{"id":45244,"date":"2018-10-18T10:30:49","date_gmt":"2018-10-18T08:30:49","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45244"},"modified":"2018-10-17T15:15:07","modified_gmt":"2018-10-17T13:15:07","slug":"mai-offendere-i-poveri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45244","title":{"rendered":"Mai offendere i poveri"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>AVVENIRE (Luigino Bruni)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo e radicale problema di chi scrive, legifera e si occupa di povert\u00e0 \u00e8 l\u2019incompetenza, perch\u00e9 non essendo in genere poveri non possediamo quella conoscenza specifica che ha soltanto chi \u00e8 dentro una condizione di povert\u00e0. I discorsi e le azioni sulle povert\u00e0 sono spesso inefficaci, se non dannosi, perch\u00e9 la mancanza di competenza li rende <i>astratti<\/i>. Non \u00e8 certamente un caso che due tra i maggiori studiosi della povert\u00e0, Muhammad Yunus (premio Nobel per la pace) e Amartya Sen (premio Nobel per l\u2019economia) sono originari rispettivamente del Bangladesh e dell\u2019India, ed entrambi vengono da esperienze di contatto con le povert\u00e0 vere e si sono sporcati le mani per contribuire a far nascere istituzioni e progetti per alleviare le povert\u00e0 (la Grameen Bank e l\u2019<i>Indice di Sviluppo Umano<\/i> delle Nazioni Unite). Per capire e operare nelle povert\u00e0 il buon senso non basta e spesso produce molti danni. Dobbiamo invece lavorare molto, facendo di tutto per acquisire, con lo studio e la frequentazione delle persone che si vorrebbero aiutare, le competenze che non si hanno, ma che si devono avere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima cosa che si inizia a capire quando si lasciano la scrivania e i set televisivi e si entra nella concretezza delle povert\u00e0, \u00e8 l\u2019inadeguatezza di una delle idee pi\u00f9 radicate della sociologia del XX secolo, la cosiddetta &#8220;piramide di Maslow&#8221;, che \u00e8 troppo astratta per essere vera. Pensare, infatti, che le persone abbiano bisogni ordinati da una <i>gerarchia piramidale<\/i>, dove alla base ci sono i bisogni fisiologici (fame, sete, caldo e freddo\u2026) e solo una volta soddisfatti questi possiamo permetterci il lusso di passare ai bisogni di ordine superiore (sicurezza e protezione), poi a quelli di appartenenza quindi ai bisogni di stima. E, infine, una volta saziati, riscaldati e stimati possiamo finalmente dedicarci al lusso dei bisogni di auto-realizzazione, che occupano il vertice della piramide. Come se le persone non morissero anche per mancanza di stima e di senso, o se l\u2019attesa di una nipote che viene a visitarci ogni sera in ospedale ci nutrisse meno della minestrina. Questa antica teoria (del 1954) ha subito molte critiche, sviluppi, rettifiche, ma l\u2019idea che ci siano bisogni primari ed essenziali legati al corpo, al coprirsi, al tetto, e solo dopo tutti gli altri pi\u00f9 &#8220;alti&#8221;, \u00e8 ancora molto radicata nelle politiche pubbliche e nella cultura media della popolazione. E cos\u00ec la ritroviamo, implicita, anche nel dibattito sul <i>reddito di cittadinanza<\/i> di questi giorni in Italia (e non solo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando ero bambino il reddito di mio padre (commerciante ambulante di polli e galline) \u00e8 stato per molti anni minore degli equivalenti 780 euro di cui si parla oggi, e nessuno sapeva se ogni mese sarebbero arrivati a casa, dove ad attenderli c\u2019era mia mamma e noi quattro figli. Ma nei compleanni e per la Befana i nostri regali dovevano essere belli come quelli dei nostri compagni di scuola pi\u00f9 ricchi. Mio padre rinunciava anche ad alcuni beni primari, ma per quei giocattoli non faceva economia, perch\u00e9 non voleva che ci vergognassimo a scuola. In gioco c\u2019erano la dignit\u00e0 sua e nostra. I miei nonni contadini e le loro sette figlie non erano certo benestanti, ma nelle feste importanti bisognava alzarsi da tavola lasciando vino e cibo avanzati. Quei pranzi eccessivi non erano meno essenziali delle patate e del pane di ogni giorno, perch\u00e9 erano momenti decisivi dove si ricreavano e accudivano quei legami sociali che stringevano tra di loro i membri della comunit\u00e0, e impedivano che precipitassero tutti nei giorni difficili, quando alla mancanza dei beni primari supplivano questi altri beni altrettanto primari. Durante un periodo di studio all\u2019estero, non avevo abbastanza soldi per permettermi un quotidiano (italiano) e il treno. Mi procurai da un amico una bicicletta, risparmiavo il costo del biglietto del treno e quei due franchi mi consentirono di leggere articoli