{"id":45287,"date":"2018-10-19T10:30:44","date_gmt":"2018-10-19T08:30:44","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45287"},"modified":"2018-10-19T10:02:50","modified_gmt":"2018-10-19T08:02:50","slug":"altro-che-guerrafondaio-il-nazionalismo-e-la-virtu-di-chi-resiste-agli-imperi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45287","title":{"rendered":"Altro che guerrafondaio. Il nazionalismo \u00e8 la virt\u00f9 di chi resiste agli Imperi"},"content":{"rendered":"<p>di<strong> IL GIORNALE (Marco Gervasoni)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo ripetono tutti in loop: giornalisti mainstream e conduttrici televisive, intellettuali da rotocalco, nani e ballerine, ministri degli esteri e persino presidenti della Repubblica: la nazione chiude, la nazione impoverisce gli spiriti, la nazione fa provinciale (e anche un po&#8217; deplorable). Quando poi diventa nazionalismo, orrore!, equivale a fascismo, razzismo, xenofobia.<\/p>\n<div id=\"media_1\" class=\"hmedia border\" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"photo\">\n<div class=\"field field-name-field-foto field-type-image field-label-hidden\">\n<div class=\"field-items\">\n<div class=\"field-item even\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.ilgiornale.it\/sites\/default\/files\/styles\/large\/public\/foto\/2018\/10\/18\/1539846054-palnisfero.jpg\" alt=\"\" width=\"665\" height=\"221\" \/><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"fn \"><\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">E poi il nazionalismo porta inevitabilmente con se le guerre, non ne ha provocate due nel Novecento? Meno male che l&#8217;Europa c&#8217;\u00e8!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non dobbiamo regalare dignit\u00e0 di \u00abdiscorso\u00bb a questo cicaleccio che non fa che ripescare i pi\u00f9 vieti canoni della ideologia della fine delle nazioni: per questo mi vengono ai piedi i capelli (che non ho) quando mi capita di sentirli da ministri, anche di questo governo, e da presidenti della Repubblica. Guarda caso, per\u00f2, solo da noi sopravvivono. Andate a dire a uno statunitense che la nazione non esiste pi\u00f9: vi guarder\u00e0 disgustato o vi colmer\u00e0 d&#8217;improperi. E solo quattro gatti dell&#8217;intellettualit\u00e0 globalist East-West coast hanno trovato \u00abnazionalista\u00bb l&#8217;ultimo grande discorso di Trump all&#8217;Onu. Ma, lo sappiamo, Trump \u00e8 un tipaccio, meglio non fidarsi. Allora ascoltiamo Macron, l&#8217;europeista Macron: certi passaggi dei suoi interventi ricordano non solo De Gaulle, persino P\u00e9tain, tanto alza il peana alla nazione Francia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I t\u00f2poi che reggono questa (povera) ideologia dell&#8217;anti nazione sono fondamentalmente tre:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) le nazioni sono superate;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) le nazioni portano alla guerra;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3) le nazioni producono il nazionalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta nei primi due casi di affermazioni storicamente infondate, nel terzo di una vera e propria tautologia. Che le nazioni fossero superate lo sostennero, negli anni immediatamente successivi al crollo del muro di Berlino, una serie di autori (guarda caso tutti appartenenti a Stati nazione ben solidi) statunitensi come Francis Fukuyama (La fine della storia e l&#8217;ultimo uomo, 1992) e Thomas L. Friedman (Il mondo \u00e8 piatto, 2005) e giapponesi come Kenichi Ohmae (La fine dello Stato nazione, 1995). Era un&#8217;autentica ideologia, che ha spopolato negli anni Novanta, ma gi\u00e0 imbarcava acqua con l&#8217;11 settembre, e che \u00e8 finita affondata con la crisi del 2008. Gi\u00e0 all&#8217;epoca qualcuno, come il grande Samuel Huntington, mise in guardia e spieg\u00f2 che il ruolo delle nazioni, tutt&#8217;altro che diminuito, era addirittura cresciuto dopo il 1989, e che si sarebbe ulteriormente intensificato. Cosa che larga parte delle scienze sociali e politiche ha poi confermato nei decenni successivi. Oggi nessuno studioso informato e serio prenderebbe pi\u00f9 sul serio le tesi del \u00absuperamento delle nazioni\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto al sentimento nazionale che porterebbe alla guerra, anche questa \u00e8 un&#8217;interpretazione dei due conflitti mondiali