{"id":45265,"date":"2018-10-19T10:00:52","date_gmt":"2018-10-19T08:00:52","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45265"},"modified":"2018-10-18T19:54:15","modified_gmt":"2018-10-18T17:54:15","slug":"sovranismo-e-nazionalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45265","title":{"rendered":"Sovranismo e nazionalismo"},"content":{"rendered":"<p><strong>di ILPONTE (Luca Michelini)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se avessimo una stampa degna del nome, potremmo conoscere la situazione politica e sociale francese. Purtroppo non \u00e8 cos\u00ec e stentiamo perfino a capire la situazione del nostro paese, che ogni volta, infatti, consegna sorprese politiche di ogni genere. Se avessimo, poi, investimenti pubblici nell\u2019istruzione pubblica di ogni grado e livello degni del nome, anche la capacit\u00e0 di lettura e di governo della realt\u00e0 sarebbe ben maggiore di quella attuale. Stante la situazione disastrosa nella quale viviamo, non possiamo che dare il peso appropriato alla televisione pubblica e privata, che ancora esercita un\u2019influenza notevole sui costumi anche politici della nazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ebbene, una rinnovata Rete 4, cio\u00e8 quella rete che ora Berlusconi ha deciso di distaccare dal leghismo montante per proporre un pi\u00f9 moderato liberalismo, ha trasmesso (il 9 ottobre) un\u2019interessante intervista e confronto politico-giornalistico con Marine Le Pen. Ad affrontarla c\u2019era un aggressivo Bersani e altri giornalisti, anch\u2019essi pi\u00f9 o meno antinazionalisti e antisovranisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La prima cosa che colpisce ascoltando la Le Pen \u00e8 la sua caratura politico-intellettuale: ben diversa e senz\u2019altro superiore a quella dei politici italiani, anche di quelli che con lei vorrebbero allearsi. Non ha avuto alcun timore del confronto, che \u00e8 stato libero e sereno, e ha sempre argomentato con precisione e calma, alla fine avendo la meglio di interlocutori che partivano gi\u00e0 dalla presunzione di avere comunque la ragione dalla loro parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Uno dei concetti che ha espresso Bersani \u00e8 che il sovranismo in effetti \u00e8 nazionalismo, il che ha una pesante responsabilit\u00e0 storica, quella di aver portato per secoli la guerra sul suolo europeo. Sono ormai numerosi i politici italiani che si aggrappano a questo tipo di ragionamento. Anche Cuperlo lo propone all\u2019interno del Pd.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Naturalmente, ha avuto facile gioco la Le Pen nel sottolineare come sia proprio questa Europa a sollevare i conflitti interstatali, come comprova il caso greco. E a questo proposito potremmo aggiungere il caso molto significativo del conflitto franco-italiano sulla Libia (e non solo, invero), che nulla ha a che vedere con i sovranisti in senso stretto, ma anzi ha avuto fautori francesi che a parole si dicevano, e si dicono, europeisti e pacifisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Le Pen ha poi sottolineato come sia questo tipo di Europa che sta portando la guerra sociale al proprio interno. La Le Pen, insomma, \u00e8 contro le politiche di \u201causterit\u00e0\u201d, un termine che ha utilizzato esplicitamente. Sentirsi dire da persone che per anni hanno avuto in mano le sorti del paese e dell\u2019Europa, cio\u00e8 sentirsi dire da Bersani, che solo un\u2019Europa politica pu\u00f2 essere la soluzione alla crisi europea attuale, fa veramente male. Infatti \u00e8 stato il neoliberismo di sinistra italiano a promuovere questo tipo di Europa, trovando ascolto in altrettanti liberismi-di-sinistra europei; salvo poi accorgersi, quando era troppo tardi, che questo tipo di Europa provocava una destabilizzazione economica pericolosissima, sia sul piano sociale sia su quello politico. E a certificarlo non sono difficili letture intellettuali, ma lo spuntare dirompente in termini elettorali in tutta Europa di forti partiti sovranisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E sentire Bersani affermare, contro la Le Pen che stigmatizza il fenomeno incontrollato dell\u2019immigrazione, che \u00e8 una fortuna che ci siano gli immigrati, altrimenti nessun italiano andrebbe a lavorare negli altoforni, fa ancora pi\u00f9 male: perch\u00e9 significa avere proprio una certa idea neoliberista del mercato, e di quello del lavoro in modo particolare. Perch\u00e9 una sinistra che si rispetti dovrebbe avere a cuore, cio\u00e8 avere come fondamentale obiettivo, che il lavoro negli