{"id":45312,"date":"2018-10-20T10:45:54","date_gmt":"2018-10-20T08:45:54","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45312"},"modified":"2018-10-20T10:37:47","modified_gmt":"2018-10-20T08:37:47","slug":"la-lobby-della-deflazione-non-fa-prigionieri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45312","title":{"rendered":"La lobby della deflazione non fa prigionieri"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>COMIDAD<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">A chiacchiere tutti (tranne i mistici cultori della \u201cdecrescita\u201d) si dichiarano per lo sviluppo economico. All\u2019inizio di quest\u2019anno ha fatto un certo scalpore la lettera di Larry Fink, il superboss di BlackRock, ai vertici aziendali; una lettera in cui si auspicava <a href=\"https:\/\/it.businessinsider.com\/il-piu-grande-fondo-dinvestimento-al-mondo-dice-basta-ai-profitti-selvaggi\/\">un ruolo pi\u00f9 \u201csociale\u201d della finanza<\/a>. In realt\u00e0 se un fondo d\u2019investimento come BlackRock ha potuto acquisire in questi anni un ruolo preminente persino rispetto a quello dei tradizionali colossi bancari, \u00e8 stato proprio a causa del lungo periodo di recessione e deflazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nNel complesso tutta la finanza \u00e8 a favore della deflazione, poich\u00e9 vede, anche in una minima inflazione, una minaccia al valore dei crediti. Lo sviluppo economico comporta inevitabilmente un aumento dell\u2019occupazione, con l\u2019ineluttabile aumento della domanda di beni di consumo, di conseguenza almeno un po\u2019 di inflazione. Ci\u00f2 spiega le direttive di \u201causterit\u00e0\u201d apparentemente illogiche della centrale operativa della lobby della deflazione: il Fondo Monetario Internazionale. \u00c8 solo la disoccupazione infatti a poter garantire l\u2019assenza di inflazione e quindi a preservare il valore dei crediti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nPer le banche per\u00f2 la deflazione ha anche delle controindicazioni, non solo perch\u00e9 in recessione economica le piccole imprese falliscono e non possono ripagare i debiti alle banche. Uno dei pi\u00f9 grandi business bancari di questo periodo \u00e8 infatti il credito ai consumi, per il quale vanno s\u00ec benissimo i bassi salari, in quanto costringono i lavoratori a indebitarsi per consumare; ma non va sempre bene l\u2019esclusione totale dal reddito di crescenti fasce di popolazione. In questo senso misure affini al reddito di cittadinanza vanno a favore delle banche, poich\u00e9 sono utili a rilanciare non solo i consumi ma anche il credito ai consumi.<\/p>\n<p>I fondi di investimento invece di questi inconvenienti non ne hanno avuti, anzi la recessione economica li ha miracolati, poich\u00e9 la deflazione ha reso inossidabili nel tempo i loro crediti in titoli di Stato. La deflazione \u00e8 il paradiso dei creditori e l\u2019inferno dei debitori e dei salariati. Anche se il nucleo pi\u00f9 \u201chard\u201d della lobby della deflazione \u00e8 costituito dai fondi di investimento, si pu\u00f2 dire che tutta la finanza ne faccia parte, in quanto per ogni finanziere il maggior nemico rimane comunque l\u2019inflazione. Le monete uniche sono poi l\u2019optimum per i finanzieri, da sempre ossessionati dal timore di essere ripagati per i loro crediti in monete svalutate. La dura condizione imposta dall\u2019euro ha spinto molti ad idealizzare il passato della \u201cliretta\u201d, con le sue mitiche \u201csvalutazioni competitive\u201d. In realt\u00e0 le svalutazioni della lira avvenivano di fatto ed i governi si limitavano a prenderne atto; ma non sempre. Il passato della \u201cliretta\u201d \u00e8 stato soprattutto pieno di strenue difese della lira, non solo quella di Mussolini nel 1926, ma anche le difese \u201cdemocratiche\u201d, nel 1964, nel 1976 e nel 1992. Le \u201cdifese della lira\u201d non erano altro che deflazionistiche difese degli interessi dei creditori dell\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nMa la pressione delle sole lobby finanziarie non sarebbe stata sufficiente ad istituire e preservare l\u2019euro. Attorno alla nascita dell\u2019euro sono fiorite le pi\u00f9 colorite narrazioni (la pi\u00f9 spassosa \u00e8 quella del tentativo francese di indebolire la Germania togliendole il marco); ma alla fine il fattore davvero determinante \u00e8 stato quello strategico-militare, cio\u00e8 la NATO. La deflazione \u00e8 diventata arma da guerra.