{"id":45235,"date":"2018-10-18T09:00:01","date_gmt":"2018-10-18T07:00:01","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45235"},"modified":"2018-10-17T14:12:35","modified_gmt":"2018-10-17T12:12:35","slug":"i-salari-cinesi-stanno-superando-quelli-europei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45235","title":{"rendered":"I salari cinesi stanno superando quelli europei"},"content":{"rendered":"<p>di<strong> MARX XXI<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.marx21.it\/images\/cina\/cina_operai_elmetto.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Produrre in Cina non conviene pi\u00f9: lo stipendio degli operai di Pechino triplicato in 10 anni. Costano meno brasiliani e messicani.<\/strong><br \/>\nda\u00a0<a href=\"https:\/\/www.laconceria.it\/cina\/produrre-cina-non-conviene-piu-lo-stipendio-degli-operai-pechino-triplicato-10-anni-costano-meno-brasiliani-messicani\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">laconceria.it<\/a><\/p>\n<p>Lo stipendio medio degli operai cinesi nel 2016 era di 3,60 dollari l\u2019ora: il triplo rispetto al valore del 2005. Il salario delle tute blu di Pechino \u00e8 ormai pi\u00f9 alto di quello dei colleghi in Brasile e Messico (dove la paga nel decennio \u00e8 invece calata) e quasi al livello di quelli di Grecia e Portogallo. Lo sostiene il centro studi Euromonitor International (su dati Eurostat, ufficio statistico cinese e International Labour Organisation) in un report ripreso da Financial Times. Secondo lo studio, l\u2019aumento dei salari \u00e8 legato anche alla progressiva crescita della produttivit\u00e0: lo stipendio nel manifatturiero \u00e8 cresciuto di pi\u00f9 di quello di altri settori, come agricoltura ed edilizia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019odierno livello dei salari, conclude lo studio, ha ripercussioni sugli equilibri internazionali (e questo \u00e8 sotto gli occhi di tutti): chi continua a cercare produzioni a basso costo trasferisce le linee a seconda delle convenienze nel Sud Est asiatico, in Europa o in America Latina. Il governo cinese, intanto, lavora alla migrazione dal modello economico \u201cFabbrica del Mondo\u201d alla nuova identit\u00e0 di Paese manifatturiero che non fa dell\u2019economicit\u00e0 la propria leva competitiva.<\/p>\n<p><strong>Incredibile! I salari cinesi stanno superando quelli europei<\/strong><br \/>\nda\u00a0<a href=\"https:\/\/analysisrubrica.weebly.com\/articoli\/incredibile-i-salari-cinesi-stanno-superando-quelli-europei\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">analysisrubrica.weebly.com<\/a><\/p>\n<p>E\u2019 questa la notizia a dir poco sensazionale che arriva dall\u2019 estremo oriente, che ci fa conoscere Forbes, rivista statunitense di economia e finanza. Ovviamente questo dato sorprendente non \u00e8 esteso all\u2019 intero mondo del lavoro cinese, ma circoscritto ad alcuni settori dei distretti produttivi cinesi di maggior rilievo. Il raffronto con l\u2019Europa si riferisce sopratutto alle nazioni dell\u2019Est, ma non solo, certamente il dato \u00e8 estremamente significativo, poich\u00e9 avvalora la tendenza che in Cina vi \u00e8 un progressivo e generalizzato incremento dei salari.<\/p>\n<p>Per fare degli esempi, le retribuzioni mensili medie cinesi a Shanghai ($ 1,135), Pechino ($ 983) e Shenzen ($ 938) sono pi\u00f9 alte della Croazia, ma potremmo aggiungere anche dell\u2019Italia, pensiamo a chi percepisce da noi un salario di 700-800,00 euro al mese, che in dollari sono circa\u00a0 850 &#8211; 970; inoltre, sempre quelle di Shanghai, sono maggiori su base mensile anche della Lituania ($ 956) e Lettonia ($ 1,005), con l\u2019Estonia, che ha aderito all\u2019euro nel 2011, che secondo i dati del governo registra un reddito medio di $ 1,256 al mese nel 2016.