datata e discutibile: quelli che si scontrarono nel 1914 non erano Stati nazione ma Imperi (anche quando non si chiamavano cos\u00ec, come la Francia) e la guerra fu prodotta dai conflitti ingenerati dall&#8217;espansione imperiale, come gi\u00e0 allora videro non solo Lenin ma anche il liberale Hobson. Per ci\u00f2 che riguarda la Seconda guerra mondiale, solo chi non conosce il nazismo pu\u00f2 definirlo un nazionalismo: Hitler non era un nazionalista ma un imperial-razzista, e le razze non si disponevano nella sua visione all&#8217;interno della nazione ma di spazi post nazionali, cio\u00e8 imperiali. Basta leggere qualsiasi discorso di Hitler, basta sapere, come tutti dovrebbero, che in caso di vittoria la Germania avrebbe creato uno spazio europeo con una moneta unica, basta immergersi negli straordinari testi sullo spazio imperiale composti da Carl Schmitt durante la guerra e oggi tradotti in Stato, grande spazio, nomos (Adelphi, 2015).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La terza affermazione \u00e8 infine una tautologia: non ci pu\u00f2 esser nazione senza nazionalismo, cio\u00e8 senza un legame solido, razionalmente emozionale ed emozionalmente razionale, con la propria nazione. Per cui, se correttamente inteso, il nazionalismo \u00e8 un sentimento da rivalutare; di pi\u00f9, \u00e8 una virt\u00f9. Come ci spiega Yoram Hazony, filosofo politico e biblista israeliano, direttore dell&#8217;Istituto Herzl di Gerusalemme ed editorialista del Wall Street Journal, nel libro freschissimo di stampa The Virtue of Nationalism (New York, Basic Books). Il nazionalismo non \u00e8 un sentimento negativo e va inteso come una virt\u00f9 nel senso greco del termine: come una condotta naturale (la natura dell&#8217;uomo essendo quella di animale politico) e adesione alla forma pi\u00f9 giusta, in senso aristotelico, di comunit\u00e0 politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro di Hazony \u00e8 importante e ricco di spunti, richiederebbe quindi un lungo spazio per analizzarlo bene. Ci sono tuttavia tre punti essenziali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo. Dobbiamo essere riconoscenti in eterno a Israele e riscoprire la Bibbia, cio\u00e8 l&#8217;Antico Testamento, come all&#8217;origine della nostra tradizione politica. In Italia tendiamo a dimenticarlo, diversamente dal mondo anglosassone, ma l&#8217;Occidente \u00e8, come scrisse il grande Leo Strauss, sia Atene che Gerusalemme. L&#8217;una non deve esistere senza l&#8217;altra. Cosa ci ha tramandato Gerusalemme, cio\u00e8 l&#8217;Antico Testamento? Che l&#8217;antico popolo d&#8217;Israele \u00e8 la prima nazione della storia e che questa Alleanza \u00e8 pi\u00f9 buona e giusta di quella dell&#8217;altra forma di organizzazione politica, l&#8217;Impero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco il secondo punto importante del libro di Hazony. Non esistono infiniti modelli di comunit\u00e0 politica, anzi nella storia ve ne sono solo due: la nazione, e il suo opposto, l&#8217;Impero. Quando perci\u00f2 molti esaltano modelli post-nazionali, globali, federalisti e quant&#8217;altro, anche se non lo sanno (o fanno finta di non saperlo) quello per cui essi si battono \u00e8 un Impero. La stessa Unione europea, come scrive Hazony, \u00e8 strutturata come un Impero, fallace e fallimentare perch\u00e9 privo di un centro e guidato da un&#8217;autorit\u00e0 non politica ma tecnocratica, per\u00f2 pur sempre entit\u00e0 di carattere imperiale. E si badi bene che paragonano la Ue a un Impero anche studiosi che del Minotauro di Bruxelles forniscono giudizi pi\u00f9 positivi e ottimistici di Hazony basti pensare al volume di Jan Zielonka, Europe as an Empire. The Nature of the Enlarged European Union (Oxford University Press, 2007).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualcuno potrebbe chiedersi cosa vi sia di male nell&#8217;Impero. Per Hazony esso mostra almeno tre ordini di problemi: conduce a guerre disastrose, produce una sorta di anarchismo diffuso perch\u00e9 si estende su spazi talmente vasti da non potere, neanche oggi, essere controllabili e infine lede la libert\u00e0 dei popoli e degli individui e minaccia la democrazia intesa come controllo. Siccome la storia, dagli Assiri fino al 1919, \u00e8 stata essenzialmente storia di Imperi, tanto in Occidente quanto in Oriente, le affermazioni di Hazony sono tutte verificabili. Al contrario le guerre condotte dalle nazioni, realt\u00e0 pi\u00f9 ristrette, pi\u00f9 omogenee, in cui vige il principio di sussidiariet\u00e0 tra i vari livelli del potere, sono sempre state pi\u00f9 limitate. Altro che il nazionalismo autostrada verso la guerra, \u00e8 al contrario l&#8217;imperialismo che la produce. Basta del resto vedere, nella storia della Ue, dopo che dal 1992 i governi nazionali hanno accelerato il processo di integrazione verso uno spazio post nazionale (imperiale), quanto le tensioni siano accresciute.