che sono la radice di quelli che ho scritto molti anni dopo, e di quello che sto scrivendo ora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La teoria della povert\u00e0 di Amartya Sen si basa su un assioma fondamentale, una sorta di pietra angolare del suo edificio scientifico: la povert\u00e0 \u00e8 l\u2019impossibilit\u00e0 che ha una persona di poter svolgere la vita che amerebbe vivere. La povert\u00e0 \u00e8 dunque una <i>carestia di libert\u00e0 effettiva<\/i>, perch\u00e9 la mancanza di quelle che lui chiama <i>capabilities<\/i> (capacit\u00e0 di fare e di essere) diventa un ostacolo spesso insuperabile per fare la vita che vorremmo fare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E una delle capacit\u00e0 fondamentali consiste, per Sen, nel poter uscire in pubblico senza vergognarsi (di s\u00e9 e dei giocattoli dei propri bambini). Una delle idee economico-sociali pi\u00f9 rivoluzionarie e umanistiche dell\u2019ultimo secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo messaggio, serio e preoccupante, di questa visione <i>competente<\/i> della povert\u00e0 riguarda la difficolt\u00e0 di aumentare le libert\u00e0 con il denaro. Alcuni, in genere la maggior parte, di questi ostacoli sono infatti conseguenza della mancanza non di reddito, ma di <i>capabilities<\/i>, che sono una sorta di <i>bene capitale<\/i> (stock), una assenza che si \u00e8 creata negli anni, spesso gi\u00e0 dall\u2019infanzia. \u00c8 l\u2019assenza di capitali che genera anche la mancanza di reddito, che \u00e8 solo un effetto. Questi beni capitali sono istruzione, salute, famiglia, comunit\u00e0, talenti lavorativi, reti sociali, che per essere &#8220;curati&#8221; richiederebbero interventi strutturali, in &#8220;conto capitale&#8221;, e quindi molto tempo, volont\u00e0 politica e un coinvolgimento serio della societ\u00e0 civile. Se quindi le persone non useranno il reddito che giunger\u00e0 dal Governo per rafforzare o creare alcuni di questi capitali, quei soldi non ridurranno la povert\u00e0, perch\u00e9 le persone resteranno povere con un po\u2019 di consumi in pi\u00f9. E il primo bene capitale da cui una persona pu\u00f2 ricominciare si chiama ancora con un antico, bellissimo, nome: lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma c\u2019\u00e8 anche un secondo messaggio. Se questi 780 euro (al massimo) non diventeranno anche una maggiore libert\u00e0 di comprare libri, giornali, di fare festa, un viaggio, di comprare un giocattolo bello per un bambino, un braccialetto pi\u00f9 carino per la fidanzata, una cena esagerata con gli amici pi\u00f9 cari per dire che finalmente stiamo cambiando vita, e che abbiamo ricominciato a sperare&#8230;, quei redditi non ridurranno nessuna povert\u00e0, o ne ridurranno gli aspetti meno importanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti sappiamo, o dovremmo sapere, che per la stessa natura &#8220;capitale&#8221; di molte forme di povert\u00e0, il rischio che i soldi del reddito di cittadinanza finiscano in luoghi sbagliati \u00e8 molto alto; e per questa ragione dobbiamo fare di tutto per eliminare e ridurre alcuni di questi luoghi sbagliati (<i>in primis<\/i> l\u2019azzardo, dove il governo ha ben iniziato e deve andare fino in fondo togliendo le slot machine dai bar e tabacchi, e riducendo drasticamente i gratta-e-vinci che ormai si trovano ovunque). Ma se \u00e8 vero che la povert\u00e0 \u00e8 mancanza di libert\u00e0, allora non offendiamo la libert\u00e0 con liste di &#8220;beni primari&#8221; scritte a tavolino, o con controllori che dovrebbero dirci se un libro o un giocattolo sono troppo costosi perch\u00e9 un &#8220;povero&#8221; se li possa permettere. Il primo &#8220;reddito&#8221; di cui i molti poveri del nostro Paese hanno bisogno \u00e8 un segnale di fiducia e di dignit\u00e0. Di sentirsi dire che sono poveri ma <i>prima <\/i>sono persone adulte, e possono decidere, anche loro, se \u00e8 pi\u00f9 primario un vestito o un regalo per chi amano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/opinioni\/pagine\/mai-offendere-i-poveri?fbclid=IwAR16dOj3DHvLpaVNL72Mc44erZsmy_d_1lXYG2L8cVOduYTnl4ztt8gBDjk\">https:\/\/www.avvenire.it\/opinioni\/pagine\/mai-offendere-i-poveri?fbclid=IwAR16dOj3DHvLpaVNL72Mc44erZsmy_d_1lXYG2L8cVOduYTnl4ztt8gBDjk<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di AVVENIRE (Luigino Bruni) &nbsp; Il primo e radicale problema di chi scrive, legifera e si occupa di povert\u00e0 \u00e8 l\u2019incompetenza, perch\u00e9 non essendo in genere poveri non possediamo quella conoscenza specifica che ha soltanto chi \u00e8 dentro una condizione di povert\u00e0. 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