{"id":45580,"date":"2018-10-31T10:30:49","date_gmt":"2018-10-31T09:30:49","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45580"},"modified":"2018-10-30T15:14:07","modified_gmt":"2018-10-30T14:14:07","slug":"vi-spiego-perche-litalia-e-in-salute-e-lue-vaneggia-lanalisi-di-salerno-aletta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=45580","title":{"rendered":"Vi spiego perch\u00e9 l\u2019Italia \u00e8 in salute (e l\u2019Ue vaneggia). L\u2019analisi di Salerno Aletta"},"content":{"rendered":"<p>d<strong>i STARTMAG (Guido Salerno Aletta)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.startmag.it\/wp-content\/uploads\/Unione-europea-UE-710x384.jpg\" sizes=\"(max-width: 710px) 100vw, 710px\" srcset=\"https:\/\/www.startmag.it\/wp-content\/uploads\/Unione-europea-UE-710x384.jpg 710w, https:\/\/www.startmag.it\/wp-content\/uploads\/Unione-europea-UE-300x162.jpg 300w, https:\/\/www.startmag.it\/wp-content\/uploads\/Unione-europea-UE-768x415.jpg 768w, https:\/\/www.startmag.it\/wp-content\/uploads\/Unione-europea-UE.jpg 1000w\" alt=\"\" width=\"710\" height=\"384\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L&#8217;analisi dell\u2019editorialista Guido Salerno Aletta<\/em><span id=\"more-41296\"><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 il replay del 2011, per l\u2019Italia. La situazione del nostro Paese non \u00e8 mai stata cos\u00ec solida strutturalmente dal punto di vista delle relazioni economiche e finanziarie internazionali, anche se viene taciuta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nessuno si prende la briga di leggere i dati, neppure quelli riassuntivi della bilancia dei pagamenti e della posizione finanziaria netta sull\u2019estero. E neppure si guarda alla enorme formazione di risparmio interno, cui fa da contraltare il crollo del credito. Si cresce poco, ma si \u00e8 sempre meno indebitati, imprese e famiglie. Si investe poco. Il risparmio primario del bilancio pubblico, poi, drena risorse dall\u2019economia reale, ininterrottamente dal 1992 e con la sola eccezione del biennio nero 2009-2010: solo tra il 2017 e quest\u2019anno sono stati 56,4 miliardi di euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono questi i nodi su cui la politica economica deve finalmente intervenire.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">LA BILANCIA DEI PAGAMENTI<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">La bilancia dei pagamenti correnti dell\u2019Italia \u00e8 in strutturalmente attivo. La Banca d\u2019Italia ha appena rilevato che, nei dodici mesi terminanti in agosto, il surplus di conto corrente \u00e8 stato pari a 48,3 miliardi di euro (2,8% del pil), rispetto ai 45,7 miliardi nel corrispondente periodo del 2017. L\u2019aumento \u00e8 stato determinato dal miglioramento dei saldi dei servizi (-2,5 miliardi, invece che -3,0) e dei redditi primari e secondari (rispettivamente: 11,5 miliardi, da 10,9; e -14,5 miliardi, da -16,7). L\u2019avanzo delle merci si \u00e8 invece lievemente ridotto (53,7 miliardi, da 54,5). Il saldo attivo di parte corrente \u00e8 cresciuto costantemente, passando dai 24,4 miliardi del 2015 ai 42,8 del 2016, ai 48,3 del 2017. Alla fine di quest\u2019anno superer\u00e0 1 50 miliardi di euro.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">L\u2019INTERSCAMBIO COMMERCIALE<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019interscambio commerciale dell\u2019Italia con l\u2019estero, secondo quanto riportato dall\u2019Osservatorio del Ministero per lo sviluppo economico, \u00e8 passato dai 751 miliardi del 2008 agli 849 miliardi del 2017 (+13%). L\u2019import \u00e8 cresciuto da 382 a 401 miliardi (+5%) mentre l\u2019export da 369 a 448 miliardi (+21%).