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terzo punto importante del volume di Hazony sta nello scenario di insieme: quello che oggi \u00e8 in corso \u00e8 un conflitto su scala mondiale tra Nazioni e Imperi, tra nazionalismo e imperialismo (sotto forma di globalismo). Non \u00e8 un caso che la nazione pi\u00f9 imperialista e globalista del mondo, la Cina, sia al tempo stesso la pi\u00f9 favorevole al commercio internazionale senza freni. E anche se le tesi sul superamento delle nazioni non hanno pi\u00f9 molto credito, continua a essere egemonica in una larga parte delle \u00e9lite internazionali l&#8217;ideologia imperialista-globalista, che porta a demonizzare, a condannare a priori, a delegittimare tutte quelle realt\u00e0 che vogliono restare nazionali e non intendono assoggettarsi a spazi imperali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec ecco prevalere nel mainstream liberale la denuncia del nazionalismo di Trump, ecco i giudizi negativi sul Giappone, ecco soprattutto la condanna di Israele: in pagine molto dense e belle Hazony ci dimostra che una delle ragioni per cui una parte delle \u00e9lite europee e nordamericane oggi odia Israele sta nella sua pervicacia a voler restare nazione, nel difendere i propri confini, la propria religione, la propria lingua e la propria cultura. Israele \u00e8 lo scandalo: invece di adeguarsi ai valori dell&#8217;imperialismo-globalismo, cio\u00e8 niente cultura nazionale, niente lingua, frontiere aperte, multilateralismo, sottomissione alle agenzie internazionali tipo Onu, Gerusalemme continua a tenere alta la fiamma della difesa del proprio popolo, dell&#8217;Alleanza, come nell&#8217;Antico Testamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hazony fornisce al concetto di nazionalismo un significato un po&#8217; diverso da quello che siamo abituati oggi a sentire in Europa e soprattutto in Italia: la nazione per lui \u00e8 comunit\u00e0 politica, fondata sulla omogeneit\u00e0 di una etnia, di una cultura e di una lingua principali, che per\u00f2 devono essere aperte, non esclusiviste e ovviamente rispettose delle minoranze integrate nello spazio politico nazionale. Quanto ai confini, il nazionalismo teorizzato da Hazony \u00e8 difensivo e non espansivo. \u00c8 una idea di nazione che rimanda a quella famosa di Ernest Renan (Che cosa \u00e8 una nazione) e al significato francese di R\u00e9publique. Ma \u00e8 anche tanto simile all&#8217;idea di nazione del nostro Risorgimento che non era destinata, come sciaguratamente hanno scritto alcuni storici negli ultimi vent&#8217;anni, a generare il fascismo. Al contrario, l&#8217;idea liberale di nazione di Cavour e quella repubblicana di Mazzini hanno ancora molto da trasmetterci. E se non amiamo definirci nazionalisti, perch\u00e9 diffidiamo sempre un po&#8217; degli ismi, possiamo per\u00f2 sottoscrivere la tesi di Hazony: il nazionalismo \u00e8, indubbiamente, una virt\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questo articolo \u00e8 apparso su &#8220;Atlanticoquotidiano.it, quotidiano on line di approfondimenti economici-politici diretto da Federico Punzi, Danele Dell&#8217;Orco e Daniele Capezzone.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/spettacoli\/altro-che-guerrafondaio-nazionalismo-virt-chi-resiste-agli-1589607.html?mobile_detect=false\">http:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/spettacoli\/altro-che-guerrafondaio-nazionalismo-virt-chi-resiste-agli-1589607.html?mobile_detect=false<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL GIORNALE (Marco Gervasoni) Lo ripetono tutti in loop: giornalisti mainstream e conduttrici televisive, intellettuali da rotocalco, nani e ballerine, ministri degli esteri e persino presidenti della Repubblica: la nazione chiude, la nazione impoverisce gli spiriti, la nazione fa provinciale (e anche un po&#8217; deplorable). 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