{"id":45517,"date":"2018-10-27T11:00:12","date_gmt":"2018-10-27T09:00:12","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45517"},"modified":"2018-10-27T10:53:50","modified_gmt":"2018-10-27T08:53:50","slug":"loris-caruso-la-sovranita-non-e-uno-scandalo-ma-neppure-un-feticcio-identitario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45517","title":{"rendered":"Loris Caruso \u201cLa sovranit\u00e0 non \u00e8 uno scandalo ma neppure un feticcio identitario\u201d"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su <em>Il Manifesto<\/em>, Loris Caruso scrive un <a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/la-sovranita-non-e-uno-scandalo-ma-neppure-un-feticcio-identitario\/?fbclid=IwAR2MGEsZg6ONP4fhMfaP7WM1N52E3couyGhIdzVvrfIS-3eJHA-bZHhA8tk\">articolo<\/a> dal titolo e parte dello svolgimento promettente, forse il ghiaccio inizia a sciogliersi, ma lentamente. Il sottotitolo, probabilmente della redazione, resta, invece, completamente ghiacciato: \u201c<strong><em>Sinistre<\/em><\/strong><em>.\u00a0Egemonia non \u00e8 stabilirsi sul terreno avversario ma disarticolare il suo discorso. Alcuni toni della sinistra neo-nazionalista sono anche inutili dal punto di vista elettorale<\/em>\u201d. L\u2019articolo stesso pu\u00f2 essere diviso in due parti nettamente separate, nella prima l\u2019autore si pone in via astratta e, ricordando i suoi studi, afferma che il termine \u2018sovranit\u00e0\u2019, come quello di \u2018nazione\u2019 non \u00e8 affatto un abominio impronunciabile. Nella seconda, improvvisamente, si mette dal lato della cittadella assediata della propria comunit\u00e0 elettiva, e promulga una scomunica. Per poterlo fare disegna un avversario di comodo e ne attribuisce la figura a chi pi\u00f9 teme<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Loris Caruso \u00e8 un ricercatore alla <em>Scuola Normale Superiore <\/em>in Sociologia dei fenomeni politici, ed \u00e8 laureato in Scienze Politiche a Milano, dottorato a Torino, dove nasce nel 1976, autore di \u201c<em><a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/io-ho-paura-sei-scene-libro-loris-caruso\/e\/9788896026922?inventoryId=52756240\">Io ho paura<\/a><\/em>\u201d, e di \u201c<em><a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/territorio-della-politica-nuova-partecipazione-libro-loris-caruso\/e\/9788856832983?inventoryId=48053909\">Il territorio della politica<\/a><\/em>\u201d, a dicembre 2017 scrive (sempre su <em>Il Manifesto<\/em>) anche un articolo su \u201c<em><a href=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/penisola\/lanomalia-della-sinistra-italiana-scissioni-remix\/\">L\u2019anomalia della sinistra italiana<\/a><\/em>\u201d ripreso nella pagina di una delle associazioni oggetto della sua requisitoria, \u201c<em>Senso Comune<\/em>\u201d. Il ricercatore quarantaduenne, che aveva venti anni al finire degli anni novanta, \u00e8 piuttosto diverso da me come sensibilit\u00e0 di base, cosa che rende interessante la lettura, ma dal mio punto resta tutto sommato connesso all\u2019assorbimento che molta parte della sinistra occidentale ha compiuto suo malgrado nel clima inospitale del \u2018riflusso\u2019<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> e dell\u2019insorgenza del neoliberismo<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>, consolidatosi durante i governi di sinistra in Europa e negli USA negli anni novanta. \u00c8 sempre molto difficile resistere allo \u2018spirito della storia\u2019 che si manifesta in ogni minima espressione dell\u2019ambiente in cui ci si trova a vivere, in particolare quando ci si nasce dentro, ed \u00e8 tanto difficile che le sinistre radicali, devo dire comprensibilmente, hanno finito per cercare di riclassificare gli stessi materiali con i quali era stata costruita l\u2019egemonia: <em>lo spirito antiautoritario, il sospetto per la politica organizzata, la fiducia nell\u2019azione molecolare e nell\u2019autoprogrammazione,<\/em> <em>la convinzione che il futuro sia per definizione meglio del passato e che \u2018non ci si bagna mai due volte nella stessa acqua\u2019<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><strong>[4]<\/strong><\/a><\/em>. Hanno compiuto, cio\u00e8, quella stessa operazione che al finire dell\u2019articolo cercher\u00e0 di indicare per questi tempi \u201cdisarticolare il discorso dell\u2019avversario anche portando alcuni dei suoi temi sul proprio terreno simbolico\u201d; ma la disarticolazione non \u00e8 andata abbastanza in profondit\u00e0 ed ha finito, io credo, per \u201cstabilirsi sul terreno simbolico avversario\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Questo \u00e8 un problema<\/em>, perch\u00e9 se \u00e8 vero che l\u2019intelligenza aiuta a vedere i limiti del proprio pensiero, capita che l\u2019adesione emotiva al proprio radicamento, soprattutto quando sfidato, renda difficile portare in fondo la necessaria revisione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019articolo \u201c<em>L\u2019anomalia della sinistra<\/em>\u201d, Caruso, si pone una domanda dirimente: <em>come \u00e8 possibile che la sinistra<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><strong>[5]<\/strong><\/a> italiana sia diventata la pi\u00f9 ininfluente del continente?