altoforni cessi di essere un lavoro abbruttente, destinato per forze di cose agli ultimi dell\u2019umanit\u00e0. Non pu\u00f2 che venire in mente, a questo proposito, la penosa situazione dell\u2019acciaieria di Taranto, incancrenitasi proprio sotto gli occhi del vario neoliberismo italiano, del resto all\u2019origine della sua privatizzazione. Mi domando: siamo diventati a tal punto filocapitalisti e liberalborghesi di \u201cprimo Ottocento\u201d, da riempirci la bocca sul progresso tecnologico solo quando si tratta di investimenti 4.0 da scontare fiscalmente? Ben vengano le badanti italiane, dice Bersani, sol che ci fossero: \u00e8 dunque questo il modello sociale della cosiddetta sinistra? Fermare l\u2019emigrazione \u00e8 come fermare l\u2019acqua con le mani, dice Bersani: e dunque non rimane che appiattirsi, assecondando, o al massimo smorzando in dosi omeopatiche, le semovenze oggettive e naturali del capitalismo mondiale attuale, che a modello ha preso le semovenze del capitalismo inglese di primo Ottocento? E, del resto, basta aggirarsi per le cittadelle che avrebbero dovuto rappresentare i modelli della socialdemocrazia italiana (Livorno, Bologna, Rimini e tante altre citt\u00e0) per accorgersi come in effetti un tentativo di creare una societ\u00e0 almeno un po\u2019 diversa da quella del capitalismo pi\u00f9 selvaggio sia sostanzialmente fallita, forse addirittura mai nemmeno tentata. Un giorno vi sar\u00e0 chi studier\u00e0 i discorsi di Bersani e si accorger\u00e0 che la sua quasi totale incomprensibilit\u00e0, fatta di immagini, di non detti, di tutta una serie di contorsioni linguistiche e fisiche e metaforiche, sta semplicemente a significare la perdita totale di una anche minima filosofia sociale e della storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma ci\u00f2 che ritengo sia pi\u00f9 importante sottolineare \u00e8 un altro aspetto del dibattito odierno tra sovranisti e antisovranisti. Un aspetto ben messo in luce dalla Le Pen. Gli antisovranisti oggi dicono che il sovranismo \u00e8 nazionalismo e dunque, in ultima analisi, bellicismo interstatale. Gi\u00e0 ho detto del caso francese, ma forse si potrebbe ricordare anche il caso di Tony Blair, il padre del neoliberismo di sinistra, che ha portato il suo paese in una guerra che \u2013 lo ha dovuto ammettere \u2013 non aveva alcuna ragione democratica. Nulla dicono, invece, gli antinazionalisti a proposito del modello sociale di riferimento di questi sovranisti. L\u2019unica cosa a cui accennano \u00e8 la xenofobia e l\u2019immigrazione, che lascia trasparire chiare semovenze autoritarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora ci\u00f2 che distingue il sovranismo dal nazionalismo classico \u00e8 il suo appello\u00a0a favore\u00a0alla democrazia rappresentativa. Sovranismo significa appunto\u00a0ritorno\u00a0alla sovranit\u00e0 degli Stati rappresentativi. L\u2019avversario, se non il nemico da abbattere, ora sono le istituzioni sovranazionali, quelle europee, quelle finanziarie e forse industriali, che per proprio esclusivo tornaconto vogliono andare contro la sovranit\u00e0 popolare e le politiche degli Stati sovrani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 bene ricordarsi che il nazionalismo, soprattutto quello italiano che innerv\u00f2 il fascismo, che a sua volta era una dottrina e una politica di portata europea e mondiale, era\u00a0antidemocratico: temeva la democrazia rappresentativa, le masse organizzate, riteneva l\u2019estensione del suffragio il veicolo principale della rivoluzione sociale e socialista. Solo lentamente, e non prima di aver distrutto sul piano sociale e squadristico-militare la democrazia e il movimento operaio, il nazionalismo ha imparato che le masse potevano essere inserite in uno Stato gerarchico e tendenzialmente totalitario. Fin da subito, del resto, questo nazionalismo ebbe una componente di sinistra, sindacale, talvolta anche eversiva e destinata ad alzare la testa nei momenti pi\u00f9 drammatici della storia. Solo lentamente il nazionalismo si accorse che le masse potevano portarlo al potere grazie alle istituzioni democratiche, come in Germania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi il sovranismo non bisogno di portare un attacco profondo alle pratiche della democrazia. E il motivo \u00e8 assai semplice, anche se tragico: queste pratiche sono state in gran parte minate e fatte a pezzi dai vari neoliberismi che si sono alternati al potere in Europa. Oggi, poi, il mondo del lavoro non rappresenta pi\u00f9 alcun pericolo sociale-rivoluzionario, tanto meno riformatore. Un tempo