{"id":45394,"date":"2018-10-24T09:34:06","date_gmt":"2018-10-24T07:34:06","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45394"},"modified":"2018-10-23T10:37:42","modified_gmt":"2018-10-23T08:37:42","slug":"transizione-infinita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45394","title":{"rendered":"Transizione infinita"},"content":{"rendered":"<p><strong>di MARX XXI<\/strong><\/p>\n<div id=\"ja-mainbody\">\n<div id=\"ja-main\">\n<div class=\"inner clearfix\">\n<div id=\"ja-contentwrap\" class=\"\">\n<div id=\"ja-content\" class=\"column\">\n<div id=\"ja-current-content\" class=\"column\">\n<div class=\"ja-content-main clearfix\">\n<div class=\"article-content\">\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>Pubblichiamo l&#8217;editoriale di Guido Salerno Aletta apparso su &#8216;Milano Finanza&#8217; di sabato 20 ottobre<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Sulla Brexit, si chiama il time-out. Mentre non si \u00e8 fatto alcun passo concreto nelle trattative concernenti l\u2019uscita della Gran Bretagna dalla Unione, in vista della scadenza del 29 marzo prossimo, si \u00e8 invece aperta una prospettiva lunga, forse lunghissima, per definire i futuri rapporti. La fase transitoria, che sarebbe dovuta durare al massimo fino al dicembre 2020, potrebbe invece prolungarsi per tre anni, fino al marzo 2022. E visto che, da calendario, le prossime elezioni politiche inglesi si dovrebbero tenere nel giungo del 2022, c\u2019\u00e8 chi in Europa spera di far scarrocciare ancora il termine oltre quella scadenza, tenendo aperto il dossier il pi\u00f9 a lungo possibile. L\u2019allungamento a dismisura della fase transitoria serve intanto a sbriciolare nel tempo le velleit\u00e0 dei Leaver; e chiss\u00e0, poi, che con un nuovo governo britannico, pi\u00f9 orientato a favore del Remain, non si possa ribaltare il tavolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nLa fase transitoria delle trattative \u00e8 anche un modo per uscire dallo stallo attuale, provocato dal mai sottaciuto paradigma dell\u2019irreversibilit\u00e0 del progetto europeo, non solo dell\u2019euro: si \u00e8 liberi di entrare, ma non di uscire. La strategia del negoziatore europeo, Michel Barnier, \u00e8 stata semplice: mai un cedimento, mai uno sconto. L\u2019alternativa del no-deal, l\u2019unica davvero ben architettata visto che non c\u2019\u00e8 nessun piano pronto per affrontare questa evenienza, comporta inevitabilmente il caos, commerciale, finanziario, socio-politico. Deve essere un cigno nero.<\/p>\n<p>L\u2019opacit\u00e0 delle trattative tra Ue e Gran Bretagna si \u00e8 fatta metodo: mentre il governo di Theresa May ha divulgato pubblicamente un piano abbastanza analitico, il Cequer Paper, da parte europea ci si \u00e8 ben guardati dal fare altrettanto. La trincea nei negoziati per l\u2019uscita dalla Area doganale europea \u00e8 rappresentata dalla frontiera irlandese: per l\u2019Unione europea si trasformer\u00e0 anche fisicamente in una barriera doganale, mentre per la Gran Bretagna deve rimanere aperta per rispettare l\u2019Accordo del Venerd\u00ec Santo che ha posto fine alla guerra civile. Solo di questa guerra di posizione, delle sortite e dei ripiegamenti, si \u00e8 avuta una qualche notizia. Per il resto, nulla.<\/p>\n<p>La cronaca ufficiale del Consiglio europeo, svoltosi tra mercoled\u00ec e gioved\u00ec di questa settimana, \u00e8 assai scarna: dopo aver fatto il punto dello stato delle trattative ascoltando nel corso di una apposita colazione di lavoro il Premier inglese Theresa May circa le sue prospettive negoziali, i leader europei hanno poi discusso tra di loro. Alla conclusione, hanno confermato piena fiducia nel negoziatore Michel Barnier e determinazione a rimanere uniti, rilevando che \u201cnonostante le intense negoziazioni, non si \u00e8 registrato alcun progresso sufficiente\u201d. Si sono dichiarati comunque pronti a riconvocarsi, \u201cse e quando il negoziatore dell\u2019Unione ritenesse che fossero stati compiuti progressi\u201d.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, dietro le quinte, il complicarsi in questi ultimi tre mesi del quadro geopolitico mondiale ed europeo sta inducendo tutti alla cautela.