<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">I DATI AL SECONDO TRIMESTRE<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda la posizione finanziaria dell\u2019Italia verso l\u2019estero, alla fine del secondo trimestre 2018 risultava un saldo debitore di soli 59 miliardi di euro (-3,4% del pil) ridottosi di circa 65 miliardi (quasi 4% del pil) rispetto alla fine del primo trimestre dell\u2019anno. Il miglioramento \u00e8 stato determinato dall\u2019avanzo di conto corrente e dagli aggiustamenti di valutazione: a seguito del rialzo dei rendimenti, il valore delle passivit\u00e0 in titoli di portafoglio, in particolare dei titoli di Stato, \u00e8 sceso complessivamente di circa 55 miliardi.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">CAPITOLO INVESTIMENTI<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per altro verso, nel Bollettino economico di ottobre, la Banca d\u2019Italia ha rilevato che \u201cgli investimenti dei non residenti in titoli di portafoglio italiani sono tornati positivi in luglio, mentre ad agosto si sono registrate vendite nette. In questo periodo, a differenza dei due mesi precedenti, l\u2019andamento degli acquisti dall\u2019estero di titoli pubblici ha in gran parte rispecchiato il profilo delle emissioni nette da parte del Tesoro (positive in luglio, negative in agosto), con il quale ha storicamente una forte correlazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">LA POSIZIONE FINANZIARIA NETTA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la posizione finanziaria netta dell\u2019Italia registra dunque un miglioramento strutturale, visto che ancora nel 2014 era passiva per il 25% del pil. Mentre si va riducendo il passivo per i servizi, anche il flusso di interessi e dividendi dall\u2019estero supera ormai costantemente gli esborsi: siamo diventati dei rentier, che finanziano le economie straniere, spesso nostre concorrenti.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">LA FORMAZIONE DEL RISPARMIO<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 poi il tema altrettanto fondamentale della formazione del risparmio, della raccolta bancaria e del credito. I dati forniti dall\u2019Abi nel suo Monthly Rewiew di ottobre non lasciano adito ad equivoci: la raccolta complessiva dalla clientela residente cresce continuamente, passando dai 1.693 miliardi del settembre 2016 ai 1.724 miliardi del settembre scorso (+31 miliardi), con un incremento impressionante dei depositi a vista (+128 miliardi) ed un crollo delle sottoscrizioni in obbligazioni (-97 miliardi): questo \u00e8 il frutto marcio della normativa sul bail-in, che sta rendendo sempre pi\u00f9 complessa la trasformazione delle scadenze.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">LO STOCK DEI CREDITI<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come se non bastasse, nello stesso biennio \u00e8 sceso drasticamente lo stock dei crediti erogati al settore privato, che comprende le famiglie e le societ\u00e0 non finanziarie: \u00e8 passato da 1.406 a 1.329 miliardi di euro (-77 miliardi, pari al 5% del pil).<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">LA PROPENSIONE AL RISPARMIO<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le famiglie stanno aumentando nuovamente la propensione al risparmio, arrivata all\u20198% del reddito disponibile lordo. Lo stock del loro debito si \u00e8 mantenuto stazionario al 61,4% del reddito, una percentuale enormemente inferiore a quella che si registra nella restante area dell\u2019euro, pari al 94,9%: se esistono delle cicale, non sono di certo italiane. Anche in rapporto al pil, il debito delle famiglie italiane \u00e8 molto pi\u00f9 contenuto rispetto al resto dell\u2019Eurozona: \u00e8 pari al 41,1%, rispetto al 57,8%. Il servizio del debito (interessi + rimborso delle quote di capitale) si \u00e8 intanto stabilizzato attorno al 10% del reddito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-41300\" src=\"https:\/\/www.startmag.it\/wp-content\/uploads\/Consumi-famiglie-e-clima-di-fiducia.jpg\" sizes=\"(max-width: 377px) 100vw, 377px\" srcset=\"https:\/\/www.startmag.it\/wp-content\/uploads\/Consumi-famiglie-e-clima-di-fiducia.jpg 