{"id":45356,"date":"2018-10-22T11:10:13","date_gmt":"2018-10-22T09:10:13","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45356"},"modified":"2018-10-22T11:10:13","modified_gmt":"2018-10-22T09:10:13","slug":"perche-listeria-sul-def-italiano-non-ha-senso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45356","title":{"rendered":"Perch\u00e9 l\u2019isteria sul Def italiano non ha senso"},"content":{"rendered":"<p><strong>di VOCI DALL&#8217;ESTERO (Rododak)<\/strong><\/p>\n<p><em>Gli organi di informazione, con sprezzo del ridicolo, lanciano quotidianamente l\u2019allarme rosso sugli sforamenti di qualche punto di indici economici da ben pochi davvero compresi nel loro complesso calcolo e funzionamento.\u00a0Ottimo dunque\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ineteconomics.org\/perspectives\/blog\/why-hysteria-over-the-italian-budget-is-wrong-headed\">questo articolo pubblicato sul sito dell\u2019Institute for New Economic Thinking,<\/a>\u00a0che mostra come, se si stenta a capire il senso dei parametri imposti dall\u2019Unione europea \u00e8, molto semplicemente, perch\u00e9 questo senso non c\u2019\u00e8.\u00a0Formule e\u00a0modelli basati su presupposti economici sbagliati servono pi\u00f9 che altro a confondere e distrarre l\u2019opinione pubblica, che discutendo a perdifiato (e spesso anche a vanvera) su cifre e percentuali\u00a0perde la sostanza che\u00a0c\u2019\u00e8 sotto:\u00a0una strategia economica fondata su modelli irrealistici, ormai smentiti anche a livello accademico, al servizio di\u00a0un disegno politico.<\/em><\/p>\n<p><em>Di Orsola Costantini, 10 ottobre 2018<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Le reazioni alle cifre inserite nel documento programmatico di bilancio si basano su ipotesi screditate e tradiscono un fondamentale fraintendimento della crescita economica e dell\u2019austerit\u00e0.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>In questi giorni, niente accende gli animi come un nuovo documento programmatico di bilancio. Se poi \u00e8 presentato dal governo pi\u00f9 controverso (o forse al secondo posto) in Unione europea, quello italiano del Movimento Cinque Stelle e Lega, l\u2019agitazione \u00e8 garantita.<\/p>\n<p>Il 27 settembre il ministro delle Finanze italiano Giovanni Tria ha comunicato alla Commissione europea l\u2019intenzione di apportare modifiche al programma di bilancio stabilito dal precedente governo. \u201c<em>Il nuovo programma genererebbe un rapporto deficit\/ PIL del 2,4% nel 2019, implicando un\u00a0saldo strutturale di bilancio in rapporto al PIL di -0,8%, ossia una deviazione programmata dell\u20191,4% rispetto all\u2019obiettivo<\/em>.<\/p>\n<p>I mercati finanziari e i media hanno reagito duramente. Pierre Moscovici, commissario europeo per gli Affari economici e finanziari, e il presidente della Commissione europea Jean Paul Juncker hanno entrambi espresso forte scontento, mentre i rendimenti dei titoli decennali sono saliti al di sopra del 3,5% per la prima volta in quattro anni. Il vice primo ministro e leader del movimento Cinque stelle, Luigi Di Maio, ha commentato che\u00a0<a href=\"https:\/\/www.marketwatch.com\/story\/italys-di-maio-says-eu-engaging-in-market-terrorism-with-criticism-of-budget-2018-10-01\">\u201c<em>C\u2019\u00e8 qualche istituzione europea che con le dichiarazioni gioca a far ballare lo spread, a far terrorismo sui mercati<\/em>\u201c<\/a>. Il 5 ottobre, la lettera ufficiale di risposta della Commissione al ministro ha espresso\u00a0<a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/info\/sites\/info\/files\/com_reply_minister_tria_0.pdf\">\u201c<em>seria preoccupazione<\/em>\u201c<\/a>\u00a0per i cambiamenti previsti, generando ulteriori turbolenze sui mercati. Il 9 ottobre, il Fondo monetario internazionale (FMI) e la Banca centrale italiana si sono uniti al coro con nuovi ammonimenti.