<\/p>\n<p>Ci sono, innanzitutto, le elezioni americane di mid-term, a novembre, che segneranno in maniera decisiva le sorti della Presidenza di Donald Trump, proiettandolo verso la rielezione in caso di vittoria, oppure aprendo una fase di convulsioni dall\u2019esito imprevedibile. C\u2019\u00e8 poi da fare in conti con la guerra commerciale, e soprattutto geopolitica, tra Usa e Cina: tutto \u00e8 cambiato dall\u2019ottobre 2015, quando il Presidente Xi Jinping fu ricevuto in pompa magna a Londra, per inaugurare una \u201cepoca d\u2019oro\u201d nelle relazioni tra i due ultimi ex-imperi. Gi\u00e0 a febbraio scorso, infatti, durante il viaggio compiuto in Cina dalla premier britannica Theresa May, si erano notate le prime perplessit\u00e0: la mancata adesione formale al protocollo fondativo della Nuova via della Seta e le critiche nei confronti della sovrapproduzione di acciaio a basso prezzo che mette in difficolt\u00e0 la produzione inglese, facevano da contraltare alla confermata prospettiva di trovare nel mercato del Celeste impero una alternativa di sviluppo dopo la Brexit. L\u2019incertezza sui contraccolpi che la guerra dei dazi dichiarata da Trump potr\u00e0 avere sulle dinamiche dell\u2019economia cinese, e soprattutto il confronto sempre pi\u00f9 aspro sul piano geopolitico, rendono meno certa questa strategia.<\/p>\n<p>Anche i partner europei sono indotti a non forzare troppo la mano nei confronti della Gran Bretagna. La Germania, per prima, si trova esposta sia sul versante esterno, per via dei ripetuti attacchi di Trump all\u2019attivo commerciale strutturale, sia su quello interno a causa dei risultati elettorali deludenti in Baviera ed alla tornata elettorale in Assia, questa domenica, che secondo i sondaggi indebolir\u00e0 ulteriormente i due partiti che formano la Grande coalizione, Cdu-Csu e Spd.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi la prospettiva del rinnovo del Parlamento europeo, a maggio prossimo. Si deve evitare a qualsiasi costo il \u201cno-deal\u201d: lo shock economico e finanziario, che ne deriverebbe, verrebbe brandito dagli euroscettici come l\u2019ennesima prova della incapacit\u00e0 della Unione di trovare soluzioni equilibrate ai problemi che le si pongono. Peggio sarebbe, paradossalmente, se invece non accadesse nulla di grave: si dimostrerebbe che \u00e8 possibile abbandonare l\u2019Unione senza costi eccessivi.<\/p>\n<p>Infine, da parte europea c\u2019\u00e8 un interesse economico preciso: la Gran Bretagna \u00e8 un grande contribuente al bilancio dell\u2019Unione, ed il suo venir meno imporrebbe agli altri partner di aumentare i propri versamenti. Per l\u2019Italia, si potrebbe arrivare in prospettiva dal 2022 ad un aumento fino a 4 miliardi di euro annui, aggiuntivi rispetto ai 13,9 miliardi versati nel 2016, ed un saldo netto di 4,7 miliardi che tiene conto dei Fondi europei destinati al nostro Paese. Siamo infatti il terzo Paese contributore, dietro la Germania (23,3 mld \u20ac) e la Francia (19,5 mld \u20ac), ma davanti alla Gran Bretagna (12,8 mld \u20ac). Si spiegano cos\u00ec sia la fretta di approvare subito il quadro finanziario pluriennale europeo 2021-2027 sia l\u2019allungamento del periodo transitorio oltre il dicembre 2020, termine con cui si concludono gli impegni del quadro precedente: estendendo il periodo transitorio fino al marzo 2022, si tiene associata la Gran Bretagna anche agli impegni previsti nel nuovo quadro finanziario. D\u2019altra parte, occorre fare in fretta anche per mettere il prossimo Parlamento europeo e la nuova Commissione di fronte all\u2019atto compiuto.<\/p>\n<p>Sulla Brexit, \u00e8 time-out. Ma si continua a giocare sempre a carte coperte.<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/internazionale\/europa\/29346-transizione-infinita\">http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/internazionale\/europa\/29346-transizione-infinita<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARX XXI Pubblichiamo l&#8217;editoriale di Guido Salerno Aletta apparso su &#8216;Milano Finanza&#8217; di sabato 20 ottobre Sulla Brexit, si chiama il time-out. Mentre non si \u00e8 fatto alcun passo concreto nelle trattative concernenti l\u2019uscita della Gran Bretagna dalla Unione, in vista della scadenza del 29 marzo prossimo, si \u00e8 invece aperta una prospettiva lunga, forse lunghissima, per definire i futuri rapporti. 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