{"id":45318,"date":"2018-10-20T12:00:37","date_gmt":"2018-10-20T10:00:37","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45318"},"modified":"2018-10-20T11:07:14","modified_gmt":"2018-10-20T09:07:14","slug":"il-chinagate-si-allarga-dalla-silicon-valley-un-nuovo-scontro-con-huawei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45318","title":{"rendered":"Il Chinagate si allarga. Dalla Silicon Valley un nuovo scontro con Huawei"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>FORMICHE (Rebecca Mieli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/formiche.net\/timthumb.php?src=https%3A%2F%2Fformiche.net%2Ffiles%2F2018%2F06%2Fhuawei.jpg&amp;h=580&amp;w=950&amp;a=c&amp;bid=10051&amp;zc=1\" alt=\"Il Chinagate si allarga. Dalla Silicon Valley un nuovo scontro con Huawei\" \/><\/p>\n<header class=\"entry-header aa\">\n<div id=\"ec-excerpt\" style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultimo round tra Usa e colossi cinesi vede una startup muovere accuse pesanti contro una delle pi\u00f9 importanti aziende tecnologiche di Pechino<\/div>\n<\/header>\n<div class=\"entry-content\">\n<div id=\"entry-content-wrapper\">\n<div id=\"ec-content\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Cresce la tensione tra Stati Uniti e Cina, accusata ancora una volta di spiare le aziende tecnologiche statunitensi con l\u2019obiettivo di sottrarre prezioso know how. Dopo il ban da alcune gare pubbliche, le dirette accuse della Casa Bianca a Pechino in tema di interferenze e l\u2019inchiesta di <em>Reuters<\/em> sui chip spia cinesi, questa volta \u00e8 una innovativa startup della Silicon Valley, Cnex Labs \u2013 supportata da Microsoft e Dell \u2013 a puntare l\u2019indice contro il gigante delle telecomunicazioni cinese Huawei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>ACCUSE RECIPROCHE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cnex Labs \u2013 societ\u00e0 specializzata in semiconduttori \u2013 e il suo co-fondatore <strong>Yiren \u201cRonnie\u201d Huang<\/strong>, racconta il <em>Wall Street Journal<\/em>, hanno presenziato questa settimana presso la corte federale del Texas sostenendo che Huawei e la sua unit\u00e0 \u201cFuturewei\u201d avrebbero cercato (e starebbero ancora cercando) di rubare alcune sue tecnologie. Un avvocato del colosso cinese ha negato le accuse, rimarcando il fatto che queste arrivano dopo che un anno fa la stessa Huawei aveva accusato Cnex di aver compiuto l\u2019illecito attraverso uno degli ex dipendenti della compagnia della Repubblica Popolare passato poi a Cnex.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>LA FIGURA DI HUANG<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il riferimento \u00e8 a <strong>Huang<\/strong>, cittadino statunitense nato in Cina, che \u00e8 al centro delle accuse delle rispettive compagnie. Dopo aver frequentato le universit\u00e0 di Shanghai e Michigan, il signor Huang ha lavorato nella Silicon Valley per quasi 30 anni. Nel 2011 Futurewei aveva ingaggiato il signor Huang per lavorare negli uffici di Santa Clara grazie alla sua esperienza nell\u2019industria dei semiconduttori. Dopo aver lasciato Futurewei, Huang ha co-fondato Cnex.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019OGGETTO DEL CONTENDERE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019oggetto della disputa \u00e8 la propriet\u00e0 intellettuale sulla tecnologia di storage Ssd (dispute-solid-state drive), la quale consente a enormi data center di gestire il volume sempre crescente di informazioni generate dall\u2019intelligenza artificiale e da altre applicazioni avanzate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>UNA QUESTIONE POLITICA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli attriti tra Washingon e Pechino sono ormai all\u2019ordine del giorno. Nell\u2019ultimo mese, un\u2019inchiesta di <em>Bloomberg<\/em> ha rivelato l\u2019esistenza di microchip \u201cMade in China\u201d all\u2019interno dei server di alcuni dei principali colossi tecnologici americani. Nonostante le smentite e le dispute ancora aperte, il comitato per gli investimenti esteri negli Stati Uniti, il Cfius (ma anche numerose altre realt\u00e0 americane), hanno mostrato crescenti preoccupazioni per la sicurezza nazionale legate alle aziende cinesi. Dopo che il Pentagono ha vietato qualsiasi prodotto Huawei all\u2019interno delle basi militari, due senatori hanno, proprio in questi giorni, inviato una lettera al primo ministro canadese <strong>Justin Trudeau<\/strong> chiedendogli di non lasciare che la rete 5G venga sviluppata da