{"id":45489,"date":"2018-10-26T11:00:48","date_gmt":"2018-10-26T09:00:48","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45489"},"modified":"2018-10-26T13:49:36","modified_gmt":"2018-10-26T11:49:36","slug":"la-rottura-delleconomia-morale-e-il-momento-populista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45489","title":{"rendered":"La rottura dell\u2019economia morale e il momento populista"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>SENSO COMUNE (Stefano Bartolini)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel 1971, lo studioso e attivista inglese Edward P. Thompson pubblicava sulla rivista\u00a0<i>Past &amp; Present<\/i>un\u00a0<a href=\"https:\/\/mvlindsey.files.wordpress.com\/2015\/09\/past-present-e-p-thompson-1971.pdf\">saggio sull\u2019economia morale<\/a><\/strong>\u00a0la cui lettura \u2013 nonostante siano passati pi\u00f9 di 40 anni e molto sia stato scritto in merito \u2013 \u00e8<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>ancora di grande interesse e meritevole di attenzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La sua riflessione partiva dalla proteste della \u201cfolla\u201d e dal fatto che a queste venisse negata, da parte di molti storici, la dignit\u00e0 di essere mediate da codici culturali e di avere, in fin dei conti, degli obbiettivi politici, ancorch\u00e9 confusi:<\/strong>\u00a0\u00abLe rivolte erano \u201cribellioni di pancia\u201d, e questa in effetti sarebbe una spiegazione comoda\u00bb. Per Thompson invece \u00abin quasi tutte le azioni di piazza [\u2026] \u00e8 possibile individuare delle nozioni di legittimit\u00e0: con nozioni di legittimit\u00e0 intendo che il comportamento degli uomini e delle donne della folla era guidato dalla comune convinzione di difendere, in tal modo, diritti e costumi tradizionali; e, pi\u00f9 in generale, dalla convinzione di godere della pi\u00f9 ampia approvazione della comunit\u00e0\u00bb. La \u201cgente\u201d, in pratica, si attivava in funzione della legittimit\u00e0 o illegittimit\u00e0 del governo dell\u2019economia, definito secondo \u00abuna consolidata visione tradizionale degli obblighi e delle norme sociali, delle corrette funzioni economiche delle rispettive parti all\u2019interno della comunit\u00e0, che, nel loro insieme, costituivano l\u2019\u201deconomia morale\u201d del povero\u00bb. Questa \u201ceconomia morale\u201d non poteva essere semplicisticamente liquidata come apolitica \u00abperch\u00e9 presupponeva una precisa concezione del benessere comune sostenuta con passione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Thompson parlava del 18\u00b0 secolo, ma come tutti gli storici teneva gli occhi sul passato e i piedi nel suo presente.<\/strong>\u00a0Ed \u00e8 di nuovo interessante capire da dove scaturivano queste ribellioni \u201cdi pancia\u201d. Era l\u2019et\u00e0 delle riforme liberiste, che deregolamentavano l\u2019economia all\u2019insegna del\u00a0<i>laisser-faire<\/i>, portando a equilibri dove la nuova economia voleva essere \u00abliberata dalla soggezione a imperativi morali sentiti come estranei\u00bb. Questo richiamo all\u2019opposizione sociale che incontrarono quelle che spesso oggi vengono ricordate come riforme illuminate, e che tanta fortuna trovarono nella Toscana di quel tempo, non \u00e8 inutile in un epoca come la nostra, dove tanti riformisti \u201cprogressisti\u201d \u2013 primi fra tutti proprio quelli di origine toscana con la loro passione per Pietro Leopoldo \u2013 tendono a equivocare quella fase.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ora, ogni societ\u00e0 si fonda su una visione stabilita e condivisa delle norme che regolano la vita economica e sociale.