<\/em> Pi\u00f9 o meno un anno fa Caruso riteneva che la sinistra, ridotta in pratica al solo terreno elettorale, fosse in \u2018crisi organica\u2019. E che questa crisi, almeno dalla sconfitta di Rifondazione Comunista nel secondo Governo Prodi<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>, fosse determinata proprio dall\u2019aver governato e quindi dalla bruciante distanza tra le aspettative sollevate di cambiamenti \u201cprofondi e visibili\u201d e la realt\u00e0 delle realizzazioni<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. Sulla base di questa lettura Caruso ritiene quindi che \u201cla crisi non superata della sinistra [radicale] italiana inizia da l\u00ec\u201d<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>, e da l\u00ec si afferma anche la percezione di un\u2019autoreferenza del ceto politico relativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma nell\u2019articolo individua anche una radice pi\u00f9 profonda e lontana nell\u2019eredit\u00e0 del Pci, e precisamente in quella pulsione a doversi accreditare come forza \u201caffidabile, iper-istituzionale e non pericolosa per le \u00e9lite\u201d che deriva direttamente dai prodromi della sconfitta del \u2018compromesso storico\u2019<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. Questa pulsione che ha impedito a tutta la cultura uscita dalla vicenda storica comunista di \u201cinterpretare le fratture centrali della politica contemporanea, quelle tra alto e basso, esclusi e inclusi, insider e outsider del sistema politico\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I nuovi progetti di France Insoumise, Podemos, Corbyn, Sanders sono, invece, accomunati da non aver mai governato, tanto meno con Prodi, Monti e Renzi, e di aver \u201cavviato qualcosa di nuovo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa propone, quindi, Caruso? In quella occasione di puntare al dopo elezioni (quelle di marzo 2018) cercando di ottenere una visibilit\u00e0 mediatica su nuove figure e una conseguente mobilitazione collettiva. Non indica temi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritorna, peraltro sull\u2019argomento a marzo 2018, sempre su <em>Il Manifesto<\/em> in \u201c<a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/con-il-m5s-litalia-ha-inventato-una-nuova-forma-della-politica\/\">Con il M5S l\u2019Italia ha inventato una nuova forma della politica<\/a>\u201d. In questo articolo identifica un\u2019opportunit\u00e0 per \u201cgli antiliberisti\u201d dalla disfatta del campo che nomina come \u201cdemocratico-progressista\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E designa tre tesi:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Che la frattura vecchio\/nuovo vale ormai \u201cdieci volte quella destra\/sinistra\u201d,<\/li>\n<li>Che il successo del M5S ha confermato la circostanza di essere \u201cnella fase storica del campo populista\u201d. Quindi \u201co si sta in questo campo o non si gioca\u201d.<\/li>\n<li>Che \u201cla costruzione del consenso va perseguita in modo quasi scientifico: muovendo dalla conoscenza capillare della societ\u00e0, dei suoi bisogni e delle sue rappresentazioni collettive (lavoro che, per i 5 Stelle, fa la <em>Casaleggio Associati<\/em>), traducendo le esigenze cos\u00ec individuate in pochissimi messaggi-forza, comunicati con iniziative adeguate ai contenuti (spettacolarizzate? S\u00ec, anche spettacolarizzate)\u201d.<\/li>\n<li>Che una forza deve avere un \u201corizzonte globale\u201d nel quale inserirsi, per il M5S \u00e8 la democrazia digitale.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo spirito del \u201cmillennials\u201d<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a> Caruso si manifesta qui pienamente nella chiusa di questo articolo, che condivide totalmente con il M5S la narrativa e l\u2019afflato:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cC\u2019\u00e8 un\u2019analogia storica molto forte tra la fase storica attuale e quella della prima rivoluzione industriale, tra fine \u2018700 e met\u00e0 \u2018800, l\u2019epoca in cui la sinistra \u00e8 nata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rivoluzione industriale distrusse la societ\u00e0 dell\u2019antico regime e la forma politica della monarchia assoluta. Fu una fase storica \u00abantipolitica\u00bb, in cui il bersaglio di movimenti e rivoluzioni erano le classi politiche, le autorit\u00e0 pubbliche, la forma stessa dello Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, analogamente, la \u00abrivoluzione digitale\u00bb <em>sta distruggendo la democrazia parlamentare e rappresentativa, una forma politica non pi\u00f9 adeguata ai rapporti sociali e alla vita materiale<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <em>forma di stato e di organizzazione politica che conosciamo non durer\u00e0 molto<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Movimento 5 Stelle ha il suo modello alternativo: una forma politica modellata sul funzionamento e sugli interessi delle grandi imprese digitali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi vuole costruire una forza di emancipazione all\u2019altezza dei tempi <em>deve giocare a questa altezza, ripensare la sua utopia, inventare il proprio modello alternativo<\/em>, trovare un solo grande elemento simbolico su cui caratterizzarsi <em>e parlare del mondo che pu\u00f2 venire, non di quello che finisce<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un atteggiamento perfettamente in linea con il progressismo liberale<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Temi vaghi, comunque.