201d un tasso di disoccupazione superiore al 10% delle forze di lavoro. Questa impostazione sarebbe apparsa folle ai nostri Costituenti. Ma \u00e8 coerente con il Trattato di Maastricht. Se seguo il Trattato di Maastricht devo subordinare alla stabilit\u00e0 dei prezzi il perseguimento del diritto fondamentale previsto dalla Costituzione repubblicana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il modello di societ\u00e0 dei Trattati europei \u00e8 quindi estraneo e incompatibile rispetto a quello prefigurato dalla nostra Costituzione. \u00c8 un modello sociale regressivo, nato sull\u2019onda del fondamentalismo di mercato conseguente al crollo del muro di Berlino, del trionfo dell\u2019ideologia neoliberale e delle farneticazioni dei primi anni Novanta sulla fine della storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Esso prevede: a) uno Stato residuale, il cui ruolo \u00e8 confinato all\u2019intervento in caso di \u201cfallimenti del mercato\u201d (non vi \u00e8 neppure pi\u00f9 l\u2019equivalenza tra forme di propriet\u00e0 prevista dal Trattato di Roma); 2) una \u201cforte competizione\u201d tra paesi fondata sul dumping fiscale e sul dumping sociale (come \u00e8 noto, in particolare sul secondo aspetto \u2013 ma in verit\u00e0 anche sul primo \u2013 si \u00e8 fondato il successo commerciale della Germania dal 2005 in poi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora, questo meccanismo, in una situazione di cambi fissi (la moneta unica), \u00e8 semplicemente distruttivo, in quanto impedisce ogni politica economica diversa dal recupero di competitivit\u00e0 fondato sulla svalutazione interna, ossia sulla deflazione salariale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo contesto istituzionale e normativo, insomma, la generalizzazione dell\u2019agenda 2010 di Schr\u00f6der diventa economicamente obbligata (anche se essa deprime la domanda interna all\u2019area e comporta una politica mercantilistica destabilizzante al di fuori di essa \u2013 che causa manovre ritorsive: vedi alla voce Trump).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La radice delle politiche di austerity e antisociali \u00e8 nei Trattati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo modello, di cui la moneta unica \u00e8 parte integrante, ha consentito che si creassero gravissimi squilibri di bilancia commerciale tra i paesi dell\u2019eurozona, che sarebbero stati impossibili in un regime a cambi flessibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questi squilibri sono stati ulteriormente aggravati dalla gestione della crisi e dalle politiche pro-cicliche distruttive imposte ad alcuni paesi, tra cui il nostro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo ha alterato i rapporti di forza in Europa in misura tale che la concorde \u201ccondivisione di sovranit\u00e0\u201d a favore dell\u2019Unione Europea, di cui spesso si favoleggia, \u00e8 risultata in realt\u00e0 fortemente asimmetrica a favore dei paesi creditori (di cui la CE \u00e8 stata l\u2019agente durante l\u2019intero percorso della crisi), divenendo una cessione unilaterale da parte degli Stati in difficolt\u00e0 (qui giova ricordare che la nostra Costituzione parla, all\u2019art. 11, di \u201climitazione\u201d e non di cessione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Risultato della gestione europea della crisi \u00e8 stata la localizzazione principalmente nei paesi debitori della capacit\u00e0 produttiva in eccesso e quindi da eliminare: in questi paesi si \u00e8 avuta una rilevante distruzione dell\u2019apparato industriale (in Italia la capacit\u00e0 produttiva perduta \u00e8 arrivata al 20% del totale), e in qualche caso una progressiva spoliazione (esemplari al riguardo le privatizzazioni in Grecia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In altre parole: alcuni sistemi-Paese hanno vinto, altri hanno perso, in una guerra tra capitali intrecciata con meccanismi classici della lotta di classe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non vedere questo oggi in Europa significa essere ciechi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E qui dobbiamo porci alcune domande: come \u00e8 stato possibile tutto questo? E soprattutto: come \u00e8 possibile che di fronte a tutto questo vi sia ancora qualcuno che, a sinistra, vede il problema nella nostra presunta incapacit\u00e0 di \u201cfare i compiti a casa\u201d?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come \u00e8 possibile che non si vogliano vedere le dinamiche schiettamente neocoloniali in opera ad esempio nel caso greco?