<\/p>\n<p>Sempre secondo l\u2019articolo di Forbes la crescita dei salari in Cina \u00e8 impressionante. Questo \u00e8 un ottimo risultato per i cinesi. Certamente risulta indietro la crescita dei salari in molti dei paesi a basso reddito in Europa. Ci\u00f2 che questi numeri dimostrano \u00e8 che il ruolo della Cina, come centro manifatturiero, ha posto le basi per qualsiasi aumento futuro delle retribuzioni, in particolare per gli operai non qualificati del settore manifatturiero, ma anche ben presto in altri nuovi settori come l\u2019e-commerce.<\/p>\n<p>L\u2019articolo per\u00f2 non ci dice il motivo per cui \u00e8 avvenuta questa progressiva tendenza all\u2019aumento degli stipendi in Cina, la risposta la possiamo trovare nel ragionamento dell\u2019economista Antonino Galloni, che spiega come la Cina stia puntando ad incrementare la domanda interna di consumi e a diminuire le esportazioni. \u201cFino al 2012 infatti la priorit\u00e0 era esportare limitando la domanda interna, riducendo i salari, poi la Cina ha pensato di aumentare i salari dei lavoratori, ha iniziato a fare investimenti in infrastrutture, ospedali ecc..\u201d ecco perch\u00e9 vi \u00e8 stato un generale aumento dei salari. Non solo, ma secondo l\u2019economista, lo stesso indirizzo lo troviamo in altri paesi come l\u2019India, la Russia e gli stessi Usa.\u00a0 Mentre in Europa \u00e8 ancora ben saldo il paradigma economico dell\u2019export che, in nome della competitivit\u00e0, prevede salari bassi per i lavoratori. E\u2019 proprio questo paradigma, afferma Galloni, che \u00e8 necessario ribaltare, per consentire salari pi\u00f9 alti per chi lavora in Europa e soprattutto in Italia, ci\u00f2 consentirebbe una ripresa dei consumi e quindi un incremento della domanda interna, con ricadute positive sull\u2019occupazione.<\/p>\n<p>Cambiare si pu\u00f2, basta che chi governa il nostro Paese lo voglia, intanto i lavoratori attendono.<\/p>\n<p><strong>Cina, i salari degli operai dei cantieri crescono troppo in fretta<\/strong><br \/>\nda\u00a0<a href=\"http:\/\/www.themeditelegraph.com\/it\/shipping\/shipyard-and-offshore\/2018\/05\/13\/cina-salari-degli-operai-dei-cantieri-crescono-troppo-fretta-yJyOHwsDJ9rIrMjntj99rJ\/index.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">themeditelegraph.com<\/a><\/p>\n<p>Genova &#8211; Un operaio guadagna quasi mille dollari al mese, pi\u00f9 del doppio di 10 anni fa. E gli investitori stranieri si spaventano.<\/p>\n<p>Genova &#8211; La crescita economica in Cina rischia di compromettere tutto il vantaggio accumulato dall\u2019industria navalmeccanica nei confronti dei competitor asiatici. Dieci anni fa gli investitori stranieri erano stati attratti da Pechino grazie ai costi bassi dei salari e alla grande disponibilit\u00e0 di manodopera a basso costo. Ma quelle condizioni oggi sembrano essere terminate: \u00abIn dieci anni la paga di un operaio cinese \u00e8 pi\u00f9 che raddoppiata ed \u00e8 arrivata a 945 dollari al mese\u00bb spiegano gli analisti.<\/p>\n<p>Per ora rimane un buon salario per le aziende, anche comparato con gli altri mestieri cinesi che stanno progressivamente conoscendo un aumento, ma il trend verso l\u2019alto spaventa i calcoli degli investitori stranieri, sempre a caccia di tagli ai costi in un mercato difficile come quello dei cantieri navali.<\/p>\n<p><strong>Cina, il lavoro costa. E Samsung chiude la fabbrica<\/strong><br \/>\nda\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/politica\/cina-lavoro-costa-e-samsung-chiude-fabbrica-1564687.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ilgiornale.it<\/a><\/p>\n<p>Nelle metropoli salari al livello dell&#8217;Europa dell&#8217;est, i vicini asiatici sono sempre pi\u00f9 appetibili<\/p>\n<p>La notizia non \u00e8 ancora ufficiale, ma Samsung ammette che ci sta pensando su: il colosso sudcoreano dell&#8217;elettronica valuta di sospendere la produzione di smartphone in uno dei suoi due stabilimenti cinesi, quello che si trova a Tianjin (nel nord del Paese).<\/p>\n<p>Il motivo? Innanzitutto la concorrenza, perch\u00e9 i marchi locali Huawei e Xiaomi negli ultimi cinque anni si sono mangiati tutto il mercato: basti pensare che nel 2013 la quota detenuta da Samsung era del 20% mentre quest&#8217;anno \u00e8 scesa sotto l&#8217;1%. E poi c&#8217;\u00e8 il problema legato al costo del lavoro che in Cina cresce ormai da una quindicina d&#8217;anni e rende sempre meno vantaggioso produrre nella terra del Dragone.