{"id":45358,"date":"2018-10-22T11:18:08","date_gmt":"2018-10-22T09:18:08","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45358"},"modified":"2018-10-22T11:18:08","modified_gmt":"2018-10-22T09:18:08","slug":"riprendiamoci-il-debito-pubblico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45358","title":{"rendered":"Riprendiamoci il debito pubblico!"},"content":{"rendered":"<p><strong>di IL MEDITERRANEO (Loris Virgadaula)<\/strong><\/p>\n<p class=\"td-post-sub-title\">Se gli italiani riprendessero in mano il debito nazionale (cos\u00ec come \u00e8 sempre stato fino a 20 anni fa) lo spread semplicemente tornerebbe ad essere un dato macroeconomico, interessante certo in termini comparativi, ma svuotato del potere che oggi ha.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1481\" src=\"https:\/\/www.ilmediterraneo.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/banca-italia.jpg\" alt=\"banca d'italia\" width=\"1068\" height=\"609\" \/><\/p>\n<p>Partiamo da alcuni dati, utili a una migliore comprensione delle dinamiche e dei soggetti in campo.<\/p>\n<p>Repubblica Italiana<\/p>\n<p>Popolazione: 60\u00a0483\u00a0973 milioni<\/p>\n<p>Pil Nominale: 1.725 miliardi di euro circa<\/p>\n<p>Debito Pubblico: 2 342 miliardi di euro circa<\/p>\n<p>Risparmio Privato: 4 406 miliardi di euro circa<\/p>\n<p>La prima osservazione che si pu\u00f2 fare \u00e8 la seguente: perch\u00e9 nella stampa main stream si guarda sempre l\u2019economia solo dalla parte del debito? Mi spiego meglio, secondo questi dati la stampa riporta molto spesso il seguente mantra: \u201dogni italiano, alla nascita, ha gi\u00e0 circa 38 000 euro di debito pubblico sulle spalle\u201d. Sarebbe invece utile osservare che \u201cogni italiano, alla nascita, ha gi\u00e0 circa 73 000 euro di risparmio privato sulle spalle\u201d, potenzialmente utilizzabile in ambito pubblico, sicuramente motivo di orgoglio (e di sicurezza) per i cittadini.<\/p>\n<p>Il dato sul Pil inoltre \u00e8 a conferma del fatto che la nostra \u00e8 una grande economia (la settima al mondo) e che non bisogna aver paura di osare o di essere audaci, e che anzi il mondo ha tutto l\u2019interesse ad avere un\u2019Italia fonte di ispirazione, di coraggio, di lungimiranza, e non di insicurezza, di sudditanza, di ignavia.<\/p>\n<p>Ma come azzerare queste percezioni, come fare in modo che la Repubblica Italiana torni finalmente padrona di s\u00e9, pur rimanendo nella cornice europea e nei limiti (auspicabilmente modificabili, ragionevolmente discutibili) oggi presenti nei trattati europei?<\/p>\n<p>Per rispondere adeguatamente sar\u00e0 bene partire dal 1981, anno in cui l\u2019allora ministro del tesoro Beniamino Andreatta, con la famosa lettera del 12 febbraio, comunic\u00f2 alla Banca d\u2019Italia che non era pi\u00f9 tenuta ad intervenire nelle aste dei titoli pubblici pluriennali.<\/p>\n<p>Questa decisione, apparentemente tecnica, aveva invece chiari intenti politico-economici: infatti alla base della decisione vi era il preciso intento di aprire l\u2019Italia agli investitori stranieri. Per far ci\u00f2 venne introdotto il meccanismo delle aste marginali, che stabilisce che il tasso di interesse per un Buono del Tesoro Pluriennale non \u00e8 definito dallo Stato (che infatti non interviene pi\u00f9), ma \u00e8 \u201cproposto\u201d dagli investitori.<\/p>\n<p>E non solo: come se non bastasse, lo Stato \u00e8 obbligato a garantire a tutti gli acquirenti il tasso d\u2019interesse pi\u00f9 alto accordato durante l\u2019asta! Questo meccanismo spinge gli investitori stranieri, che sono speculatori, e non risparmiatori, a cercare sempre il massimo profitto, ai danni dello Stato che inspiegabilmente permette tutto ci\u00f2.<\/p>\n<p>Questa precisa politica contribu\u00ec all\u2019innalzamento repentino del debito pubblico italiano, che da quel momento al 1994 raddoppi\u00f2, passando dal 58% al 120% del PIL. Un aumento dovuto quindi in gran parte all\u2019impatto della spesa per interessi, che praticamente triplic\u00f2 passando dal 4% al 12% del PIL.<\/p>\n<p>Secondo la relazione annuale del 2017 della Banca d\u2019Italia, gli investitori esteri detengono il 26,5% del debito pubblico italiano, vale a dire 600 miliardi, una quota che permette loro di essere, di fatto, l\u2019azionista di maggioranza nell\u2019 Italia S.p.a. E va da s\u00e9 che, se questa Italia S.p.a decide di attuare politiche sociali, di deficit pubblico e di spesa, ovvero se rischia di aumentare l\u2019inflazione (e quindi ridurre i guadagni netti derivanti dagli interessi sui titoli), l\u2019azionista di maggioranza si innervosisce. E questo malcontento si manifesta con un termine a noi conosciuto: SPREAD.<\/p>\n<p>Di fatto, gli investitori esteri, le agenzie, gli speculatori, hanno un potere di condizionamento incredibile sulle vicende interne di uno Stato, andando\u00a0<em>de facto\u00a0<\/em>contro quei principi di Sovranit\u00e0, Autodeterminazione e Indipendenza, che oggi, senza pi\u00f9 alcun indugio, dovrebbero tornare faro del nostro cammino!