377w, https:\/\/www.startmag.it\/wp-content\/uploads\/Consumi-famiglie-e-clima-di-fiducia-220x300.jpg 220w, https:\/\/www.startmag.it\/wp-content\/uploads\/Consumi-famiglie-e-clima-di-fiducia-293x400.jpg 293w\" alt=\"\" width=\"377\" height=\"514\" \/>Se dunque il risparmio delle famiglie italiane tende ad aumentare, mentre il loro indebitamento \u00e8 stabile, inevitabilmente a patirne sono i consumi: ed infatti, nonostante quest\u2019anno il loro reddito disponibile stia salendo molto pi\u00f9 che nel 2017 (rispettivamente +1,19% e +0,53%), l\u2019andamento della spesa per consumi si sta dimezzando (da +1,51% a +0,66%). Le famiglie italiane sono attanagliate dalla preoccupazione per il futuro: d\u2019altra parte, l\u2019indice del reddito disponibile, che era pari a 102,6 nel 2009, ancora nel secondo trimestre di quest\u2019anno era inchiodato a quota 98,7.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-41298\" src=\"https:\/\/www.startmag.it\/wp-content\/uploads\/Debito-delle-famiglie.jpg\" sizes=\"(max-width: 355px) 100vw, 355px\" srcset=\"https:\/\/www.startmag.it\/wp-content\/uploads\/Debito-delle-famiglie.jpg 355w, https:\/\/www.startmag.it\/wp-content\/uploads\/Debito-delle-famiglie-257x300.jpg 257w, https:\/\/www.startmag.it\/wp-content\/uploads\/Debito-delle-famiglie-343x400.jpg 343w\" alt=\"\" width=\"355\" height=\"414\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019andamento del debito delle imprese italiane \u00e8 assai pi\u00f9 deprimente: considerando le diverse forme di finanziamento (titoli, prestiti bancari a breve ed a medio e lungo termine, altri prestiti). \u00e8 ormai pari solo al 71% del pil. C\u2019\u00e8 stato dunque un calo di oltre 10 punti rispetto all\u201982% registrato in media nell\u2019intero periodo 2009-2013. Hanno pesato soprattutto la contrazione dei prestiti bancari a breve (-7 punti) e quella dei prestiti a medio-lungo (-4 punti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-41299\" src=\"https:\/\/www.startmag.it\/wp-content\/uploads\/Debiti-delle-imprese.jpg\" sizes=\"(max-width: 316px) 100vw, 316px\" srcset=\"https:\/\/www.startmag.it\/wp-content\/uploads\/Debiti-delle-imprese.jpg 316w, https:\/\/www.startmag.it\/wp-content\/uploads\/Debiti-delle-imprese-300x283.jpg 300w\" alt=\"\" width=\"316\" height=\"298\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 tanto da ragionare, dunque. Sulle politiche di bilancio adottate in Italia dal 1992 in avanti, con l\u2019intento di tagliare il debito pubblico attraverso l\u2019avanzo primario, per capire se siano state davvero utili, ovvero se non abbiano mortificato inutilmente la crescita rallentando quindi il raggiungimento dell\u2019obiettivo cui erano preordinate.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">LA DEFLAZIONE SALARIALE<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 il tema della deflazione salariale e della flessibilit\u00e0 del mercato del lavoro, su cui si \u00e8 fondato in tutta Europa il processo di recupero della competitivit\u00e0, per ampliare i margini di profitto tagliando i costi del personale senza procedere agli investimenti su prodotti, processi e competenze dei lavoratori, fattori indispensabili per migliorare la produttivit\u00e0. La moderazione salariale era gi\u00e0 stata un mantra dai tempi della concertazione tra governo e parti sociali, ed aveva determinato ritardi nella crescita.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">CHE COSA E\u2019 SUCCESSO CON IL QE<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si sono chiusi gli occhi, di recente, anche davanti ad una politica monetaria eccezionalmente accomodante, il Qe, che avrebbe dovuto portare l\u2019inflazione ad un livello vicino ma non superiore al 2%, ma che invece ha portato risorse solo ai mercati finanziari che ora si trovano in debito di ossigeno. Non \u00e8 un caso che di fronte alla politica di riduzione di liquidit\u00e0 condotta dalla Fed insieme al rialzo degli interessi su dollaro, cui ora si aggiunge la fine del Qe, l\u2019economia globale rallenta mentre le Borse danno segni di profonda incertezza.