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutto questo \u00e8 possibile a causa dall\u2019adesione pressoch\u00e9 totale delle forze politiche di questo paese, a cominciare da quelle di sinistra, a un paradigma (a una filosofia della storia) che contiene tre elementi fondamentali:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1) L\u2019asserita fine dello Stato (il suo necessario stemperarsi in un insieme pi\u00f9 grande \u2013 che curiosamente non si riesce a immaginare in modo diverso da un Superstato\u2026), vuoi a causa di una dimensione \u201cinadeguata\u201d a fronte della globalizzazione, vuoi a causa del suo costituire un \u201crelitto barbarico\u201d (la definizione che Keynes dava dell\u2019oro) a fronte del necessario affermarsi di una dimensione internazionalista dell\u2019agire politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2) L\u2019asserita assoluta superiorit\u00e0 del mercato quale strumento di regolazione dell\u2019attivit\u00e0 economica rispetto al suo indirizzo\/coordinamento consapevole (che significa: contrapposizione del Mercato allo Stato, ma anche della spontaneit\u00e0 dei processi economici alla scelta politica e alla decisione democratica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">3) Conseguentemente, l\u2019immediata identificazione dei \u201cveri\u201d interessi nazionali con un\u2019integrazione europea che almeno dall\u2019Atto Unico Europeo ha quale obiettivo preminente la liberazione delle forze di mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019adesione a questa filosofia della storia \u00e8 stata pressoch\u00e9 totale a sinistra (soprattutto dopo la caduta del muro di Berlino e la fine dell\u2019Unione Sovietica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Essa ci ha regalato negli ultimi tempi fenomeni degni di studio: ex teorici della \u201cgeometrica potenza\u201d che auspicano il commissariamento dell\u2019Italia da parte dell\u2019Unione Europea; ex lottatori continui che deplorano lo \u201cstatalismo\u201d quale \u201ccomponente necessaria del sovranismo\u201d e ravvisano nell\u2019adesione a quest\u2019ultimo il \u201crifiuto dell\u2019interdipendenza economica\u201d; quotidiani \u201ccomunisti\u201d che trattano il tema dello spread come un Sole 24 Ore (o, peggio, come un Oettinger) qualunque; instancabili cacciatori di \u201crossobruni\u201d che ricordiamo silenti allorch\u00e9 la banca d\u2019affari JP Morgan in un suo report ammoniva circa la necessit\u00e0 di superare le obsolete costituzioni antifasciste, caratterizzate da una eccessiva protezione del lavoro\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si potrebbe continuare a lungo. Ma non \u00e8 importante insistere su questo (si tratta in gran parte di fenomeni pertinenti al folclore politico-giornalistico, e in quanto tali di corto respiro). Il punto \u00e8 un altro: quel paradigma \u00e8 interamente falso. In effetti,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1) Non \u00e8 vero che lo Stato nel XXI secolo non conti pi\u00f9. E lo abbiamo visto in occasione dei bailout pubblici delle banche di mezzo mondo, per entit\u00e0 privo di precedenti storici. Del resto, la riscoperta della materiality of nations \u2013 e del carattere ideologico del cosmopolitismo \u2013 \u00e8 uno dei risultati pi\u00f9 convincenti del recente indirizzo di ricerca marxista denominato geopolitical economy.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2) Quanto alla contrapposizione tra autoregolazione dell\u2019attivit\u00e0 economica (mercato) e suo indirizzo\/coordinamento consapevole (Stato), non occorre neppure entrare in dispute teologiche sulla superiorit\u00e0 ontologica dell\u2019uno o dell\u2019altro. Basta osservare che un mercato allo stato puro non esiste e non \u00e8 mai esistito, neppure nella cosiddetta epoca d\u2019ora del liberalismo: \u201ccapitalism does not, cannot and has never relied on a strict demarcation between the state and market\u201d. [2] In tutta l\u2019et\u00e0 moderna lo sviluppo del modo di produzione capitalistico \u00e8 inscindibile dall\u2019intervento dello Stato: dall\u2019accumulazione originaria all\u2019apertura di mercati tramite le cannoniere; dal protezionismo (correttamente antiricardiano) che ha protetto le potenze commerciali nascenti sino a due guerre mondiali nate dalla lotta per l\u2019egemonia tra le principali potenze capitalistiche; e ancora dalla costruzione di un welfare State fortemente condizionato dalla presenza dell\u2019Unione Sovietica e dalla conseguente competizione tra sistemi alle ondate di finanziarizzazione che hanno consentito agli Stati Uniti di mantenere la loro egemonia quale Stato-centro del sistema mondo capitalistico, tentando di rallentare l\u2019evolvere degli equilibri economici verso la multipolarit\u00e0 (a sua volta resa possibile dall\u2019indubbio successo di alcuni esperimenti contemporanei di capitalismo di Stato). \u00c8 questa finanziarizzazione, finalizzata al mantenimento della centralit\u00e0 del dollaro, che \u00e8 stata chiamata globalizzazione (e da Rodrik iperglobalizzazione). Essa \u00e8 stata messa in crisi, una crisi probabilmente