<\/p>\n<p>Se gli italiani riprendessero in mano il debito nazionale (cos\u00ec come \u00e8 sempre stato fino a 20 anni fa) lo spread semplicemente tornerebbe ad essere un dato macroeconomico, interessante certo in termini comparativi, ma svuotato del potere che oggi ha. Non inciderebbe sulla tenuta delle banche e non potrebbe essere usato (come lo \u00e8 oggi) quale strumento di costrizione per non dire strozzinaggio speculativo.<\/p>\n<p>Inoltre ricordo che il debito italiano ammonta a 2 342 mld circa di euro, mentre \u00e8 stimato un risparmio privato di oltre 4 406 mld di euro, che durante gli ultimi anni \u00e8 aumentato, conseguenza della crisi finanziaria e del meccanismo tale per cui in momenti difficili e di incertezza si \u00e8 portati a risparmiare di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Questa enorme massa di risparmio, se convogliata in mezzi appropriati, ad adeguate condizioni per i cittadini, potrebbe, con una sua minima parte, risolvere molti problemi.<\/p>\n<p>Il giurista ed ex manager BNL Guido Grossi, durante una conferenza tenutasi a Roma lo scorso 21 settembre, ha fornito una serie di spunti, davvero interessanti, su ci\u00f2 che realmente oggi lo Stato potrebbe fare, tenendo conto dei mezzi a disposizione e ricercando, in ultima analisi, un rifiuto del possesso da parte degli investitori esteri di una fetta cos\u00ec grande del debito pubblico.<\/p>\n<p>Innanzitutto abbassare l\u2019offerta di BTP (buoni del tesoro pluriennali, tipicamente acquistati dagli investitori esteri), alzando contemporaneamente quella di BOT (buoni ordinari del tesoro, acquistabili con meccanismo d\u2019asta di tipo competitivo, che garantisce il maggior profitto possibile allo Stato) e di CCT (certificati di credito del tesoro, da sempre molto apprezzati dalle famiglie per la loro caratteristica di garantire, in occasione di eventuale negoziazione prima della scadenza, un capitale verosimilmente uguale a quello inizialmente investito, dato che vi \u00e8 la possibilit\u00e0 di adeguare la cedola ai tassi di mercato.)<\/p>\n<p>Questi ultimi due strumenti, che garantiscono piattaforme sicure in cui collocare il proprio risparmio, sarebbero miele per api in Italia, attualmente dominata da offerte di strumenti di investimento, pi\u00f9 rischiosi e ovviamente meno appetibili per le famiglie e la gente comune.<\/p>\n<p>Lo Stato dovrebbe perci\u00f2 incentivarne l\u2019acquisto, alzando i rendimenti dei BOT (oggi negativi per attirare istituti bancari) e introducendo un sistema di aste differenziate, in grado di premiare investitori \u201cfedeli\u201d con premi aggiuntivi, collegati al momento della sottoscrizione, della scadenza o con trattamento fiscale privilegiato, proponendo strumenti di risparmio per i cittadini.<\/p>\n<p>Basterebbero sottoscrizioni per poche centinaia di milioni di euro, e lo Stato sarebbe in grado di andare sul mercato a ricomprarsi i suoi BTP in mano agli investitori esteri, esorcizzando una volta per tutte il demone dello spread, invertendo il meccanismo d\u2019asta (mai pi\u00f9 marginale) e tornando dunque padrona di decidere quanti titoli e a quali condizioni immetterli.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1485\" src=\"https:\/\/www.ilmediterraneo.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/tabella-debito.png\" alt=\"\" width=\"694\" height=\"485\" \/><\/p>\n<p>Inoltre, volendo attuare un metodo pi\u00f9 rapido ed efficace , bisognerebbe prendere esempio (una volta tanto) da Francia e Germania, che, in barba all\u2019art.123 del TUE, acquistano\u00a0<em>de facto\u00a0<\/em>i loro stessi titoli di Stato. Infatti le corrispondenti franco tedesche della nostra Cassa Depositi e Prestiti, nei momenti di instabilit\u00e0 finanziaria, in cui non conviene vendere titoli perch\u00e9 i tassi d\u2019interesse proposti dagli investitori esteri si alzano, acquistano i titoli, conservandoli in istituti bancari nazionali e riproponendoli in situazioni pi\u00f9 favorevoli. Di fatto questi paesi sono in grado, perseguendo il loro legittimo interesse nazionale, di stabilire il tasso d\u2019interesse sui loro titoli.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1482\" src=\"https:\/\/www.ilmediterraneo.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/cassa-depositi-e-prestiti.jpg\" alt=\"cassa depositi e prestiti\" width=\"670\" height=\"400\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilmediterraneo.org\/16\/10\/2018\/riprendiamoci-il-debito-pubblico\/\">https:\/\/www.ilmediterraneo.org\/16\/10\/2018\/riprendiamoci-il-debito-pubblico\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL MEDITERRANEO (Loris Virgadaula) Se gli italiani riprendessero in mano il debito nazionale (cos\u00ec come \u00e8 sempre stato fino a 20 anni fa) lo spread semplicemente tornerebbe ad essere un dato macroeconomico, interessante certo in termini comparativi, ma svuotato del potere che oggi ha. 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