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I temi emergono invece, ma in negativo, dall\u2019articolo in oggetto, che si avvia designando il dibattito in corso nella sinistra come una \u2018guerra di religione\u2019 tra \u2018<em>sovranisti contro internazionalisti\u2019<\/em>, \u2018<em>nazionalisti contro cosmopoliti<\/em>\u2019, \u2018<em>rossobruni contro no-borders<\/em>\u2019. Si tratta di un elenco un poco curioso, personalmente volendo stare al gioco opporrei piuttosto \u2018internazionalisti contro cosmopoliti\u2019 (che \u00e8 una opposizione storica<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>), \u2018sovranisti contro no-borders\u2019 (che \u00e8 pi\u00f9 aderente ai termini del conflitto), mentre i \u2018nazionalisti\u2019<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a> (che andrebbero al pi\u00f9 opposti ai \u2018globalisti\u2019) ed i \u2018rossobruni\u2019<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>, come termini propri <em>escludono del tutto l\u2019adesione ad il campo della sinistra socialista<\/em>. Naturalmente, data la competenza dello scrittore, la scelta dei vocaboli non \u00e8 affatto innocente, il calamaio inizia ad essere intinto nel veleno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Caruso chiede comunque di \u201cinserire in questo dibattito un po\u2019 di laicit\u00e0\u201d, e mi pare pi\u00f9 che sensato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo fine si pronuncia in avvio su una serie di condivisibili affermazioni, da una parte:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>Il ruolo della Nazione<\/em> \u00e8 importante nella tradizione della sinistra, anche e soprattutto quando \u00e8 riuscita a fare rivoluzioni o governare nazioni. Il concetto moderno di nazione nasce con la Rivoluzione francese e le rivoluzioni democratiche dell\u2019Ottocento. La nazione nasce quindi progressista e democratica. Senza la mobilitazione del \u2018popolo\u2019 su base nazionale contro potenze pubbliche e private straniere non ci sarebbero state la rivoluzione russa, quella cinese, quella cubana. Pi\u00f9 recentemente non ci sarebbero stati il ciclo della decada ganada in America Latina e il socialismo del XXI secolo di Chavez e Morales\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cProbabilmente non ci sarebbe stata nemmeno la vittoria elettorale di Tsipras in Grecia, dovuta anche alla capacit\u00e0 di Syriza di declinare il proprio ruolo nei termini di un\u2019alleanza popolare contro un\u2019oligarchia neo-colonizzatrice (la Troika) e la sua rappresentanza nazionale (i vecchi partiti), quindi sulla base delle fratture popolare\/oligarchico e nazionale\/sovranazionale. Lo stesso discorso lo fa Podemos in Spagna, che parla di patria tutti i giorni. <em>Nessuna di queste esperienze ha scisso la sovranit\u00e0 nazionale-popolare dall\u2019internazionalismo e della solidariet\u00e0 tra i popoli<\/em>.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto \u00e8 che oggi, nelle condizioni odierne, il conflitto tra livello nazionale di governo e livello sovranazionale \u00e8, anche per il nostro, <em>obiettivamente al centro dell\u2019agenda<\/em>. Esso quindi \u201cpu\u00f2 essere compreso, declinato e comunicato in molti modi, e solo alcuni di questi sono reazionari\u201d. Data, anzi, la natura del livello sovranazionale, nel quale dominano le forze del capitale, \u201cquesto conflitto richiama, nella situazione odierna, quello tra Stato (politica) e mercato\u201d. In altre parole, nella situazione concreta se si sta per lo Stato si possono essere molte cose diverse, ma se si sta per la mondializzazione<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a> ci si spende di fatto per il dominio di mercato e capitale sulla politica e la democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, sostiene Caruso che:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cPu\u00f2 essere una rivendicazione di riequilibrio di forze tra politica e flussi economico-finanziari, cos\u00ec come tra rapporti sociali e individualismo competitivo. Questo conflitto non pu\u00f2 essere giocato aggirando l\u2019unico terreno in cui ad oggi (magari noi nolenti) esiste una politica democratica, quello nazionale. La rivendicazione della sovranit\u00e0 popolare non \u00e8 uno scandalo per la sinistra, e la sovranit\u00e0 ha una dimensione ancora nazionale.