<\/p>\n<p>I leader del governo italiano hanno risposto fermamente che non avrebbero fatto marcia indietro sul programma e hanno criticato\u00a0in modo esplicito e aperto l\u2019establishment europeo. Anche il volto moderato della coalizione, il premier italiano Giuseppe Conte, ha alzato il tiro, mettendo in discussione le priorit\u00e0 della Commissione europea, della Banca d\u2019Italia e del Fondo monetario internazionale: ha assicurato che il suo governo resta impegnato a contenere il debito pubblico e a mantenere la stabilit\u00e0 fiscale, ma ha affermato che l\u2019obiettivo \u00e8 impossibile da raggiungere senza crescita economica. Il ministro per gli Affari europei, l\u2019economista Paolo Savona, ha affermato addirittura che sarebbe necessario\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/notizie\/2018-10-09\/conte-crescita-sara-superiore-previsioni-fmi--134324.shtml?uuid=AEdS6uJG\">un rapporto deficit\/PIL superiore al 2,4%.<\/a><\/p>\n<p>In effetti, reazioni cos\u00ec accese al nuovo programma di bilancio sono ingiustificate. In realt\u00e0 gli obiettivi stimati che il nuovo programma non rispetterebbe (in misura minima) non sono attendibili e si basano su principi macroeconomici errati. Inoltre, a dispetto delle accuse di prodigalit\u00e0, l\u2019Italia in realt\u00e0 ha un importante avanzo primario (differenza tra spesa pubblica ed entrate al netto del pagamento degli interessi sul debito), e continuer\u00e0 ad averlo anche se il governo confermer\u00e0 i suoi piani (vedi figura 1). Se qualcosa dovrebbe generare una \u201cseria preoccupazione\u201d, piuttosto, \u00e8 il fatto che il Paese continui sulla strada dell\u2019austerit\u00e0, che si \u00e8 dimostrata recessiva; ha bloccato il Paese nella stagnazione e ha esposto il suo sistema bancario a una dose di stress ancora maggiore. Con gli investimenti pubblici a livelli storicamente bassi, la disoccupazione ancora superiore al tasso del 2008 in tutte le regioni e un tasso di disoccupazione giovanile superiore al 30%, \u00e8 ben difficile non vedere i\u00a0<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2018\/08\/23\/la-macroeconomia-e-il-voto-italiano\/\">validi motivi<\/a>\u00a0a sostegno della necessit\u00e0 di uno stimolo fiscale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-16268\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/primary-deficit-surplus.gif\" alt=\"\" width=\"752\" height=\"452\" \/><\/p>\n<p><em>Figura 1 Fonte: BCE Statistical Data Warehouse<\/em><\/p>\n<p>Quanto alle lettere spedite al governo dalla Commissione europea, non rappresentano nulla di straordinario: la corrispondenza fa parte delle procedure di\u00a0monitoraggio fiscale dell\u2019Unione europea, rigorosamente pianificate e regolamentate. Neanche il giudizio negativo contenuto nella lettera della Commissione \u00e8 una novit\u00e0 per un governo italiano. Nell\u2019ottobre 2017, per esempio, la Commissione ha inviato una lettera analoga all\u2019allora ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan, in risposta al programma proposto dal governo per il 2018 e gli anni successivi, contestando il fatto che il piano si sarebbe discostato di 0,4 punti percentuali dall\u2019obiettivo concordato per il 2018:<\/p>\n<p><em>\u201cPer il 2018 [il programma di bilancio provvisorio] prevede uno sforzo strutturale (di riduzione del deficit, ndT) dello 0,3% del PIL, che una volta ricalcolato dai servizi della Commissione [\u2026] rappresenta lo 0,2% del PIL. Questo sforzo strutturale \u00e8 inferiore all\u2019impegno per almeno lo 0,6% del PIL richiesto in base [\u2026] al patto di stabilit\u00e0 e crescita [\u2026]. \u201c<\/em>\u00a0La Commissione concludeva:\u00a0<em>\u201cQuesto indica il rischio di una significativa deviazione dagli impegni richiesti nel 2017 e nel 2018 insieme. Accetteremmo quindi volentieri ulteriori informazioni sulla composizione precisa dello sforzo strutturale previsto [nel programma di bilancio provvisorio].