{"id":45237,"date":"2018-10-18T09:30:41","date_gmt":"2018-10-18T07:30:41","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45237"},"modified":"2018-10-17T14:32:36","modified_gmt":"2018-10-17T12:32:36","slug":"perche-la-manovradelpopolo-non-e-keynesiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45237","title":{"rendered":"Perch\u00e9 la #ManovraDelPopolo non \u00e8 Keynesiana"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>KEYNESBLOG (Laura Pennacchi)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra che il problema sia il deficit al 2,4% \u2013 come pensano, da fronti opposti, i cultori del debito ad oltranza e le vestali, presenti anche nel Pd, della stabilit\u00e0 dei conti pubblici \u2013 e non, invece, la composizione della manovra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al di l\u00e0 delle numerose beffe che la lettura del Def sta facendo emergere (per esempio la scomparsa di detrazioni fiscali importanti per le famiglie o della Naspi per i giovani disoccupati utilizzata per finanziare in parte le nuove misure), dalla composizione ipotizzabile della\u00a0<strong>manovra trapela un forte squilibrio in favore della spesa corrente e a danno della spesa in conto capitale e per gli investimenti<\/strong>, squilibrio risultante dalla somma dei trasferimenti monetari (in cui si traducono la falsa quota 100 per le pensioni e il cosiddetto reddito di cittadinanza) e delle numerose riduzioni fiscali, tra cui l\u2019embrione di flat tax, le quali costituiscono spesa corrente indiretta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tale squilibrio mostra un\u2019assonanza non con Keynes \u2013 come pretenderebbe il ministro Savona \u2013 ma con Reagan.<\/strong>\u00a0Non siamo, infatti, di fronte alla concentrazione di risorse nella creazione diretta di lavoro e negli investimenti produttivi \u2013 questi s\u00ec finanziabili anche in deficit \u2013 che Keynes e i keynesiani come Hansen, Meade, Minsky auspicavano per affermare la piena e buona occupazione, in quanto rimedio alla tendenza strutturale del capitalismo al sottoutilizzo dei fattori fondamentali della produzione, lavoro e capitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo invece di fronte alla riproposizione di forme di\u00a0<em>supply side economics<\/em>, tanto cara a Reagan e a Bush, in cui\u00a0<strong>\u00e8 del tutto rimossa la necessit\u00e0 di fare i conti con i problemi strutturali del paese, compresa la sua bassa propensione a creare lavoro<\/strong>, perch\u00e9 ci\u00f2 a cui ci si affida \u00e8 spesa corrente, per di pi\u00f9 finanziata in deficit,\u00a0<strong>consistente in benefici fiscali e trasferimenti monetari<\/strong>\u00a0\u2013 quale \u00e8 anche il reddito di cittadinanza \u2013 tali da non scalfire il dogma dell\u2019autoregolazione del mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Con lo Stato usato solo come Pantalone e non come soggetto strategicamente innovatore<\/strong>, in uno spirito sostanzialmente a favore di un mondo autonomo minuto (con la grande impresa, gli investimenti in ricerca e innovazione, la scuola e l\u2019Universit\u00e0 del tutto trascurati), affidando il rilancio dello sviluppo prevalentemente al Nord e lasciando ulteriormente ai margini il Mezzogiorno (per il quale \u00e8 sparita la riserva di investimento del 34%), compensato con elargizioni assistenzialistiche.<br \/>\nQuesta riedizione di vecchi approcci \u2013 alla faccia del tanto strombazzato cambiamento! \u2013 \u00e8 tanto pi\u00f9 sconcertante se riferita alla gravit\u00e0 della situazione globale odierna, per la quale in molti denunziano i segnali del probabile scatenarsi di una nuova grande crisi, dopo quella, gravissima, del 2007\/2008 in realt\u00e0 mai davvero finita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si consideri un segnale in particolare: il debito globale totale (pubblico e privato), invece di diminuire come era negli auspici, dal 2008 ad oggi \u00e8 aumentato di 72mila miliardi di dollari e ne \u00e8 anche vertiginosamente cresciuta la rischiosit\u00e0, poich\u00e9 la sua emissione \u00e8 prevalentemente avvenuta attraverso corporate bond con