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fin qui il testo di Caruso \u00e8 condivisibile<\/em>. Come condivisibile era la <a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/articoli-brevi\/12946-loris-caruso-l-uscita-dall-euro-come-lotta-la-capitalismo.html\">sua recensione<\/a> del libro di Domenico Moro \u201c<em>La gabbia dell\u2019Euro<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma da qui prende uno strano scivolamento:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cDall\u2019altro lato, diverse critiche si possono fare a chi pensa che la nazione, la patria e l\u2019opposizione all\u2019euro e all\u2019Unione europea debbano diventare <em>orizzonti ideali autonomi<\/em>, <em>valori autosufficienti<\/em>, <em>fonti di senso<\/em> per la sinistra\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 chiaro, non solo <em>con chi<\/em> se la prenda, ma anche <em>che significa<\/em>, esattamente, fare di <em>enti<\/em> come la \u201cNazione\u201d, <em>idee<\/em> come \u201cPatria\u201d<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>, o <em>posizioni tecnico-politiche<\/em> come \u201cl\u2019opposizione all\u2019Euro\u201d, degli \u201corizzonti ideali autonomi\u201d, o dei \u201cvalori autosufficienti\u201d e delle \u201cfonti di senso\u201d <em>per la sinistra<\/em>. Ovvero cosa significhi in questo contesto improvvisamente sfocato essere \u201cautonomo\u201d, per un orizzonte ideale, essere \u201cautosufficiente\u201d, per un valore, ed essere \u201cfonte di senso\u201d, per una posizione politica. <em>\u201cAutonomo\u201d, \u201cautosufficiente\u201d e \u201cfonte di senso\u201d, rispetto a cosa?<\/em> Rispetto al resto del quadro degli orizzonti ideali, dei valori e delle posizioni politiche sedimentati nell\u2019insediamento sociale storicizzato della sinistra esistente? E, precisamente rispetto a <em>quali<\/em> orizzonti, valori e posizioni?<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se, come dice, questi temi (a quanto capisco, <em>se opportunamente incorporati<\/em> nel quadro dei valori, ideali e sensi, tradizionali e quindi <em>se connessi con le identit\u00e0<\/em> storiche della sinistra) \u201cnon fanno scandalo\u201d, per\u00f2 c\u2019\u00e8 una condizione rilevante:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cDire che questi temi non fanno scandalo non significa farli <em>diventare un feticcio o un fondamento identitario<\/em>, a partire dal quale magari scagliare contro altre sinistre (sociali e politiche) l\u2019accusa di essere elitarie, disinteressate al destino e alle idee del popolo, lontane dal senso comune\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel che teme Caruso mi sembra di intravederlo meglio, giunti a questo punto: che si determini una divaricazione nel corpo di quello che nell\u2019articolo su \u201c<a href=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/penisola\/lanomalia-della-sinistra-italiana-scissioni-remix\/\">L\u2019anomalia della situazione italiana<\/a>\u201d, con una certa generosa esagerazione, chiamava \u201cuna\u00a0rete estesa di attivismo e militanza, soprattutto giovanile, portatrice di nuove pratiche e identit\u00e0\u201d e che considerava unica presenza nella sinistra italiana<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche qui la cosa tocca talmente il nostro da fargli spendere una frase scomposta, che unisce cose ben diverse come \u201cfeticcio\u201d<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a> o \u201cfondamento identitario\u201d, la seconda non potendo essere considerata in s\u00e9 negativa da un autore che parla in tutta evidenza da una <em>posizione identitaria<\/em> che sente sfidata ad una profondit\u00e0 esistenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto, a sorpresa ma coerentemente con il senso di sfida del testo, salta fuori una nuova categoria o etichetta: i \u201c<em>neo-nazionalisti di sinistra<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai quali viene attribuito un fraintendimento fondamentale: di considerare la gente come \u2018di destra\u2019 e dunque che \u201cessere popolari\u201d significhi piegarsi a questa egemonia. Di qui si capirebbe anche meglio l\u2019uso del termine \u201crossobruni\u201d che cade sopra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla base di questa posizione, afferma Caruso, i \u201cneo-nazionalisti\u201d attaccano, producendosi in \u201cinaccettabili scivolamenti\u201d, la \u201csinistra immigrazionalista e buonista\u201d. Inoltre accusano chi \u201csi mobilita per i rifugiati\u201d di essere \u201cfoglia di fico del neoliberismo\u201d. Qui cade un riferimento specifico e rancoroso (da chi peraltro nel primo articolo sembrava lamentare che i politici di Rifondazione Comunista avessero subito ostracismo per la loro adesione ai governi Prodi) come \u201cmagari dopo aver votato, fino a poco tempo fa, diversi provvedimenti neoliberisti\u201d<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello scontro tra posizioni identitarie, che indicano molto chiaramente anche progetti politici, Caruso finisce per riprodurre, a ben vedere, lo scontro <em>del tutto razionale<\/em>, <em>da entrambe le parti<\/em>, tra Kuzmanovic e la Autain di cui abbiamo parlato in \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/09\/scontri-in-france-insoumisse.html\">Scontri in France Insoumise<\/a>\u201d. Lo scontro, cio\u00e8, <em>tra una posizione fortemente identitaria<\/em>, <em>socialmente ben caratterizzata e radicata<\/em> in insediamenti identificabili che si sentono assediati, <em>volta alla difesa ed a governare una ritirata<\/em>, e dall\u2019altra parte <em>una posizione<\/em>, largamente fraintesa<em>, che cerca di contendere il terreno perduto<\/em> nei ceti che una volta