\u201d<\/em><\/p>\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 interessante \u00e8 la lettera di risposta allora inviata da Padoan, che esprimeva preoccupazione riguardo alla metodologia concordata per la stima delle cifre in discussione:<\/p>\n<p><em>\u201cL\u2019Italia sta ancora vivendo condizioni cicliche difficili, sebbene in miglioramento. L\u2019output gap \u00e8 stimato a -2,1% del PIL potenziale nel 2017 e -1,2 nel 2018. Le stime della Commissione nelle Previsioni di primavera erano pari a -0,8% per il 2017 e 0,0 per il 2018. In previsione di una probabile revisione delle proiezioni di crescita del PIL reale nelle prossime \u201cPrevisioni d\u2019autunno\u201d, queste cifre indicano un gap positivo nel 2018, un risultato che ci sembra in contrasto con tutte le evidenze macroeconomiche disponibili [\u2026] \u201c<\/em><\/p>\n<p>Alla fine, la Commissione e il Consiglio hanno accettato il programma di bilancio e non hanno avviato una procedura formale per disavanzo eccessivo (che potrebbe portare a sanzioni). Ma le domande sul metodo sollevate da Padoan sono rimaste fondamentalmente senza risposta. Sono ancora valide oggi?<\/p>\n<p>L\u2019Unione europea utilizza diversi indicatori di solidit\u00e0 fiscale per giudicare se un paese stia progredendo verso il suo obiettivo di medio termine. Questi sono, in generale: il rapporto debito\/PIL, deficit\/PIL,\u00a0saldo primario\/PIL e\u00a0saldo strutturale\/PIL.<br \/>\nLe previsioni sulla dinamica del debito e sul rapporto tra deficit e PIL implicano gi\u00e0 un certo grado di incertezza in merito alla crescita delle entrate e alle sue componenti. Ma quando si tratta di\u00a0saldo strutturale e output gap, ovvero di quella che era la preoccupazione sollevata da Padoan, la storia diventa ancora pi\u00f9 complicata. Queste stime equivalgono a capolavori di travestimento statistico.<\/p>\n<p>Richiedono infatti una valutazione di quanto il paese sta crescendo rispetto alla sua crescita potenziale. Ma quest\u2019ultima, ovviamente, non \u00e8 osservabile. Per questo la sua stima richiede un modello per stabilire come la politica fiscale e, pi\u00f9 in generale, le politiche pubbliche influenzino la crescita.<br \/>\nInutile dire che in economia non esiste un consenso su quale modello usare. Molti studiosi affermati, come Olivier Blanchard, ex capo economista del FMI, hanno criticato la metodologia infine adottata dalla Commissione europea. La Commissione stessa sembra un po\u2019 confusa riguardo ai risultati, viste le continue revisioni dell\u2019output gap per l\u2019Italia, come sottolinea Padoan nella sua lettera (figura 2).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-16269\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/output-gap-1024x740.gif\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"740\" \/><\/p>\n<p><em>Figura 2. Stime dell\u20190utput gap per l\u2019Italia da parte della Commissione in momenti diversi. I colori mostrano l\u2019anno in cui la stima viene effettuata, i punti indicano gli anni a cui si riferisce.<\/em><\/p>\n<p><em>Fonte: Direttore europeo della commissione Affari generali, economici e finanziari, Valutazione del programma di stabilit\u00e0 dell\u2019Italia dal 2014 al 2018 (Stime di primavera)<\/em><\/p>\n<p>Ma oltre alla inaffidabilit\u00e0, questa formula ha un problema pi\u00f9 sostanziale: nella sua costruzione assume che la spesa pubblica in deficit non possa avere un impatto strutturale sulla crescita. Ci\u00f2 significa che un aumento del deficit non pu\u00f2 stimolare una crescita senza inflazione e che una diminuzione del deficit non ha effetti depressivi. Di conseguenza, qualsiasi diminuzione del tasso di crescita non pu\u00f2 mai, per definizione, essere interpretata come conseguenza dell\u2019austerit\u00e0.<\/p>\n<p>Questa ipotesi \u00e8 in contrasto con ci\u00f2 che ormai affermano anche economisti mainstream di spicco.<\/p>\n<p>Quindi, che cosa determina la crescita potenziale, secondo la Commissione? Una componente importante, alla quale possiamo probabilmente tutti fare riferimento, \u00e8 il tasso di disoccupazione strutturale, o \u201ctasso di disoccupazione di equilibrio, tale da non generare pressioni salariali\u201d (NAWRU \u2013 Non Accelerating Wages Rate of Unemployement), ovvero il pi\u00f9 basso tasso di disoccupazione cui si pu\u00f2 arrivare senza provocare la crescita dei salari e dell\u2019inflazione. La figura 3 mostra come quest\u2019ultima costruzione ipotetica si comporta in relazione al tasso di disoccupazione reale. La differenza tra le due serie \u00e8 rilevante: maggiore \u00e8 la differenza, maggiore \u00e8 l\u2019output gap e quindi lo spazio di flessibilit\u00e0 fiscale concesso a un paese.