definitiva, dalla Grande Recessione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">3) Non vi \u00e8 alcuna armonia prestabilita tra la salvaguardia degli interessi nazionali e del lavoro e il procedere della costruzione europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa illusione \u00e8 il frutto di un approccio doppiamente ideologico, che vede nelle istituzioni europee un luogo irenico dove non si verifica alcuno scontro tra interessi nazionali in competizione e non si esercita alcuna influenza del grande capitale industriale e finanziario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La falsa opposizione tra angustia delle \u201cpiccole patrie\u201d e la presunta apertura internazionalistica dell\u2019UE \u00e8 falsa per molti motivi, ma anche per questo: perch\u00e9 oggi nella bandiera europea sono avvolti gli interessi (delle classi dominanti) di alcune nazioni, con altre nazioni che sono state gi\u00e0 ridotte a protettorati e altre che sono prossime a questo poco invidiabile status. Nell\u2019UE le prime potenziano la propria sovranit\u00e0, le altre la vedono ridursi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Concludo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dobbiamo ripartire dalla Costituzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Essa deve tornare a essere il metro di valutazione dei trattati internazionali, ivi inclusi i Trattati europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pi\u00f9 precisamente, occorre tornare<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 alla sovranit\u00e0 democratica e costituzionale espressa dalla nostra Costituzione, sovranit\u00e0 il cui unico luogo democraticamente legittimato \u2013 giova ripeterlo \u2013 resta lo Stato nazionale,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 a rapporti tra le nazioni (europee innanzitutto) fondati sul reciproco rispetto e il reciproco interesse, abbandonando tanto la falsa pista rappresentata dal Trattato di Maastricht quanto il pathos mistificatorio della presunta necessit\u00e0 di un Superstato europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Personalmente ritengo che questa oggi sia anche l\u2019unica chance per ridare qualche speranza a un progetto europeo che voglia essere qualcosa di diverso da quello che \u00e8 oggi: la copertura ideologica di interessi oligarchici, profondamente antipopolari e antidemocratici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 un\u2019altra: questa \u00e8 l\u2019unica possibilit\u00e0 per consentire al lavoro di tornare ad affermare i propri diritti, in questo Paese e altrove.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E quindi anche per restituire un orizzonte politico a quello che un tempo definivamo sinistra. Che, o serve a questo, o perde la sua ragion d\u2019essere.<\/p>\n<p>NOTE<\/p>\n<p>[1] Per il contesto dell\u2019affermazione di Minsky si veda il mio Costituzione italiana contro Trattati europei. Il conflitto inevitabile, Reggio Emilia, Imprimatur, 2015)<\/p>\n<p>[2] Cos\u00ec Radhika Desai nel suo Geopolitical economy, London, Pluto Press, 2013, p. 278.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/lavoro-patria-e-costituzione-lo-scontro-con-i-trattati-ue\/\">http:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/lavoro-patria-e-costituzione-lo-scontro-con-i-trattati-ue\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di HYPERPOLIS Pubblichiamo l\u2019intervento di Vladimiro Giacch\u00e9 all\u2019assemblea di presentazione dell\u2019associazione \u201cPatria e Costituzione\u201d tenutasi a Roma l\u20198 settembre 2018 L\u2019incontro di oggi ruota attorno a 3 parole: lavoro, patria e Costituzione L\u2019idea di fondo \u00e8 che oggi il lavoro (gli interessi dei lavoratori) possa essere difeso soltanto attraverso un patriottismo costituzionale. La patria di cui parliamo oggi ha una specifica genesi e una specifica configurazione storico\/istituzionale: \u00e8 la Repubblica nata dalla Resistenza antifascista e&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":93,"featured_media":36692,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/hyperpolis.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-bKo","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45160"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/93"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=45160"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45160\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":45161,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45160\/revisions\/45161"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/36692"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=45160"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=45160"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=45160"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}