rappresentavano la base della sinistra socialista. La Autain, come Caruso, guarda e pensa infatti \u201calla una\u00a0rete estesa di attivismo e militanza, soprattutto giovanile, portatrice di nuove pratiche e identit\u00e0\u201d, guarda, cio\u00e8, a quel che \u00e8 rimasto della \u2018sinistra\u2019. Invece Kuzmanovic cerca di ritrovare una relazione con i ceti popolari, sottraendoli alla fascinazione della destra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 tanto vero che Caruso, senza avvedersene, difende una trincea identitaria residuale da sostenere, in modo chiarificante, che \u201calcuni toni della sinistra neo-nazionalista sono anche inutili dal punto di vista elettorale. <em>Qualsiasi formazione di sinistra sar\u00e0 sempre votata in prevalenza da persone di sinistra<\/em>: non \u00e8 frustrando i principi di umanit\u00e0 <em>del proprio elettorato<\/em> che si raccoglie consenso\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Caruso, quindi, \u201cimmigrazione\u201d, \u201csicurezza\u201d e addirittura \u201cUnione Europea\u201d sono temi \u201cnon prioritari\u201d per la \u201cmaggioranza degli italiani\u201d e sono comunque significanti contendibili. Sono, cio\u00e8, \u201cmodificabili\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Peraltro di seguito giustamente afferma che \u201c<em>egemonia non \u00e8 stabilirsi sul terreno simbolico avversario, ma disarticolare il suo discorso anche portando alcuni dei suoi temi (in questo caso, la \u2018difesa del popolo italiano\u2019) sul proprio terreno simbolico<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma usa anche questo giusto concetto per attaccare, ancora una volta, le posizioni che ha comodamente identificato come \u2018neo-nazionaliste\u2019. Nella chiusa dir\u00e0:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa sinistra italiana \u00e8 inefficace da cos\u00ec tanto tempo che sembra convinta che i discorsi che fa allo specchio siano seguiti in mondovisione. Scambia il mondo interno con quello esterno. Non \u00e8 dicendo \u201cnazione\u201d ogni quarto d\u2019ora che \u2018il popolo\u2019 accorrer\u00e0 a votare una nuova sinistra. I principi politici non sono efficaci se declamati, ma se sono agiti, tradotti in discorsi coerenti e politiche concrete, e se chi li agisce appare credibile e abbastanza forte da supportarli realmente.<br \/>\nParole come nazione, patria e sovranit\u00e0 non sono quindi uno scandalo per la sinistra, <em>ma non possono costituire un orizzonte di valori. Non sono il socialismo del XXI secolo<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Indubbiamente, anche su questo passaggio ha ragione: non \u00e8 dicendo qualsiasi cosa che si potr\u00e0 recuperare un rapporto perso da decenni con la parte meno protetta della popolazione italiana, con quel \u2018popolo\u2019 che una volta non si aveva paura di ascoltare e di guidare (le due cose insieme) e che da decenni si \u00e8 abbandonato perch\u00e9 rozzo, incolto e un poco disdicevole. Se avverr\u00e0 sar\u00e0 solo sulla base di discorsi coerenti e politiche concrete, sul lavoro, sul welfare, sulla spesa pubblica, sul perimetro dell\u2019economico e quello dello Stato, sulla democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma dire che la <em>sovranit\u00e0 democratica<\/em> \u201cnon pu\u00f2 costituire un orizzonte di valori\u201d, e che non ha a che fare con il socialismo, francamente, passa il segno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se non questa cosa?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa resta di una sinistra non liberale, e non progressista in senso borghese, se si nega il ruolo dello Stato, e quindi il conflitto per determinarlo, e quello della sovranit\u00e0 democratica e costituzionale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come scrive Preterossi<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLo Stato \u00e8 democratizzabile, il mercato no. La sovranit\u00e0 non \u00e8, in quanto tale e necessariamente, un potere selvaggio come i poteri economici sregolati, tanto che \u00e8 stata oggetto di appropriazione dal basso ed \u00e8 potuta diventare il principio fondante della legittimit\u00e0 democratica (cio\u00e8 una sovranit\u00e0 costituzionale). Anzi, per disciplinare i poteri economici, \u00e8 necessario proprio tale potere pubblico, orientato a fini sociali. Mentre l\u2019ordine spontaneo del mercato si \u00e8 confermato una perniciosa illusione. Cos\u00ec, liquidando lo Stato (nazione) si finisce per liquidare anche la democrazia costituzionale. Ovviamente, \u00e8 chiaro che il potere \u00e8 anche un rischio, e che deve essere controllato, ma pensare di poterne fare a meno \u00e8 puerile: tanto pi\u00f9 in un\u2019ottica emancipativa, perch\u00e9 solo attraverso un grande artificio politico \u00e8 possibile spostare i rapporti di forza. Mentre il potere dominante di natura economica si presenta come un \u201cdato\u201d, quasi una forza naturale, e non ha bisogno dell\u2019attivazione di un\u2019energia politica popolare a fini di trasformazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8, alla fine il punto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>I fatti hanno la testa dura.