<br \/>\nMa, guarda caso, pi\u00f9 alto \u00e8 il tasso di disoccupazione reale, pi\u00f9 \u00e8 alto anche il tasso di disoccupazione strutturale, il che lascia sostanzialmente invariato l\u2019output gap.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-16270\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/NAWRU-unemployment__-1024x821.gif\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"821\" \/><\/p>\n<p><em>Figura 3. In blu il tasso di disoccupazione reale e in rosso il NAWRU, dati scaricati da AMECO nel 2013, al culmine della crisi del debito sovrano. La Commissione stimava allora che la Spagna avesse un tasso di disoccupazione ottimale del 24%.<\/em><\/p>\n<p>La logica \u00e8 chiara: l\u2019ipotesi \u00e8 che la disoccupazione sia dovuta a fattori strutturali, come la rigidit\u00e0 del mercato del lavoro, e che i deficit fiscali possano raramente essere d\u2019aiuto. Anche se fossimo d\u2019accordo, sarebbe ben difficile spiegare perch\u00e9 la Spagna nel 2004 abbia avuto un tasso di disoccupazione strutturale del 10,4%, mentre nel 2013 del 24%, dato che il mercato del lavoro nel frattempo era diventato pi\u00f9 flessibile. In Italia, il tasso di disoccupazione per il 2018 \u00e8 attualmente del 10,8% e la stima del NAWRU \u00e8 del 9,94%.<br \/>\nLasciamo da parte i dibattiti tecnici: la decisione \u00e8 in ultima analisi politica. Le formule oscure e i modelli traballanti si prestano proprio a questo: a giustificare ci\u00f2 che viene deciso a porte chiuse. Nel frattempo, tuttavia, la contesa sulle cifre avr\u00e0 distolto l\u2019attenzione dei cittadini europei da una discussione sugli ampi obiettivi sociali che l\u2019Europa dovrebbe raggiungere.<\/p>\n<p>Tuttavia, resta difficile capire perch\u00e9, in un contesto politico che minaccia la fondazione stessa dell\u2019UE, la Commissione europea abbia deciso di evocare lo spettro di una catastrofe finanziaria per un aumento dell\u20191,4% rispetto a una stima che si \u00e8 dimostrata ripetutamente inaffidabile e che la maggioranza degli economisti contesterebbe.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2018\/10\/21\/perche-listeria-sul-def-italiano-non-ha-senso\/\">http:\/\/vocidallestero.it\/2018\/10\/21\/perche-listeria-sul-def-italiano-non-ha-senso\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALL&#8217;ESTERO (Rododak) Gli organi di informazione, con sprezzo del ridicolo, lanciano quotidianamente l\u2019allarme rosso sugli sforamenti di qualche punto di indici economici da ben pochi davvero compresi nel loro complesso calcolo e funzionamento.\u00a0Ottimo dunque\u00a0questo articolo pubblicato sul sito dell\u2019Institute for New Economic Thinking,\u00a0che mostra come, se si stenta a capire il senso dei parametri imposti dall\u2019Unione europea \u00e8, molto semplicemente, perch\u00e9 questo senso non c\u2019\u00e8.\u00a0Formule e\u00a0modelli basati su presupposti economici sbagliati servono pi\u00f9&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":93,"featured_media":36726,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Voci-dallestero.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-bNy","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45356"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/93"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=45356"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45356\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":45357,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45356\/revisions\/45357"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/36726"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=45356"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=45356"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=45356"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}