<\/p>\n<p>Pechino non \u00e8 pi\u00f9 la capitale della manodopera a basso costo. Nel 2002 la Cina si \u00e8 pienamente integrata nella forza lavoro globale entrando a far parte dell&#8217;Organizzazione mondiale del Commercio, e da allora il progressivo aumento della produttivit\u00e0 ha spinto in alto i redditi. Inoltre ormai tutte le grandi metropoli hanno stabilito uno stipendio minimo: l&#8217;ultima a farlo \u00e8 stata Shangai dove gli operai dovranno essere pagati almeno 2300 yuan al mese, vale a dire 333 dollari americani; il che significa +5% rispetto a un anno fa.<\/p>\n<p>Naturalmente c&#8217;\u00e8 ancora un forte disequilibrio tra le aree rurali e le grandi citt\u00e0, dove si sta facendo largo una manodopera qualificata i cui standard si avvicinano a quelli occidentali. Parlando di salari medi Shangai \u00e8 la citt\u00e0 cinese dove si guadagna meglio, circa 1.200 dollari al mese. A Pechino e a Shenzen si viaggia intorno ai 1000, ma sono comunque livelli retributivi ormai paragonabili a quelli dei Paesi dell&#8217;Europa dell&#8217;est: non come in Polonia o della Repubblica Ceca, per\u00f2 sullo stesso piano della Lituania, della Lettonia o dell&#8217;Estonia e addirittura pi\u00f9 alti della Croazia. E se in Cina tra il 2005 e il 2016 le paghe medie orarie del settore manifatturiero sono triplicate, nello stesso periodo in altre zone del mondo &#8211; come ad esempio in America Latina &#8211; la tendenza \u00e8 stata alla diminuzione. Questo fa si che da qualche anno le multinazionali preferiscano delocalizzare altrove.<\/p>\n<p>La concorrenza globale e in particolare quella di Paesi vicini come Taiwan, ma anche Malesia, Thailandia, Vietnam e India, insomma, \u00e8 sempre pi\u00f9 forte. Da un paio d&#8217;anni sembra essersene reso conto anche il governo cinese: da un lato il vice ministro del Lavoro Xin Changxing ha sottolineato come la Cina debba restare competitiva con i concorrenti asiatici, dall&#8217;altro le autorit\u00e0 stanno cercando di trovare un equilibrio tra datori di lavoro e impiegati che garantisca la stabilit\u00e0 sociale senza arrivare agli eccessi del capitalismo di casa nostra.<\/p>\n<p>Se fino al 2016 la crescita dei salari \u00e8 stata a due cifre ora ha un po&#8217; rallentato, ma i tempi in cui produrre in Cina costava pochissimo sono ormai lontani e non torneranno pi\u00f9. Altri potrebbero seguire l&#8217;esempio di Samsung: gli equilibri mondiali stanno gi\u00e0 cambiando.<\/p>\n<p><strong>La Cina aggancia l\u2019Europa dell\u2019Est, ecco la svolta sui salari<br \/>\n<\/strong>da\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lamescolanza.com\/20170817\/la-cina-aggancia-leuropa-dellest-la-svolta-sui-salari\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">lamescolanza.com<\/a><\/p>\n<p>I salari cinesi non sono pi\u00f9 cos\u00ec a buon mercato come in passato e l\u2019Europa dell\u2019Est potrebbe approfittarne.<\/p>\n<p>I testi di economia del lavoro spiegano ormai dall\u2019inizio del Millennio che \u201ci salari si fissano a Pechino\u201d, un\u2019espressione che punta a rimarcare come sia l\u2019economia asiatica ormai a influenzare i meccanismi di formazione dei prezzi, inclusi gli stipendi. La Cina \u00e8 la seconda potenza economica al mondo dopo gli USA ed entro il prossimo decennio potrebbe diventare la prima. Quel che accade al suo interno non pu\u00f2 mai passare inosservato, perch\u00e9 rischia di avere prima o poi ripercussioni sulle nostre vite, anche perch\u00e9 qui vi abita quasi un abitante su cinque della Terra.<\/p>\n<p>E proprio dalla Cina arriva una notizia, destinata ad avere conseguenze a medio-lungo termine anche sulle economie avanzate. Secondo Forbes, lo stipendio mensile medio di citt\u00e0 come Shanghai ($1.135), Pechino ($983) e Shenzen ($938) avrebbe raggiunto e superato quello di alcune economie dell\u2019Europa dell\u2019Est. Un esempio? Lo stipendio medio mensile di un lavoratore croato \u00e8 di appena 887 dollari, quello di lituano di 956, di un lettone di 1.005, mentre in Estonia si arriva a 1.256 dollari e in Ungheria a 1.139 dollari.