il problema dei nazionalisti era quello di incanalare in modo autoritario le organizzazioni dei lavoratori. E questo proprio in virt\u00f9 delle politiche svolte dalla cosiddetta sinistra. Oggi, addirittura, il mondo del lavoro deve sentirsi difendere proprio dalla destra sovranista, assai meno timida della sinistra nell\u2019abbozzare qualche provvedimento di natura sociale. E quando questi provvedimenti sociali sollevano la dura reazione dei \u201cmercati\u201d, ecco che la cosiddetta sinistra si fa baluardo di questi mercati, ben oltre il realismo necessario per affrontarne la potenza e prepotenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">C\u2019\u00e8 il sostrato xenofobo, naturalmente, che \u00e8 del tutto funzionale a stabilizzare proprio quella manodopera sottopagata cui si riferisce Bersani; ma a stabilizzarla in posizione di inferiorit\u00e0, controllandone l\u2019inserimento politico nella societ\u00e0 con una politica della cittadinanza molto prudente e ricattatoria. C\u2019\u00e8 la sudditanza a un certo tipo di capitalismo, quale quello con il quale il sovranismo nostrano \u00e8 stato alleato per un ventennio e che possiamo ritrovare nella recente vicenda delle concessioni autostradali. C\u2019\u00e8 l\u2019esigenza di favorire il ceto della piccola e media impresa e dei ceti medi professionali, con i condoni e con la\u00a0flat tax. Certo, c\u2019\u00e8 tutto questo: che poi altro non \u00e8 che un tentativo di ricostruire almeno un germe di comunit\u00e0 nazionale, almeno un germe di interclassismo, di coesione sociale, almeno un piccolo argine all\u2019implosione nel caos di un capitalismo selvaggio post-sovietico. Di fronte a questa politica, che ha un consenso crescente e probabilmente straripante, la sinistra non ha da opporre alcun tipo di ragionamento. Semplicemente, non esiste pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gi\u00e0: perch\u00e9 forse qualcuno vorrebbe farci credere che la cosiddetta sinistra non \u00e8 stata succube della cultura xenofoba per un ventennio? Forse essa ha cercato di modernizzare il capitalismo italiano, allontanandolo dalle secche dell\u2019intreccio indissolubile con la rendita di origine politica? Forse questa sinistra non ha rincorso disperatamente il ceto della piccola e della media impresa? Forse non ha contribuito a disarticolare l\u2019asse portante della scuola pubblica e dei servizi sociali che sono, di fatto, l\u2019unica forma attraverso la quale prende effettivamente corpo il principio della progressivit\u00e0 del sistema fiscale? Forse ha difeso il mondo del lavoro? Forse non \u00e8 ricorsa a varie forme di condono? Forse che alle parole che invocavano una moderna forma di egualitarismo, quello dei punti di partenza, non ha fatto corrispondere uno dei periodi storici di pi\u00f9 accentuato disegualitarismo? E mentre l\u2019Europa dell\u2019austerit\u00e0 torna a ricattarci sul debito pubblico, nemmeno si vede l\u2019ombra di un\u2019analisi dei rapporti di forza europei che sottendono questo ricatto. Il mercato rimane un meccanismo perfetto a cui affidare le sorti sociali e politiche della nazione. Parlare di \u201cpiano B\u201d \u00e8 un\u2019eresia; il reddito di cittadinanza una burla per fannulloni; le preoccupazioni fondate del presidente della Repubblica, una scusa per giocarsi le sorti delle elezioni e non per trovare i meccanismi istituzionali ed economici per impedire la deriva del paese. Elezioni che per\u00f2 saranno implacabili all\u2019appuntamento, anche grazie alla propaganda pro-sovranista che svolgono tutti i mass-media schierati contro i sovranisti. Le elezioni vedranno la vittoria straripante del sovranismo. Unica speranza: che questo sovranismo non sia all\u2019altezza del momento storico che si avvicina e che si diventi preda, un\u2019altra volta nella storia, degli appetiti coloniali di civilt\u00e0 superiori. Tanto peggio, tanto meglio: questa la filosofia sociale a cui invita quella che ancor oggi si presenta come sinistra italiana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2018\/10\/12\/sovranismo-e-nazionalismo\/\">https:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2018\/10\/12\/sovranismo-e-nazionalismo\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ILPONTE (Luca Michelini) &nbsp; Se avessimo una stampa degna del nome, potremmo conoscere la situazione politica e sociale francese. Purtroppo non \u00e8 cos\u00ec e stentiamo perfino a capire la situazione del nostro paese, che ogni volta, infatti, consegna sorprese politiche di ogni genere. 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