Huawei. Gli Stati Uniti stanno utilizzando il Comitato stesso per esercitare un costante aggiornamento delle leggi sul controllo delle esportazioni, al fine di proteggere le tecnologie critiche dall\u2019acquisizione da parte della Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>LE MOSSE DI TRUMP<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa notizia giunge dunque in un clima teso e di grande sospetto americano nei confronti di Pechino, soprattutto sul versante tecnologico, ritenuto strategico da entrambe le nazioni. L\u2019amministrazione Trump ha inserito hardware per computer e reti, incluse schede madri, al centro del suo ultimo ciclo di sanzioni commerciali contro la Cina, con l\u2019obiettivo di spingere le aziende a spostare le catene di approvvigionamento in altri Paesi ritenuti pi\u00f9 sicuri. Mentre pochi giorni fa si era scagliato contro le presunte ingerenze della Repubblica Popolare per mettere in difficolt\u00e0 l\u2019attuale amministrazione Usa \u2013 ritenuta ostile \u2013 alle vicine elezioni di midterm a novembre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I PRECEDENTI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal suo insediamento, il presidente americano <strong>Donald Trump<\/strong> ha bloccato il tentativo di Broadcom \u2013 produttore di microprocessori con sede a Singapore \u2013 di comprare la rivale americana Qualcomm in un\u2019operazione da 142 miliardi di dollari. Nonostante Broadcom sia basata a Singapore (e avesse, tra l\u2019altro, intenzione di spostare il suo domicilio negli Stati Uniti anche per far piacere a Trump), Washington temeva che con l\u2019operazione Pechino avrebbe raggiunto la supremazia nel campo dei semiconduttori e nello sviluppo delle tecnologie per la prossima generazione delle reti mobile (5G). Un simile genere di timori aveva spinto al recente stop dell\u2019acquisizione di MoneyGram per mano di Alibaba e dell\u2019accordo tra AT&amp;T e Huawei, per citare altri casi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>LO SCENARIO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la contesa non \u00e8 solo economico-commerciale. Pi\u00f9 in generale l\u2019attivismo di Pechino nel cyber spazio \u2013 forse pi\u00f9 che quello di Mosca \u2013 viene osservato con grande attenzione da Washington, che considera la Cina un forte competitor \u2013 anche di sicurezza \u2013 in campo tecnologico, come dimostrano le tensioni con i colossi Huawei e Zte ma anche le crescenti preoccupazioni sullo sviluppo dell\u2019intelligenza artificiale. Nelle circa trenta pagine del nuovo \u201cWorldwide Threat Assessment of the US Intelligence Community\u201d, documento di analisi strategica presentato a febbraio dinanzi al Comitato Intelligence del Senato da <strong>Dan Coats<\/strong>, direttore della National Intelligence (che racchiude 17 agenzie e organizzazioni del governo federale), si evince la preoccupazione per i piani di Pechino e di altri Paesi (compresa la Russia), che \u2013 a differenza di singoli gruppi \u2013 possono contare su organizzazione e ingenti risorse, utili a mettere in atto strategie diverse sempre pi\u00f9 aggressive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Repubblica Popolare, secondo lo studio, continuer\u00e0 ad utilizzare lo spionaggio informatico e a rafforzare le sue capacit\u00e0 di condurre attacchi cyber a sostegno delle priorit\u00e0 di sicurezza nazionale (anche se in misura minore rispetto a quanto avveniva prima degli accordi bilaterali siglati nel 2015). La maggior parte delle operazioni cibernetiche cinesi scoperte contro l\u2019industria del Stati Uniti, si sottolinea, si concentrano su aziende della difesa, di It e comunicazione.<br \/>\nNon \u00e8 un caso che l\u2019argomento sia anche oggetto di uno specifico report annuale del Pentagono al Congresso, che si concentra sui progressi e i pericoli delle operazioni informatiche di Pechino in ambito militare.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/formiche.net\/2018\/10\/chinagate-silicon-valley-huawei\/\">https:\/\/formiche.net\/2018\/10\/chinagate-silicon-valley-huawei\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FORMICHE (Rebecca Mieli) &nbsp; L\u2019ultimo round tra Usa e colossi cinesi vede una startup muovere accuse pesanti contro una delle pi\u00f9 importanti aziende tecnologiche di Pechino Cresce la tensione tra Stati Uniti e Cina, accusata ancora una volta di spiare le aziende tecnologiche statunitensi con l\u2019obiettivo di sottrarre prezioso know how. 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