<\/p>\n<p>Nel giro di qualche anno, poi, sembra alla portata per i cinesi raggiungere i livelli salariali dei colleghi polacchi ($1.569) e cechi ($1.400), dati gli elevati ritmi di crescita dei primi, rispetto a quelli pur soddisfacenti degli europei orientali.<\/p>\n<p>Salari cinesi sempre meno allettanti per il capitale<\/p>\n<p>Aver colmato il gap salariale con parte dell\u2019Europa rappresenta una svolta per la societ\u00e0 cinese e, soprattutto, per quella delle economie pi\u00f9 ricche del pianeta. Il costo del lavoro \u00e8 notoriamente una delle principali variabili, che determina lo spostamento dei capitali da un\u2019economia a un\u2019altra. Se un lavoratore italiano costa 1.000 e uno cinese costa 100, esiste un impulso per le aziende a spostarsi dall\u2019Italia alla Cina.<\/p>\n<p>Se ci\u00f2 \u00e8 vero, il raggiungimento dei salari est-europei farebbe ipotizzare un minore incentivo da parte delle multinazionali a delocalizzare la produzione in Cina, disponendo di manodopera qualificata e dai costi simili nel Vecchio Continente. Certo, il costo del lavoro non \u00e8 l\u2019unica variabile ad essere tenuta in considerazione in fase di investimento. Anche la burocrazia, le norme ambientali, i diritti sindacali e la tassazione incidono moltissimo.<\/p>\n<p>In ogni caso, possiamo affermare che esisterebbero gi\u00e0 alcune condizioni minime per prevedere una minore fuga delle aziende verso la Cina, specie quando nei prossimi anni verranno agganciati i livelli salariali di un numero crescente di paesi dell\u2019Est. A quel punto, per un\u2019impresa tedesca risulterebbe sempre meno appetibile aprire battenti in Cina, piuttosto che nella vicina Polonia, cos\u00ec come per una italiana sar\u00e0 relativamente pi\u00f9 conveniente puntare sulla Croazia.<\/p>\n<p>Lavoratori cinesi fanno meno paura?<\/p>\n<p>Non \u00e8 ancora la fine di un\u2019era, ma l\u2019inizio di una svolta s\u00ec. Non \u00e8 nemmeno detto che non verranno trovate nuove realt\u00e0 simili alla Cina. In quei paraggi in Asia esiste un altro gigante da 1,3 miliardi di abitanti \u2013 l\u2019India \u2013 che potrebbe sostituire progressivamente Pechino nell\u2019attrazione degli investimenti internazionali. Ad oggi, molte delle condizioni favorevoli esibite dall\u2019economia cinese qui non hanno trovato terreno fertile, come suggerisce la carenza di infrastrutture.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 nemmeno, per\u00f2, sminuire il significato del cambiamento in atto. La Cina \u00e8 sempre meno un\u2019economia emergente e sempre pi\u00f9 una potenza di rilievo internazionale. I salari continueranno ad essere fissati a Pechino, ma nei prossimi anni fungeranno sempre meno da tetto per quelli di numerose altre economie. I lavoratori dell\u2019Est Europa dovranno forse iniziare a temere pi\u00f9 i venti contrari di Bruxelles che non l\u2019aria inquinata nella capitale cinese.<\/p>\n<p><strong>Salari cinesi pari o superiori ad alcuni salari europei<\/strong><br \/>\nda\u00a0<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2018\/03\/06\/salari-cinesi-pari-o-superiori-ad-alcuni-salari-europei\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">vocidallestero.it<\/a><\/p>\n<p>Tra gli effetti pi\u00f9 deleteri della globalizzazione e della libera circolazione dei capitali in tutto il mondo vi \u00e8 l\u2019abbattimento del costo del lavoro\u00a0 dovuto alla disponibilit\u00e0 di enormi sacche di manodopera a basso costo. In questo articolo di Forbes si mostra come l\u2019ingresso della Cina nel WTO e l\u2019integrazione ad est dell\u2019Unione europea abbiano pi\u00f9 che raddoppiato, in poco pi\u00f9 di un decennio, la forza lavoro dell\u2019Europa occidentale, comportando una potente pressione al ribasso sul livello dei salari. Tra alcune zone dell\u2019Europa e la Cina non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 differenza, o se c\u2019\u00e8, \u00e8 a favore della Cina. L\u2019articolo, che ha una prima occhiata sembra la solita constatazione che \u201coggi c\u2019\u00e8 la Cina\u201d, contiene invece due ammissioni rilevanti: la prima, che i salari cinesi stanno crescendo a gran ritmo; la seconda, che la nuova \u201cCina\u201d del lavoro a basso costo sono i paesi dell\u2019Europa dell\u2019est, quelli che non a caso l\u2019Unione europea sta puntando a inglobare.