{"id":45374,"date":"2018-10-23T10:30:25","date_gmt":"2018-10-23T08:30:25","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45374"},"modified":"2018-10-23T07:56:49","modified_gmt":"2018-10-23T05:56:49","slug":"infrastruttura-5g-e-huawei-tra-guerra-e-de-globalizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45374","title":{"rendered":"Infrastruttura 5G e Huawei, tra guerra e de-globalizzazione"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRAINRETE (.manproject)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il 9 settembre alla Fiera del Levante il Ministro Di Maio ha assistito all\u2019accensione, sostanzialmente una demo con la presentazione di alcune future applicazioni, della prima antenna a standard 5G prodotta dal colosso cinese Huawei, presente all\u2019evento anche il management di TIM e Fastweb. Il 28 settembre all\u2019interno di un\u2019attivit\u00e0 di lobbying altrimenti usuale, ma in questo caso di alto profilo e di una certa risonanza, presso la Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari, lo stesso Ministro in compagnia di altri esponenti del Governo e del Sindaco Virginia Raggi hanno assistito allo Huawei 5G summit. Nel periodo tra i due eventi, verso la met\u00e0 di settembre, il primo lotto di frequenze 5G (700MHz) \u00e8 stato assegnato agli operatori, il 2 ottobre si \u00e8 conclusa anche l\u2019asta per gli altri lotti (3700Mhz e 26GHz).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il posizionamento italiano di Huawei nel settore delle telecomunicazioni 5G ha tuttavia destato critiche e allerta da pi\u00f9 parti. Analisti geopolitici come Germano Dottori, l\u2019economista nonch\u00e9 primo ministro gialloverde in pectore durante le consultazioni successive al 4 marzo Giulio Sapelli e soprattutto l\u2019intelligence statunitense, la quale ha messo in guardia il Copasir contro la penetrazione di Huawei nelle infrastrutture 5G, il quale Copasir ha conseguentemente convocato Di Maio per riferire nelle prossime settimane. Il punto sollevato \u00e8 quello della sicurezza dei dati oggetto di presunte o possibili azioni di spionaggio da parte del Governo Cinese: a questo proposito \u00e8 bene fare chiarezza su alcuni punti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Seppure le tecnologie Huawei venissero adottate massivamente, i cinesi non avrebbero formalmente nessun accesso ai dati degli utenti italiani che sono, entro i termini di legge, gestibili e visibili direttamente soltanto dall\u2019operatore di telecomunicazioni che acquista le frequenze ed eroga il servizio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tra coloro che si sono aggiudicati le frequenze 5G (TIM, Fastweb, Vodafone, Wind3, Iliad) ci sono soltanto operatori \u201cItaliani\u201d, in realt\u00e0 praticamente tutti controllati da pacchetti di maggioranza di azionisti esteri, ma non cinesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La scelta sull\u2019infrastruttura tecnologica su cui erogare il servizio ricadr\u00e0 sui vari operatori (tutti privati) che sceglieranno in base ai parametri di mercato: superiorit\u00e0 e maturit\u00e0 tecnologica, oltre che naturalmente il prezzo. Il mercato dei vendor per l\u2019infrastruttura 5G (ma in generale per le grandi reti dei Service Provider, dal backbone IP alla rete fissa di aggregazione e di accesso, fino alle reti mobili 2G, 3G e 4G attualmente in servizio) \u00e8 dominato da pochi player, per lo pi\u00f9 giganti internazionali, e il motivo \u00e8 semplice: si tratta di tecnologie complesse, che sostengono il core-business dei Service Provider e richiedono altissimi requisiti di efficienza e affidabilit\u00e0 (tecnologica e finanziaria). Le start-up vanno bene le App, ma nessun grande operatore si affiderebbe a compagnie piccole per questo genere di infrastrutture e raramente le compagnie piccole possono permettersi gli investimenti sufficienti a svilupparle. Questo \u00e8 talmente vero che quasi sempre i Service Provider evitano di affidare la rete a un unico vendor, da un lato per evitare di legarsi mani e piedi ad un\u2019unica soluzione (anche i grandi ogni tanto falliscono o escono di scena come avvenne per Northel e Motorola), dall\u2019altro per mettere i vendor in competizione tra loro minacciando in caso di problemi o di prezzi troppo alti di concedere al competitor una fetta di investimenti maggiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Definito sommariamente il perimetro e le dinamiche principali di questo mercato chiediamoci che ruolo occupa Huawei all\u2019interno di questo quadro. Huawei \u00e8 uno dei vendor pi\u00f9 grandi, in genere non possiede la tecnologia migliore in assoluto (anche se sul 5G promettono di s\u00ec), ma \u00e8 quello che negli ultimi dieci anni ha fatto i passi avanti pi\u00f9 importanti posizionandosi oggi a ridosso dei vendor \u201cstorici\u201d. Dal punto di vista dei costi resta tra i meno costosi, minacciato sul piano della convenienza soltanto dall\u2019altro colosso cinese in ascesa ZTE, considerata tutt\u2019ora realmente low-cost dagli operatori e non del tutto affidabile. Se nel secondo decennio del secolo le tecnologie Huawei erano valutate o adottate dai Service Provider prevalentemente per calmierare i prezzi dei vendor occidentali, oggi la loro adozione \u00e8 ancora trainata in parte dal prezzo, ma l\u2019azienda cinese gioca sostanzialmente un ruolo tra pari con Ericsson, Nokia, Alu, Cisco, HP e gli altri grandi vendor occidentali di tecnologia e vanta un trend complessivamente in ascesa. Del resto l\u2019utente italiano di telefonia avr\u00e0 avuto modo di notare una dinamica simile, anche se pi\u00f9 marcata, nel mercato consumer degli smartphone dove i risultati recenti di Huawei sono ancora pi\u00f9 significativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In un mercato globale con pochi grandi operatori e pochissimi grandi vendor quali sarebbero le ricadute se, ad esempio, l\u2019Italia bandisse la tecnologia Huawei (e naturalmente ZTE) dalle infrastrutture 5G? Innanzitutto l\u2019industria di settore italiana non avrebbe nessun vantaggio per il semplice fatto che una tale industria non esiste. I Service Provider \u201citaliani\u201d taglierebbero fuori il vendor che ha probabilmente il miglior rapporto qualit\u00e0\/prezzo, lasciando campo aperto alle compagnie occidentali, prevalentemente statunitensi e nordeuropee, tagliando fuori il loro competitor pi\u00f9 insidioso ed economicamente aggressivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Torniamo adesso alla sicurezza dei dati. Se abbiamo detto che legalmente e formalmente i vendor di tecnologia non hanno accesso ai dati degli utenti (inclusi clienti del mercato business e della PA) cosa teme l\u2019intelligence americana dalla tecnologia cinese, tanto da avvertire il Copasir? Temono che il furto di dati avvenga in modo illegale attraverso l\u2019utilizzo ad esempio di back-door sugli apparati di rete, cio\u00e8 vie d\u2019accesso ai dati nascoste, inserite maliziosamente dal vendor per truffare i propri clienti, carpendo i dati o lasciando vie d\u2019accesso agli hacker governativi di Pechino. Quegli stessi clienti che hanno fatto le fortune di Huawei e che versano gi\u00e0 alla societ\u00e0 cinese decine quando non centinaia di milioni di euro ogni anno, cumulativamente miliardi sul medio periodo specie se Huawei dovesse accaparrarsi parte della rete 5G; quegli stessi clienti che attraverso accordi e partnership favoriscono la vendita degli smartphone Huawei in Italia. Potrebbe dal punto di vista della credibilit\u00e0 sul mercato globale Huawei sopportare uno scandalo del genere? No. Nessun Service Provider, tranne gli operatori cinesi, potrebbe pi\u00f9 considerare Huawei un\u2019opzione praticabile. Un grosso rischio per compiacere il Governo di Pechino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Huawei si muove cio\u00e8 su un mercato globale secondo le regole della concorrenza capitalistica internazionale, con un certo successo, l\u2019unico motivo per bannare loro e non altri (in Occidente non ci siamo fatti certo mancare scandali sullo spionaggio informatico ai danni dei cittadini e dei governi stranieri, si potrebbe fare un lungo elenco) \u00e8 la nazionalit\u00e0 afferente alla Repubblica Popolare Cinese. Un paese del WTO trattato come un nemico perch\u00e9 di fatto \u00e8 un nemico, di una guerra economica e di intelligence che per ora non si \u00e8 ancora spostata sul piano militare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Valutiamo adesso alcuni aspetti pratici dell\u2019eventuale ban anti-cinese. Ammesso e non concesso che Huawei decidesse di truffare i propri clienti per ragioni geopolitiche rischiando di autodistruggere i propri successi commerciali, sarebbe possibile per i Service Provider accorgersi dell\u2019intrusione? Difficile dirlo, ma la sicurezza informatica gestita quasi sempre dagli altri vendor (prevalentemente statunitensi, europei o israeliani), lo spionaggio industriale dei competitor, quello dei servizi governativi locali o alleati, potrebbero prima o poi smascherare l\u2019intrusione, specie se le violazioni dei dati si facessero massive e dunque vistose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Negare a Huawei l\u2019accesso alle infrastrutture 5G metterebbe al riparo i Service Provider italiani dal furto di dati ad opera del Governo Cinese (non conoscendo le strategie della Cina stiamo sempre facendo, \u00e8 bene ricordarlo, un\u2019ipotesi di scuola)? No. Per la semplice ragione che gli apparati Huawei sono gi\u00e0 presenti nelle reti di quasi tutti i Service Provider, a cominciare dai pi\u00f9 grandi: nelle reti mobili 2G\/3G\/4G, nelle reti d\u2019accesso fisso, nelle reti d\u2019aggregazione IP, nei Data-Center e qualche volta nei backbone IP.