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">GLI ERRORI EUROPEI SULLE BANCHE<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 fatta, in Europa, una politica bancaria tutta fondata sui pilastri di capitale, sui buffer di liquidit\u00e0, sulle regole per ammortizzare i crediti in sofferenza e quelli che potrebbero non essere ripagati, forzando i tempi ed i costi per lo smaltimento degli Npl, determinando un pericolo deleveraging.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">LE REAZIONI PAVLOVIANE<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si assiste a reazioni pavloviane: il maggior deficit pubblico previsto nella Nota di Aggiornamento del Def, invero di entit\u00e0 modestissima, sarebbe foriero di una destabilizzazione catastrofica. Ci si accusa di rimettere in pericolo la costruzione europea, sfidando platealmente le sue regole e soprattutto minandone la legittimazione sociopolitica.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">LA SORDITA\u2019 DI BRUXELLES<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte, a Bruxelles, la sordit\u00e0 \u00e8 di casa: le regole non possono essere messe in discussione, n\u00e9 direttamente n\u00e9 indirettamente. Prova ne \u00e8 il fatto che \u00e8 caduta in un lago di silenzio la proposta del governo italiano, contenuta nel documento predisposto dal Ministro per le politiche europee Paolo Savona, intitolato <a href=\"https:\/\/www.startmag.it\/mondo\/trattati-europei-paolo-savona\/\">\u201cUna politeia per un\u2019Europa diversa, pi\u00f9 forte e pi\u00f9 equa\u201d<\/a>, in cui si chiede la costituzione di un Gruppo di riflessione ad alto livello su tutta una serie di questioni, ivi comprese quelle relative alla definizione dinamica del deficit massimo ammissibile ed all\u2019abbattimento del debito eccedente il rapporto del 60% sul pil.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">LO SCONTRO ROMA-BRUXELLES<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scontro, violentissimo, che sta caratterizzando in questi giorni i rapporti tra il governo italiano e la Commissione Europea in ordine alla politica di bilancio, per via della consistente deviazione rispetto all\u2019obiettivo del pareggio strutturale previsto dal Fiscal Compact, con le conseguenti tensioni sullo spread sui titoli italiani ed il downgrading gi\u00e0 deciso da parte di una agenzia di rating, ha un carattere politico ed ideologico.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">L\u2019UNIONE EUROPEA ROBOTIZZATA<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si doveva ragionare: partire dalla analisi di quanto \u00e8 successo in questi anni, e riconoscere con onest\u00e0 gli sforzi straordinari di consolidamento compiuti dall\u2019Italia nonostante una messe di normative penalizzanti e di vincoli apodittici. Serve maggiore crescita. Ed invece, ancora una volta ci troviamo di fronte ad una Unione robotizzata, incapace di riflettere sui risultati derivanti dalle regole che ha adottato, e sugli errori compiuti.\u00a0\u00c8 questo il vero baratro in cui sta precipitando, il vuoto della ragione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(Pubblicato su Mf\/Milano Finanza)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.startmag.it\/mondo\/lunione-europea-italia-ue\/?fbclid=IwAR2TMrSYAEtMH2c31FlZ-vvO8F6YO9Oq6cY2VkrPxwKkxavzXXbRhYSO-Xg\">https:\/\/www.startmag.it\/mondo\/lunione-europea-italia-ue\/?fbclid=IwAR2TMrSYAEtMH2c31FlZ-vvO8F6YO9Oq6cY2VkrPxwKkxavzXXbRhYSO-Xg<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di STARTMAG (Guido Salerno Aletta) &nbsp; L&#8217;analisi dell\u2019editorialista Guido Salerno Aletta Non \u00e8 il replay del 2011, per l\u2019Italia. 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