<\/p>\n<p>Potremmo vederlo come un bicchiere mezzo pieno. O la Cina sta raggiungendo alcune zone dell\u2019Europa in termini di salari, o le retribuzioni nei paesi entrati pi\u00f9 di recente nell\u2019Unione europea sono schiacciati dalla competizione globale sul lavoro, una competizione che la Cina vince a mani basse. In realt\u00e0, si tratta di entrambe le cose.<\/p>\n<p>Le retribuzioni mensili mediane cinesi a Shanghai ($ 1,135), Pechino ($ 983) e Shenzen ($ 938) sono pi\u00f9 alte che in Croazia, nuovo paese membro dell\u2019Unione europea. Lo stipendio medio netto in Croazia \u00e8 di $ 887 al mese. Ha aderito all\u2019UE nel 2013.<\/p>\n<p>Le retribuzioni mediane di Shanghai, in particolare, sono anche maggiori di due dei paesi baltici recentemente diventato membri dell\u2019eurozona : Lituania ($ 956) e Lettonia ($ 1,005), con l\u2019Estonia, che ha aderito all\u2019euro nel 2011, che secondo i dati del governo registra un reddito medio di $ 1,256 al mese nel 2016.<\/p>\n<p>Negli ultimi 10 anni, l\u2019Europa ha cercato di integrare dentro l\u2019Unione europea la manodopera qualificata a basso costo dall\u2019Europa dell\u2019Est. Nel 2002 la Cina si \u00e8 pienamente integrata nella forza lavoro globale entrando a far parte dell\u2019Organizzazione mondiale del commercio. L\u2019entrata di questi due enormi bacini di manodopera nella forza lavoro mondiale ha posto le basi per la stagnazione dei salari tra i lavoratori meno qualificati delle catene di montaggio in tutto il mondo.<\/p>\n<p>In gergo economico, questo \u00e8 descritto come \u201cappiattimento della curva di Phillips\u201c, dice l\u2019economista di VTB Capital Neil MacKinnon.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019impatto della globalizzazione e l\u2019ingresso della Cina nell\u2019OMC nel 2002 ha aumentato notevolmente l\u2019offerta di manodopera globale\u201c, afferma MacKinnon. L\u2019eccesso di offerta di manodopera cinese e il flusso di merci cinesi a basso costo nell\u2019economia mondiale ha creato un vantaggio per i consumatori globali, ma ha significato anche che determinati prodotti e posti di lavoro dell\u2019Europa orientale hanno dovuto competere con la Cina, che ha prezzi pi\u00f9 bassi. Catene di approvvigionamento e mercati a parte, il costo maggiore per un\u2019azienda \u00e8 la sua forza lavoro. La forza lavoro cinese viene finalmente retribuita. Le retribuzioni dell\u2019Europa orientale, simili a quelle cinesi, fanno parte di un mondo il cui motto \u00e8 diventato: qualsiasi cosa tu possa fare, la Cina pu\u00f2 farla a minor costo.<\/p>\n<p>La Cina stabilisce il prezzo per la manodopera manifatturiera e, in futuro, per la logistica relativa all\u2019e-commerce. Alcuni europei dovrebbero sperare nei continui aumenti salariali della Cina se vogliono aumentare le loro stesse retribuzioni lorde.<\/p>\n<p>La quota della Cina nel commercio mondiale (una media di esportazioni pi\u00f9 importazioni) \u00e8 aumentata da poco meno del 2% nel 1990 a quasi il 15% di oggi, secondo la Bank for International Settlements. Da allora, l\u2019economia di mercato cinese si \u00e8 integrata all\u2019economia globale, guidata principalmente dalla sua forza lavoro, con un rapporto capitale-lavoro inferiore agli standard globali. La Cina sta iniziando solo ora ad automatizzare.<\/p>\n<p>L\u2019integrazione dell\u2019Europa orientale in Occidente \u00e8 spesso trascurata.