<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\"><strong>[22]<\/strong><\/a><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> -Piuttosto evidentemente alla non nominata \u201c<em><a href=\"http:\/\/www.patriaecostituzione.it\/\">Patria e Costituzione<\/a><\/em>\u201d di Stefano Fassina e Alfredo D\u2019Attorre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> &#8211; Quasi improvvisamente, in tutto l\u2019occidente, il clima di mobilitazione che portava da decenni le nuove generazioni ad impegnarsi per \u2018cambiare il mondo\u2019, a volte ingenuamente, a volte secondo consolidate prospettive ideologiche, \u00e8 defluito (il cosiddetto \u201criflusso\u201d), come un\u2019onda che termina la sua spinta. Questo fenomeno, assolutamente percepibile per chi, come me, era presente, \u00e8 avvenuto tra il 1981-83. C\u2019\u00e8 quindi una cesura profondissima tra chi si trova ad avere sedici-diciotto anni, la prima socializzazione adulta, tra i loden del \u2018movimento\u2019 e chi si trova ad averli nel 1985 e anni seguenti (diciamo fino al 1994, quando in qualche modo una certa mobilitazione politica \u2018bastarda\u2019 si ripresenta), tra le Timberland e i Bomber di moda. Dico mobilitazione politica \u2018bastarda\u2019, perch\u00e9 le trasmissioni di Rete 4, sotto il Palazzo di Giustizia di Milano, a ben vedere, veicolano solo l\u2019esplosione dell\u2019antipolitica neoliberale incubata nel decennio trascorso e il desiderio di liberazione individuale dalle costrizioni della macchina burocratica, percepita come corrotta. Insieme all\u2019acqua sporca, obiettivamente ingente, si getter\u00e0 il bambino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> &#8211; Che \u00e8 un processo lungo e complesso, naturalmente, dispiegato nel suo successo esteriore tra la \u2018rivoluzione\u2019 conservatrice della Thatcher (1979-1990) e di Reagan (1981-1989), poi consolidato negli anni di Clinton (1993-2001), Blair (1997-2007), Schroder (1998-2005), Mitterrand (1981-1995), Prodi (1996-98, 2006-08).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a> &#8211; Uno dei tratti pi\u00f9 caratteristici del progressismo borghese liberale, sin dai suoi esordi, \u00e8 l\u2019invito pressante alle classi popolari ad abbandonare le proprie mentalit\u00e0 \u2018arcaiche\u2019, e le forme di vita e mutuo soccorso implicito che le incarnano, per aprirsi ad un mondo in continua trasformazione e comunque per il meglio. Sostiene questa posizione il concetto implicito di una temporalit\u00e0 lineare irreversibile, mutuata da una visione ingenua della scienza galileiana-newtoniana, che porta invariabilmente a rispondere a qualsiasi accidente storico (come l\u2019esplosione delle ineguaglianze ed il crollo verticale della solidariet\u00e0) come fecero Deleuze e Guattari in \u201c<em><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2O40iD5\">L\u2019anti-edipo<\/a><\/em>\u201d, 1972, quando articolano la tesi di un carattere rivoluzionario e sovversivo del desiderio e criticando Samir Amin (cfr. \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/09\/samir-amin-lo-sviluppo-ineguale.html\">Lo sviluppo ineguale<\/a><\/em>\u201d, che \u00e8 pubblicato l\u2019anno successivo) scrivono: \u201cMa quale via rivoluzionaria, ce n\u2019\u00e8 forse una? Ritirarsi dal mercato mondiale, come consiglia Samir Amin ai Paesi del Terzo Mondo, in un curioso rinnovamento della \u2018soluzione economica\u2019 fascista? Oppure andare in senso contrario? Cio\u00e8 andare ancora pi\u00f9 lontano nel movimento del marcato, della decodificazione e della deterritorializzazione? Forse, infatti, i flussi non sono ancora abbastanza deterritorializzati, abbastanza decodificati, dal punto di vista di una teoria e di una pratica dei flussi ad alto tenore schizofrenico. Non ritirarsi dal processo, ma andare pi\u00f9 lontano, \u2018accelerare il processo\u2019, come diceva Nietzsche: in verit\u00e0, su questo capitolo, non abbiamo ancora visto nulla\u201d. Sono, in effetti, passati quarantasei anni e <em>ora abbiamo visto qualcosa<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> &#8211; Chiaramente in tutto il testo con questa locuzione si designano esclusivamente le \u2018sinistre radicali\u2019, ovvero quelle che hanno nel decennio in oggetto proiezione partitica in Rifondazione Comunista e in Sinistra Ecologia Libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> &#8211; Il riferimento a \u2018dieci anni fa\u2019, ovvero al 2007, quando Prodi avvia il suo secondo, breve, mandato, dopo averi vinto le elezioni del 2006, ma con un margine davvero minimo. Il governo Prodi II riceve il sostegno anche della sinistra radicale, ovvero di Rifondazione Comunista, ricevendo per la prima volta dai tempi di De Gasperi III, l\u2019appoggio di tutte le sinistre presenti in Parlamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> &#8211; Il secondo Governo Prodi: promosse una legge sulle coppie omosessuali, una manovra finanziaria, con Padoa Schioppa, capace di aumentare significativamente il surplus (quindi decisamente recessiva), il \u201cpacchetto liberalizzazioni\u201d di Bersani, che accelerer\u00e0 notevolmente il degrado delle classi medie ora molto ben apprezzabile. Il governo cade a seguito dell\u2019uscita del Ministro della