<\/strong>\u00a0Con il termine \u201ceconomia morale\u201d si intende quindi, come abbiamo visto, una visione consolidata e radicata delle norme e degli obblighi che legano fra loro le diverse componenti di una societ\u00e0, impegnate ciascuna a svolgere le corrette funzioni che spettano loro all\u2019interno della comunit\u00e0. Non \u00e8 un sistema dove sono assenti le ingiustizie, si badi bene, ma un modello in cui queste entro certi limiti trovano compensazioni e contropartite in termini di sicurezza, permettendo a tutto il meccanismo di funzionare. Ma quando questa curiosa economia viene messa in discussione si apre una fase di crisi, si crea una rottura fra le componenti sociali che lottano per stabilire il nuovo assetto egemonico del futuro, ciascuna partendo dai propri interessi e dai propri modelli di riferimento. Quelli popolari, che di solito \u201csubiscono\u201d il cambiamento, tendono a cercare nel passato i riferimenti per disegnare il futuro. L\u2019idea \u00e8 cio\u00e8 quella di \u201cristabilire\u201d la giustizia sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma \u00e8 possibile identificare la fase storica in cui viviamo come un\u2019epoca di rottura dell\u2019economia morale? La risposta non pu\u00f2 che essere positiva.<\/strong>\u00a0Viviamo in un momento storico di radicale sconquasso sociale. Fenomeni che credevamo relegati al passato di povert\u00e0, di devastazione economica di interi paesi, di sfruttamento estremo, ritornano in forme vecchie e nuove: migrazioni di massa, lavoro gratuito, mancanza di servizi sociali e di assistenza sanitaria, contratti individuali di lavoro, finto lavoro autonomo a partita IVA, precariet\u00e0. La disoccupazione \u00e8 tornata ad essere l\u2019incubo che incombe sulla vita di milioni di persone, a rischio di marginalizzazione. Lo Stato sembra tornare ad essere \u2013 come fu prima della Repubblica \u2013 un ente estraneo alla gran parte della cittadinanza e lontano dai suoi bisogni. Non sono solo gli effetti della crisi economica iniziata nel 2008, ma i risultati di almeno un trentennio di politiche neoliberiste di mano libera totale del privato in economia, di disimpegno statale dai settori di sua competenza, di privatizzazioni e tagli alla spesa pubblica. La crisi non ha fatto altro che accelerare, e rendere pi\u00f9 evidenti e drammatici, tali fenomeni, insieme alla portata ed ai rischi per la popolazione della finanziarizzazione dell\u2019economia, che non risponde a nessuna regola di utilit\u00e0 sociale e benessere diffuso \u2013 nonostante il mantra di quanto \u201ci mercati\u201d siano impegnati, a suon di richieste perentorie, a fare il nostro bene \u2013 ma solo all\u2019egoistico interesse del maggior profitto, sempre, comunque e dovunque, a qualsiasi prezzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E\u2019 cos\u00ec venuto progressivamente meno, in questi decenni, il patto sociale costruito faticosamente a partire dal secondo dopoguerra e che aveva retto almeno fino al tornante degli anni \u201980.<\/strong>\u00a0Un patto che impegnava lo Stato nei confronti dei propri cittadini per assicurare la redistribuzione delle risorse e della ricchezza prodotta, fornire servizi, curarsi dei bisogni della popolazione. Progressivamente cancellato, di questo compromesso sociale, rappresentato dalla Costituzione repubblicana in Italia, non restano che le briciole. Nel frattempo, mentre la maggioranza della popolazione si \u00e8 trovata a fare i conti con briciole sempre pi\u00f9 scarse, una ristretta minoranza si \u00e8 accaparrata i piatti di portata, lasciando il tavolo vuoto. Infatti la ricchezza ha subito processi di polarizzazione e di concentrazione rapidi e giganteschi, la cui essenza \u00e8 stata colta dal movimento\u00a0<i>Occupy wall street<\/i>\u00a0con lo slogan \u201cNoi siamo il 99%\u201d. Una ristretta minoranza oligarchica ha messo le mani su tutte le fette della torta, e se le tiene strette. Un modello che si riproduce dal globale al nazionale e gi\u00f9 gi\u00f9 fino al locale ed all\u2019interno di interi comparti lavorativi ed economici. Per dirla in breve, \u00e8 stata rotta l\u2019economia morale dello Stato a vocazione sociale tramite il suo disimpegno dall\u2019intervento attivo, in favore di una nuova legge del pi\u00f9 forte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Si sono cos\u00ec venute a creare le condizioni critiche per il concretizzarsi di quello che viene chiamato il \u201cmomento populista\u201d<\/strong>. Un frangente, dalla durata