<\/p>\n<p>In un arco di tempo simile, dagli anni \u201990 ad oggi, i paesi dell\u2019Europa orientale sono usciti dall\u2019orbita della Russia e si sono spostati verso ovest. Prima della caduta del comunismo, questi paesi erano rimasti pi\u00f9 o meno isolati. La forza lavoro era abbondante e ben istruita, ma il capitale e il management erano limitati. Ne \u00e8 seguita una combinazione fruttuosa: l\u2019Europa occidentale ha fornito i soldi e il management, l\u2019Europa dell\u2019Est ha fornito la manodopera a basso costo.<\/p>\n<p>I dati relativi all\u2019integrazione della Cina e dell\u2019Est Europa sono impressionanti. Contando solo la forza lavoro potenziale, la popolazione attiva in Cina e nell\u2019Europa orientale tra i 20 e i 64 anni era di 820 milioni di persone nel 1990 e ha raggiunto 1,2 miliardi nel 2015. La popolazione attiva disponibile nei paesi europei industrializzati era di 685 milioni prima della crisi dell\u2019Unione Sovietica nel 1990 e raggiungeva i 763 milioni nel 2014. Parliamo quindi di un aumento una tantum del 120% della forza lavoro, che ha schiacciato i salari per i lavoratori meno qualificati, secondo la BRI.<\/p>\n<p>Usando come indicatore queste tre citt\u00e0 cinesi, gli stipendi mediani dei lavoratori dipendenti sono pi\u00f9 alti dei salari della parte pi\u00f9 povera d\u2019Europa: i vecchi Balcani dell\u2019area comunista.<\/p>\n<p>Proprio sul Mar Adriatico, di fronte alla ricca frontiera italiana, si trova una manodopera di tipo cinese. Anzi ancora pi\u00f9 economica, in realt\u00e0. I lavoratori cinesi a Shanghai, Shenzhen e Pechino, in media, guadagnano pi\u00f9 dei lavoratori in Albania, Romania, Bulgaria, Slovacchia e Montenegro, nuovo paese membro della NATO, che ha un reddito medio di appena $ 896 al mese.<\/p>\n<p>I salari medi di Shanghai non sono molto diversi da quelli della Polonia, a $ 1,569. Lo stesso vale per la Repubblica Ceca, dove lo stipendio medio a Praga, la sua citt\u00e0 pi\u00f9 ricca, si aggira intorno a $ 1400. Il salario medio lordo dell\u2019Ungheria sta proprio al livello di Shanghai, a $ 1139 al mese.<\/p>\n<p>La crescita dei salari in Cina \u00e8 impressionante. Ottimo per i cinesi. Ma ha lasciato indietro la crescita dei salari in molti dei paesi a basso reddito in Europa. Ci\u00f2 che questi numeri dimostrano \u00e8 che il ruolo della Cina come centro manifatturiero ha posto le basi per qualsiasi aumento futuro delle retribuzioni, in particolare per gli operai non qualificati del settore manifatturiero, ma anche ben presto in altri nuovi settori come l\u2019e-commerce.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/internazionale\/cina\/29331-i-salari-cinesi-stanno-superando-quelli-europei\">http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/internazionale\/cina\/29331-i-salari-cinesi-stanno-superando-quelli-europei<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARX XXI Produrre in Cina non conviene pi\u00f9: lo stipendio degli operai di Pechino triplicato in 10 anni. Costano meno brasiliani e messicani. da\u00a0laconceria.it Lo stipendio medio degli operai cinesi nel 2016 era di 3,60 dollari l\u2019ora: il triplo rispetto al valore del 2005. Il salario delle tute blu di Pechino \u00e8 ormai pi\u00f9 alto di quello dei colleghi in Brasile e Messico (dove la paga nel decennio \u00e8 invece calata) e quasi al&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":93,"featured_media":44758,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/download.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-bLB","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45235"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/93"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=45235"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45235\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":45241,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45235\/revisions\/45241"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/44758"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=45235"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=45235"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=45235"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}