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019unica soluzione alla presunta minaccia sarebbe dunque una bonifica della tecnologia Huawei da tutte le infrastrutture IT e di rete considerate strategiche dai Service Provider, un\u2019operazione che richiederebbe tempi medio-lunghi e costi economici e logistici importanti che i Service Provider non sarebbero affatto contenti di dover sostenere, giusto per usare un eufemismo. Specie in una fase tutt\u2019altro che espansiva che li vede perdere la battaglia strategica ed economica coi veri vincitori di questa epoca di Internet: Amazon, Facebook, Google e gli altri grandi OTT, nonch\u00e9 i veri detentori dei nostri dati sensibili. Colossi i quali nel mese di settembre sono tutti, guarda caso, comparsi su importanti articoli della stampa internazionale per problemi di sicurezza spesso imputabili, a loro dire, all\u2019utilizzo di tecnologia cinese \u2013 si guardi a questo proposito i chip cinesi su tecnologia di video processing Elemental acquisita da Amazon, scandalo sbandierato da Bloomberg e smentito dai cinesi che chiedono di mostrare le prove di quanto affermato.<br \/>\nUno scenario simile si era gi\u00e0 presentato con il ban negli USA e in diversi paesi europei (ma anche su alcuni OTT) degli anti-virus russi prodotti da Kaspersky, episodio dello stesso segno ma su scala infinitamente minore, la distanza tra la tecnologia digitale russa e quella cinese per diffusione globale, penetrazione commerciale e ampiezza di gamma \u00e8 incommensurabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Considerando che azioni simili contro Huawei e ZTE sono gi\u00e0 state minacciate o attuate dagli stessi Stati Uniti in primis, dall\u2019Australia, dall\u2019India e vengono valutate dagli altri paesi europei, esistono due chiavi di interpretazione sovrapposte e coesistenti che afferiscono entrambe a un processo per ora abbozzato di de-globalizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La prima \u00e8 la chiave commerciale, la tecnologia cinese d\u00e0 molto fastidio in un settore dove statunitensi e nordeuropei la fanno da padroni, eliminare i competitor low-cost ma non sempre low-quality per ragioni di sicurezza \u00e8 in fondo un\u2019altra forma di dazio commerciale, in piena continuit\u00e0 con la direzione dell\u2019amministrazione Trump.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La seconda chiave, che non esclude la prima ma la integra e forse la supera strategicamente \u00e8 la guerra contemporanea, che si combatte come \u00e8 noto su 5 piani: terra, mare, cielo, spazio e cyberspazio. Le infrastrutture di telecomunicazioni, letteralmente la base materiale del cyberspazio simbolo della globalizzazione, rientrano dunque ufficialmente sotto il regime delle infrastrutture militari, l\u2019unico settore mai realmente globalizzato dove si \u00e8 continuato ad acquistare soltanto da aziende nazionali o di paesi considerati alleati, mai (o quasi mai) da paesi nemici o potenzialmente tali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La guerra contro la Cina \u00e8 dunque gi\u00e0 in atto, almeno per parte atlantica, e uno dei campi di battaglia \u00e8 costituito dalle reti della internet pubblica cui accediamo ogni giorno in mille modi diversi. De-globalizzazione, divisione in blocchi economici e poli tecnologici separati da barriere commerciali e da ban governativi, con gli Stati Uniti che da par loro serrano i ranghi degli alleati.<br \/>\nPer comprendere come si porr\u00e0 l\u2019Italia in questo scontro e quale ruolo giocheranno i governi presenti e futuri, non resta che aspettare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/societa\/13511-manproject-infrastruttura-5g-e-huawei-tra-guerra-e-de-globalizzazione.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/societa\/13511-manproject-infrastruttura-5g-e-huawei-tra-guerra-e-de-globalizzazione.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRAINRETE (.manproject) &nbsp; Il 9 settembre alla Fiera del Levante il Ministro Di Maio ha assistito all\u2019accensione, sostanzialmente una demo con la presentazione di alcune future applicazioni, della prima antenna a standard 5G prodotta dal colosso cinese Huawei, presente all\u2019evento anche il management di TIM e Fastweb. 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