sconosciuta, in cui l\u2019autorit\u00e0 tradizionale entra in crisi, non pi\u00f9 legittimata ad esercitare il potere, e si apre una lotta per la costruzione del nuovo assetto, che \u00e8 una lotta per l\u2019egemonia sull\u2019ordine della societ\u00e0 che verr\u00e0. Un passaggio che \u00cd\u00f1igo Errej\u00f3n e Chantal Mouffe hanno ben descritto in un libro del 2015,\u00a0<i>Construir pueblo<\/i>. Prima di tutto, si apre un \u00abdivorzio fra i rappresentanti e i rappresentati\u00bb, che in Italia \u00e8 stato perfettamente incarnato dall\u2019immaginario della \u201ccasta\u201d, insieme a un collasso \u00abnella capacit\u00e0 dei modelli istituzionali esistenti a soddisfare le domande dei cittadini\u00bb, una dinamica perfettamente vista all\u2019opera in questi anni di\u00a0<i>austerity<\/i>, che si unisce all\u2019impoverimento e declassamento del ceto medio. Il risultato \u00e8 un\u2019accumulazione di scontento che non riesce a trovare un\u2019espressione nei canali politici preesistenti portando a un senso di esclusione. Il momento populista per Errej\u00f3n si caratterizza proprio per questi aspetti, per l\u2019inabilit\u00e0 delle classi dirigenti a mantenere il consenso e ad assorbire il malcontento, avendo perso la fiducia della popolazione e non essendo pi\u00f9 in grado di offrire garanzie, dato che si sono private, tramite le proprie stesse scelte economiche, della possibilit\u00e0 di rispondere alle richieste provenienti dal basso. Richieste che, possiamo aggiungere, vengono allora bollate come illusioni, quando va bene, e come frutto di ignoranza e stupidit\u00e0, quando va male. Come \u201cdi pancia\u201d, per tornare all\u2019inizio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Certo il momento populista, anche se \u00e8 l\u2019esito di una rottura dell\u2019economia morale, prende forme diverse rispetto al tempo di cui parlava Thompson.<\/strong>\u00a0La rabbia non si esprime pi\u00f9 in tumulti \u2013 almeno non nel mondo Occidentale, dato che le primavere arabe ci hanno insegnato che non sono consegnati alla storia \u2013 ma prende la strada elettorale e dei social media, quale nuovo canale di espressione. Infatti, come notano i due autori, l\u2019ordine non collassa perch\u00e9 le folle sono per le strade ma per il motivo opposto, perch\u00e9 la gente sta a casa, passiva, rassegnata, senza fede nella rappresentanza disponibile, ma non avversa allo Stato. La crisi \u00e8 dei rappresentanti, non delle istituzioni, circostanza che permette, negli stati occidentali, l\u2019espressione della rabbia attraverso i canali elettorali senza il venir meno della capacit\u00e0 dello Stato di mantenere il controllo del territorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una volta aperta questa crisi organica che mette in discussione lo\u00a0<i>status quo<\/i>, continua Errej\u00f3n, l\u2019arena sociale si frammenta, essendo venuti meno i punti unificanti precedenti.<\/strong>\u00a0In queste condizioni, diventa possibile \u00abcostruire un\u2019identit\u00e0 popolare in grado di riunire in un unico gruppo tutto il dolore e la frustrazione, grazie a una polarizzazione simbolica: e attraverso questo diventa possibile costruire una volont\u00e0 popolare intorno a punti di riferimento, nomi e simboli nuovi o ri-significati, che fungono da catalizzatori. \u00c9 in questi momenti che possono verificarsi \u201crotture populiste\u201d, in grado di produrre cambiamenti politici e nuove egemonie\u00bb. Ma sull\u2019esito politico della rottura la battaglia \u00e8 aperta. Perch\u00e9 il \u201cmomento populista\u201d non ha un esito inevitabile, \u00e8 semmai uno spazio di contesa aperto a tutti gli attori in campo. E non \u00e8 detto che si giochi tutto in una sola partita. In Italia il renzismo, con la retorica della rottamazione, ne ha gi\u00e0 giocata una, prima di passare il testimone agli attuali\u00a0<i>player<\/i>, il M5S con l\u2019innocuo discorso \u201canti-casta\u201d tutto centrato sull\u2019onest\u00e0 che finisce per produrre\u00a0<a href=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/penisola\/lanno-della-fame\/\">una \u201ctessera del pane\u201d come \u00e8 il reddito di cittadinanza<\/a>\u00a0e, pi\u00f9 ferocemente, la Lega, che nello slogan \u201cprima gli italiani\u201d, escludente e venato di avversione indiscriminata verso tutto ci\u00f2 che \u00e8 estraneo o proviene dall\u2019estero, ha trovato il suo catalizzatore capace di aggregare consenso, promettendo un benessere sulla pelle dei pi\u00f9 deboli che non sar\u00e0 comunque in grado di garantire. Ma non per questo dobbiamo aver paura del momento populista a prescindere. Anzi, questa arena \u00e8 si un luogo di rischi ma anche di opportunit\u00e0, se solo si \u00e8 in grado di mettere in campo una proposta capace di giocarsi la partita per l\u2019egemonia su basi sociali e democratiche che puntino a ristabilire un equilibrio pi\u00f9 avanzato del precedente.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Purtroppo, in mezzo a tutti questi giocatori, \u00e8 mancato fino ad oggi, in Italia, chi si sia proposto efficacemente di giocare la partita dalla parte dei cittadini e del lavoro, di quello che c\u2019\u00e8 e di quello che manca, dalla parte del\u00a0<i>welfare\u00a0<\/i>e dei bisogni, contro l\u2019<i>austerity<\/i>, il\u00a0<i>fiscal compact<\/i>\u00a0e i reali assetti economici, anche europei, all\u2019origine della rottura dell\u2019equilibrio.<\/strong>\u00a0E\u2019 mancata la capacit\u00e0 di abbandonare retoriche ormai vuote, immaginari liberisti o vetero che hanno fatto il loro tempo, pratiche inefficaci e modelli comunicativi inadeguati. \u00c8 mancato un vero tentativo di mettersi in ascolto, senza fare gli schizzinosi, dei bisogni della gente comune, delle domande di protezione, sicurezza e lavoro. \u00c8 mancata la ricerca di una nuova sintonia fra il modo di pensare, di parlare, di proporre e di agire degli attivisti con quello delle persone che stanno sedute a casa, accettando di giocare la partita nel campo aperto del momento populista, per proporre un progetto di democrazia sociale avanzata. E\u2019 un compito non pi\u00f9 rimandabile. L\u2019internazionale reazionaria \u00e8 alle porte,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/SensoComunePop\/videos\/472721656542320\/\">come ci ha rammentato Pablo Bustinduy<\/a>\u00a0in un appassionato incontro in un paese della Sicilia dimenticato \u201cda Dio e dallo Stato\u201d. E come ci ricordano Mouffe ed Errej\u00f3n, \u00abil populismo di estrema destra ci ha mostrato che se il popolo non \u00e8 costruito dalla sinistra, sar\u00e0 costruito contro la sinistra\u00bb.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8 quindi urgente dare una risposta alla rottura dell\u2019equilibrio dell\u2019economia morale per vincere la partita sul terreno del momento populista.<\/strong>\u00a0Si deve accettare la sfida, non abbiamo altra scelta. Perch\u00e9, ancora una volta, i gruppi sociali popolari subiscono il cambiamento e guardano al passato per immaginarsi un futuro, e quel passato non \u00e8 il paese di Bengodi, ma a ben guardarlo vi si scorge la Repubblica fondata sul lavoro che agisce per rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale all\u2019effettiva uguaglianza e rendere effettivo il progresso materiale e morale delle persone, senza distinzioni. In questo passato stanno le basi per costruire un progresso pi\u00f9 avanzato dell\u2019ordine precedente. Il resto sono solo barbarie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/in-teoria\/la-rottura-delleconomia-morale-e-il-momento-populista\/\">https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/in-teoria\/la-rottura-delleconomia-morale-e-il-momento-populista\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE (Stefano Bartolini) &nbsp; &nbsp; Nel 1971, lo studioso e attivista inglese Edward P. Thompson pubblicava sulla rivista\u00a0Past &amp; Presentun\u00a0saggio sull\u2019economia morale\u00a0la cui lettura \u2013 nonostante siano passati pi\u00f9 di 40 anni e molto sia stato scritto in merito \u2013 \u00e8\u00a0\u00a0ancora di grande interesse e meritevole di attenzione. 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