Giustizia Clemente Mastella, la cui moglie era stata raggiunta da un\u2019inchiesta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> &#8211; Dal tentativo di riformismo forte, incapsulato e neutralizzato dai vincoli di sistema del governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> &#8211; Ovvero dall\u2019esito del biennio 1976-78, che abbiamo cercato di descrivere in \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/07\/sacrifici-senza-contropartite-il.html\">Sacrifici senza contropartite<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> &#8211; Con questo termine, o \u201cgenerazione Y\u201d si intende chi \u00e8 nato tra i primi anni ottanta e gli anni duemila, in effetti il nostro la manca di pochi anni. Si tratta di una generazione influenzata dalla emergenza dell\u2019informatica di consumo (1979-94), da internet (dal 1994), la comunicazione mobile di grande diffusione (dal 1995), il grande entusiasmo per l\u2019innovazione tecnica, il senso di vivere in tempi di accelerazione ed eccitazione, l\u2019espansione della prima mondializzazione, con la panopilia di prodotti di largo consumo sempre pi\u00f9 largamente disponibili ed economici, a partire dagli ultimi anni ottanta il tramonto del dualismo che aveva strutturato il mondo della generazione precedente, costringendo ognuno a pensarsi in una scelta tra modelli alternativi ed irriducibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> &#8211; Vedi nota 4. Si pu\u00f2 anche riflettere sulla 13\u00b0 tesi di filosofia della storia di Walter Benjamin: \u201cla teoria socialdemocratica, e pi\u00f9 ancora la prassi, era determinata da un concetto di progresso che non si atteneva alla realt\u00e0, ma presentava un\u2019istanza dogmatica. Il progresso, come si delineava nel pensiero dei socialdemocratici, era, innanzitutto un\u00a0<em>progresso dell\u2019umanit\u00e0 stessa<\/em>\u00a0(e non solo delle sue capacit\u00e0 e conoscenze). Era, in secondo luogo, un\u00a0<em>progresso interminabile<\/em>\u00a0(corrispondente ad una perfettibilit\u00e0 infinita dell\u2019umanit\u00e0). Ed era, in terzo luogo,\u00a0<em>essenzialmente incessante<\/em>\u00a0(tale da percorrere spontaneamente una linea retta o spirale). Ciascuno di questi predicati \u00e8 controverso, e da ciascuno potrebbe prendere le mosse la critica. Ma essa, se si vuol fare sul serio, deve risalire oltre questi predicati e rivolgersi a qualcosa di comune a essi tutti. La concezione di un progresso del genere umano nella storia \u00e8 inseparabile da quella del processo della storia stessa come percorrente un tempo omogeneo e vuoto. La critica dell\u2019idea di questo processo deve costituire la base della critica dell\u2019idea del progresso come tale\u201d. Il tempo della storia, invece, non \u00e8 il tempo astratto e vuoto della valorizzazione, ovvero il tempo in ultima analisi del capitale che, trascinando davanti a s\u00e9 lo sviluppo tecnologico in direzione della massima autovalorizzazione e continuamente dissolvendo gli ostacoli, si produce attraverso di esso; ma \u00e8 il tempo, dice nella 14\u00b0 tesi, \u201c<em>quello pieno di \u2018attualit\u00e0\u2019<\/em>\u201d. Ovvero \u00e8\u00a0<em>il tempo di ci\u00f2 che si fa attuale<\/em>\u00a0(ad esempio la Roma antica durante la rivoluzione francese per Robespierre). Si arriva a dire che (15\u00b0 tesi) \u201c<em>la coscienza di far saltare il continuum della storia \u00e8 propria delle classi rivoluzionarie nell\u2019attimo della loro azione<\/em>\u201d, infatti dalla \u201cselva del passato\u201d, nell\u2019area in cui comanda la \u2018classe dominante\u2019 (diremmo in cui si esercita la sua egemonia che la fa dominante), il balzo di tigre che attualizza un \u2018passato\u2019, rendendolo nuovamente presente, fa s\u00ec che si possa restare \u201csignore delle proprie forze\u201d (In \u201c<em>Angelus novus<\/em>\u201d, p.83 e seg.). Emerge la concezione di una sorta di tempo granulare e discontinuo, in cui l\u2019atto che costituisce potere (e quindi valore) diventa la scelta di cosa considerare contemporaneo, cosa attuale. Un tempo, quindi, <em>politico<\/em>. Per alcuni autori che portano, o hanno portato avanti questa critica, si legga Jean-Claude Mich\u00e9a (ad esempio <a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/05\/jean-claude-michea-il-nostro-comune.html\">qui<\/a>) e Christopher Lasch (<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/10\/christopher-lasch-la-ribellione-delle.html\">qui<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> &#8211; Si veda, ad esempio, il <a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/01\/13-luglio-1949-lelio-basso.html\">discorso<\/a> di Lelio Basso alla ratifica dello Statuto del Consiglio d\u2019Europa, il 13 luglio 1949, o, sempre di Basso \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/04\/lelio-basso-consensi-e-riserve-sul.html\">Consensi e riserve sul federalismo<\/a>\u201d, del giugno 1973.