<\/p>\n<p>Dopo la caduta del Muro di Berlino per la NATO (o, meglio, per i suoi padroni statunitensi) la questione urgente era diventata quella di impedire l\u2019integrazione economica della Russia con l\u2019Europa. Il processo di adesione alla moneta unica costrinse tutti gli Stati europei a politiche restrittive di bilancio che rallentarono la crescita economica. Per le materie prime russe quindi il mercato si restrinse e gli incassi per la Russia crollarono. In effetti alla fine degli anni \u201990, l\u2019euro, sebbene ancora non ufficialmente partito, aveva gi\u00e0 ottenuto il suo bell\u2019effetto strategico-militare, riducendo <a href=\"https:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/1998\/08\/18\/la-russia-alla-bancarotta.html\">la Russia di Eltsin alla bancarotta<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nTuttora l\u2019euro \u00e8 un\u2019arma contro la Russia e sono state le esigenze militari della NATO a salvare l\u2019euro dopo il 2011. \u00c8 chiaro che l\u2019euro non \u00e8 eterno, che sono probabilmente gi\u00e0 in atto trattative riservate per liquidarlo e sostituirlo con altri strumenti deflazionistici; ma nessuna nuova soluzione reggerebbe senza una sponda nella NATO e nel Pentagono. Se non ci fossero gli uomini in uniforme militare a cambiargli regolarmente il pannolone, i banchieri annegherebbero nei propri escrementi.<\/p>\n<p>Una differenza con il passato \u00e8 che oggi Putin \u00e8 demonizzato dai media occidentali, mentre Eltsin era osannato. Il lato curioso \u00e8 che, sebbene Eltsin fosse un idolo per i media occidentali, che plaudivano alle sue \u201criforme economiche\u201d (chiudendo un occhio sulle sue cannonate, tutt\u2019altro che metaforiche contro il parlamento), il trattamento per la Russia era simile.<br \/>\n\u00c8 stata la sorte anche di altri idoli dei media, come Mario Monti, che nel 2012 veniva pi\u00f9 volte declassato dalle agenzie di rating, nonostante le sue politiche di \u201csalvataggio\u201d. Per l\u2019Italia di Monti arrendersi ai \u201cMercati\u201d era stato inutile, perch\u00e9 la lobby della deflazione non fa prigionieri. Quando si \u00e8 trovato il pollo da spennare, non lo si molla. Nonostante la bilancia dei pagamenti italiana tornasse in attivo a causa del crollo della domanda interna, lo spread sul debito pubblico andava alle stelle e ci sono volute le massicce iniezioni di liquidit\u00e0 del Quantitative Easing della BCE (imposte ancora una volta dagli USA) per frenarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<a href=\"https:\/\/bari.repubblica.it\/cronaca\/2016\/01\/29\/news\/trani_monti_testimone_nel_processo_a_standard_poor_s_non_ho_mai_parlato_di_attacco_all_europa_-132308745\/\">Al processo di Trani contro le agenzie di rating<\/a> per reato di aggiotaggio, Monti testimoni\u00f2 a loro favore, affermando che nel loro comportamento non vi era stato \u201ccomplotto\u201d. Ma quelli delle agenzie di rating non erano accusati di aver complottato, ma di aver fatto i \u201cfurbetti\u201d. Nella sua suprema saggezza, la Corte di Trani ha per\u00f2 riconosciuto alla fine che \u201cfurbetti\u201d \u00e8 un epiteto di classe che si pu\u00f2 applicare solo ai poveri (i \u201cfurbetti del cartellino\u201d, i \u201cfurbetti dell\u2019assenza il luned\u00ec\u201d, ecc.). I ricchi invece sono sempre innocenti sino all\u2019ingenuit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.comidad.org\/dblog\/articolo.asp?articolo=863\">http:\/\/www.comidad.org\/dblog\/articolo.asp?articolo=863<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di COMIDAD A chiacchiere tutti (tranne i mistici cultori della \u201cdecrescita\u201d) si dichiarano per lo sviluppo economico. All\u2019inizio di quest\u2019anno ha fatto un certo scalpore la lettera di Larry Fink, il superboss di BlackRock, ai vertici aziendali; una lettera in cui si auspicava un ruolo pi\u00f9 \u201csociale\u201d della finanza. 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