rating speculativo e con minore protezione contrattuale, di cui hanno fatto incetta l\u2019universo del risparmio gestito e i fondi di investimento, meno vincolati dalle regole prudenziali a cui sono state sottoposte le banche. La ripresa mondiale poggia, dunque, su basi estremamente fragili, il suo motore \u00e8 chiaramente drogato dal debito, la sua caratteristica di fondo \u00e8 l\u2019accumulo di \u201cbolle\u201d: immobiliari, finanziarie, bancarie, petrolifere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stessa forte ripresa statunitense avviene al prezzo di un incremento sostenuto di un deficit pubblico gi\u00e0 molto elevato, di tassi di interesse reali molto bassi e di un mercato azionario segnato da rendimenti esponenziali (il 16% in media negli ultimi 5 anni, il 22% nel solo 20017) in grado di generare proventi anomali per un totale di 10 trilioni di dollari, il che sottende un\u2019ulteriore espansione del debito privato. Tratti analoghi si rintracciano anche in altri contesti, dal Giappone alla Cina, a molti paesi emergenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Europa, mentre si prepara la fine del quantitative easing, la crescita rimane anemica ed \u00e8 elevatissimo lo scarto tra il volume di lavoro desiderato e quello reso disponibile da parte delle imprese. Ovunque risultano accentuati i rischi, la volatilit\u00e0 dei tassi di cambio, la vulnerabilit\u00e0 agli shock esterni, anche perch\u00e9, mentre gli investimenti calavano drasticamente, i profitti hanno continuato a crescere: nel secondo trimestre del 2018 i profitti sono cresciuti negli Usa del 16% grazie al condono per il rimpatrio dei capitali di Trump e al suo taglio fiscale a vantaggio degli utili societari, i quali hanno trasferito 1500 miliardi di dollari dal bilancio federale, con un incremento del deficit di pari ammontare, alle grandi Corporations, premiando per un quarto del totale i redditi annui superiori al milione di dollari, il che ci parla di quello che ci aspetterebbe in Italia se la reaganiana flat tax leghista venisse realizzata integralmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 tutto ci\u00f2 che si intende quando si parla di tendenze alla\u00a0<em>secular stagnation<\/em>\u00a0che persistono: non tassi di incremento del Pil quantitativamente bassi o nulli (che in effetti non si verificano, come invece si aspetterebbero gli scettici a proposito di tale teoria), ma, con le parole di Larry Summers, una \u00abcrescita ordinaria realizzata mediante politiche straordinarie e speciali condizioni finanziarie\u00bb, le quali incoraggiano il rischio abnorme, un indebitamento malsano, la formazione di bolle che, a loro volta, pongono le premesse per nuove crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel momento in cui i populismi dilagano e emergono varie somiglianze con gli anni \u201930 del Novecento, qui andrebbe collocata la vera sfida odierna: mettere meglio a fuoco questo aspetto fondamentale del funzionamento del capitalismo e cio\u00e8 la \u00abproblematicit\u00e0 del suo processo di investimento\u00bb e la difficile connessione tra \u00abproblematica degli investimenti e destino del lavoro\u00bb, una connessione per la cui fragilit\u00e0 strutturale certo non costituisce risposta\u00a0<strong>il combinato disposto flat tax\/reddito di cittadinanza caro al governo italiano gialloverde, in cui il neoliberismo si mostra all\u2019opera intrecciato con il populismo e il sovranismo<\/strong>.<\/p>\n<p><em>da \u201cil manifesto\u201d del 9 ottobre 2018<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/keynesblog.com\/2018\/10\/15\/perche-la-manovradelpopolo-non-e-keynesiana\/#more-7936\">https:\/\/keynesblog.com\/2018\/10\/15\/perche-la-manovradelpopolo-non-e-keynesiana\/#more-7936<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di KEYNESBLOG (Laura Pennacchi) Sembra che il problema sia il deficit al 2,4% \u2013 come pensano, da fronti opposti, i cultori del debito ad oltranza e le vestali, presenti anche nel Pd, della stabilit\u00e0 dei conti pubblici \u2013 e non, invece, la composizione della manovra. 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