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> &#8211; Si definisce \u201cnazionalista\u201d non la difesa della capacit\u00e0 di autodeterminarsi di una nazione sovrana, democratica e costituzionale, ma una esaltazione di un concetto di \u201cnazione\u201d, antecedente alla costruzione statuale ed alle procedure costitutive democratiche, quindi trascendente gli individui normalmente in ossequio ad una visione autoritaria e conservatrice che sbocca e trova logica espressione nella volont\u00e0 di affermarsi verso l\u2019esterno. Sono espressione di una posizione nazionalista in Francia politici come Barr\u00e8s, Marraus, Daudet, ed in Italia all\u2019inizio del secolo successivo con Corradini, che poi conflu\u00ec nel PNF.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> &#8211; \u201cRossobruno\u201d \u00e8 un termine polemico praticamente vuoto. In esso secondo i punti di vista e gli angoli visuali possono ritrovarsi Gramsci come Pasolini, Gentile come Bombacci, Proudhon, Guevara, probabilmente Jean-Claude Mich\u00e9a, certamente il vecchio Costanzo Preve, o, scendendo moltissimo, Diego Fusaro. C\u2019\u00e8 dentro troppo per avere senso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> &#8211; Rinvio a <a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/09\/la-globalizzazione-come-crisi-continua.html\">questo<\/a> post.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a> &#8211; Sul quale si veda, per l\u2019estrema articolazione e declinazione del concetto, sia pure particolarmente concentrato sul caso francese, Silvio Lanaro, \u201c<em>Patria. Circumnavigazione di un\u2019idea controversa<\/em>\u201d, Marsilio, 1996.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a> &#8211; Se si intende che la difesa <em>dell\u2019autodeterminazione della nazione democratica e costituzionale<\/em>, il <em>riconoscimento del valore del patriottismo costituzionale<\/em>, la <em>critica del potere disciplinante e inibente la lotta politica e l\u2019espressione della lotta di classe del progetto europeo realmente esistente<\/em> e del suo strumento primario, l\u2019Euro, sia da connettere organicamente con la critica della capacit\u00e0 di prendere parte nella lotta tra chi domina e si appropria della ricchezza e della vita e di chi \u00e8 dominato, ovvero sfruttato e costretto da rapporti sociali che sono preordinati a raccogliere il surplus prodotto, <em>allora siamo d\u2019accordo<\/em>. Le tre dimensioni di critica citate sono incorporate nella pi\u00f9 generale critica della struttura di una societ\u00e0 organizzata per creare ed estrarre, in una sola mossa, il surplus grazie alla gestione privata ed irrazionale dei mezzi di produzione. La contraddizione essenziale, della quale la nazione \u00e8 arena, e se democratica e costituzionale arena contendibile, \u00e8 che la privatizzazione dei mezzi di produzione, ovvero il loro impiego per fini e logiche meramente private, determina lo scontro tra l\u2019obiettivo di massimizzare il rendimento, quindi il profitto, e la finalit\u00e0 dell\u2019umanit\u00e0 nel suo insieme a vivere, godendo dei beni della natura e della tecnica. Il progetto realmente esistente europeo, che tra le altre cose sistematicamente delegittima e cerca di inibire il patriottismo costituzionale, che vede giustamente come minaccia, \u00e8 finalizzato ad esaltare il principio sociale d\u2019ordine della competizione. Tramite questa si estende lo sfruttamento degli uomini e della natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a> &#8211; Priva al contrario di leader credibili, di mobilitazione collettiva e dello sfondo di una crisi politica ed economico-sociale (che nel frattempo \u00e8 esplosa).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a> \u201c<em>Feticcio<\/em>\u201d \u00e8 in una religione animistica un oggetto di culto venerato e dotato di qualche \u2018mana\u2019 o \u2018spirito\u2019. Un ottimo esempio \u00e8 il denaro per noi. Dire che alcuni \u2018temi\u2019 (ovvero, secondo l\u2019elenco, orizzonti, valori e fonti di senso) sono \u2018feticci\u2019 significa pi\u00f9 o meno che si teme questi possano essere attribuiti di forza di per s\u00e9, come attributi propri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a> &#8211; Qui il riferimento \u00e8 a Stefano Fassina, e dunque all\u2019associazione <em><a href=\"http:\/\/www.patriaecostituzione.it\/\">Patria e Costituzione<\/a><\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a> &#8211; Cfr Geminello Preterossi, \u201c<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/sinistra-radicale\/13273-nello-preterossi-chi-ha-paura-del-patriottismo-costituzionale.html#comment-3687\">Chi ha paura del patriottismo costituzionale?<\/a>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a> &#8211; \u201cLa mia praticit\u00e0 consiste in questo: nel sapere che a battere la testa contro il muro \u00e8 la testa a rompersi e non il muro\u201d, Antonio Gramsci.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/10\/loris-caruso-la-sovranita-non-e-uno.html?fbclid=IwAR33WJ8dKIrR9wiuk6Ypd5DPuKpOLnrZHl7VOxko3-A_pKs1xOtQ9MlCdRk\">https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/10\/loris-caruso-la-sovranita-non-e-uno.html?fbclid=IwAR33WJ8dKIrR9wiuk6Ypd5DPuKpOLnrZHl7VOxko3-A_pKs1xOtQ9MlCdRk<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli) &nbsp; Su Il Manifesto, Loris Caruso scrive un articolo dal titolo e parte dello svolgimento promettente, forse il ghiaccio inizia a sciogliersi, ma lentamente. 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